Ferro battuto

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Il ferro battuto è stato il primo tipo di acciaio ad essere scoperto; è stato probabilmente ottenuto casualmente come sottoprodotto della produzione del rame. Si produceva mettendo in un forno a cupola del minerale di ferro su uno strato di carbone di legna. Il forno era sigillato, la combustione si otteneva insufflando aria con un mantice. Il processo durava alcune ore.
Alla fine del processo il forno doveva essere distrutto per estrarre la risultante spugna di ferro, o blumo, che doveva essere battuta per eliminarne le numerose scorie, da cui la denominazione ferro battuto.

Il ferro battuto era un acciaio con basso contenuto di carbonio (vedi ferro dolce), che risultava quindi impossibile da temprare. Gli oggetti in ferro battuto erano pertanto molto duttili e si piegavano con facilità. Per poter essere resi più resistenti dovevano essere arricchiti di carbonio mediante primitivi metodi di carbocementazione. Per lo stesso motivo si elaborò successivamente la più efficace e laboriosa tecnica dell'acciaio a pacchetto.

Il ferro battuto nell'artigianato[modifica | modifica sorgente]

Particolare di un manufatto in ferro battuto.

Con il termine ferro battuto si indica anche il singolo elemento in ferro, solitamente un'asta di sezione rotonda, quadrata o rettangolare, forgiata a caldo e battuta col martello sull'incudine dal fabbro, fino ad ottenere l'elemento voluto. Il ferro battuto può assumere varie forme, dalla più semplice come una lancia, una foglia, un torciglione, alle più elaborate come un ramo di edera, una rosa, ricci e volute varie; tipici usi del ferro battuto sono i cancelli e le testiere dei letti.

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