Augustin Thierry

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Jacques-Nicolas-Augustin Thierry

Jacques-Nicolas-Augustin Thierry (Blois, 10 maggio 1795Parigi, 22 maggio 1856) è stato uno storico francese.

È considerato uno dei maggiori storiografi del romanticismo, padre della moderna teoresi storiografica basata sull'utilizzo di fonti di prima mano, e su ricostruzioni di carattere storiografico scevra da ogni condizionamento politico. La sua attività si concentra soprattutto sulle dinamiche passate che hanno condotto la Francia alle instabilità politiche della rivoluzione del 1789, passando per la restaurazione borbonica fino alla rivoluzione del 1830, sostenuta da Thierry e riconosciuta da questi come il compimento finale di un percorso lungo iniziato nei primissimi secoli successivi alla caduta dell'impero romano e alle conseguenti invasioni barbariche dei territori galloromani ad opera dei Franchi.

Nel corso di un lavoro imponente, il cui ritmo non si allentò neppure quando Thierry perse completamente la vista, produsse opere che, come l'Histoire de la conquéte de l'Angleterre par les Normands, (Storia della conquista dell'Inghilterra, del 1825) e i Récits des temps mérovingiens, (Racconti del tempo dei Merovingi, 1840), svolsero un ruolo eminente nel processo di reciproca fecondazione verificatosi in epoca romantica tra letteratura e storiografia.

La vita di Thierry fu segnata dall'infermità fisica: l'atassia locomotrice lo rese paralitico e storpio già nel 1824, mentre la cecità parziale di cui già soffriva divenne totale nel 1828. Una sua fervente ammiratice, Julie de Quérangel, si occupò di lui per il resto dei suoi giorni, e dopo la morte di Julie Thierry poté beneficiare delle cure di una delle sue più care amiche, la principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso, conosciuta in un paesino della Provenza nel 1830.[1]

Indice

I primi anni: la collaborazione con Saint Simon [modifica]

È indiscutibile l'influenza che il grande maestro e filosofo ebbe sul suo giovane allievo, durante i primi anni della sua formazione. Con questi infatti, Thierry scrisse un interessante saggio sulle prerogative della società europea intitolato "Riorganizzazione della società europea", in cui si proponeva un senato europeo composto dai vari monarchi d'Europa, con lo scopo di promuovere la pace e la cooperazione a livello continentale, attraverso la realizzazione di istituzioni simili ispirate dal modello monarchico costituzionale inglese. A questo saggio seguì poi l'elaborazione della teoria sulle industrie, volta a determinare i fondamenti essenziali delle istituzioni, individuate nell'economia del paese e nell'equa distribuzione delle ricchezze, sulla scia di quanto asserito da Jean Baptiste Say. La rottura con il maestro avvenne nel 1817. A dispetto delle molte ipotesi formulate sulle cause di tale rottura, la più accreditata di tutte sembra essere quella relativa a un'ipotetica svolta del pensiero di Saint Simon, il quale incentrò la propria attività sulla realizzazione di un'ideologia che ricalcasse il modello dei Philosophers settecenteschi. Thierry, da parte sua, iniziava già a contemplare la sua vocazione di storico, derivantegli dalla consapevolezza di non dover raccontare la storia solo per sostenere le sue tesi politiche, bensì per il semplice gusto di farlo, e per spiegare le dinamiche del presente.

Il tema della conquista [modifica]

Il tema della conquista rimane centrale nella teoresi di questo grande storico, a dispetto di tante rettifiche e ripensamenti che (per alcuni questo è indice della sua grandezza) caratterizzano la sua carriera, quando, di fronte agli "inspiegabili eventi del '48", si trovò a dover constatare il fallimento del suo modello politico ideale, quello di una monarchia liberale e costituzionale al cui centro vi era l'interesse e il benessere della popolazione, unica erede di un patrimonio comune quale è la storia nazionale. Egli faceva discendere l'origine dei moderni assetti sociali dalle conquiste barbare del VI secolo d.C., che vedevano la popolazione dei vinti, i gallo-romani, arrendersi alle invasioni dei Franchi provenienti dalle regioni germaniche. I “Recits”, rappresentano in tal senso il capolavoro della sua produzione storiografica. Molti ritengono che la bellezza dei suoi scritti dipenda anche dalle forti influenze che ebbero su di lui i romanzi di Walter Scott, un romanziere molto in voga a cavallo tra gli anni '20 e '30 del diciannovesimo secolo. La descrizione accurata degli usi e dei costumi delle popolazioni barbare, l’attenzione verso una categoria, quella della massa, della popolazione, rendono il suo lavoro estremamente originale rispetto a quanto si era fatto sino ad allora in campo storiografico. I recits erano introdotti da un saggio, “Considerazioni sulla storia di Francia”, che mostravano con chiarezza l’evoluzione del pensiero thyerriano, che vede l’evolversi della storia di Francia attraverso tappe ben precise, dalle invasioni del V secolo, passando per la seconda età comunale nel profondo medioevo, al riscatto della borghesia, ai tumulti della rivoluzione francese, fino alla meravigliosa rivoluzione di luglio, che portò al trono gli Orleans. La posizione filoborghese, che egli includeva nella grande categoria del “terzo stato”, gli valse il riconoscimento da parte di Marx di “padre della lotta di classe”, aprendo ai posteri parecchi dibattiti su tale affermazione.

La storia del terzo stato [modifica]

Doveva essere l’opera più maestosa, quella sul terzo stato, ma per Thierry la storia prese una svolta, piuttosto brusca e repentina, che mandava in frantumi ogni sua convinzione. Thierry infatti, non accettò mai la rivoluzione del 1848, semplicemente perché non la comprendeva, a dispetto dei tumulti europei, che si giustificavano da soli, la Francia aveva, a suo dire, raggiunto quella stabilità che in fondo era la fine di un ciclo, un circuito che si chiudeva in una sorta di sistema perfetto, quello monarchico costituzionale e liberale, che Thierry aveva sempre sognato. Per questo motivo l’opera sul terzo stato, che doveva innanzitutto celebrare il presente, ci è giunta mutila, arrivando infatti fino al 1715, soffermandosi sui valori borghesi, sull’importanza che la borghesi aveva avuto nel consentire il riscatto popolare contro l’oppressione e il privilegio aristocratico. Il rovesciamento della monarchia e l’instaurazione della repubblica nel 1848, nonché l’impero pochi anni dopo, rappresentavano un caos che tradiva ogni sua convinzione di spiegare il presente, attraverso il passato. Ciò non toglie certo il valore all’opera di questo storico, come testimoniano i molti riconoscimenti rivoltigli in seguito da illustri personaggi, come lo stesso Marx.

Note [modifica]

  1. ^ B. A. Brombert, Cristina di Belgiojoso, Milano, Dall'Oglio, 1981, pp. 66-67. Augustin e Cristina si conobbero a Carqueiranne

Bibliografia [modifica]

  • Paoladele Fiorentini, Augustin Thierry: Storiografia e politica nella Francia della Restaurazione, Catania, Edizioni Del Prisma, 2003. ISBN 88-86808-23-2

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