Bolla pontificia

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Bolla di papa Urbano VIII del 1637

La bolla pontificia o bolla papale (in latino bulla apostolica o bulla pontificalis o anche bulla papalis) è una comunicazione ufficiale in forma scritta emanata dalla Curia Romana con il sigillo del Papa.

Il termine deriva dal latino bulla che fa riferimento all'aspetto del sigillo ed era usato, già prima del XV secolo, per descrivere ogni decreto (forma solenne) o lettera (forma semplice) che fosse stato emanato dal pontefice.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La sua produzione prende avvio molto lentamente nel periodo Tardo Antico e nell'Alto Medioevo, ma s’intensifica poi in maniera esplosiva nei secoli XIVXV.

Nel tardo XV secolo il termine diviene di uso ufficiale e viene istituito il "Registro delle bolle" (in latino, Registrum bullarum): si producono in un anno[quale anno? si intende in ciascun anno nel XV secolo? espressione non chiara] tanti documenti, non solo bolle ma anche brevi, quanti ne erano stati prodotti nell'intero primo millennio di storia della Chiesa Cattolica.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il testo della bolla poteva iniziare con un solo rigo redatto a grandi lettere (litterae elongatae). In esso sono in genere contenuti tre elementi: il nome del papa (senza il numerale: quindi Pius e non Pius IX), il titolo del papa, episcopus (vescovo) seguito dalla formula humilitatis che suona servus servorum Dei (servo dei servi di Dio"). La prima frase (l'incipit), spesso una citazione biblica, in tempi recenti ha spesso indicato il documento stesso (per esempio Rerum novarum). Il corpo del testo non aveva alcun formato speciale e spesso aveva un’impostazione molto semplice. La parte conclusiva conteneva in genere una datatio in cui venivano indicati il luogo in cui il documento era stato scritto, il giorno, il mese e l’anno del pontificato del papa. Seguivano le firme ed infine il sigillo.

Il papa, per le bolle più solenni, usava firmare (almeno in parte) il documento di proprio pugno: in questo caso allora veniva usata la formula Ego [nome] Catholicae Ecclesiae Episcopus ("Io, [nome] Vescovo della Chiesa Cattolica"). Alla firma del papa in questo caso seguivano alcuni segni di corroborazione (rota e benevalete), le firme dei testimoni e poi in ultimo il sigillo. Attualmente, un membro della Curia Romana firma il documento a nome del Papa, in genere il Cardinal Segretario di Stato.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

In termini di contenuti, la bolla è semplicemente il formato in cui si presenta un decreto papale; può contenere qualsiasi argomento, ed infatti molte così erano e sono, inclusi decreti statutari, nomine di vescovi, dispense, scomuniche, costituzioni apostoliche, canonizzazioni e convocazioni.

La bolla era il formato di lettera esclusivo della Santa Sede fino al XV secolo, quando cominciò ad apparire il breve apostolico, il meno formale modo di comunicazione papale che era autenticato da uno stampo di cera (attualmente uno stampo di inchiostro rosso) raffigurante l'anello del pescatore. Non vi è mai stata una distinzione esatta tra la bolla ed il breve, oggigiorno però la maggior parte delle lettere, incluse le encicliche papali, sono emanate come brevi.

Attualmente, la bolla è una comunicazione scritta in cui il papa si definisce episcopus servus servorum Dei quindi dotata di infallibilità.

Sigillo[modifica | modifica wikitesto]

La caratteristica più peculiare della bolla era il sigillo metallico, la bulla il cui termine è poi passato ad indicare l'intero documento. Il sigillo era generalmente di piombo, ma in occasioni molto solenni veniva usato l’oro.

Il sigillo rappresentava i fondatori della Chiesa di Roma, gli apostoli Pietro e Paolo, identificati dalle lettere Sanctus PAulus e Sanctus PEtrus. Il nome del papa che emanava la bolla veniva scritto nel retro.

Il sigillo veniva applicato al documento o mediante cordicelle di canapa (nel caso si trattasse di lettere di giustizia ed esecutorie) oppure seta rossa e gialla (nel caso di lettere di grazia) annodate attraverso piccole aperture nel documento stesso.

Fin dal tardo XVIII secolo il sigillo di piombo è stato sostituito da un timbro di inchiostro rosso dei Santi Pietro e Paolo con il nome del papa regnante circondante l’immagine, anche se lettere molto formali, quali per esempio la bolla di Giovanni XXIII che convocava il Concilio Vaticano II, ancora portano il sigillo di piombo.

Si sono conservate bolle papali in forma originale solo posteriori all'XI secolo, quando avvenne la transizione dal fragile papiro alle più durature pergamene.
Non è stata rinvenuta integra in originale nessuna bolla precedente l'819, ma si sono conservati alcuni sigilli originali di piombo risalenti al VI secolo. Papa Francesco, quando emana un decreto in forma di bolla, inizia il documento con Franciscus, Episcopus, Servus Servorum Dei.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luca Becchetti, Reminiscenze sfragistiche dall’Archivio Segreto Vaticano. La bolla plumbea di Paolo III cesellata da Benvenuto Cellini, in Dall’Archivio Segreto Vaticano. Miscellanea di testi, saggi e inventari, II, Archivio Segreto Vaticano, Città del Vaticano 2007, pp. 3-24 [Collectanea Archivi Vaticani 62].
  • Luca Becchetti, Appunti di sfragistica pontificia savonese. I sigilli del papa Sisto IV conservati presso l’Archivio Segreto Vaticano, in «Atti e Memorie della Società Savonese di Storia Patria», 43 (2007), pp. 69-88.
  • Luca Becchetti, Le bolle plumbee del pontefice Pio III. Tracce diplomatiche e sfragistiche, in «Nobiltà. Rivista di Araldica, Genealogia, Ordini cavallereschi», 85 (2009), pp. 221-228.
  • Luca Becchetti, I sigilli plumbei del pontefice Pasquale II, in «Sallentina Tellus», 5/5 (2009), pp. 63-67.

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