Niccolò Orsini

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Niccolò Orsini
Niccolò di Pitigliano
Niccolò di Pitigliano
1442 - 1510
Soprannome Niccolò di Pitigliano
Nato a Pitigliano
Morto a Lonigo
Luogo di sepoltura Basilica dei Santi Giovanni e Paolo (Venezia)
Dati militari
Paese servito Stato Pontificio, Regno di Napoli, Firenze, Repubblica di Venezia
Forza armata Mercenari
Battaglie Battaglia di Fornovo, Battaglia di Agnadello

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Niccolò Orsini, conte di Pitigliano (Pitigliano, 1442Lonigo, gennaio 1510), è stato un condottiero italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Noto anche come Niccolò di Pitigliano, faceva parte della famiglia Orsini della linea di Pitigliano. Iniziò la sua carriera al servizio di Jacopo Piccinino, poi si mise al soldo di Firenze contro Ferdinando I, che aveva appoggiato la Congiura dei Pazzi. Partecipò anche alla guerra di Ferrara del 1482 e all’assedio di Nola del 1494. Venne fatto prigioniero da Carlo VIII e come tale partecipò alla battaglia di Fornovo, riuscendo però a liberarsi durante la battaglia:

« Ma le fermò molto più la giunta del conte di Pitigliano, il quale, in tanta confusione dell'una parte e dell'altra, presa l'occasione se ne fuggì nel campo italiano, dove confortando, ed efficacemente affermando che in maggiore disordine e spavento si trovavano gl'inimici, confermò e assicurò assai gli animi loro. »
(Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, libro 2, cap. 9)

Subito dopo si mise al soldo di Venezia con il grado di capitano generale delle forze della Serenissima, distinguendosi nella conquista di Cremona. In seguito restò sempre al servizio dei veneziani che concessero lui i feudi di Ghedi, ove si fece costruire un imponente palazzo, Leno e Malpaga.

Morì nel gennaio 1510 e fu sepolto a Venezia nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, mausoleo dei dogi.

Giudizio storico[modifica | modifica sorgente]

Controverso è il giudizio storico sul suo comportamento nella battaglia di Agnadello del 1509. Il suo errore sarebbe stato quello di aspettare l'autorizzazione del Collegio di Guerra per soccorrere l'altro grande condottiero posto al comando dell'esercito veneziano, il cugino Bartolomeo d'Alviano, che con la retroguardia stava combattendo contro l'armata francese. La maggior parte degli storici gli attribuisce la principale responsabilità della sconfitta sostenendo che, se fosse intervenuto subito, l'esercito veneziano avrebbe distrutto i francesi, costringendoli a ritirarsi oltre le Alpi. Non manca però chi sottolinea la disparità di vedute fra i due comandanti veneziani e difende l'Orsini, che si attenne all'ordine di rifiutare lo scontro con il nemico, puntando invece il dito contro l'Alviano che, anziché schierarsi a battaglia, avrebbe dovuto limitarsi a rallentare l'avanzata dell'avanguardia francese.

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