Ferrovia Spoleto-Norcia
| Linea ferroviaria Spoleto – Norcia |
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| Inizio | Spoleto |
| Fine | Norcia |
| Nazioni attraversate | |
| Lunghezza | 51 km |
| Apertura | 1 novembre 1926 |
| Chiusura | 31 luglio 1968 |
| Precedenti gestori | SSIF (1926-1965) SSIT (1965-1968) |
| Scartamento | 950 mm |
| Elettrificazione | 2400 V cc |
| Ferrovie | |
La ferrovia Spoleto – Norcia era una ferrovia a scartamento ridotto a trazione elettrica nell'appennino umbro, dismessa nel 1968.
Indice |
[modifica] Storia
Il primo progetto di costruzione di una ferrovia economica che collegasse Spoleto con Norcia risale al 1909. Un secondo progetto del 1911 prevedeva la costruzione di una linea da esercire con trazione a vapore ma il 31 agosto 1912 i comuni interessati firmarono una convenzione con la Società Subalpina Imprese Ferroviarie (SSIF) che già operava al confine svizzero gestendo la ferrovia Vigezzina; il progetto subì delle varianti nella scelta del tracciato adottando soluzioni costruttive di tipo elvetico che diminuivano la lunghezza del percorso ma ne aumentavano la pendenza massima e prevedevano la costruzione della linea a trazione elettrica a corrente continua con tensione di 800 volt anziché a vapore.
Il progetto preliminare elaborato nel 1909 dall'ingegner Carosso (Spoleto-Norcia-Piediripa) presupponeva anche un'eventuale estensione della tratta fino a Grisciano per allacciarsi alla linea allora in progetto Ascoli Piceno-Antrodoco, ma l'idea era stata abbandonata. Analogamente, all'altezza della stazione di Serravalle, era stata prevista una deviazione della linea fino a Cascia, anche questa non realizzata.
Il progetto definitivo fu redatto dall’ingegnere svizzero Erwin Thomann, progettista della ferrovia del Lotschberg. I lavori di costruzione iniziarono nel 1913 e furono rallentati dagli effetti della prima guerra mondiale: l'inaugurazione della ferrovia avvenne solo il 1º novembre del 1926. La tensione di linea era stata innalzata a 2400 volt; il servizio veniva svolto da cinque elettromotrici, mentre la durata del viaggio da Spoleto a Norcia era di circa 2 ore.
La seconda guerra mondiale infierì pesantemente sulla piccola ferrovia: nel 1942 sia tedeschi che alleati danneggiarono tre delle cinque elettromotrici oltre a carri, rimorchiate e la sottostazione elettrica. Solo alla fine del 1945 si poté riprendere servizio utilizzando provvisoriamente l'alimentazione a 3000 volt delle F.S. per sopperire alla distruzione della sottostazione di Piedipaterno. Negli anni cinquanta si operò un ammodernamento su quattro elettromotrici. Il servizio andava comunque riducendosi.[1] Dopo che nel 1965 la Società Spoletina di Imprese Trasporti era subentrata al vecchio gestore, un decreto del Ministero dei Trasporti Oscar Luigi Scalfaro ne decretò la chiusura il 31 luglio del 1968 facendola entrare nella lista delle ferrovie dismesse e sostituendo il servizio su rotaia con uno su gomma.
È allo studio l'ipotesi di trasformare il sedime in un percorso dedicato al cicloturismo, come avvenuto in casi simili. Nella situazione di fine 2010 esiste un progetto di recupero di tutti i fabbricati di servizio, come i magazzini e le stazioni, dislocati lungo il tracciato ferroviario. Tale progetto prevede il recupero degli edifici in ostelli, bar e case vacanze. Vi sono anche molti fautori di un restauro e ripristino della ferrovia, almeno del tratto tra Spoleto e Sant'Anatolia.
Nel 2006 il comune di Spoleto ha iniziato l'opera di "messa in sicurezza" del dismesso tracciato ferroviario da Spoleto a Piedipaterno.
[modifica] Caratteristiche
Per le sue caratteristiche plano-altimetriche la ferrovia Spoleto-Norcia può definirsi una ferrovia alpina e rappresenta un piccolo gioiello di ingegneria ferroviaria: infatti lungo il percorso relativamente breve di 51 chilometri vennero costruite ben 19 gallerie, con quella di valico nei pressi di Caprareccia di quasi 2 chilometri, e 24 ponti e viadotti ingegneristicamente avveniristici e di grande pregio architettonico, con vari tratti di linea elicoidali, simili a quelli che si trovano spesso nelle ferrovie svizzere, e pendenze fino al 45 per mille nel tratto tra Spoleto e la valle del fiume Nera; per queste ragioni era chiamata anche il Gottardo dell'Umbria. Per ragioni di economia venne armata con rotaie tipo Vignole da 18 kg per metro lineare. Lo scartamento ridotto di 950 mm fu adottato principalmente per contenere il raggio di curvatura in molti tratti del percorso: in tal modo le spese di realizzazione furono mantenute più basse di quelle che si sarebbero dovute sostenere nel caso dello scartamento ordinario, a prezzo però di una notevole tortuosità del tracciato.
[modifica] Materiale rotabile
- elettromotrici n.5; immatricolate da A1 ad A5, massa 35 t a pieno carico, potenza continuativa all'origine 4x70 kW; dopo la ricostruzione (A1-A4) 4x103 kW; per tutte velocità 60 km/h, rodiggio Bo'Bo'
- rimorchiate n.8; immatricolate da 50 a 57
- carri: n.10 chiusi, n.15 aperti con sponde, alcuni pianali e carri di servizio
Tutto il materiale rotabile era costruito da Carminati & Toselli con parte elettrica del Tecnomasio Italiano-Brown Boveri (TIBB). Tra il 1953 ed il 1957 le elettromotrici da A1 ad A4 ricevettero una nuova cassa, nuovo equipaggiamento di trazione, predisposizione per comando multiplo e frenatura elettrica. La ricostruzione venne affidata al consorzio Casaralta/TIBB.
Dopo la chiusura della linea, le elettromotrici ricostruite da Casaralta/TIBB sono state acquisite dalla Ferrovia Genova-Casella nel 1971, riprendendo servizio come A4-A7 dopo un cambio di scartamento da 950 a 1000 mm ed alcune modifiche ad installazioni fisse lungo la linea, richieste dalla notevole larghezza dei mezzi (2,65 m). L'elettromotrice A5, l'unica non ristrutturata, è stata demolita a Spoleto nel 1972.
[modifica] Percorso
| Stazioni e fermate | ||||
|---|---|---|---|---|
| Spoleto sulla Ferrovia Roma-Ancona | ||||
| 0,000 | Spoleto FS | |||
| 0,577 | Spoleto Città | |||
| 2,642 | Casello Monini (o Cortaccione) | |||
| 2,859 | Galleria Cortaccione 1 (57 m) | |||
| 3,000 | Viadotto del Cortaccione (120 m) | |||
| 3,084 | Galleria Cortaccione 2 (43 m) | |||
| 5,800 | Matrignano | |||
| 7,610 | Viadotto di Caprareccia (146 m) | |||
| 7,819 | Caprareccia | |||
| 8,647 | ||||
| Galleria di Valico Caprareccia (1936 m) | ||||
| 10,583 | ||||
| 12,170 | Viadotto Torre 1 (200 m) | |||
| 12,692 | Galleria Torre (82 m) | |||
| 12,930 | Viadotto Torre 2 (200 m) | |||
| 13,380 | Casello Tassinare | |||
| 13,510 | Viadotto Tassinare (45 m) | |||
| 13,812 | Galleria Tassinare (326 m) | |||
| 14,749 | Galleria Grotti 1 (234 m) | |||
| 15,059 | Galleria Grotti 2 (278 m) | |||
| 15,600 | Mezzo | |||
| 16,208 | Galleria Vallegiana (454 m) | |||
| 16,185 | Viadotto Vallegiana (20 m) | |||
| 17,249 | Galleria San Martino (201 m) | |||
| 17,465 | San Martino | |||
| 17,520 | Viadotto di San Martino (30 m) | |||
| 19,018 | Sant'Anatolia di Narco-Scheggino | |||
| 19,500 | fiume Nera | |||
| 19,930 | Castel San Felice | |||
| 23,096 | Piedipaterno-Vallo di Nera | |||
| 25,300 | Casello Romita | |||
| 27,037 | Galleria Passo Stretto (66 m) | |||
| 29,773 | Galleria Lastre 1 (27 m) | |||
| 29,833 | Galleria Lastre 2 (26 m) | |||
| 31,732 | Borgo Cerreto-Sellano | |||
| 32,313 | Galleria Cerreto (80 m) | |||
| 33,772 | Galleria Triponzo (435 m) | |||
| 34,351 | Triponzo-Visso | |||
| 35,184 | Galleria Balza Tagliata 1 (109 m) | |||
| 35,618 | Galleria Balza Tagliata 2 (222 m) | |||
| 36,000 | fiume Corno | |||
| 38,541 | Galleria Nortosce (67 m) | |||
| 41,570 | Biselli | |||
| 42,106 | Galleria Biselli (252 m) | |||
| 44,722 | Cascia-Serravalle | |||
| 44,840 | Galleria Serravalle (68 m) | |||
| 47,645 | Villa di Serravalle | |||
| 51,250 | Norcia | |||
La linea, il cui binario terminale si affiancava ai binari a scartamento ordinario entrando nello scalo merci della stazione di Spoleto delle Ferrovie dello Stato, aveva la sua stazione di origine a Spoleto FS, priva di fabbricato viaggiatori proprio e costituita da due binari di sosta e relativo marciapiede sul piazzale esterno della stazione FS. Una bretella di collegamento, costituita da un binario in sede propria affiancato alla sede stradale, percorreva il viale Trento e Trieste, giungendo, dopo circa 600 metri, alla stazione di Spoleto Città: questa era costituita da un fabbricato posto in mezzo tra il binario "passante" e il fascio ricovero, di testa, che comprendeva il deposito locomotive, l'officina sociale e un piccolo scalo merci. Qui il binario proveniente da Norcia infatti si sdoppiava terminando in stazione Spoleto Città per il ricovero rotabili mentre l'altro proseguiva verso la stazione FS ed il piazzale merci relativo.
Lasciata Spoleto, il treno affrontava presto una rampa in salita del 45 per mille, raggiungendo il viadotto del Cortaccione e con un percorso elicoidale il viadotto della Caprareccia, quindi la stazione ed il valico omonimi. Il valico veniva attraversato con la galleria della Caprareccia, lunga 1936 m, all'uscita della quale, in discesa del 45 per mille, si affrontava il successivo percorso, con tornanti e due elicoidali, fino al fondovalle del fiume Nera, ove si incontrava la stazione di Sant'Anatolia di Narco (successivamente denominata Sant'Anatolia di Narco e Scheggino). Da qui in poi il percorso diveniva meno difficile, con pendenza massima del 20 per mille, raggiungendo Castel San Felice e Piedipaterno, ove si trovava la sottostazione elettrica, poi Borgo Cerreto e la stazione Triponzo-Visso, essendo quest'ultima cittadina a poco più di 10 chilometri dalla stazione, nella confinante provincia di Macerata. Lasciando la vallata del Nera la linea passava in quella dell'affluente Corno raggiungendo Serravalle, da cui, nelle intenzioni progettuali, sarebbe dovuta partire la diramazione per Cascia. Infine la ferrovia entrava nella valle del fiume Sordo, terminando la sua corsa nella stazione di Norcia.[2]
[modifica] Note
- ^ Marcello Cruciani, La ferrovia Spoleto-Norcia, in i Treni, n. 57, gennaio 1986, pagg. 23-27, Editrice ETR, Salò.
- ^ Massimiliano Marchetti, in La ferrovia Spoleto-Norcia; tracciato, in i Treni, n. 57, gennaio 1986, pag. 24, Editrice ETR, Salò.
[modifica] Bibliografia
- Strade di carta, di ferro, di terra. La ferrovia Spoleto-Norcia: viaggio tra documenti, immagini e oggetti, a cura di A. Bianchi, F. Ciacci, A. Fabiani, Norcia, 2006.
- M. Procino, La ferrovia Spoleto-Norcia in «SLM - Sopra il livello del mare», Rivista dell'Istituto Nazionale della Montagna, n.30, 2006.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
- Galleria fotografica storica
- Immagini FSN su Photorail.com
- Ex ferrovia Spoleto-Norcia sul sito della SSIT
- Ferrovia Spoleto-Norcia, il tracciato, la storia e l'impatto sociale della ferrovia che raggiungeva Norcia
- Storia e prospettive
- Mappa della ferrovia dismessa
- Un viaggio da Spoleto a Norcia
- Storia della linea da trainsimitalia.net
- Foto della linea da trainsimitalia.net
- Descrizione prima parte del percorso da Spoleto alla Galleria di Caprareccia
- Descrizione seconda parte del percorso da Santa Anatolia di Narco alla Galleria di Caprareccia
- Descrizione terza parte del percorso da Santa Anatolia di Narco a Borgo Cerreto
- Descrizione quarta parte del percorso da Borgo Cerreto a Serravalle
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