Castello di Monza

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Castello di Monza
Castello visconteo
Porta Milano e le rovine del castello visconteo
Porta Milano e le rovine del castello visconteo
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Città Monza
Informazioni generali
Inizio costruzione 1325
Demolizione XIX secolo
Condizione attuale sopravvive la torre Viscontea

AAVV, Il Cicerone di Monza. Guida storica, turistica e culturale della città, Edizioni Cadorin Paolo, Monza, 1996

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Il castello visconteo di Monza era una struttura difensiva collocata nei pressi dell'attuale palazzo della Rinascente, realizzato nel corso dell'Ottocento, a ridosso del Lambro. A pianta quadrangolare, era circondato da un profondo fossato di difesa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La collocazione[modifica | modifica sorgente]

Dai rilevamenti topografici compiuti in data 14 febbraio 1779[1] risultava ancora abbastanza evidente l'andamento della vecchia strada provinciale da Milano, che superata la porta cittadina, si trovava a fiancheggiare alla sua destra, ad est, un poggio naturale che si innalzava fin sulle rive del Lambro. Tale altura, sulla riva destra del Lambro, risultava già presente in una carta dell'anno 879, riscoperta e pubblicata in quegli stessi anni, sul finire del XVIII secolo, dallo storico Antonio Francesco Frisi. Tale carta, nella cui relazione si fa riferimento alla strada che correva bassa e invallata, individuava questo luogo come «ABAALTA», probabilmente dal latino «AB ALTA RIPA».

Tali circostanze topografiche molto influirono Galeazzo I Visconti nella scelta del sito su cui ergere il proprio castello, che si trovava così non solo molto vicino all'abitato, ma anche in posizione dominante, a controllo sia della strada che del fiume.

La fondazione[modifica | modifica sorgente]

Galeazzo I volle personalmente assistere agli scavi per le fondamenta del mastio, per le quali si procedeva senza alcun disegno, «ma così a tentoni, adattando la fabbrica alle accidentalità del terreno ed alle esigenze della viabilità esistente».[2] Uno dei problemi principali riguardo l'erezione della torre fu quello di dover rispettare la strada[3] che proveniva da Milano - al tempo nient'altro che un angusto sentiero - che, giunta in prossimità del futuro castello, si biforcava in due sentieri distinti: l'uno, a sinistra, che andava alla torre di Cesare e ad entrava in città, l'altro, a destra, che guadava il Lambro, garantendo peraltro l'accesso ai mulini di destra e di sinistra del fiume. Tale inconveniente costrinse pertanto all'erezione del nuovo mastio fuori asse rispetto la preesistente torre di Cesare e troppo ridotto, nelle dimensioni per poter ospitare un adeguato presidio militare. Fu per questo motivo che venne eretta l'attigua rocchetta, caratterizzata da una pianta trapezoidale, dal momento che il quarto lato risultava sghembo, sempre a causa della preesistenza della strada per i mulini.

Il nucleo più antico del castello risale pertanto al 1325, in seguito alla conquista di Galeazzo I di Monza. Al di là della più evidente ragione di voler rafforzare le difese cittadine, uno dei motivi per cui venne edificato il castello fu la sicurezza personale di Galeazzo I, che qui ideò delle spietate prigioni in cui poter rinchiudere i propri nemici politici. Poste nella torre d'angolo «tra el mezzodì e l'occidente»[4], erano poste al di sotto del piano d'ingresso del castello; esse avrebbero presto preso il nome di forno poiché i prigionieri venivano calati per una buca all'interno della propria cella, a volta.

L'enorme torre detta appunto "dei Forni" doveva misurare un'altezza di 42 metri e doveva risultare non dissimile dal castello di Trezzo o dal Castel Baradello. In sostanza si doveva presentare come una grande torre circondata da muraglie e forti a sua difesa.

Per completarne la costruzione fu necessario demolire anche una chiesa adiacente. Il castello fu poi ingrandito e protetto da un fossato da Galeazzo II.

Lo stesso Galeazzo I, costruttore del castello, vi è stato prigioniero nel 1327 per volere dell’imperatore Lodovico IV il Bavaro. Nel 1333 vi furono rinchiusi i partecipanti alla congiura contro Azzone Visconti. Altra prigioniera famosa nel castello è stata Caterina Visconti, duchessa di Milano, che vi morì nel 1404.

Molti furono gli assedi sostenuti in varie vicende dal castello monzese: il più noto è forse quello che vide Estorre Visconti sostenere quello posto dal Carmagnola nel 1412. Nel 1527 una mina, posta dalla popolazione in odio a quel triste luogo di sofferenze, fa parzialmente crollare la torre. Il 28 giugno 1590 Giuseppe Molteno deponeva presso il magistrato camerale che non vi fosse più alcun manufatto da distruggere, ad eccezione della torre mastra, unica ad essere sopravvissuta circondata dalla sua muraglia. Tale versione viene confermata da una successiva testimonianza depositata da Battista Soncino il successivo 7 luglio. Incisioni del XVIII secolo ritraggono il rudere coperto di vegetazione. Il castello abbandonato, anche per l'evoluzione delle tecnologie militari, decadde sempre più.

Con l'avvento delle idee della rivoluzione francese i castelli italiani vennero considerati simboli del dispotismo; si pensò così di demolire quello di Milano, salvato per fortuna in un secondo tempo. Quello di Monza non sfuggì invece a questo pregiudizio e venne completamente abbattuto nel 1807: le sue pietre vennero riutilizzate per la costruzione del muro perimetrale del parco di Monza per volere di Eugenio di Beauharnais.

Ciò che è rimasto[modifica | modifica sorgente]

Dell'intero castello non sopravvivono che alcuni resti delle fondamenta, situati - totalmente disorientati rispetto al nuovo edificio - nei locali sotterranei del successivo Palazzo Frette, eretto a parziale imitazione delle forme del castello nel 1885. Dello spessore di circa due metri e costituiti da mattoni pieni, tali ruderi si trovano nell'area rivolta a nord dell'edificio. La torre viscontea, che sorge lungo il corso del Lambro invece, non è altro che un rifacimento risalente al 1808 ad imitazione di una delle torri minori del castello, «impiantata di getto a cavaliere del precipitato muro di tramontana e perciò occupante una sola quarta parte del piano dell'antica torre dei forni.»[5][6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Archivio di Stato - Strade, cartella 288
  2. ^ Luigi Zerbi, Il castello di Monza e i suoi forni, in Archivio Storico Lombardo, fascicolo I, Milano, 31 marzo 1892 - p. 32
  3. ^ L'importanza del rispetto di quella strada era dato al tempo non solo dall'antichità di questa, ma anche dal fatto che era stata citata nel testamento di Guidone e Imelda De Orriciis.
  4. ^ Riportato in Luigi Zerbi, Il castello di Monza e i suoi forni, in Archivio Storico Lombardo, fascicolo I, Milano, 31 marzo 1892 - p. 35
  5. ^ Luigi Zerbi, Il castello di Monza e i suoi forni, in Archivio Storico Lombardo, fascicolo I, Milano, 31 marzo 1892 - p. 35
  6. ^ La torre dei Forni misurava esternamente quattordici metri per lato, mentre internamente soltanto dieci: per questa ragione si evince che almeno alla base lo spessore dei muri era di due metri, coincidente dunque con le fondamenta rinvenute al di sotto di Palazzo Frette.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luigi Zerbi, Il castello di Monza e i suoi forni, in Archivio Storico Lombardo, fascicolo I, Milano, 31 marzo 1892 - pp. 29-80
  • Luigi Zerbi, Il castello di Monza e i suoi forni, in Archivio Storico Lombardo, fascicolo II, Milano, 30 giugno 1892 - pp. 261-343
  • AAVV, Il Cicerone di Monza. Guida storica, turistica e culturale della città, Edizioni Cadorin Paolo, Monza, 1996 - pp. 135-138

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]