Guerra di successione di Mantova e del Monferrato

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Guerra di successione di Mantova e del Monferrato
Data 1628 - 1631
Luogo Italia nord-occidentale
Casus belli Disputa franco-asburgica in merito alla successione di Carlo di Nevers al Ducato di Mantova e del Monferrato
Esito Passaggio del Ducato di Mantova ai Gonzaga-Nevers, modifiche territoriali al Ducato di Savoia
Schieramenti
Comandanti
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La guerra di successione di Mantova e del Monferrato, detta anche guerra del Monferrato (1628 - 6 aprile 1631), scoppiò alla morte senza eredi di Vincenzo II Gonzaga e vide contrapporsi il Sacro Romano Impero, la Spagna e Carlo Emanuele I di Savoia alla Francia e alla Repubblica di Venezia[1], che appoggiavano la successione del duca Carlo Gonzaga di Nevers, sostenuto anche da papa Urbano VIII. Lo scontro si innestò nel quadro generale della guerra dei trent'anni.

La successione del duca di Nevers, sancita a Ratisbona (1630), venne ratificata a Cherasco (1631).

Gli scontri[modifica | modifica sorgente]

Vincenzo II Gonzaga
Ambrogio Spinola

Nel dicembre del 1627 morì senza eredi diretti Vincenzo II Gonzaga, duca di Mantova, territorio soggetto all'autorità imperiale, e del Monferrato, regione strategicamente importante per i collegamenti tra Genova e Milano. Prevedendo l'estinzione del ramo principale dei Gonzaga, pochi giorni prima il duca di Savoia aveva negoziato con il governatore spagnolo del Ducato di Milano, Gonzalo Fernández de Córdoba, un trattato per la spartizione del Monferrato.

Carlo I di Gonzaga-Nevers, appoggiato da Luigi XIII di Francia, avanzò i suoi diritti alla successione e prese possesso di Mantova (17 gennaio 1628), ma Ferdinando II, assecondando la politica spagnola, non concesse la necessaria autorizzazione imperiale e gli oppose la candidatura di Ferrante II Gonzaga, duca di Guastalla: il Nevers spinse quindi il governo francese ad intervenire, suscitando la reazione del duca di Savoia, Carlo Emanuele I di Savoia.

Nella primavera del 1628 l'esercito Sabaudo occupò Trino, Alba e Moncalvo, le città del Monferrato assegnate dal trattato di spartizione alla Savoia, mentre le truppe spagnole, guidate dal generale genovese Ambrogio Spinola, posero assedio a Casale. Nel maggio del 1629 Luigi XIII, terminata in patria la riconquista di La Rochelle, senza dichiarare formalmente guerra alla Spagna scese in Italia, sconfisse Carlo Emanuele presso il colle del Monginevro (Susa e Chiomonte), liberò Casale dall'assedio, occupò la fortezza di Pinerolo e con il trattato di Susa impose ai Savoia di astenersi dalle ostilità contro il Ducato di Mantova.

L'intervento diretto dei francesi provocò la reazione degli imperiali, che inviarono parte delle truppe di Albrecht von Wallenstein in Italia: approfittando del rientro in patria di Luigi XIII, nel settembre del 1629 l'esercito imperiale al comando di Rambaldo XIII di Collalto scese nella penisola attraverso la Valtellina, conquistò Goito e cinse d'assedio Mantova, consentendo allo Spinola di riprendere l'assedio di Casale.

La resistenza di Carlo di Nevers a Mantova impedì però una rapida soluzione del conflitto e le truppe imperiali, decimate dalla peste, dovettero temporaneamente ritirarsi. Intanto Richelieu occupò la Savoia e prese Pinerolo: Spinola, di fronte all'avanzata francese, accrebbe la pressione su Casale, mentre l'esercito imperiale riprese l'offensiva contro Mantova.

Il 18 luglio del 1630 il duca di Nevers si vide costretto a trattare la resa all'Impero della città, che subì un terribile saccheggio (Sacco di Mantova).

La fine del conflitto[modifica | modifica sorgente]

Il 13 ottobre 1630, con il trattato di Ratisbona, Ferdinando II (ormai sotto la minaccia dell'invasione svedese) e gli ambasciatori francesi si accordarono per il riconoscimento della successione di Carlo di Nevers, la cessione di Pinerolo e Casale alla Spagna e l'impegno francese a non stipulare alleanze in funzione antiasburgica.

Il cardinale de Richelieu rifiutò però la ratifica del trattato, e gli Asburgo si trovarono inoltre ad affrontare la strenua resistenza di Casale e la crisi causata dalla morte dello Spinola.

Le trattative ripresero e la rinegoziazione del trattato tra l'imperatore e i francesi condussero alla pace di Cherasco del 6 aprile del 1631: Ferdinando II riconobbe quale legittimo successore di Vincenzo II Carlo di Nevers, che però dovette cedere a Vittorio Amedeo I, nuovo duca di Savoia, molte terre del Monferrato; il Savoia, a sua volta, dovette lasciare alla Francia la fortezza di Pinerolo, in cambio del ritiro delle truppe.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giusi Villari, La Serenissima al "soccorso" del Mantovano: apprestamenti difensivi lungo il confine bresciano (1628-1630), in Castelli, guerre assedi, op. cit., pp. 83-100.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mariano Vignoli (a cura di), Castelli, guerre, assedi. Fortificazioni mantovane, bresciane e cremonesi alla prova del fuoco (secc. XIII-XVIII), Mantova, Comune di Asola - Publi Paolini, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]