Madonna di Bagnacavallo

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Madonna di Bagnacavallo
Madonna di Bagnacavallo
Autore Albrecht Dürer
Data ante 1505 circa
Tecnica olio su tavola
Dimensioni 48 cm × 36 cm 
Ubicazione Fondazione Magnani-Rocca, Traversetolo (Parma)

La Madonna di Bagnacavallo è un dipinto a olio su tavola (48x36 cm) di Albrecht Dürer, databile a prima del 1505 circa e conservato nella Fondazione Magnani-Rocca di Traversetolo (Parma).

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'opera, chiamata anche Madonna del Patrocinio, fu rinvenuta da mons. Antonio Savioli nel secondo dopoguerra nel convento delle monache cappuccine a Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, e attirò l'attenzione di mons. Antonio Savioli che la considerò di ambito leonardesco. Nel 1961 Roberto Longhi la riconobbe come opera di Dürer, e qualche anno dopo approdò alla collezione di cui fa ancora parte[1].

Indagini di archivio hanno appurato che la tavola faceva parte dei beni del convento fin dalla sua fondazione nel 1774. Per sottrarla alle spoliazioni napoleoniche ne venne fatta una copia, mentre l'originale fu tenuto nascosto[1].

Le ipotesi più suggestive identificano l'opera con uno di quei dipinti che Dürer portò con sé dalla Germania nel 1505, per finanziarsi durante il suo secondo viaggio in Italia, anche perché l'analisi stilistica, soprattutto della composizione, rileva stilemi ancora legati alla tradizione tardogotica tedesca, ascrivibili a prima del secondo viaggio. Dell'opera si conosce un disegno preparatorio del 1495, che copiava un Bambin Gesù tratto da un lavoro di Lorenzo di Credi (visto forse a Venezia in una copia a disegno o a stampa); la fisionomia di Maria invece ricorda i tipi di Giovanni Bellini, che l'artista aveva dimostrato di assimilare anche in opere riferibili allo stesso periodo, come la Madonna Haller[1].

Descrizione e stile[modifica | modifica sorgente]

Sullo sfondo di una stanza scura, in cui si riconoscono una finestra tamponata da assi lignee, dove comunque filtra un po' di luce, e un arco che porta a un giardino murato (l'hortus conclusus), Maria, seduta, si staglia a metà figura, rappresentata fino alle ginocchia e con il Bambino in grembo, pure seduto e appoggiato al suo braccio destro. Un tenero gioco di gesti e sguardi lega le due figure: la mano sinistra di Gesù tiene infatti con un leggero contatto quella della madre, mentre l'altra, con un fiorellino simbolico, è vicina alla mano destra di Maria, che affiora dietro di lui, a sorreggerlo. L'atmosfera intima e tenera non è disturbata dalla cura del dettaglio che l'artista riservò ad alcuni particolari, come i lucenti capelli della vergine o la piega pesante che il suo mantello azzurro compie sulla testa, rivelando la fodera rosata, che si accorda con la veste rosso brillante[1].

Raro è nella produzione tedesca lo sfondo della stanza chiusa, ripreso probabilmente da un modello fiammingo[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Porcu, cit., p. 114

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Costantino Porcu (a cura di), Dürer, Rizzoli, Milano 2004, pag. 114.
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