Volterra

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Volterra
comune
Volterra – Stemma Volterra – Bandiera
Volterra – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia Provincia di Pisa-Stemma.png Pisa
Amministrazione
Sindaco Marco Buselli (Uniti per Volterra) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 43°24′00″N 10°52′00″E / 43.4°N 10.866667°E43.4; 10.866667 (Volterra)Coordinate: 43°24′00″N 10°52′00″E / 43.4°N 10.866667°E43.4; 10.866667 (Volterra)
Altitudine 531 m s.l.m.
Superficie 252,85 km²
Abitanti 10 595[2] (01-01-2013)
Densità 41,9 ab./km²
Frazioni Mazzolla, Montemiccioli, Saline di Volterra, Villamagna[1]
Comuni confinanti Casole d'Elsa (SI), Colle di Val d'Elsa (SI), Gambassi Terme (FI), Lajatico, Montaione (FI), Montecatini Val di Cecina, Peccioli, Pomarance, San Gimignano (SI)
Altre informazioni
Cod. postale 56048
Prefisso 0588
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 050039
Cod. catastale M126
Targa PI
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti volterrani
Patrono San Giusto e San Clemente
Giorno festivo 5 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Volterra
Posizione del comune di Volterra all'interno della provincia di Pisa
Posizione del comune di Volterra all'interno della provincia di Pisa
Sito istituzionale

Volterra è un comune italiano di 10.595 abitanti della provincia di Pisa.

La città, celebre per l'estrazione e la lavorazione dell'alabastro, conserva un notevole centro storico di origine etrusca (di questa epoca rimane la Porta all'Arco, magnificamente conservata; la Porta Diana, che conserva i blocchi degli stipiti; gran parte della cinta muraria, costruita con ciclopici blocchi di pietra locale; l'Acropoli, dove sono presenti le fondamenta di due templi, vari edifici ed alcune cisterne; e numerosissimi ipogei utilizzati per la sepoltura dei defunti), con rovine romane (fra tutte il Teatro ad emiciclo) ed edifici medievali come la Cattedrale, la Fortezza Medicea ed il Palazzo dei Priori sull'omonima piazza, il centro nevralgico dell'abitato.

Velàthri (il nome etrusco di Volterra, In greco antico, Βελάθρη)' faceva parte della confederazione etrusca, detta dodecapoli etrusca o lucumonie. Il re (e gran sacerdote) era detto luchmon (lucumone). Il nome della città etrusca è ben leggibile nella serie di monete conservate al Museo Guarnacci[3]. Alcuni studiosi, tuttavia, sostengono che la corretta pronuncia del nome etrusco fosse in realtà Felathrash.[4] In latino la città assunse il nome di Volaterrae, dal quale deriva l'attuale.

Parte del territorio comunale fu l'epicentro del terremoto del 2 agosto 1853, che raggiunse la magnitudo 4.63 della Scala Richter ed il V-VI grado della Scala Mercalli.[5]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Clima della Toscana e Stazione meteorologica di Volterra Centro.

Precipitazioni nevose[modifica | modifica wikitesto]

Data la collocazione interna e collinare, Volterra riceve saltuariamente precipitazioni nevose di una certa consistenza. Eccezionale la nevicata di quasi 80 cm avvenuta tra il 9 e il 10 marzo 2010.[6]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalle origini alla caduta dell'Impero romano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Etruria e Conquista romana dell'Etruria.

Il colle su cui sorge Volterra era abitato già durante la prima età del ferro come confermano le grandi necropoli villanoviane delle Ripaie e della Guerruccia, situate sui versanti che guardano a ovest e a nord. Gli insediamenti presenti lungo le colline trovarono il loro punto di incontro nell'area della necropoli dove, intorno alla fine dell'VIII secolo a.C., iniziarono a svolgere mercati e realizzare aree di culto dando vita al processo di sinecismo che dette vita al primo nucleo urbano della città.

I reperti archeologici riferibili ai secoli VII e VI a.C. sono abbastanza scarsi ma mostrano una persistenza della cultura villanoviana accanto a le prime testimonianze della cultura orientalizzante.

Velathri fu una delle dodici città principali della confederazione etrusca e a partire dalla seconda metà del VI secolo a.C. ingrandì le mura a difesa dell'acropoli fino a raggiungere una circonferenza di circa 1800 metri, in pratica il piano sottostante la vetta del colle; questo processo si completò ai primi del V secolo a.C.

Le mura, ancora oggi per gran parte visibili, vennero costruite alla fine del IV secolo a.C. ed avevano un'estensione di 7300 metri. Oltre all'accresciuto centro urbano proteggevano anche le fonti, i campi ed i pascoli necessari per far sopravvivere le greggi degli abitanti dei dintorni che si rifugiavano all'interno per salvarsi dai saccheggi che spesso i Galli e i Liguri effettuavano in queste zone.

Dal IV secolo a.C. in avanti i reperti archeologici aumentano ed è possibile ripercorrere la storia della città che raggiunse il suo massimo splendore quando le città etrusche meridionali (Veio, Tarquinia, Cerveteri, Vetulonia ecc..) iniziarono a decadere a causa della loro vicinanza con la nascente potenza di Roma. Volterra era collocata molto più lontano e soprattutto era situata su un colle difficilmente accessibile e protetto da mura possenti. In quel periodo la città ebbe un grande sviluppo della sua economia basata sullo sfruttamento delle miniere di rame e di argento poste nei dintorni; oltre che di minerali il territorio volterrano era ricco di pascoli, foreste e di attività agricole. Il vicino fiume Cecina e la sua valle furono la naturale via di comunicazione verso il mare e favorì anch'esso i commerci. La vita politica e sociale era dominata dall'aristocrazia locale, con a capo la famiglia dei Ceicna, che seppe garantire un notevole benessere e anche una certa indipendenza. La parziale indipendenza venne mantenuta anche quando Velathri fu costretta, ultima tra le Lucumonie etrusche, a riconoscere la supremazia di Roma e a entrare verso la metà del III secolo a.C. nella confederazione italica con il nome di Volaterrae.

La città mantenne dei buoni rapporti con Roma e nel corso della seconda guerra punica fornì a Scipione grano e navi. La fedeltà venne ricompensata e nel 90 a.C. i volterrani ottennero la cittadinanza romana. Pochi anni dopo la città venne coinvolta nella guerra civile tra Mario e Silla schierandosi con Mario e accogliendo, all'interno delle sue mura, i resti dell'esercito mariano; Silla diresse personalmente l'assedio alla città che resistette per due anni (82-80 a.C.);[7] dopo i quali, con la popolazione stremata, la città si arrese subendo un devastante saccheggio. Volterra e i suoi abitanti furono privati del diritto di cittadinanza e il suo territorio fu dichiarato ager publicus. Dopo l'abdicazione di Silla, Volterra, difesa da Cicerone, amico dei Caecinae (i Ceicna dell'epoca etrusca) la più potente famiglia volterrana, riuscì a ritornare in possesso di gran parte delle terre confiscate e a godere di un periodo di prosperità e di crescita urbanistica testimoniato dalla costruzione del teatro e da un quartiere residenziale posto nell'area di Vallebona.

Ma furono gli ultimi bagliori. La città era isolata dal punto di vista viario, non era più necessaria come fortezza dopo l'assoggettamento dei Galli, il trasferimento nella capitale delle famiglie più ricche e la crisi economica che colpì i municipi italici nel I secolo d.C. portò la città a decadere in epoca imperiale. In quello stesso I secolo d.C. nacquero a Volterra due dei suoi figli più celebri: Aulo Persio Flacco nel 34 d.C., e San Lino, eletto nel 67 d.C. secondo papa della storia e martirizzato nel 76 d.C.

Negli anni della crisi e della decadenza dell'impero romano, Volterra non ha lasciato nessuna notizia di sé.

Dall'età cristiana al Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel V secolo d.C. divenne sede di una diocesi il cui vastissimo territorio ricalcava quello della Lucumonia e del municipio romano; nello stesso secolo venne fondato il tempio di Santa Maria, il primo duomo della città. Si segnala tra i primi vescovi volterrani, Giusto (†5 giugno 556), poi divenuto il patrono di Volterra, a cui si attribuisce il miracolo di aver salvato la città dall'assedio di Totila nel VI secolo.

Nei secoli seguenti la città venne governata dai Longobardi e dai Franchi fino ad arrivare al IX - X secolo quando iniziò il potere temporale dei vescovi. Il potere vescovile fu favorito dagli imperatori che concessero loro il governo della città e i vescovi lo estesero alle vicine città di San Gimignano e Colle Val d'Elsa. Il potere vescovile toccò il suo culmine all'epoca di Galgano Pannocchieschi, vescovo e governatore di Volterra per conto di Federico Barbarossa. Il suo governo dispotico fu anche la causa dell'inizio della rivolta contro quel potere. Lo stesso Galgano venne massacrato dal popolo inferocito sulla soglia del duomo nel 1170. I capi della rivolta anti-vescovile furono i locali signori feudali e gli esponenti della nascente borghesia comunale.

Nel 1208 venne iniziata la costruzione del Palazzo dei Priori, il simbolo e la sede del potere comunale. La costruzione fu veloce e di pari passo calava l'influenza dei vescovi sulla città che praticamente persero il loro potere alla morte del vescovo Pagano Pannocchieschi nel 1239. Il XIII secolo vide la costruzione di numerose case-torri, delle vere e proprie fortezze private per la difesa delle famiglie nobili, impegnate in frequenti e violente lotte di potere. Nello stesso secolo vennero costruite anche le mura medievali, tuttora esistenti. A cavallo tra il XIII e il XIV secolo anche a Volterra divamparono le lotte tra Guelfi e Ghibellini; qui le due fazioni erano rispettivamente guidate dalle famiglie Belforti e Allegretti.

Il comune di Volterra era circondato da potenti vicini come Firenze, Siena e Pisa in piena espansione territoriale, ma grazie a una saggia politica di buone relazioni seppe garantirsi l'indipendenza. Nel 1340 gli Allegretti vennero cacciati dalla città che a quel punto vide il passaggio dal comune alla Signoria: i Belforti erano ormai i signori di Volterra. Il primo vero signore fu Ottaviano Belforti che politicamente fu molto vicino a Firenze e in particolare a Gualtieri di Brienne. Nonostante la rapida parentesi rappresentata dal Duca d'Atene, Ottaviano rimase signore fino alla morte, giunta nel 1348; i suoi anni di governo videro la costruzione della parte meridionale della Fortezza, soprattutto la torre del Duca d'Atene, localmente nota come "Femmina", da cui è possibile dominare la città. Il successore di Ottaviano fu il figlio Bocchino, che governò come un tiranno e si alienò la fiducia dei volterrani e soprattutto di Firenze. Perso l'appoggio di Firenze, Bocchino cerco di vendere la città ai pisani ma il popolo insorse e tento di linciarlo; Bocchino riuscì a scampare al linciaggio ma dopo un processo sommario venne decapitato sulle scale del palazzo dei Priori il 10 ottobre 1361.

Dopo la sua morte i Belforti vennero cacciati dalla città e Volterra cadde sotto il controllo di Firenze. I fiorentini riconobbero l'indipendenza della città ma fu solo un atto formale. Nella realtà Firenze sceglieva il Capitano del popolo e i Gonfalonieri solo tra persone di sua fiducia e nel 1427 anche qui fu imposta la legge del Catasto fiorentino. Per Firenze Volterra era ormai un suo suddito. Ma i volterrani non si sentivano sudditi e contestarono il provvedimento. Inviarono a Firenze una delegazione che per tutta risposta fu arrestata e tenuta rinchiusa per diversi mesi. I volterrani insorsero in armi e il capo della rivolta fu Giusto Landini: venne cacciato il capitano fiorentino e venne conquistata la fortezza. La nuova indipendenza durò poco, infatti i volterrani si rivolsero a Lucca e Siena per avere aiuti ma le due città risposero picche. Lo stesso Giusto Landini fu vittima di una congiura ordita contro di lui da alcuni nobili volterrani atterriti dalle conseguenze economiche di uno scontro con Firenze: il Landini venne invitato dagli altri priori a un incontro nel palazzo comunale ma una volta giunto lì venne gettato da una finestra; accadde il 7 novembre 1429. Firenze ritornò padrona.

La definitiva sottomissione di Volterra avvenne nel 1472. Due anni prima erano state scoperte delle miniere di allume il cui sfruttamento aveva riacceso le faide familiari tra i nobili volterrani. Lorenzo il Magnifico ne approfittò e si schierò dalla parte della famiglia Inghirami anche se in realtà era Firenze e lui stesso a volere il controllo delle miniere. Per riportare ordine in città venne inviato un esercito composto da 7000 uomini con a capo Federico da Montefeltro; i soldati misero a ferro e fuoco Volterra, la saccheggiarono orrendamente e inoltre buttarono giù quasi tutte le case-torri. Per controllare definitivamente la città venne ampliata la fortezza dove venne edificata anche la torre detta il Mastio, simbolo della potenza fiorentina.

Volterra fu trascinata anche nelle vicende della repubblica di Firenze (1527-1530). La città si schierò dalla parte dei Medici, sostenuti dall'imperatore Carlo V e papa Clemente VII. Francesco Ferrucci, commissario della Repubblica, la occupò e vi si asserragliò con i suoi uomini nell'estate del 1530. La città venne assediata dalle milizie di Fabrizio Maramaldo e dalle truppe spagnole ma i volterrani dettero aiuto al Ferrucci. L'assedio fu lungo e più volte vennero tentati degli assalti poi gli imperiali tolsero l'assedio e il saccheggio sembrava scampato. Ma Francesco Ferrucci e i suoi uomini depredarono le case e le chiese di tutto l'oro e l'argento disponibile per farne moneta.

Dal Granducato di Toscana ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il definitivo rientro dei Medici a Firenze, Volterra seguì le vicende del neonato Granducato di Toscana.

Il Seicento e il Settecento furono secoli in cui la città subì una grossa flessione demografica causata dalla crisi economica che colpì la Toscana del tempo e accelerata dalle epidemie di peste del 1630 e del 1656 ma anche dalla disastrosa siccità del 1732. In questo periodo di grande crisi è da segnalare la presenza in città del pittore Salvator Rosa, che ospite delle famiglia Maffei dal 1654 al 1657, lasciò qui alcuni suoi lavori. Una ripresa si ebbe dopo il passaggio del Granducato ai Lorena. Nel XVIII secolo la lavorazione dell'alabastro trovò nuovi sbocchi commerciali e l'economia cittadina ne beneficiò.

Nel 1796 la città venne occupata dalle truppe francesi ma nel 1802 le truppe fedeli al Granduca condotte da Inghiramo e Curzio Inghirami cacciarono i francesi. Ma durò poco, infatti dopo l'annessione del Granducato alla Francia, Volterra divenne una sottoprefettura napoleonica. Questo stato di fatto durò dal 1808 al 1814 e in questo periodo numerose opere d'arte vennero rubate dalla città

Il ritorno al potere dei Lorena, nel 1814, coincise con un momento di ripresa economica e di crescita demografica. Negli anni seguenti si ebbe l'industrializzazione della produzione del sale e il grande sviluppo della manifattura legata alla lavorazione dell'alabastro. Nel 1843 Volterra contava 11.000 abitanti. Gli anni del secondo periodo lorenese videro l'ampliamento delle strade di accesso alla città e la costruzione del bellissimo Viale dei Ponti dalla cui terrazza si gode di un bello e vasto panorama che va fino al mare a e alla punta di Capo Corso.

Il Risorgimento vide la costituzione, nel 1849, della Guardia civica, espressione delle aspirazioni liberali dei cittadini. Nel 1860 la quasi totalità della popolazione votò si all'annessione al Regno d'Italia. Il maggior evento della vita volterrana fino alla fine del XIX secolo fu la costruzione dell'Asilo per Dementi, che nel XX secolo divenne uno dei più grandi d'Italia e la fonte primaria per l'occupazione degli abitanti. Nel 1912 venne inaugurata la linea ferroviaria Saline-Volterra dotata del sistema a cremagliera e rimasta in attività fino al 1958.

Durante la seconda guerra mondiale, operò nelle zona della foresta del Berignone, la 23ª Brigata partigiana Garibaldi "Guido Boscaglia" che contribuì alla liberazione della città avvenuta il 9 luglio 1944. Gli anni della guerra sono stati raccontati dallo scrittore, volterrano d'adozione, Carlo Cassola che raccontò personaggi ed episodi della vita dei volterrani e in special modo degli alabastrai, fieri antifascisti.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Particolare del teatro romano

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Volterra conta tantissime chiese ed edifici adibiti a scopi religiosi. Se ne riporta qui una lista:

Monasteri[modifica | modifica wikitesto]

Pievi[modifica | modifica wikitesto]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Oratori e Cappelle[modifica | modifica wikitesto]

Chiese soppresse[modifica | modifica wikitesto]

Duomo di Volterra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duomo di Volterra.

Il Duomo di Volterra in stile romanico, fu innalzato a più riprese tra il XII ed il XIII secolo. L'interno, restaurato nell'Ottocento, presenta elementi tardo rinascimentali. Il campanile che si erge a lato della facciata è un'elegante costruzione quattrocentesca. Di fronte al Duomo sorge il Battistero di San Giovanni; edificato nella seconda metà del Duecento, presenta una pianta ottagonale con pareti decorate secondo la classica bicromia dei marmi bianchi e verdi tipica delle costruzioni romaniche. L'edificio è sormontato da una cupola.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi di Volterra[modifica | modifica wikitesto]

Fortificazioni militari[modifica | modifica wikitesto]

Le porte[modifica | modifica wikitesto]

Le Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Fonte di Docciola: costruita verso il 1250 è stata utilizzata come lavatoio pubblico. Formata da due imponenti archi, all'interno ospita una grande vasca rettangolare.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

Manifestazioni artistiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Nelle due ultime settimane di luglio ospita il festival VolterraTeatro, la cui direzione artistica è affidata ad Armando Punzo, anche noto per l'attività teatrale che svolge all'interno del carcere della città e per aver fondato la Compagnia della Fortezza, compagnia teatrale interamente composta da detenuti. Il festival, nato come rassegna teatrale, è divenuto un evento multidisciplinare (teatro, musica, danza, poesia, arte e cultura).
  • Nelle prime settimane di agosto ospita il festival VolterraJazz
  • Nella prima quindicina di luglio all'interno della splendida area archeologica del teatro romano, si svolge il Festival Internazionale "Il Verso, l'Afflato, Il Canto" ideato e diretto da Simone Migliorini.
  • Da giugno a ottobre la manifestazione di arte contemporanea VolterrArte.

Manifestazioni folcloristiche[modifica | modifica wikitesto]

  • La domenica precedente al 2 giugno di ogni anno si svolge la manifestazione denominata "UT ARMENTUR BALISTARII", un Torneo di tiro con la balestra antica da banco, nel quale i balestrieri della Compagnia volterrana si sfidano per ottenere il titolo di Priore dei Balestrieri.
  • Nella terza e quarta domenica di agosto si svolge una rievocazione medievale dal nome A.D. 1398.
  • La prima domenica di settembre si svolge una manifestazione chiamata Astiludio. Trattasi di una serie di gare tra quattro squadre (tre squadre di tre città più la squadra di Volterra) di sbandieratori.

Ambientazioni letterarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Forse che sì forse che no - romanzo-tragedia scritto da Gabriele d'Annunzio nel 1910. È una storia d'amore affascinante, intrigante e struggente nello stile del Vate di Pescara in cui i protagonisti, il pilota Paolo Tarsis e le sorelle Isabella e Vana Inghirami (cognome importante nella nobiltà volterrana - vedi anche le tombe etrusche Inghirami) conducono la propria vicenda nell'atmosfera magico-misteriosa di una Volterra in cui lo scrittore riesce a far sentire il rumore del vento che proviene dalle Colline Metallifere e che risalendo su per la Salina tormenta gli animi ed i corpi dei protagonisti. Struggente e nel contempo estremamente affascinante è il senso di vuoto e di ineluttabile fine che proviene dalle Balze, sul ciglio delle quali sembra che i protagonisti immobili come l'ombra della sera, la statuetta filiforme del Museo Guarnacci, attendano il proprio destino.
  • Il volo dei corvi di Antonio Gestri. Passato e presente si alternano per far emergere la verità. Quella stessa verità che vi gelerà il sangue. Ambientato nello splendido scenario della città di Volterra, la trama si snoda tra realtà, presagi e maledizioni. Dei fatti che accadono nulla sembra avere un filo logico, ma qualcosa sta ritornando dal passato per presentare il conto da pagare.
  • Chimaira, un romanzo di Valerio Massimo Manfredi. Fabrizio Castellani arrivò a Volterra una sera di ottobre a bordo della sua Fiat Punto, con un paio di valigie e la speranza di vincere un posto da ricercatore all'Università di Siena. Un amico di suo padre gli aveva trovato un alloggio a buon mercato in una fattoria della Val d'Era a non molta distanza dalla città. Il colono se n'era andato qualche tempo prima, il podere era sfitto e lo sarebbe rimasto ancora a lungo perché il padrone pensava di ristrutturare il fabbricato e di venderlo a uno dei tanti inglesi innamorati della Toscana.
  • Assassin's Creed: Rinascimento. Libro dell'omonimo videogame, scritto da Oliver Bowden, racconta le avventure di Ezio Auditore, il quale tra i tanti nemici incontra Antonio Maffei. Quest'ultimo, è stato uno dei monaci che furono sotto l'impiego di Lorenzo de' Medici, ma adirato per la conquista di Volterra, suo paese natale, si allea con Uberto Alberti e i Pazzi nella congiura che ha cercato di assassinare i Medici.
  • Il giardino delle erbe proibite: l'autrice Titania Hardie ambienta quasi interamente il romanzo in Toscana, tra i giorni nostri e la metà del Trecento. Volterra è fra le città che la protagonista americana visita durante la sua vacanza in Italia.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Volterra[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo statuto, il comune di Volterra possiede quattro frazioni:

Altre importanti località, classificate come agglomerati, sono: Il Cipresso, Montebradoni, Pignano, Ponsano, Prato d'Era, Roncolla, San Cipriano, Sensano, Ulignano, Vicarello.[9]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1944 1946 Amedeo Meini designato dal CLN, socialista Sindaco
1946 1951 Mario Giustarini Lista PCI, PSI, Partito d'Azione Sindaco
1951 1956 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1956 1960 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1960 1964 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1964 1970 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1970 1975 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1975 1980 Mario Giustarini Lista PCI Sindaco
1980 1985 Giovanni Brunale Lista PCI Sindaco
1985 1990 Giovanni Brunale PCI Sindaco
1990 1995 Giovanni Brunale PCI Sindaco
1995 1999 Ivo Gabellieri Lista civica Federazione Democratica appoggiata dal centrosinistra Sindaco
1999 2004 Ivo Gabellieri Lista civica Unione per Volterra appoggiata dal centrosinistra Sindaco
2004 2009 Cesare Bartaloni Lista civica Insieme per Volterra appoggiata dal centrosinistra Sindaco
2009 2014 Marco Buselli Lista civica Uniti per Volterra Sindaco
2014 In carica Marco Buselli Lista civica Uniti per Volterra Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

La città di Volterra è gemellata con:

Esiste un patto di amicizia con:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Statuto comunale di Volterra, Art. 1.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 1º gennaio 2013.
  3. ^ Fabrizio Burchianti, Museo Etrusco Guarnacci, scheda 79. Pacini Editore, Pisa, 2013. A fronte della scheda sono riportate le foto di 3 monete (n° d'inventario MG 4761, MG 4772, MG 4763), abitualmente ricondotte al III sec. a.C. con ben leggibile, su ognuna, in senso antiorario (l'etrusco si leggeva da destra a sinistra), la scritta "FELAODI" (ho usato le lettere della tastiera più vicine ai simboli dell'alfabeto etrusco), che hanno valori fonetici consueti, tranne la F, corrispondente a "v", O corrispondente a "th", D corrispondente a "r". (Burchianti è l'attuale Direttore del Museo Etrusco di Volterra.)
  4. ^ Giuseppe Foscarini, Racconti Etruschi pag.126 "Il vero nome di Volterra etrusca". Loggia dè Lanzi, Firenze 1999
  5. ^ http://emidius.mi.ingv.it/DBMI04/consultazione/terremoto.php?visualizzazione=svg Stucchi et al. (2007). DBMI04, il database delle osservazioni macrosismiche dei terremoti italiani utilizzate per la compilazione del catalogo parametrico CPTI04. Quaderni di Geofisica, INGV.
  6. ^ Volterra fotoreportage neve - Forum meteo MeteoNetwork. URL consultato il 26-04-2010.
  7. ^ Strabone, Geografia, V, 2,6.
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Statuto comunale di Volterra, Art. 1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renato Bacci, Volterra, storia, itinerari, musei. Cartaria Garanzini, Milano 1994
  • Renato Bacci, Volterra, Museo Etrusco Guarnacci . Cartaria Garanzini, Milano 1997
  • Renato Bacci, La Pinacoteca e il Museo d'Arte Sacra. Arti Grafiche C.G., Milano 1997
  • Gianna Bertini, Enrico e Fabrizio Rosticci, Silvano Bertini e Volterra. Un connubio imprescindibile tra l'uomo e la 'sua' città, ETS, Pisa, 2009
  • Silvano Bertini, Scritti Volterrani, Pacini Editore, Pisa, 2004
  • Silvano Bertini, Le relazioni tra il Comune di Volterra e il Comune di Firenze dal 1361 al 1472, (Tesi di Laurea, 1948), Consorzio Turistico Volterra, Bandecchi e Vivaldi, Pontedera, 2004
  • Gabriele Cateni, L'ombra della sera, Felici Editore, 2007
  • Gabriele Cateni, Volterra. Il museo etrusco. Ed. Pacini, 2007
  • Lorenzo Aulo Cecina, Memorie istoriche della città di Volterra. Pisa, 1758
  • Mario Cristofani, L'acropoli di Volterra, nascita e sviluppo di una città. Milano, 1981
  • Paolo Ferrini, Volterra. Monografia della città. 2000. Gian Piero Migliorini Editore
  • Enrico Fiumi, Volterra etrusca e romana. Ed. Pacini, 1984
  • Alessandro Furiesi, Guida alla Pinacoteca di Volterra, Felici Editore, 2006
  • Lelio Lagorio, "Il lungo cammino di Volterra. Storia di una città millenaria dalle antiche leggende ad oggi", Pacini Editore Pisa, 1999
  • Lelio Lagorio, "La vita a Volterra negli Anni Trenta. Come un'antica città e un popolo orgoglioso hanno attraversato il fascismo", Franco Cesati Editore Firenze, 1995
  • Lelio Lagorio (a cura di), "Dizionario di Volterra"- La storia, La città e il territorio, I personaggi e gli scritti - 3 volumi e 1 appendice, Pacini Editore Pisa 1997
  • Luigi Pescetti, "Storia di Volterra". Seconda edizione a cura di Renato Galli, Biblioteca della Rassegna Volterrana,1985
  • Susanna Trentini, Volterra. Arti Grafiche C.G., Milano 2002

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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