Visso

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Visso
Panorama di Visso
Visso - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Marche
Provincia: stemma Macerata
Coordinate: 42°55′51.17″N 13°5′18.42″E / 42.9308806, 13.08845Coordinate: 42°55′51.17″N 13°5′18.42″E / 42.9308806, 13.08845
Altitudine: 607 m s.l.m.
Superficie: 99,89 km²
Abitanti:
1.245 31-12-2008
Densità: 12,46 ab./km²
Frazioni: Aschio, Borgo San Giovanni, Croce, Cupi, Fematre, Macereto, Mevale, Molini di Visso, Orvano, Pieve, Ponte Chiusita, Rasenna, Riofreddo, Villa Sant'Antonio 
Comuni contigui: Acquacanina, Castelsantangelo sul Nera, Cerreto di Spoleto (PG), Fiordimonte, Foligno (PG), Monte Cavallo, Pieve Torina, Preci (PG), Sellano (PG), Serravalle di Chienti, Ussita
CAP: 62039
Pref. telefonico: 0737
Codice ISTAT: 043057
Codice catasto: M078 
Class. sismica: zona 1 (sismicità elevata-catastrofica)
Nome abitanti: vissani 
Santo patrono: San Giovanni Battista 
Giorno festivo: 24 giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Visso è un comune italiano di 1.245 abitanti[1] della provincia di Macerata nelle Marche.

Indice

[modifica] Geografia

Visso ha un'exclave che confina con Pieve Torina, Fiordimonte, Acquacanina e Ussita.

[modifica] Storia

Oscura è l’origine del centro di Visso, come è oscuro il significato del suo nome. Alcuni storici danno a Visso un’origine romana e considerano Nocria, attuale frazione di Castelsantangelo sul Nera, come antica colonia romana. Ma né a Nocria né in tutta la zona del Vissano si rinvengono vestigia romana di qualsiasi specie, ad eccezione di una lapide rinvenuta nella chiesa di San Bartolomeo di Villa S. Antonio di Visso, che porta un nome romano e parimenti romani si fanno i nomi di Patiana e Vispania, che furono due famiglie che ebbero in passato proprietà a Visso.

La vicinanza di Norcia e Camerino, due indiscusse colonie romane, fa cadere l’ipotesi che Nocria possa essere stata altra colonia anche essa romana. Però il territorio del Vissano, ab antiquo, dovette sottostare agli ordinamenti romani e quindi nessun dubbio che per i pascoli, in particolare, si rispettasse la consueta divisione romana e cioè quelli assegnati alla colonia come Enti, quelli assegnati alle università dei coloni e quelli assegnati alle altre università esistenti nel territorio.

Poiché sembra certo che nel territorio del Vissano non esisteva una colonia romana, gli abitanti ivi dislocati non potevano essere altro che “proximi possessores” di colonia romana vicina e quindi le terre loro assegnate avevano la caratteristica di “compascua”, cioè pascoli goduti contro pagamento di un canone. Ma anche questa è pura ipotesi non suffragata da documenti.

Anche l’origine ed il significato del nome Visso è oscura. Nei documenti più antichi la località è indicata anche con il termine “Vixi” o con gli altri “Vissi", “Vissum”, “Visium”, “Visse” e più recentemente Visso. Il termine “Vixi” ricorda assai il termine “Vici” degli antichi Italici indicante Villaggi con abitazioni unite in unico agglomerato, cosa che si verifica in tutto il vissano dove le case sparse sono in numero insignificante. E se è vero quanto affermano i competenti, e cioè che la parola “Vicus” derivi dalla voce sanscrita “Vic” che esprimeva lo stabilimento del pascolo comune in un luogo, dobbiamo rilevare che nel Vissano, e con il termine Vissano indichiamo il territorio tutto sotto la giurisdizione dell’antico Comune di Visso, da molti secoli a questa parte quella del pascolo comune è una spiccata caratteristica conservatasi con poche variazioni sino ad oggi.

Nel periodo Longobardico il nome di Visso si trova più frequentemente per essere stato assegnato insieme a Norcia al Gastaldato del Ponte, che compare nei documento Farfensi sin dal 748 d.C.. Poi un lungo periodi in cui non si hanno documenti che parlano di Visso che indubbiamente, per la sua posizione geografica, seguì le sorti del Ducato di Spoleto. Ma già nel 1066 era centro molto importante e potente in quanto è memoria che in quell’anno i Vissani combattevano alle sorgenti del Tenna contro gli abitanti di Montefortino e nel 1210 Visso era un grosso centro con forti mura, ubicato al piano, con quattro torrioni e ventiquattro antemurali, mentre la rocca era stabilita sul colle deve sorge l’attuale Cimitero ed al nome di Visso si sostituì per breve tempo quello di Castel San Giovanni. Altre torri di vedetta sorgevano sul Monte Efra e sul Monte Orneta, dove ancora se ne rintracciano le vestigia, per sorvegliare le Valli verso Norcia, verso Castelsantangelo e verso Ussita, nonché verso Camerino. Forse di questa particolare situazione rimane traccia nello stemma comunale costituito da una torre a cui si accede per un ponte sotto i cui tre archi scorre un fiume: vecchie reminiscenze del Gastaldato del Ponte di cui Visso fece parte sotto i Longobardi, del castello fortificato dei tempi successivi e dei fiumi che l’attraversano allora come oggi.

Il 10 ottobre del 1232 il notaro Bonagiunta da Visso testimoniò con altri dello stesso centro nella ricognizione di sudditanza e dei gravami dei Castelli della Valle Narca, oggi Val Nerina, quando, dopo la pace di San Germano del 9 luglio 1230, la reggenza del Ducato di Spoleto e della Marca Anconetana fu assegnata a Milone Vescovo di Beauvaesis.

Se nel 1210 Visso aveva quell’importante sistema di difesa cui abbiamo prima accennato, è evidente che esso era diventato il Castello più importante della conca vissana e doveva necessariamente aver esteso il suo dominio lungo le linee naturali di espansione rappresentate dalle Valli che in esso confluivano, cioè quella del Nera e quella dell’Ussita e loro affluenti minori. E il Comune che cominciava certamente a sorgere intorno a quell’epoca doveva disporre di vaste zone di terreno venute strappando man mano ai feudatari minori, a quelli ecclesiastici o ricevute per volontaria sottomissione di uomini liberi che domandavano a Visso protezione e difesa. In altre parole il Castello di Visso doveva disporre anche di un distretto o contado.

Ora c’è chi sostiene, senza documentarlo, che Visso sorse a scopo di difesa delle popolazioni delle varie Valli che ad esso facevano capo per ragioni geografiche: quindi le Ville che tuttora sussistono nelle dette Valli avrebbero avuta origine anteriore al centro Visso. Ricordiamo a questo punto che il termine Ville si ritrova nei documenti più antichi interessanti la zona e che all’epoca longobardica con il termine Villa si indicava un vasto territorio con case per i lavoratori e chiesa.

Altri invece sostengono che le Ville delle due Valli abbiano avuto origine posteriore al Centro Visso perché lo sfruttamento dell’unica risorsa della zona, il pascolo, avrebbe sospinto gli abitanti di Visso verso zone più lontane a ridosso dei Sibillini. E nei punti migliori per ubicazione e per esposizione vennero costituiti centri abitati a preferenza nel periodo estivo per avvicinarsi il più possibile ai luoghi dove con minor disagio e maggior profitto si potesse nutrire e pascere il bestiame. In tal caso ecco l’atto di possesso del centro Visso sul territorio delle Valli circostanti, possesso che si verifica con l’occupazione e con lo sfruttamento prima del sorgere delle Ville.

Altri infine pensano che le Ville sparse nella Valle del Nera e dell’Ussita e sui monti che circondano Visso abbiamo un’origine più antica del centro perché fondate dalle popolazioni che fuggivano le invasioni longobardiche. Per loro Visso sarebbe stato eretto verso il 1000, quando cioè il feudalesimo cominciava a tramontare e a decadere e dalle sue rovine si veniva formando il Comune Italiano. Allora le genti delle diverse Ville, amanti di libertà, volendo sottrarsi al dominio feudale, si raccolsero in un punto anche agevole per la difesa e cioè nel punto in cui le due Valli del Nera e dell’Ussita, congiungendosi, offrivano il luogo adatto a costruire un centro abitato e difeso, che venne man mano ampliandosi e ingrossandosi. Con questa ipotesi il possesso originario del territorio del Vissano sarebbe delle Ville, ma non si spiegherebbe come ancora nel 1250 si parla di servitù feudali nel Castello di Visso e della Podesteria in mano di un antico signore. E poiché di servitù feudali e di diritti di Potesteria si parla anche nella prima metà del secolo XIV, si deve pensare che il Comune di Visso e quell’epoca non fosse ancora completamente emancipato dal dominio feudale. Ciò che fa cadere le ipotesi che pongono il sorgere di Visso posteriormente al sorgere delle Ville delle due Valli.

Contro queste due ipotesi sta anche il fatto generico che la civiltà, ivi compresa l’azione di sfruttamento dei terreni, risale le valli dei fiumi e non le discende, nel senso che lo sfruttamento agricolo o silvo pastorale avviene irraggiandosi dalla pianura lungo le valli dei fiumi sino alle montagne. Quindi il Castello di Visso dovette sorgere prima delle Ville almeno come centro di difesa e di rifugio delle popolazioni durante l’impervia stagione invernale ed anche come base di penetrazione verso pascoli più estesi e più lontani. Basta riflettere che i tempi rendevano necessario un rifugio in caso di guerre e durante l’avversa stagione invernale per comprendere come il Centro Visso dovette sorgere prima delle Ville lontane, indifese ed inaccessibili durante la stagione avversa, circondate da popolazioni ostili delle zone vicine. Ecco perché Visso lo troviamo nel Gastaldato del Ponte sin dal 748 e nel suo Castello doveva svolgersi quel minimo di vita commerciale e civile della quale si ha notizia in tutte le epoche, anche le più difficili ed oscure.

Bisogna giungere alla prima metà del 1200 per rintracciare copie di due atti che vengono a gettare una luce certa sulle vicende del Castello di Visso:

  • l’uno del 1249 riguarda l’aggregazione degli Uomini di Gualdo al Comune di Visso, indice questo della prevalenza e dell’espansione del Comune nelle Valli Vissane: ma poiché, data l’epoca, non possiamo concepire un presidio isolato, lontano dal centro Comunale, senza contiguità territoriale con esso e in mezzo a popolazioni ostili, dobbiamo pensare che il Comune di Visso doveva avere già a quell’epoca altri addentellati e possessi territoriali nella Valle Castellana;
  • l’altro atto, del 1255, riguarda la vendita al Comune di Visso, da parte di Tiboldo di Farolfo e di sua madre Emperia, di alcuni luoghi fortificati della Valle Castellana e dei diritti del feudatario su Castelli e luoghi fortificati in varie zone del Vissano come Macereto, Villa S. Antonio, Vallinfante, Gualdo e Nocelleto. Tale atto è importante perché da un’indicazione della potenza raggiunta dal Comune di Visso e della sua preminenza nella zona e perché in esso compaiono tre Consoli, mentre in atti successivi risalenti però al 1300, al posto dei Consoli sono succeduti i Priori in numero di cinque.

Dalla lettura dell’atto del 1255 si rileva che esso, oltre a contemplare una vera e propria vendita di territorio e luoghi fortificati, riguarda anche la cessione di diritti vantati dal Tiboldo di Farolfo e da sua madre Emperia in varie zone più sopra indicate. Diritti che nella realtà erano fonte di controversie con vicini e conseguenti litigi anche cruenti e di portata pratica limitata e discussa. Il documento fa riferimento ai castra di Nocria, Pietralata e Podio. Mentre il primo è collocabile nella frazione Nocria dell’attuale Comune di Castelsantangelo ed il terzo nella Villa S. Antonio di Visso, l’ubicazione del secondo non è chiara e quindi controversa. C’è chi lo vuole porre sulle montagne e c’è chi lo vuole nella Valle Castellana, vicino a Visso. Però, dato che il documento in esame parla di divieto a persone diverse dal Tiboldo di costruire “molendinos” nelle acque di Nocria e di Pietralata, dobbiamo collocare il Castello di Pietralata in luogo dove si potesse azionare un molino e nelle immediate vicinanze se non nell’interno di un centro abitato. E poiché tale Castello doveva continuare ad essere abitato da Tiboldo (il quale per tre anni assumeva anche la carica retribuita di Potestà del Comune di Visso) che doveva però porlo a disposizione del Comune stesso per la difesa, noi pensiamo che esso poteva essere situato dov’è attualmente il vecchio Castelsantangelo, cioè alla confluenza delle Valli che vanno verso Vallinfante, Gualdo e Nocelleto per motivi evidenti di dominio e di difesa. Noi pensiamo insomma che il castra Pietralata non sia altro che la primitiva denominazione di quello che poi fu chiamato Castel S. Angelo di Visso.

Troviamo indicato un certo Todini Ugolino, notaio di Ussita, che nel 1325 compilò un estratto delle sedute del Consiglio di Visso, tenute nel nuovo Palazzo Comunale (quelli precedenti erano tenute nella Chiesa di S. Maria in Visso), per l’acquisto del Castellare o Rocca di Berrettuccio Corradi esistente nel piano di Precino, al di fuori dei possessi Comunali, presso il quale il Comune proponevasi di elevare una nuova costruzione. È questa una nuova avanzata di Visso verso al zona di influenza di Norcia ed a sostegno della sua sentinella avanzata, Gualdo, aggregatasi come si è visto nel 1249.

Quel Castello, che Flavio Biondo chiamò “citra Narum Vissium est vetusti nominis oppidum, vigenti passum millibus a Cerreto, et sub ipse pene Apennini iugis remotum, Vissi moema ablint Nar fluvius” e che Leandro Alberti nel 1588 disse “Castello molto antico”. che il Cluverio chiamò Castelletto hodie oppidolum sub fontibus amnis situm vulgo vocatur Visse et Visso), estendeva lentamente e sicuramente il suo dominio verso la zona dei grandi pascoli montani sino a quando non s’incontrò con la zona d’influenza e di dominio di Norcia, che si era intanto assicurato il possesso del Piano Grande e del Piano Piccolo sino alla Forca di Gualdo e pretendeva estendere la sua zona d’influenza sino a Pizzo Berro, vicino a Montebove (Ussita).

E ciò a voler tacere di quanto fece Papa Eugenio IV che nel 1444 autorizzò Visso a decorare il suo antico stemma delle Chiavi decussate e del motto “Vissum Antiquum et fidele”. E se il “fidele” poteva rappresentare un riconoscimento della fedeltà mantenuta al Papa in epoca tanto turbinosa e comunque transitoria, “antiquum” rispetta indubbiamente una tradizione storica che per essere più vicina alle origini poteva avere maggiori elementi per giustificarsi.

Abbiamo parlato di un organismo Guaitale che costituisce la caratteristica del Comune di Visso, ma non la sua esclusività. Le Guaite le troviamo anche a Norcia nello stesso periodo e in numero di otto; a Spoleto in numero di dodici. Ma in queste due città e specialmente a Norcia esse corrispondono ad altrettante zone della città stessa o Terra dove in caso di necessità si rifugiavano gli abitanti di alcune zone di territorio lontane o circostanti la città stessa. Quartieri di città ben determinati dove gli abitanti delle Ville avevano ciascuno le proprie abitazioni ed anche le proprie Chiese dedicate ai Santi protettori del villaggio dal quale le popolazioni provenivano. Ciò spiega come a Norcia, a Visso ed in altri antichi centri della zona la città sia costellata di Chiese in numero indubbiamente eccedente al più lusinghiero riparto della popolazione abituale. E ciò spiega anche la loro ricchezza per il continuo abbellimento e potenziamento facilitato dalla sicurezza della loro ubicazione in luoghi fortificati ed in ogni caso ben difesi.

Il termine Guaita vuol farsi derivare dal longobardico “vaita” che significava contrada ed il primo documento certo in cui s’incontra la parola Guaita, applicata a territori facenti parte dell’antico Comune di Visso è il registro n. 8 dell’Archivio di Ussita del 1388 dove figura il capitolo “Estima totius Guayta Uxite et pagesis Macerete”. Inoltre negli Statuti del Comune di Visso del 1461 compaiono le Guaite che costituivano il predetto Comune e precisamente in numero di cinque con i nomi seguenti:

  • Guaita Montanea, attuale Comune di Castelsantangelo, dove l’amministrazione avveniva a mezzo dell’adunanze popolari. Esse erano quattro e cioè Nocelleto e Rapegna. Gualdo, Vallinfante e Macchie, Nocria.

Ciascuna di esse aveva proventi pubblici, proprietà boschive e pascolive, caseggiati ben determinati e ciascuna di esse era circoscritta nei confini del suo territorio, fuori dei quali non era lecito agli abitanti di condurre al pascolo il proprio bestiame: ognuna doveva contenersi nel proprio territorio e quindi, in caso di sconfinamento, il bestiame e per esso il proprietario, identificato dal marchio che il bestiame stesso doveva obbligatoriamente portare, poteva essere denunciato e sottoposto all’azione del danno dato. Ogni adunanza popolare era composta da tutti i rispettivi capi famiglia e fra essi due assumevano la carica di Massari ed uno quella di Sindaco, nel senso di esattore. Quindi in tutto otto Massari e quattro Sindaci. A Castelsantangelo, centro fortificato della Guaita, c’era un pubblico Consiglio composto dagli otto Massari di cui sopra, ai quali si aggiungevano altri Consiglieri presi da tutte le Ville della Guaita. Tale Consiglio era sempre presieduto dal Castellano prima e dal Governatore di Visso. In tale Consiglio si deliberavano gli appalti, si eleggevano i balivi, l’esattore, il maestro di scuola, il predicatore della Quaresima, il moderatore dell’orologio pubblico, gli affitti dei fabbricati della Guaita. Quindi gli interessi delle Ville erano trattati delle particolari Adunanze popolari e quelli più generali della Guaita nel Consiglio. Il denaro pubblico era custodito in un cassone munito di quattro chiavi, ciascuna in consegna ad un Massaro facente parte del Consiglio: quindi una chiave ad un Massaro di ciascuna delle quattro adunanze popolari. Il primo magistrato della Guaita era il Vicario nominato dal Comune di Visso, il quale alla fine della dominazione dei Varano (1539) prese il nome di Castellano Vicario. ’’

  • Guaita di Uxita dove l’autorità effettiva risiedeva nel Massari e si esercitava mediante tre organi deliberativi: Il Generale Parlamento del Popolo, che si riuniva raramente e soltanto nei momenti più gravi o quando erano in discussione argomenti di altissima e vitale importanza; Il Consiglio dei 24 e Il Consiglio degli 8.

Tutti gli affari della Guaita erano di competenza del Consiglio dei 24, mentre il Consiglio degli 8 presiedeva soltanto all’amministrazione ordinaria e prendeva le deliberazioni urgenti. I membri del Consiglio dei 24 e degli 8 erano scelti fra i Massari della Guaita, metà nella contrada di S. Ippolito Infra e metà nella contrada di S. Ippolito supra. Gli otto Massari al Governo si alternavano in carica come i Castellani di due mesi in due mesi. Da quanto precede si rileva che il territorio della Guaita era diviso in due contrade delimitate dall’antichissima Chiesa di S. Ippolito, di cui abbiamo già parlato, posta in vicinanza del torrente Ussita e che segnava la linea di confine fra le due contrade. La contrada di S. Ippolito Infra comprendeva i Villaggi di Sasso, Pieve, Vallestretta, Tempori e San Sedio compresi nella confraternita di Santa Maria Plebis; la contrada di S. Ippolito Supra comprendeva invece la confraternita di S. Maria Gratiarum e abbracciava le Ville di Calcara, Casali, Sorbo, Castel Fantellino, Vallazza e San Placido.

  • Guaita Pagese o Macereto comprendente i tre Villaggi di Aschio, Cupi e Macereto: aveva un consiglio locale composto di consiglieri e di due massari i quali radunavano il Consiglio e davano corso alle deliberazioni di esso. Il Consiglio veniva presieduto dal rappresentante del Comune di Visso e più tardi dal Governatore dello stesso Comune: in esso si deliberavano i soliti appalti e le entrate relative servivano come al solito al riatto delle strade, delle fonti e delle fabbriche comuni.

Il territorio era diviso in modo che quei di Cupi non potevano condurre il bestiame al pascolo nel territorio di Aschio e viceversa. I due Massari erano l’uno di Aschio e l’altra di Cupi. Nell’archivio Antico di Visso sono conservati alcuni volumi di entrata e di uscita della Villa dei Cupi che abbracciano il periodo da 1772 al 1816 ed un libro di Entrata ed Uscita della Comunità o Guaita della Villa dei Cupi che va dal 1774 al 1818. In tali libri e nell’altro che ha per titolo “Revisioni et ordini per la buona amministrazione delli beni dell’Università della Villa dei Cupi (1749-1816)” sono contenute deliberazioni che dimostrano come i Massari di tale Villa provvedevano direttamente all’amministrazione del loro territorio e vi è cenno anche di questioni territoriali per confini nella zona di Rio Sacro del vicino Comune di Ussita.

  • Guaita Villa composta soltanto di quattro nuclei abitati che oggi costituiscono la frazione Villa S. Antonio del Comune di Visso: non aveva consigli particolari. I suoi affari li trattava con le adunanze popolari di tutti i capi famiglia: i pascoli erano limitati al territorio della Guaita stessa senza suddivisioni interne. Era vicinissima al centro Visso e nei documenti si trova traccia di un centro abitato, Ulmiti, ubicato verso l’attuale valico di Appennino, cioè poco sotto lo spartiacque fra il Tirreno e l’Adriatico.
  • Guaita Pieve o Plebis comprendente il centro di Visso ed il vicino Borgo Vallopa, ora Borgo San Giovanni: non aveva consigli particolari ed il territorio non era suddiviso tra il Borgo e la Città per modo che il bestiame poteva pascere promiscuamente su tutto il territorio della Guaita. Anzi, c’è da ritenere, data la vicinanza dei due centri abitati, che il primo nucleo della città sia stato formato dagli abitanti del vecchio Castel San Giovanni, che per primi scesero a valle dall’attuale Colle di San Pietro, dominante il corso del fiume Nera, dove esisteva un antico Castello murato del quale rimangono ora una torre ed una chiesetta dedicata a San Pietro.

La dominazione dei Varano sino al 1539 ed il successivo diretto dominio della Chiesa sino all’occupazione francese non alterarono che nei dettagli l’organizzazione economico amministrativa del complesso Vissano, cioè di quello che nei documenti è indicato come la “Fortia Comunis” Anche dopo la restaurazione e sino al 1849 furono le norme degli Statuti di Visso, i Capitoli del Danno dato, i Decreti del Bossolo a regolare la vita amministrativa ed economica del Comune e l’uso dei pascoli da parte dei bestiami delle popolazioni. Eccettuato il breve periodo dell’occupazione Napoleonica, l’organizzazione rimase quella dianzi accennata. Con l’occupazione Francese la Guaita Montanea e quella di Ussita furono erette a Comunità indipendenti con il nome di Castel S. Angelo e di Pieve. Le altre tre Guaite costituirono il Comune autonomo di Visso, il cui territorio ebbe aggregati quelli dell’ex Comunità del Comune di Norcia, Croce, e di Ancorano, Castelvecchio e Campli, Villaggi dell’antica comunità di Preci anch’essa facente parte dell’antico Comune di Norcia. Le tre Comunità furono aggregate al Dipartimento del Trasimeno. L’antico Comune di Visso si spezzò così in tre comuni autonomi, con amministrazione indipendente del tipo francese e con ordinamenti dello stesso paese. Tale stato di cose durò dal 1809 al 1814, ma con la restaurazione del Governo Pontificio le cose tornarono come prima. Il 19 settembre 1828 il Pontefice Leone XII inviò al Comune una Bolla in cui, considerata l’antichità storica e la fedeltà allo Stato Pontificio, decretò a Visso il titolo di “città”. Nel 1860, dopo la battaglia di Castelfidardo le Marche entrarono nel Regno d’Italia e il R. Commissario Lorenzo Valerio riorganizzò la Marca aggregandovi Visso che fu distaccato dalla provincia Umbra. Nel 1913 fu approvata la costituzione del Comune di Ussita e del Comune di Castel S. Angelo, che uscirono definitivamente dall’amministrazione vissana.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Cultura

[modifica] Feste, fiere e eventi culturali

  • La prima domenica di maggio al bramantesco Santuario di Macereto si svolge la festa della Madonna
  • Il 24 giugno si svolge a Visso la festa di San Giovanni Battista, patrono della città con la catteristica fiera.
  • L'8 settembre è la festa della Madonna Bruna
  • Tra gli eventi culturali particolarmente importante è il Poliphonica Festival ([1]), rassegna di musica classica, che si svolge nel mese di agosto. I concerti si tengono nella Chiesa di San Francesco.
  • Dal 2007 l'associazione musicale Poliphonica Festival organizza il Settembre Musicale, seminari di interpretazione vocale e strumentale, tenuti da qualificati docenti provenienti da conservatori di tutta Italia sotto la direzione artistica del m° Giovanni Sorana.

[modifica] Personalità legate a Visso

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Carlo Ballesi (lista civica) dal 08/06/2009
Centralino del comune: 0737 95421
Posta elettronica: comune@visso.sinp.net

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

  1. ^ Bilancio demografico 2008, dati ISTAT

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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