Michelotto Corella

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Michelotto Corella anche detto Michelotto Coreglia, Michele di Corella, in spagnolo Miguel de Corella (Valencia, 1470Milano, febbraio 1508) è stato un condottiero e assassino spagnolo, nonché famoso prezzolato di Cesare Borgia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Passa alla storia come il "boia del Valentino" che conosce durante i suoi studi all'Università di Pisa. Con il tempo svilupperà per lui una devozione illimitata. Il numero di omicidi da lui commessi sotto gli ordini del Borgia non è conosciuto con esattezza, ma certamente, fatta esclusione per quelli attribuitigli a causa della sua fama di sicario, molti se ne possono attribuire direttamente alla mano del Corella. Il primo omicidio di cui si ha notizia è quello del Duca di Bisceglie Alfonso d'Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli e secondo marito di Lucrezia Borgia (sorella di Cesare), che probabilmente era divenuto d'intralcio alla politica matrimoniale di papa Alessandro VI.

Corella segue il Borgia nella campagna di conquista della Romagna, partecipando alla presa di diverse città, tra cui Faenza e Piombino, in quanto suo luogotenente generale. Prese parte allo scontro di Fossombrone contro la "Lega dei condottieri", dopo la defezione dei capitani del Valentino (congiura della Magione), e alla presa di Camerino (qui "scannò" Giulio Cesare da Varano, signore della città) e Urbino.[1]

Celebre rimane l'assassinio di Vitellozzo Vitelli e Oliverotto da Fermo, ex alleati del Borgia, che strangolò simultaneamente con una corda di violone[senza fonte] a Senigallia il 31 dicembre 1502 (strage di Senigallia).[1] Lo stesso farà con Paolo e Francesco Orsini il 18 gennaio successivo, strangolando il primo e annegando il secondo. Per i suoi meriti, ottenne dal Valentino Montegridolfo e dal padre di questi (Alessandro VI) l'ufficio di corte Savella.[1]

Dopo la cattura nel 1503 vicino a Castiglion Fiorentino nella vana attesa di ottenere il passaggio dalla Repubblica fiorentina, il Corella fu imprigionato prima a Firenze e in seguito a Roma dove, per volontà del nuovo papa Giulio II, verrà sottoposto a diversi interrogatori e a un processo per i numerosi crimini commessi. Si rifiuterà comunque di rivelare i tanti segreti relativi ai Borgia di cui era a conoscenza.

In suo favore si mosse il Machiavelli il quale si dette a brigare per fargli ottenere un incarico a Firenze, riuscendo a farlo assumere il 1º aprile 1506 per approvazione dal Consiglio degli Ottanta (contrario in un primo momento Pier Soderini).[1] Venne rilasciato nel 1506 e ottenne la procura di bargello. Ricoprirà questa carica per due anni, fino al 1507, quando fu nominato "capitano di guardia del contado e distretto di Firenze", dovendo reggere alle sue dipendenze un corpo di polizia composto da 30 balestrieri a cavallo e 50 provisionati.[1] Fu però licenziato da questa carica già in ottobre, dopo dissapori con la Repubblica fiorentina.

Morì a Milano nel febbraio 1508 all'uscita dalla casa dello Chaumont (fedele al Valentino) per mano di alcuni suoi compatrioti; il mandante dell’assassinio non venne mai identificato.[2]

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

La vita del Corella, avvolta nell'ombra e segnata dalla violenza e dall'intrigo, ha ispirato molti soggetti televisivi, videoludici e letterari, direttamente ispirati alla sua figura.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Miguel Corella - Dizionario Biografico (1983)
  2. ^ Il suo assassinio viene riferito anche nella cronaca milanese (1476-1515) di maestro Ambrogio da Paullo (edizione 1871, p. 122)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti antiche
  • Niccolò Machiavelli, Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, 1503.
  • Francesco Guicciardini, Storie fiorentine, 1509.
Fonti moderne

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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