Egidio Albornoz

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Gil Álvarez de Albornoz
cardinale di Santa Romana Chiesa
Egidio Albornoz.jpg
CardinalCoA PioM.svg
Nato 1310, Carrascosa del Campo
Creato cardinale 17 dicembre 1350 da papa Clemente VI
Deceduto 24 agosto 1367, Viterbo

Egidio Albornoz (spagnolo: Gil Álvarez Carrillo de Albornoz; Carrascosa del Campo, 1310Viterbo, 24 agosto 1367) è stato un cardinale, condottiero e politico spagnolo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La carriera ecclesiastica in Spagna[modifica | modifica sorgente]

Suo padre, Don Garcia, era un discendente di Re Alfonso V di Leon, e sua madre, Teresa de Luna, apparteneva alla Real Casa di Aragona.

Dopo aver studiato legge a Tolosa, fu nominato elemosiniere reale, poco dopo arcidiacono di Calatrava, e, infine, il 13 maggio 1338, Arcivescovo di Toledo, succedendo nella carica allo zio materno Ximenes de Luna, che lo aveva avviato alla carriera ecclesiastica. Nel 1340 fu al seguito di re Alfonso XI di Castiglia durante la sua campagna contro i Mori, salvò la vita del Re durante la battaglia di Rio Salado del 30 ottobre 1340, e prese parte all'assedio di Algeciras del 1344. Come Arcivescovo di Toledo indisse due sinodi, uno a Toledo nel maggio 1339, l'altro ad Alcala, nell'aprile 1347.

Nel marzo 1350, ad Alfonso XI succedette il figlio Pedro "El Cruel", che fu in varie occasioni duramente ripreso dall'Albornoz per la sua crudeltà e lussuria. Per questo motivo il re maturò un odio mortale nei suoi confronti e cercò di ucciderlo.

La nomina a cardinale e l'incarico in Italia[modifica | modifica sorgente]

L'arcivescovo partì dalla Spagna e si rifugiò alla corte papale di Avignone, dove fu accolto benevolmente da Clemente VI, che lo creò cardinale di San Clemente il 17 dicembre 1350. A seguito della nomina, l'Albornoz rassegnò le proprie dimissioni dalla carica di Arcivescovo di Toledo. Dopo due anni e mezzo, Innocenzo VI, anche in previsione del possibile ritorno del papato nella sede di Roma, che avvenne infatti una quindicina di anni dopo, lo incaricò di restaurare l'autorità papale nei territori della Chiesa in Italia. Durante il lungo periodo di soggiorno dei papi ad Avignone, infatti, i loro territori in Italia, pur essendo sempre rimasti nominalmente sotto l'autorità della Chiesa, di fatto erano da tempo in mano a diversi signori locali che esercitavano il loro potere, in una situazione di quasi completa anarchia.

La riconquista del Lazio e di Spoleto[modifica | modifica sorgente]

La bolla pontificia che lo nominava legato e vicario generale degli Stati Papali con poteri straordinari (vicario generale terrarum et provinciarum Romane Ecclesie in Italiane partibus citra Regnum Siciliae) fu emanata il 30 giugno 1353. Il cardinale spagnolo fu tra i primi a cumulare la carica di legato a quella di vicario generale. Con tale accorpamento Albornoz ebbe la più ampia libertà d'azione in campo politico come nell'organizzazione dell'amministrazione e nei rapporti coi sudditi[1]. L'intrepido cardinale discese in Italia nell'autunno 1353 alla testa di un piccolo esercito di mercenari. Dopo essersi assicurato il supporto dell'influente arcivescovo Giovanni Visconti di Milano e di quelli di Pisa, Firenze e Siena, iniziò le sue operazioni militari contro il potente Giovanni di Vico, Prefetto di Roma, Signore di Viterbo ed usurpatore di vasta parte dei territori papali. Questi fu sconfitto nella battaglia di Orvieto del 10 marzo 1354. Il 5 giugno, a Montefiascone, fu stipulato un trattato di pace in virtù del quale Giovanni di Vico fece poi atto di sottomissione nei confronti del cardinale ad Orvieto.

Per assicurarsi la lealtà futura del prefetto, il cardinale lo nominò Governatore di Corneto per dodici anni. Innocenzo VI si dispiacque per la clemenza del trattato, ma il cardinale giustificò le sue azioni rimarcando la necessità di usare prudenza, per non fallire il successo finale. Il papa aveva inviato a supporto del cardinale Cola di Rienzo, un ex tribuno di Roma. Il cardinale, però, non ebbe fiducia nel visionario Cola di Rienzo, e per un certo tempo lo fece stazionare a Perugia; ma, a seguito delle insistenti richieste dei Romani e di Cola di Rienzo stesso, finalmente lo nominò Senatore di Roma, al posto di Guido dell'Isola che si era dimostrato impotente nei confronti degli intrighi della nobiltà romana. Il 1º agosto 1354 Cola di Rienzo entrò a Roma salutato dal popolo come liberatore. Tuttavia, molto presto, la sua crudeltà, le sue tasse oppressive ed i suoi costosi passatempi lo resero inviso al popolo, e, durante un tumulto l'8 ottobre 1354, cadde vittima della furia della folla. Dopo la caduta di Cola di Rienzo, il cardinale riuscì a riportare l'ordine a Roma.

Il risultato della sottomissione di Giovanni di Vico fu il ritorno degli Stati Papali (in senso stretto) e del Ducato di Spoleto sotto l'autorità papale.

La riconquista della Marca anconitana e della Romagna[modifica | modifica sorgente]

Egidio Albornoz a cavallo in una incisione del XVII secolo

L'Albornoz, a questo punto, rivolse la sua attenzione al recupero della Marca di Ancona e della Romagna. Dopo essersi guadagnato l'appoggio di Gentile da Mogliano di Fermo e di Rodolfo da Varano di Camerino, iniziò le operazioni militari contro i due potenti Malatesta di Rimini. I Malatesta si allearono con il loro nemico Francesco II Ordelaffi di Forlì, che aveva esteso il suo potere su una larga fetta di Romagna. Gli alleati batterono senza difficoltà l'infido Gentile da Mogliano. Si ricorda che i Malatesta si erano impadroniti nel 1348 anche di Ancona, approfittandosi della peste nera che allora imperversava in città e di un terribile incendio che aveva messo la città in ginocchio.

Rodolfo da Varano, a cui il cardinale aveva affidato il comando supremo dell'esercito pontificio, riportò invece, intorno a Paterno, un castello di Ancona, una vittoria schiacciante su Galeotto I Malatesta e, il 2 giugno 1355, fu sottoscritto un trattato di pace con i Malatesta, che fu approvato da Innocenzo VI il 20 giugno. Da quel momento in poi i Malatesta divennero fedeli alleati delle forze pontificie.

In seguito alla vittoria nella battaglia di Paterno, l'Albornoz poté entrare ad Ancona, dove edificò una grande rocca che doveva servire anche come sede adriatica del pontefice, una volta che fosse tornato in Italia. L'Albornoz, infatti, aveva fatto costruire l'edificio con un aspetto prettamente militare all'esterno, ma con un interno sfarzoso, ricco di giardini e di ogni comodità. La rocca dell'Albornoz rimase in piedi pochi decenni: fu distrutta dal popolo dopo il difficile assedio del 1353, al fine di ristabilire l'antica autonomia cittadina[2].

La sottomissione dei Malatesta fu presto seguita da quella dei Montefeltro, che portò i distretti di Urbino e Cagli sotto l'influenza del cardinale. Poco dopo, la città di Senigallia e i fratelli Bernardino e Guido da Polenta, signori di Ravenna e Cervia, si sottomisero al cardinale.

Verso la fine del 1355 l'Albornoz fu nominato vescovo di Sabina.

Francesco II degli Ordelaffi, Signore di Forlì ed il suo alleato Giovanni di Riccardo Manfredi, Signore di Faenza, si rifiutarono ostinatamente di sottomettersi. Nel 1356, per ordine del Papa fu proclamata una crociata contro di loro. I Manfredi non se la sentirono di continuare nella lotta e cedettero Faenza all'Albornoz il 10 novembre 1356, ma l'Ordelaffi e sua moglie, la bellicosa Marzia degli Ubaldini, restavano ancora da sottomettere. La Crociata contro i Forlivesi continuò ad essere predicata in varie parti d'Europa, oltre che in Italia: ad esempio, in Germania ed in Ungheria: l'intera Cristianità si stava mobilitando contro Francesco Ordelaffi.

Il rientro a Avignone[modifica | modifica sorgente]

Il cardinale, in passato, aveva ripetutamente chiesto ad Innocenzo VI di richiamarlo ad Avignone. Ora che tutti gli "usurpatori" dei Territori Pontifici, ad eccezione dell'Ordelaffi erano stati sottomessi, il papa acconsentì alla sua richiesta ed inviò Androin de la Roche, Abate di Cluny, per rimpiazzarlo in Italia.

Prima di tornare ad Avignone, il cardinale incontrò tutti i vicari dei territori pontifici il 29 aprile 1357, e per i due giorni seguenti. Durante questo incontro pubblicò le sue famose Costituzioni degli Stati Papali, Constitutiones Sanctæ Matris Ecclesiæ più note come "Costituzioni egidiane", nelle quali si regolavano tutte le questioni relative allo Stato Pontificio, che veniva diviso nelle seguenti province: Campagna e Marittima, Ducato di Spoleto, Marca anconitana, Patrimonio di San Pietro in Tuscia e Provincia Romandiolae.

Quando il cardinale rese nota all'assemblea dei vicari la sua intenzione di ritornare ad Avignone, essi gli chiesero di rimanere almeno fino a settembre. Egli, seppure a malincuore, accettò ed iniziò immediatamente le operazioni militari contro gli Ordelaffi. Il 21 giugno conquistò Cesena, pur difesa dalla figura eroica di Marzia degli Ordelaffi, ed il 25 luglio espugnò Bertinoro. Quando l'Albornoz partì per Avignone, in settembre, l'Ordelaffi era ancora Signore di Forlì e di poche altre fortezze della Romagna. Il 23 ottobre il cardinale giunse ad Avignone dove fu ricevuto dal Papa con i massimi onori e fu salutato come Pater Ecclesiæ.

La presa di Forlì[modifica | modifica sorgente]

L'Albornoz si trattenne ad Avignone solo per poco tempo. Il suo successore in Italia, l'Abate di Cluny, abbandonò i metodi militari per trattare con buoni risultati con l'esperto e valoroso Francesco Ordelaffi. Tuttavia, gli intrighi di Giovanni di Vico negli Stati Papali e nuove minacce a Roma, richiesero nuovamente la presenza dell'Albornoz in Italia. Il papa gli ordinò di tornare nel dicembre 1358. Immediatamente ricominciò le operazioni militari della crociata contro i Forlivesi (in realtà, si trattò di quattro crociate consecutive), diretta in particolare contro l'Ordelaffi, i cui tentativi di assoldare Konrad von Landau, detto il conte Lando (o Landi), e la sua Grande Compagnia, furono frustrati da un contratto siglato dal cardinale con il Lando stesso. L'Ordelaffi, dopo un'ultima fortunata operazione militare, fu finalmente costretto a trattare per l'esaurirsi delle risorse il 4 luglio 1359, e lo stesso giorno il cardinale prese possesso di Forlì, insediando nel Palazzo del Comune sia la sua cancelleria sia la propria residenza, comprensiva di una sala consiliare. Il fatto che il Cardinal Legato risiedesse proprio in Forlì, dalle lunghe tradizioni ghibelline ed ultima città ribelle al Papa, aveva il chiaro valore simbolico di indicare che il processo di "normalizzazione" dello Stato della Chiesa poteva dirsi compiuto[3].

All'Ordelaffi fu concesso di governare come vicario pontificio su Forlimpopoli e Castrocaro. Intanto, a Roma, durante l'assenza del cardinale, la popolazione aveva formato un collegio di septemviri per coadiuvare nel governo il senatore.

Ritenendo imprudente andare contro la volontà popolare, il cardinale acconsentì al nuovo ordinamento, ma riservò al Pontefice la nomina del senatore.

La militarizzazione dei territori della Chiesa[modifica | modifica sorgente]

Una volta riconquistate tutte le terre della Chiesa, negli anni sessanta del XIV secolo il cardinale avviò un progetto di fortificazione militare dello stato, chiamata appunto la "politica delle Rocche", con la quale provvide a far edificare una serie di fortificazioni, che andarono a costituire una sorta di spina dorsale militarizzata lungo l'asse longitudinale Romagna-Marche-Umbria-Lazio. L'obiettivo era quello di tenere sotto controllo i territori riconquistati, presidiando militarmente i centri urbani e i punti di snodo più strategici, e al tempo stesso far sentire alla popolazione l'effettiva presenza dell'autorità centrale ecclesiastica e la possibilità di sue azioni militari, sia pure in presenza di una certa autonomia concessa alle amministrazioni cittadine. Sorsero così grandi castelli, molti dei quali ancora ben conservati, come le rocche di Narni, Assisi, Spoleto, Piediluco, Sassoferrato, Forlimpopoli e Viterbo, nonché la fortificazione di preesistenti costruzioni, come nel caso ad esempio di Todi, Acquaviva Picena e Urbino.

Bologna e Milano[modifica | modifica sorgente]

Con l'eccezione di Bologna, l'intero territorio pontificio era nuovamente sottoposto all'autorità papale. Giovanni Visconti da Oleggio, che governava su Bologna, entrò in guerra con Bernabò Visconti di Milano, che ne voleva la Signoria. Non potendo contrastare il potente Bernabò, Giovanni Visconti consegnò la città al cardinale, che cercò invano di raggiungere un compromesso con Bernabò.

Nel frattempo Innocenzo VI morì (12 settembre 1362). L'Albornoz rifiutò la tiara che gli era stata offerta, e fu eletto Papa Urbano V. Sotto di lui l'Albornoz continuò le sue operazioni militari contro Bernabò, la cui ostinata resistenza fu il principale ostacolo alla crociata che Urbano V voleva intraprendere contro i Turchi.

Quando tutti gli altri tentativi fallirono, nella primavera del 1363, il papa proclamò una crociata contro Bernabò. In aprile il cardinale riportò una vittoria a Salaruolo, presso Modena, e la completa sottomissione del suo testardo tiranno divenne solo una questione di tempo. Ma l'idea della crociata contro i Turchi si era talmente radicata nella mente del papa che il 13 marzo 1364, fu conclusa con Bernabò un'affrettata pace, le cui condizioni erano estremamente favorevoli all'usurpatore, che ricevette 500.000 fiorini d'oro per la sua resa.

È stato il fondatore del Collegio di Spagna.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Il sepolcro nella cattedrale di Toledo

Il cardinale aveva ora concluso il difficile compito che gli era stato affidato da Innocenzo VI. Aveva di nuovo riportato sotto il controllo papale tutti i territori dello Stato Pontificio ed aveva reso possibile il ritorno del Papa a Roma. Ma non ricevette la gratitudine che si era duramente guadagnato. Urbano V dette credito ai nemici del cardinale che lo accusavano di essersi appropriato del denaro pontificio. A causa di ciò, l'amministrazione della Romagna fu tolta all'Albornoz ed affidata all'Arcivescovo di Ravenna. In conseguenza di questo, il cardinale chiese di essere richiamato dall'Italia e scrisse una lettera al papa nella quale faceva un resoconto della sua gestione. Il papa si rese conto del suo errore e, in risposta, concesse il dovuto riconoscimento per l'inestimabile servizio che l'Albornoz aveva reso al papato.

Nel 1367 Urbano V tornò a Roma, l'Albornoz lo ricevette a Viterbo, ma morì prima che il papa potesse entrare nella città eterna. In accordo con i suoi desideri, fu sepolto nella Basilica di San Francesco d'Assisi, nella Cappella di Santa Caterina, da egli stesso commissionata all'architetto Matteo Gattaponi, che per il Cardinale aveva già progettato molte fortificazioni. Quattro anni dopo, i suoi resti furono traslati nella Cattedrale di Toledo. Le sue Costituzioni per gli Stati Papali furono tra i primi libri stampati in Italia (Jesi, 1473); esse rimasero in vigore fino al 1816. Fu anche l'autore di una raccolta di tutti i documenti relativi alla riconquista della Marca anconitana. Essi sono conservati nell'archivio vaticano con il titolo di Codex legationis Cardinalis Egidii Albornotii.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Andrea Gardi, Lo stato in provincia, Bologna, 1994, p. 26.
  2. ^ Oddo di Biagio, Costruzione e distruzione del cassero anconitano
  3. ^ "Allontanato Francesco Ordelaffi, nel 1360 il cardinale Gil Carrillo de Albornoz, s'insediò a Forlì e ricostruì il palazzo con una cancelleria, servizi e stalle al piano terra, residenza e sala consiliare al piano nobile."::: CULTURA FORLI' :::

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Arcivescovo di Toledo Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Jimeno de Luna 13 maggio 1338 - 17 dicembre 1350 Gonzalo de Aguilar
Predecessore Cardinale presbitero di San Clemente Successore CardinalCoA PioM.svg
Pierre Bertrand seniore 17 dicembre 1350 - dicembre 1356 Guillaume de la Jugée
Predecessore Cardinale vescovo di Sabina Successore CardinalCoA PioM.svg
Bertrando di Deux dicembre 1356 - 24 agosto 1367 Guillaume d'Aigrefeuille

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