Varano (famiglia)

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il cortile rinascimentale del Palazzo dei da Varano a Camerino

I Varano sono stati una famiglia estinta nel 1882 con un Rodolfo. Era originaria del Ducato di Spoleto e tenne il governo della città di Camerino e dei suoi territori.

Le prime notizie che si hanno sono del XIII secolo e riguardano un certo Prontaguerra da Varano, castello del territorio camerte, potente capo di parte guelfa come sempre fortemente guelfa sarà la sua discendenza. Infatti dopo di lui conosciamo un suo pronipote di nome Gentile il quale era capo dei Guelfi a Camerino e che vide la città distrutta dal re Manfredi, ma che egli stesso fece ricostruire una volta divenuto capo del governo camerte dopo la battaglia di Benevento.

La notizia della nomina di Gentile nel 1282 "a conte di Campagna", cioè a capo della provincia pontificia di Campagna e Marittima (Lazio meridionale), da parte di Martino IV, è stata smentita dagli ultimi studi[1]. Morto nel 1284 lasciò due figli Rodolfo e Berardo.

Rodolfo diventò l'erede ed anche ad egli gli venne conferito il titolo di "conte della Campagna Romana" diventando anche capitano del Popolo di Lucca". Nel frattempo il fratello Berardo continuava nell'opera di allargare il prestigio della famiglia che in questo periodo storico stava emergendo. Si trovò infatti ad essere stato nominato capitano generale dell'armata del papa Bonifacio VIII che in quel periodo storico aveva adottato una politica ostile nei confronti del re di Francia Filippo IV il quale rispose inviando una armata a Roma per fermare l'operato del pontefice.

Nel 1314 Rodolfo morì e Berardo nel 1316 diventò il signore di Camerino e nel 1319 fu nominato dal papa Giovanni XXII "marchese di Ancona". Ci troviamo nel periodo del Papato di Avignone e Berardo rappresentava il personaggio fidato del pontefice per conservare i possedimenti dello Stato della Chiesa. Nel 1322 conquistò Urbino, Fano, Osimo e Recanati.

Indice

Gentile II [modifica]

La Rocca Varano nei presi di Camerino.

Morto nel 1329 gli succedette il figlio Gentile II il quale ebbe il ruolo di estendere l'influenza della famiglia conquistando Tolentino, Gualdo Tadino e San Ginesio. Fu anch'egli un fervente guelfo, cosa che lo portò a combattere per molto tempo contro i ghibellini. Nel 1332 diventò vicario pontificio, ma dovette assistere alla morte improvvisa del figlio Berardo che lasciò comunque quattro nipoti, ma che quindi lo lasciarono con la preoccupazione di vedere andare in fumo tutta la scalata che la famiglia stava ormai da alcuni decenni compiendo. La sua politica a quel punto si basò sul compiacere il più possibile il papa Innocenzo VI ed il cardinale Albornoz.

Rodolfo II [modifica]

Il maggiore dei suoi nipoti, Rodolfo II, gli succedette alla sua morte avvenuta nel 1355 e al di là delle aspettative del nonno, si rivelò un capace stratega politico per Camerino. Continuò nell'appoggiare il cardinale Albornoz il quale stava cercando di riconquistare le numerose signorie marchigiane e romagnole che si erano ribellate alla Chiesa e nominato dal papa Innocenzo IV gonfaloniere di Santa Romana Chiesa riportò grandi vittorie anche contro la lega degli Ordelaffi e dei Malatesta. Rimasto a capo delle forze Pontificie fino al 1359 diventò poi comandante dell'esercito dei fiorentini e combatté contro Bernabò Visconti.

Rodolfo II non lasciò eredi ed al momento della sua morte, nel 1384, diventò capo del piccolo stato di Camerino il fratello Giovanni che morì nel 1385 anch'egli senza discendenza e passò il governo all'ultimo dei quattro fratelli Gentile III il quale seguì la tradizionale politica papalina della famiglia che gli permise di essere nominato senatore di Roma nel 1362. Nel 1393 gli succedette il figlio Rodolfo III che grazie alla sua abilità di condottiero si vide donata dal papa Civitanova. Appoggiò la scalata al trono di Napoli di Ladislao I d'Angiò. Nel 1418 Elisabetta Varano sposa, in seconde nozze, Braccio Fortebraccio da Montone, da cui nasce nel 1419 Carlo Fortebracci. Nel 1421 il fratello Berardo Varano scampa miracolosamente alla strage di Nocera ove trovano la morte Niccolo' e Bartolomeo Trinci. Il matrimonio del primo figlio di Braccio, Oddo, con Elisabetta Trinci figlia di Niccolo' (1418) suggella l'alleanza tra le famiglie Fortebracci, Varano, Trinci. La sconfitta e la morte di Braccio (1424) segna il declino delle famiglie.

Con la sua morte incominciò il declino del potere della famiglia che vide successivamente lotte di potere. Infatti fu designato, come successore di Rodolfo III, il figlio Giovanni II, ma il padre aveva avuto figli da due mogli: Elisabetta Malatesta e Costanza Smeducci.

Le decisione di successione del padre furono contestate dai figli e si creò una furibonda lotta dinastica che fu sedata dall'intervento del cardinale Vitelleschi inviato (1433) dal papa Eugenio IV. Questi provò a sedare la lotta con la decapitazione del più acceso fra i fratelli, Piergentile, ma gli altri complottarono ed assassinarono Giovanni II. A questo punto la lotta per la successione si trasformò in una rivolta popolare che fece uccidere i rimanenti due fratelli, Berardo e Gentil Pandolfo.

A questo punto rimasero superstiti della famiglia dei Varano Rodolfo IV figlio di Piergentile, che durante le lotte dinastiche si rifugiò a Rimini dai Malatesta, e Giulio Cesare figlio di Giovanni II, mentre Camerino andò sotto la protezione di Francesco Sforza.

Rodolfo IV [modifica]

Fu così che nel 1444 Rodolfo IV riconquistò la città dovendo cedere, però, Tolentino allo Stato Pontificio. Morì nel 1464.

Giulio Cesare [modifica]

Gli succedette Giulio Cesare, un grande guerriero e mecenate che combatté a servizio del papa, di Firenze, Milano e Venezia, ma nulla poté contro le forze di Cesare Borgia che nel 1502 conquistò la città e l'uccise assieme a tre suoi figliuoli. Portato nella fortezza di Pergola, "fu scannato" da Michelotto Corella, uno dei condottieri del Borgia, mentre i suoi figli Annibale, Venanzo e Pirro furono rinchiusi nella fortezza di Cattolica; Micheletto, raggiunta Cattolica, strangolò Annibale e Venanzo, mentre Pirro, portato a Pesaro, fu ucciso di fronte alla chiesa di San Francesco. Giovanni Maria riuscì a fuggire insieme al cugino Ercole, figlio di Rodolfo IV; entrambi si salvarono dalla furia del "Duca Valentino" riparando prima a L'Aquila e poi a Venezia. La sorella Camilla da Varano, ossia suor Battista, monaca clarissa, fuggì pure da Camerino, ricevendo ospitalità dalle Clarisse di Fermo ma, non sentendosi sicura, si trasferì presso quelle di Atri nel Regno di Napoli.

Giovanni Maria [modifica]

Morto Alessandro VI e caduti i Borgia, fu eletto papa Giulio II che, riconquistati i possedimenti pontifici, ridiede Camerino a Giovanni Maria il quale, trovato a Cagli Micheletto da Valenza, lo imprigionò e lo fece morire tagliandolo a pezzi. Il papa Leone X nel 1515 lo creò duca con una cerimonia solennissima presieduta come delegato pontificio dal cardinale Innocenzo Cybo, suo nipote, e dal vescovo di Nocera come Commissario Apostolico, Varino Favorino camerinese, umanista e maestro per la lingua greca di papa Leone e dal vescovo di Camerino Antongiacomo Bongiovanni. Alla sua morte nel 1527, senza discendenza maschile, il ducato di Camerino fu unito a quello di Urbino, perché la figlia Giulia, unica erede, andò in sposa al duca di Urbino Francesco Maria I Della Rovere.

Ercole [modifica]

A questo punto della famiglia rimaneva Ercole figlio di Rodolfo IV che viveva a Ferrara. Tentò di riconquistare Camerino ma fu catturato ed imprigionato e successivamente pure senza fortuna il figlio Mattia fu cacciato dalla città marchigiana dopo averla ripresa per un breve periodo. Intervenne ad aiutare Ercole il papa Paolo III che gli conferì il titolo di Duca di Camerino ma, non riuscendo a rientrare, rimase a Ferrara. Infine anche il nipote Piergentile nel 1549 riprovò infruttuosamente a riconquistare la città.

Note [modifica]

  1. ^ P.L. Falaschi, Orizzonti di una dinastia: i Varano di Camerino, in Il Quattrocento a Camerino luce e prospettiva nel cuore della Marca, a cura di A. De Marchi e M. Giannatiempo Lopez, Milano 2002, p. 37.

Bibliografia [modifica]

  • Aringoli-Boccanera-Sestili, Camilla Battista Varano: la principessa, la scrittrice, la santa, Camerino, 1943.
  • Cecchi D., Gli statuti di Sefro(1423), Fiastra(1436), Serrapetrona(1473), Camporotondo(1475), Macerata, 1971.
  • Corradini S., Il palazzo di Giulio Cesare Varano e l'architetto Baccio Pontelli, Studi Maceratesi, Macerata,1969.
  • De Marchi A., L'area umbro-marchigiana, in Corti italiane del Rinascimento. Arti, cultura e politica, 1395-1530, a cura di Marco Folin, Milano, Officina Libraria, 2010, pp. 309-325.
  • Feliciangeli B., Notizie e documenti su la vita di Caterina Cibo-Varano, duchessa di Camerino, Camerino, 1891.
  • Feliciangeli B., Di alcune rocche dell'antico stato di Camerino, Ancona, 1904.
  • Feliciangeli B., Notizie e documenti sulla vita della b. Camilla Battista Varano, Treia, 1915.
  • Floris F., I sovrani d'Italia, 2000, Editore Newton & Compton. ISBN 8882894975.
  • Lilli C., Istoria della città di Camerino, Camerino, 1652-1835.
  • Mestica E., Varino Favorino Camerte, Ancona, 1888.
  • Santoni M., Opere spirituali della beata Battista Varano, Camerino, 1894.
  • Sensi M., Le Osservanze Francescane, Roma, 1985.
  • Tozzi I., Le Marche dei Varano, Rieti, 1999.

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

  • Varano, da la voce in Enciclopedie on line, sito "Treccani.it L'Enciclopedia italiana". URL visitato il 26 aprile 2013.
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