Adelasia di Torres

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Adelasia di Torres
La giudicessa Adelasia di Torres in età matura
La giudicessa Adelasia di Torres
in età matura
Giudicessa di Torres
Torre Merlata del Giudicato di Torres.svg
In carica 1236 - 1259
Predecessore Barisone III di Torres
Successore fine del giudicato
Giudicessa consorte di Gallura
In carica 1225-1238
Predecessore Odolina di Lacon
Successore Giovanna della Gherardesca
Giudicessa di Gallura
In carica 1238
Regina consorte di Sardegna
In carica 1238-1246
Nome completo Adelasia di Lacon-Gunale
Nascita Ardara,, 1207
Morte castello di Burgos, 1259
Luogo di sepoltura chiesa di Santa Maria del Regno, Ardara
Dinastia Lacon-Gunale
Padre Mariano II di Torres
Madre Agnese di Massa-Cagliari
Coniugi Ubaldo Visconti
Enzo di Svevia

Adelasia di Torres (Ardara, 1207castello di Burgos, 1259) è stata l'ultima giudicessa regnante di Torres (juguissa) e giudicessa consorte di Gallura, durante il Medioevo, nonché regina consorte di Sardegna per volere di Federico II di Svevia, in quanto moglie del figlio naturale legittimato Enzo di Svevia (1238-1246).

I suoi genitori erano il giudice Mariano II di Torres e Agnese di Massa, figlia a sua volta di Guglielmo I e di Adelaide Malaspina, nonché sorella minore di Benedetta di Cagliari, che sarà giudicessa (1217-1232). Suoi fratelli: Barisone, che succedette al padre, e Benedetta che andò in sposa al conte d’Ampurias.

In seguito alla morte violenta del fratello Barisone III, Adelasia fu riconosciuta dalla "Corona de Logu" giudicessa di Torres nel 1236.[1] Dopo la suocera Elena di Gallura e la zia Benedetta di Massa fu la terza sovrana regnante in Sardegna. Nel 1238, con la scomparsa prematura di Ubaldo Visconti, gli succedette nominalmente divenendo anche giudicessa di Gallura. Il marito, tuttavia, aveva designato come erede il cugino Giovanni Visconti che in effetti gli subentrò.[2]

Il matrimonio con Ubaldo Visconti[modifica | modifica wikitesto]

Carta del giudicato di Torres
(stampa del 1935)
La basilica di Ardara, dove Adelasia sposò Enzo e fu sepolta

Nel 1218 Mariano II di Torres, alleato dei genovesi, per assicurare la successione del reame alla figlia Adelasia, concluse un accordo con il giudice di Gallura Lamberto Visconti, che aveva minacciato di invadere i suoi territori per sottrargli il territorio con il sostegno dei pisani. Mariano, infatti, rendendosi conto di non aver la forza militare per contrastare i pisani, preferì giungere a patti promettendo in sposa la figlia Adelasia al figlio di Lamberto ed erede al giudicato di Gallura Ubaldo Visconti.

Lo stemma del giudicato di Torres

Nei termini dell'accordo, Lamberto avrebbe rimesso nelle mani del figlio la sovranità sulla Gallura e le altre terre tolte al giudicato di Cagliari anche con l'aiuto del giudice Pietro II di Arborea; Mariano II, dal canto suo, oltre a concedere ad Ubaldo la mano della figlia Adelasia (nata del palazzo giudicale di Ardara),[3] rinunciava ad alcuni diritti su alcune delle terre in Gallura, conquistate da suo padre Comita II, e, soprattutto, apriva implicitamente al giovane Visconti la via della successione al giudicato di Torres. In questo modo venivano anche a definirsi i contrasti tra Genova e Pisa che avevano grossi interessi commerciali con l'isola.[4]

Scontento di tale accordo, al contrario, era papa Onorio III, che vedeva sottratto il giudicato di Torres all'influenza della Chiesa di Roma e che, perciò, aveva tentato inutilmente di invocare l'aiuto dei milanesi contro i pisani. Egli, infatti, inviò immediatamente il suo cappellano Bartolomeo per annullare il matrimonio, ma il messo non riuscì nell'intento e l'accordo tra Pisa e Logudoro rimase valido e sempre in vigore.[5]

Le fastose nozze della dodicenne Adelasia furono celebrate nel 1219 nella chiesa della SS. Trinità di Saccargia, che all'epoca era un'importante abbazia di frati camaldolesi, già presenti in Sardegna, la più importante del giudicato di Torres (vi venivano tumulati i giudici), sita nei pressi di un tipico villaggio di contadini e pastori.[6]

Ubaldo, coetaneo di Adelasia, dunque, ereditò il giudicato di Gallura alla morte del padre, nel 1225. Mariano II di Torres, dal canto suo, morì più tardi, nel 1232, e, secondo le sue volontà, gli succedette il giovanissimo figlio Barisone III. Questi rimase sul trono, sotto reggenza, per soli tre anni e tre mesi, poiché fu trucidato dai sassaresi (non si è mai saputo chi fosse il mandante) in seguito ad una sommossa popolare, sobillata dai pisani contro il potere dispotico giudicale. Il giovane sovrano non aveva eredi diretti e fu sepolto nella chiesa di San Pantaleo a Sorso. Sempre per volontà di Mariano, i nobili logudoresi dovevano scegliere una delle sue figlie, Adelasia o Benedetta, come erede. Essi acclamarono all'unanimità Adelasia, sostenuta di buon grado dal marito Ubaldo, che a sua volta fu eletto giudice.[7]

La minorità di Barisone III diede luogo a una singolare situazione in materia di reggenza[8]: negli altri giudicati e regni europei a reggere il trono sarebbe stata la consorte del defunto sovrano, non così in Torres dove aveva solo un titolo onorifico e fu lo zio del ragazzo, Ithocorre, a capo di un consiglio di maggiorenti, ad avere il potere. La giudicessa madre Agnese di Massa lasciò figli e giudicato (non sono documentati suoi contatti con la figlia Adelasia, salita poi al trono) e ritornò a Cagliari. Qui, morta la sorella Benedetta, ottenne invece la reggenza per il nipote Guglielmo II Salusio V (1232-1238): risiedette a Santa Igia in un palazzo poi distrutto dai pisani e si risposò con Ranieri Donoratico della Gherardesca, col quale condivise gli ultimi anni trascorsi in Toscana.[9]

Giudicessa di Torres[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1237, papa Gregorio IX inviò il suo cappellano Alessandro in Sardegna per ricevere il riconoscimento da Adelasia della sovranità papale su Torres, così come sulle terre che ella ereditò dal nonno Guglielmo I di Cagliari, a Pisa, Massa, e Corsica. Nel palazzo di Ardara, alla presenza del frate camaldolese e abate della Santissima Trinità di Saccargia, Adelasia fece atto di vassallaggio che Ubaldo controfirmò (avrebbe versato annualmente al pontefice quattro libbre d'argento), cedendo il castello di Monte Acuto al vescovo d'Ampurias come garanzia della sua buona fede. Padre Alessandro dal canto suo tolse la scomunica comminata ai due coniugi da papa Gregorio per aver chiamato in aiuto i pisani in Sardegna. Al Visconti, comunque, non fu riconosciuta alcuna sovranità sulla Gallura oltre quella sull'antica autorità dell'arcidiocesi di Pisa.[10]
Inaspettatamente Ubaldo, col quale Adelasia aveva passato quasi un ventennio, colto da forti febbri, morì nel 1238 all'età di 31 anni.[11]

Chiesa di Santa Maria del Regno, Ardara: sotto l'altare maggiore è stata rinvenuta la tomba di Adelasia
Il castello di Burgos, in cui la regina trascorse gli ultimi anni della sua vita

Per le volontà di Ubaldo, sottoscritte nel gennaio del 1237, la Gallura doveva essere ereditata da suo cugino Giovanni Visconti. Pietro II di Arborea, anche lui tornato nelle grazie del pontefice dopo l'atto di vassallaggio, sarebbe divenuto tutore di Adelasia. Questa avrebbe dovuto presto sposare Guelfo dei Porcari, persona devota alla Santa Sede.[12]

Ma il cugino Giovanni si trovava a Pisa. Così Adelasia, che sorprendentemente aveva rifiutato di sposare Guelfo, succedette come sovrana nel giudicato di Gallura, in quanto vedova di Ubaldo. Nel frattempo rientrò nel nativo giudicato di Torres, trasferendosi dal castello gallurese di Monteacuto al palazzo giudicale di Ardara.[13]

La successione era però soltanto formale: Adelasia non aveva avuto figli da Ubaldo e questi aveva redatto, appunto, uno specifico testamento in cui nominava erede del giudicato il più prossimo parente, Giovanni (il padre era suo zio). Il nuovo giudice sbarcò presto in Gallura e, nonostante il suo regno non sarà lungo, gli subentrerà poi il primogenito Nino Visconti.
Adelasia, inoltre, non aveva intenzione di subire passivamente le direttive della Chiesa e, sebbene fosse già trentunenne[14]e non avesse mai procreato, preferì accettare la proposta dei Doria in merito a un matrimonio con un ragazzo di diciotto anni,[15] assai attraente e figlio naturale dell'imperatore Federico II, il principe Enzo.[16]

La scelta si rivelerà per lei non proprio felice, ma continuerà a fregiarsi, seppure nominalmente, del titolo di giudicessa di Gallura: pure Enzo di Svevia si comporterà fino alla morte, a dispetto della lontananza, della prigionia e del divorzio da Adelasia, come re di Torres e di Gallura, con l'emanazione di norme, la nomina di vicari, e, nel testamento, di successori, in quei territori, dopo la sua scomparsa.[17]

Enzo di Hohenstaufen morì a Bologna nel 1272, molti anni dopo Adelasia, quando il giudicato di Torres era ormai estinto e diviso tra le famiglie dominanti in quella parte dell'isola; il piccolo regno di Gallura stava similmente vivendo gli ultimi anni della sua vita e subirà la stessa sorte. Ma il prigioniero re di Sardegna (sarebbe stato ricordato e designato per sempre con questo titolo) continuava, nonostante tutto, a sentirsi e comportarsi come il sovrano di quelle regioni che aveva abbandonato, e le amministrava dal suo dorato carcere bolognese.[18]

Il matrimonio con Enzo di Hohenstaufen[modifica | modifica wikitesto]

Enzo di Svevia,
secondo marito di Adelasia

A quel punto, dunque, Manuele, Federico e Percivalle Doria, di Genova, grande rivale di Pisa, insieme all'arcivescovo di Torres Opizzo, convinsero l’imperatore Federico II, che sperava di riunificare l’antico Impero Romano, a far sposare il suo figlio naturale Enzo con Adelasia, istituendo un effimero regno di Sardegna.

Enzo arrivò da Cremona nell’ottobre dello stesso anno in cui morì Ubaldo Visconti e i due si sposarono assumendo il titolo di re e regina di Sardegna. L'imperatore inviò alla nuora una corona regale e il manto di ermellino, Il matrimonio fu celebrato nella chiesa palatina di Santa Maria del Regno ad Ardara, sita accanto alla "reggia", dove gli sposi risiederanno, anche se il bellissimo Enzo preferì presto dimorare per conto proprio in un palazzo a Sassari, tuttora esistente, di stile gotico-catalano.[19]

Ancora una volta Gregorio IX, infuriato nel vedere la Sardegna sottratta alla sua influenza, scomunicò Adelasia, che aveva violato gli accordi, e il marito svevo.

Nondimeno, dopo qualche mese, Enzo, insofferente e desideroso di ritornare nella penisola,[20] nel luglio del 1239 lasciò la Sardegna, convocato dall'imperiale genitore, per combattere nei suoi eserciti. Non fece più ritorno. Fu poi fatto prigioniero dai guelfi bolognesi nella battaglia di Fossalta, nel 1249, e incarcerato a Bologna dove rimase per il resto della vita nel palazzo, ancora oggi indicato col suo nome.[21] Nel 1246[22] il matrimonio con la giudicessa turritana, su richiesta di questa, venne annullato per adulterio. Nonostante ciò, Enzo, pur in cattività, continuò fino alla morte a fregiarsi del titolo di re di Torres e di Gallura: emanava decreti, impartiva ordini e direttive e, nel testamento, lasciò i territori sardi ad una figlia naturale.[23]

Gli ultimi anni della giudicessa[modifica | modifica wikitesto]

La regina Adelasia in tarda età
(peduccio pensile)

Gli ultimi anni della regina Adelasia furono tristi e solitari, avvolti nella leggenda delle cronache popolari. Non esistono documenti che possano in qualche modo inserire la figura dantesca di Michele Zanche nella sua vita.[24]

Rarissimi documenti parlano di lei, ma sicuramente era ancora sul trono fino al 1255, allorché il papa Alessandro IV scrisse quattro lettere ai giudici sardi e una era indirizzata alla sovrana di Torres.

Dopo il divorzio da Enzo, la giudicessa riunì la Corona de Logu ad Ardara ed informò i convocati di voler codificare le norme consuetudinarie del reame e riunirle in una Charta de rennu (parità dei diritti dell'uomo con la donna, stessa successione ereditaria per maschi e femmine, equa distribuzione delle imposte, tutela delle imprese e del commercio): il codice fu completato ma, tradotto dal latino in logudorese, dopo il decesso della regina, fu divulgato come Statuto sassarese, di ignoto autore.[25]

Adelasia, infine, dato che il palazzo ardarese e Sassari erano controllati dai vicari di Enzo, si ritirò volontariamente nell'arcigno castello di Burgos, che non lasciava mai e in cui trascorse i suoi ultimi anni.[26]

Nell'antica cattedrale di Torres è stato individuato, in un peduccio pensile scolpito, un ritratto della giudicessa in tarda età.[27]Morì intorno al 1259 in quel maniero, senza eredi, anziana per i canoni dell'epoca (52 anni) e non in buona salute.[28]

Recenti ricerche avviate dalla Soprintendenza ai monumenti della provincia di Sassari hanno individuato la tomba della regina in una cripta (in cui era stato inumato anche il padre Mariano II) davanti all'altare maggiore della chiesa di Santa Maria del Regno di Ardara, con lapide di marmo e resti umani. Della possibilità del suddetto rinvenimento esiste un chiaro indizio nel Condaghe di San Pietro di Silki.[29]Con la dipartita di Adelasia si estinse il giudicato di Torres, spartito tra i Doria, i Malaspina e gli Spinola.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Uras, p. 307
  2. ^ Carta Raspi, Storia della Sardegna,p. 150
  3. ^ Costa, p.103
  4. ^ Uras, p. 177
  5. ^ Murineddu, p. 123
  6. ^ Satta Branca, p. 84
  7. ^ Costa, p. 70
  8. ^ Oliva, p.20
  9. ^ Uras, p. 161
  10. ^ Uras, p. 309
  11. ^ AA.VV.,Il regno di Torres, p. 71
  12. ^ Uras, p. 318
  13. ^ Vigna-Coppi, p. 14
  14. ^ Cioppi, Enzo Re di Sardegna, p. 29
  15. ^ Cioppi, Enzo Re di Sardegna, p. 28
  16. ^ Uras, p. 335
  17. ^ Uras, p. 337
  18. ^ Cioppi,Enzo.., p. 56
  19. ^ Cioppi,Enzo.., p. 32
  20. ^ Cioppi, Enzo Re di Sardegna, p. 34
  21. ^ Brundo, p. 67
  22. ^ Oliva, p.24
  23. ^ Murineddu, p. 118
  24. ^ Boscolo, Michele Zanche.., p. 35
  25. ^ Uras, pp. 360-376
  26. ^ Uras, p. 355
  27. ^ Tilocca,p. 45
  28. ^ Brundo, p. 148
  29. ^ Condaghe di San Pietro di Silki, p. 43

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Il Condaghe di San Pietro di Silki, Dessì, Sassari 1900.
  • AA. VV., Il regno di Torres, I-II, Sassari 1999.
  • A. Boscolo, Adelasia di Torres , <Dizionario Biografico degli Italiani>, vol. I, Roma 1966.
  • Id., Agnese di Massa, <Dizionario Biografico degli Italiani>, Roma 1966.
  • Id., La Sardegna dei Giudicati, Cagliari 1979.
  • Id., Michele Zanche nella storia e nella leggenda, Sassari 1951.
  • C. Brundo, Adelasia di Torres, racconto storico, Sassari 2013.
  • R. Carta Raspi, Castelli medioevali di Sardegna, Cagliari 1933.
  • Id., Storia della Sardegna, Milano 1981.
  • A. Cioppi, Battaglie e protagonisti della Sardegna medievale, Cagliari 2008.
  • Id., Enzo Re di Sardegna, Sassari 1995.
  • E. Costa, Adelasia di Torres, romanzo storico, Nuoro 2008.
  • G. Deledda, Il sigillo d'amore, Milano 1927.
  • Di Tucci, Manuale di storia della Sardegna, Dessì, Cagliari 1918 ca.
  • F. Floris, Storia della Sardegna, Roma 2008.
  • E. Kantorowicz, Federico II di Svevia, Milano 1939.
  • F. Ledda-M. Cortès, I castelli del Giudicato di Torres, Olbia 2012.
  • A. Murineddu, (a cura di), Gallura, Cagliari 1962.
  • A.M. Oliva, La successione dinastica femminile nei troni giudicali sardi, <Miscellanea di studi medioevali sardo-catalani>, Cagliari 1981.
  • G.G. Ortu, La Sardegna dei Giudici, Nuoro 2005.
  • G.M. Poddighe, L'ultimo inverno di Adelasia, Sassari 2002.
  • A. Satta Branca, La Sardegna attraverso i secoli, Cagliari 1966.
  • F. Tedde, Ardara capitale del giudicato di Torres, Cagliari 1986.
  • P.P. Tilocca, Il castello di Burgos, Sassari 1997.
  • A. Uras, L'ultima regina di Torres, Curcio, Roma 2014.
  • B. Vigna-D. Coppi, L'amore e il potere. Adelasia di Torres, L'Unione Sarda, Ghiani, Monastir (CA) 2013.

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