Lingua etrusca

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Etrusco
Parlato in Etruria (Italia)
Periodo IX secolo a.C. - I secolo d.C.
Classifica estinta
Scrittura Alfabeto etrusco
Tipo agglutinante
Filogenesi isolata, lingue tirseniche
Codici di classificazione
ISO 639-3 ett  (EN)
Lingue tirseniche

L'etrusco è una lingua che fu parlata e scritta dagli Etruschi. Era diffusa in diverse zone d'Italia: principalmente in Etruria (odierne Toscana, Umbria occidentale e Lazio settentrionale), ma anche in alcune aree della Pianura padana, nelle attuali Lombardia ed Emilia-Romagna, da dove furono espulsi dai Galli, e in alcune zone della Campania, dove furono assorbiti dai Sanniti.

Origini e storia[modifica | modifica sorgente]

È una lingua considerata dai più non indoeuropea, ma oggi alcuni linguisti come Adrados, Bernardini-Marzolla, Pittau ecc. la considerano almeno in parte derivata dalle lingue indoeuropee, in particolare da quelle dell'Anatolia, come il luvio.[1]. Alcuni studiosi, tra cui Helmut Rix, collegano l'etrusco anche alla lingua retica, parlata dai Reti nell'area alpina fino al III secolo.

Inizialmente diffusa nell'Etruria propria (Alto Lazio - Toscana, tra il Tevere e l'Arno), si affermò successivamente in un'area più vasta, comprendente parte della pianura padana e della Campania, in seguito alla notevole espansione della cultura etrusca intorno al VI secolo a.C.

La lingua etrusca risulta attestata tra il IX secolo a.C. e il I secolo d.C.. In seguito il latino sostituì gradualmente ma completamente l'etrusco, lasciando solo alcuni documenti e prestiti linguistici nel latino; ad esempio persona (dall'etrusco φersu), e numerosi nomi geografici, tra cui Tarquinia, Volterra, Perugia, Mantova, Modena, forse Parma, e molti toponimi che terminano in "-ena", come Cesena, Bolsena, Siena, ecc.. Altri esempi di parole latine di probabile origine etrusca sono atrium, fullo, histrio, lanista, miles, mundus, populus, radius e subulo.

Testimonianze di una lingua affine nel Mediterraneo orientale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua lemnia.

Nel 1885 fu trovata, nell'isola greca di Lemno, in località Kaminia, la stele di Lemno, una doppia iscrizione incorporata nella colonna di una chiesa. Tale iscrizione sembra testimoniare una lingua pre-ellenica in tutto simile a quella degli Etruschi. Secondo il massimo storico greco Tucidide, l'isola di Lemno sarebbe stata abitata da gruppi di Τυρσηνοί ("Tirreni", il nome greco degli Etruschi), e il ritrovamento ha fornito la prova sicura che in quell'isola dell'Egeo, ancora nel VI secolo a.C., era parlata una lingua strettamente affine all'etrusco. L'iscrizione di Lemno è stata reperita su una pietra tombale sulla quale è scolpito un guerriero. L'iscrizione corre intorno alla testa e lungo un lato della figura del guerriero, ed è redatta in un alfabeto greco epicorico del VI secolo a.C.

Fra le parole chiaramente leggibili ve ne sono due: aviš e sialchveiš, che vengono giustamente confrontate con le parole etrusche avil "anno" e sealch, il numerale "40". L'iscrizione di Lemno fu pubblicata da E. Nachmanson (Athen. Mitteil. 33 1908, pp. 47. ss.).

Tracce degli Etruschi appaiono in alcuni nomi di località dell'Egeo, di Creta e dell'Asia Minore: uno dei molti esempi è Μύρινα (affine al nome gentilizio etrusco Murina di Tarquinia e Chiusi) e nomi di città nella stessa Lemno, in Misia. Alcuni linguisti hanno rintracciato affinità non sicure fra nomi etrusco-latini e nomi di persona presenti nelle tavolette in Lineare B di Cnosso: ad esempio ki-ke-ro. Questi dati vengono interpretati da alcuni studiosi come indizio dell'origine orientale degli Etruschi; sono considerati un segno di rapporti di fine età del bronzo fra Mediterraneo occidentale e orientale, da altri studiosi, che integrano la testimonianza dell'iscrizione di Lemno con quella dei geroglifici egizii di Medinet Habu, che parlano dei Popoli del Mare, ed elencano fra gli invasori anche i Twrs, nome che è stato confrontato con il greco Turs-anòi (dorico) e Tyrs-enòi (ionico) e Tyrrh-enoi (attico) e con il latino Tus-ci (da *Turs-ci) ed E-trus-ci.

Documentazioni dirette ed indirette[modifica | modifica sorgente]

Per la lingua etrusca disponiamo di due diversi tipi di documenti: i documenti diretti, ovvero quelli pervenutici in lingua etrusca (quasi esclusivamente per via epigrafica) ed i documenti indiretti, ovvero citazioni di opere letterarie etrusche in testi di altre lingue (e perciò tradotti) o i glossari di parole etrusche in altre lingue.

Le iscrizioni etrusche sono numerose ed in continuo accrescimento, in particolare quelle di carattere funerario od elogiativo. Hanno però spesso il difetto di essere molto brevi e di riportare quasi esclusivamente nomi propri di persone o di divinità.

Tra le iscrizioni più lunghe o di particolare interesse vi sono:

  • Le Lamine di Pyrgi, ritrovate dove sorgeva la città etrusca di Pyrgi (ca. 50 km a nord di Roma) e datate intorno al 509-508 a.C.. Riportano la dedica di un tempio alla dea etrusca Uni da parte del "governatore" della città di Caere, Thefarie Velianas. Le tre lamine, incise su oro, portano sia l'iscrizione in etrusco (circa 50 parole) sia la traduzione in lingua cartaginese (non a caso questa iscrizione è stata definita "bilingue"), caratteristica che ne ha in parte permesso la traduzione.
  • Il Liber linteus, ritrovato in Egitto a metà del XIX secolo, è il più lungo testo in lingua etrusca di cui disponiamo. Si tratta di un drappo di lino suddiviso in dodici riquadri rettangolari, utilizzato per bendare la mummia di una donna. L'iscrizione fu riportata dall'Egitto come cimelio dal croato Mihail de Brariæ, ed è detta anche "Mummia di Zagabria" in quanto conservata nel museo archeologico di Zagabria. Il testo di circa 1200 parole, che reca un calendario rituale, fu riconosciuto e studiato solo alla fine del XX secolo.
  • La Tegola di Capua, una grossa iscrizione su una tegola di terracotta di contenuto religioso contenente circa 300 parole, forse un calendario rituale. È particolarmente interessante perché il senso di scrittura delle righe è in forma bustrofedica (alternato da sinistra a destra e viceversa), piuttosto insolita per le epigrafi etrusche.
  • Il Disco di Magliano, una laminetta circolare di piombo con un'iscrizione sui due lati, disposta a spirale; contiene circa 70 parole.
  • Il Cippo di Perugia, un cippo confinario che presenta su due lati una lunga iscrizione di circa 136 parole.
  • La Tabula Cortonensis, una lamina in bronzo risalente al III o II secolo a.C. con iscrizioni in lingua etrusca, spezzata in otto parti di cui una risulta mancante. La tavola, delle dimensioni di un foglio di carta da lettera, contiene 206 parole ed è considerata il terzo testo etrusco per lunghezza dopo la Mummia di Zagabria e la Tegola di Capua. Ritrovata a Cortona nel 1992, è con molta probabilità un atto notarile in cui si descrive una vendita di terreni.
  • Un'iscrizione sul sarcofago di Laris Pulenas, conservato a Tarquinia; l'iscrizione è tracciata su un rotolo di pergamena che il defunto regge in mano, che ne descrive il cursus honorum.
  • Vanno infine citati i dadi da gioco in avorio ritrovati a Tuscania, grazie ai quali conosciamo i nomi dei primi sei numerali in lingua etrusca.

Struttura grammaticale[modifica | modifica sorgente]

L'etrusco è caratterizzato da una struttura grammaticale semplice, dal carattere sintetico, specificamente agglutinante che condivide ad esempio con le lingue caucasiche, le lingue dravidiche, le lingue uraliche e le lingue altaiche; inoltre è probabilmente caratterizzato dall'ergatività di tipo passivo, caratteristica che condivide per esempio con la lingua basca, la lingua berbera, la lingua curda e la lingua sumera. Alcuni ipotizzano che sia presente anche la corrispondenza semantica biunivoca, caratteristica di alcune lingue uraliche facenti parte del ceppo ugro-finnico.

  • nota:

Nella trascrizione corrente dell'etrusco mediante il moderno alfabeto latino si utilizzano le lettere latine corrispondenti per quasi tutti i grafemi etruschi. Inoltre si sfruttano le tre lettere greche θ, χ, φ, per indicare le occlusive sorde aspirate, e il segno š o simili (ad es. 's' - che indica la sibilante sonora - con un altro segno diacritico) per indicare la sibilante dentale sorda.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Come detto l'etrusco è una lingua sintetica, di carattere agglutinante.

Flessione nominale[modifica | modifica sorgente]

La declinazione nominale marca le categorie di numero e di caso ed è caratterizzata dai seguenti suffissi:

  • nominativo-accusativo (o assolutivo): non marcato.
  • genitivo I: -s ; genitivo II: -(a)l.
  • locativo: -i.
  • ablativo I: -is ; ablativo II: -(a)ls.
  • pertinentivo I: -si ; pertinentivo II: -(a)le.
  • plurale: -r (umano) ; -χva (non umano).
  • genitivo plurale: -ra-s (umano) ; -χva-l (non umano).
  • pertinentivo plurale: ra-si (umano) ; -χva-le (non umano).

Nell'etrusco arcaico ci sono alcune piccole differenze per il genitivo II (-(i)a) e per l'ablativo II (-alas).

Ogni parola si declina normalmente con una sola forma di genitivo, e conseguentemente anche di ablativo e pertinentivo, ma le regole della distribuzione tra le due declinazioni sono chiare solo per i nomi di persona.

In epoca tarda si diffonde un locativo in -e (< -a-i), mentre il suffisso -i è spesso soppiantato dalla particella -θi ("in, dentro") usata come posposizione; inoltre, sempre in epoca tarda, si trovano ablativi I in -es (< -a-is).

Con il caso pertinentivo si esprimono il complemento d'agente e l'oggetto indiretto. Esso può avere però anche usi particolari, che gli derivano dall'essere formato dalla successione dei suffissi di genitivo e locativo, in questo essendo quindi una delle più evidenti espressioni del carattere agglutinante della lingua. Pertanto si può considerare il "locativo del genitivo" (-s-i ; -(a)l-e). Ad esempio Aulesi significa "in (quello) di Aule", "nell'ambito di Aule".

I suffissi di plurale si differenziano tra nomi "umani" e "non umani" (es. huš "ragazzo" - hušur vs avil "anno" - avilχva). Il suffisso "non umano" -χva presenta varianti determinate dal tema del sostantivo (-cva; -va).

Esiste un suffisso -θur per i nomi collettivi; con i numerali il suffisso di plurale "non umano" è omesso.

Talvolta tra il tema e il suffisso di plurale "umano" si trova una vocale apparentemente di raccordo, che rappresenta invece un residuo del tema preistorico (es. clan, "figlio" - clen-a-r).

I nomi di persona seguono regole particolari: benché in etrusco solitamente non ci sia distinzione di genere grammaticale, i nomi femminili, siano essi prenomi o gentilizi, vengono spesso marcati con -i o -ia. In Etruria meridionale il nominativo del gentilizio maschile viene marcato con -s.

Per i nomi di persona, come detto, è possibile determinare la distribuzione delle declinazioni:

  • nomi terminanti in vocale: genitivo, ablativo, pertinentivo I.
  • nomi terminanti in dentale, sibilante e femminili in -i: gen., abl., pert. II.
  • nomi terminanti in liquida: gen. I in -us (abl. -uis, pert. -usi).

Molti sostantivi si formano dalle radici verbali, che in se stesse rappresentano forme verbali finite.

zic = scrivere

zic-n = lo scritto, lo scrittore

zic-n-ce = egli ha scritto

Gli aggettivi spesso derivano dai sostantivi attraverso il suffisso finale -na:

suθi = tomba > suθi-na = tombale

Flessione verbale[modifica | modifica sorgente]

Il paradigma del verbo non si può ricostruire con certezza, data la documentazione relativamente scarsa.

La radice verbale può essere ampliata con vari suffissi; sono marcate le categorie del tempo e del modo, della diatesi attiva e passiva, ma non del numero.

La prima persona del presente non è marcata (es. capi "contenere" - mi capi "io contengo").

Esistono apparentemente diversi suffissi di terza persona, ma sembra comunque che una tale definizione non abbia molto senso, perché probabilmente le persone non venivano distinte. Pertanto, sembrerebbe ad esempio che il suffisso di preterito -ce valga per tutte le persone (es. io diedi, tu desti, egli diede, Vel e Velia diedero = mi alce, *un alce, eca alce, Vel Veliac alce).

Suffissi verbali noti:

  • presente: non marcato.
  • passato attivo: -ce.
  • passato passivo: -χe.
  • necessitativo: -(e)ri.
  • ingiuntivo: -e.
  • congiuntivo: -a.
  • imperativo: non marcato.
  • participio presente attivo: -as(a); -u; -θ.
  • participio passato attivo: -θas(a); -nas(a).
  • participio passato passivo: -u; -icu; -iχu.

Il modo detto necessitativo ha un valore analogo al gerundivo latino; l'ingiuntivo è una categoria verbale che formula l'azione senza tenere conto del parametro temporale. In età arcaica il suffisso variava foneticamente tra i ed e, poi prevalse e.

Esistono infine anche suffissi che formano nomi d'agente (-(a)θ; es. zilaθ - "colui che fa giustizia, pretore") e nomi d'azione (-il; es. ac-il - "opera", da ac-, "fare").

Flessione pronominale[modifica | modifica sorgente]

Il pronome personale di prima persona singolare è certo ed è

  • mi = io , mini = me (ogg.).

Per gli altri può ancora sussistere qualche dubbio, ma sembrebbero:

  • un = te (ogg.).
  • une = in te, per te.
  • enas = <di noi>.
  • unuχ = voi.
  • I pronomi dimostrativi sono:

ica (arcaico)/eca (recente) = "questo", "il". ita (arcaico)/eta (recente) = "questo", "il". È dubbio se (i)ša sia un pronome possessivo enclitico ("suo") o un terzo pronome dimostrativo.

I pronomi marcano tutti l'accusativo (arcaico -n; recente -ni); il plurale è indicato con -l.

Tra ica e ita, quando sono in opposizione sembra esserci una differenza di vicinanza, maggiore (ica) o minore (ita) rispetto al parlante.

È noto anche un altro pronome dimostrativo, esta- ("quello").

  • La declinazione di ica e ita in etrusco recente è la seguente:
  • ica:
    • nom.: (e)ca
    • acc.: (e)cn
    • gen.I: cs
    • gen.II: cla, cal
    • loc.: cei
    • abl.I: ces, -cs
    • pert.II: cle
    • acc.plur.: cnl
    • gen.I plur.: czl/csl
    • gen.II plur.: clal
    • pert.II plur.: clel
  • ita:
    • nom.: (e)ta
    • acc.: tn
    • gen.I: -ts
    • gen.II: -tla
    • loc.: tei
    • abl.I: teis/-tis/-ts
    • pert.II: -tle
  • I pronomi relativi sono:

an per gli "umani" e in per i "non umani". Il pronome relativo-interrogativo è ipa.

Numerali[modifica | modifica sorgente]

Simboli dei numeri etruschi
Decimale Etrusco Simbolo *
1 θu I
5 maχ Λ
10 šar X
50 muvalχ ­­
100 ? C , Ж
500 ? (un cerchio con all'interno 5 punti)
1000 ? (un fuso con all'interno 3 punti)

(* La forma dei simboli è approssimata, perché non sono inclusi nel set dei caratteri normalmente disponibili nei computer.)

1 thu

2 zal, es(a)l

3 ci

4 ša

5 mach

6 huth

7 semph(?)

8 cezp(?)

9 nurph(?)

10 šar

16 huthzar

17 ciem zathrum

18 eslem zathrum

19 thunem zathrum

20 zathrum

27 ciem cealch

28 eslem cealch

29 thunem cealch

30 cialch (cealch)

40 šealch

50 muvalch (*machalch)

60 *huthalch

70 semphalch(?)

80 cezpalch(?)

90 *nurphalch(?)

100 ?

1000 ?

Alfabeto[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione dell'alfabeto etrusco

L'alfabeto etrusco deriva da quello greco arcaico degli eubei, introdotto in Italia centrale nel VII secolo a.C., in uso nella colonia greca dell'isola di Ischia presso la città di Cuma.

Il verso della scrittura è bustrofedico nelle più antiche iscrizioni, mentre quelle classiche hanno l'andamento verso sinistra come nel punico. Poche iscrizioni seguono l'andamento da sinistra a destra, e in tal caso i caratteri etruschi sono riflessi. Per separare le parole si scrive un puntino.

Dall'alfabeto etrusco, e in particolare dall'alfabeto nordetrusco, si ritiene derivino l'alfabeto di Lugano, l'alfabeto venetico, l'alfabeto retico, l'alfabeto lepontico, l'alfabeto camuno e il Fuþark antico che è la variante più antica dell'alfabeto runico.[2]

Nella seguente tabella, a fianco del carattere etrusco compare la lettera dell'alfabeto latino o greco che meglio lo approssima, segue il suggerimento fonetico.

Storia dell'alfabeto

Media età del bronzo XIX secolo a.C.

Meroitico III secolo a.C.
Ogham IV secolo d.C.
Hangŭl 1443 d.C.
Sillabico canadese 1840 d.C.
Zhuyin 1913 d.C.
Alfabeto etrusco
Caratteri etruschi Trascrizione Suono IPA
EtruscanA-01.svg A vocale ɑ
EtruscanB-01.svg B consonante b (assente)
EtruscanC-01.svg C\G consonante k
EtruscanD-01.svg D consonante r, d (assente)
EtruscanE-01.svg, EtruscanE-02.svg E vocale e
EtruscanF-01.svg V\W consonante v
Z Ș\Z consonante ts
EtruscanH-01.svg, EtruscanH-02.svg H consonante h
EtruscanTH-01.svg, EtruscanTH-02.svg, EtruscanTH-03.svg Ț consonante /tʰ/
EtruscanI-01.svg I vocale i, consonante j
EtruscanK-01.svg K consonante k (iniziale)
EtruscanL-01.svg L consonante l
EtruscanM-01.svg M consonante m
EtruscanN-01.svg N consonante n
EtruscanO-01.svg O vocale u, o (assente)
EtruscanP-01.svg P consonante p
EtruscanSAN-01.svg Ś consonante ʃ
EtruscanQ-01.svg Q consonanti q
EtruscanR-01.svg, EtruscanR-02.svg R consonante r
EtruscanS-01.svg S consonante s
EtruscanT-01.svg T consonante t
EtruscanV-01.svg U vocale u, consonante w
EtruscanX-01.svg X ( Ṡ ) consonante z
EtruscanPH-01.svg, EtruscanPH-02.svg F consonante /pʰ/
EtruscanKH-01.svg, EtruscanKH-02.svg Ψ ( KH ) consonante /kʰ/
EtruscanF-02.svg F consonante f

Calendario[modifica | modifica sorgente]

Poco ci resta del computo del tempo degli etruschi.

Non avevano le nostre settimane e quindi neppure il nome dei giorni. Probabilmente il giorno iniziava all'alba. L'anno invece poteva iniziare come nella Roma arcaica il primo giorno di marzo (cioè il nostro 15 febbraio), o qualche giorno prima, il 7 febbraio.

Probabilmente calcolavano i giorni di ogni mese come i romani, con le calende, che è una parola di origine etrusca.


Ci resta testimonianza del nome di otto mesi del calendario sacro.

  • uelcitanus (lat.) = marzo.
  • aberas (lat.) = aprile; apirase = nel mese di aprile.
  • ampiles (lat.) = maggio; anpilie = nel mese di maggio.
  • aclus (lat.) = giugno; acal(v)e = nel mese di giugno.
  • traneus (lat.) = luglio.
  • ermius (lat.) = agosto.
  • celius (lat.) = settembre; celi = nel mese di settembre.
  • xof(f)er(?) (lat.) = ottobre.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Si veda anche l'analogo problema del tartessico e l'ipotesi di Wikander.
  2. ^ Giuliano Bonfante, Larissa Bonfante, The Etruscan Language: An Introduction, Manchester University Press, 2002, Edizione II, p. 117 e seguenti

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • "Abecedario della lingua etrusca" Carrara Marco. Amazon.it ebook - 2013
  • L'enigma svelato della lingua etrusca, Giulio M. Facchetti, Newton & Compton editori, Roma, 2000. Seconda edizione 2001.
  • Il « mistero » della lingua etrusca, Romolo A. Staccioli (alla fine dell'opera è presente un glossario di vocaboli etruschi attualmente decifrati con certezza.) Newton & Compton editori, Roma, 1977. 2° édition, 1987.
  • Gli Etruschi: una nuova immagine, Mauro Cristofani, Giunti, Firenze, 1984.
  • L'etrusco una lingua ritrovata, Piero Bernardini Marzolla, Mondadori, Milano, 1984
  • La parola agli Etruschi, Piero Bernardini Marzolla, ETS, Pisa.
  • Lingua e cultura degli Etruschi, Giuliano e Larissa Bonfante, Editori Riuniti, 1985
  • Rivista di epigrafia etrusca, Mauro Cristofani (nella rivista Studi Etruschi, pubblicata dall'Istituto di Studi Etruschi e Italici, Firenze)
  • Rix, Helmut: Etruskische Texte, 1991, ISBN 3-8233-4240-1 (2 Bde.)
  • Rix, Helmut: Rätisch und Etruskisch , Innsbruck, Inst. für Sprachwiss. , 1998, ISBN 3-85124-670-5
  • Pfiffig, Ambros Josef: Die etruskische Sprache , Verl.-Anst. , 1969
  • Perrotin, Damien Erwan: Paroles étrusques, liens entre l'étrusque et l'indo-européen ancien , Paris [u.a.] , L'Harmattan, 1999 , ISBN 2-7384-7746-1
  • Pallottino, Massimo: La langue étrusque Problèmes et perspectives , 1978
  • Guignard, Maurice : Comment j'ai déchiffré la langue étrusque , Burg Puttlingen , Impr. Avisseau , 1962
  • Otto Hoffmann, Albert Debrunner, Anton Scherer: Storia della lingua greca, Napoli, Gaetano Macchiaroli Editore, 1969, vol. I, pp. 25-26.
  • Iscrizioni etrusche, leggerle e capirle Enrico Benelli
  • Introduzione allo studio dell'etrusco, Mauro Cristofani, Leo S. Olschki editore, 1991.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]