Vannozza Cattanei

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ritratto di "Vannozza" Giovanna, contessa dei Cattanei (1442-1518)

Giovanna dei Cattanei, detta Vannozza (Mantova, 1442Roma, 26 novembre 1518), fu una nobildonna mantovana, ricordata per essere stata l'amante ufficiale del Cardinale Roderic Llançol de Borja, più tardi eletto Papa come Alessandro VI.

Dalla relazione di Vannoza de Cathaneis con il futuro pontefice, che durò circa quindici anni, nacquero quattro figli: Cesare, Giovanni, Lucrezia e Goffredo.

Il personaggio[modifica | modifica sorgente]

Stemma di Vannozza Cattanei a vicolo del Gallo

Delle sue origini e della sua prima gioventù si sa poco o nulla. Quello che è certo è che Vannozza nacque nel 1442 da genitori mantovani e che ben presto giunse a Roma, dove per molti anni gestì alcune delle locande più famose e frequentate della città, come quella del Leone o dell'Angelo, nel rione Borgo. Fra queste, la più nota fu la Locanda della Vacca, nel vicolo del Gallo, a pochi passi da Campo de' fiori, frequentata da personaggi di alto rango che amavano intrattenersi con le numerose prostitute in servizio presso Vannozza. Qui, all'angolo di una palazzina rinascimentale, è ancora possibile ammirare lo stemma gentilizio della nobildonna Vannozza, costituito dalla sovrapposizione delle insegne araldiche dei Borgia, dei Cattanei e di Carlo Canale, l'ultimo dei suoi quattro mariti.

Nobildonna sì, ma di piccola nobiltà, anche se le sue ricchezze erano tali da fare invidia anche ai grandi nomi dell'aristocrazia romana. In questo le giovò di sicuro il lungo legame, sentimentale prima e affettivo poi, con il cardinale Borgia, assurto alla carica di Vicecancelliere di Santa Romana Chiesa a soli 26 anni per intercessione dello zio, papa Callisto III. I commentatori dell'epoca parlano di lei come di una donna di grande avvenenza, dotata di un fascino conturbante e di una opulenta bellezza, in linea con i canoni estetici del periodo. Una bellezza alla quale il cardinal Rodrigo non poteva certo rimanere insensibile, tant'è che dopo anni di scorribande sessuali e amanti fugaci decise di fare di Vannozza la sua concubina ufficiale, rimanendo legato a lei per un lungo periodo della sua vita.

Gli amori, i matrimoni, i figli[modifica | modifica sorgente]

Tuttavia non si ha nessuna notizia certa su come e quando Rodrigo e Vannozza si siano conosciuti. L'incontro dev'essere avvenuto comunque fra il 1465 e il 1469, quando lei aveva un'età compresa fra i 23 e i 27 anni mentre lui fra i 34 e i 38 anni. Va ricordato che secondo alcune testimonianze dell'epoca, prima di intrattenersi intimamente con il cardinale Borgia, Vannozza sarebbe stata amante del cardinale Giuliano Della Rovere, che nel 1503 divenne papa con il nome di Giulio II. Pare infatti che alla morte di Pio III, successore di Alessandro VI per appena 26 giorni, il Della Rovere abbia cercato di convincere il primogenito di Vannozza, Cesare, di essere lui il suo vero padre, con il chiaro intento di far cessare l'ostilità del Borgia nei suoi riguardi e asservirlo al proprio volere. Ma forse si tratta soltanto di voci infondate. La certezza che la Storia ci tramanda è che Vannozza fu concubina di Rodrigo Borgia e madre di quattro dei suoi figli. Ma nonostante la sua posizione di amante riconosciuta e rispettata di uno dei cardinali più potenti della Chiesa di Roma, Vannozza doveva necessariamente avere un legittimo consorte. Di questo si occupò in prima persona Rodrigo, che avrebbe combinato a suo gusto tutti e quattro i matrimoni che la donna contrarrà nel corso della vita. Così, nel 1474, a 32 anni, Vannozza andò in sposa a Domenico Giannozzo Signore di Arignano, lo stesso anno la donna diede alla luce il primo figlio, Giovanni, secondogenito di Rodrigo poiché nato dopo Pedro Luys (Pier Luigi), che il cardinale aveva avuto intorno al 1458 da una donna rimasta ignota. In questo periodo viene collocato anche il secondo matrimonio di Vannozza, rimasta subito vedova di Domenico di Arignano e andata in sposa a un certo Antonio da Brescia, di cui non si hanno molte notizie. La relazione con il Borgia era intensa, quasi quotidiana, come dimostra la seconda gravidanza che Vannozza affrontò pochi mesi dopo la nascita di Giovanni. Già nel 1475 la donna diede al cardinale un altro figlio, Cesare, rimanendo vedova per la seconda volta in appena due anni. Poco dopo, Rodrigo combinò per lei le nozze con Giorgio della Croce, di origini milanesi, nominato dallo stesso Borgia segretario apostolico di papa Sisto IV.

Palazzo Borgia a San Pietro in Vincoli

In questo periodo le ricchezze di Vannozza lievitavano notevolmente, grazie non solo ai favori di cui godeva in quanto concubina del potentissimo cardinale spagnolo, ma anche per il suo indubbio fiuto per gli affari, che le consentiva di operare investimenti sempre vantaggiosi e redditizi. D'altro canto il terzo marito era un uomo facoltoso, proprietario di una splendida villa con giardino nei pressi della chiesa di San Pietro in Vincoli, sul colle Esquilino, rimasta per lungo tempo uno dei luoghi maggiormente legati al nome e al ricordo di Vannozza Cattanei.

Quando, verso la fine del 1479, la donna seppe di essere nuovamente incinta, decise di recarsi a trascorrere il resto della gravidanza nella rocca dei Borgia a Subiaco, dove il 18 aprile dell'anno seguente diede alla luce Lucrezia, destinata a diventare uno dei personaggi di primo piano di tutta un'epoca, discussa e controversa come poche altre figure di quegli anni. Un anno dopo, nel 1481, Vannozza partorì Jofré (Goffredo), l'ultimo dei figli che avrebbe dato a Rodrigo. Dopo questa nascita, infatti, la frequentazione fra la donna e il cardinale si fece più sporadica, tanto che Vannozza poté dedicarsi con più attenzione alla sua vita coniugale. Fu così che intorno al 1482 nacque Ottaviano, figlio del suo legittimo sposo Giorgio della Croce.

Ma forse Vannozza non era destinata ad avere una famiglia “normale”, visto che nel 1486, a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro, morirono sia il marito che il figlio. A 44 anni, la donna era vedova per la terza volta. Rodrigo non si perse d'animo e in poche settimane combinò per l'ennesima volta le nozze della madre dei suoi figli, pianificando per lei quella che sarebbe stata l'unione di gran lunga più riuscita. L'8 giugno del 1486 Vannozza sposò Carlo Canale: mantovano, dotto umanista, profondo conoscitore delle lettere e della poesia, era stato per molti anni camerlengo del cardinale Francesco Gonzaga. Il nuovo matrimonio segnò in qualche modo una svolta nella vita di Vannozza, che insieme al marito e ai figli decise di lasciare il palazzo di piazza Pizzo di Merlo, donatole da Rodrigo agli albori della loro relazione, per trasferirsi in una nuova dimora in piazza Branca. Nei periodi estivi o di riposo, la famiglia amava soggiornare in una possente villa nel quartiere della Suburra, l'odierno rione Monti, dove ancora oggi esiste una scalinata detta Salita dei Borgia. Carlo Canale si affezionò ben presto in maniera autentica e incondizionata ai figli del cardinale Borgia, in particolar modo alla piccola Lucrezia, alla quale trasmise tutto il suo amore per le scienze umanistiche, iniziandola allo studio del greco, del latino, della poesia e delle arti in genere. Nel 1488 Vannozza gli diede anche un figlio.

A questo punto il legame strettamente sentimentale fra Rodrigo e Vannozza poteva dirsi concluso. Tuttavia, negli anni a venire, fra i due sarebbe rimasto un legame di profondo affetto e stima, di cui fu collante fondamentale l'amore viscerale che entrambi nutrivano per i loro figli, pur destinati ad esistenze travagliate e spesso dolorose.

Rodrigo Borgia eletto Papa[modifica | modifica sorgente]

Alessandro VI papa (da Pinturicchio)

Il 1492 fu senz'altro un anno straordinario anche per Vannozza: morto Innocenzo VIII il 25 luglio, i cardinali si riunirono in conclave nella Cappella Sistina il 6 agosto per eleggerne il successore. Solo all'alba dell'11 agosto, al termine del quinto scrutinio, i porporati elevarono al trono di San Pietro il cardinale Rodrigo Borgia, che assunse il nome di Alessandro VI. In prima fila, sul sagrato di San Pietro, Vannozza assisté insieme a Lucrezia e alla cugina di Rodrigo, Adriana de Mila, al tripudio con cui la città acclamava il nuovo papa. Alla sua ascesa al soglio pontificio, Alessandro aveva già rivolto da qualche tempo le sue attenzioni alla giovanissima Giulia Farnese, nuora della cugina Adriana, nota in tutta Roma e oltre come “Giulia la Bella” per la straordinaria avvenenza del suo aspetto. La fanciulla, moglie di Orso Orsini, finì con il sostituire definitivamente Vannozza nel ruolo di concubina ufficiale del Borgia, tanto che con l'elezione papale di quest'ultimo molti presero a soprannominarla, con non poca ironia, concubina papae o addirittura sponsa christi.

E ben presto Vannozza sarebbe stata allontanata anche dai suoi figli, chiamati a quel destino che il loro padre aveva disegnato per loro. Il distacco più difficile fu probabilmente quello da Lucrezia, unica figlia femmina che la donna aveva messo al mondo. L'anno successivo alla sua elezione, Alessandro VI decise infatti di maritarla a Giovanni Sforza, Signore di Pesaro e nipote del Duca di Milano. A Vannozza non fu concesso nemmeno di assistere alle nozze e questo non fu che l'inizio della sua esclusione dalla vita dei figli. Si racconta che tutto nacque da una lite furibonda fra Vannozza e Adriana, la cugina del papa che da qualche anno era stata incaricata dell'educazione di Lucrezia, accolta nella sua casa. L'odio di Vannozza nei confronti di questa donna che le aveva portato via l'unica figlia è facile da immaginare, a maggior ragione se si pensa che Adriana, suocera di Giulia Farnese, aveva sempre favorito la relazione amorosa fra quest'ultima e il pontefice, contribuendo a estromettere Vannozza dai favori di casa Borgia. La lite che scoppiò fra le due donne sfiorò la tragedia, visto che Vannozza fu sul punto di strangolare l'odiata rivale. Tuttavia, celebrate le nozze, Lucrezia lasciò Roma secondo i piani e da allora i contatti con la madre furono molto sporadici.

Il destino di Vannozza e dei suoi figli[modifica | modifica sorgente]

Negli undici anni di pontificato di papa Borgia, Vannozza fu tenuta sostanzialmente ai margini di quella che nonostante le vistose anomalie era pur sempre la sua famiglia. I destini dei suoi figli li avrebbero sempre più allontanati da lei.
Cesare avrebbe vissuto una vita interamente dedicata alla costruzione di un sogno imperiale che non riuscirà mai a realizzare, impegnato per anni a combattere guerre, tessere intrighi, ordire delitti, fino a cadere miseramente dopo la morte del padre, unico sostegno alle sue mire politiche.
Ancor più sfortunata fu la sorte di Juan, che alla morte del primogenito del papa, Pedro Luys, nel 1492, aveva ereditato il titolo di Duca di Gandia. Bello e vigoroso nell'aspetto, Juan era in assoluto il figlio prediletto di Alessandro, che riponeva in lui le maggiori speranze di un glorioso avvenire per la casata dei Borgia. Ma il giovane era in realtà un incapace, amante dei divertimenti e per nulla incline all'arte della guerra e della politica. Il papa lo amava più di chiunque altro, malgrado la sua evidente inettitudine, suscitando le esasperate invidie del sanguigno Cesare, nominato cardinale e destinato pertanto ad una carriera ecclesiastica che non gli andava per nulla a genio. Dopo una cena in casa di Vannozza, il 14 giugno 1497, il ventunenne Juan, richiamato a Roma dal papa per una fallimentare spedizione militare, fu misteriosamente assassinato con numerosi colpi di pugnale e il suo corpo ritrovato solo due giorni dopo nelle acque del Tevere. Il dolore di Alessandro e Vannozza fu immenso e in molti furono sospettati di essere i colpevoli dell'omicidio. Ma i sospetti più pesanti, anche da parte di Vannozza stessa, ricadevano proprio su Cesare, che di fatto, con la morte dell'odiato fratello, spianava la strada alla sua folgorante ma breve carriera di condottiero.
Lucrezia, la pedina forse più redditizia nelle mani del papa per la costruzione dei suoi disegni di potere, avrebbe contratto tre matrimoni politici, alla cui celebrazione Vannozza sarebbe sempre stata assente: prima con Giovanni Sforza, poi con Alfonso di Bisceglie, che morirà strangolato dai sicari di Cesare, e infine con Alfonso d'Este, che farà di lei la più celebre duchessa di Ferrara. Quanto a Jofré, visse alla corte di Napoli come Principe di Squillace per il matrimonio contratto con Sancha, figlia di re Alfonso II e sorella di Alfonso di Bisceglie.

Vannozza li avrebbe visti morire quasi tutti. Dopo Juan, fu infatti la volta di Cesare, morto durante l'assedio di Viana, in Navarra, nella notte fra l'11 e il 12 marzo 1507. E Jofré, morto nel gennaio del 1517 per cause non molto chiare. Solo Lucrezia le sopravvisse, anche se solo di pochi mesi.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Lapide sepolcrale di Vannozza Cattanei (Roma, Portico della Basilica di San Marco)

Negli ultimi anni della sua esistenza, Vannozza condusse una vita di penitenza ed espiazione. Aderì alla Confraternita del Gonfalone, alla quale lasciò tutti i suoi averi. Vannozza Cattanei morì il 26 novembre del 1518, all'età di 76 anni. Le disposizioni che diede sulla sua sepoltura non furono rispettate: Vannozza desiderava infatti essere sepolta nella scomparsa chiesa di Santa Maria delle Terme, ma fu invece tumulata nella basilica di Santa Maria del Popolo, dove riposava il figlio Juan. Dei resti di entrambi, però, non vi è più traccia: durante il sacco di Roma del 1527 da parte dei Lanzichenecchi, la cappella fu spogliata delle sue ricchezze e la tomba devastata. La sola lapide sepolcrale di Vannozza fu recuperata, ricomposta e murata nel portico della basilica di San Marco, di fronte al Campidoglio, dove è a tutt'oggi conservata.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maria Bellonci, Lucrezia Borgia, Milano, Mondadori, 2003, ISBN 88-04-51658-5.
  • Sarah Bradford, Lucrezia Borgia. La storia vera, Milano, Mondadori, 2005, ISBN 88-04-55627-7.
  • Geneviève Chastenet, Lucrezia Borgia. La perfida innocente, Milano, Mondadori, 1996, ISBN 978-88-04-42107-8.
  • Ivan Cloulas, I Borgia, Roma, Salerno Editrice, 1989, ISBN 88-8402-009-3.
  • Alexandre Dumas, I Borgia, Palermo, Sellerio editore Palermo, 2007, ISBN 88-389-1979-8.
  • Roberto Gervaso, I Borgia, Milano, Rizzoli, 1977, ISBN non esistente.
  • Ferdinand Gregorovius, Lucrezia Borgia. La leggenda e la storia, Milano, Messaggerie Pontremolesi, 1990, ISBN 88-7116-814-3.
  • Mariangela Melotti, Lucrezia Borgia, Torino, Liberamente Editore, 2008, ISBN 978-88-6311-044-9.
  • Indro Montanelli, Storia d'Italia (1250-1600), 2003, ISBN non esistente. Edizione edita con Il Corriere della Sera
  • Antonio Spinosa, La saga dei Borgia. Delitti e santità, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 978-88-04-48662-6.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 36228151 LCCN: n98031271