Loggia del Mercato Nuovo

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Coordinate: 43°46′11.97″N 11°15′15.46″E / 43.769992°N 11.254294°E43.769992; 11.254294

La loggia del Mercato Nuovo

Loggia del Porcellino è il nome popolare della loggia del Mercato Nuovo a Firenze, così chiamata per distinguerla da quella del Mercato Vecchio, situato nella zona dove oggi sorge piazza della Repubblica. Si trova all'incrocio fra via Calimala e via Porta Rossa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La loggia fu costruita attorno tra il 1547 e il 1551 su progetto di Giovan Battista del Tasso, in una posizione nel cuore della città, a pochi passi dal Ponte Vecchio. In origine era destinata alla vendita di sete e oggetto preziosi e dall'Ottocento dei celebri cappelli di paglia di Firenze, mentre oggi vi si vendono per lo più pelletteria e souvenir.

Nelle nicchie angolari dovevano essere collocate statue di fiorentini illustri, ma soltanto tre vennero realizzate nel corso dell'Ottocento:

Il punto focale della loggia è, dal 1640, la Fontana del Porcellino, in realtà un "cinghiale" in bronzo, copia dell'opera secentesca di Pietro Tacca oggi al Museo Stefano Bardini e tratto da un'opera in marmo di epoca romana, oggi conservata agli Uffizi.

La loggia e le sue statue sono state restaurate nel 2001-2003.

La pietra dello scandalo o dell'acculata[modifica | modifica wikitesto]

Mercato
La pietra dello scandalo

Una curiosità del luogo è la cosiddetta pietra dello scandalo o dell'acculata, un tondo marmoreo bicolore posto al centro della loggia visibile solamente quando non ci sono bancarelle. Tale pietra (quella che si vede è un rifacimento del 1838) riproduce a grandezza naturale una delle ruote del Carroccio, simbolo della Repubblica fiorentina, sul quale veniva issato il gonfalone della città: sul punto contrassegnato dalla pietra veniva infatti posizionato il Carroccio attorno al quale si riunivano le truppe fiorentine prima di ogni battaglia.

La pietra aveva anche un'altra funzione: era il punto esatto dove venivano puniti i debitori insolventi nella Firenze rinascimentale. La punizione consisteva nell'incatenare i malcapitati e una volta calate le braghe ne venivano battute le natiche ripetutamente sulla pietra, secondo l'acculata. Da questa usanza umiliante sarebbero nati dei modi di dire popolari come essere con il culo a terra e, forse, l'espressione sculo, inteso come sfortuna.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Ciarleglio, Lo struscio fiorentino, Firenze, Edizioni Tipografia Bertelli, 2001, pp. 141 - 143.
  • Guida d'Italia, Firenze e provincia ("Guida Rossa"), Edizioni Touring Club Italiano, Milano 2007.
  • Vedi anche la bibliografia su Firenze.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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