Basilica di San Simplicio
Coordinate: 40°55′31.8″N 9°29′47.8″E / 40.9255°N 9.496611°E
| Basilica di San Simplicio | |
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| Paese | |
| Regione | Sardegna |
| Località | Olbia |
| Religione | Cattolica |
| Diocesi | Diocesi di Tempio-Ampurias |
| Stile architettonico | Romanico |
| Inizio costruzione | fine dell'XI secolo |
| Completamento | prima metà del XII secolo |
La Basilica di San Simplicio ad Olbia è il più importante ed antico monumento religioso della Sardegna nord-orientale[1] e una testimonianza della diffusione del Cristianesimo sull'isola. Chiesa parrocchiale dal 1955, è stata insignita del titolo di basilica minore nel 1993.
È dedicata a San Simplicio di Olbia, vescovo della città e martire sotto l'imperatore Diocleziano, oggi Patrono della diocesi di Tempio-Ampurias e della città di Olbia.
Indice |
[modifica] Storia e costruzione
La chiesa, costruita tra la fine dell'XI secolo e gli inizi del XII secolo, in stile romanico-pisano, sorge su una piccola collina, situata un tempo fuori dalle mura e utilizzata dall'epoca punica fino al Medioevo come area cimiteriale. Appartiene al primo romanico il quale presenta un carattere sobrio e maestoso ed una scarsa propensione alla decorazione. Sull'area esisteva già una chiesetta paleocristiana, eretta probabilmente tra il 594 e il 611, che a sua volta era situato accanto ad un edificio templare di epoca romana. È un edificio costruito in parte con il granito.
L'edificio è stato edificato in tre differenti periodi. In una prima fase costruttiva, risalente alla fine dell'XI secolo, sono stati edificati l'abside, i muri perimetrali e la maggioranza delle colonne interne. Durante i primi decenni del XII secolo sono state realizzate la copertura a botte delle navate laterali e un rialzamento in muratura dei muri perimetrali; il decennio successivo ha visto il completamento della copertura e della facciata.
[modifica] Descrizione e struttura
[modifica] Esterni
La chiesa presenta una facciata tripartita da due lesene, arricchita da una trifora incassata, con colonnine in marmo; quella di sinistra, quadripartita, ha scolpiti sul fronte una piccola faccia e un serpente sul lato; su quella di destra, divisa in sei colonnine, è scolpita una cinghia, in una soluzione di continuità che rappresenta nella simbologia cristiana l'immortalità dell'anima. I capitelli sono in pietra lavica nera con ornamenti di figure di uccelli (non più chiaramente distinguibili) e foglie di acanto, sormontati da uno sproporzionato echino. Successivo alla costruzione della chiesa è invece il campanile a vela di gusto spagnolesco sulla destra.
A sinistra nella facciata, sotto un archetto, una lastra marmorea di recupero, raffigurante forse Cristo che entra in Gerusalemme, o uno scontro tra cavalieri, sembra essere riconducibile all'età alto-medioevale, proveniente da un edificio scomparso.
L'abside, tripartita da due lesene, è decorata da delle mensoline scolpite dove poggiano gli archetti, ed è sovrastata da un grosso frontone.
Le facciate laterali a nord e a sud presentano una doppia fila di navatelle; le prime, sporgenti, in granito, sono risalenti alla prima fase costruttiva, mentre le altre, in muratura, incassate in stile romanico, sono risalenti alla seconda fase costruttiva.
[modifica] Interni
La basilica, costruita in forme pisane con influssi lombardi, è quasi interamente in granito, con l'interno a tre navate divise da arcate sostenute da colonne che si alternano a pilastri. Al centro dell'abside si notano due affreschi sbiaditi, nei quali si riconoscono San Simplicio e San Vittore, vescovo della città dopo il 595.
Sotto l'altare è conservato il busto reliquiario in legno policromo raffigurante il santo titolare, ai cui piedi, in una teca, sono conservate le presunte reliquie del santo. Queste furono reperite nel 1614 durante degli scavi archeologici nella cripta della chiesa; subito dopo il ritrovamento vennero trasferite nella chiesa parrocchiale dedicata a San Paolo, interna alla città e quindi protetta dalle mura, fino a quando nel 2001 il vescovo Paolo Mario Virgilio Atzei ne decise il ritorno nella basilica con processione solenne.
[modifica] Note
- ^ Così affermano don G. Debidda e l'architetto A. M. Careddu in un pannello posto accanto alla chiesa
[modifica] Collegamenti esterni
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