Giusti tra le nazioni

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« Chi salva una vita, salva il mondo intero ( Talmud) »
La stele che, all'ingresso dello Yad Vashem, ricorda i Giusti

Dopo la Seconda guerra mondiale, il termine Giusti tra le nazioni (in ebraico: חסידי אומות העולם, traslitterato Chasidei Umot HaOlam) è stato utilizzato per indicare i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista conosciuto come Shoah.

Indice

[modifica] Origine del termine

Il termine Gentile giusto è utilizzato nella tradizione ebraica per indicare i non ebrei che hanno rispetto per Dio. Nella tradizione ebraica, infatti, le numerose norme e precetti contenute nella Torah, nella Mishnah, nella Gemara e nelle Halacha, devono essere rispettate esclusivamente dagli ebrei, che sono tenuti a rispettare il patto che i loro antenati hanno stipulato con Dio. Al confronto delle 613 mitzvot che gli ebrei devono rispettare, i non ebrei sono tenuti a rispettare i principi etici contenuti nelle leggi noachiche: non uccidere, non commettere adulterio, avere un tribunale (un ordinamento legislativo e giudiziario), e così via.

[modifica] Significato moderno

Nel 1962, una commissione guidata dalla Suprema corte israeliana ha ricevuto l'incarico di conferire il titolo onorifico di Giusto tra le nazioni. La Commissione - di 35 membri - è formata da personalità pubbliche volontarie, professionisti e storici, molti dei quali sono essi stessi dei sopravvissuti. La Commissione è presieduta da un ex giudice della Corte Suprema: Moshe Landau (dal 1962 al 1970), Moshe Bejski (dal 1970 al 1995), Jakov Maltz (dal 1995).

Per svolgere il proprio compito la Commissione segue criteri meticolosi ricercando documentazione e testimonianze che possano avvalorare il coraggio ed il rischio che i salvatori hanno affrontato per salvare gli ebrei dalla Shoah.

[modifica] L'onorificenza

Chi viene riconosciuto Giusto tra le nazioni viene insignito di una speciale medaglia con inciso il suo nome, riceve un certificato d'onore ed il privilegio di vedere il proprio nome aggiunto agli altri presenti nel Giardino dei Giusti presso il museo Yad Vashem di Gerusalemme. Ad ogni Giusto tra le nazioni viene dedicata la piantumazione di un albero, poiché tale pratica nella tradizione ebraica indica il desiderio di ricordo eterno per una persona cara. Dagli anni novanta tuttavia, poiché il Monte della Rimembranza è completamente ricoperto di alberi, il nome dei giusti è inciso sul Muro d'Onore eretto a tale scopo nel perimetro del Memoriale.

La cerimonia di conferimento dell'onorificenza si svolge solitamente presso il museo Yad Vashem alla presenza delle massime cariche istituzionali israeliane, ma si può tenere anche nel paese di residenza del Giusto se questi non è in grado di muoversi.

Ai Giusti tra le nazioni, inoltre, viene conferita la cittadinanza onoraria dello Stato di Israele.

A tutt'oggi, oltre 23.000 Giusti tra le nazioni sono stati riconosciuti.

Oltre ai benefici onorifici, i Giusti tra le nazioni possono ricevere anche una sorta di pensione ed aiuto economico se si trovano in difficoltà finanziarie, godono dell'assistenza sanitaria dello Stato di Israele e, se residenti in Israele, hanno diritto ad una pensione.

In Italia le indagini preliminari per il riconoscimento dei Giusti tra le nazioni vengono svolte dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano.

[modifica] I Giusti tra le nazioni per nazionalità e paese d'origine

Quello che segue è un elenco forzatamente provvisorio (aggiornato al I gennaio 2010) di Giusti tra le nazioni secondo la nazionalità o l'origine etnica. Non si deve però considerare come una classifica di merito, poiché la densità di popolazione ebraica poteva variare dal 10,5% polacco ai pochi decimali di punto italiani o norvegesi. Lo sforzo per il salvataggio delle vite umane umiliate ed avvilite deve essere considerato degno comunque di nota.

Paese d'origine Numero di giusti tra le nazioni
Polonia 6.195
Paesi Bassi 5.009[1]
Francia 3.158
Ucraina 2.272
Belgio 1.537
Lituania 772
Ungheria 743
Bielorussia 608
Slovacchia 498
Italia 484
Germania 476
Grecia 306
Russia 164
Serbia 131
Lettonia 123
Repubblica Ceca 108
Croazia 102
Austria 87
Moldavia 79
Albania 69
Romania 60
Svizzera 45
Norvegia 45
Bosnia 40
Danimarca 22[2]
Bulgaria 19
Gran Bretagna 14
Armenia 13
Svezia 10
Repubblica di Macedonia 9
Slovenia 6
Spagna 4
Estonia 3
Stati Uniti d'America 3
Brasile 2
Cina 2
Cile 1
Giappone 1
Lituania 1
Lussemburgo 1
Montenegro 1
Portogallo 1
Turchia 1
Vietnam 1
Georgia 1
Totale 23.226[3]

[modifica] Elenco dei giusti italiani

Nel 2009 risultano quasi 500 cittadini italiani non ebrei ufficialmente riconosciuti come giusti tra le nazioni a Yad Vashem.

Tra gli uomini e donne di ogni ceto che ospitarono e protessero ebrei a rischio della loro vita (e in alcuni casi sacrificando la loro stessa vita) troviamo:

Monumento a Budapest dedicato a Giorgio Perlasca, che fintosi consigliere dell'ambasciata spagnola salvò 5.000 ebrei ungheresi

Tra i giusti italiani vi sono persone, come Giovanni Palatucci, Giorgio Perlasca o monsignor Angelo Rotta, la cui azione ha portato alla salvezza di migliaia di ebrei; persone (come don Francesco Repetto e don Carlo Salvi a Genova, don Leto Casini e padre Cipriano Ricotti a Firenze, padre Aldo Brunacci e padre Rufino Niccacci a Assisi, don Arturo Paoli a Lucca, padre Maria Benedetto a Roma, don Arrigo Beccari a Nonantola, don Raimondo Viale a Borgo San Dalmazzo, ecc.) i quali si trovarono a gestire complesse reti di assistenza clandestina in collaborazione con la DELASEM; e persone che nella semplicità della loro esistenza quotidiana e nella spontaneità di un gesto di amore hanno salvato anche una sola vita.

Numerosi tra essi subirono l'esperienza del carcere, degli interrogatori e delle percosse (don Arrigo Beccari, don Alfredo Braccagni, Alfonso Canova, don Leto Casini, Leonilda Barsotti Pancani, Ferdinando Natoni, don Dante Sala, Vincenzo Tambini, e altri). Sei di essi furono deportati in Germania (Lina Crippa-Leoni e Torquato Fraccon a Mauthausen, padre Giuseppe Girotti e Giovanni Palatucci a Dachau, Odoardo Focherini a Hersbruck, Enrico Sigona). Quattro di essi (Odoardo Focherini, Torquato Fraccon, padre Giuseppe Girotti e Giovanni Palatucci) non fecero ritorno dalla loro prigionia; altri morirono nella lotta partigiana, come Rinaldo Arnaldi, perito in combattimento sull'altopiano di Asiago, e Lorenzo Spada, catturato e impiccato nella piazza di Demonte (Cuneo).

La solidarietà italiana si estese ben oltre i confini nazionali: Giorgio Perlasca, monsignor Angelo Rotta e i Cicutti in Ungheria; Guelfo Zamboni e i Citterich (i genitori del giornalista Vittorio Citterich) in Grecia; Gino Signori in Germania; Lorenzo Perone in Polonia; Fosco Annoni in Ucraina.

Il numero dei giusti italiani è in continuo aumento con il crescere delle testimonianze e della documentazione ma risulta ancora chiaramente sottostimato in confronto a quello registrato in altre nazioni europee. La salvezza dell'80-85% della popolazione ebraica italiana dovette richiedere la complicità e la connivenza di migliaia di persone. Per molte di esse si ha una qualche documentazione più circostanziata o sono emerse testimonianze attendibili, pur in assenza (ancora) di un riconoscimento ufficiale. Diamo qui di seguito un elenco (incompleto) di coloro ai quali il titolo di "Giusto tra le nazioni" è stato ufficialmente riconosciuto a Yad Vashem (tra parentesi è indicato il luogo dove l'opera di soccorso è avvenuta e la data in cui l'onorificenza è stata accordata).

[modifica] A

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[modifica] Note

  1. ^ Incluse 2 persone di origine indonesiana residenti in Olanda.
  2. ^ Per loro richiesta, i membri del movimento di resistenza danese (Modstandsbevægelsen) che parteciparono alle azioni di soccorso e di salvataggio sono considerati un unico gruppo.
  3. ^ Dati al 1 gennaio 2010. Fonte: yadvashem
  4. ^ [1]
  5. ^ Radio Vaticana, 14 dicembre 2010
  6. ^ a b c Zenit, 6 ottobre 2011
  7. ^ Zenit, 12/05/2011
  8. ^ Zenit, 22 giugno 2011
  9. ^ AGI

[modifica] Bibliografia

  • Israel Gutman, Liliana Picciotto, Bracha Rivlin, I Giusti d'Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei. 1943-1945, Mondadori, ISBN 8804551275
  • Gabriele Nissim, Il Tribunale del Bene, Mondadori 2004, ISBN 88-04-52568-1
  • Gabriele Nissim, L'Uomo che fermò Hitler, Mondadori 1999, ISBN 88-04-47331-2
  • Gushee, David P., Righteous Gentiles of the Holocaust: Genocide and Moral Obligation, Paragon House Publishers, ISBN 1-55778-821-9
  • Land-Weber, Ellen, To Save a Life: Stories of Holocaust Rescue, University of Illinois Press, ISBN 0-252-02515-6
  • Paldiel, Mordecai, The Path of the Righteous: Gentile Rescuers of Jews During the Holocaust, KTAV Publishing House, Inc., ISBN 0-88125-376-6
  • Tec, Nechama, When Light Pierced the Darkness: Christian Rescue of Jews in Nazi-Occupied Poland, Oxford University Press, ISBN 0-19-505194-7
  • Tomaszewski, Irene & Werblowski, Tecia, Zegota: The Council to Aid Jews in Occupied Poland 1942-1945, Price-Patterson, ISBN 1-896881-15-7
  • Ugo G. e Silvia Pacifici Noja, Il cacciatore di giusti : storie di non ebrei che salvarono i figli di Israele dalla Shoah , Cantalupa Torinese, Effatà, 2010, ISBN 9788874025688

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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