Borgia

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Stemma della famiglia Borgia

Blason famille it Borgia01.svg

« Pochi nomi nella storia sono stati più esecrati di quello dei Borgia. Contemporanei e posteri ne hanno fatto dei mostri capaci d'ogni frode e scelleratezza. Su di loro sono stati versati fiumi non d'inchiostro, ma di fiele.[2] »

I Borgia (dal valenziano Borja) furono una famiglia di origine spagnola molto influente in Italia durante il Rinascimento.

La famiglia Borgia pur avendo lontane ascendenze aragonesi (di Borja, nell'Aragona centro-occidentale), si considera originaria del regno di Valencia, entità statuale integrata all'epoca nella Corona di Aragona. I Papi Callisto III e Alessandro VI nacquero infatti entrambi a Xàtiva, il più importante feudo di famiglia, situato nell'allora Regno di Valencia.

La famiglia Borgia divenne prominente negli affari ecclesiastici e politici nel XV e XVI secolo. Al giorno d'oggi sono ricordati per il loro governo corrotto, in particolare durante il regno di Papa Alessandro VI. Furono accusati di molti delitti diversi, tra cui il nepotismo, l'adulterio, la simonia, il furto, la corruzione, l'incesto e l'omicidio, in particolare tramite avvelenamento.

A causa della loro ricerca di potere, si fecero nemiche altre famiglie potenti come i Medici, gli Sforza, i Colonna, gli Orsini, così come l'influente frate domenicano Savonarola. Grandi mecenati delle arti, il loro sostegno permise a molti artisti del Rinascimento di realizzare il loro potenziale. Le personalità più brillanti di questa epoca, visitarono regolarmente la loro corte.

Dopo la morte di Alessandro VI, iniziò la decadenza della famiglia e molti dei suoi membri tornarono in Spagna. Gli scandali del papato ai tempi di Alessandro VI e dei suoi successori fecero maturare il malcontento e il desiderio di riforma negli ambienti più conservatori dell'Europa del nord, sfocianti di lì a poco nelle tesi luterane.

In seguito, un pronipote di Alessandro VI, Francesco Borgia, divenne Generale dei Gesuiti e venne infine proclamato santo.

Indice

[modifica] Origini

Nel 1120 il borgo Borja, situato sul limite della valle dell'Ebro a sessanta chilometri da Saragozza, fu sottratto agli Arabi e donato al conte Pedro de Atares, un figlio illegittimo discendente dal re d'Aragona, don Ramiro Sanchez. Da qui ebbe origine la famiglia che avrebbe ripreso il proprio nome da quello della cittadella.[3]

In seguito, nel 1238, avvenne la conquista di Valencia e l'assalto della piccola cittadina di Xàtiva, guidata da Giacomo I d'Aragona. La conquista fu facile e il sovrano divise le terre fra i suoi cavalieri, fra cui figuravano Estebán de Borja e otto dei suoi parenti. Nel XIV secolo, il ramo principale dei Borja emigrò dalle terre della conquista fino al regno di Napoli. I rami cadetti rimasero in Spagna e si ravvicinarono tramite alleanze matrimoniali, per perseverare l'integrità delle loro proprietà in cui lavorava l'esperta mano d'opera mora.[1]

[modifica] Storia familiare

[modifica] La fortuna di Alonso Borgia

Il 31 dicembre 1378 nacque a Xàtiva Alonso de Borja, figlio di di Juan Domingo de Borja, di Canals e di doña Francisca Martín o Martinez de Borja, di Valencia. Alonso crebbe assieme alle sorelle, future capostipiti di nobili famiglie del luogo, in particolare Catalina, che entrerà a far parte della nobiltà locale sposando don Juan de Mila, barone Mazalens.[1] Alonso fu inviato a studiare all'università di Lérida, dopo una predizione del frate domenicano Vincenzo Ferreri, che aveva notato il fervore del giovane Borja: «Figlio mio io ti felicito. Ricordati che sarai chiamato un giorno a dar lustro al tuo paese e alla tua famiglia. Tu arriverai fino alla più alta dignità che sia dato di raggiungere ad un mortale. Io stesso, dopo la mia morte, sarò da parte tua oggetto di una verenazione particolare. Sforzati di persistere nelle virtù».[4]

Alonso si dedicò agli studi giuridici e dopo l'ascesa al trono papale di Avignone di Benedetto XIII, esponente della famiglia spagnola de Luna, ottenne una prebenda, divenendo canonico della cattedrale di Lérida. Alonso passò i successivi quarant'anni a cercare una possibile conciliazione fra il Papa di Avignone quello di Roma. Al momento dell'elezione al trono d'Aragona di Ferdinando I, Alonso ottenne l'accesso presso la corte aragonese, grazie al favore che aveva presso Benedetto XIII.[5] Papa Luna si rinchiuse nel suo palazzo-fortezza di Peñíscola, assieme ai suoi ultimi quattro cardinali fedeli, dove ricevette la notizia della revoca d'obbedienza del casato d'Aragona e la sua condanna ad opera del Concilio di Costanza del 1416, e, infine, l'elezione a Roma di Papa Martino V.

Alla morte di Ferdinando I, salì al trono il suo primogenito, Alfonso V d'Aragona che chiese al vecchio Benedetto XIII di rinunciare alla carica di Papa, ottenendo però un rifiuto ed una scomunica contro Martino V. In realtà, pur sollecitando il vecchio pontefice a rinunciare, Alfonso V aveva interesse a mantenere il papato scismatico per fini politici: nel 1421, Giovanna II di Napoli lo aveva scelto come successore, ma in seguito lo aveva escluso a favore di Luigi III d'Angiò sostenuto dal Papa di Roma; Alfonso quindi evitò di far inquitare ulteriormente il vecchio pontefice ribelle.[6]

Nel 1423 Benedetto XIII morì. Per sostituirlo alcuni dei cardinali da lui eletti si riunirono in conclave eleggendo Clemente VIII. Alfonso V sfruttò così il nuovo antipapa per far pressioni su Martino V, che appoggiava il suo rivale nel trono di Napoli. Ma dopo la sconfitta delle truppe aragonesi sotto le mura di L'Aquila nel giugno 1424, Alfonso V non ebbe più interesse a sostenere Clemente VIII. Il sovrano d'Aragona incaricò Alonso de Borja, divenuto suo segretario particolare, di convincere l'antipapa ad abdicare. Alonso vi riuscì e la cerimonia di abdicazione avvenne il 26 luglio 1429. In seguito, i cardinali scismatici riconobbero, su invito dell'ex-Clemente VIII (divenuto vescovo di Maiorca), il Papa di Roma come vero pontefice della Chiesa cattolica. Come ricompensa per i suoi servigi, Alonso ottenne la nomina a vescovo di Valencia.[7] La sua nuova dignità non allontanò Alonso dal re: insieme alla carica di segretario privato, Alonso divenne precettore dell'erede al trono Ferrante d'Aragona e consigliere del sovrano nelle liti che dividono i regni di Aragona e Castiglia.[7]

Alfonso V il Magnanimo.
Dipinto di Juan de Juanes
(XVI secolo).

Nei periodi in cui era lontano dalla corte, Alonso tornava a Xàtiva a trovare i parenti. Il 1º gennaio 1432 era nato un suo nipote, figlio di sua sorella Isabella e di Jofré de Borja y Oms (appartenente ad un altro ramo della famiglia), che venne battezzato Rodrigo. Il vescovo di Valencia era molto legato a questa famiglia che conterrà almeno cinque figli di cui si parlerà molto: oltre a Rodrigo, c'era Pedro Luís, il primogenito, che diventerà duca di Spoleto e prefetto di Roma e le tre femmine Juana, Tecla e Beatrice, che si sposeranno con membri della nobiltà valenciana. Un altro figlio, Francesco de Borja, nato dieci anni dopo Rodrigo e che verrà chiamato il "bastardo de Borja", venne allevato nei dintorni di Valencia. Secondo alcuni storici sarebbe stato il figlio naturale del vescovo Alonso: benché la notizia non sia sostenuta da fonti certe non è un'ipotesi anormale, considerando i costumi dell'epoca.[8]

Nel frattempo re Alfonso V riprese le sue lotte per la conquista del regno di Napoli, che riuscì ad ottenere, dopo numerose battaglie, il 12 giugno 1442. Alfonso V era riuscito nell'impresa promettendo ai suoi nobili aragonesi ricchi domini, appoggiato anche dai signori del regno di Napoli, fra cui il Giovanni Antonio del Balzo Orsini, principe di Taranto e il ramo principale della famiglia Borja (italianizzato in "Borgia").[9] A quel punto il sovrano aragonese iniziò la sua opera di riorganizzazione del proprio stato. Il vescovo di Valencia divenne il perno di questa riorganizzazione, che culminò con l'istituzione del Sacro Consiglio, tribunale supremo a cui dovevano fare appello i tribunali dei paesi sotto il dominio aragonese: Aragona, Catalogna, Baleari, Sardegna, Sicilia e regno di Napoli.[10]

Per pacificarsi con Papa Eugenio IV, sostenitore del partito angioino, e stringere con lui degli accordi, Alfonso V mandò per trattarli il vescovo Borgia. Fu firmato un trattato nel giugno 1443, con piena soddisfazione di entrambe le parti, ma anche dello stesso Borgia, che ebbe modo di dimostrare le sue capacità diplomatiche e politiche. L'anno seguente, il Papa lo nominò cardinale.[11] Con il consenso del re, Alonso mantenne il proprio vescovado, andando a vivere però a Roma al servizio della Chiesa.

Nel 1447, il cardinale Tommaso Parentucelli, arcivescovo di Bologna e cardinale da pochi mesi, venne eletto con il nome di Niccolò V che morì otto anni dopo. Il Conclave successivo fu diviso fra due fazioni avverse: una legata al potere degli Orsini e l'altra a quello dei Colonna. I voti dei quattro cardinali spagnoli risultarono determinanti: fu eletto Alonso Borgia.

Questa imprevedibile elezione fu giustificata con una nomina di compromesso: l'età avanzata del Borgia (settantasette anni) e il suo carattere pacifico non erano considerati motivo di pericolo in attesa di una nuova elezione, certo non lontana.[12]

[modifica] La famiglia Borgia a Roma

Lo stemma di Papa Callisto III Borgia
Lo stemma di Papa Alessandro VI Borgia

Verso la metà del XV secolo, la famiglia si trasferì a Roma al seguito del cardinale Alonso Borgia (il cui nome fu italianizzato in "Alfonso"), eletto papa nel 1455 con il nome di papa Callisto III.

In seguito anche Roderic Borgia (il cui nome fu italianizzato in "Rodrigo"), nipote di Alonso, fu elevato al soglio pontificio nel 1492 con il nome di papa Alessandro VI. Rodrigo, quando era ancora cardinale, ebbe quattro figli da Vannozza Cattanei principessa di origine mantovana, nobile di Casa Candia, che a Roma svolgeva l'attività di locandiera:

Ebbe anche una figlia da Giulia Farnese:

  • Laura Orsini (1492-1530)

Inoltre ebbe altri tre figli da madre ignota:

Papa Alessandro VI, ovvero Rodrigo Borgia, in un affresco del Pinturicchio nell'Appartamento Borgia (1492-1494)

I Borgia, con i loro intrighi spesso definiti torbidi, dominarono la scena italiana a cavallo tra il XV e il XVI secolo, grazie anche allo sfrenato nepotismo di papa Alessandro VI, che cercò di favorire con ogni mezzo i propri figli. Numerosi episodi oscuri, spesso ingigantiti dagli oppositori al loro arrivismo, caratterizzarono il pontificato di Alessandro, fornendo materiale per una sterminata letteratura nei secoli a venire: dal libertinaggio nel Palazzo Apostolico ai presunti amori incestuosi, dai delitti verso gli oppositori o i più ricchi cardinali della curia romana (per incamerarne gli averi), fino anche al presunto fratricidio di Giovanni da parte di Cesare. Ombre che si addensarono anche nelle campagne militari di Cesare, temuto per la sua ferocia, o nella turbolenta vita matrimoniale di Lucrezia.

Parlando della famiglia Borgia, nel primo volume della serie Les crimes celebres, Alexandre Dumas tratteggia un fosco e colorito ritratto, riprendendo le peggiori voci sulla famiglia:

« Lucrezia e Cesare erano dunque i suoi [di Papa Alessandro VI] prediletti e tutti e tre formavano la trinità diabolica che regnò per undici anni sul trono pontificio, come una parodia sacrilega della Trinità celeste.[13] »

Epilogo della saga dei Borgia fu la misteriosa morte del pontefice, a pranzo con altri commensali tra cui lo stesso Cesare che finirono intossicati, che si disse provocata dal suo stesso veleno. Dopo la morte di Alessandro VI, iniziò la decadenza della famiglia e molti dei suoi membri tornarono in Spagna. Gli scandali del papato ai tempi di Alessandro VI e dei suoi successori fecero maturare il malcontento e il desiderio di riforma negli ambienti più conservatori dell'Europa del nord, sfocianti di lì a poco nelle tesi luterane.

In seguito un pronipote di Alessandro VI, Francesco Borgia (1510-1572), divenne Generale dei Gesuiti e fu poi proclamato santo.

[modifica] I Borgia nella cultura popolare

[modifica] I Borgia nel cinema

Alla famiglia nobile dei Borgia è stato dedicato nel 2006 un film: Los Borgia, una co-produzione Italia-Spagna che oltre alla famiglia dei Borgia si concentra molto su Papa Alessandro VI, che apparteneva alla famiglia Borgia.

Nel 2011 è stata prodotta la serie televisiva The Borgias mandata in onda su Showtime.

Sempre nel 2011, su Canal+, è stato mandato in onda la serie televisiva di produzione franco tedesca I Borgia, programma proposto in Italia a settembre su Sky Cinema 1.

[modifica] I Borgia nei videogiochi

Attorno alle vicende dei Borgia (in particolare di Rodrigo Borgia e della sua ascesa al pontificato) si sviluppa la trama della serie di videogames Assassin's Creed (a partire dal secondo capitolo) in cui si da una versione leggendaria dei misteri legati a Papa Alessandro VI e alla sua morte. Inoltre sono apparsi anche in Predator: Concrete Jungle dove appaiono nel 1930 sottoforma di una grossa e potente famiglia mafiosa Americana, successivamente anche nel 2030 sempre in una potente famiglia mafiosa ma ultratecnologica.

[modifica] Curiosità

Il cognome Borgia si riscontra anche in alcune delle comunità etniche e linguistiche Albanesi d'Italia (Arbëreshë)[14], ed è diffuso in varianti che poco si diversificano. Originariamente il cognome era in albanese Borgjasë[15], della famiglia Borgjasë del sud di Valona e dalle parti del Bilishti, ma successivamente in Italia, per diversi motivi e situazioni è mutato nella forma attuale. Probabilmente ha inciso la fonetica, in quanto il suono del cognome era molto similare a quello più popolare Borgia, così questo avrà portato alla sua radicale "italianizzazione", avvenuta per molti dei cognomi degli esuli albanesi.

[modifica] Note

  1. ^ a b c Cloulas, 1989, op. cit., p. 14
  2. ^ Gervaso, 1977, op. cit., p. 7
  3. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 13
  4. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 16
  5. ^ Re Martino I d'Aragona morì senza eredi. Fu riunita perciò, su ordine dei parlamentari di Catalogna, Valencia e Aragona, una commissione di nove saggi, fra cui era presente Alonso, con il dovere di eleggere il nuovo re. Il 25 giugno venne eletto Fernando de Antequera (nipote di Pietro III d'Aragona) con il nome di Ferdinando I, che era il candidato sostenuto da Benedetto XIII, il quale confermò il suo favore ai chierici e giuristi che avevavno eletto il sovrano: quindi anche Alonso de Borja (Cloulas, 1989, op. cit., p. 20).
  6. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 21
  7. ^ a b Cloulas, 1989, op. cit., p. 23
  8. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 24
  9. ^ Cloulas, 1989, op. cit., pp. 24-25
  10. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 25
  11. ^ Vannucci, 2011, op. cit., p. 10
  12. ^ Melotti, 2008, op. cit., p. 11
  13. ^ Dumas, 2007, op. cit., p. 52
  14. ^ In modo particolare nelle colonie albanesi di Sicilia (es. Piana degli Albanesi) e per le colonie albanesi di Calabria (es. Marcedusa)
  15. ^ Studi Alba., op. cit., 65-68.

[modifica] Bibliografia

  • Corrado Augias, I segreti di Roma, Milano, Mondadori, 2007. ISBN 88-04-56641-0
  • Maria Bellonci, Lucrezia Borgia, Milano, Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51658-5
  • Sarah Bradford, Lucrezia Borgia. La storia vera, Milano, Mondadori, 2005. (ISBN non disponibile)
  • Geneviève Chastenet, Lucrezia Borgia. La perfida innocente, Milano, Mondadori, 1996. ISBN 978-88-04-42107-8
  • Ivan Cloulas, I Borgia, Roma, Salerno Editrice, 1989. ISBN 88-8402-009-3
  • Alexandre Dumas, I Borgia, Palermo, Sellerio editore Palermo, 2007. ISBN 88-389-1979-8
  • Roberto Gervaso, I Borgia, Milano, Rizzoli, 1977. (ISBN non disponibile)
  • Ferdinand Gregorovius, Lucrezia Borgia. La leggenda e la storia, Milano, Messaggerie Pontremolesi, 1990. ISBN 88-7116-814-3
  • Mariangela Melotti, Lucrezia Borgia, Torino, Liberamente Editore, 2008. ISBN 978-88-6311-044-9
  • Indro Montanelli, Storia d'Italia (1250-1600), Milano, edizione edita con Il Corriere della Sera, 2003. (ISBN non disponibile)
  • AA. VV., Studi Albanesi, Istituto per l'Europa Orientale, 65-68, Roma, 1930.(ISBN non disponibile)
  • Antonio Spinosa, La saga dei Borgia. Delitti e santità, Milano, Mondadori, 1999. ISBN 978-88-04-48662-6
  • Marcello Vannucci, I Borgia: Storia e segreti. Dalla Spagna a Roma: una famiglia che del potere e della richezza fece il proprio il Dio, Roma, Newton Compton, 2011. ISBN 978-88-541-2971-9

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