Battaglia di Delebio

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Battaglia di Delebio
Data 18 e 19 novembre 1432
Luogo Delebio in Valtellina
Esito Netta vittoria del Ducato di Milano
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
oltre 400 cavalli n/d
Perdite
n/d 3.500 fanti
1.500 prigionieri
1.800 cavalli uccisi
1.200 cavalli catturati
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La Battaglia di Delebio viene combattuta il 18 e 19 novembre 1432 a Delebio in Valtellina e vede Filippo Maria Visconti, duca di Milano, e la Repubblica di Venezia contrapposti. Fa seguito all'occupazione di Brescia e della Valle Camonica da parte dei veneziani appoggiati dalle truppe del glorioso Francesco da Bussone noto come Conte di Carmagnola.

Niccolò Piccinino, capitano delle truppe milanesi.

Le truppe veneziane, comandate dal provveditore Giorgio Corner, o Cornaro, che aveva lasciato i Milanesi per mettersi al soldo della "Serenissima", avevano invaso la Valtellina nel 1431 entrando dalla Val Camonica e passando per il valico dell'Aprica. Con questa operazione, la repubblica di San Marco aspirava oltre che a rendere più sicuri i confini settentrionali, ad assicurarsi un passaggio alpino attraverso la Valtellina per favorire i traffici commerciali verso il Nord.

Il 18 novembre 1432 l'esercito dei Visconti, dotato di ben 400 cavalli raggiunge la Valtellina risalendo lungo la costa occidentale del Lago di Como ed è pronto per affrontare i veneziani. È comandato dal capitano di ventura Niccolò Piccinino, detto Piccinino per la bassa statura. Con lui sono Guido Torelli (1406 - 1449), capitano d'armi e signore dei feudi di Montechiarugolo e Guastalla, e Franchino Rusca, signore di Como, con il figlio Giovanni Rusca, Raffaele da Mandello e Pietro Brunoro dei conti Sanvitale di Fontanellato noto per la lunga vicenda d'amore che di lì a poco prenderà avvio con Bona Lombarda, una contadina di Cosio Valtellino.

Le truppe veneziane oltre al provveditore Giorgio Corner includono Sante Venier, Bartolomeo Colleoni, il marchese Taddeo d'Este, Antonio da Martinengo, Taliano Furlano, Rinaldo da Vicenza, Taddeo Marchese, Antonio Ducco, Giacomo Trivella, Cesare da Martinengo, Daniele Vitturi, Battista Capece, Marco Dardinello e Pigliardo da Faenza che morirà in battaglia.

Quello stesso giorno i milanesi attraversano l'Adda vicino a Sorico su un ponte di barche improvvisato riuscendo a cogliere di sorpresa il presidio di un campo trincerato veneziano. L'esercito ducale viene respinto a duro prezzo dai veneziani che nella battaglia lasciano sul terreno oltre 300 soldati. Nella notte seguente il Piccinino si prepara all'assalto finale facendo colmare il fossato che protegge il campo avversario di Delebio. La mattina del 19 novembre 1432 è battaglia: i milanesi attaccano i veneziani da Ovest, mentre le truppe dei Ghibellini valtellinesi guidati da Stefano Quadrio con un contingente di milizie chiavennasche al comando di Antonio Nasalli e Antonio Brocchi, giungono da Est. Grazie all'apporto decisivo dei valtellinesi, i veneziani, vengono definitivamente sbaragliati. Tutti i capitani della Serenissima sopravvissuti alla cruenta battaglia verranno condotti a Milano come prigionieri, ad eccezione di Marco Dardinello e Bartolomeo Colleoni che riescono a sfuggire. Speciale trattamento subisce il provveditore Giorgio Corner che viene rinchiuso nei terribili Forni di Monza (prigioni) e lungamente torturato perché riveli i segreti del governo di Venezia. Le perdite subite delle truppe della Serenissima sono ingenti: restano sul campo 1.800 cavalli e 3.500 fanti mentre vengono fatti prigionieri 1.200 cavalli e 1.500 soldati. Alcune sorgenti propongono numeri ancora maggiori: 5.000 morti e 7.000 prigionieri.

La località presso Delebio in cui si svolse la battaglia, nei pressi della chiesa di Santa Domenica, è ancora oggi chiamata, non senza ragione, "fossa dei Veneziani" a ricordo del fossato difensivo creato dai veneti poi utilizzato per la loro sepoltura.

Il sapore della vittoria non dura a lungo per i ghibellini valtellinesi: i Veneziani invadono nuovamente la Valtellina dopo pochi mesi per vendicarsi della sanguinosa sconfitta. Sono capitanati dal condottiero e marchese di Mantova Gian Francesco Gonzaga, che sostituisce il Conte di Carmagnola, condannato a morte e decapitato dai veneziani con l'accusa di tradimento. Ma questa volta i veneti resteranno in Valtellina per poco tempo, abbandonando la valle nell'aprile del 1433.

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