Battaglia di Fossalta
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| Battaglia di Fossalta | |||||||
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| Parte battaglie tra Guelfi, Ghibellini e Impero | |||||||
Re Enzo viene scortato dalle truppe bolognesi all'interno delle mura cittadine (XIII sec.). |
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| Schieramenti | |||||||
| Guelfi (Bolognesi) | Truppe imperiali e Ghibellini (Modena, Cremona e sardi del giudicato di Torres) |
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| Comandanti | |||||||
| Sconosciuto | Enzo, re di Torres | ||||||
| battaglie tra Guelfi e Ghibellini |
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La battaglia di Fossalta, svoltasi nel 1249, fu lo scontro tra lo svevo re Enzo e l'esercito del Comune di Bologna.
[modifica] La battaglia
Il 25 maggio 1249, nella piccola località di Fossalta sul Panaro, avvenne la storica battaglia di Fossalta. Essa vedeva come schieramenti i guelfi di Bologna da una parte, dall'altra i ghibellini modenesi, cremonesi e le truppe sarde di Enzo di Svevia, re di Torres (figlio illegittimo dell'Imperatore Federico II Hohenstaufen). Dalla furibonda battaglia uscirono vincitori i bolognesi, che non si fecero scappare la succulenta occasione: catturarono Enzo e lo portarono in città, tenendolo come prigioniero (seppur di riguardo) in uno degli edifici che da lui tutt'ora ne conserva il nome, Palazzo re Enzo. Trattato molto onorevolmente, consentendogli di ricevere visite, avere servitori e relazioni femminili, non gli fu mai però concesso di uscire dalle sue stanze. Quella funesta battaglia a Fossalta gli costò molto caro: non riottenne più la libertà, nonostante le ripetute minacce del padre Federico II nei confronti dei bolognesi. Prima di morire, Enzo scrisse alla sua Puglia, l'amata terra che lo aveva visto bambino:
| « Va', canzonetta mia, e saluta Messere, dilli lo mal ch'i'aggio, quelli che m'à'n balilìa, sì distretto mi tene, ch'eo viver non porraggio; salutami Toscana, quella ched è sovrana in cui regna tutta cortesia; e vanne in Puglia piana, la magna Capitana, là dov'è lo mio core nott'e dia. » |
Alla sua morte gli furono dedicate solenni onoranze funebri e fu seppellito (tutt'ora esiste la sua tomba) nella Basilica di San Domenico della stessa città che l'ha tenuto prigioniero per ventitré lunghi anni.

