Montemonaco

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La Catena dei Monti Sibillini vista da Montemonaco
Montemonaco
comune
Montemonaco – Stemma Montemonaco – Bandiera
Montemonaco – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Ascoli Piceno-Stemma.png Ascoli Piceno
Amministrazione
Sindaco Onorato Corbelli (lista civica di centro-destra) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate 42°53′57″N 13°20′02″E / 42.899167°N 13.333889°E42.899167; 13.333889 (Montemonaco)Coordinate: 42°53′57″N 13°20′02″E / 42.899167°N 13.333889°E42.899167; 13.333889 (Montemonaco)
Altitudine 988 m s.l.m.
Superficie 67,52 km²
Abitanti 657[1] (30-6-2011)
Densità 9,73 ab./km²
Frazioni Altino, Ariconi, Cerqueto, Cese, Cittadella, Colleregnone, Collina, Ferrà, Foce, Isola San Biagio, Lanciatoio, Le Castagne, Le Vigne, Pescolle, Pignotti, Poggio di pietra, Rascio, Rivo Rosso, Rocca, Rocca da capo, Ropaga, San Giorgio all'Isola, San Lorenzo, Tofe, Vallefiume, Vallegrascia.
Comuni confinanti Arquata del Tronto, Castelsantangelo sul Nera (MC), Comunanza, Montefortino (FM), Montegallo, Norcia (PG)
Altre informazioni
Cod. postale 63088
Prefisso 0736
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 044044
Cod. catastale F570
Targa AP
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 757 GG[2]
Nome abitanti montemonachesi
Patrono san Benedetto
Giorno festivo 21 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Montemonaco
Posizione del comune di Montemonaco nella provincia di Ascoli Piceno
Posizione del comune di Montemonaco nella provincia di Ascoli Piceno

Montemonaco (Mondëmònëcu nel dialetto locale[3]) è un comune italiano di 657[1] abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Montemonaco sorge nell'alta valle dell'Aso, su un leggero pianoro di cresta prospiciente Monte Zampa e Monte Sibilla ad una quota di 988 m s.l.m.. È per altezza il secondo comune delle Marche.

Il territorio comunale spazia, dalle vette del Massiccio del Vettore, nel cui alveo morenico è ospitato il Lago di Pilato, a quelle dell'Argentella, Pizzo del Diavolo, Palazzo Borghese, Monte Porche che segnano il confine amministrativo con Norcia e l'Umbria, fino alle creste di Monte Sibilla e il Comune di Montefortino verso nord/est. Dai morbidi pendii erbosi di Monte Sibilla e Monte Zampa fino al degradare del paesaggio collinare verso Comunanza. Dalle colline sul lato sud dell'alta valle dell'Aso e Monte Altino si estende agli altopiani prossimi alla chiesa di Santa Maria in Pantano nel Comune di Montegallo.

La strutturazione orografica prevalente è quella tipica del paesaggio agrario della media montagna subappenninica, caratterizzata da una successione di creste aeree, di gole incassate e profonde, ripidi pendii pietrosi che s'innalzano da lievi declivi coperti di boschi. Le ristrette valli sono innervate da torrenti a volte impetuosi, che discendono in direzione del Mare Adriatico insieme alla rete viaria di crinale e fondovalle.

Queste le caratteristiche geomorfologiche di un "espressivo ed inalterato scenario naturale di notevole valore ambientale"[4] ancora poco antropizzato e per lo più ricompreso nel Versante della Magia del Parco nazionale dei Monti Sibillini.[5]

Montemonaco dista 35 km da Ascoli Piceno, 67 km da Fermo e 211 da Roma.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Montemonaco.

Storia[modifica | modifica sorgente]

« ... Comperimus sacratissimas illas leges municipales, ...
quas ille primeus Monacus, Divino Spiritu afflatus, huic
Reipublicæ custodiendas dederat ...
 »
(dagli Statuti Municipali del 1545)

Le prime indagini storiche su Montemonaco condotte nella prima metà del Novecento da Augusto Vittori fanno risalire l'origine del toponimo ad un nucleo di monaci benedettini stabilitosi in questo piccolo altopiano sin dall'VIII secolo. L'incastellamento e la costituzione in libero comune avvenne nel XIII secolo dopo che si era notevolmente indebolita l'autorità dei Nobili di Monte Passillo e degli altri signorotti locali. Fu allora che i montemonachesi costruirono le alte mura in pietra intervallate da torrioni, che sin d'allora resero Montemonaco indipendente e fiera nel respingere gli attacchi dei vicini Comuni di Norcia, Montefortino, Amandola, Arquata del Tronto e persino di Francesco Sforza e di Niccolò Piccinino ai quali, a dispetto di Amandola e Montefortino che nelle diverse occasioni erano state sempre conquistate, riuscirono ad imporre patti di reciproca convenienza.[6]

Torrioni delle mura castellane di Montemonaco.

È con il 1545 che si ha finalmente la codifica degli statuti comunali sulla scorta delle antiche usanze e riadattando i precetti di San Benedetto, su cui si era probabilmente formata la civitas medievale.[7] Talmente orgogliosa delle proprie tradizioni, che la vedevano sin dal X secolo aggregata alla diocesi di Fermo e al Presidiato Farfense, recalcitrò non poco nel piegarsi, obtorto collo,[8] al potente Papa montaltese Sisto V che l'aggregò, in spiritualibus alla diocesi di Montalto, da lui appena creata, nel 1586.

Nei secoli successivi il territorio di Montemonaco perse via via la sua importanza strategica che l'aveva qualificato, sin dal Medioevo, un particolare snodo viario[9] al centro degli intensi traffici lungo la viabilità nord/sud del versante adriatico della penisola.[10]

La storia di Montemonaco tuttavia, al di là dei poteri costituiti che nel tempo ne hanno segnato le vicende civili è stata influenzata, fin dall'epoca pagana, dalla presenza dell'icona della Sibilla Appenninica e della sua mitica Grotta. Una presenza dai molteplici riflessi e con la quale la piccola comunità, amministrata dal potere centrale della Chiesa, nel corso della sua storia ha vissuto momenti di non sempre facile convivenza.

Fra storia e leggenda[modifica | modifica sorgente]

Terra di antiche frequentazioni, accoglieva stabilmente sin dal tardo Medioevo genti provenienti da terre lontane. Attratte dalla liberalità e dall'insofferenza ai poteri costituiti dei montemonachesi alcune frange ereticali come i Fraticelli Michelisti, i Clareni, i Sacconi, i seguaci dei Cavalieri templari[11] ed altri eretici scappati da stati o città meno tolleranti, si riversarono sin dal XIV secolo nelle più sicure terre montane del territorio di Montemonaco e dei comuni limitrofi. Altri decisero di attraversare il Mare Adriatico e si stabilirono in Dalmazia o in Grecia.

Fra gli accadimenti del XV secolo, che contribuiranno ulteriormente, nei secoli successivi, a far conoscere Montemonaco, ben oltre il suo naturale ambito geografico, ve ne sono di significativi almeno due: da una parte la venuta in queste terre del cavaliere francese Antoine de La Sale al servizio della Duchessa Agnese di Borgogna nel 1420 dall'altra la pubblicazione nel 1473 del Romanzo di Andrea da Barberino, Guerrino detto meschino. Entrambi gli avvenimenti si muovono sullo sfondo della leggenda della Sibilla Appenninica e il complesso ipogeo della sua Grotta, ricompreso sin dall'antico nel territorio montemonachese.

Disegno di Antoine de La Sale dal Paradis de la Reine Sybille 1420

Ma mentre nel romanzo di Andrea da Berberino, Montemonaco è citata marginalmente in una trama letteraria tutta incentrata sulla leggenda della Sibilla Appenninica e della sua mitica grotta, il diario autoptico di Antoine de La Sale (quel che dirà di vedere o di ascoltare dalla viva voce dei Montemonachesi, lo annoterà riportandolo nel capitolo intitolato Le Paradis de la Reyne Sibylle, all'interno della sua Salade) è storicamente interessante come primo indiretto tentativo di cui si abbia notizia volto a laicizzare la leggenda della Sibilla all'inizio della Rinascenza.[12]

La fama della Sibilla Appenninica doveva aver raggiunto la Borgogna se la Duchessa Agnese pare avesse un arazzo nel suo castello con la rappresentazione della grotta della Sibilla. Inviò allora il cavaliere De La Sale a Montemonaco per verificarne la veridicità (se il disegno su cui avevano realizzato l'arazzo era frutto di fantasia o corrispondeva alla realtà). Fra le motivazioni che avrebbero spinto De La Sale ad intraprendere il viaggio Detlev Kraack individua quello dell'onore: adempiere al desiderio di una dama di così alto lignaggio era già un modo per accrescerlo, raggiungere una meta, fra le peregrinazioni conosciute e illustri, come Monte Sibilla e la sua Grotta equivaleva a consacrarlo.[13]

De La Sale partì quindi dalla Borgogna e arrivò in Umbria, fece tappa ad Assisi e Spoleto, dove lasciò incise le sue insegne nella Basilica di San Francesco e nel Duomo spoletino. Quindi attraverso il passo di Sasso Borghese il 28 maggio 1420 giunse a Montemonaco.[14] Lì ascolta dalla voce dei Montemonachesi fra cui Antonio Fumato i racconti sulla Regina Sibilla, cerca di capire se esistono veramente Fate e Sibille, e inizia ad incamminarsi verso la Grotta. Seguirà tutto il racconto sul Regno della Sibilla e le sue Ancelle velato di paura e scettiscismi "ad arte" per salvarsi dall'Inquisizione.[15] De La Sale tornerà a Montemonaco una seconda volta nel 1440.

Montemonaco scomunicata... e assolta[modifica | modifica sorgente]

In una pergamena del 1452,[16] ad appena dodici anni dall'ultima visita di Antoine de La Sale, viene trascritta la sentenza di assoluzione da scomunica dei Priori e di tutta la comunità montemonachese per aver ospitato Cavalieri provenienti dalla Spagna e dal Regno di Napoli, dediti da mesi all'arte dell'alchimia in una casa del paese (casa di Ser Catarino).

Archivio Storico del Comune di Montemonaco. Pergamena n° 40

I principali capi d'accusa sono quelli di aver (i montemonachesi) aiutato e accompagnato i Cavalieri fino al lago della Sibilla (Lago di Pilato) per consacrarvi i libri diabolici e, una volta messi in carcere per ordine dell'inquisizione, di averli fatti scappare! La Santa Inquisizione dichiara nel documento di essere venuta "casualmente" a conoscenza degli antefatti, da cui era scattato l'arresto dei Cavalieri, e in un secondo momento della loro fuga. L'inquisitore della Marca anconitana De Guardarjis traduce allora i Priori e tutta la comunità in tribunale a Tolentino per giudicarli.

Ma stranamente, alla fine di un lungo dibattimento processuale tutti vengono assolti e liberati dalla scomunica, grazie all'atteggiamento liberale che dominava nella Marca anconitana, al contrario dell'Italia Settentrionale e del resto d'Europa dove una simile circostanza avrebbe provocato l'accensione di una notevole quantità di roghi.

Questo documento, scrive Paolo Aldo Rossi, fa emergere l'Italia Centrale al di fuori di quell'orror et amor diabolicus che a soli due anni dalla pubblicazione del noto trattato dell'Inquisitore generale di Carcassonne Jean Vineti, dichiara la Stregoneria una nuova forma di eresia, e darà il via nell'Italia del nord e in tutt'Europa alla caccia alle Streghe.[17] Per Rossi le valenze psicoantropologiche sottese alla decisione del De Guardarjis nei confronti della comunità montemonachese, andrebbero ricercate, attraverso un'indagine interdisciplinare, nell'esame di millenni di sedimentazione collettiva, quando manifesta quando segreta di questo come di altri territori, che in senso generale nemmeno il trionfo del razionalismo scientifico ha ancora risolto.[18]

Terra di alchimisti[modifica | modifica sorgente]

« Da ogni lezzo carnale o mio Signore
salvami sempre immacolato il core»
(dagli appunti di Giacomo Sinibaldi)

Le terre sibilline, come confermano gli studi del Parco Nazionale, sono ancor oggi ricche di specie officinali.[19] Unitamente alla disseminata presenza di fonti sorgive[20] e acque minerali[21] erano le due condizioni necessarie perché si potessero approntare i laboratori alchemici fra i quali, ad esempio, quello citato nella sentenza di assoluzione da scomunica.

La Sibilla Chimica nel Santuario della Madonna dell'Ambro

Ida Li Vigni e Paolo Aldo Rossi ritengono che fossero le anziane donne, chiamate nel Piceno "Vergare" e nei secoli passati tacciate di far uso di arti magiche e stregoneria, le depositarie delle ricette di medicina popolare, tramandate di generazione in generazione, per far fronte con decotti, infusi e pomate alle malattie semplici. Si dedicavano per questo alla raccolta delle radici, dei fiori ed erbe fiorili, anche per gli alchimisti speziali; questi ultimi preparavano la distillazione delle quintessenze vegetali e minerali, gli olii essenziali e quant'altro utile a loro e ai cerusici per far fronte alle malattie.[22] Antoine De La Sale in capo al disegno che descrive Montemonaco sullo sfondo della Grotta della Sibilla e di Monte Vettore, riporta due piante a grandezza naturale, il "pollibastro" e la "centofoglie", di cui ancor oggi e ignota l'identificazione.

La diffusione dell'alchimia, fra il XV e il XVI secolo, dovette essere tale che nel vicino Santuario della Madonna dell'Ambro il pittore Martino Bonfini da Patrignone, intorno al 1610, ispirandosi ad un libretto di disegni per la preparazione dei quadri ad iconografia sibillina di Nicola Filotesio, dipinse, unitamente ai Profeti e alle Sibille classiche[23], una rara "Sibilla Chimica" (o alchemica).[24]

Ma, secondo Joyce Lussu, la libertà di pensiero e di azione che per secoli avevano consentito al territorio sibillino di mantenersi aperto alle nuove idee e di preservare le antiche tradizioni, di cui le donne erano principalmente portatrici, dovette subire un deterioramento improvviso quando furono inviati, nel secondo quarto del XVII secolo sulle montagne del Piceno, gruppi di monaci inquisitori per bonificarle dalla presenza del Maligno. Da allora e per tutto il seicento, scrive la Lussu, la Compagnia di Gesù tentò di operare una "damnatio memoriæ" che tuttavia non sortì il risultato sperato se ancora nel Settecento operavano a Montemonaco speziali alchimisti.

A conferma di ciò nel 1998 Anna Maria Piscitelli ha rinvenuto in un'abitazione di Montemonaco gli appunti alchemici di due speziali a cavallo fra seicento e settecento. Solo un libretto di appunti risulta firmato da tale Giacomo Sinibaldi di Spoleto giunto a Montemonaco, nella metà del XVIII secolo, per curare la comunità. La fama dello speziale montemonachese dové varcare presto i confini del comune se nei suoi appunti si trovano pazienti di molte comunità picene fino a sconfinare nel fermano e nel teramano. Le tecniche alchemiche utilizzate dal Sinibaldi sono quelle di alchimia minerale con l'antimonio, e tutte quelle di spagiria vegetale. Il suo motto: da ogni lezzo carnale, o mio Signore, salvami sempre immacolato il core.[25]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Parco Montiguarnieri. Sullo sfondo Monte Vettore e Monte Altino.

All'interno della cinta muraria, nella parte alta del paese, limitrofa alla porta San Biagio e addossata alle antiche mura, fu edificata nel XVI secolo la chiesa parrocchiale di San Benedetto. Contigua alla più antica San Biagio intra mœnia del XV secolo, che fu eretta ampliando un piccolo oratorio del XIII secolo, la chiesa di San Benedetto conserva all'interno di una lunetta, un affresco con una crocifissione attribuita alla scuola del Crivelli, un braccio d'argento, contenente la reliquia di San Benedetto da Norcia, opera del maestro orafo Cristoforo da Norcia e un crocifisso ligneo di arte marchigiana del XV secolo.

Scendendo lungo viale Italia s'incontra sulla destra la chiesa di san Giovanni Battista del XV secolo ad un'unica navata. Di pregevole conserva una Vergine del soccorso opera del pittore Vitruccio Vergari databile al 1520. Nell'abside, semicircolare, si trova una nicchia, incorniciata da due bastoni fioriti con finale a testa di serpente di ambito neoplatonico e che doveva accogliere probabilmente una statua in epoca quattrocentesca.

Chiesa di San Michele

Proseguendo ancora lungo la via, si innalza il cinquecentesco palazzo dei Priori (oggi sede del comune). Il palazzo è il frutto di un rimaneggiamento della fine del XVI secolo della più antica struttura degli inizi del XV secolo di cui si conserva traccia nei quattrocenteschi ricommessi lapidei delle finestre con iscrizioni tronche, prive di sequenza.

Dell'antico castello in cima al paese non v'è più traccia se non nel toponimo di via di Castello. Al termine della via, nella parte più alta di Montemonaco, sorge un grande belvedere, oggi Parco Montiguarnieri, delimitato a settentrione da un tratto delle antiche mura, e da cui l'ampia vista panoramica domina verso est il degradare delle colline fino al Mare Adriatico e ad ovest la catena dei Monti Sibillini che, da Monte Sibilla a Monte Vettore, raccoglie il declinare dell'altopiano dove sorse il Borgo fortificato.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Lago di Pilato[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lago di Pilato.
La valle del Lago di Pilato vista dal Monte Vettore
Il Lago di Pilato, anticamente Lacum Sibillæ, a fine maggio
« Dicebat enim inter montes isti civitati proximos esse lacum
ab antiquis daemonibus consecratum
et ab ipsi sensibiliter inhabitatum
 »
(P. Bersuire, secolo XIV)

È situato all'interno del territorio comunale, a meno di un chilometro dal confine umbro, è l'unico lago naturale delle Marche e uno dei pochissimi laghi glaciali di tipo alpino presenti sull'Appennino. Particolare e suggestiva la sua ubicazione tra pareti impervie e verticali immediatamente sotto la cima del Monte Vettore.

Le dimensioni e la portata d'acqua dipendono principalmente dalla distribuzione delle precipitazioni: è infatti alimentato, oltre che dalle piogge, soprattutto dallo scioglimento delle nevi, che ricoprono per buona parte dell'anno la superficie dello specchio d'acqua fino all'inizio dell'estate.

Il lago ospita un particolare endemismo, il Chirocefalo del Marchesoni: è un piccolo crostaceo di colore rosso che misura 9-12 millimetri e nuota col ventre rivolto verso l'alto.

Nella tradizione popolare prende il suo nome dalla leggenda secondo la quale nelle sue acque sarebbe finito il corpo di Ponzio Pilato condannato a morte da Tiberio. Il corpo, chiuso in un sacco, venne affidato ad un carro di bufali lasciati liberi di peregrinare senza meta e sarebbe precipitato nel lago dall'affilata cresta della Cima del Redentore.

Nel XIV secolo ricadeva sotto il dominio di Norcia ed era considerato luogo di streghe e negromanti. Nelle prime opere letterarie si racconta che le autorità religiose furono costrette a proibirne l'accesso dal versante nursino e a far porre una forca come monito, all'inizio del sentiero che conduceva al lago. Sempre nella letteratura si narra che per questo motivo intorno al suo bacino furono alzati muri a secco al fine di evitare il raggiungimento delle sue acque.

Altro nome usato nell'antichità era quello di Lago della Sibilla (Lacum Sibillæ), come si evince da una sentenza di assoluzione emessa a favore della comunità montemonachese dal Giudice della Marca Anconitana De Guardaris nel 1452.

Secondo altre leggende questo sarebbe un Lago d'Averno da cui si entra nel mondo degli Inferi.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[26]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Altino[modifica | modifica sorgente]

La piccola frazione di Altino è situata a 1045 m s.l.m., al limitare dei secolari boschi di castagno e della fascia delle faggete, sovrastata dal verde manto dell'omonimo monte (Monte Altino o Cima delle Prata). Addossato al degradare delle creste del massiccio del Vettore, sul versante sud del fiume Aso, è l'abitato di antico insediamento più elevato di tutto il versante adriatico dei Sibillini. Dal belvedere di Altino si gode un panorama a 360 gradi: dagli Appennini al mare, al monte Conero e alle montagne dell'Abruzzo. Il borgo sorge lungo il Grande Anello dei Sibillini ed è costituito da un grazioso agglomerato di case dall'impianto cinque-seicentesco con al centro una piccola chiesa circondata dal verde degli abeti. Nel secondo dopoguerra è andato inesorabilmente spopolandosi in seguito alla crisi dell'economia agricola montana, ma oggi sta tornando a nuova vita, grazie ad una spiccata vocazione turistica. Le strutture ricettive sono costituite da un bar ristorante, da vari appartamenti e monolocali, da una casa in autogestione per gruppi numerosi e comunità, e, nei pressi dell'abitato, da spazi adibiti a campeggi scout.

Collina[modifica | modifica sorgente]

In epoca medievale il piccolo agglomerato di case di Collina, era probabilmente situato ad una quota leggermente più alta verso ovest lungo il tratturo che da Montemonaco sin dall'antico conduceva a Monte Zampa e la Sibilla e forse a causa dei terremoti fu ricostruito nel Cinquecento dov'è ora.

Il sentiero per la Sibilla lì s'incrociava con l'antica via Francesca proveniente da Garulla, Sarnano, San Ginesio (Saint Denis dei francesi) e il nord Italia, prima di arrivare a Montemonaco.[9] La frazione è andata via via depauperandosi della qualità architettonica degli edifici e conserva la chiesa di San Donato, oggetto a Montemonaco di particolare venerazione con la celebrazione della ricorrenza del Santo a cui partecipa la comunità.

Ferrà[modifica | modifica sorgente]

Piccola frazione situata vicino alla strada che da Montemonaco conduce attraverso le creste collinari a Comunanza.

Foce[modifica | modifica sorgente]

Chiamata agli inizi del Novecento la piccola svizzera picena, per il laghetto naturale che la bagnava e i ridenti e scoscesi boschetti che la raccoglievano, Foce si trova a 945 m s.l.m. di quota, all'interno del Parco nazionale dei Monti Sibillini, dove la valle del fiume Aso è stretta tra le vette più alte del gruppo montuoso. Nonostante la sua posizione apparentemente isolata e il rigido clima invernale è stata tappa fondamentale, sin dall'epoca tardo imperiale (VI-VII secolo), per coloro che attraverso il passo di Sasso Borghese nei mesi estivi provenivano dall'altopiano di Castelluccio per scendere nella valle dell'Aso e le comunità picene.

Delle due antiche chiese di Foce resta l'attuale San Bartolomeo e si è perduta, probabilmente a causa dei terremoti, quella di Santa Maria di Foce del XV secolo descritta nel disegno di Antoine de La Sale come "SantMa de Fogia", che doveva trovarsi in posizione rialzata rispetto al livello attuale del borgo e spostata verso il Monte Sibilla.

È meta di turisti e viaggiatori che vogliono trascorrere giornate all'aria aperta o campeggiare sui prati del Piano della Gardosa, punto di partenza per risalire attraverso il ripido sentiero delle "Svolte" fino al Lago di Pilato a 1949 m s.l.m. ed eventualmente procedere fino alle vette del Massiccio del Vettore.

L'originale laghetto di Foce alimentato dalla Fonte della Cerasa si è notevolmente ridotto a causa della captazione delle acque della sorgente dell'Aso e in estate il più delle volte si prosciuga.

Foce dista 10 km da Montemonaco.

Isola San Biagio[modifica | modifica sorgente]

Percorrendo la SP 148 verso Colleregnone, dista 4 km da Montemonaco.

Rivo Rosso[modifica | modifica sorgente]

Percorrendo 8 km in direzione Vallegrascia s'incontra la frazione.

Rocca[modifica | modifica sorgente]

Scorcio di Rocca

Gemella di Vallegrascia nel testimoniare la ricchezza raggiunta dalla gente del luogo nel XVI secolo con i suoi edifici cinquecenteschi, dai paramenti ben profilati in pietra a vista e ricchi di decori, il territorio di Rocca racconta una lunga storia vissuta tra epoca tardo imperiale e XVII secolo fino ad oggi.

Portale di una casa torre del XVI secolo a Rocca.

Infatti oltre il fiume, sui piccoli altopiani, ad una quota di cento metri superiore all'attuale insediamento, restano le fondamenta di quello che fu probabilmente un pagus romano prima e fino alla metà del XIII secolo un castello nursino, poi passato sotto il controllo montemonachese[27] e via via abbandonato per riutilizzarne nel XV secolo il materiale lapideo nella ricostruzione del Borgo lungo il fiume.

Estremamente ricca di acque, anche minerali, aveva nel suo seno un vasto complesso di edifici cinquecenteschi, fra cui probabilmente un ospitale per i viandanti che vi si ristoravano e di cui rimangono significativi resti architettonici nei suoi edifici.

Monofora con decori simbolici

Edifici costruiti con materiale in pietra serena e pietra tufacea tipica del luogo arricchita da un interessante motivo decorativo. Infatti più che ricalcare gli stilemi decorativi del XV-XVI secolo risulta coerente con un florilegio simbolico[28] riprodotto, quasi per gemmazione spontanea, in alcuni borghi del territorio Montemonachese.

Ben inserita nella viabilità medievale lungo l'Aso, (partendo da Foce e seguendo la via tardo imperiale è il primo nucleo abitativo che s'incontra) qui incrociava anche il tratturo proveniente da Altino per Montemonaco. Inoltre da Rocca partiva uno dei sentieri principali che collegava il fondovalle alla Grotta della Sibilla, per coloro che non volevano risalire fino al capoluogo e giungere direttamente così alle "Grotte Nere" e su fino alla vetta di Monte Sibilla.

Ad un Km sulla strada per Foce di Montemonaco s'incontrano le fonti delle "Pisciarelle" che con il notevole gettito d'acqua, da molti ritenuta "minerale", accolgono file di persone provenienti dal Piceno, intente a rifornirsi di acqua. Gli anni '80 hanno visto la ricostruzione e il restauro di molti edifici della frazione ed il rivitalizzarsi della sua economia con l'apertura di ristoranti ed alberghi. Rocca dista 6 km da Montemonaco.

Ropaga[modifica | modifica sorgente]

Piccola frazione, si trova a metà strada tra Montemonaco e San Giorgio all'Isola, a 3 km di distanza da Montemonaco.

San Giorgio all'Isola[modifica | modifica sorgente]

È un piccolo agglomerato di case poco distante dall'antica chiesa di San Giorgio edificata nel X secolo sulle rive del fiume Aso. Come altre chiese del territorio è stata fino al XVI secolo sotto la giurisdizione dell'Abbazia di Farfa attraverso la vicaria del monastero di Santa Vittoria in Matenano. All'interno conserva interessanti affreschi del XVI secolo raffiguranti Sant'Antonio, San Sebastiano, San Bartolomeo una Crocifissione e una Madonna con bambino. Nell'abside ritroviamo resti di affreschi di scuola bizantina del XII secolo.

Dalla frazione di San Giorgio all'Isola inizia il lago artificiale di Gerosa meta sui prati e i fitti boschetti delle sue sponde di turisti ed escursionisti durante l'estate.

Tofe[modifica | modifica sorgente]

Monofora della Chiesa di S. M. in Casalicchio

Vicino alla piccola frazione di Tofe lungo l'antica via tardo Imperiale e prospiciente la riva del fiume s'innalza la chiesa di Santa Maria in Casalicchio del XIV secolo. Dell'impianto di questa antica chiesa romanica rimane la sacrestia, che probabilmente risale al XIII secolo, ma che per alcuni studiosi locali venne edificata sulle rovine o in prossimità di un antico tempio pagano.[28]

Certo è che sin dal Quattrocento aveva assunto un'importanza notevole se le comunità picene in lite tra loro la sceglievano per giurarvi i patti o la pace raggiunta. Interessanti gli affreschi, attribuiti a Vitruccio Vergari, raffiguranti una Madonna con bambino del XVI secolo (Madonna delle rose) e una Crocifissione. All'esterno, come unico decoro, la presenza di due stelle scolpite, una a cinque punte ed una a sei, ai lati della monofora prospiciente l'antica via.[9][28]

Per un voto fatto dalla Comunità montemonachese all'indomani della grande peste del Seicento, si svolge da allora, il 20 gennaio di ogni anno, la festa di San Sebastiano, con una processione (anche con bufera e neve) che da Montemonaco scende fino alla chiesa.[29]

È tradizione che dopo la funzione, il Comune offra a tutti i partecipanti provenienti dal Piceno, pane, vino cotto e salsicce. Negli ultimi decenni si sono aggiunti in processione i Vigili Urbani che hanno come protettore San Sebastiano.

Vallegrascia[modifica | modifica sorgente]

Vallegrascia. Sullo sfondo il Massiccio del Vettore.
Interno di Vallegrascia

Il Toponimo deriva dalla Grascia, il frumento (farro in prevalenza), trasportato nel Medioevo in copiosa messe lungo la valle.

San Lorenzo in Vallegrascia. Lato absidale

La Frazione si colloca infatti lungo l'antico Sentiero dei mietitori che dalle terre nursine, il passo del Galluccio e l'altopiano di Santa Maria in Pantano scendeva a valle attraversando Vallegrascia; da lì i mietitori con i loro carichi di merce, si dirigevano verso nord/sud o confluivano nella viabilità lungo il fiume Aso fino ai porti Piceni dell'Adriatico.[30]

L'impianto del piccolo borgo, a lato dal Fosso della Rota, risale al XV secolo e a conferma sono le costruzioni in pietra tufacea a faccia vista di notevole qualità architettonica a testimonianza della ricchezza goduta in quel tempo dai suoi abitanti.

È interessante notare come la dimora con qualità architettonica maggiore sia stata quella della famiglia Scardazza, oggi in deprecabile stato di abbandono, scacciata dalla Spagna e giunta a Montemonaco agli inizi del XVI secolo.[28]

Scendendo da Vallegrascia s'incontra la chiesa romanica di San Lorenzo "ad tre rivos" del XII secolo. Sembra che la sua fondazione, ritenuta presumibile per gli inizi del 1100, sia legata ad un lascito che donava all'Abbazia di Farfa il territorio di Rascio in cui era ricompresa Vallegrascia. Ma dal un documento del 1301 risulta suffraganea della Pieve di Sant'Angelo in Montespino.

La struttura della chiesa, con campanile addossato al lato tergale è in pietra arenaria con un'abside semicircolare scandita dal ritmo di esili colonne coronate da archivolti pensili che rievocano i modelli sia del repertorio lombardo sia delle regioni meridionali.

Una cripta è conservata sotto il presbiterio, da cui si accede. Particolari le colonne con capitelli scolpiti, a motivi floreali di foglie d'acanto e zoomorfi. Durante il restauro della chiesa sono state ritrovate due lastre scolpite con storie della Genesi firmate dagli artisti Guitonio e Atto, risalenti probabilmente al X secolo.[28]

Vallegrascia dista 8 km da Montemonaco.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 giugno 2004 7 giugno 2009 Liberato Vittorio Sansonetti lista civica Sindaco
8 giugno 2009 in carica Onorato Corbelli lista civica (centro-destra) Sindaco

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La squadra di calcio a 11 del paese, il Montemonaco calcio, disputa i campionati UISP.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Una rappresentanza di Montemonaco partecipa alla sfilata del corteo storico medioevale della Quintana di Ascoli Piceno.
  • L'ultimo fine settimana di ottobre si svolge la Festa della Castagna, con la vendita dei marroni locali e la degustazione dei prodotti tipici.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b ISTAT - Bilancio demografico mensile al 30-6-2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 420.
  4. ^ "La documentazione e le immagini raccolte durante la ricerca, oltre alla più semplice acquisizione di una sintesi dei contenuti storici e paesistici del luogo, tendono a stimolare l'interesse ed a rinnovare la memoria nei confronti di un espressivo ed inalterato scenario naturale di notevole valore ambientale e culturale, costituito...di creste aeree, di gole incassate e profonde, ripidi pendii pietrosi che s'innalzano da lievi declivi coperti di boschi... La strutturazione orografica prevalente è quella tipica del paesaggio agrario della media montagna subappenninica, caratterizzata da una successione di ristrette valli solcate da piccoli corsi d'acqua a volte impetuosi, che discendono in direzione del Mare Adriatico insieme alla viabilità principale di crinale a fondovalle." Marco Carobbi e Mauro Ristori, Emergenze architettoniche nel versante Piceno dei Monti Sibillini-Un crocevia di antichi itinerari Le terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura pag. 69, in Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999.
  5. ^ Sulla divisione del Parco Nazionale in quattro versanti, Storico, Fiorito, Della Magia e Sacro, si veda: [1]
  6. ^ Augusto Vittori, Montemonaco nel regno della Sibilla Appenninica, 1933 L.E.F. (FI) pag 19-51
  7. ^ Per un approfondimento sulla storia di Montemonaco si veda in
  8. ^ Augusto Vittori, Montemonaco nel Regno della Sibilla Appenninica, 1933, L.E.F. (FI) pag. 60-61
  9. ^ a b c Sull'antica viabilità del territorio di Montemonaco scrive Mauro Ristori: "Il sistema stradale infatti comprende l'antico percorso della via francisca orientato in direzione nord sud, già transitata in periodo medievale dalla grande fiumana della gente che andava a Roma e dai porti della Puglia per gli imbarchi verso la Palestina. in direzione nord conduceva direttamente alle regioni orientali della nazione dei Franchi, nel cuore del Sacro Romano Impero, corrispondenti all'attuale Germania. Il tracciato della Francisca incrocia, presso l'abitato di Tofe nel territorio comunale di Montemonaco, la non meno famosa Via Imperiale originata...da una strada doganale che doveva convogliare i traffici commerciali locali con le vie consolari romane. Giunta ad Amandola, la Francisca prosegue passando per San Ginesio (S. Denis dei francesi e Sce Dionysii dell'itinerario toscano della Via Francigena percorso da Sigerico...)", Marco Carobbi e Mauro Ristori, Un crocevia di antichi itinerari pag. 69, in Le terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura, Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999.
  10. ^ Sulla viabilità medievale del versante adriatico dell'Italia centrale e le Vie Francesche o Francische e loro collegamenti con la più famosa Via Francigena, si veda tratto dall'intervento di Federico Uncini in Homo viator, a cura di Bonita Cleri, Atti del Convegno delle Università di Macerata-Urbino Quattroventi, Urbino 1997: Fabriano Storica - Le vie dei pellegrini tra Marche e Umbria
  11. ^ Ai confini del territorio comunale è stato ritrovato scolpito più volte, su architravi di finestre e portali di edifici tardo quattrocenteschi, il motto dei Cavalieri templari "Non nobis domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam" unitamente ai simboli ad essi collegati. "...icone solitarie marcano e qualificano in epoca medievale i percorsi dell'antica viabilità lungo la dorsale centro-appenninica, dove probabilmente l'Ordine del Tempio possedeva Commente, Ospitali e Chiese, come quella di San Giacomo nell'area dei Tre Ponti in Montefortino citata dal Crocetti, ma già dal secolo scorso (XIX secolo n.d.e.) completamente perduta. ...qui confluirono infatti, fino a tutto il Cinquecento varie diaspore ereticali, come i Ctari o Patareni, gli Spirituali detti anche Fraticelli i Clareni, gli alchimisti..." Marco Carobbi e Mauro Ristori, Emergenze architettoniche nel versante piceno dei Monti Sibillini-I simboli pag. 98, in Le Terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999
  12. ^ Sul relazione autoptica del viaggio di De La Sale a Montemonaco, alla Grotta della Sibilla e relative implicazioni anche di ordine antropologico, si veda: Anna Maria Piscitelli, Antoine De La Sale Viaggio nei misteri della Sibilla, Progetto Elissa 1999.
  13. ^ Così non ci sorprende che ci fossero viaggiatori nobili, che frequentavano e visitavano non soltanto le destinazioni delle peregrinationes maiores: Santiago De Compostela, Roma e La Terra Santa...ma anche luoghi conosciuti e illustri tanto sacri quanto profani Nell'elenco di questi luoghi figuravano i Santuari di san Michele, il famoso Mont-St Michel in Normandia e il Santuario sul Monte Gargano, ma anche la Grotta della Sibilla". Detlev Kraack La caccia all'onore e all'avventura pag. 46, in Le terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura, Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999
  14. ^ Detlev Kraack riprende dal "Paradis de la reine Sibylle" del filologo belga Fernand Desonay il testo originale di De La sale sul suo soggiorno montemonachese: "par escript et pourtrait tout ce queje ay peu veoir et moy informer par le gens du pais, le xviije jour de may, l'an mil ccccxx que je y fus." Detlev Kraack, La caccia all'onore e all'avventura pag 53 nota 4, in Le terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura, Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999
  15. ^ Nella parte finale del "Le Paradis de la Reine Sybille" De La Sale cade in una vera e propria contraddizione, infatti scrive: "... Fra tutte le sibille che ho sopra nominato e fra i più santi uomini e altre scritture, non si trova nessuna menzione della falsa sibilla di cui fin qui ho parlato, e di ciò che il diavolo col suo potere, approfittando della nostra debole credulità, ha fatto spargere la fama per ingannare la gente semplice. Ed è perciò che io chiedo e supplico che non dispiaccia a nessuno,” se la mia vera credenza è quale io ho detto. Così prego Dio di salvaguardare ogni buon cristiano da questa falsa credenza e dal mettersi in questo pericolo. Mia riveritissima dama, vi mando copia di questo scritto per adempiere la mia promessa e non essere così rimproverato. E ancora. Se a voi e alla mia reverentissima dama di Calabria, vostra compagna, facesse piacere di andarci a piedi (così come spesso siete solite accennare quando recitate le vostre preghiere prima e dopo il pranzo e prima e dopo la cena) la detta Regina Sibilla e tutte le sue dame vi festeggerebbero con grande gioia, e, inoltre, acquistereste un così grande merito e una così grande indulgenza, che vi metterebbe vestite in paradiso. Lassù potreste incidere le vostre piume e violette, nonché i nomi e le insegne di coloro che saranno in vostra compagnia. Ma intanto, eccellentissima e potentissima principessa e mia riverita signora, se in qualche cosa potrò servire voi e il mio riverito signore, quando vi piaccia comandarmi, siate certi che con molto impegno, secondo il mio potere, l'adempirò. E il sommo Iddio, Dio degli dei, delle dee e di tutte le sibille, con la sua grandissima grazia, rallegri tutti e due e quelli che vi vogliono bene." Insomma De La Sale inviterebbe Agnese di Bourbon Burgogne ad andare nella terra del Diavolo e lasciarvi le sue, e non solo sue, insegne? [2].
  16. ^ Archivio Storico del Comune di Montemonaco. Archivio pergamenaceo, pergamena n° 40
  17. ^ Il documento qui presentato, in cui si "assolve i Priori, il Popolo e il Comune di Montemonaco dalla scomunica da essi incorsa per aver dato recetto ad alcuni uomini recatisi nel suddetto Comune per esercitare l'alchimia, per consacrare libri proibiti ed esercitare arti diaboliche al lago della Sibilla" ha un valore considerevole nella storia della stregoneria europea, in quanto ripropone l'Italia centrale come al di fuori di quell'orror et amor diabolicus che provocherà dalla metà del XV alla fine del XVII secolo la caccia alle streghe. Paolo Aldo Rossi, Commento introduttivo pag V in Mons. Giuseppe Ghilarducci, Sulle tracce della Sibilla - Un documento del XV sec., Montemonaco(AP), Progetto Elissa, 1998
  18. ^ Conclude Paolo Aldo Rossi: "Si impongono a questo livello dei percorsi di indagine transtorica che aprono ad una comprensione della permanenza e della variabilità di un mondo magico che troppo spesso, per quanto attiene la cultura occidentale, viene prima mascherato da irrazionalità e in seguito cancellato da un'immagine di compiuta egemonia del razionale". Paolo Aldo Rossi, Commento introduttivo pag IX in Mons. Giuseppe Ghilarducci, Sulle tracce della Sibilla - Un documento del XV sec., Montemonaco(AP), Progetto Elissa, 1998
  19. ^ Sull'antica usanza di raccogliere, per uso "rituale" e gastronomico, le piante officinali si veda dal sito ufficiale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini
  20. ^ Sulla captazione delle acque nel versante Piceno del Parco Nazionale si veda "Acqua, sangue della terra", Atti del Convegno, Foce di Montemonaco, 2006
  21. ^ Nonostante la notevole captazione di acqua alla sorgente dell'Aso soddisfi le necessità di San Benedetto del Tronto e uno stabilimento di acque minerali capti alla sorgente le acque del Tenna, i comuni di Montemonaco e Montefortino, conserva una sufficiente disponibilità idrica. Fa fede la dispersione, con forte gettito delle polle di acqua minerale chiamate "Pisciarelle" a Rocca di Montemonaco,
  22. ^ Sulla medicina popolare tardo medievale, le implicazioni terapiche delle ricette tramandate dalle donne, a volte chiamate streghe, e i cerusici, (chirurghi) della vicina scuola Preciana, si veda:Ida Li Vigni, Medicina dotta e medicina popolare in Sibilla Sciamana della Montagna e la grotta appenninica. Atti del Convegno, Ed. Miriamica, 2001. pag.39
  23. ^ Sulle Sibille dipinte nelle Marche si veda: Stefano Papetti, L'Iconografia sibillina nelle Marche in Errante Erotica Eretica...op. cit. Pag. 125
  24. ^ Sulla Sibilla Chimica si veda: Anna Maria Piscitelli, L'errare della vergine Sibilla dal III cielo all'aes ustum, in Errante Erotica Eretica, l'Icona Sibillina fra Cecco d'Ascoli e Osvaldo Licini. Atti del Convegno ed Miriamica, 2000 pag. 97
  25. ^ Su Giacomo Sinibaldi e i manoscritti si veda: Anna Maria Piscitelli, Rari manoscritti del XVI-XVIII secolo rinvenuti a Montemonaco. pag. 117, in Errante Erotica, Eretica, l'icona Sibillina fra Cecco d'Ascoli e Osvaldo Licini, Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 29-31 ottobre 1999, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 2000.
  26. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  27. ^ Norcia, l'antichissima città sabina deve aver posseduto, in epoca molto remota, l'importante località di Rocca, ritenuta un "pagus" romano ed una scolta avanzata di Norcia, su di un valico obbligato nel versante orientale dell'Appennino. Al primo agitarsi delle libertà comunali, il castello di Rocca venne naturalmente a formare l'ampio territorio del nuovo comune di Montemonaco. in Augusto Vittori, Montemonaco nel regno della Sibilla Appenninica, 1933, L.E.F. (FI) pag 33
  28. ^ a b c d e Sull'architettura e i decori architettonici degli edifici del territotio sibillino si veda: Marco Carobbi e Mauro Ristori, Emergenze architettoniche nel versante Piceno dei Monti Sibillini pag. 69-103 in Le terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura, Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999.
  29. ^ I santuari nel Fermano - Percorsi Turistici - Fermo - Ascoli Piceno
  30. ^ Sentiero dei Mietitori

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Augusto Vittori, Montemonaco nel Regno della Sibilla Appenninica, FI, Libreria Editrice Fiorentina, 1938
  • Antoine de La Sale, Il Paradiso della Regina Sibilla, Norcia, Millefiorini, 1963
  • Luigi Paulucci, La Sibilla Appenninica, Firenze, Leo Olschki, 1967
  • Joyce Lussu, Il Libro perogno, Il Lavoro Editoriale, 1982
  • I Monti Sibillini nelle fonti storiche e letterarie, Ripatransone, Maroni Editore, 1990
  • Mons. Giuseppe Ghilarducci-Introduzione di Paolo Aldo Rossi, Sulle tracce della Sibilla - Un documento del XV sec., Montemonaco, Progetto Elissa, 1998
  • Sibille e linguaggi oracolari, a cura di Ileana Chirassi Colombo e Tullio Seppilli, Atti del Convegno-Università degli studi di Macerata, Istituti Editoriali e Poligrafici internazionali, Pisa-Roma, 1998
  • Le terre della Sibilla Appenninica, Antico crocevia di idee scienze e cultura, Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 6-9 novembre 1998, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 1999
  • Anna Maria Piscitelli, Antoine De La Sale - Viaggio nei misteri della Sibilla, Montemonaco (AP), Progetto Elissa, 1999
  • Errante Erotica, Eretica, l'icona Sibillina fra Cecco d'Ascoli e Osvaldo Licini, Atti del Convegno di Ascoli Piceno-Montemonaco 29-31 ottobre 1999, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa, 2000
  • Sibilla Sciamana della montagna e la Grotta Appenninica, Atti del Convegno di Amandola-Camerino 2-3 dicembre 2000, a cura del Progetto Elissa, Progetto Elissa 2001
  • Claudio Censori, Foce, Società Editrice Ricerche.

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