Bisceglie

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« e Róme sendenélle te segghiéie

pe veggelènże o mare nótte e déie.[1] »

(Riccardo Monterisi)
Bisceglie
comune
Bisceglie – Stemma Bisceglie – Bandiera
Bisceglie – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Barletta-Andria-Trani-Stemma.png Barletta-Andria-Trani
Amministrazione
Sindaco Francesco Carlo Spina (SC) dal 10/06/2013[2][3]
Territorio
Coordinate 41°14′27.36″N 16°30′07.42″E / 41.240933°N 16.502061°E41.240933; 16.502061 (Bisceglie)Coordinate: 41°14′27.36″N 16°30′07.42″E / 41.240933°N 16.502061°E41.240933; 16.502061 (Bisceglie)
Altitudine 16 m s.l.m.
Superficie 68,48 km²
Abitanti 55 081 (31-07-2013)
Densità 804,34 ab./km²
Comuni confinanti Corato (BA), Molfetta (BA), Ruvo di Puglia (BA), Terlizzi (BA), Trani
Altre informazioni
Cod. postale 76011
Prefisso 080
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 110003
Cod. catastale A883
Targa BT
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti biscegliesi
Patrono Santi Mauro, Sergio e Pantaleone
Giorno festivo Primi di agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bisceglie
Posizione del comune di Bisceglie nella provincia di Barletta-Andria-Trani
Posizione del comune di Bisceglie nella provincia di Barletta-Andria-Trani
Sito istituzionale

Bisceglie (IPA: [biʃˈʃɛːʎʎe], Vescégghie nel dialetto biscegliese[4]) è un comune italiano di 55.081 abitanti della provincia di Barletta-Andria-Trani, in Puglia. Sorge sulla costa del basso Mare Adriatico a 16 m s.l.m. e dista circa 34,5 km da Bari.

È il quarto comune della provincia per numero di residenti[5] ed il quattordicesimo della regione.[6] È il primo comune per densità di popolazione della provincia[5] ed il dodicesimo della regione.[7]

È un importante centro agricolo, con industrie manifatturiere. Sono fiorenti le attività commerciali e turistiche.
Il clima è mite di tipo mediterraneo.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La città si affaccia sul mar Adriatico per uno sviluppo del litorale di circa 7.5 km, fra i comuni di Trani, a nord, e Molfetta, a sud.
Il territorio comunale, prevalentemente pianeggiante, scivola verso il mare solcato da antiche lame[8]. Tuttavia, nella sua parte interna, si spinge per alcuni chilometri verso i centri di Corato, Ruvo di Puglia e Terlizzi, incontrando così i primi pendii della Murgia.
L'altimetria è compresa fra 0 e 160 metri di altitudine sul livello del mare. La città si estende prevalentemente in una fascia compresa fra il tratto costiero e la linea ferroviaria Bologna - Lecce, con alcune propaggini che vanno oltre la strada ferrata (quartiere di Sant'Andrea, zona artigianale, zona industriale). Il nucleo più antico della città, un tempo limitato da due lame che convergevano verso il bacino portuale, sorge su una porzione di territorio predominante rispetto alle aree successivamente urbanizzate.

  • Classificazione sismica[9]: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 aggiornata al 16/01/2006 con le comunicazioni delle regioni.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La città è caratterizzata da un clima mediterraneo (o, secondo la classificazione di Köppen, clima temperato delle medie latitudini), con inverni miti continentali ed estati calde e asciutte. Le escursioni termiche sono contenute dall'azione mitigatrice dell'Adriatico. Essendo una città costiera, l'umidità relativa si mantiene molto elevata in tutto l'anno, oscillando mediamente tra il 70% e 90%. Tuttavia, la città nei mesi invernali è spesso influenzata dalle correnti fredde di provenienza nord-orientale, che sporadicamente determinano precipitazioni a carattere nevoso. Le piogge, concentrate nei mesi invernali, sono caratterizzate da un regime estremamente variabile.
Il 24 luglio 2007 presso la stazione meteorologica di Bari Palese si toccarono i 45,6 °C, la più alta temperatura mai registrata in città.[10] La temperatura minima assoluta risale al 3 gennaio 1993, quando si registrarono -6,0 °C[11].
Medie mensili riferite agli ultimi 30 anni, basate sui dati della stazione di Bari[12]

Bisceglie Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12 13 15 18 22 26 28 28 25 21 17 14 13 18,3 27,3 21 19,9
T. min. mediaC) 5 5 7 9 13 17 19 19 17 13 9 6 5,3 9,7 18,3 13 11,6
Precipitazioni (mm) 51 57 52 47 37 32 27 39 62 65 54 63 171 136 98 181 586
Umidità relativa media (%) 77 74 72 68 68 65 64 65 68 72 76 78 76,3 69,3 64,7 72 70,6

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Puglia.

Origini della città[modifica | modifica wikitesto]

Il Dolmen della Chianca nell'agro di Bisceglie

Il territorio di Bisceglie fu abitato sin da epoche remote.
Nel paleolitico le grotte presenti nel territorio furono abitate da una popolazione di stirpe mediterranea. Ne dimostrano la presenza e l'attività umana le numerose pietre scheggiate (armi e utensili), i resti di animali di specie estinte (leone cavernicolo, orso delle caverne, buoi e cavalli primigeni), i resti di animali di specie remote (rinoceronte, iena, cervo) ed il femore umano curvo attribuibile all'uomo di Neanderthal rinvenuto nella grotta di Santa Croce e attualmente conservato nel museo archeologico nazionale di Taranto.
Nella grotta dello zembro[14], invece, furono ritrovati alcuni resti di ceramica del periodo neolitico.
Nell'età del bronzo vennero costruiti nell'agro di Bisceglie, dalle primitive genti che qui vi abitavano, imponenti sepolcri - altari denominati dolmen. I più interessanti per qualità sono: il dolmen della Chianca (dal termine dialettale chienghe, lastrone di pietra), il dolmen di Albarosa e il dolmen della masseria Frisari.

Il periodo greco - romano e l'alto medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome

Sull'origine del nome di Bisceglie le ipotesi più accreditate sono due. La prima sostiene che il nome derivi dal dialetto Viscile o Vescegghie che a loro volta trovano la radice nell'antica voce Visciju (querciola). Il querciolo è la quercia di Palestina, una specie che si sviluppa sia come albero che come arbusto. Tale quercia, che in Italia è solo presente in Puglia, Basilicata e Sicilia, in passato era particolarmente abbondante nella zona di Bisceglie.[15]
L'altra ipotesi fa risalire il nome al latino vigiliae[16], sentinella, nelle forme antiche Vigilas, Vigilarum civitatis, Vigilie, Vigilia e Biscilia. Questa ipotesi è stata ed è sostenuta da chi ritiene che in epoca romana esistessero nel territorio dei posti di controllo e di guardia sulla via Traiana, o ci fossero delle postazioni di guardia con torri e vedette lungo la costa, per difendere una vasta area dalle eventuali invasioni di pirati.

Quando la parte centrale della Puglia venne occupata dai Peuceti, secondo ipotesi non sostenute da sufficienti prove archeologiche, l'area del pulo di Molfetta e la contrada di Navarino, nel territorio di Bisceglie, furono sede di coloni greci che avrebbero lasciato le loro terre natìe di Pylos e Nabàrinon in Grecia, da cui sarebbero derivati i toponimi.[17] Nel III secolo successivo alla guerra di Pirro, il territorio cadde sotto il dominio di Roma, e pur solcato da nuove strade continuò ad essere una zona di transito e un locus di scarsa importanza.[18] A tal proposito è utile ricordare la presenza di una pietra miliare di epoca romana disposta nei giardini di piazza Vittorio Emanuele II in prossimità della strada nazionale.
Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente l'agro biscegliese era caratterizzato dalla presenza di piccoli grumi di case circondate da alti muri e spesso contigue a tempietti religiosi. Di questi caseggiati, detti casali, vengono annoverati per importanza storica il casale di Giano risalente all'età romana, il casale di Cirignano, il casale di Pacciano, il casale di Sagina, ed il casale di Zappino.
Dai primi anni del VII secolo e fino all'800 il territorio biscegliese rimase sotto il Gastaldato Longobardo di Canosa.
Verso il 700 il casale di Giano, antico luogo di culto pagano, divenne sede di un ricco monastero; mentre nel 789 alcune case del casale di Pacciano furono cedute al celebre monastero di Santa Sofia. In questo contesto vi era un luogo, lungo la costa, aspro e denso di vegetazione, che costituiva un buon riparo per le imbarcazioni, e che fu denominato dagli abitanti Vescègghie, dal nome delle querce selvatiche diffuse tutt'intorno. Questo luogo fu il naturale sbocco al mare di quei contadini che lentamente si avviarono ad una modesta attività marinaresca. Sorse così un piccolo borgo marinaro denominato Vescègghie, coevo alla costituzione di altri borghi di origine longobarda come Giovinazzo sulla costa Adriatica e Terlizzi, nell'entroterra.
Dall'800 il territorio venne assoggettato al gastaldato longobardo di Trani, in quel periodo fiorente città adriatica. Successivamente, per circa un trentennio, la terra di Bari fu tenuta dai Saraceni, per poi passare ai Longobardi ed ai Bizantini.

Il periodo normanno - svevo e angioino[modifica | modifica wikitesto]

Il culto dei tre Santi protettori
Un'icona dei tre Santi Protettori
Secondo la tradizione riportata da Amando, vescovo di Bisceglie, al tempo dell'imperatore Traiano due nobili cavalieri romani, Sergio e Pantaleone, furono conquistati dalle parole di Mauro di Betlemme, un vescovo che predicava il cristianesimo. Essendosi convertiti alla nuova fede furono arrestati e condannati a morte il 27 luglio del 117. Dopo il martirio, i resti furono trasportati nell'agro di Bisceglie in contrada Sagina, dove una vedova cristiana, Tecla de Fabiis, li compose in una tomba che aveva fatto costruire. Lentamente il culto dei tre Santi protettori cominciò a diffondersi nel nascente borgo marinaro di Bisceglie. Il 9 giugno del 1167, sotto il vescovo Amando, le sacre reliquie dei tre martiri vennero trasportate all'interno della cinta muraria di Bisceglie, e custodite inizialmente nella chiesa di San Fortunato, nei pressi del castello. Successivamente le ossa furono trasportate nella chiesa di San Bartolomeo e, infine, il 30 luglio del 1167 vennero trasportate nella cattedrale di Bisceglie. Qui, furono collocate in tre urne di pietra sotto tre altari, nella cripta costruita appositamente.[19]

Verso l'anno 1000 sbarcarono sulla costa adriatica i Normanni. Nel 1042 Roberto il Guiscardo assegnò Trani ed il suo circondario al suo vassallo Pietro di Trani, che divenne conte di Trani e ne rimase possessore fino al 1060. Egli, sotto le richieste di protezione delle genti dei casali, avviò i lavori di costruzione a difesa di alcune case che si erano addensate in prossimità del mare. Nel 1060 il nucleo più antico della città, cinto da mura, venne dotato di una imponente torre di guardia detta torre maestra.
In quest'epoca venne introdotto il culto dei Santi Mauro, Sergio e Pantaleone che divennero i nuovi protettori di Bisceglie. Nel 1063 venne istituita da Papa Alessandro II la cattedra vescovile di Bisceglie. In quel periodo furono avviati i lavori per la costruzione della cattedrale.
Nel 1071 Roberto il Guiscardo riassegnò Bisceglie a Pietro II conte di Trani.
Nel 1167 Il vescovo Amando ordinò la traslazione delle sacre reliquie, custodite fino ad allora in un sepolcro nel casale di Sagina, nelle mura cittadine dove erano stati ultimati i lavori della costruenda cattedrale. Tra le attività del nascente insediamento urbano fu importante quella marinaresca in proficui commerci con la costa dalmata e albanese, e con le isole dell'Egeo e con l'isola di Cipro.[20]
Successivamente, l'imperatore Federico II di Svevia ordinò la costruzione di un castello contiguo alla torre maestra. Inoltre, gli svevi munirono l'intero territorio di torri di guardia. Alcuni esemplari sopravvissuti sono rintracciabili nella torre Gavetino, nella torre di Sant'Antonio e nella torre di Zappino. Sotto gli Angioini Bisceglie entrò nel feudo dei conti di Montfort. Nel 1324 passò ad Amelio del Balzo e successivamente, nel 1326, a Roberto d'Angiò figlio del re Carlo II di Napoli e di Filippo suo fratello. Nonostante il periodo di vivacità commerciale con i porti dell'Adriatico e non solo, la nascente città si trovò al centro di intricate e sanguinose lotte che dilaniarono la Puglia sotto Giovanna I.
Nel 1360 Giacomo del Balzo divenne conte di Bisceglie. Nel periodo compreso fra il 1381 e il 1405 fu conte di Bisceglie Raimondo Orsini del Balzo.
Nel settembre del 1384 il pretendente al trono Luigi I d'Angiò, fratello del re di Francia, e Carlo di Durazzo si scontrarono con una lunga guerriglia e nella notte del 13 settembre i durazzesi varcarono le mura e saccheggiarono Bisceglie. In questa circostanza Luigi I d'Angiò venne ferito e morì dopo qualche giorno, il 20 settembre.
Dal 1405 al 1414 tenne la contea il re Ladislao I di Napoli, che venne affidata per meriti militari a Lorenzo Cotignola. In questo periodo la regina Giovanna II di Napoli concesse a Bisceglie alcuni privilegi, tra i quali la facoltà di armare galee nel proprio arsenale.

Il periodo aragonese, austriaco e borbonico[modifica | modifica wikitesto]

Lucrezia Borgia duchessa di Bisceglie
Lucrezia Borgia in un dipinto di Dosso Dossi
Il 21 luglio 1498 Lucrezia Borgia sposò in Vaticano Alfonso d'Aragona, duca di Bisceglie e principe di Salerno, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli, con l'appellativo di "bellissimo ragazzo".

Anche queste nozze saranno brevi per Lucrezia, come quelle precedenti, e finiranno tragicamente per l'uomo da lei amato. Cesare Borgia, fratello di Lucrezia, rifiutato da Carlotta d'Aragona, diventa cugino del re di Francia sposando Charlotte d'Albret, impegnandosi ad aiutare il monarca a riconquistare il regno di Napoli. Tutto questo francesismo allarma Alfonso che si rifugia dai suoi parenti, abbandonando Lucrezia incinta e col cuore infranto. A questo punto, il Papa per tirarle su il morale le affida l'incarico di governatrice di Spoleto. Il 19 settembre del 1499 Alfonso, spinto da suo padre che non vuole dare dispiaceri al papa, raggiunge Lucrezia ed insieme tornano a Roma. In novembre la duchessa di Bisceglie partorisce un maschio di nome Rodrigo. Il 15 luglio del 1500 Alfonso viene ferito gravemente a seguito di un agguato. Il mandante fu Cesare, probabilmente desideroso di perdere la parentela spagnola. Nonostante la gravità delle ferite Alfonso guarisce con gioia di Lucrezia. Cesare, scontento di come sono andati i fatti, pronuncerà: ciò che non è stato compiuto a pranzo, può essere benissimo fatto a cena[21]. Alfonso viene ucciso dal sicario di Cesare, un tale Michelotto Da Corella, il 18 agosto del 1500 nella stanza di Lucrezia, che con un pretesto era stata fatta allontanare. La spiegazione ufficiale è che al duca di Bisceglie gli si è rotta la testa a seguito di una brutta caduta mentre era ancora in convalescenza. Il ducato venne messo nelle mani del piccolo Rodrigo affiancato da un tutore, mentre sua madre diventava governatrice di Nepi, e prossima a divenire duchessa di Ferrara.[22]

Nell'anno 1442 la crisi politica interna al regno di Napoli consentì ad Alfonso V d'Aragona di conquistare il potere, dopo aver cacciato gli angioini dal regno.
Passata agli aragonesi, Bisceglie divenne feudo di Giovanni Antonio del Balzo, che non mancò ad una rapida congiura contro il re facendo leva su Giovanni d'Angiò, duca di Calabria. Questi rinunciò alla scalata e firmò la pace con Ferdinando d'Aragona il 13 ottobre 1462. Con la "pace di Bisceglie" furono confermati con gli stessi titoli i privilegi a tutte le città ed i castelli che Giovanni Antonio del Balzo possedeva prima della guerra, purché egli restasse fedele al sovrano.
Dopo il 1485 il feudo biscegliese passò, sotto il titolo di marchesato, a Federico d'Aragona, futuro re di Napoli.
In questo periodo, dopo il saccheggio di Otranto e le numerose minacce dei turchi, si rese necessario abbattere la vecchia cinta muraria normanna e sostituirla con una più moderna. Alla fine del secolo la città si presentava adeguatamente fortificata e idonea a sostenere la guerra moderna con le armi da fuoco.
Il 20 maggio del 1498 in Vaticano venne data lettura delle tavole nuziali per il matrimonio fra Lucrezia Borgia, figlia del Papa Alessandro VI, e Alfonso d'Aragona, nipote di Federico re di Napoli. Alfonso d'Aragona portò in dote Bisceglie che, unita a Corato, costituì il ducato di Bisceglie e Corato. Un mese dopo ebbe luogo il matrimonio a Roma che ebbe vita breve e funesta. Dal matrimonio nacque Rodrigo d'Aragona che, dopo l'assassinio di suo padre, fu insignito dell'appellativo di duca di Bisceglie e Sermoneta e signore di Corato.

Veduta di Bisceglie eseguita dal Des Prez nel 1783

Dopo la prematura morte di Rodrigo, nel 1513 Bisceglie, versando al re di Napoli 13000 ducati, si riscattò. Il re concesse la facoltà di armare galee e di difendersi con proprie milizie, già antico privilegio della cittadina. Ottenuti tali privilegi il borgo ed il suo territorio prosperarono per molti anni finché il principe Filiberto di Chalons, viceré di Napoli, non affidò il feudo al nobile spagnolo Luigi Ram.
Nel 1532 i deputati locali ottennero da Carlo V d'Asburgo il riconoscimento di Bisceglie a città demaniale. A seguito delle continue controversie tra il Comune e il Vescovo, nel 1569 vennero consegnati al Comune i "capitoli municipali" (ordinamenti amministrativi) che dureranno ininterrottamente fino all'ottobre del 1806. Le attività economiche erano vivaci, i commerci si svolgevano via mare e via terra con i paesi interni della Puglia, della Basilicata e con il beneventano. Si importava ferro, legno, lana e cuoio. Si esportava frutta, ortaggi, mandorle e soprattutto olio d'oliva. Due erano le fiere che si svolgevano durante l'anno: una a gennaio in occasione di Sant'Antonio abate, primo protettore di Bisceglie, l'altra a luglio alla festa dei tre Santi protettori Mauro, Sergio e Pantaleone. Verso la fine del Seicento la vita cittadina fu influenzata dalla presenza del vescovo Pompeo Sarnelli che occupò la cattedra biscegliese dal 1692 al 1724.
La guerra di successione spagnola portò gli austriaci nel regno di Napoli, dal 1714 al 1738.
Successivamente, con il governo dei Borboni di Spagna, che durò ininterrotamente dal 1738 al 1860 (eccetto il brevissimo periodo napoleonico), la città che contava quasi 6000 abitanti, venne assoggettata ad una pressione fiscale gravosa ed insostenibile. Positivo si rivelò l'intervento dei Borboni rispetto alla risistemazione del porto, ai traffici marittimi ed all'igiene nella città, flagellata in questo periodo dalla peste. L'economia cittadina si basava su: agricoltura, pesca e commercio dei prodotti del suolo.
Quando nel 1799 le truppe napoleoniche invasero il Regno di Napoli, Bisceglie aprì le porte ai francesi inneggiando alla libertà. Dopo l'occupazione di Bisceglie da parte dei francesi, in città si sparse la voce di un imminente sbarco di navi russe e turche per contrastare l'avanzata dei soldati napoleonici; tuttavia la minaccia risultò infondata anche se in città si ammassarono truppe francesi e italiane. Dopo alcuni giorni, 1400 russi sbarcarono nel porto di Bisceglie e la occuparono riconsegnandola ai Borboni.

Il Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Risorgimento Bisceglie fu un vivace centro di cospirazione, contando tra i nobili e il popolo circa 500 affiliati alla Carboneria. Durante i moti del 1820-1821 ebbe luogo nel palazzo Tupputi un'importante "dieta delle Puglie", in cui fu proclamata la Costituzione e ne vennero fissati gli Statuti in dieci articoli (5 luglio 1820).
Nobile figura di questi anni fu Ottavio Tupputi, il maggiore patriota biscegliese. Egli per ben due volte venne condannato a morte; partecipò anche come generale alla disastrosa campagna napoleonica di Russia. In suo onore fu eretto nel 1911 un busto bronzeo in Piazza Margherita.
Intanto, cominciavano a circolare in alcuni ambienti le idee mazziniane ed il pensiero socialista, in cui si collegavano gli ideali di indipendenza nazionale, e le aspirazioni di riscatto sociale e politico delle masse contadine.
In questo quadro politico si distinse il patriota biscegliese Francesco Favuzzi, che nel 1857 aderì all'iniziativa meridionale organizzata da Carlo Pisacane (patriota), e con altri patrioti raggiunse via mare Sapri, nel golfo di Salerno, per provocare una rivoluzione popolare.
Qualche anno dopo, nel 1860, il biscegliese Francesco Calò partecipò alla spedizione dei Mille arruolandosi con il grado di maggiore nell'esercito garibaldino.
Nel 1860 Bisceglie, insieme ad altre città vicine, istituì una "Giunta di Insurrezione" al fine di sostenere i Garibaldini e il 21 ottobre 1860 si tenne un referendum nel locale monastero di Santa Croce: la maggioranza dei votanti si espresse a favore dell'annessione. Il primo deputato al Parlamento Italiano eletto nel collegio di Molfetta fu Ottavio Tupputi.

Dall'Unità d'Italia ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo pre-unitario si rivelò interessante sul piano dell'economia derivante dai traffici marittimi. I mercanti biscegliesi avevano stabilito solide relazioni commerciali con i porti della Dalmazia, dell'Egeo e del mar Nero. Sin dal 1860 si stabilì a Kerč', in Crimea, una piccola comunità di biscegliesi che vivevano di commerci transfrontalieri.
Nel 1864 l'apertura del tronco ferroviario Foggia-Barletta-Bari diede grande impulso all'economia locale e il 9 novembre del 1872 fu inaugurato il Teatro Garibaldi dopo dieci anni di lavori, e ben presto il teatro divenne il centro della vita mondana biscegliese.
La tradizione liberale risorgimentale si tradusse a Bisceglie in una vivace vita politica, dalla quale emerse il sindaco Giulio Frisari, capo della sinistra democratica parlamentare pugliese e della "Società Operaia di Mutuo Soccorso"; non mancarono in questo periodo vivaci scontri verbali e violenti scontri fisici.
Allo scoppio della prima guerra mondiale numerosi giovani biscegliesi partirono per il fronte e a fine guerra furono 430 i caduti (con numerosi feriti e mutilati). Il 2 agosto 1916 Bisceglie conobbe da vicino la guerra, infatti alcune cannonate navali austriache causarono diversi danni materiali ma nessuna vittima; tuttavia ancora oggi è possibile riconoscere sulla facciata di palazzo Albrizio (accanto a palazzo Ammazzalorsa, di fronte al porto) un segno di una cannonata austriaca risalente proprio a quell'evento. Durante la guerra si distinse il generale d'artiglieria, originario di Bisceglie, Beniamino Simone.
Il 5 ottobre 1924 fu inaugurato in piazza Vittorio Emanuele II un obelisco per commemorare i caduti biscegliesi nel primo conflitto mondiale.
Nel 1920, a seguito delle adesioni alla politica fascista, fu aperta una sezione del fascio nel palazzo Logoluso.
Nell'inverno 1940-1941, durante il conflitto italo-greco, Benito Mussolini fissò la sua residenza a Bisceglie nella Villa Angelica mentre il quartier generale alloggiò nella Villa Ciardi.
Nel 1943 i tedeschi precipitosamente si ritirarono da tutto il sud Italia e poco dopo Bisceglie fu occupata dagli anglo-americani. Il travagliato passaggio dal fascismo alla repubblica trovò in Vincenzo Calace uno dei maggiori politici antifascisti e sostenitori della democrazia. Al termine della seconda guerra mondiale si contarono circa 300 caduti biscegliesi, molti invalidi e anche alcuni dispersi.
Le prime elezioni comunali del secondo dopoguerra, che registrarono il maggiore suffragio, alla Democrazia Cristiana, segnarono il successo personale del sindaco Umberto Paternostro, che guidò la città nella ripresa dalla paralisi prodotta dalla guerra. Questo periodo fu caratterizzato da una considerevole e significativa attività nel settore delle opere pubbliche.
Tra gli anni cinquanta e sessanta Bisceglie conobbe una fervida attività economica, alimentata dall'agricoltura, dalla pesca, e da un fiorente commercio di prodotti ortofrutticoli in Italia e all'estero. La vita cittadina fu anche caratterizzata da una vivace attività culturale.
Attualmente l'economia biscegliese si fonda soprattutto sulla piccola industria manifatturiera (in particolar modo nel settore tessile delle confezioni, dei frantoi oleari e dell'industria per la lavorazione della pietra), sul commercio e sull'agricoltura. Significative risultano le produzioni agricole delle olive per la produzione di olio di oliva, dell'uva da tavola, e della tipica ciliegia biscegliese.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma di Bisceglie

Lo stemma comunale è formato da un albero di quercia sradicato, dorato, disposto su uno scudo di colore rosso. Nel 1532 l'imperatore Carlo V concedette all'Università di Bisceglie la facoltà di imprimere o dipingere sopra lo stemma la corona cesarea, quale simbolo di fedeltà all'impero.
Inoltre, lo scudo è circondato, sui lati verticali ed in basso, da due rami uno di quercia e l'altro di alloro, di colore verde, annodati per i loro gambi rivolti verso il basso da un nastro tricolore.
In un decreto del 1937, il Comune di Bisceglie fu definitivamente iscritto nel libro araldico degli enti morali. Con lo stesso decreto fu approvato il gonfalone così descritto: drappo di colore bianco bordato d'oro al palo sinistrato di rosso, attraversato da una banda abbassata dello stesso colore, caricato dello stemma civico, con iscrizione centrata “Città di Bisceglie”.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del borgo antico

Bisceglie nasce asserragliata sul mare, intorno ad un antico porto, tuttora attivo. Nella città intra moenia[23], fatta di strade strettissime e alte, e di volte che le scavalcano, difesa a filo dal castello federiciano e dalla torre Maestra, sorge e domina dal punto più alto la cattedrale, sorgono antiche chiese e monasteri, antichi palazzi nobiliari e un antico teatro.
La città intra moenia costituisce una imponente monumentalità tale da sembrare fatta in un unico pezzo, scavato e bucato. Andando “oltre”, la città extra moenia è ricca di chiese e conventi, di palazzi, ville e casali.
Ci sono perfino i dolmen e le grotte anticamente abitate. Tutto ciò testimonia una storia che si perde nella notte dei tempi.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Concattedrale di San Pietro Apostolo[modifica | modifica wikitesto]

Uno scorcio della Cattedrale
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concattedrale di San Pietro Apostolo (Bisceglie).

Edificata fra il 1073 e il 1295, la Concattedrale di San Pietro Apostolo è una costruzione romanico pugliese.
L'edificio, orientato secondo l'asse est-ovest, si sviluppa su una pianta longitudinale a tre navate, tre absidi non denunciate all'esterno della parete muraria e un transetto su cripta. L'alzato, invece, si sviluppa su pilastri e matronei con la copertura della nave centrale a tetto.
Sulla facciata, rimaneggiata con l'apertura di tre finestre in stile barocco, è addossato un pregevole protiro disposto sopra l'ingresso principale. Nel corso dei secoli alcuni corpi di fabbrica, destinati a cappelle, vennero addossati alla navata esterna meridionale.
All'interno, ristrutturato nel Settecento, spiccano gli stalli intagliati del coro in legno di noce proveniente dal Santuario di Santa Maria dei Miracoli (Andria).
Nella cripta sono conservate le sacre reliquie dei tre Santi protettori Mauro, Sergio e Pantaleone. Le reliquie furono rinvenute a Bisceglie nel 1167; secondo la tradizione, Sergio e Pantaleone erano due cavalieri che, giunti in Puglia per arrestare il vescovo Mauro, furono invece da questi convertiti al cristianesimo e successivamente martirizzati dal proconsole romano di Venosa. Ai tre Santi la città di Bisceglie si affidò in occasione della peste del 1736, del colera del 1836 e in altri momenti di pericolo.
I recenti restauri, hanno restituito un enorme affresco, raffigurante San Cristoforo dipinto intorno all'Ottocento dal pittore Vito Calò, sulla parte esterna della omonima cappella.

Chiesa di Sant'Adoeno[modifica | modifica wikitesto]

Uno scorcio dell'Abbazia di Sant'Adoeno
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Sant'Adoeno (Bisceglie).

Edificata nel 1074 all'interno delle mura, dopo la Cattedrale, è la chiesa più antica di Bisceglie. È una delle chiese italiane di più diretta filiazione francese[24]. Le origini, ravvisabili nella denominazione Sant'Adoeno o Sant'Audoeno (Saint Ouen) vescovo di Rouen, sono collegate ai soldati conquistatori Normanni. L'abbazia conserva una piccola reliquia del Santo, proveniente dalla Normandia.
La facciata, a cuspide, è in conci di pietra calcare, caratterizzata da un timpano mozzato che è coronato da un'aquila sovrastante una fiera. Essa, è bucata in mezzeria da un piccolo rosone a cinque mensole recanti 4 leoni romanici e la statua del Santo.
Su di essa sono evidenti i segni dei Maestri comacini. La pianta della chiesa è a tre navate.
All'interno vi è una fonte battesimale in pietra del XI secolo con sei figure scolpite ad altorilievo, recentemente restaurata.

Chiesa di San Matteo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Matteo (Bisceglie).

La Chiesa di San Matteo venne edificata nel 1090, durante l’episcopato del vescovo Mancusio.
Nel 1099 fu concessa dal vescovo Stefano alle famiglie dei casali di Sagina e Giano, rifugiatesi nella città di Bisceglie a causa delle incursioni dei Saraceni.
Nel 1608, la chiesa di San Nicolò, chiusa al culto per le precarie condizioni statiche in cui versava, venne unificata alla collegiata di San Matteo.
Distrutta da un incendio nei primi del Seicento, fu ricostruita nel 1628 ed il 25 luglio 1692 venne consacrata da Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie.
Nella chiesa sono conservate opere pittoriche di Angelo Bizamano, Corrado Giaquinto, Girolamo Palumbo e altri autori di scuola napoletana.

Chiesa di San Nicolò[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di San Nicolò di Porta Ensita[25] fu edificata all'interno delle mura normanne, in strada Ospedale, durante l'episcopato del vescovo Mancusio.
Il tempio, modesto nelle sue dimensioni e sviluppato in un'unica navata, venne concesso dal vescovo Stefano nel 1100 alle genti provenienti dai Casali di San Nicola e Salandro che, assoggettate alle incursioni dei saraceni, trovarono rifugio all'interno della città murata.
Nel 1609, a seguito delle precarie condizioni statiche, la chiesa venne unificata all'abbazia di San Matteo, pur essendo distinta e considerata “eque principalitèr”.
Nel 1891 l'arcivescovo di Trani Giuseppe de Bianchi Dottula ne decretò la soppressione. La chiesa fu spogliata di tutti i beni e sconsacrata.

Chiesa di Santa Margherita[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa S.ta Margherita: le tombe dei Falconi
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Margherita (Bisceglie).

Edificio di impostazione romanico pugliese, venne fatto costruire fuori dalla cinta muraria nel 1197 dalla famiglia nobile dei Falconi. La chiesa, rimasta immune da rimaneggiamenti posteriori, esprime un'architettura piacevole fatta di armonia e semplicità. La costruzione è interamente in pietra calcare locale tagliata a corpi disuguali. La pianta, a croce greca, è coperta da una cupola centrale su pennacchi e abside semicircolare. La facciata è coronata da un frontone triangolare fregiato da archetti rampanti e da una rosa scolpita con la sigla della Santa.
La cupola è coperta da un tetto a piramide, con conci di pietra disposti a piccoli gradini.
Nella parte esterna, sono addossati sul fianco sinistro tre sepolcri dei Falconi: il primo sepolcro, incompleto, con figura giacente di guerriero, è dedicato a Basilio e Mauro Falcone; il secondo, dedicato a Riccardo Falcone, opera di Pietro Facitulo barese, ha un ricco baldacchino ornato di rilievi e trafori; il terzo sepolcro, destinato ai fanciulli dei Falconi, opera di Anseramo da Trani, ha un bizzarro baldacchino ad arco trilobo su due colonnine.

Chiesa di San Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Lorenzo, edificata fuori dalle mura urbane nella parte più alta del Palazzuolo all'imbocco dell'antica strada per Corato, venne concessa nel 1477 dal conte di Bisceglie Francesco Del Balzo ai frati di San Francesco dei minori osservanti.
Negli anni successivi, sul lato meridionale del tempio, venne edificato il complesso conventuale dei frati minori osservanti, attivo fino al 1817, anno in cui fu soppresso.
Nel 1857, su progetto dell'ingegner Mauro Albrizio, venne costruito sul fianco settentrionale della chiesa di San Lorenzo il Calvario, una teoria di cinque nicchie monumentali impostate secondo un linguaggio architettonico di ispirazione gotica e contenenti alcuni mosaici raffiguranti la passione di Cristo.
Durante la notte del 2 febbraio 1866 la chiesa fu incendiata per un atto di vendetta.

Chiesa di San Domenico[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria del Muro, eretta nel XII secolo ai limiti della prima cinta muraria, fu concessa ai padri domenicani dal vescovo Martino nel 1502, che la dedicarono a San Domenico. Successivamente, nel 1525, i domenicani la ampliarono e la ornarono internamente.
Nel 1693 la chiesa venne consacrata da Pompeo Sarnelli, vescovo di Bisceglie.
La pianta della chiesa si sviluppa su tre navate orientate secondo l'asse nord – sud. La navata centrale, coperta da una volta a botte unghiata, è conclusa da un'abside semicircolare. Il tempio è inserito nel complesso dell'ex convento dei padri domenicani, attuale Palazzo San Domenico, sede del Municipio.

Chiesa del Salvatore o del Santissimo[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio del Santissimo Salvatore fu edificato nel 1649 sul tratto della muraglia prossima allo specchio d'acqua del porto, in corrispondenza di strada Caldaia[26], sul luogo dove sorgeva la chiesa di San Nicolò al Porto. Quest'ultima, costruita intorno al 1300, venne distrutta in parte nel 1384 quando le milizie di Carlo di Durazzo penetrarono nella città, saccheggiandola, proprio attraverso il muro della chiesa, che, dopo un lungo periodo di abbandono, venne occupata e sostituita al livello superiore dal nuovo tempio del Santissimo Salvatore. Dell'antica chiesa sono ancora visibili alcuni resti di facciata su strada Caldaia.
La chiesa del Santissimo, modesta per dimensioni, si sviluppa su un'unica navata orientata sull'asse nord – sud. La sobria facciata, bucata dall' ingresso sormontato da un timpano poggiato su mensole e da un semplice finestrone, è sovrastata da un piccolo campanile a vela. All'interno, l'altare è dominato da un dipinto ad olio su tela di scuola napoletana, raffigurante la Trasfigurazione di Gesù Cristo.
La chiesa custodisce, oltre alla statua lignea di Sant'Antonio che viene festeggiato con una processione marinaresca, una scultura lignea del Seicento raffigurante La Pietà.

Altre chiese di Bisceglie[modifica | modifica wikitesto]

In città sono presenti molti edifici religiosi, i più antichi di questi si trovano nel suo nucleo storico, all'interno delle mura difensive. Qui sono state edificate le seguenti chiese:

  • La chiesa di San Giovanni al Castello (in restauro) venne costruita nel periodo angioino.
  • La chiesa del Purgatorio, costruita in prossimità del castello nel 1638.
  • La chiesa di San Luigi con l'annesso monastero delle Clarisse fu edificata sull'antico tempio di San Ludovico nell'anno 1638.
  • La chiesa di Santa Croce e l'annesso monastero venne costruita intorno al 1650 in prossimità del bastione di porta Zappino, oggi scomparso.


Alle chiese interne alla cinta muraria si aggiungono, per interesse storico - architettonico, le seguenti chiese extra moenia:

  • La chiesa della Santa Madre della Misericordia, eretta nel 1645.
  • La chiesa di Santa Maria di Passavia, edificata in prossimità del pomerium[27] (attuale Palazzuolo e villa comunale) nel 1747.
  • La chiesa di Sant'Agostino, costruita nel 1845.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

“Bisceglie contava non poche opere dei secoli della sua maggiore prosperità, che il tempo ha distrutto, ma che pur son ricordate dai cronisti locali”, così il critico d'arte Demetrio Salazaro si congedava con la città nel suo libro Puglia Medievale. Per questo è opportuno annoverare fra le architetture civili della città alcuni importanti palazzi, significativi dal punto di vista storico – architettonico, il teatro comunale costruito laddove vi era uno teatri più grandi del regno di Napoli, ed infine l'antico porto.

Palazzo San Domenico[modifica | modifica wikitesto]

È sede del Municipio già dal 1809 quando venne confiscato ai frati domenicani.
Nel 1823, alcuni locali del Palazzo, furono adibiti a prigione circondariale.
L'edificio venne edificato nella prima metà del XVI secolo sul tratto della muraglia prossimo al torrione di Schinosa o dell'abisso, e contiguo alla chiesa di Santa Maria del Muro.
Il palazzo si imponeva e si impone nel paesaggio con la sua mole e con le caratteristiche logge che si elevano su due livelli di epoca successiva al periodo di fondazione.

Palazzo Tupputi[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Tupputi
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo Tupputi.

Il Palazzo fu fatto edificare verso la seconda metà del XVI secolo con molta probabilità dalla famiglia Frisari, di origini salernitane, che ricoprì importanti incarichi pubblici a Bisceglie.
L'edificio è da ritenersi una delle opere più interessanti dell'architettura rinascimentale in loco.
Verso la metà del XVIII secolo il palazzo fu venduto ai marchesi Tupputi, originari del piacentino, per cui assunse l'attuale denominazione.
Durante il periodo risorgimentale l'edificio denominato Palazzo Nazionale fu sede della carboneria ed ospitò il 5 luglio 1820 la Dieta delle Puglie, una storica riunione presieduta da Domenico Antonio Tupputi, durante la quale i carbonari pugliesi concordarono un'azione comune a sostegno della repubblica Partenopea.
L'edificio è ubicato nel centro storico ad angolo fra via Cardinale Dell'Olio, su cui si apre l'ingresso principale, e via Ottavio Tupputi. Il palazzo, caratterizzato da una facciata in bugne a punta di diamante nel piano superiore, conserva all'interno alcune colonne di granito numidico acquistate nel XVI secolo e provenienti dal duomo di Giovinazzo.

Altri palazzi di Bisceglie[modifica | modifica wikitesto]

Seguendo un percorso cronologico, fra gli edifici rilevanti di più antica costruzione vi è il palazzo Ammazzalorsa, eretto intorno al 1400 sulla muraglia nella zona prospiciente al porto. L'edificio, restaurato nei primi anni del Novecento, possiede una raccolta privata di dipinti del Grosso (XX secolo), alcune sculture del Dossena (XX secolo), e varie collezioni di porcellane, armi e carrozze.
Verso la metà dell’XI secolo, venne costruito il Palazzo Vescovile, voluto da Pietro il Normanno, conte di Trani e sorge accanto alla Cattedrale di S. Pietro. Dal 1980 il Palazzo Episcopale è sede del Museo Diocesano. In largo Sant'Adoeno sorge il palazzo detto di Lucrezia Borgia, costruito nel XV secolo e caratterizzato da una facciata realizzata a bugne.
Nel 1556 venne edificato sulla muraglia (attuale via Frisari) il palazzo Frisari. L'edificio presenta una elegante facciata lavorata a bugne a punta di diamante nel piano superiore.
Nel 1776 fu fatto erigere da Biagio Manes, un capitano spagnolo che si era stabilito a Bisceglie, l'omonimo palazzo Manes. L'edificio, che si sviluppava su tre livelli (piano terra destinato a deposito, piano nobile e secondo piano), venne costruito a cavallo fra la muraglia e via San Domenico.
Risale verso la metà del XVIII secolo la villa Fiori (detta anche palazzo Fiori) fatta costruire dalla famiglia nobile Fiori, originaria di Sorrento. Questo edificio, costruito extra moenia nell'attuale via Montegrappa, presenta, secondo un linguaggio architettonico barocco, una facciata preceduta da una doppia rampa che raggiunge il piano nobile.

Il Teatro "Garibaldi"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro comunale Garibaldi.
Il teatro "Garibaldi"

L'edificio fu costruito sul suolo occupato dal demolito "teatro della polveriera", all'interno dell'antico bastione di Zappino. Le vicende legate alla concessione edilizia ed alla costruzione del teatro furono piuttosto travagliate. Il progetto, affidato all'architetto Giuseppe Albrizio dall'amministrazione comunale nel 1861, venne portato a termine nel 1872.
Nel 1870 vennero completati i lavori di muratura, mentre nei due anni successivi furono realizzati gli arredi interni, la scenografia, le decorazioni sul soffitto e l'impianto per l'illuminazione.
Nell'inverno del 1872 il teatro fu inaugurato con il "Rigoletto" di Giuseppe Verdi e dedicato all'eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi, il quale non potendo partecipare all'evento, inviò una lettera scritta di pugno con cui ringraziava il Comune di Bisceglie di un così grande onore.
Il teatro presentava una elegante facciata secondo un linguaggio architettonico neoclassico. Lo spazio interno si sviluppava su tre ordini di palchi ed una platea con 200 posti. La copertura, con struttura in legno, presentava due falde.
Agli inizi del Novecento venne rinnovata la facciata ed aggiunti due rilievi in stucco raffiguranti figure femminili, mentre negli anni successivi cominciarono a manifestarsi i primi segni di decadenza della struttura che durante la prima guerra mondiale fu adibito a deposito di alimenti ed a cinematografo.
Nel 1954 il teatro fu assoggettato ad una serie di demolizioni interne e destinato a struttura cinematografica.
Nel 1981 il Ministero dei Beni Culturali ha dichiarato l'immobile come bene di interesse storico - artistico.

Il "Palazzuolo"[modifica | modifica wikitesto]

Il “Palazzuolo” è la più grande piazza di Bisceglie, indicata nella toponomastica come piazza Vittorio Emanuele II.
Le dimensioni, la qualità architettonica ed ambientale degli spazi, la rendono una delle piazze più interessanti di Puglia.
Il Palazzuolo si forma come enorme pomerium in corrispondenza della porta principale della Città, Porta Zappino. Già nel Quattrocento questa vasta area che si estendeva oltre il fossato era denominata “largo de lo Palazulo”. Questo nome derivava dalla presenza del “palatiolum”[28] che sorgeva sulla strada detta “dei palazzi”, l'attuale via Giulio Frisari, e si affacciava sul tratto della muraglia compreso fra la Porta Zappino ed il torrione Schinosa.
Questa enorme spianata di terra abbandonata era attraversata dalla strada consolare[29], e vi arrivavano tutte le strade interne dei Comuni limitrofi.
Con l'espansione extra moenia Ottocentesca, il nudo e selvaggio terreno antistante alla porta principale della Città, divenne l'orgoglio e la delizia dei biscegliesi.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

La città conserva la torre maestra, punto di riferimento per tutto il territorio ormai da oltre un millennio, il castello ed una buona parte delle mura di cinta aragonesi, limes del nucleo più antico della città rispetto all'espansione urbana avvenuta fuori le mura.

Il castello e la torre maestra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Bisceglie.
La torre maestra ed il castello di Bisceglie

La torre maestra fu fatta erigere verso il 1060 dal conte Pietro di Trani[30]. Interamente costruita in pietra calcare locale, rappresenta l'elemento dominante della città con i suoi 27 m di altezza.
Per dimensioni e caratteristiche di fabbrica può essere considerata analoga alla torre normanna di Rutigliano. È da essa che ogni giorno, sin dai primi anni del dopoguerra, alle ore 8.00 ed alle ore 12.00, si diffonde in tutta la città l'ormai tradizionale segnale sonoro di una potente sirena, usata durante il secondo conflitto mondiale come allarme aereo.
Il castello, probabile opera del periodo svevo, è formato da un recinto quadrilatero sostenuto da quattro torri angolari - quadre e da una quinta torre, più piccola, inserita all'interno della cortina muraria. L'accesso al fortilizio avveniva per mezzo di un ponte levatoio. All'interno vi erano gli alloggi dei militi, le stalle, la chiesetta di San Giovanni ed un palatium. All'esterno del recinto si stagliava la torre maestra che era collegata ad esso tramite un ponte levatoio. Verso la metà del Cinquecento, con la nuova cinta muraria della città, il castello fu riconosciuto inefficiente e venne disarmato.
Attualmente la struttura è sottoposta ad un intervento di restauro che ne consente solo la fruizione esterna dei corpi di fabbrica.

Le mura difensive[modifica | modifica wikitesto]

Assetto murario agli inizi del 1700. In rosso, i resti della cinta muraria medievale rinvenuti durante alcuni scavi

Agli inizi del XV secolo, il sistema difensivo medioevale di cui la città era dotata, risultò essere inadeguato a sostenere la nuova artiglieria da fuoco. Fu così che con l'avvento degli Aragonesi le vecchie mura normanne, alte e sottili, vennero sostituite da una nuova cinta muraria, bassa e terrapienata, che seguì quasi ovunque il tracciato precedente. Il tracciato aragonese prevedeva 4 torrioni più una torre di cinta del castello: Torrione Sant'Angelo (NW), Torrione dell'abisso (SW), Torrione San Martino (NE) (smantellato), Torrione della Porta (S) (smantellato). La nuova murazione aveva mantenuto le due porte cittadine: una orientata a nord detta porta di mare (oggi murata), una orientata a sud chiamata "di Zappino" (ove attualmente sorge il teatro Garibaldi). Nella seconda metà del XVI secolo a seguito delle minacce turche, sempre più insistenti, e con l'avvento degli Spagnoli le mura furono rafforzate con 5 baluardi pentagonali e intorno ad esse vennero scavati enormi fossati e fu creato il cosiddetto guasto. I cinque baluardi erano: il Bastione della Porta o Polveriera (smantellato), il Bastione di San Paolo (W), il Bastione del Castello (SE) (oggi inglobato da edifici), il Bastione di San Gennaro (E), il Bastione di San Martino (NE) il più grande ed ultimo ad essere stato costruito. Gran parte delle strutture di fortificazione è attualmente fruibile e visibile, soprattutto sul versante del porto e lungo la via che ad esso giunge.

Architetture rupestri e Insediamenti[modifica | modifica wikitesto]

Casali di Bisceglie
Casale di Pacciano

I Casali[modifica | modifica wikitesto]

Nell'agro biscegliese sono stati presenti in passato ben 10 antichi Casali di epoca medievale e longobarda, testimoni della presenza di genti che abitavano stabilmente questi luoghi. Tuttavia nel corso del tempo, tra invasioni e guerre, sono ben pochi i casali rimasti integri, dei restanti o si hanno poche tracce, o l'unico indizio rimasto è quello toponomastico. Non tutti i Casali si sono sviluppati alla stessa maniera e nello stesso periodo, infatti, i Casali di Giano, Pacciano, Sagina e Vigiliae, sorgono su siti romani. La causa della nascita di questi piccoli centri rurali, è da attribuirsi alla caduta dell'Impero Romano, e all'avvento dei Longobardi e Bizantini. Le genti lasciate alla mercé di scorribande dei barbari, iniziarono ad aggregarsi in piccoli centri, con una propria podestà, con proprie leggi e culti. Tali centri vennero muniti di mura, chiese casaline e torri d'avvistamento, e mediamente vi erano insediati tra i 20 o 30 fuochi (famiglie). Il declino avvenne con l'arrivo dei Normanni, che assicurarono un rifugio più sicuro presso il Casale Vigiliae, da loro fortificato come "castrum", e dal pericolo crescente che arrivava dalle campagne a causa dei nuovi conflitti politici. Così facendo, i Casali si spopolarono a poco a poco, ma non del tutto per un buon periodo di tempo, le genti confluirono nella neo città di Vigiliae, apportando in essa le identità casaline (religiose specialmente), tutelate dagli stessi Normanni.

Grotte[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Bisceglie si trovano lungo il corso delle lame di Santa Croce e lama d'Aglio, antiche vie di comunicazione tra l'entroterra e la costa, importanti insediamenti neolitici e paleolitici che sono stati oggetto di esplorazioni archeologiche in tempi diversi.

Grotta di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grotta di Santa Croce.

La grotta è lunga 100 metri, al suo interno è stretta verso l'alto e si allarga progressivamente sino a formare ambienti molto ampi verso il basso.
Nella grotta sono state rinvenute concrezioni, stalattiti, reperti risalenti all'industria litica del periodo musteriano come 2200 punte, raschiatoi e schegge, un femore neandertaliano, e fauna pleistocenica.
Altri strati hanno riportato alla luce strumenti litici dell'Epigravettiano finale (11000 anni fa) come frammenti ceramici neolitici e frammenti dell'età del bronzo – ferro.
La grotta di Santa Croce fu individuata nel 1937 da Francesco Saverio Majellaro, al quale è dedicato il Museo Civico Archeologico di Bisceglie.

I Dolmen[modifica | modifica wikitesto]

In prossimità delle lame maggiori, sono localizzate, su terrazzi pianeggianti, alcune importanti strutture dolmeniche.

Il dolmen della Chianca[modifica | modifica wikitesto]
Il dolmen della chianca
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dolmen della Chianca.

Il dolmen della Chianca è un monumento megalitico tra i più importanti d'Europa, per dimensioni, bellezza di linee e stato di conservazione.
Fu scoperto il 6 agosto 1909 dagli archeologi Mosso e Samarelli. La struttura, databile all'età del Bronzo medio, appartiene alla tipologia della tomba a corridoio largo, composta da una cella sepolcrale e da un corridoio di accesso.
Tutto il materiale litico che compone il dolmen è in pietra calcare proveniente dal territorio circostante.
Il corridoio - lungo 7,50 m - è formato da lastroni piatti, infissi verticalmente nel terreno, di altezza notevolmente inferiore rispetto a quelli della cella.
Pertanto, la lunghezza totale è poco meno di 10 m ed ha l'ingresso rivolto ad est.

Il dolmen di Albarosa[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dolmen di Albarosa.

Il dolmen di Albarosa fu eretto a poco meno di 1 km dal dolmen della Chianca.
Il tumulo è ubicato nell'omonima contrada posta sulla strada provinciale Bisceglie - Ruvo di Puglia, a circa 8 km dal centro urbano.
Anche questo dolmen fu scoperto nel 1909 da Francesco Samarelli all'interno di uno specchione a pianta ellittica. Esso è costituito da sette lastroni verticali, tutti costituenti le pareti del sepolcro.
Al momento della scoperta furono rinvenuti alcuni oggetti in ceramica lavorata a mano, resti umani, schegge di selce e alcuni bollitoi di pietra calcarea lavorati a mano.

Il dolmen Frisari[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dolmen Frisari.

Nel 1909 il dolmen Frisari fu oggetto di una prima esplorazione archeologica da parte del Gervasio. Già in quel periodo il megalite si presentò semidistrutto e privo di copertura.
Esso appartiene alla tipologia di tumulo a pianta ellittica, composto da cella sepolcrale, larga 2 m e lunga circa 4 m, preceduta da un dromos.
Il monumento megalitico databile al periodo dell'Età del bronzo (proto appenninico), si affaccia ai primi declivi della sponda sinistra della caratteristica incisione carsica di lama dell'Aglio, in prossimità del crocevia di confine con i territori di Molfetta e Ruvo di Puglia, non molto distante dal dolmen di Albarosa e dal dolmen della Chianca, e prossimo al casale detto torre di Navarrino.

Altri dolmen[modifica | modifica wikitesto]

Il "dolmen di Giano", cosiddetto perché si trovava nelle immediate vicinanze del "tempio di Giano" in contrada Santeramo, in prossimità di una lama. Di questo dolmen, distrutto nel 1975, non resta più niente, se non minutissimi frammenti di roccia del dromos. Anch'esso può considerarsi analogo agli altri dolmen presenti nell'agro biscegliese.
Il "dolmen di Santa Croce" ubicato in località lama Santa Croce, non molto distante dagli altri megaliti biscegliesi, che presenta interessanti analogie con i dolmen salentini[31].
Nel territorio di Corato, non lontano dal confine con Bisceglie, si può ancora visitare il "dolmen dei Paladini".

Siti di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Zona Pantano-Ripalta[modifica | modifica wikitesto]

La località, che occupa un'area pari a 685 ettari lungo la costa fra Bisceglie e Molfetta[32], è definita di interesse naturalistico nel Decreto Ministeriale n. 30 del 1º agosto 1985, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 06/02/1986. Il sito, di elevato valore paesaggistico, rappresenta un elemento morfologico e strutturale di grande importanza per la definizione olistica del paesaggio costiero e carsico pugliese. Il paesaggio vegetale, guardato nel suo insieme, è caratterizzato da campi agricoli: dominano l'olivo, il mandorlo, i vigneti con impianto a tendone e gli orti disalberati, segno evidente che la mano dei coltivatori ha contribuito non poco a trasformare il luogo, un tempo completamente ricoperto da vegetazione tipica delle zone umide e della macchia mediterranea.

Orto botanico comunale Veneziani - Santonio[modifica | modifica wikitesto]

A ridosso della strada ferrata, in prossimità della "lama fondo noce", si trova l'interessante orto botanico comunale "Veneziani - Santonio", donato al Comune di Bisceglie dalla famiglia che ne era proprietaria.
Il giardino, già organizzato sul finire dell'Ottocento, conservava originariamente una raccolta di piante di Ficus (Moraceae), Succulente Cactaceae, Aloe Liliaceae, Agavi Agavaceae, Callistemon Mirtaceae ed altre specie come la Chorisia speciosa, la Jacaranda, specie del genere Brachychiton, Phoenix, ed altre specie rare.

Il Lungomare di Ponente ed il Teatro Mediterraneo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro Mediterraneo (Bisceglie).
Il lungomare di ponente visto da “Salsello”

Sul finire degli anni Ottanta, l'incalzante fenomeno dell'erosione marina che riguardava in particolar modo il tratto di costa balneare compreso fra Bisceglie e Trani, indusse l'Amministrazione a dotarsi di un piano di recupero costiero dell'intero litorale di Ponente.
Le opere realizzate, impostate secondo criteri di architettura del paesaggio, attualmente costituiscono un imponente ed originale sistema di percorsi pedonali e ciclabili, articolati su più livelli, che si sviluppano per circa 3 km sull'intero litorale ponentino.
Il "waterfront"[33] dell'intero sistema, caratterizzato da una altimetria variabile fra 2 m s.l.m. e 13 m s.l.m., appare come una enorme muraglia in pietra a secco che, interrotta a tratti da elementi rocciosi preesistenti, trova una scenografica apertura sul mare in corrispondenza del Teatro del Mediterraneo, in località Trullo verde.


Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[34]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 966 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate, in base alla loro percentuale sul totale della popolazione straniera residente, erano:

Dialetto biscegliese[modifica | modifica wikitesto]

"Lingua odorosa di terra e di mare,
sobria come il nostro pane,
violenta come il nostro sole,
rude e amara a volte,
ma sempre sincera e virilmente ottimista"
(Mario Cosmai, dialetto biscegliese)

Su di esso vi è una leggenda secondo cui San Nicola Pellegrino, arrivato in Puglia dalla Licia per diffondere il Vangelo di città in città, giunse a Bisceglie. Qui gli abitanti rimasero insoddisfatti e delusi del Santo, che schivo e di poche parole si limitava a concludere i propri discorsi con "kiri, kiri eleison", tanto che lo scacciarono in malo modo. San Nicola, risentito, pregò Dio che punisse i biscegliesi storpiando la loro parlata, come infatti avvenne. Per questo motivo i biscegliesi quando parlano tendono a storcere un po' la bocca, e soprannominati quindi come vòcche stóurte.[35]

La fonetica del dialetto è regolata da leggi rigorose e costanti, soprattutto se si tiene conto del processo di trasformazione dalla lingua più antica, come il latino popolare, alla lingua più recente, come il dialetto. A mo' di esempio, il passaggio del suono PJ latino nella doppia cm³ dialettale, rappresenta una legge fonetica, come in SAPJO (latino) da cui deriva sacce (dialetto). Sul piano etimologico, ci sono alcune parole che derivano dal greco[36], altre dal latino popolare[37], la maggior parte dei termini deriva dall'italiano che va conquistando sempre maggior spazio. Ma oltre ai grecismi antichi, vi sono anche i germanismi[38], i bizantinismi[39], gli spagnolismi, gli arabismi, i francesismi e tracce di lingua pre-indoeuropea[40].
Il dialetto biscegliese vanta interessanti studi svolti in passato ed anche negli ultimi decenni. Nel 1892, Domenico Pastore, dopo aver partecipato e vinto un concorso nazionale organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione nel 1890, pubblicò il dizionario italiano – biscegliese e biscegliese – italiano.
Successivamente, nel 1925, l'arcidiacono, studioso di latino e greco, Francesco Cocola diede alle stampe “il vocabolario dialettale biscegliese – italiano” comprendente 12778 voci. Quest'ultima opera rimane un punto di riferimento per il recupero di vocaboli che sono scomparsi o rischiano di scomparire.
Per completare il panorama degli studi sul dialetto biscegliese risultano importanti i lavori, che seguono un ordine cronologico, svolti da Jolanda De Gregorio, dal linguista russo V. F. Sciscmarev e da Luca De Ceglia con il suo “Dizionario dei soprannomi biscegliesi nei secoli XVI – XVIII” e il "Dizionario Dialettale Biscegliese" edito nel 2009.
A Bisceglie è sempre stata ricca la produzione di testi dialettali, di poesie, stornelli satirici, e prose in vernacolo, sui periodici locali come la Riscossa, Il Palazzuolo ed Il Biscegliese.
I poeti dialettali che vantano una vasta e interessante produzione sono: Riccardo Monterisi, Matteo Dell'Olio, Eugenio Monopoli, Sergio Di Clemente, Gianni Rigante, Francesco Palazzo e Demetrio Rigante.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito del folclore pugliese, le tradizioni di Bisceglie costituiscono un patrimonio di consuetudini, atteggiamenti, comportamenti, rituali religiosi, canti e racconti, tipici del mondo contadino – marinaro meridionale. L'antica tradizione del teatro a Bisceglie, che vantava già nel regno di Napoli uno dei più grandi teatri detto la “polveriera”, trova testimonianza anche in una maschera da non dimenticare: Don Pancrazio Cucuzziello.
Successivamente, vengono passate in rassegna le feste dell'anno e le due principali feste patronali, veri e propri eventi: la festa dei tre Santi e quella dell'Addolorata.

Le feste durante l'anno[modifica | modifica wikitesto]

Don Pancrazio Cucuzziello
Don Pancrazio Cucuzziello
Don Pancrazio Cucuzziello, detto anche il biscegliese, è una maschera di ispirazione locale già affermatasi nella prima metà dell'Ottocento, con grande entusiasmo del pubblico, nei teatri di Napoli. Qui, grazie all'opera dell'attore napoletano Giuseppe Tavassi e di altri autori napoletani come Pasquale Altavilla, fu il protagonista sulle scene del teatro San Carlino, in concorrenza con Pulcinella. La maschera biscegliese impersonava il tipo del pugliese trapiantato nella capitale del regno, laborioso, parsimonioso e schivo nel parlare, cioà l'esatto l'opposto del napoletano, ozioso, spendaccione e ciarliero[41]. Guercio e claudicante, simile alla maschera veneziana Pantalone, con un abito di velluto nero e maniche, berretto e calze in rosso, appoggiandosi sul pomo di un bastone, quando appariva sulla scena provocava, anche per il suo dialetto, risate irrefrenabili.

Questa maschera fu portata in auge agli inizi del Novecento da un attore biscegliese, Raffaello Bianco, che ne cambiò il nome in Pippo Cocozza, e, verso la seconda metà dell'Ottocento da uno scrittore francese, Paul De Musset, che ne prese spunto per una sua novella. Nel 1975 una compagnia teatrale barese ripropose in Puglia e anche in altri teatri italiani la maschera, un po' dimenticata, di Don Pancrazio

Nella tradizione biscegliese, la sera di San Silvestro è consueto attendere la mezzanotte in famiglia, giocando a tombola o a carte. Fino ai primi del Novecento, qualche minuto prima della mezzanotte in famiglia era tipico vestire due ragazzi, uno da vecchio con gobba, barba e bastone, e l'altro da adolescente che sventolava una bandierina. All'Epifania, oltre allo scambio di regali, è tradizione mangiare fichi secchi e pèttue, frittelle imbevute di vin cotto.
Il carnevale inizia il giorno di Sant'Antonio abate, che corrisponde con il 17 gennaio. Un tempo era annunciato da alcune donne che, con tamburelli e trombe, facevano baldoria fra le vie della città. Durante i giorni di festa, le maschere dopo aver girovagato per le strade, da parenti e amici, si radunavano presso il Palazzuolo. Oggi, questa tradizione è lasciata solo ai bambini. Pittoreschi erano i carri in corteo, costruiti ed addobbati dai pazienti e dal personale dell'ospedale psichiatrico “Casa della Divina Provvidenza”, fino all'inizio degli anni novanta. Durante il carnevale si usava mangiare, nel primo e negli ultimi giorni, re pèttue. L'ultimo giorno era e rimane di rito mangiare u cùcue de carnevòle.
Il ciclo delle feste pasquali si apre con la domenica delle Palme. All'alba i contadini, tornati dai campi, portano fasci di rami d'olivo in chiesa per farli benedire durante la messa dal sacerdote. Questi ramoscelli, divenuti sacri, sono portati in casa o donati e si conservano per tutto l'anno. I riti della Pasqua si svolgono secondo forme di antica tradizione, tipicamente locali. Dal pomeriggio del giovedì fino al sabato, la chiesa è in lutto. In questo periodo non vengono suonate le campane. In passato le campane erano sostituite dalla terròzzue (nota, Raganella, strumento di legno con ruota dentata che strisciando su una lamiera provoca un suono stridente). Il giovedì santo, nelle chiese gli altari vengono addobbati con fiori e luci. Il giovedì sera si fanno i sepolcri. La gente visita gli altari addobbati, considerati come il Sepolcro di Cristo. Nelle prime ore del venerdì santo, la gente raggiunge piazza Vittorio Emanuele II e si riversa in prossimità del Palazzuolo per assistere al tradizionale incontro, una sacra rappresentazione tra l'immagine dell'Addolorata e quella del Cristo che porta la croce. Le due statue, portate a spalla e accompagnate da marce funebri, si incontrano al Calvario. Nel tardo pomeriggio si svolgono le processioni dei Misteri, statue lignee del Settecento raffiguranti i momenti della passione di Cristo, che partendo da chiese diverse confluiscono tutte in un'unica processione, intorno al Palazzuolo. I cortei sono seguiti dalle Confraternite, i cui membri indossano particolari abiti di origine medioevale, e recano nella mano destra un cero acceso. L'ultimo corteo è quello del Cristo morto in la catène, venerato nella chiesa di San Matteo. La messa di Resurrezione viene celebrata nella tarda serata del sabato. La Pasqua ha un'appendice festiva nel lunedì dell'Angelo che assume la denominazione biscegliese di lunedì del Pantano, perché in passato la gente si recava a trascorrere la pasquetta nella zona del Pantano, un'amena località, oggi riserva naturale, fra Bisceglie e Molfetta.
Le fiere campestri e rionali che si svolgono subito dopo la Pasqua fino alla Pentecoste sono: la fiera di Zappino e quella successiva di Giano (entrambe si tengono nei rispettivi casali medioevali), seguono le fiere delle chiese di San Lorenzo, Sant'Agostino, di Santa Maria della Misericordia, della Madonna di Passavia e di Sant'Adoeno.
Il giorno dei defunti il cimitero si popola di gente che si aggira tra le tombe adorne di lumi, ceri e fiori. Anticamente vi era l'usanza di lasciare un cero acceso nel caminetto con la tavola apparecchiata, con i resti della cena. Secondo un'antica credenza popolare, i defunti portano ai bambini dei regali, detti l'èneme de le móurte[42], che ricevono in una calza appesa al letto. Il cibo tradizionale di questo giorno è la cólve (u farne de re cóutte)[43].
Alla vigilia della festa dell'Immacolata si prepara la cena tradizionale, consistente in un piatto di rape, baccalà fritto e nel gustoso calzone. Fino alla metà degli anni ottanta erano preparati ed accesi, per devozione, dei grandi falò, detti fami.[44]

La festa dei tre Santi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mauro, Sergio e Pantaleone.
Le reliquie dei tre Santi nella cripta della Cattedrale di Bisceglie

La festa patronale si svolge in tre giorni verso la seconda domenica di agosto nelle forme che si tramandano ormai da diversi secoli. Questa festa ha le radici nella "Traslazione dei Santi" dal casale di Sagina, ubicato nell'agro, all'interno delle mura, nel borgo marinaro. In passato si svolgeva il 30 luglio, giorno in cui attualmente la gente si reca nella concattedrale per visitare le sacre reliquie.
La festa ha inizio il sabato mattina. Alle otto, il segnale prolungato della sirena della torre maestra e il suono delle campane di tutte le chiese, uniti agli scoppi di bombe a salve, aprono i festeggiamenti. Sempre il sabato mattina, gira per le vie della città u tamburre, una bassa banda[45] costituita da alcuni suonatori di piatti, di tamburi, uno di flauto e da uno di grancassa, che suonano alcune marce.
Il sabato sera la gente si riversa nel Palazzuolo, centro della festa, dove tra l'altro viene organizzato anche un mercato con bancarelle di ogni genere. Il palazzuolo, via Marconi, via cardinale dell'Olio ed altre vie in prossimità del duomo, vengono addobbate con particolari luminarie. Sulla facciata del Teatro Garibaldi, viene eretto un altare ornato di luminarie, drappi e fiori in cui viene inserita una immagine dei Santi Patroni, detta “il quadro”. Al centro del Palazzuolo viene disposta una cassa armonica, intorno a cui la gente ascolta la musica eseguita dalle varie bande che si susseguono.
La domenica, alle dieci, la gente si riversa nella concattedrale dove si trovano esposte ai fedeli le statue dei Tre Santi. Alle ore venti, dopo lo scoppio dei fuochi pirotecnici, ha inizio la solenne processione dei Tre Santi. Aprono il corteo i devoti, le congreghe delle parrocchie ed il vescovo in pompa magna. Seguono le statue dei Santi, rivestite in oro e argento, portate a spalla dai confratelli dell'antica congregazione dei Santi. Dietro il baldacchino avanzano le autorità e le bande musicali. Al rientro della processione, verso la mezzanotte, la gente si assiepa sulla muraglia e lungo tutto il porto per assistere ai fuochi pirotecnici lanciati dal nuovo molo.
La festa riprende il lunedì, quando un gruppo di fedeli seguìto dalle bande musicali accompagnano in cattedrale il “quadro” dei Santi. La chiusura della festa viene celebrata con i fuochi pirotecnici lanciati dal bacino portuale.

La festa dell'Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maria Addolorata.
La Madonna Addolorata

Nella concattedrale è venerata come compatrona della città l'Addolorata, la cui festa ha luogo il 15 settembre. Anche questi festeggiamenti iniziano il 14, con le stesse modalità con cui si svolge la festa dei tre Santi, e si concludono il 16 sera a tarda ora.
Le bancarelle, le luminarie ed i fuochi pirotecnici riportano la gente nel clima della festa dei Santi.
Presso il teatro Garibaldi viene ornato un altare circondato da luminarie, drappi e fiori, in cui viene posta il sabato sera l'immagine della Madonna. La processione, lunga e solenne, accompagna la statua della Mèmme du paése[46], vestita di nero e col cuore trafitto da sette spade. Segue la statua[47] la congrega dell'Addolorata e la folla dei fedeli. Le donne indossano un abito nero e portano ceri di varia grandezza. Nella tradizione, le donne che hanno ricevuto delle "grazie" fanno voto alla Madonna portando i capelli sciolti e i piedi nudi per tutto il periodo festivo[48].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Un punto di riferimento per molti studiosi era ed è rappresentato dalla Biblioteca comunale "Pompeo Sarnelli", ubicata nello storico edificio del monastero di Santa Croce, in via Frisari nel cuore della città. Nella biblioteca sono conservati oltre 16000 volumi di ogni genere, fra cui libri rari ed antichi.
Presso il Seminario vescovile è presente la Biblioteca diocesana "San Tommaso d'Aquino" ed un archivio con numerosi fondi. Infine, presso la Parrocchia di Santa Caterina da Siena, è presente la Biblioteca Parrocchiale "don Michele Cafagna" che conserva un fondo moderno di circa 10000 libri, con una ricca sezione dedicata alla storia locale.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Nella città di Bisceglie sono presenti varie scuole di ogni ordine e grado.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo Diocesano di Bisceglie[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo Diocesano di Bisceglie è situato nel Palazzo Vescovile, nel centro storico della città. Fondato nel 1982 con decreto dell'allora Arcivescovo di Trani mons. Giuseppe Carata, raccoglie quadri, argenti, sculture lignee e lapidari oltre a preziosi messali ed evangeli provenienti dalla Cattedrale di Bisceglie e da diverse parrocchie, databili al XVII, XVIII, e XIX secolo.

Museo Etnografico "Francesco Prelorenzo"[modifica | modifica wikitesto]

Fondato nel 1987, ha trovato la sua sede all'interno della Torre Normanna presso il Castello. Possiede una raccolta etnografica distribuita su tre piani. Al primo piano si trovano attrezzature rare legate ai mestieri scomparsi. Al secondo piano abbiamo la casa d'altri tempi con arredamenti e oggettistica risalente al periodo compreso fra il Settecento e l'Ottocento. Al terzo piano sono presenti le raccolte sulla religiosità popolare con una serie di ex voto per grazie ricevute.

Museo Civico Archeologico "Francesco Saverio Maiellaro"[modifica | modifica wikitesto]

Fondato nel 1960, custodisce una raccolta di reperti Paleolitici rinvenuti presso la grotta di Santa Croce come selci,strumenti ossei, oltre a ceramiche Neolitiche brunite e dipinte risalenti al V millennio a.C. provenienti da siti archeologici di S. Croce ed Albarosa. Alcuni reperti provengono anche dal Dolmen della Chianca. Il museo custodisce l'impronta fossile di un cesto-stuoia risalente al VI millennio a.C., una collezione di anfore e colli d'anfora vinarie di età romana recuperate dai fondali nei pressi del Salsello e una preziosa urna cineraria di epoca romana risalente al I sec.d.C. proveniente dalla chiesa di Santa Margherita donata al museo dalla famiglia Dell'Olio. Il museo è situato presso il Monastero di Santa Croce in via G. Frisari, un antico complesso monastico che ospita anche la Biblioteca comunale "mons. Pompeo Sarnelli", nonché l'archivio storico di Bisceglie.

Museo Civico del Mare[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo Civico del Mare, inaugurato il 20 luglio 2002, è situato presso il complesso di S. Croce. È suddiviso in nove sezioni tra le quali vi sono strumenti per la navigazione, archeologia sub-marina, ancore e modellismo navale.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

L'unica emittente radiofonica presente in città è:

  • Radio Centro Bisceglie che si può ascoltare sui 93.100 MHz in Fm oppure in streaming.

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

A Bisceglie sono presenti le sedi di alcune piccole case editrici nonché di alcuni periodici quali:

  • Bisceglie 15 Giorni
  • Il Biscegliese
  • Bisceglie in diretta (ex La Nuova Diretta)

Musica[modifica | modifica wikitesto]

La banda musicale di Bisceglie[modifica | modifica wikitesto]

Mauro Giuliani
Mauro Giuliani
”La grande scuola di chitarra che si crea nei primi decenni dell'Ottocento vede i virtuosi ed i compositori italiani ergersi a principali protagonisti: il primo di essi che si impone con autorità è Mauro Giuliani. Nel 1806 si reca a Vienna, città in cui operano alcuni strumentisti come Simon Molitor e il boemo Wenzel Matiegka, i quali benché già affermati, riconoscono in Mauro Giuliani il vero rinnovatore della chitarra. Ammiratissimo solista, Giuliani suona anche in formazioni da camera insieme con il violinista Mayseder e con i pianisti Moscheles e Hummel. In qualità di compositore egli rocca con eguale talento i diversi generi e le forme musicali del suo tempo, componendo per chitarra sola o con altri strumenti. Di particolare rilievo sono i suoi 3 concerti (opera 30, 36, e 70) per chitarra ed orchestra.”[49]
Uniforme della banda

Bisceglie, città che diede i natali al grande chitarrista Mauro Giuliani, al compositore Gaetano Veneziano e al flautista di fama europea Sergio Nigri, mantiene un'antica tradizione musicale che si tramanda anche attraverso la sua banda musicale.

Il primo gruppo musicale stabile della città risale al 1832. Dieci anni dopo, nel 1842 la banda, diretta dal Maestro Biagio De Gaudio, era composta da 29 bandisti.
Negli anni successivi, sotto la direzione del maestro Emmanuele Gotus di Napoli, la banda di Bisceglie ottenne un discreto successo. In questo periodo i 33 bandisti indossavano l'elegante “uniforme di panno bleu, con collaretto e paramani color scarlatto, ornati di galloni d'argento e con lira ricamata in argento nella estremità delle falde”.
Nel 1863, la direzione del corpo musicale venne affidata al maestro Roberto Curci di Barletta, figlio del rinomato musicista Giuseppe Curci, che ne istituì una scuola di musica.
Successivamente, nel 1869, ereditò la bacchetta del direttore il maestro Biagio Abbate di Bitonto, padre dei maestri Gennaro ed Ernesto, che condurrà il corpo musicale in una ricca stagione di successi.
Nella prima metà del Novecento, l'attività bandistica fu modesta, talvolta discontinua, anche a causa delle ridotte risorse che venivano stanziate dall'amministrazione comunale.
Al termine del secondo conflitto mondiale, il corpo bandistico riprese lentamente le stagioni concertistiche e nel 1963, sotto la direzione del musicista e compositore Cataldo Gigante di Molfetta (uno dei primi maestri di Riccardo Muti)[50] attraversò un intenso periodo di produzione musicale.
Nella storia recente della banda di Bisceglie è da annoverarsi il nome del maestro Raffaelle Miglietta di Taranto che dal 1989 al 1994 è stato protagonista con la banda da giro di Bisceglie di grandi stagioni concertistiche apprezzate su tutto il territorio nazionale.
Dal 2003 il Concerto Bandistico " Città di Bisceglie" è stato affidato ad una nuova associazione musicale denominata "I Fiati". L'attuale organizzazione è condotta da Benedetto Grillo che ha istituito una scuola di musica popolare finalizzata alla ricerca di musicisti locali. Dopo qualche anno di difficoltà e di assestamento la banda ha ripreso il suo splendore sotto la direzione del maestro Dominga Damato esibendosi durante la festa di San Trifone in Adelfia nel novembre 2011 e partecipando a diversi concorsi e rassegne nazionali.

Cinema e Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Set di riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 Giugno 2014 sono iniziate a Bisceglie le riprese del nuovo film di Michele Placido intitolato La scelta con Ambra Angiolini, Raoul Bova, Valeria Solarino e Placido stesso. Il film che vede come comparse molti cittadini biscegliesi è stato interamente girato a Bisceglie. Le riprese sono terminate il 4 agosto 2014.[51][52]

Nello stesso periodo la città è stata il set di riprese per La freccia del Sud, fiction Rai diretta da Ricky Tognazzi dedicata all'atleta barlettano Pietro Mennea.[53]

Manifestazioni legate al Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Dal 26 luglio al 4 Agosto 2014 in occasione della fine delle riprese del film La scelta di Michele Placido ha avuto luogo a Bisceglie la prima edizione del Cine Dolmen Fest, kermesse cinematografica che ha avuto come ospiti Renzo Arbore, Maria Grazia Cucinotta, Bianca Guaccero, Alessandro Preziosi, Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Emilio Solfrizzi, Antonio Stornaiolo, Giovanni Veronesi, Gennaro Nunziante e tanti altri.[54]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Il “sospiro”
Il sospiro
È il dolce preferito dalla pasticceria locale. Dalla sua denominazione si coglie perfettamente l'essenza del “dolce sospiro”, un impasto fatto con pochi ingredienti, banali, tutti appartenenti alla tradizione locale. Pare che la ricetta si tramandi dal lontano XV secolo, quando le Clarisse producevano e sfornavano i cosiddetti "sospiretti delle monache", realizzati con pan di Spagna farcito con crema e il tutto ricoperto da una glassa di colore rosa.

Una leggenda racconta che questi dolci furono preparati dalle Clarisse in occasione delle nozze di Lucrezia Borgia. Ma la sposa non arrivò mai; nel frattempo gli ospiti sospiravano appunto per l'attesa e quindi questi dolci, dalla forma provocatoria perché riproducenti il seno femminile, furono mangiati. Una testimonianza certa arriva dall'eremita Aleandro Baldi che li descrive così: "A Visceglia si confeciuma una zacchero assai gustoso e buono".

La cucina tradizionale biscegliese è in perfetto equilibrio tra terra e mare.
I piatti tipici sono: ceci e cavatelli; ceci e pasta; cime con strascinati (orecchiette) e cardi (piante di carciofi lessate e cucinate in brodo con l'uovo); cime e strascinati assése; patate, cozze e checozze[55] al forno; sevéirchie de checòzze e chechezzéidde mbregatorie; ciammarechéidde cu premedòle[56]; l'arancia rotta all'acqua; u sfricone[57]; l'acquasale[58], la cialdédde[59]; strascinati e cime di rapa; pane, pomodoro, olio e sale.
Completano queste pietanze: il pesce, servito in tutte le salse, tra cui quello servito alla griglia e u ciambotte[60], ma anche prelibatezze marinare come alici marinate, ricci, piccoli polpi e seppioline crude condite con limone e olio e cozze crude oppure cotte; le braciole e l'arrosto di castrato; le gnimbredde[61].
Tra la frutta, primeggiano le ciliegie di Bisceglie, l'uva da tavola del genere "baresana" (detta anche turchesca o lattuario bianco), l'uva "regina" e l'uva "cardinale".
Una tipica ghiottoneria locale è u calzaune[62], una focaccia ripiena di sponsali lessati e baccalà, olive nere, acciughe, diabuicchie (peperoncino) e uva passa. Un'altra varietà di calzone è preparata con pomodori, ricotta forte e cipolla. Rientra nella tradizione mangiare il calzone alla vigilia dell'Immacolata ed alla vigilia di Natale.
I dolci tipici della cucina locale sono: le cartellate, dolci preparati in occasione delle feste natalizie; i pizzetti fatti con mandorle arrostite, zucchero e cacao; i marzapane; le sapienze, fatte con farina, zucchero e marmellata; le ciambelle, fatte con farina e uova e inzuppate nel giléppe (glassa), preparate per le feste pasquali; le zeppole, fatte con uova, farina, un po' di burro e fritte in forma di taralli servite in occasione della festa di San Giuseppe; la schiuma di uova; la scarcella; u seseméidde; la còlve, preparata il giorno dei morti con grano bollito condito con abbondante vin cotto[63], mandorle tritate, pezzi di noce, pezzetti di cioccolato, chicchi di melograno; le pestazze e la monaca; u calzengéidde; il "sospiro"[64]. Quest'ultimo è il dolce tipico biscegliese più famoso.

Persone legate a Bisceglie[modifica | modifica wikitesto]

(in ordine alfabetico di cognome)

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Espansione urbana di Bisceglie

Dall'evoluzione urbana della città risulta chiaro che già sul finire del XVIII secolo i due quartieri esterni al nucleo più antico, delimitato dalle mura aragonesi e cresciuto in simbiosi con la natura, si formarono spontaneamente ai margini delle fortificazioni.
L'espansione extra moenia settecentesca, che seguiva come dei tentacoli i solchi scavati dalle due "lame" ai fianchi della città murata, venne ricucita ad un tessuto urbano ottocentesco, più regolare, che si sviluppò intorno al grande pomerium denominato Palazzuolo.
La realizzazione del tronco ferroviario Foggia – Bari e la costruzione del fabbricato viaggiatori avvenuta nel 1864, determinò un nuovo orientamento nell'espansione urbana di fine Ottocento, limitata ad ovest dalla costruzione del camposanto (1863). Già nel 1874 era stato affidato all'ingegnere barese Giorgio De Vincentiis l'incarico di redigere per Bisceglie un piano regolatore e d'ampliamento[65] che trovò nella stazione un elemento di orientamento della nuova espansione urbana. L'idea di collegare con un asse viario il fabbricato viaggiatori con piazza del mercato (attuale piazza San Francesco) ed il Palazzuolo, ripresa nel piano di ampliamento del 1909 redatto dall'ing. Gaetano Ventrella, diede luogo nel 1928 alla realizzazione del Rettifilo[66].
Tuttavia, la costruzione della ferrovia ha rappresentato, almeno fino alla metà del secolo scorso, un nuovo limite urbano che ha segnato l'organizzazione del territorio nella direzione est – ovest.
Solo con il Piano regolatore generale comunale del 1959 si proponeva un'area destinata alle attività industriali che scavalcava la ferrovia e si proiettava in direzione sud – est. Questo piano, pur prevedendo la riorganizzazione della città attraverso la realizzazione di nuove arterie stradali (via della Repubblica, via della Libertà, corso Umberto I), non tenne conto dei “segni antichi”del territorio”, non salvaguardò né la città intra moenia, né l'edilizia di interesse storico – architettonico extra moenia, molto diffusa fuori dalle mura. Tutto ciò determinò una espansione urbana a "macchia d'olio" dominata da una grande quantità di edilizia priva di qualità.

Il PRG degli anni settanta

Nei primi anni settanta, con il nuovo Piano regolatore generale (PRG), redatto dall'architetto Antonio de' Grassi di Pianura e dall'ingegnere Giambattista La Notte, proporzionato rispetto al 2010 con una popolazione di 79.000 abitanti, il territorio è stato organizzato principalmente sul reperimento di nuove aree di espansione esterne alle "maglie" già edificate o parzialmente edificate. Per cui, nel nuovo PRG (inteso come strumento urbanistico di indirizzo generale approvato nel 1975), venivano individuate nuove aree di tipo residenziale[67], veniva riorganizzata la zona turistico – residenziale di “Salsello e la Testa” ed individuata a sud della città, tra la SS 16 e la ferrovia un'area destinata alla residenza stagionale, e si individuavano nuove aree per gli insediamenti industriali (zona lama di Macina, verso Molfetta) e artigianali (via Ruvo e SS 16 in direzione Molfetta). Il piano, inoltre, prevedeva il recupero del centro storico e teneva conto della proposta avanzata nel 1967 dal Consiglio Comunale per la costruzione di un porto – canale di tipo turistico all'interno della "lama Paterno", sul confine con il territorio di Trani. Progressivamente, negli anni successivi, il PRG è stato attuato attraverso la redazione di specifici piani attuativi[68].
A partire dai primi anni novanta tutto il litorale di ponente, assoggettato ai fenomeni di erosione marina, è stato riprogettato[69] secondo tecniche di progettazione ambientale. Fra gli interventi realizzati è da annoverarsi il teatro "Mediterraneo"[70], costruito in prossimità del mare in zona "trullo verde".
Nel 2009 è stato conferito l'incarico ad un gruppo di 16 professionisti[71] per la redazione del nuovo PUG (piano urbanistico generale). Nella corposa relazione generale del 2010, composta da 245 pagine, a cui vengono allegate 29 tavole di analisi e di strategie da adottare, si pone l'attenzione verso l'agro biscegliese proponendo fra i progetti strategici la creazione di un parco agricolo lungo la lama di Santa Croce, del parco Pantano – Ripalta e di un itinerario naturalistico, la creazione di un foro urbano a cavallo della ferrovia, la ricostruzione di un nuovo fronte mare compreso fra “la salata e la seconda spiaggia”, e alcune strategie per il recupero del nucleo antico. Inoltre, con il nuovo PUG si prevede per i prossimi 15 anni un incremento abitativo per 6000 abitanti[72].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.
La “Banca dei biscegliesi”
Bisceglie. La sede della Banca Popolare di Bisceglie
Per ben settantasette anni la stabilità e la vitalità dell'economia locale è stata garantita dalla Banca Popolare di Bisceglie. In città già sul finire dell'Ottocento operava la Banca Tupputi a sostegno del credito agrario. Nel 1913 alcuni professionisti ed un gruppo di commercianti diedero vita ad un nuovo Istituto bancario che, nonostante il modesto avvio, attraversò tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta, un considerevole periodo di crescita patrimoniale sotto la guida di Michele Dell'Olio. La Banca Popolare di Bisceglie, oltre alle normali operazioni bancarie, sostenne l'economia locale concedendo crediti sulle nuove costruzioni di alloggi, anticipazioni ad imprese che lavoravano nel settore dei lavori pubblici, crediti ad imprese commerciali ed artigiane.

L'Istituto, che aveva filiali a Canosa di Puglia, Trani e Corato, dopo la fusione con la Banca del Salento, ha chiuso i battenti nel 1990.

Agricoltura e pesca[modifica | modifica wikitesto]

L'economia della città è da sempre legata all'agricoltura. I suoli agricoli utilizzati sono principalmente coltivati a oliveti, vigneti per uva da tavola ed a ciliegeti. La città vanta un fiorente commercio di esportazione ortofrutticola per l'Italia e per l'estero. La costruzione della ferrovia Adriatica favorì ed intensificò, già sul finire dell'Ottocento, gli scambi con le grandi città dell'Italia settentrionale e dell'Europa centro-settentrionale.
Dallo scalo merci ferroviario, coperto e scoperto, si spedivano per i mercati di Milano, Torino, Bologna, per l'Austria, la Svizzera, la Francia e la Germania, uva da tavola[73], mandorle, olive, ciliegie, e di ortaggi come insalate pomodori e cavoli.
Attualmente la produzione agricola alimenta l'attività molitoria delle olive per la produzione di olio di oliva, ed il commercio dell'uva da tavola e delle ciliegie[74].
L'attività marinara della città è testimoniata dalla sua flotta peschereccia, che conta oltre 30 imbarcazioni di notevole stazza, che, nonostante la crisi del comparto, rende la pesca un settore significativo nell'economia cittadina.
La pesca viene prevalentemente svolta secondo il metodo a strascico. Meno praticate sono le tecniche di pesca volante ed a circuizione.
Inoltre, lungo il tratto costiero biscegliese sono presenti alcuni impianti di acquacoltura.

Industria manifatturiera[modifica | modifica wikitesto]

La struttura produttiva è caratterizzata dalla prevalenza di micro e piccole imprese che gravitano intorno ai settori dell'agricoltura e della pesca, come i frantoi oleari e piccole industrie conserviere.
Significativa è la presenza sul territorio di numerose imprese che operano nel settore dell'abbigliamento, in particolar modo nella produzione di biancheria intima e di ricami[75].
Sono da segnalare alcune industrie dedite alla lavorazione del legno e della pietra locale.

Terziario[modifica | modifica wikitesto]

Il settore dei servizi, un tempo fortemente legato alla struttura sanitaria della “Casa della Divina Provvidenza, è rivolto principalmente al turismo. Ai numerosi esercizi ricettivi, ben distribuiti su tutto il territorio, corrispondono significativi arrivi e presenze durante l'anno. Per questo la città risulta essere punto di riferimento nel settore turistico – alberghiero del nord barese.
Inoltre, sul territorio è considerevole l'attività di aziende e professionisti che svolgono servizi alle imprese.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Bisceglie.

In città è ubicata una stazione ferroviaria sulla direttrice adriatica Lecce - Bologna gestita da Rete Ferroviaria Italiana. La stazione ferroviaria è attualmente servita da due binari passanti.

Porti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porto di Bisceglie.
Porto di Bisceglie: lo scalo di alaggio

Il porto di Bisceglie si sviluppa in un bacino naturale di circa 100.000 m² ed è settorializzato nell'attività peschereccia ed in quella turistico-diportista.
Si tratta di un porto di origine naturale attualmente protetto da due moli, uno di levante di sottoflutto (molo borbonico), su cui ormeggia la flotta dei pescherecci, e l'altro di ponente di sopraflutto (molo nuovo), sul quale si svolgono attività di assistenza alle imbarcazioni da diporto.
La presenza di queste ultime imbarcazioni è affidata a dei pontili galleggianti in concessione a società private. I fondali, costituiti da sabbia e fango, raggiungono una profondità massima di 4,50 metri in alcuni punti e permettono l'approdo di imbarcazioni da diporto di lunghezza totale pari a 25 metri.
Durante il regno borbonico fu considerato uno dei porti più sicuri dell'Adriatico, dopo quello di Brindisi[76]. Attualmente è uno dei più apprezzati nel tratto costiero nord barese per le attività turistico-diportiste che in esso si svolgono. Grazie alla sicurezza che offre, alla presenza di servizi nautici ed alle attività turistiche che intorno ad esso si sono sviluppate, il porto costituisce un notevole punto di riferimento per i diportisti.
Il porto è stato anche tappa del Giro d'Italia a vela.
Le attività ittiche del Porto di Bisceglie sono strettamente legate alla flotta peschereccia costituita da numerose imbarcazioni, alcune anche di notevole stazza, che svolge un'attività tale da incidere notevolmente sotto il profilo socio economico della città.
Nell'ex palazzo della dogana, sulla muraglia e in corrispondenza della porta di mare, vi è la sede dell'Ufficio locale marittimo.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il trasporto pubblico urbano è gestito dal Comune di Bisceglie, garantito con due linee di autobus. I trasporti interurbani sono gestiti dalla STP Bari, mentre i collegamenti giornalieri con la città di Corato sono serviti dagli autobus della ditta Conca aderente al consorzio regionale Cotrap.
La stazione degli autobus è ubicata nel centro della città, presso piazza regina Margherita.

Piste ciclabili[modifica | modifica wikitesto]

La città è dotata di un sistema perimetrale di piste ciclabili. Il tratto più consistente si sviluppa sul lungomare di ponente e fa parte del più ampio progetto della costruenda ciclovia Adriatica che collegherà tutte le località costiere dell'Adriatico.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 giugno 2013 il candidato Francesco Carlo Spina, appoggiato da liste di centro, viene eletto sindaco al ballottaggio con 15.396 voti. Raccoglie il 61,34% dei consensi contro il 38,66% del candidato del centro-destra Giovanni Casella.[77]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

U.S. Biscegliese - Modenese, anno 1929

Il calcio è lo sport che occupa il primo posto sia per atleti che per appassionati e tifosi.
Nel 1908 gli studenti Luigi Ventura, Francesco de Villagomez, Fedele Papagni e i fratelli Pasquale, fondarono la società sportiva “Ercole” che raccolse atleti nelle discipline del calcio, del ciclismo, del nuoto e dell'atletica leggera.
Dopo qualche anno la prima società sportiva biscegliese cambiò denominazione in "A.S. Velox" ed ebbe come presidente Mauro Simone, un industriale del legno.
Sulla scia di questa esperienza, nel maggio del 1913, Giuseppe Maenza ed altri atleti costituirono l'Unione Sportiva Biscegliese, dai colori blu con stella bianca, che attraversò un periodo di successi, raggiungendo la qualificazione al massimo campionato italiano (I divisione).

Nel 1929, alcuni impiegati della Banca Popolare di Bisceglie, fra cui Gustavo Ventura, a cui verrà dedicato il nuovo stadio comunale consegnato alla città negli anni settanta, fondarono una nuova società calcistica, denominata “Diaz”.
Inizialmente le partite di calcio erano giocate sulla spianata del palazzuolo. Il luogo, già risultato non regolamentare per lo svolgimento di partite di calcio nel campionato del 19211922, venne ben presto sostituito da un nuovo campo di calcio regolamentare (l'attuale campo vecchio "Francesco Di Liddo).

Nel 1950 le società A.S. Diaz e A. S. Biscegliese diedero vita all'Associazione Sportiva Bisceglie 1913, dai colori nero e azzurro con stella bianca, che negli anni si è distinta qualificandosi e giocando i campionati di serie C.
Negli anni settanta venne realizzato un nuovo impianto sportivo comunale destinato a stadio comunale ed attrezzato per ospitare le gare di atletica leggera.
Nell'ultimo decennio si è diffuso il Calcio a 5, grazie alla Società Sportiva Bisceglie Calcio a 5 distintasi anche a livello nazionale, e sciolta nel 2012. La diffusione del Calcio a 5 ha determinato la fondazione in città di diversi club sportivi.

Bisceglie è sede delle seguenti società calcistiche:

Altri sport[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione sportiva biscegliese registra oltre un secolo di attività, in diverse discipline sportive, sia di squadra che individuali.
La prima attività di pallacanestro risale al 1978 con l'associazione sportiva G. S. Basket. Nel 1989 venne fondata l'A.S. Basket Bisceglie che ha disputato campionati in C1 e B2.
Fra gli appuntamenti sportivi che la città ospita sono da annoverare: il giro podistico Città di Bisceglie, giunto alla cinquantunesima edizione, e l'evento "Asta Night" a cui partecipano i campioni nazionali di salto con l'asta.
Qui di seguito sono elencate le società sportive con sede a Bisceglie:

Sono inoltre presenti: la società Atletica Riccardi, un club sportivo che opera nelle discipline dell'atletica leggera, la squadra Nazionale di karate, il gruppo sportivo cicloamatori AVIS e l'associazione sportiva Ludobike Racing Team, società ciclistiche, la società Basket Ambrosia Bisceglie che è impegnata nella pallacanestro, la sezione biscegliese del Tiro a Segno Nazionale, l'associazione sportiva Hippos impegnata nell'equitazione.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

La città, che ha ospitato nel 1997 alcune gare della XIII edizione dei Giochi del Mediterraneo, è dotata di uno stadio comunale intitolato a Gustavo Ventura, con pista per atletica leggera e campo da calcio. È dotata di altri due campi di calcio (campo vecchio "Francesco Di Liddo", campo di calcio “Don Uva” con annessi impianti sportivi), di un palazzetto dello sport comunale denominato PalaDolmen, di piscine coperte e scoperte, di impianti sportivi regolamentari con campi da tennis, pallavolo e calcetto, di un impianto privato per il tiro a segno, di un ciclodromo e di un impianto privato per il bowling.

Personalità sportive legate a Bisceglie[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli atleti biscegliesi che si sono distinti in campo regionale e nazionale vengono annoverati i calciatori Luigi Ventura, Michele Camero, Vito Di Luzio, Giuseppe Abbascià, Arcangelo Di Reda, Michele D'Addato, Lino Di Pinto, Lorenzo Ferrante, il ciclista Giuseppe Valente, i podisti, Girolamo Simone, Nicola Ciani Salerno, Renato De Feo, Lorenzo Simone, Bruno Catalano, i nuotatori Elena Di Liddo, Carlo Cosmai, Nino Logoluso, e Domenico Maenza. Attualmente è opportuno segnalare Eusebio Haliti, una giovane promessa dell'atletica leggera, e Nicola Losapio, pilota di motocross e vincitore della gara di Puglia e Basilicata nella specialità Motocross 125 c.c. della Federazione Motociclistica Italiana. Da qualche anno si è distinta nel campo dell'atletica leggera Lucia Pasquale, vincitrice di diverse competizioni a livello regionale, nazionale ed europeo.
Inoltre, non si può non ricordare la figura di Giuseppe Pasquale, di origini biscegliesi, che nel dopoguerra rappresentò la Federazione Italiana Giuoco Calcio come presidente nazionale[78]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

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Panoramica del porto con il centro storico

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riccardo Monterisi, Versi dialettali biscegliesi, Bisceglie, 1976
  2. ^ http://elezioni.interno.it/comunali/scrutini/20130526/G161060030.htm
  3. ^ http://www.comune.bisceglie.bt.it/portal/page/portal/bisceglie/novitaPortale/notizie?_itemid=133493193 L'Avv. Francesco Carlo Spina eletto Sindaco della Città di Bisceglie
  4. ^ Autori Vari, Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, 1996, Milano, GARZANTI, p. 80.
  5. ^ a b istat.it, dati del bilancio demografico ufficiale ISTAT http://demo.istat.it/bilmens2012gen/index02.html dati del bilancio demografico ufficiale ISTAT . URL consultato l'11 settembre 2014.
  6. ^ Dato Istat al 09/10/2011
  7. ^ tuttoitalia.it, http://www.tuttitalia.it/puglia/74-comuni/densita/ . URL consultato il 14 settembre 2014.
  8. ^ Le lame costiere sono alvei di torrenti, in tempi remoti, generalmente dal fondo piatto e a regime umido. Nel fondo sono presenti depositi alluvionali. Dunque, la lama è assimilabile al letto di un fiume prosciugato, in cui si stabilisce un microclima particolarmente favorevole alla proliferazione di flora e fauna.
  9. ^ Classificazione sismica dei comuni italiani, Dipartimento della Protezione Civile. URL consultato il 21 agosto 2012.
  10. ^ Record meteo estremi. URL consultato il 05-9-2012.
  11. ^ Temperature di gennaio 1993. URL consultato il 05-9-2012.
  12. ^ medie mensili riferite agli ultimi 30 anni sui dati della stazione di Bari. URL consultato il 05-9-2012.
  13. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni pugliesi. URL consultato il 21-8-2012.
  14. ^ toponimo derivato da termine dialettale "zembre" che significa becco
  15. ^ cfr. la tesi sostenuta dal prof. Alberto Simone, esposta nell'articolo IL NOME BISCEGLIE E LA SUA ORIGINE, pubblicata nella Raccolta della Rassegna Storica dei Comuni, pag. 110 e succ., vol. 3 anno 1971 edita dall'Istituto di Studi Atelliani, e la tesi del prof. Mario Cosmai presentata nel suo libro LA STORIA DI BISCEGLIE, pag. 20 e succ., pubblicato nel 1960 dall'editore Il Palazzuolo.
  16. ^ "Pompeo Sarnelli congetturò che Bisceglie fosse stata fondata dai romani al tempo della guerra di Pirro. Al servizio di Roma il paese avrebbe assolto il compito di vigilanza sul mare attraverso postazioni di controllo, da cui derivava al luogo il nome Vigiliae con cui era denominata Bisceglie dall'anno 1000 in poi. Inoltre, poiché era in uso presso i romani donare un ramo di quercia a chi avesse salvato la vita umana, Bisceglie che con la costante vigilanza salvava intere città... avrebbe avuto in dono un albero di quercia.", Mario Cosmai, LA STORIA DI BISCEGLIE, 1960
  17. ^ a tal proposito leggasi Memorie de' Vescovi di Bisceglia, di Pompeo Sarnelli pubblicato a Napoli nei primi del Seicento e le osservazioni fatte da Mario Cosmai nel primo capitolo del libro Storia di Bisceglie, edito a Bisceglie nel 1960
  18. ^ "Alla luce di prove storiche, non ci sono tracce che rivelano l'esistenza di una città romana sul tratto costiero fra Trani e Molfetta, nonostante non manchino tracce di grecità e romanità nell'agro biscegliese. Si fa cenno a Giano in una carta del 700 e a Pacciano in una carta del 790. Il primo documento in cui si nomina in modo esplicito il luogo Vigiliae risale solo alla fine dell'800." Mario Cosmai , Storia di Bisceglie, pag. 19, Bisceglie, 1960
  19. ^ Questo è quanto viene riportato nella tradizione. Per ulteriori approfondimenti leggasi Mario Cosmai in STORIA DI BISCEGLIE, pag. 33, ed. Mezzina, 1960.
  20. ^ In una carta del 1211 si fa cenno ad un accordo commerciale fra Bisceglie e Ragusa Dalmata. Mario Cosmai, Storia di Bisceglie, pag.30
  21. ^ citazione non suffragata da prove provate
  22. ^ Spunti e riflessioni della narrazione sono in RINASCIMENTO PRIVATO, di Maria Bellonci edito da Rizzoli
  23. ^ all'interno delle mura
  24. ^ dal libro Bisceglie turistica, Mario Cosmai, ed. Bisceglie 1960
  25. ^ Denominata così perché era stata concessa alle genti provenienti da Enziteto, un'area che si estendeva a sud – est rispetto al borgo, in direzione di Molfetta
  26. ^ strada che scendeva verso il porto in cui erano ubicate le caldaie per la produzione della pece
  27. ^ Secondo l'etimologia, incerta, proposta dagli antichi romani, pomerium deriverebbe da post-moerium dove moerus varrebbe murus, oltre le mura
  28. ^ Palazzo del regio governatore di Città
  29. ^ A tal proposito è utile indicare la presenza di una pietra miliare romana ubicata nei giardinetti della piazza in direzione di Trani
  30. ^ Pompeo Sarnelli nel suo libro MEMORIE DE' VESCOVI DI BISEGLIA pubblicato nel 1693, attribuisce la costruzione della torre maestra al conte Pietro I il normanno. Per questo la torre è detta anche Torre Normanna.
  31. ^ a tal proposito si legga l'articolo scritto da Alfredo Logoluso nel novembre del 2006 e pubblicato su internet al seguente indirizzo Alfredo logoluso
  32. ^ Inserita nel Foglio 177 tav. IV S.O. della Carta d'Italia (I.G.M.)
  33. ^ Fronte marino
  34. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  35. ^ Storia, leggenda e tradizioni. URL consultato il 12 luglio 2013.
  36. ^ per esempio [... la parola Ascre, che significa terrazza, richiama i cocci che in greco sono detti òstraka...] cit. Mario Cosmai, Il dialetto Biscegliese, Bari, edizioni Levante, 1984
  37. ^ per esempio [... la parola chelòmme, fiorone, prende il nome dal latino COLUMBUS, il colombo, per somiglianza; cra, domani, ripete il noto avverbio latino CRAS; méire, vino, è così detto dal latino MERUM, che significa puro...] cit. Mario Cosmai, Il dialetto Biscegliese, Bari, edizioni Levante, 1984
  38. ^ per esempio [... il germanico sparon ci ha dato sparagno, mentre risparmio è rimasto fuori dal nostro lessico...] cit. Mario Cosmai, Il dialetto Biscegliese,pag. 17, Bari, edizioni Levante, 1984
  39. ^ per esempio [... il nostro vastòse ripete il bizantino bastasio, facchino...] cit. Mario Cosmai, Il dialetto Biscegliese, Bari, edizioni Levante, 1984
  40. ^ per esempio [... relitti mediterranei sono: cala, per rada; matina, piccola altura; e pochi altri...] cit. Mario Cosmai, Il dialetto Biscegliese, Bari, edizioni Levante, 1984
  41. ^ così scriveva Mario Cosmai in LEGGENDE E TRADIZIONI BISCEGLIESI, pag. 112, Mezzina ed., Molfetta, 1980
  42. ^ trad. dal dialetto: l'anima dei morti
  43. ^ grano cotto misto con acini di melagrane, scaglie di cioccolato, granoturco e vin cotto
  44. ^ dal greco phanós, fiaccola. [Questa tradizione ha origini nella credenza popolare secondo cui la Madonna, dopo aver preparato il corredo per il nascituro Gesù, volle lavarlo in questo giorno ma, poiché era cattivo tempo, accese il fuoco per asciugarlo.] tratto da Mario Cosmai, LEGGENDE E TRADIZIONI BISCEGLIESI, Mezzina ed., Molfetta, 1980
  45. ^ [La bassa banda è formata da 4 o 5 persone (sono chiamati gli analfabeti del pentagramma: orecchianti) che suonano rispettivamente piatti, tamburo, grancassa e flauto o piffero che esegue la melodia. Essa inizialmente accompagnava per il paese i questuanti dei comitati feste patronali] così Luca De Ceglia in STORIA DELLA BANDA MUSICALE DI BISCEGLIE, pag. 8, tip. Mezzina, Molfetta, 1989
  46. ^ Mamma del paese
  47. ^ scultura lignea realizzata verso la metà del Settecento dall'artista andriese Nicola Antonio Brudaglio
  48. ^ cit. Mario Cosmai, Leggende e tradizioni biscegliesi, Mezzina ed., Molfetta, 1980
  49. ^ nota brano tratto dal DIZIONARIO ENCICLOPEDICO UNIVERSALE DELLA MUSICA E DEI MUSICISTI, vol. I, pag. 536, ed. UTET, Torino, 1983
  50. ^ scrive Luca De Ceglia in STORIA DELLA BANDA MUSICALE DI BISCEGLIE, pag. 48, tip. Mezzina, Molfetta, 1989
  51. ^ La scelta di Michele Placido in trovacinema.repubblica.it. URL consultato il 22 luglio 2014.
  52. ^ Primo ciak per La scelta di Michele Placido in www.bisceglielive.it. URL consultato il 22 luglio 2014.
  53. ^ Ricky Tognazzi gira la freccia del sud in corrieredelmezzogiorno.corriere.it. URL consultato il 22 luglio 2014.
  54. ^ Cine Dolmen Fest, tanti gli attori che animeranno la kermesse a Bisceglie in www.ilikepuglia.it. URL consultato il 22 luglio 2014.
  55. ^ zucca
  56. ^ lumachine bollite e successivamente cotte col sugo di pomodoro, aglio e peperoncino
  57. ^ aglio olio e peproncino sfritto con l'aggiunta di pomodori e sale
  58. ^ si prepara mettendo a bollire in un tegamino dell'acqua e aggiungendovi pomodori prezzemolo e olio. Quando l'acqua bolle si tagliano pezzetti di pane che vengono messi in un piatto e sopra si versa il brodo ottenuto condito con olio e formaggio
  59. ^ Si versa un po' d'acqua su pezzi di pane fatto in casa, che viene condito con olio, pomodori freschi, sale, origano e ruca.
  60. ^ zuppa di pesce, o minestrone fatto con pesci di varie sorte
  61. ^ involtino di budelline, fegatino e cibreo di coratella
  62. ^ focaccia ripiena di sponsali lessati e baccalà, olive nere, acciughe sotto sale, diabuicchie e uva passa. Un'altra versione è preparata con pomodori, ricotta forte e sponsali lessati.
  63. ^ mosto non fermentato
  64. ^ Descrizione del sospiro su Centro Studi Biscegliese
  65. ^ Gianfrancesco Todisco, Bisceglie nella documentazione grafica dal '500 al '900, pag. 93, Mezzina ed., Molfetta, 1988
  66. ^ strada rettilinea che si rifà ai diversi assi viari proposti negli interventi urbanistici di fine Ottocento
  67. ^ zona San Francesco a est della città, zona Sant'Andrea compresa tra la ferrovia e la costruenda strada a grande scorrimento SS 16 bis
  68. ^ L'attuazione del PRG approvato nel 1975 si è sviluppata attraverso la redazione di specifici piani esecutivi come: Il PQ della zona artigianale est approvato nel 1979; il PP della zona artigianale sud del 1982; il PP di Salasello approvato nel 1985; il PR del centro storico approvato nel 1986; il PEEP approvato nel 2002; 22 PL approvati in un arco temporale compreso fra il 1976 ed il 2005; 6 Programmi Speciali approvati fra il 1999 ed il 2009; una pianificazione specialistica afferente l'area ASI del 2008. Dati riferiti alla tavola SC 3.2 stato di attuazione pianificazione esecutiva, PUG Bisceglie 2010
  69. ^ il progetto generale venne affidato dal Comune di Bisceglie all'arch. Amedeo Clavarino
  70. ^ la costruzione, che afferisce alla tipologia classica del teatro greco, è incassata nella roccia con la scena rivolta verso il mare ed orientata in direzione della cattedrale di Trani
  71. ^ coordinamento generale prof. arch. Gianluigi Nigro, arch. Francesco Nigro, arch. Mauro Sàito
  72. ^ Dalla Relazione Generale del PUG 2010, pag. 213 [... si ritiene che, in base all'andamento demografico degli ultimi anni e riferendo il PUG... ad un arco temporale di 15 anni il dimensionamento del piano possa aggirarsi attorno a nuove quantità per soddisfare un fabbisogno di circa 5.500/6.000 abitanti, pari al 10/12% degli attuali abitanti in ciò comprendendo anche le eventuali nuove necessità per l'edilizia sociale]
  73. ^ Agli inizi del Novecento Bisceglie era considerata il più importante centro di produzione e di scambio della famosa uva da tavola denominata “baresana”, oggi soppiantata dall'uva “regina” e da altre qualità di uva
  74. ^ La presenza del ciliegio nel territorio di Bisceglie risale alla seconda metà del XVI secolo. Nei primi del Novecnto dallo scalo ferroviario biscegliese partiva un quarto della produzione nazionale di ciliegie. Attualmente alla produzione della ciliegia tipica biscegliese la “dura del Reddito” detta “durone di Bisceglie” si affianca la coltivazione delle ciliegie della qualità Ferrovia, Bigarreau Moreau, Bigarreau Burlat, Celeste, New Star, Prime Giant, Giorgia, Sweet Heart. Nel 2003, al fine di tutelare e promuovere la produzione cerasicola della ciliegia tipica del territorio, è stato costituito il “Consorzio di tutela e valorizzazione della ciliegia di Bisceglie”
  75. ^ Bisceglie vanta un'antica tradizione di merletti e ricami ottenuti con la tecnica del "tombolo", un grosso cuscino su cui le donne cucivano ed intrecciavano, fra tantissimi spilli, il cotone in vari colori, secondo le ndicazioni del cliente.
  76. ^ cit. Mario Cosmai, STORIA DI BISCEGLIE, pag. 207, Bisceglie, ed. Il Palazzuolo, 1960
  77. ^ Dati Viminale. URL consultato il 18 giugno 2013.
  78. ^ [..Tra le figure biscegliesi va citato Giuseppe Pasquale, residente al nord, che è l'attuale Presidente della Lega nazionale della FGCI...] Mario Cosmai, STORIA DI BISCEGLIE, pag. 123, Bisceglie, edizioni il Palazzuolo, 1960

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Di Benedetto e G. La Notte (a cura di), Bisceglie nella documentazione grafica dal '500 al '900, Molfetta, Mezzina editore, 1988
  • Erminia Cardamone e Matteo de Filippis (a cura di), Strutture teatrali dell'800 in Puglia, Bari, assessorato alla Pubblica Istruzione Regione Puglia - Accademia delle Belle Arti di Bari, 1988
  • Gianfranco Borraccetti, Guida ai luoghi del centro storico di Bisceglie, Terlizzi, cooperativa culturale RTS, 2003
  • Francesco Cocola, Vocabolario dialettale biscegliese - italiano, Trani, tipografia Paganelli, 1925
  • Mario Cosmai, Storia di Bisceglie, Bisceglie, edizioni il Palazzuolo, 1960
  • Mario Cosmai, Bisceglie nella storia e nell'arte, Bari, Levante editore, 1968
  • Mario Cosmai, Leggende e tradizioni biscegliesi, Molfetta, Mezzina editore, 1980
  • Mario Cosmai, Il dialetto biscegliese, Bari, Levante editore, 1984
  • Luca De Ceglia, Storia della banda musicale di Bisceglie, Molfetta, Città di Bisceglie ed., 1989
  • Pompeo Sarnelli, Memoria de' vescovi di Bisceglia e della stessa città, Napoli, 1693
  • Giambattista La Notte,Bisceglie. Insediamenti culturali, Bari, Adda ed., 1991

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]