Trinitapoli

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Trinitapoli
comune
Trinitapoli – Stemma Trinitapoli – Bandiera
Trinitapoli – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Barletta-Andria-Trani-Stemma.png Barletta-Andria-Trani
Amministrazione
Sindaco Francesco Di Feo (Rinascita Trinitapolese) dal 17/05/2011
Territorio
Coordinate 41°21′00″N 16°06′00″E / 41.35°N 16.1°E41.35; 16.1 (Trinitapoli)Coordinate: 41°21′00″N 16°06′00″E / 41.35°N 16.1°E41.35; 16.1 (Trinitapoli)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 148,77 km²
Abitanti 14 562[1] (31-12-2010)
Densità 97,88 ab./km²
Frazioni Ofantino
Comuni confinanti Barletta, Cerignola (FG), Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Zapponeta (FG)
Altre informazioni
Cod. postale 76015
Prefisso 0883
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 110010
Cod. catastale B915
Targa BT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti casalini o trinitapolesi
Patrono San Michele
Santo Stefano
Maria Santissima di Loreto
Giorno festivo 15 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Trinitapoli
Posizione del comune di Trinitapoli nella provincia di Barletta-Andria-Trani
Posizione del comune di Trinitapoli nella provincia di Barletta-Andria-Trani
Sito istituzionale

Trinitapoli (U Casòile in dialetto locale, fino al 1863 chiamata Casaltrinità) è un comune italiano di 14.562 abitanti della provincia di Barletta-Andria-Trani, in Puglia. Fino al 2004 ha fatto parte della Provincia di Foggia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alle origini di Trinitapoli, che non si è mai chiamata Casale de Palia o Casale de Fabrica - come riporta una errata tradizione - vi è la Ecclesia Sancte Trinitatis, citata in una Bolla pontificia del 1186. È una di quelle chiesette rurali sorte nei primi secoli dopo il Mille, quando l'espansione economica e demografica portò ad un maggiore popolamento delle campagne. La denominazione della Trinità deriva dal fatto che la chiesa sorse in un territorio - denominato locus Trinitatis nelle fonti - appartenente all'abbazia garganica della Trinità di Monte Sacro. Attorno alla chiesa, probabilmente costruita dai benedettini dell'Abbazia di Monte Sacro (Gargano), si andò ad aggregare il Casale della Trinità, cioè un borgo rurale, che attinse la denominazione dalla stessa chiesa[2]. Quest'ultima veniva a trovarsi lungo uno di quei tratturi battuti dai pastori transumanti d'Abruzzo, alcuni dei quali cominciarono a stabilirsi definitivamente nel Casale, incrementandone la popolazione[3].

Oltre agli abruzzesi, altre genti andranno a popolare il piccolo borgo. L'antica e non lontana città di Salpi, d'origine greco-romana e sede vescovile sin dai primordi del cristianesimo, durante il basso medioevo declinò in maniera irreversibile, alimentando un flusso migratorio dei suoi abitanti verso il Casale della Trinità, che da quella città ereditò anche l'arcipretura, allorché la diocesi di Salpi fu soppressa nel 1547.[4]

Ma già nella seconda metà del Quattrocento numerose famiglie di schiavoni (o slavoni) ottennero l'assenso regio a stanziarsi nel Casale, che diventa così un piccolo crogiolo di etnie. Sin dalla metà del XV secolo, inoltre, il Casale appare protetto da una Torre di guardia, una delle tante erette lungo la costa in funzione antipiratesca, abbattuta poi nel XVIII secolo perché lesionata dai terremoti; di essa è memoria nello stemma civico, nel quale si presenta sormontata da un albero di mandarini, simbolo del paese, e una banderuola rossa con il drappo carico della Croce di Malta.[5] Il Casale, infatti, dopo essere stato feudo di famiglie nobili barlettane (Della Marra, Marulli), fu per due secoli (1589-1798) Commenda Magistrale dei Cavalieri di Malta[6]. L'attuale Palazzo di Città fu la dimora dei commendatori del Casale, che, tra l'altro, dedicarono molte cure all'antica chiesa della Trinità divenuta di loro patronato.

Le notevoli trasformazioni di carattere socio-economico avutesi nel Sette-Ottocento, come il processo di particolarizzazione fondiaria, il passaggio dalla pastorizia alla cerealicoltura e da questa alla viticoltura, determinarono una crescita demografica ed urbanistica[7] che fece ritenere non più appropriato il nome di Casale; pertanto, nel 1863 si ottenne dal re d'Italia Vittorio Emanuele II di poter mutare il nome di Casaltrinità in quello di Trinitapoli. Nel dialetto locale, comunque, sopravvive l'antico nome di "Casale" e i cittadini vengono chiamati piuttosto "Casalini" che Trinitapolesi.

L'ulteriore sviluppo del paese, grazie soprattutto ad un'agricoltura moderna e competitiva (con un predominio della ortofrutticoltura e della viticoltura) e ad un incipiente turismo dovuto alle sue risorse naturalistiche e archeologiche, ha portato il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a conferire a Trinitapoli la qualifica di città.[8]

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di Santo Stefano. Di stampo neoclassico, ha una facciata di marmo bianco e si affaccia su piazza Umberto I (più nota come piazza Municipio). Fu costruita sul finire dell'Ottocento e completata con la cappella del Santissimo nel 1935. L'interno della chiesa è affrescato.[9]
  • Chiesa della Madonna di Loreto. L'intitolazione non fa riferimento al santuario marchigiano di Loreto, ma al nome di battesimo di un pastore che trovò un'icona della Madonna e la portò al pubblico culto. La prima attestazione della chiesa è in un documento del 1204; la primitiva Cappella, semidistrutta, fu trasformata nell'attuale tempio a tre navate nella prima metà dell'Ottocento. Nel 1971 è stata elevata a santuario diocesano. Vi si conserva, oltre all'affresco della Vergine sull'altare maggiore, la statua lignea della Madonna, databile tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento. Custodisce inoltre una tela di Giambattista Calò raffigurante santo Stefano e una Via Crucis in bronzo. Nel 2004 è stato celebrato l'ottavo centenario della chiesa.[10]
  • Chiesa della Trinità. L'antica ecclesia Sancte Trinitatis, più nota come chiesa di Sant'Anna, perché a metà Ottocento fu rifatta ex novo a cura dell'omonima Confraternita istituita nel 1832. Conserva una reliquia della Croce, contenuta all'interno di una splendida urna dorata. Da vedere anche una ottocentesca statua lignea dell'Immacolata[11].
  • Chiesa di S. Giuseppe. Inaugurata nel 1729, funse da parrocchia sino alla realizzazione della nuova chiesa madre. Custodisce la settecentesca statua lignea di san Giuseppe, un affresco della Vergine e varie epigrafi.
  • Chiesa di Cristo Lavoratore. Risale al 1961, è nata da un’intuizione di monsignor Giuseppe Nenna. In origine era parte integrante della struttura ad essa adiacente chiamata Villaggio del Fanciullo che come fine aveva lo scopo di accogliere ed ospitare gli orfani, per istruirli ed avviarli al lavoro.
  • Convento dei frati Cappuccini.
  • Auditorium ex Chiesa dell'Assunta.
  • Ex Chiesa dei Santi Medici.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Tavola di Trinitapoli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tavola di Trinitapoli.

Alla fine degli anni settanta, nel territorio comunale fu casualmente rinvenuta l'importante Tavola di Trinitapoli, contenente la pubblicazione di un atto normativo indirizzato da Valentiniano I a Sesto Claudio Petronio Probo, prefetto del pretorio per l'Italia nel 368-375 (e poi nel 383). Il testo dell'epigrafe, quasi distrutto dalle manomissioni successive al ritrovamento, è stato in seguito recuperato per buona parte, rivelando un importante documento giuridico. L'epigrafe, un tempo affissa nella casa comunale, è ora custodita presso il locale Museo civico di Trinitapoli. Esiste inoltre anche un Parco Archeologico.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[12]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 344 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania Romania 165 1,13%

Persone legate a Trinitapoli[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Trinitapoli fa parte, con Margherita di Savoia e San Ferdinando di Puglia, dell'Unione dei Comuni Tavoliere Meridionale[13].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio cittadina è l'A.C.D. Trinitapoli che attualmente è inattiva. Ha giocato anche qualche stagione in Promozione Puglia che era il massimo livello regionale all'epoca. Disputa le partite casalinghe allo stadio Comunale di Trinitapoli. Del vivaio ha fatto parte il calciatore cerignolano Nicola Amoruso.

L'Alidaunia basket Trinitapoli milita in serie C nazionale dopo la promozione di giugno 2010. Disputa le partite casalinghe al palazzetto dello sport "Sandro Pertini". La squadra di tennis cittadina è l' S.D. Valle dell'Ofanto.

La A.S.D. Casalvolley Trinitapoli è la società di pallavolo, nata nel 2009, che milita nel campionato di Serie D regionale Maschile oltre che nella Seconda Divisione Femminile. Il campo di casa è il Palazzetto dello sport di Trinitapoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Pietro di Biase, Da Casal Trinità a Trinitapoli. Lineamenti di storia sociale, Foggia, 1976
  3. ^ Pietro di Biase (a cura di), Trinitapoli nella civiltà del Tavoliere, Fasano, 1987
  4. ^ Pietro di Biase, Puglia medievale e insediamenti scomparsi. La vicenda di Salpi, Fasano, 1985
  5. ^ Pietro di Biase, Da Casale a Città della Trinità. La storia in un simbolo, Trinitapoli 2009
  6. ^ Pietro di Biase, Trinitapoli città dei Cavalieri di Malta, in "Ipogei06", Quaderni dell'Istituto d'Istruzione Superiore Statale "S. Staffa" di Trinitapoli, n. 8, giugno 2010
  7. ^ Pietro di Biase, Il volto della città nel tempo. Dall'album fotografico di Trinitapoli, Trinitapoli, 2008
  8. ^ DPR 23 aprile 2004.
  9. ^ Pietro di Biase, Il cantiere dei sogni. Alle sorgenti del sacro nella Puglia del sole e del sale, Foggia, 2000
  10. ^ Nella città amata mi ha fatto abitare. Atti dell'8º centenario della chiesa di S. Maria di Loreto in Trinitapoli, a cura di Pietro di Biase e Giuseppe Pavone, Trinitapoli, 2005
  11. ^ Pietro di Biase, Trinitapoli sacra. Appunti per una storia socio-religiosa del Sud, Milano, 1981
  12. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  13. ^ Unione dei Comuni del Tavoliere Meridionale - è tempo di pedalare !

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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