Concilio di Lione I

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Primo Concilio di Lione
Concili ecumenici delle Chiese cristiane
Data 1245
Accettato da cattolici
Concilio precedente Concilio Lateranense IV
Concilio successivo Concilio di Lione II
Convocato da Papa Innocenzo IV
Presieduto da Papa Innocenzo IV
Partecipanti 250
Argomenti Crociate, Imperatore Federico II, disciplina del clero, Scisma d'Oriente-Occidente
Documenti e pronunciamenti trentotto costituzioni, deposizione di Federico, Settima Crociata, cappello rosso per i cardinali, chiamata alle armi per la Terra Santa

Il primo concilio di Lione fu convocato da papa Innocenzo IV il 24 giugno 1245 a Lione. Vi parteciparono circa 150 padri conciliari. È il tredicesimo concilio ecumenico riconosciuto dalla Chiesa cattolica.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni precedenti il primo Concilio di Lione vedono l’aspra lotta tra l’imperatore Federico II e il papato: il primo sogna una egemonia politica dell’impero, suprema autorità sciolta da ogni vincolo e garantito solo da Dio; i papi invece, in linea con le teorie teocratiche che vedono il loro apogeo in Innocenzo III, cercano di garantire l’egemonia e l’iniziativa alla Chiesa di Roma.

Già nel 1240 il vecchio papa Gregorio IX scomunica l’imperatore svevo col pretesto che non era partito per la crociata, e convoca un concilio con lo scopo di condannarlo solennemente. L’imperatore tuttavia, nella primavera del 1241, attacca la flotta genovese che portava i prelati a Roma per il concilio, e li fa prigionieri; una volta ottenuto il rinvio del concilio, lancia un appello ai cardinali e alla chiesa contro il papa. Ma il 22 agosto il papa muore e si apre una lunga vacanza della sede apostolica, dominata dalla incertezza sul tipo di risposta da dare a Federico II, e sospesa solo per pochi giorni dalla elezione di Celestino IV, che muore prima ancora di essere consacrato. Solo il 25 giugno 1243 viene eletto papa il genovese Sinibaldo Fieschi, che prende il nome di Innocenzo IV.

Il nuovo papa, fin dai primi giorni di governo, intavola e porta a termine trattative di pace con i rappresentanti di Federico II. Ma, mentre si sta muovendo da Roma per andare all’incontro conclusivo con l’imperatore, cambia idea e, sospettando una trappola, si dà alla fuga, e dopo un lungo e travagliato viaggio, arriva a Lione. Da qui, alla fine del 1244, convoca un concilio per condannare definitivamente l’imperatore, dipinto come anticristo.

I lavori conciliari e le decisioni[modifica | modifica wikitesto]

Il concilio, che si apre il 28 giugno 1245 alla presenza di 144 vescovi, terrà altre due sole sedute, il 5 e il 17 luglio. All’inizio il papa annuncia i 5 problemi che affliggono la chiesa, ossia:

  • la corruzione della fede e dei costumi;
  • il mancato recupero della Terra Santa (Gerusalemme era caduta in mano turca nel 1244);
  • lo scisma della chiesa orientale;
  • il pericolo dei tartari;
  • il contrasto con il contumace Federico II.

Mentre sui primi problemi il concilio redige dei decreti che il papa rivede anche oltre la fine del concilio, il problema centrale resta il rapporto con l’imperatore. Malgrado i tentativi del rappresentante di Federico II, Taddeo di Sessa, di non riconoscere il concilio e di convocarne un altro che fosse rappresentativo del potere civile, con una procedura senza precedenti il concilio priva l’imperatore di tutti i diritti imperiali e regali, compreso quello dell’obbedienza da parte dei sudditi, e viene solennemente deposto come spergiuro, apostata e traditore. Accanto a questo, il concilio depone anche il re del Portogallo, Sancho, rimosso dal suo posto come rex inutilis. In questo modo il papa, che è all’origine di ogni decisione dei Padri conciliari, manifesta la sua piena autorità e giurisdizione su tutta la cristianità e su ogni potestà civile.

Altri canoni e decreti del concilio riguardano gli altri problemi sollevati dal papa nella riunione iniziale: viene definito l’aiuto all’impero latino di Costantinopoli e si fa appello ad una nuova crociata; viene deciso di resistere ai tartari, per evitare la prospettiva apocalittica di una terra senza fedeli.

I decreti e le decisioni del concilio verranno pubblicate solo il 25 agosto, dopo che il papa e la sua curia avevano rivisto i testi, e saranno recepiti dalle università e da esse commentati, spesso seguendo l’interpretazione ufficiale del pontefice stesso. La deposizione di Federico II invece non chiuse il conflitto tra il potere papale e quello imperiale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cattolicesimo Portale Cattolicesimo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Cattolicesimo