Lucrezia Borgia

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Lucrezia Borgia
Presunto ritratto di Lucrezia Borgia.[1] Dipinto da Bartolomeo Veneziano (1510 circa).
Presunto ritratto di Lucrezia Borgia.[1]
Dipinto da Bartolomeo Veneziano (1510 circa).
Signora di Pesaro e Gradara
Duchessa di Bisceglie e Principessa di Salerno
Duchessa di Ferrara, Modena e Reggio
In carica 25 gennaio 1505 - 24 giugno 1519
Predecessore Eleonora d'Aragona
Successore Renata di Francia
Altri titoli Contessa di Pesaro e Gradara
Duchessa di Bisceglie e Principessa di Salerno
Governatrice del ducato di Spoleto
Reggente dello Stato della Chiesa
Reggente del ducato di Ferrara
Nascita Subiaco, 18 aprile 1480
Morte Ferrara, 24 giugno 1519
Luogo di sepoltura Monastero del Corpus Domini
Casa reale Borgia
Padre Papa Alessandro VI
Madre Vannozza Cattanei
Consorte Giovanni Sforza (1493-1497)
Alfonso d'Aragona (1498-1500)
Alfonso I d'Este (1502-1519)
Figli Rodrigo d'Aragona
Alessandro d'Este
Ercole II d'Este
Ippolito II d'Este
Eleonora d'Este
Francesco d'Este
Isabella Maria d'Este
Firma LucSignatur.png

Lucrezia Borgia (Subiaco, 18 aprile 1480Ferrara, 24 giugno 1519) figlia illegittima del cardinale Roderic Llançol de Borja (più tardi divenuto Papa Alessandro VI), fu una delle figure femminili più controverse del Rinascimento italiano.

Fin dagli undici anni fu soggetta alla politica matrimoniale collegata alle ambizioni politiche prima del padre e poi del fratello Cesare Borgia. Quando il padre ascese al soglio pontificio la dette inizialmente in sposa a Giovanni Sforza, signore di Pesaro, ma pochi anni dopo, in seguito all'annullamento del matrimonio, Lucrezia sposò Alfonso d'Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli. Un ulteriore cambiamento delle alleanze, che avvicinò i Borgia al partito filofrancese, portò all'assassinio di Alfonso, su ordine di Cesare.[2]

Dopo un breve periodo di lutto trascorso a Nepi con il figlio avuto da Alfonso, Lucrezia partecipò attivamente alle trattative per le sue terze nozze, quelle con Alfonso d'Este, primogenito di Ercole duca di Ferrara, il quale dovette, pur riluttante, accettarla in sposa.[3] Alla corte estense Lucrezia fece dimenticare la sua origine di figlia illegittima del papa, i suoi due falliti matrimoni e tutto il suo passato burrascoso; infatti, grazie alla sua bellezza ed alla sua intelligenza, si fece ben volere sia dalla nuova famiglia che dalla popolazione ferrarese.

Perfetta castellana rinascimentale, acquistò la fama di abile politica e accorta diplomatica, tanto che il marito arrivò ad affidarle la conduzione politica e amministrativa del ducato quando doveva assentarsi da Ferrara. Fu anche un'attiva mecenate, accogliendo a corte poeti e umanisti come Ludovico Ariosto, Pietro Bembo, Gian Giorgio Trissino e Ercole Strozzi.

Dal 1512, per le sventure che colpirono lei e la casa ferrarese, Lucrezia iniziò ad indossare il cilicio, s'iscrisse al Terz'ordine francescano, si legò ai seguaci di San Bernardino da Siena e di Santa Caterina e fondò il Monte di Pietà di Ferrara per soccorrere i poveri.[4][5] Morì nel 1519, a trentanove anni, per complicazioni dovute ad un parto.

La figura di Lucrezia ha assunto diverse sfumature nel corso dei periodi storici. Per una certa storiografia, soprattutto ottocentesca, i Borgia hanno finito per incarnare il simbolo della spietata politica machiavellica e la corruzione sessuale attribuita ai papi rinascimentali. La stessa reputazione di Lucrezia si offuscò in seguito all'accusa di incesto, rivolta da Giovanni Sforza alla famiglia della moglie,[6] a cui si aggiunse in seguito la fama di avvelenatrice, dovuta in particolare alla tragedia omonima di Hugo,[7][8] musicata in seguito da Donizetti: in questo modo la figura di Lucrezia venne associata a quella di femme fatale partecipe dei crimini commessi dalla propria famiglia.[9][10]

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Borgia; dipinto di Dante Gabriel Rossetti (1863).

Nacque a Subiaco il 18 aprile 1480,[11] terza figlia del cardinale spagnolo Rodrigo Borgia, arcivescovo di Valencia, che nel 1492 sarebbe stato eletto Papa della Chiesa cattolica con il nome di Alessandro VI. La madre era invece una donna mantovana Vannozza Cattanei, amante di Rodrigo per ben quindici anni.

La bambina venne battezzata Lucrezia e fu l'unica figlia femmina che Rodrigo ebbe da Vannozza. Della famiglia facevano già parte due fratelli Cesare e Juan e, due anni dopo, si sarebbe aggiunto il piccolo Jofré. Rodrigo Borgia in realtà aveva altri tre figli, nati da madri ignote e maggiori di età rispetto a quelli avuti da Vannozza: Pedro Luìs, Girolama e Isabella, i quali ebbero pochi rapporti con gli altri fratellastri. Rodrigo, pur riconoscendoli segretamente al momento della loro nascita,[8] nascose bene, almeno inizialmente, l'esistenza dei figli, tanto che un messo mantovano, nel febbraio 1492, parlava di Cesare e Juan come nipoti del cardinale.[12]

I piccoli Borgia furono molto influenzati dalle origini valenciane e molto legati fra loro. In particolare Lucrezia si legò con maggiore intimità a Cesare e tra di loro esisteva un sentimento di reciproco amore e fedeltà.[13] Tuttavia la consapevolezza di essere considerati con sprezzo stranieri[14] potenziò il senso di coesione dei Borgia fra loro, tanto che assunsero ai loro servizi soprattutto parenti o connazionali, convinti che fossero gli unici di cui potersi veramente fidare.[14]

Probabilmente i primi anni Lucrezia visse con Vannozza nella casa in piazza Pizzo di Merlo a Roma, in quanto Rodrigo inizialmente mantenne il più possibile segreta l'esistenza dei suoi figli. Era molto amata dal padre che, secondo alcuni cronisti, le voleva bene «in superlativo grado». Con la madre invece Lucrezia ebbe sempre un rapporto distaccato. In seguito venne affidata alle cure di una cugina del padre, Adriana Mila, vedova del nobile Ludovico Orsini. Questa capofamiglia si assoggettava interamente agli interessi di Rodrigo, fungendo da guardiana di Lucrezia e favorendo la relazione del cardinale con la quattordicenne Giulia Farnese Orsini, sua nuora.[15] La grande amicizia che nacque fra Giulia e Lucrezia permise a quest'ultima di non addolorarsi alla partenza di Cesare per l'università di Perugia e alla morte del fratellastro Pedro Luìs.[16]

Lucrezia crebbe, come le altre figure femminili della sua famiglia, completamente assoggettata al «potere e predominio sessuale maschile» di suo padre Rodrigo.[15] Possedeva la stessa sensualità e l'indifferenza alla morale sessuale del padre e dei fratelli, ma sapeva anche dimostrarsi gentile e compassionevole.[13]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Allevata da Adriana, Lucrezia ricevette un'istruzione completa: grazie a bravi precettori, fra cui anche Carlo Canale (ultimo marito di Vannozza) che la iniziò alla poesia,[17] imparò lo spagnolo, il francese, l'italiano e un po' di latino, ma anche la musica, la danza, il disegno e il ricamo.[18] Le venne insegnato anche ad esprimersi con eleganza ed eloquenza.[19] Nel convento di San Sisto apprese inoltre le pratiche religiose.[20]

All'età di undici anni Lucrezia venne promessa in moglie due volte a pretendenti spagnoli: il cardinale Borgia aveva infatti immaginato un avvenire in Spagna per i suoi figli.[21] Nel 1491 il prescelto fu inizialmente Don Cherubino Juan de Centelles, con un contratto che prevedeva una dote di 100.000 timbres[22][23] suddivisi in parte in denaro e in parte in gioielli dono alla sposa da parte della famiglia Borgia; due mesi dopo Rodrigo Borgia stipulò nuovi patti nuziali con un altro valenciano, Gaspare di Procida, figlio del conte di Aversa. Ma nel 1492, in seguito all'elezione al trono pontificio con il nome di Alessandro VI, Rodrigo ruppe entrambi i fidanzamenti in cambio di ricompense verso le famiglie dei due pretendenti.[24]

Divenuto Papa Alessandro VI, i piani matrimoniali riguardanti Lucrezia subirono un profondo mutamento: potendo adesso mirare ben più in alto di semplici nobili spagnoli, il pontefice cercò di accasare la figlia in Italia, con la visione di stringere potenti alleanze politiche con le famiglie signorili. All'epoca infatti vi era un proliferare di alleanze tra le famiglie regnanti italiane e i Borgia approfittarono di tale situazione per i loro progetti di dominio sulla penisola.[25] Fu il cardinale Ascanio Sforza a proporre al Papa il nome di suo nipote, Giovanni Sforza, il ventisettenne duca di Pesaro, feudo papale. Grazie a queste nozze, Alessandro VI avrebbe stipulato un'alleanza con la potente famiglia Sforza, istituendo una lega difensiva dello stato della Chiesa (25 aprile 1493) a prevenzione dell'imminente invasione francese per opera di Carlo VIII, a discapito del regno di Napoli.[26]

In questo periodo il Papa donò a Lucrezia il palazzo di Santa Maria in Portico.[27] Adriana Mila dirigeva la casa della nipote, con Giulia Farnese in funzione di dama da compagnia. Ben presto la casa divenne un punto di ritrovo mondano, frequentato da parenti, amici, adulatori, nobili gentildonne e inviati di case principesche.[28] Fra questi inviati, mentre era in visita a Roma nel 1492, giunse da Lucrezia anche Alfonso d'Este, colui che sarebbe diventato il suo terzo marito.[29]

Contessa di Pesaro[modifica | modifica wikitesto]

Presunto ritratto di Lucrezia Borgia nella Disputa di Santa Caterina del Pinturicchio. L'affresco si trova nell'Appartamento Borgia.

Il 2 febbraio 1493, fu celebrato il matrimonio per procura tra la tredicenne Lucrezia e il ventiseienne Giovanni Sforza. Il 2 giugno 1493, quando il conte di Pesaro arrivò a Roma, i due futuri sposi si incontrarono per la prima volta. Il 12 giugno vennero celebrate le nozze religiose nell'Appartamento Borgia.[30] La grazia di Lucrezia venne lodata dai relatori del tempo: «porta la persona così soavemente che par non si mova».[31] Dopo una fastosa cena, Lucrezia non venne condotta al talamo nuziale com'era consuetudine, perché il Papa non volle che il matrimonio fosse consumato prima di cinque mesi, forse a causa dell'acerbità fisica della sposa o forse per riservarsi la possibilità di annullarlo in caso di un cambiamento nei suoi obbiettivi politici.[32] I primi di agosto, per timore della peste che aveva colpito la città, Giovanni Sforza lasciò Roma e non è chiaro se Lucrezia lo seguì o meno.[33]

Seppur divenuta contessa di Pesaro, per Lucrezia non era cambiato nulla se non la posizione sociale: essere una donna maritata le aveva assegnato un'importanza maggiore. Pur continuando a passare le giornate dedicandosi a vari svaghi, iniziò a ricevere omaggi, riverenze e suppliche di intercessioni presso il Papa, e pur essendo giovane dimostrava già palesemente una notevole maturità: un contemporaneo la descrive infatti come una «dignitissima madonna».[34] Il marito tornò a Roma prima di Natale e passò le festività con la moglie, ma in quel periodo il Papa mutò alleanze schierandosi a fianco degli aragonesi di Napoli, attraverso il matrimonio fra Jofré Borgia con Sancha d'Aragona: in questo modo non riconobbe le pretese di Carlo VIII di Francia per il dominio sulle terre napoletane.

Dopo qualche mese Lucrezia accompagnò il marito a Pesaro, seguita da Adriana e Giulia che avevano l'obbligo di vigilarla. Arrivarono a Pesaro l'8 giugno dove la nobiltà locale offrì una buona accoglienza alla nuova contessa e lo Sforza soddisfaceva ogni desiderio delle sue ospiti. Lucrezia si divertì molto a Pesaro, tanto da dimenticare di scrivere con regolarità al padre in difficoltà,[35] e divenne molto amica della bella Caterina Gonzaga, moglie di Ottaviano da Montevecchio, che sfruttò questa relazione per favorire e proteggere la propria famiglia.[36] Poco dopo, Lucrezia fu rimproverata dal padre per non aver impedito ad Adriana e Giulia di recarsi a Capodimonte al capezzale di Angelo Farnese, fratello di Giulia, da cui giunsero però troppo tardi. Lucrezia rispose a tono alle accuse paterne, dimostrando di aver compreso perfettamente la situazione politica in cui si trovava il papa.[37]

Durante l'invasione in Italia dell'esercito francese guidato da Carlo VIII, Lucrezia rimase al sicuro a Pesaro, conducendo una vita lussuosa. Alessandro VI riuscì, attraverso la sua abilità diplomatica e le lusinghe, a non subire danni dall'invasione francese e poco dopo creò una Lega Santa contro la Francia (31 marzo 1495): l'esercito della coalizione, guidato da Francesco Gonzaga marchese di Mantova, sconfisse quello francese nella battaglia di Fornovo.[38] Lucrezia tornò a Roma dopo la Pasqua di quell'anno, mentre la posizione del marito si faceva sempre più ambigua: il Papa gli aveva ordinato di lasciare Pesaro e di porsi al suo servizio, mentre Giovanni intendeva porsi interamente sotto la guida di Ludovico il Moro.[39]

Nel marzo 1496 Lucrezia conobbe Francesco Gonzaga, quando quest'ultimo si stava recando a Napoli con l'esercito della Lega Santa. Quando anche Giovanni Sforza lasciò Roma con il suo esercito per aiutare il marchese, dopo aver preso vari soldi al Papa e rifiutato più volte di partire, circolarono preoccupanti dicerie riguardo alle sue nozze; l'ambasciatore mantovano scrisse: «Forse ha in casa quello che altri non pensano» aggiungendo ambiguamente che aveva lasciato Lucrezia «sotto il manto apostolico».[40]

In maggio giunsero a Roma Jofré e Sancha, che fino ad allora avevano vissuto a Napoli. Nel giro di poco tempo Lucrezia e Sancha divennero buone amiche.[41] Il 10 agosto 1496 tornò a Roma anche Juan Borgia, che nel 1493 si era recato in Spagna come duca di Gandia, sposando una cugina del re Ferdinando II d'Aragona. Alessandro VI gli affidò il compito di guidare l'esercito papale contro la famiglia Orsini, che aveva tradito il Papa durante l'invasione francese, ma la campagna del giovane Borgia si risolse in un completo disastro.[42]

L'annullamento delle nozze e la relazione con Perotto[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 marzo 1497, giorno di Pasqua, Giovanni Sforza fuggì da Roma. Questa fuga improvvisa si disse fosse dovuta al timore per lo Sforza di essere ucciso dai Borgia e che fosse stata la stessa Lucrezia a far avvertire il marito.[43] Alessandro VI intimò al genero di tornare, ma egli rifiutò varie volte. Ludovico il Moro cercò una mediazione con il signore di Pesaro chiedendogli il vero motivo della fuga, e lo Sforza rispose che il Papa era furioso con lui e che, senza motivo, impediva che la moglie lo raggiungesse. In seguito il Moro seppe delle minacce che il Papa aveva fatto a Giovanni e rimase sorpreso nel ricevere dal pontefice la richiesta di convincere Giovanni a tornare a Roma. Il 1º giugno infine il cardinale Ascanio Sforza informò il Moro che il Papa era intenzionato a sciogliere le nozze.[44]

Per ottenere la separazione il Papa affermò che il matrimonio non era valido perché Lucrezia era già promessa al signore di Procida Gaspare d'Aversa e che in ogni caso lo Sforza era impotente e quindi non aveva consumato le nozze: in questo modo si poté avviare un processo per annullamento.[45] Giovanni Sforza allora accusò il Papa di incesto con la figlia.[46] Ludovico il Moro fece cadere l'insinuazione per evitare clamori e propose al cugino di dimostrare di essere in grado di consumare il matrimonio, una prova innanzi a testimoni (un rapporto sessuale con sua moglie o altre donne davanti a testimoni accettati da entrambe le parti) ma Giovanni si oppose.[47] Nel frattempo Lucrezia si rifugiò nel convento di San Sisto, per sfuggire al clamore suscitato dalla sua vicenda matrimoniale.[48] Nel convento, alla metà di giugno, ricevette la notizia dell'omicidio di suo fratello Juan, il cui mandante non fu mai ufficialmente scoperto.

Poco dopo, la famiglia Sforza tolse ogni sostegno al conte di Pesaro per evitare che il Papa si arrabbiasse ulteriormente per il temporeggiare di Giovanni ad acconsentire all'annullamento. Non avendo scelta, il conte firmò davanti a testimoni sia una confessione di impotenza sia il documento di nullità.[49] Lucrezia confermò tutto ciò che il padre le aveva fatto firmare riguardo alla non consumazione delle nozze davanti ai giudici canonici, che soddisfatti la dichiararono virgo intacta, senza neppure farla visitare dalle matrone (12 dicembre 1497). Lucrezia li ringraziò in latino, «con tanta gentilezza che se fosse stata un Tullio non avrebbe potuto dire più argutamente e con maggiore grazia».[50]

Il clamore suscitato dalla vicenda dell'annullamento delle sue nozze comportò un alto prezzo per la reputazione di Lucrezia. In pochi credevano all'impotenza del conte di Pesaro e all'idea ch'ella fosse vergine: prese così piede l'accusa d'incesto rivolta verso la famiglia Borgia. Pochi mesi più tardi, Lucrezia fu coinvolta in un nuovo scandalo. Il 14 febbraio 1498 fu infatti ritrovato nel Tevere il cadavere di Pedro Calderón, chiamato familiarmente Perotto, un giovane servitore spagnolo del papa. Secondo il maestro delle cerimonie papali Burcardo il giovane «era caduto nel Tevere non certo di sua iniziativa», aggiungendo che «in città si è fatto un gran parlare». Nei suoi Diarii, il veneziano Marin Sanudo racconta che insieme a Perotto sarebbe stato ritrovato anche il corpo di una delle dame di Lucrezia di nome Pantasilea. Molti relatori indicarono Cesare come mandante del duplice omicidio per ragioni strettamente attinenti a Lucrezia, che probabilmente era rimasta incinta del giovane spagnolo.[51][52] Dal momento che in quel periodo si stavano organizzando le seconde nozze di Lucrezia, Cesare non avrebbe infatti permesso a nessuno di intralciare i progetti suoi e del padre sulla sorella e per questo si sarebbe vendicato sulle persone responsabili della vicenda.[51]

In un rapporto datato 18 marzo, un relatore ferrarese informò il duca Ercole del parto della figlia del papa.[51] Del bambino che sarebbe nato nel convento di San Sisto, la cui esistenza sarebbe provata dalla tragica fine di Perotto e Pantasilea, non si seppe più nulla, anche se alcuni storici l'hanno identificato con l'infans Romanus, Giovanni Borgia, figlio d'Alessandro VI e quindi fratellastro di Lucrezia, nato in quel periodo, che ella accudirà sempre con grande affetto.[51]

Duchessa di Bisceglie[modifica | modifica wikitesto]

Quando Lucrezia tornò nel palazzo di Santa Maria in Portico le trattative per le sue seconde nozze si erano già concluse. Con una dote fissata a 40.000 ducati d'oro avrebbe sposato Alfonso d'Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli, e fratello di Sancha. Il matrimonio, organizzato dal Papa e da Cesare che aveva gettato la porpora cardinalizia, sarebbe servito per avvicinare i Borgia al trono di Napoli, unitamente al matrimonio ben più gratificante fra Cesare e Carlotta d'Aragona, figlia legittima di Federico I di Napoli: quest'ultime nozze però non avvennero, con gran disappunto del Papa.[53] Così Cesare, recatosi alla corte di Luigi XII di Francia, sposò Charlotte d'Albret, sorella del re di Navarra.[54]

Le nozze di Lucrezia si svolsero, davanti a pochi intimi, nell'Appartamento Borgia il 21 luglio 1498.[55][56] Per Lucrezia, che subito si innamorò del marito, la figura del diciassettenne duca di Bisceglie non era del tutto estranea, poiché la sorella Sancha ne aveva più volte tessuto le lodi di fronte a lei: i contemporanei poi erano unanimi nel riconoscerlo «l'adolescente più bello che si sia mai visto a Roma».[57] Nei mesi successivi Lucrezia e Alfonso vissero serenamente tenendo una corte, ricevendo poeti, letterati, principi e cardinali. Sotto la protezione dei duchi di Bisceglie si formò un piccolo partito aragonese che in seguito impensierirà Cesare Borgia. Lucrezia infatti, pur detestando la politica, aveva imparato come muoversi per salvaguardare i propri interessi durante gli intrighi politici.[58]

Il 9 febbraio 1499, Lucrezia ebbe un aborto a causa di una caduta.[59] Questa perdita non scoraggiò i due sposi: due mesi dopo Lucrezia era nuovamente incinta. In quel periodo la notizia del matrimonio di Cesare con Charlotte d'Albret rallegrò Lucrezia, ma non Alfonso e Sancha poiché capirono che le alleanze dei Borgia erano mutate nuovamente: per sposarsi il Valentino aveva dovuto appoggiare militarmente la riconquista del Milanese e del regno di Napoli da parte di Luigi XII.[60] Il Papa cercò di calmare l'ansia crescente di Alfonso che però fuggì rifugiandosi a Genazzano lasciando disperata la moglie incinta di sei mesi.[61] Infuriato, Alessandro VI cacciò Sancha da Roma e mise delle guardie a sorvegliare il Palazzo di Santa Maria in Portico, quando seppe che Alfonso incitava Lucrezia a raggiungerlo a Genazzaro. Per evitare che i due figli rimasti senza coniuge fossero tentati di raggiungerli, Alessandro VI optò per mandare Jofré e Lucrezia a Spoleto, nominando quest'ultima governatore del ducato.[61]

Presunto ritratto di Cesare Borgia. Dipinto di Altobello Melone, conservato nell'Accademia Carrara.

Posti i figli a Spoleto, principale piazzaforte a nord di Roma, il Papa mostrò di aver aderito al partito francese. Lucrezia e suo fratello, precedentemente uniti alla casata napoletana per opera di Cesare, furono costretti, sempre per sua volontà, ad abbandonare gli interessi della loro casa d'adozione e tenere Spoleto, in modo da bloccare eventuali truppe napoletane mandate in aiuto al ducato di Milano invaso dall'esercito francese guidato da Cesare e Luigi XII.[62]

A Spoleto i fratelli Borgia ricevettero una calorosa accoglienza e, a differenza del fratello che preferiva dedicarsi alla caccia, Lucrezia si impegnò nel suo compito di governatrice: tra le altre cose istituì un corpo di marescialli per assicurare l'ordine cittadino e impose una tregua con la rivale città di Terni.[63] Un mese dopo il suo arrivo giunse da lei Alfonso, che Alessandro VI era riuscito a rassicurare regalandogli la città e il territorio di Nepi. Il 14 ottobre Lucrezia tornò a Roma insieme ad Alfonso e Jofré. La notte del 31 ottobre, Lucrezia dette alla luce un bambino che verrà battezzato Rodrigo d'Aragona.[63]

Il 29 giugno 1500 un violento temporale fece crollare un camino sul tetto del Vaticano: le macerie crollarono nei piani interni uccidendo tre persone, mentre il papa venne invece estratto svenuto e lievemente ferito alla fronte, senza tuttavia riportare conseguenze. Ciò spinse Cesare a cercare di mantenere, in caso di morte improvvisa del padre, la fortuna eccezionale che aveva ottenuto dalle continue vittorie in Romagna. Riuscì ad ottenere il sostegno della Francia e della Repubblica di Venezia, mentre non ebbe lo stesso appoggio da Napoli e dalla Spagna, che trovavano un possibile avversario a Cesare nel marito di sua sorella, Alfonso di Aragona.[64]

Fu così che la notte del 15 luglio 1500 Alfonso venne aggredito da uomini armati e, pur cercando di difendersi, rimase gravemente ferito alla testa e agli arti. Lucrezia e Sancha, la sorella di Alfonso, si presero cura dell'uomo vegliando al suo capezzale e non lasciandolo mai solo. Credendo Cesare responsabile dell'attentato richiesero al papa una scorta armata per sorvegliare la camera del duca, chiamarono dei medici appositamente da Napoli e preparavano personalmente il cibo nel timore di un avvelenamento.[65][66]

Il 18 agosto, con un inganno, Lucrezia e Sancha vennero allontanate dalla stanza dell'infermo e Alfonso, ormai fuori pericolo e in via di guarigione, fu strangolato da Michelotto Corella, sicario personale di Cesare. «La sera stessa – scrive Burcardo – verso la prima ora della notte, il cadavere del duca di Bisceglie fu trasportato nella basilica di San Pietro e deposto nella cappella di Nostra Signora delle Febbri».[67] Cesare, che inizialmente aveva fatto spargere la voce che erano stati gli Orsini ad ordire l'assassinio,[68] si giustificò con il padre dicendo che il cognato aveva tentato di ucciderlo con un colpo di balestra: mentre Alessandro VI accettò la spiegazione, Lucrezia, disperata per la morte del marito, non lo fece.[69]

Furiosa con il padre e il fratello, Lucrezia fu lasciata sola a piangere con Sancha e venne colta da un'altissima febbre con delirio, rifiutando persino di mangiare. A causa del suo ostentato dolore, il padre iniziò a trattarla freddamente: «Prima, era in grazia del papa madonna Lucrezia sua figlia [la] quale è savia e liberale, ma adesso il papa non l'ama tanto» scrisse l'ambasciatore veneziano Polo Capello.[70]

Il punto di svolta[modifica | modifica wikitesto]

A Nepi, dove Lucrezia fu inviata insieme al piccolo Rodrigo il 31 agosto (per quietare ogni possibile astio con il padre e con Cesare), passò il periodo di lutto. «Il motivo di questo viaggio era di cercare qualche consolazione o distrazione dalla commozione che gli aveva causato la morte dell'illustrissimo Alfonso d'Aragona, suo marito» scrisse il Burcardo. Il soggiorno a Nepi durò fino a novembre.[71] A questo periodo risale un carteggio segreto fra Lucrezia e Vincenzo Giordano, suo confidente e probabilmente suo maggiordomo. Le lettere riguardavano inizialmente le vesti da lutto per lei, il figlio e i servi, ma anche l'ordine di celebrare messe per il defunto; poco dopo però il tema delle lettere divenne più misterioso, con accenni agli intrighi interni del Vaticano.[72]

Tornata a Roma, fu chiamata in Vaticano e le fu fatta la proposta di matrimonio da parte del duca di Gravina, già suo pretendente nel 1498.[73] Lucrezia però declinò l'offerta e, come riferisce il cronista veneziano Sanudo, alla domanda del papa sul perché avesse rifiutato lei rispose a gran voce e alla presenza di altre persone «perché i miei mariti sono malcapitati».[73] Il fatto che all'epoca il numero di pretendenti per Lucrezia fosse alto, dimostra che molte famiglie altolocate erano interessate a legarsi ai Borgia tramite le nozze con la figlia del Papa.[73]

Molti storici sono d'accordo nell'affermare che questo periodo sia stato fondamentale per Lucrezia: comprese che era il tempo di lasciare l'ambiente romano, ormai troppo opprimente e privo della sicurezza di cui aveva bisogno, cercando qualcuno che potesse controbilanciare la forza dei suoi parenti.[74][75][76]

« Ben conchiuso pareva alla sua mente solo il destino di una donna negli attributi di signora e di sposa, a capo di una corte, regnante; e pur non pensando a giudicare i suoi e quindi a condannarli, quei Borgia tutti del suo sangue e della sua razza, per la prima volta con la sua coscienza di donna accettava la necessità di abbandonarli: di tradirli, anche.[75] »
(Maria Bellonci)

Il terzo matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Flora. Dipinto di Bartolomeo Veneto. Per alcuni studiosi è un presunto ritratto di Lucrezia Borgia.[1]

Le aspirazioni di Lucrezia si realizzarono quando iniziarono le trattative per il matrimonio con Alfonso d'Este, figlio di Ercole duca di Ferrara, allo scopo di rafforzare il potere di Cesare in Romagna. Grazie a questo matrimonio Lucrezia sarebbe entrata a far parte di una delle casate più antiche d'Italia.[76]

La famiglia Este oppose però delle resistenze, dovute anche alle voci infamanti sul conto di Lucrezia. Per superare queste reticenze il Papa impose il suo volere su Luigi XII, protettore di Ferrara, la cui approvazione avrebbe avuto un peso determinante nelle trattative. Alessandro VI ricattò il re precisando che avrebbe riconosciuto i diritti dei francesi sul trono di Napoli se egli avesse convinto gli Este ad approvare le nozze. Luigi XII fu costretto ad accettare, ma consigliò ad Ercole di vendere caro l'onore del suo casato.[77] Ercole richiese al Papa il raddoppio dei 100000 ducati proposti e altri benefici al ducato e a parenti e amici.[78]

Nel luglio 1501, durante le trattative, per dimostrare quanto Lucrezia fosse capace di grandi responsabilità e quindi una degna duchessa d'Este, Alessandro VI le affidò l'amministrazione del Vaticano, mentre egli si recava a Sermoneta.[79] Questo fatto non indignò comunque gli intimi del Vaticano, già abituati alle stranezze e agli eccessi del pontefice.[80]

Il contratto di nozze venne stilato in Vaticano il 26 agosto 1501, e le nozze per procura a Ferrara[81] avvennero il 1º settembre: quando, quattro giorni dopo, la notizia fu resa pubblica a Roma ci furono grandi festeggiamenti e Lucrezia si recò a rendere grazie alla Vergine nella Basilica di Santa Maria del Popolo.[82] Questa volta fu lei stessa parte attiva nelle trattative matrimoniali e ricevette anche alcune lettere dal duca Ercole.[79] A metà dicembre giunse a Roma la scorta ferrarese che doveva accompagnare la sposa a Ferrara, guidata dal cardinale Ippolito d'Este, fratello di Alfonso. Alla presentazione ufficiale di Lucrezia ai nuovi parenti, essi rimasero sbalorditi e ammaliati dallo splendore della donna.[83][84] La sera del 30 dicembre 1501 Lucrezia ricevette la benedizione nuziale. Seguirono giorni di festeggiamenti mentre i soldi portati in dote da Lucrezia venivano minuziosamente contati.[85]

Il 6 gennaio, dopo aver salutato amici e parenti, si appartò con il padre e Cesare per un lungo colloquio in stretto dialetto valenciano.[86] Dopo, in italiano e a gran voce, Alessandro VI la esortò a stare tranquilla e a scrivergli per «qualunque cosa» desiderasse, «perché egli [avrebbe fatto], lei assente, molto più di quel che non [avesse] fatto lei presente».[87] Infine, ricevuta l'ultima benedizione dal Papa, Lucrezia partì per Ferrara, mentre su Roma iniziava a nevicare.[86]

Il 31 gennaio, dopo aver attraversato il centro Italia passando anche per Urbino e Bologna,[88] il corteo si fermò a Bentivoglio, nella residenza di villeggiatura degli omonimi signori di Bologna:[89] qui Alfonso le venne incontro.[80] Lucrezia ricevette con gentilezza e rispetto il marito che, dopo due ore di conversazione, la lasciò per precederla a Ferrara.[90] Il 1 febbraio, a Malalbergo, Lucrezia incontrò la cognata Isabella d'Este con la quale instaurerà un rapporto di segreta conflittualità: entrambe si contenderanno fino alla fine il ruolo di prima donna alla corte estense.[91] A Torre de Fossa invece incontrò il duca Ercole, il resto della famiglia Este e la corte ferrarese. Il 2 febbraio, giorno della purificazione della Vergine, Lucrezia fece un solenne ingresso a Ferrara, accolta con gioia dagli abitanti della città. Dopo un ricco ricevimento, Lucrezia si recò nei suoi appartamenti, dove poco dopo la raggiunse Alfonso e, secondo quanto riferì il cancelliere di Isabella al duca di Mantova, quella notte il matrimonio fu consumato tre volte.[92]

Nuova vita alla corte estense[modifica | modifica wikitesto]

Dopo i fastosi festeggiamenti dovuti alle nozze la vita alla corte ferrarese riprese i suoi ritmi quotidiani. Lucrezia cercò di adattarsi al nuovo ambiente, ma in poco tempo sorsero dei disaccordi sull'appannaggio di 10.000 ducati datole dal duca Ercole, da lei considerato troppo esiguo considerando l'enorme dote che ella aveva portato agli Este. Gli effetti del suo malumore si ripercossero sui rapporti con i suoi gentiluomini e gentildonne ferraresi, che si lamentarono della preferenza che Lucrezia mostrava per le donne spagnole e quelle romane: a Lucrezia infatti non importava essere popolare quanto creare attorno a sé una compagnia di cui si potesse fidare ciecamente, senza ombra di sospetto.[93]

In primavera Lucrezia restò incinta di Alfonso ma la gravidanza si rivelò difficile, anche a causa delle notizie riguardo al saccheggio che le truppe di Cesare avevano compiuto a Urbino, città che l'aveva accolta fastosamente poco tempo prima. Queste vicende, unitamente al ritrovamento nel Tevere del cadavere di Astorre Manfredi, da tempo detenuto a Castel Sant'Angelo, misero ancor più in cattiva luce i Borgia, e solo dopo aver fatto delle inchieste fra gli spagnoli i ferraresi si convinsero che le manifestazioni di dolore di Lucrezia erano veritiere.[94]

In estate Lucrezia fu contagiata da un'epidemia di febbre che aveva colpito Ferrara.[95] Il 5 settembre fu colta da convulsioni e partorì una bimba morta. La situazione difficile fu superata e il periodo di convalescenza fu passato nel monastero del Corpus Domini.[96] Sia all'andata che al ritorno, Lucrezia fu acclamata dal popolo e ben accolta dai cortigiani.[97]

Le prodezze belliche di Cesare portarono la fama dei Borgia all'apogeo, incutendo anche un certo timore, e di riflesso anche Lucrezia ricevette più considerazione da parte degli Este, tanto che il duca decise di aumentarle l'appannaggio. Dal momento che Ercole era vedovo Lucrezia iniziò ad essere chiamata «la duchessa», occupando anche posti di rappresentanza nelle celebrazioni pubbliche.[98] Grazie al suo amore per la cultura fece diventare la corte ferrarese il fulcro di una schiera di letterati,[99] tra i quali vi era anche Ercole Strozzi, ch'ella prese sotto la sua protezione offrendogli un'amicizia preferenziale.[100] Fu lui a parlare a Lucrezia dei magazzini veneziani, non lontani da Ferrara, dove ella lo mandò per comprarle a credito stoffe regali, broccati dorati e di altre tonalità. Come una rivincita contro l'avarizia del suocero, le spese di Lucrezia superavano di gran lunga l'appannaggio concessole.[101]

Ritratto di Pietro Bembo.
Dipinto da Raffaello Sanzio (1504).

Fu sempre lo Strozzi a presentarle il suo intimo amico, l'umanista Pietro Bembo. Il prestigio intellettuale, accompagnato dalla prestanza fisica, impressionò Lucrezia, che iniziò con il Bembo un piacevole scambio di rime e versi.[102] Dopo qualche mese, come testimonia anche la corrispondenza fra i due,[103] l'amore platonico divenne più appassionato, tanto che, quando il poeta cadde malato nel luglio 1503, ella andò a trovarlo.[103]

A Medelana, dove si era rifugiata la corte per sfuggire alla peste, Lucrezia ricevette la notizia della morte di Alessandro VI, avvenuta il 18 agosto. Lucrezia si chiuse in un lutto stretto, a cui nessun membro degli Este si associò. I soli a starle accanto furono Ercole Strozzi e Pietro Bembo. Quest'ultimo le scrisse una lettera per confortarla e per suggerirle di non mostrarsi eccessivamente disperata, per non fare nascere voci che la sua tristezza dipendesse, oltre che dalla morte del padre, per il timore di un ripudio da parte del marito. Lucrezia non era infatti ancora riuscita a dare un erede ad Alfonso, ma era comunque riuscita a farsi benvolere dai ferraresi e dal suocero Ercole d'Este.[104]

La disgrazia dei Borgia si accrebbe quando, dopo il breve pontificato di Pio III, fu eletto Papa Giulio II, nemico dichiarato della famiglia valenciana. Il nuovo pontefice ordinò al Valentino l'immediata restituzione allo Stato Pontificio di tutte le fortezze conquistate in Romagna. Cesare rifiutò, appoggiato da Lucrezia che difese attraverso un piccolo esercito di mercenari il ducato di Romagna del fratello. La Repubblica di Venezia entrò in azione a favore del Papa, aiutando molti signori a riottenere i domini tolti loro dal Valentino, tuttavia l'esercito di mercenari di Lucrezia riuscì a sconfiggere i veneziani, difendendo Cesena e Imola.[105]

Lucrezia si occupò anche del destino di suo figlio Rodrigo e di Giovanni Borgia, l'Infans Romanus, suo fratellastro. Il duca Ercole si oppose a far arrivare Rodrigo a Ferrara e le consigliò di mandarlo in Spagna ma Lucrezia rifiutò e affidò il bambino ai parenti del padre, in modo da poter conservare i suoi possedimenti napoletani. Giovanni crebbe invece a Carpi insieme a Girolamo e Camilla, i due figli illegittimi che Cesare Borgia aveva avuto da una delle dame di compagnia di Lucrezia.[106]

Giulio II si lamentò del comportamento di Lucrezia con il duca Ercole, il quale gli rispose che non partecipava a queste azioni, perché i mille fanti e i cinquecento arcieri erano pagati solo dalla nuora. Nonostante ciò, Ercole appoggiò segretamente le azioni di Lucrezia, preferendo che la Romagna continuasse ad essere dominata da diversi piccoli signori piuttosto che dal pontefice o dalla vicina potenza della Repubblica di Venezia.[107] Tuttavia Cesare venne catturato su ordine di Giulio II. Una volta in prigione, in cambio della libertà, acconsentì a parte delle richieste papali. Una volta libero si rifugiò a Napoli, dove però venne arrestato con la complicità di Sancha d'Aragona e della vedova di Juan Borgia, e infine fatto imprigionare in Spagna.[108][109]

Ercole d'Este morì di malattia il 25 gennaio 1505 e il giorno dopo Alfonso fu incoronato duca. Dopo la cerimonia Lucrezia e Alfonso ricevettero le ovazioni e gli applausi dei ferraresi.[110]

Duchessa di Ferrara[modifica | modifica wikitesto]

La duchessa Lucrezia Borgia, copia da Bartolomeo Veneto.

Divenuta duchessa, per rispetto al momento che le imponeva una nuova dignità ufficiale e forse per i sospetti da parte di Alfonso, Lucrezia decise di abbandonare la liason platonica con Pietro Bembo, probabilmente in maniera consensuale. Nel febbraio 1505, tuttavia, il poeta le dedicò Gli Asolani, un'opera che disquisiva d'amore.[111] Pietro si recò a Urbino e fino al 1513 continuò la sua corrispondenza con la duchessa, che si improntò su toni più formali.[112]

Il 19 settembre 1505, a Reggio, Lucrezia partorì un figlio maschio a cui venne dato nome Alessandro, che, di gracile costituzione, morì solo dopo un mese. Lucrezia se ne addolorò molto: era la seconda volta che non riusciva a dare un erede agli Este. In quell'occasione il cognato, Francesco Gonzaga, cercò di consolarla promettendole di intervenire per avere la liberazione di Cesare Borgia, cosa che parve rincuorarla: Lucrezia si prodigava ancora nel cercare di salvarlo, attraverso suppliche e preghiere.[113]

Tra i due cognati nacque un'intima amicizia. Francesco la invitò quindi nella sua tenuta di Borgoforte e Lucrezia accettò volentieri. Successivamente i due cognati raggiunsero la duchessa Isabella a Mantova, dove Lucrezia fu costretta dalla cognata a una visione generale di tutte le opere d'arte, dei saloni e delle ricchezze possedute dai Gonzaga, per dimostrarne la superiorità alla duchessa di Ferrara.[114]

Tornata a Ferrara, Lucrezia trovò la corte sconvolta da un dramma scatenato dalla gelosia fra il cardinale Ippolito e il suo fratellastro Giulio. La questione era nata a causa della bella Angela Borgia, dama e cugina di Lucrezia, contesa sia da Giulio che da Ippolito: quest'ultimo, respinto dalla dama, si era vendicato sul fratellastro facendolo aggredire dai suoi servi deturpandogli il volto e accecandolo ad un occhio. Alfonso cercò di far giustizia, ma non poté punire il fratello cardinale per evitare problemi con la Santa Sede, tuttavia pretese una riconciliazione fra i fratellastri.

La faida però non si sanò neppure dopo l'intervento del duca Alfonso, che fu accusato da Giulio di non aver fatto giustizia.[115] Fu in quel periodo che Giulio organizzò assieme al fratello Ferrante l'assassinio dei due fratellastri maggiori. La congiura fu scoperta nel luglio 1506 e Giulio e Ferrante furono graziati dalla pena di morte e condannati all'ergastolo (a differenza di altri cospiratori che finirono decapitati o squartati).[116]

Verso la fine del 1506, Papa Giulio II sconfisse i Bentivoglio e conquistò Bologna. Nel frattempo Cesare Borgia riuscì a fuggire dalla prigione di Medina del Campo, rifugiandosi in Navarra dai cognati d'Albret. Lucrezia ricevette la notizia da un messaggero spagnolo mandatole dal Valentino perché cercasse di aiutarlo e lei si adoperò subito per lui mandandogli lettere e cercando di ritrovare per lui l'appoggio di re Luigi XII, che però si rifiutò di aiutare il Valentino adesso che era caduto in disgrazia.[117]

Felice per la liberazione del fratello, Lucrezia passò il carnevale del 1507 divertendosi molto, anche grazie alla presenza a corte di Francesco Gonzaga, per il quale provare un affetto sempre più profondo. Lucrezia ballò con tale impeto con Francesco da subire un aborto. Alfonso non nascose che riteneva la moglie responsabile della disgrazia, tuttavia ella si riprese con rapidità e continuò i festeggiamenti.[118]

In primavera Alfonso partì per Genova dove si trovava Luigi XII, lasciando a Lucrezia il governo del ducato, cosa già avvenuta nel 1505 anche se all'epoca però la reggenza era stata esercitata anche dal cardinale Ippolito. Il 20 aprile giunse a Ferrara Juanito Grasica, fedele scudiero del Valentino, che recava la notizia della morte di Cesare Borgia. Alla notizia Lucrezia mostrò «prudenza grande» e il suo «animo costantissimo» dicendo solo: «Quanto più cerco di conformarme con Dio, tanto più me visita de affanni».[119][120] Ma, giunta la notte, le sue dame la sentirono piangere sola nella sua camera.[120] Infine, in onore del fratello fece scrivere un canto funebre, in cui Cesare era presentato come l'eroe inviato dalla Divina Provvidenza per unificare la penisola italiana.[121][122]

Nell'estate 1507, dopo il ritorno del marito, Lucrezia rimase incinta. Iniziò quindi ad occuparsi con dedizione alla gravidanza ma, al momento del parto, Alfonso decise improvvisamente di andare a Venezia per un viaggio politico. Seppur il pretesto fosse veritiero, pare anche che non volesse assistere alla perdita di un nuovo erede.[123] Il 4 aprile 1508 venne alla luce il futuro Ercole II, un bambino sano e robusto, e Lucrezia si riprese velocemente dal parto.

Nel frattempo, già durante l'estate 1507, il rapporto fra Lucrezia e il cognato si fece sempre più appassionato e segreto. Per nascondere la corrispondenza con il marchese, la duchessa adoperò nuovamente Ercole Strozzi, già tramite fra la Borgia e Pietro Bembo,[124] il quale coltivava i sentimenti sibillini che Lucrezia provava verso il marito e che, come scrisse al Gonzaga, metteva a repentaglio la vita per loro «mille volte l'ora».[125] Probabilmente durante l'estate i due cognati poterono ritrovarsi in una delle villeggiature ferraresi.[126] Ad aumentare i rischi della relazione vi era anche la sotterranea rivalità, risaputa da Lucrezia, esistente tra il marchese e il duca Alfonso.

Ritratto di Francesco II Gonzaga.

Nelle settimane seguenti al parto, una lettera in cui Lucrezia sperava in una riconciliazione fra i due uomini, in modo che Francesco potesse venire a trovarla liberamente, venne probabilmente intercettata e una spia, un certo Masino del Forno (intimo del cardinale Ippolito), avrebbe teso una trappola al Gonzaga confondendolo per attirarlo a Ferrara e provare così la sua relazione con la duchessa. Il piano non riuscì e Lucrezia, Francesco e lo Strozzi aumentarono le precauzioni, iniziando a bruciare le missive dopo averle lette.[127]

Il 4 giugno 1508 venne trovato ammazzato, sotto i portici della chiesa di San Paolo, don Martino, un giovane prete spagnolo ex cappellano di Cesare e da pochi mesi giunto a Ferrara. Due giorni dopo, venne trovato in città il cadavere di Ercole Strozzi, trafitto da ventidue coltellate.[128] Non furono fatte indagini, seppur lo Strozzi fosse uno degli uomini più importanti di Ferrara. Vi è ancora mistero attorno a questa morte.[129] Afflitta a causa dell'omicidio, Lucrezia riprese ugualmente la corrispondenza con l'amante, tramite Lorenzo Strozzi, fratello del defunto Ercole.

Nel frattempo, Giulio II, sostenuto dalle grandi potenze europee, dichiarò guerra a Venezia. A capo dell'esercito papale venne posto Alfonso che, tramite la guerra, intendeva riottenere il Polesine. Anche il duca di Mantova aderì all'alleanza contro i veneziani. Poiché il marito era in guerra, Lucrezia si occupò di governare il ducato assieme ad un consiglio di dieci cittadini. L'artiglieria pontificia guidata da Alfonso sconfisse i veneziani ad Agnadello, ma il 9 agosto 1509 Francesco Gonzaga venne catturato dai veneziani.[130] Lucrezia, che il 25 agosto dette alla luce un bambino (il futuro cardinale Ippolito II d'Este), fu l'unica a mettersi in contatto con Francesco e a preoccuparsi per lui durante la prigionia.[131]

Conclusa con successo la campagna militare contro Venezia, Giulio II ribaltò le alleanze politiche dichiarando guerra alla Francia. Alfonso si rifiutò di tradire Luigi XII e venne scomunicato dal Papa. Francesco Gonzaga, dopo essere stato costretto a mandare suo figlio Federico in ostaggio a Giulio II, venne nominato gonfaloniere della chiesa e posto a capo dell'esercito contro il ducato di Ferrara. D'accordo con la moglie Isabella, il marchese trovò il pretesto per non attaccare il ducato dei cognati.[132] Nel frattempo Alfonso con l'aiuto del contingente francese guidato dal cavaliere Baiardo difese valorosamente Ferrara, sconfiggendo le truppe papali alla bastia di Fosso Geniolo (11 febbraio 1511).[133][134]

Lucrezia da perfetta castellana non mostrò paura per la situazione e ricevette i suoi difensori vittoriosi con grandi onori, feste e banchetti. Il Baiardo la definì «una perla in questo mondo» aggiungendo che «era bella e buona e dolce e cortese con tutti» e che aveva «reso buoni e grandi servizi» al suo «savio e coraggioso» marito.[135]

Ritratto di Lucrezia Borgia.[136]
Dipinto attribuito a Dosso Dossi Battista Dossi (1518 ca.)

Mentre il 22 maggio il Papa perdeva Bologna, riconquistata dai Bentivoglio, Lucrezia si ritirò nel convento di San Bernardino per ragioni di salute. In quel tempo si parlò anche di una sua visita a Grenoble, alla regina di Francia che aveva espresso il desiderio di conoscerla, tuttavia non partì, forse a causa di un altro aborto.[137]

Nel 1512, la morte di Gastone di Foix e del fiore dell'esercito francese indussero Luigi XII alla ritirata. Alfonso, rimasto solo, decise di recarsi a Roma come penitente: il Papa lo accolse, togliendo la scomunica a lui, alla sua famiglia e alla città, ma come compenso, Alfonso avrebbe dovuto liberare i suoi fratelli Giulio e Ferrante e anche lasciare il ducato di Ferrara al Papa in cambio della contea di Asti.[131][138] Prima di poter dare una risposta, il duca fuggì aiutato da Fabrizio Colonna.

Mentre era in ansia per il marito, Lucrezia ricevette la notizia della morte di Rodrigo, il figlio che aveva avuto dal secondo marito. Nonostante la distanza, Lucrezia si era sempre presa cura del bambino e rimase sconvolta dalla sua morte rifugiandosi per un mese nel convento di San Bernardino.[139] Solo il ritorno di Alfonso a Ferrara le dette nuovamente un po' di gioia. Alla morte di Giulio II, che stava preparando un nuovo attacco contro gli Este, Ferrara esultò. Grazie a Pietro Bembo, segretario particolare di papa Leone X, Ferrara e Mantova si riconciliarono con la Santa Sede.[140]

Al termine dei quattro anni di guerra Lucrezia era cambiata: incline alla devozione, aveva iniziato a portare un cilicio sotto le camicie e smesso di indossare vestiti scollati; visitava assiduamente le chiese della città e ascoltava letture religiose durante i pasti; infine si aggregò al terz'ordine francescano al quale fece aderire anche il marchese di Mantova.[4][5][141] Tutto questo non le impedì di rallentare il ritmo delle sue gravidanze. Nel 1515 dette alla luce una bambina, battezzata Eleonora, e nel 1516 un bambino chiamato Francesco. Le numerose gravidanze, alternate ad aborti, la indebolirono molto, non alterando però la bellezza della donna.[142]

Quando Leone X manifestò intenzioni ostili nei confronti degli Este, Alfonso richiese e ottenne la protezione di re Francesco I di Francia, recandosi alla corte dei Valois assieme a Giovanni Borgia, da tempo sotto la protezione di Lucrezia a Ferrara.[143] Nel frattempo la duchessa fu colpita da vari lutti: nel 1516 morì suo fratello Jofré, nel 1518 sua madre Vannozza e il 29 marzo 1519 Francesco II Gonzaga. La primavera 1519 fu molto difficile: essendo nuovamente incinta e molto affaticata, Lucrezia passò tutte le giornate a letto.

Il 14 giugno partorì una bambina, battezzata Isabella Maria, ma la duchessa si ammalò di febbri puerperali e, per alleggerirle il tormento, le furono tagliati i capelli. Il 22 giugno dettò una lettera per richiedere un'indulgenza plenaria al Papa.[141][144] Infine firmò davanti al marito il suo testamento. Prima di cadere in coma affermò: «Sono di Dio per sempre».[145] Lucrezia Borgia morì il 24 giugno 1519 a trentanove anni. Lasciando la famiglia e la città in un profondo lutto, venne sepolta nel monastero del Corpus Domini, con indosso l'abito da terziaria francescana.[146]

La leggenda nera[modifica | modifica wikitesto]

Papa Alessandro VI ritratto dal Pinturicchio, dettaglio della Resurrezione, Sala dei Misteri dell'Appartamento Borgia, in Vaticano.
Monastero del Corpus Domini (Ferrara): tomba di Lucrezia Borgia

Come per il resto della sua famiglia Borgia, durante e dopo la sua vita Lucrezia fu oggetto di pettegolezzi e accuse. La sua fama scandalosa si interruppe durante il suo periodo a Ferrara, in cui «nessun pettegolezzo l'aveva più sfiorata», scrive Indro Montanelli nella sua Storia d'Italia,[5] per poi riprendere alla morte della duchessa. Le voci più insistenti che la raffigurano come «una specie di Messalina, intrigante, sanguinaria, corrotta, non succube, ma complice del padre e del fratello»,[9] vennero riprese e riferite e tramandate ai posteri nelle cronache e nei libelli dai numerosi nemici dei Borgia: fra cui il Sannazzaro (che definì Lucrezia «figlia, moglie e nuora» del pontefice) il Pontano,[147] e il Guicciardini.[148]

La famosa accusa di aver avuto una relazione incestuosa con il padre fu lanciata da Giovanni Sforza contro il Papa durante il processo di annullamento di nozze con Lucrezia, durante il quale il signore di Pesaro era stato accusato di impotenza.[46] Gli storici filoborgiani hanno etichettato le parole del duca di Pesaro come semplici calunnie, lanciate durante uno scatto d'ira dovuto all'orgoglio ferito. Non sarebbe stato considerato, scrive Maria Bellonci (nota biografa di Lucrezia), «tutto il contegno dello Sforza, dalle mille reticenze dei primi tempi, dalle allusioni misteriose alla causa della sua fuga, fino alla sua confessione a Milano», ma anche «i continui riferimenti» successivi, prosegue la Bellonci, «stanno a provare una certezza che era in lui, viva presente e maledetta».[149]

D'altra parte, è stato supposto che Giovanni Sforza possa aver scambiato per amore incestuoso le attenzioni calorose del Papa per la figlia. Alessandro VI possedeva infatti un'indole carnale e istintiva[150] ed era solito manifestare il suo affetto verso i figli ed in particolare verso Lucrezia con eccessivo trasporto,[151] ma anche il suo delirio per il duca di Gandia (e poi per Cesare) «par quasi accecamento d'innamorato».[149] Maria Bellonci si chiede se lo Sforza «avesse qualche cosa in più che vizi e sospetti»,[149] ma fa notare che, pur accusando il papa, Giovanni non incolpò direttamente la moglie ed anzi più volte richiese al pontefice di riaverla con sé: «si avranno ragioni di credere che ella dovesse essere salvata, o che nulla fosse accaduto e tutto si limitasse a sospetti, o, nella più infernale delle ipotesi, che in lei ci fosse solo l'errore di uno smarrito e soggiogato assertimento; la coscienza il desiderio e la responsabilità dell'incesto restando, se mai, dall'altra parte».[149]

Tuttavia l'accusa di incesto si diffuse rapidamente nelle corti italiane ed europee,[148] facendosi sentire nuovamente, durante le trattative per le nozze fra Lucrezia e Alfonso d'Aragona. A queste si unì la voce di una certa promiscuità sessuale della ragazza, dovute alla relazione con Pedro Calderon: basandosi sulle dicerie popolari che si stavano diffondendo a Roma e in tutta Italia, il cronista veneziano Giuliano Priuli definirà più tardi Lucrezia «la più gran puttana che fosse in Roma» e il cronista umbro Matarazzo la descriverà come «colei che portava il gonfalone delle puttane».[152] È però probabile che Priuli e Matarazzo, che vivevano lontano da Roma, si rifacessero a voci popolari contrarie ai Borgia piuttosto che a testimonianze affidabili. Infatti, benché diversi cronisti italiani del tempo avessero riferito della relazione con Pedro Calderon, nessuno parlò mai di altri amori di Lucrezia.[152][153]

Riguardo l'incesto con i fratelli, ci furono insinuazioni maligne sul fatto che Cesare avesse fatto uccidere il fratello Juan non solo perché intralciava i suoi piani politici, ma perché geloso, poiché era preferito «nell'amore da madonna Lucrezia sorella comune» dice il Guicciardini nella sua Storia d'Italia.[154] Come scrive una biografa inglese di Lucrezia, Sarah Bradford, il rapporto che legava i fratelli Borgia era molto stretto, in particolare quello fra Cesare e Lucrezia: «che avessero commesso incesto o no, senza dubbio Cesare e Lucrezia si amavano più di quanto amassero chiunque altro e mantennero la reciproca fedeltà fino alla fine».[155]
Anche secondo Maria Bellonci l'accusa di incesto fraterno è dubbia, poiché Giovanni Sforza non fece nessuna allusione ai cognati nelle accuse di incesto rivolte contro i Borgia, mentre in esse accusava apertamente il papa.[154]

Personaggio importante per avere notizie della vita privata di Lucrezia a Roma è Johannes Burckardt di Strasburgo, italianizzato in Burcardo, maestro delle cerimonie durante il pontificato di Papa Borgia. Nel suo diario detto Liber Notarum egli descrive con precisione e ricchezza di particolari i cerimoniali e le etichette della corte papale e non manca di annotare alcune scene ed eventi tutt'altro che lusinghieri per i Borgia e per la stessa Lucrezia. Benché la mentalità puritana avrebbe potuto in parte fargli travisare il senso delle azioni dei Borgia, gli storici lo ritengono generalmente una fonte oggettiva di informazioni riguardo alla corte papale. Nel suo diario egli infatti non fa mai pettegolezzi o scaglia accuse contro i Borgia, ma si limita a descrivere minuziosamente i fatti, talvolta scabrosi, spesso confermati da altri cronisti suoi contemporanei.[156] Se Burcardo avesse voluto infarcire il proprio diario di testimonianze contro i Borgia avrebbe potuto farlo facilmente, invece egli cita appena Giulia Farnese, Vannozza o l'annullamento del matrimonio tra Lucrezia e Giovanni Sforza, scandali che facevano un gran parlare di sé nei palazzi romani e che avrebbero potuto essere facilmente manipolati. Per questo non sembra esserci motivo di dubitare delle veridicità di due episodi scabrosi riferiti dal cerimoniere, entrambi accaduti durante il periodo di trattative per il terzo matrimonio di Lucrezia.[157]

Un bicchiere di vino con Cesare Borgia di John Collier.
Cesare offre del vino ad un ospite. Accanto a lui vi sono Lucrezia e Alessandro VI.

Il primo episodio è la "cena delle cortigiane", festa dal risvolto orgiastico ideata da Cesare, la sera del 31 ottobre 1501. Secondo il fiorentino Francesco Pepi, «il duca di Valentino [...] aveva fatto venire in palazzo cinquanta cortigiane "cantoniere" e tutta la notte stettero in voglia di balli e riso»: dopo una cena veloce, le cortigiane erano entrate ed avevano iniziato a ballare con servitori e giovani di casa, «primo in vestibus suis deinde nude»; a notte fonda Cesare fece mettere in terra i candelabri accesi e le donne nude a carponi dovevano fare a gara per raccogliere le castagne lanciate loro, incitate dal Papa, Cesare e «domina Lucretia sorore sua» scrive Burcardo.[158] Il secondo episodio narrato dal cerimoniere avvenne l'11 novembre 1501, quando da una finestra, Alessandro VI e Lucrezia assistettero «cum magno risu et delectatione» ad una selvaggia scena di monta fra quattro stalloni e due giumente.[159] Il Burcardo riferisce unicamente di questi due episodi isolati con la partecipazione di Lucrezia, e se ne fossero avvenuti altri con tutta probabilità egli li avrebbe annotati nel suo diario. Per questo motivo, e dal momento che le due scene avvennero poco prima della partenza di Lucrezia per Ferrara, Maria Bellonci suppone che si trattasse di «spettacoli di iniziazione matrimoniale che non avrebbero offeso una donna già sposata due volte».[160]

La lettura di questi due episodi ha «suscitato per secoli scandalo e orrore nei commentatori puritani o ipocriti, mentre gli esaltatori di Lucrezia non vogliono credere che ella potesse partecipare a una tale sorta di baccanale» scrive Geneviève Chastenet, biografa francese di Lucrezia, concludendo: «Ma ciò significherebbe dimenticare che si tratta di svaghi perfettamente consoni al costume rinascimentale».[161] Molti storici hanno infine cercato di ridimensionare le accuse di perversione rivolte contro di lei durante il periodo passato nella Roma dominata dai Borgia. «Per propria esperienza, [Lucrezia] poteva già sapere che abominevole mondo fosse quello, nel quale viveva. [...] Sbagliano però quei che credono, ch'essa o altri a lei simili, lo vedessero e giudicassero così come lo facciamo noi oggi o forse fecero alcuni pochi, animati allora da sentimento più puro. [...] S'aggiunga per di più, che in quel tempo i concetti della religione, della decenza e della moralità non erano gli stessi che oggi prevalgono» dice Ferdinand Gregorovius.[162] La tesi dello storico tedesco è ripresa poi, ad esempio, anche da Roberto Gervaso nel suo saggio sulla famiglia Borgia: «Se non fu una santa non fu nemmeno un mostro. Se non si fosse chiamata Borgia, non avrebbe avuto bisogno né d'avvocati difensori, né di postume e tardive riabilitazioni».[163]

Altra accusa riguardante Lucrezia, e in generale la sua famiglia, è l'uso di un veleno micidiale, chiamato cantarella, con la quale i Borgia avrebbero eliminato i propri nemici, versandolo nelle bevande o sul cibo.[164] Lucrezia venne associata all'uso di questo veleno borgiano, divenendo una delle più famose avvelenatrici, dopo la messa in scena della tragedia romantica di Victor Hugo: «Un veleno terribile - dice Lucrezia - un veleno la cui sola idea fa impallidire ogni italiano che sa la storia degli ultimi vent'anni [...]. Nessuno al mondo conosce un antidoto a questa composizione terribile, nessuno, ad eccezione del papa, del Signor Valentino e di me».[165] Tuttavia i chimici e i tossicologi odierni sono convinti che la cantarella, veleno capace di uccidere in tempi precisi, sia solo una leggenda legata alla famiglia Borgia.[7]

Tra storiografia e letteratura[modifica | modifica wikitesto]

La Beata Beatrice II d'Este (1230-1262) ritratta da Bartolomeo Veneto con le fattezze di Lucrezia Borgia.[166]

Nel corso dei secoli la figura di Lucrezia è stata associata alla fama della sua famiglia di origine. Seppur dopo essere divenuta moglie del duca di Ferrara non fu mai al centro di nuovi scandali, e durante gli ultimi anni della sua vita fosse finalmente riuscita a cancellare il marchio d'infamia da cui era segnata,[5][167] dopo la sua morte, le accuse mosse contro di lei in gioventù tornarono alla ribalta.

Ad esempio, già nel 1532, Francesco Maria I Della Rovere vietò al figlio Guidobaldo il matrimonio con donne indegne di lui, portandogli ad esempio le nozze di Alfonso I di Ferrara con Lucrezia Borgia, «una donna di quella sorta che pubblicamente si sa».[167] Ma fu soprattutto Guicciardini che, attingendo alle voci popolari o alle satire,[147] diffuse la fama scandalosa sulla figura della donna scrivendo nella sua Storia d'Italia: «Lucrezia Borgia non si considera se non come la figlia incestuosa di Alessandro VI, l'amante a un tempo di suo padre e dei suoi due fratelli [Cesare e Juan]».[168]

Durante il Seicento la società non si scandalizzò della vita ai tempi dei Borgia, nella quale coinvivevano la fede e una certa libertà di costumi. Tutto cambiò in seguito alla revoca dell'editto di Nantes nel 1685, che provocò una rottura in seno alla comunità scientifica. Il famoso matematico e filosofo Leibniz, come protesta alla mancata riconciliazione fra cattolici e protestanti, polemizzò pubblicando nel 1696 alcuni estratti tra i più scandalosi del Diario del Burcardo, sotto il titolo di Specimen Historiæ Arcane, sive anecdotæ de vita Alexandri VI Papæ. Il libro ebbe un grande successo e venne stampato nuovamente, e nel suo commento il filosofo sottolineava come «non sia era mai visto una Corte più insudiciata di crimini come quella di Alessandro VI».[169]

Nel 1729 l'antiquario scozzese Alexander Gordon pubblicò la sua Vita del papa Alessandro VI e di suo figlio Cesare Borgia (The Lives of Pope Alexander VI and his son Cæsar Borgia), nella cui «Prefazione» aveva cura di scrivere sulla figlia del Papa: «Lucrezia, figlia di Alessandro, è famosa per la sua dissolutezza quanto lo era Lucrezia la Romana per la sua castità: Cesare non lo è da meno per un doppio fratricidio e incesto commesso con la propria sorella [...]». Nella sua opera Gordon cita le fonti utilizzate, pur mettendo sullo stesso piano autori come Burcardo o Machiavelli e altre fonti poco attendibili, e il testo è forse il primo caso di studio referenziato su Alessandro VI e la sua famiglia.[170] Nel 1756, Voltaire tratta con sagacia Alessandro VI nel suo Essai sur les moeurs, dove mette in dubbio l'uso del veleno da parte dei Borgia e l'avvelenamento del Papa come causa della sua morte, tuttavia ripete le accuse d'incesto nei confronti Lucrezia e i crimini di Cesare.[171]

Nel periodo della Rivoluzione francese seguì una rivalutazione sia dell'avventura militare di Cesare sia delle intenzioni che Machiavelli aveva espresso ne Il Principe, cioè l'idea che il Valentino avesse voluto la costruzione di uno stato laico dove instaurare in seguito la libertà. Con l'avvento dell'Impero francese e in seguito della Restaurazione si creerà nuovamente diffidenza nei riguardi della storia dei Borgia e dei loro costumi scandalosi.[172]

Lord Byron, famoso esponente del romanticismo inglese, rimase talmente affascinato dalle lettere d'amore di Lucrezia conservate a Milano che, dopo averle lette, rubò un capello dalla ciocca che le accompagnava.[173] Nel febbraio 1833, fu rappresentata per la prima volta Lucrezia Borgia, tragedia di Victor Hugo, nella quale la duchessa di Ferrara viene descritta come archetipo di malvagità femminile, divenendo, «col favore tenebroso dei romantici, [un'] avvelenatrice e [un'] Erinni».[7] Il dramma ispirò Felice Romani, che compose il libretto dell'opera omonima di Gaetano Donizetti.

Sulla stessa scia si imposta anche il ritratto di Lucrezia fornito da Alexandre Dumas padre nel primo volume della serie "Les crimes celebres": «La sorella era degna compagna del fratello. Libertina per fantasia, empia per temperamento, ambiziosa per calcolo, Lucrezia bramava piaceri, adulazioni, onori, gemme, oro, stoffe fruscianti e palazzi sontuosi. Spagnola sotto i suoi capelli biondi, cortigiana sotto la sua aria candida, aveva il viso di una madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina».[174] Successivamente, lo storico francese Jules Michelet vide simboleggiato nell'«andalusa italiana» il demone femminile insediato sul trono vaticano.[168]

Seguì un periodo di riabilitazione storica: numerosi storici andarono a verificare i testi su cui si basava l'accusa contro i Borgia e, mentre uscivano biografie tendenti all'agiografia su Papa Alessandro VI, nel 1866 Giuseppe Carponi pubblicò uno studio su Lucrezia intitolato: Una vittima della Storia.[175] In questa biografia erano riportati testi fino ad allora mai consultati, come documenti provenienti dagli archivi di Modena della famiglia Este. Nel 1874 fu pubblicato un altro imponente saggio, impostato sull'approccio scientifico al personaggio e alla storia dei Borgia: la biografia su Lucrezia, scritta da Ferdinand Gregorovius con l'apporto di numerosi documenti inediti, porta avanti la tesi per cui se Lucrezia «non fosse stata figliuola di Alessandro VI e sorella di Cesare, difficilmente sarebbe stata notata nella storia del tempo suo, ovvero sarebbe ita perduta nella moltitudine, come donna seducente e assai corteggiata».[176] Nello stesso modo, anche grazie all'apertura degli archivi vaticani nel 1888, su ordine di Leone XIII, Ludwig von Pastor poté iniziare a scrivere la storia dei Papi a partire dal Medioevo.[175]

Durante il primo ventennio del XX secolo i Borgia divennero oggetto di romanzo e di studio a carattere psichiatrico, come nel caso de I Borgia, edito nel 1921, del medico milanese Giuseppe Portigliotti. Dopo quella di Gregorovius una importante biografia su Lucrezia fu scritta da Maria Bellonci la cui opera, pubblicata nella primavera del 1939, ebbe numerose ristampe.[177] Nel 1973 la Rai invitò una ventina di scrittori italiani a scrivere per la radio una serie di interviste immaginarie con personaggi celebri del passato: la Bellonci scelse Lucrezia, che venne interpretata dall'attrice Anna Maria Guarnieri. Le «interviste impossibili» furono trasmesse dal Secondo Programma, nell'estate del 1974.[178][179] Nel 2002, in ricorrenza del cinquecentenario dell'arrivo di Lucrezia a Ferrara, è stata allestita una mostra dedicata alla Borgia, durante la quale è stato proiettato un cortometraggio, basato sull'intervista impossibile di Maria Bellonci, diretto da Florestano Vancini e con Caterina Vertova nel ruolo della duchessa di Ferrara.[180]

Incisione su lastra d'argento che raffigura Lucrezia a trentadue anni, mentre presenta il proprio figlio ed erede Ercole a san Maurelio.

Nel 2002 la studiosa Marion Hermann-Röttgen dell'università di Berlino pubblicò, all'interno del catalogo della mostra I Borgia - L'arte del Potere tenutasi a Roma lo stesso anno, un articolo sull'importanza che la famiglia Borgia ha esercitato a livello letterario sia nel nord che nel sud Europa. Mentre nel sud Europa, in particolare Italia e Spagna (nazioni strettamente legate alla famiglia Borgia), si sarebbe diffusa «una quantità notevole di letteratura storico-scientifica», nei paesi del nord Europa sarebbe avvenuta la pubblicazione di «una sorprendente quantità di opere letterarie» sull'argomento. La professoressa individua i tre punti principali su cui si basa la fama della leggenda dei Borgia: «L'importanza della grandezza nazionale e del potere militare» in particolare di Cesare, «la posizione critica rispetto alla Chiesa romana», perpetrata da anticattolici e anticlericali, «che concentra l'attenzione sulle storie paurose e criminali intorno alla figura di papa Alessandro VI» e che porterà «ad una demonizzazione di tutta la famiglia e del papa stesso», al quale verrà attribuito, addirittura, «un patto con il diavolo» e, per ultimo, «l'erotismo e la sessualità, da sempre punto focale rispetto all'interpretazione del ruolo delle figure femminili della famiglia».[10]

Lucrezia Borgia sarebbe infatti «una delle figure storiche femminili adatte a proporre un modello alle fantasie maschili». Ciò si ritrova nella raffigurazione di Lucrezia nella tragedia di Hugo: la donna è rappresentata come un mostro, poiché se «da una parte ella rappresenta il senso massimo della buona e amorevole madre, pronta a sacrificarsi per amore di suo figlio, dall'altra è la femme fatale, assassina di uomini, bella ma crudele che si vendica per ogni offesa con il suo orribile veleno». Il poeta francese «non trova in lei l'ideale femminile, perché la donna "buona" non è desiderabile in quanto è madre, mentre la donna desiderabile è diabolica perché seduce l'uomo verso il peccato».[10] Secondo Hermann-Röttgen sarebbe «l'interesse per l'erotismo e per la sessualità» in riferimento «alla leggenda dei Borgia» che ha permesso alla raffigurazione di Lucrezia come femme fatale di sopravvivere fino ai giorni nostri in nuove opere letterarie.[10]

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Dal primo matrimonio, annullato per non consumazione, Lucrezia non ebbe figli. Tuttavia, secondo relatori estensi, pare che nel marzo 1498, abbia avuto un figlio da Pedro Calderón, messo del padre. Di questo figlio, partorito nel monastero di San Sisto, si sa poco: secondo la storica inglese Sarah Bradford, potrebbe essere morto alla nascita o poco dopo; l'ipotesi nasce dal fatto che Lucrezia terminò molte gravidanze con un aborto.[51]

A Lucrezia in molti attribuiscono la maternità dell'infans romanus, l'infante romano, al secolo Giovanni Borgia, che molti storici hanno identificato con il figlio che Lucrezia partorì nel monastero di San Sisto. Tuttavia anche il padre del bambino è misterioso: Alessandro VI in una bolla papale, attribuisce la paternità al figlio Cesare, ma in seguito, con una bolla segreta nel settembre 1502, la attribuisce a sé; questi particolari hanno fatto credere che il bambino fosse frutto di una relazione incestuosa tra padre e figlia.[51]

Dal secondo matrimonio, dopo un aborto avvenuto nel febbraio 1499, Lucrezia ebbe:

Nome Nascita Morte Note
Rodrigo d'Aragona 1499 1512 Primo e unico figlio di Lucrezia e Alfonso d'Aragona, figlio illegittimo del re Alfonso II di Napoli. Dopo l'assassinio del padre e le nuove nozze della madre, il bambino fu affidato a Francesco Borgia, cardinale di Cosenza. Rodrigo e la madre non si videro più da quando ella, il 6 gennaio 1502, partì per Ferrara dal terzo marito, tuttavia continuò da lontano ad occuparsi del figlio. Morto Papa Alessandro VI, il bambino fu affidato alla cura prima della zia Sancha d'Aragona e poi di Isabella d'Aragona. Morì a Bari nel 1512 di malattia.

Dal terzo matrimonio, con Alfonso I d'Este, dopo alcuni aborti spontanei e un parto prematuto nel 1502 al settimo mese di gravidanza (che portò alla morte della sua prima figlia) Lucrezia ebbe

Nome Nascita Morte Note
Alessandro d'Este 1505 1505 Al bambino venne messo nome Alessandro in onore del nonno materno. In seguito al parto, Lucrezia cadde ammalata di febbre puerperale ma si riprese. Il bambino invece, un mese dopo la nascita, si ammalò gravemente e morì nell'ottobre del 1505. Venne sepolto presso il monastero del Corpus Domini.
Ercole II d'Este 1508 1559 Erede di Alfonso I d'Este, successe al padre nel 1534, e poté approfittare della quiete relativa stabilitasi in Italia in conseguenza del predominio spagnolo, destreggiandosi abilmente tra Francia e Spagna, sebbene inclinazioni e rapporti personali lo legassero di più alla Francia. Quando però Enrico II di Francia riprese nel 1551 l'attività militare nella penisola, Ercole II lo appoggiò, assumendo nel 1556 il comando della lega formatasi in funzione antimperiale tra Francia, Stato Pontificio e Ferrara. Negli anni del suo governo Ferrara divenne uno dei centri principali della Riforma in Italia, perché sua moglie, Renata di Francia, convertitasi alle idee di Calvino, protesse i riformati, tanto da venire a contrasto con il marito che la fece confinare nel castello degli Este per volere del papa Paolo III.
Ippolito II d'Este 1509 1572 Nel 1519, a soli dieci anni, ricevette la cresima e gli ordini minori; lo zio cardinale Ippolito d'Este, da cui aveva ripreso il nome, gli cedette l'arcivescovato di Milano (senza però le laute rendite dello stesso, che si era riservato fino alla morte, avvenuta nel 1520) ed il 20 maggio ottenne da Leone X l'investitura episcopale. Papa Paolo III lo creò cardinale nel concistoro del 20 dicembre 1538. Visse a lungo alla corte di Francesco I di Francia, che lo nominò più volte nei conclavi come suo candidato. Rinunciò al governo pastorale dell'arcidiocesi di Milano il 19 marzo 1550, ma riebbe l'amministrazione apostolica nel 1555, a cui rinunciò nuovamente il 16 dicembre 1556. Nel 1552 fu nominato governatore di Siena. Morì a Roma dopo breve malattia nel pomeriggio del 2 dicembre 1572.
Alessandro d'Este 1514 1514 Nato il 1º aprile 1514, morì poco dopo la nascita.
Eleonora d'Este 1515 1575 I duchi di Ferrara le misero nome Eleonora in onore della nonna paterna Eleonora d'Aragona, figlia del re Ferdinando I di Napoli, morta anni prima. Crebbe a Ferrara e a quattro anni perse la madre. Eleonora fu l'unica figlia femmina a sopravvivere ai genitori. Divenne monaca al Corpus Domini e alla morte venne sepolta nel monastero del Corpus Domini accanto alla madre e ad altri membri della famiglia.
Francesco d'Este 1516 1578 Come capitano della cavalleria leggera, fu spedito dal fratello Ercole II d'Este in aiuto di Carlo V nel maggio del 1536 in Lombardia. Si sposò con Maria de Cardona, marchesa di Padula e di Avellino. Da questa non ebbe prole mentre ebbe invece due figlie da una donna rimasta sconosciuta: Bradamante d'Este e Marfisa d'Este. Entrambe le bambine vennero legittimate alcuni anni dopo la loro nascita sia dal papa Gregorio XIII sia dal duca di Ferrara Alfonso II d'Este. Francesco venne nominato da Paolo III marchese di Massa Lombarda, con diritto di trasmettere il titolo agli eredi maschi e facoltà di battere moneta. Nel 1559 fece costruire a Ferrara una Palazzina che, alla sua morte, passò in eredità a sua figlia Marfisa, da cui prese il nome di Palazzina di Marfisa d'Este.
Isabella Maria d'Este 1519 1521 La bambina fu chiamata Isabella in onore della zia paterna Isabella d'Este. Lucrezia, già molto debole per tutto il periodo della gravidanza, nel darla alla luce si ammalò gravemente e morì pochi giorni dopo. Isabella Maria visse, a Ferrara, altri due anni e fu sepolta presso il monastero del Corpus Domini accanto alla madre e al fratello Alessandro d'Este.

Lucrezia Borgia nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della famiglia Borgia

Blason famille it Borgia01.svg

Blasonatura
In campo giallo e verde, con bordatura rossa o oro con fiammelle d'oro o verdi, vi è un toro colore rosso: «l'animale, simbolo delle loro origini pastorali, era l'immagine della temibile arditezza del loro clan guerriero».

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bellonci, 2011, op. cit., p.613.
  2. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 87.
  3. ^ Cloulas, 1989, op. cit., pp. 263-264.
  4. ^ a b Bradford, 2005, op. cit., pp. 290-291.
  5. ^ a b c d Montanelli, 2003, op. cit., p. 346.
  6. ^ Chastenet, 1996, op. cit., p. 325.
  7. ^ a b c Bellonci 2011, op. cit., p. 371.
  8. ^ a b Cloulas, 1989, op. cit., pp. 80-81.
  9. ^ a b Gervaso, 1977, op. cit., p. 362.
  10. ^ a b c d Marion Hermann Röttgen, op. cit.
  11. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 21.
  12. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 25.
  13. ^ a b Bradford, 2005, op. cit., p. 23.
  14. ^ a b Gli italiani definivano "marrani" i catalani originari di Valencia(Bradford, 2005, op. cit., p. 26).
  15. ^ a b Bradford, 2005, op. cit., pp. 21-22.
  16. ^ Chastenet, 1996, op. cit., p. 27.
    Pur conoscendosi appena, il fratellastro le lasciò ugualmente in eredità diecimila ducati (Bradford, 2005, op. cit., p. 28).
  17. ^ Chastenet, 1996, op. cit., p. 21.
  18. ^ Gregorovius, 1990, op. cit., pp. 31-32.
  19. ^ Bradford, 2005, op. cit., pp. 22-23.
  20. ^ Chastenet, 1996, op. cit., p. 37.
  21. ^ Gregorovius, 1990, op. cit., p. 40.
  22. ^ I soldi di Valencia (Chastenet, 1996, op. cit., p. 33).
  23. ^ 30.000 secondo Bellonci (Bellonci, 2011, op. cit., p. 36).
  24. ^ Un membro della famiglia de Centelles è in seguito annotato tra i camerieri personali del papa mentre Raimonde de Centelles ebbe la carica di pronotaio e tesoriere di Perugia, mentre Gaspare di Procida provò a recarsi a Roma per fare valere i propri diritti, ma alla fine rinunciò in cambio di un risarcimento in denaro (Gregorovius, 1990, op. cit., pp. 42-43)Bradford, 2005, op. cit., p. 33.
  25. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 27.
  26. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 42-45.
  27. ^ Il palazzo non esiste più; era situato a sinistra della basilica di San Pietro, nell'area in cui venne eretto il colonnato del Bernini (Chastenet, 1996, op. cit., p. 55).
  28. ^ Chastenet, 1996, op. cit., pp. 55-56.
  29. ^ Gregorovius, 1990, op. cit., pp. 53-54.
  30. ^ Chastenet, 1996, op. cit., pp. 55-61.
  31. ^ Bellonci, 2011, op. cit., p. 51.
  32. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 34
    In seguito lo Sforza chiese al suocero 5000 ducati con il quale pagare i debiti, Alessandro VI acconsentì e anzi, aggiunse 30.000 ducati alla dote, a condizione che Giovanni consumasse il matrimonio: «Stipuliamo che [...] tu venga presso di noi per la piena consumazione del matrimonio con detta tua moglie», scrisse il papa il 15 settembre 1493 (Chastenet, 1996, op. cit., p. 65).
  33. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 37.
  34. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 38.
  35. ^ Alessandro VI era infatti accusato di simonia dal cardinale Giuliano della Rovere, fuggito in Francia per chiedere a re Carlo VIII la convocazione di un Consiglio Generale per deporre il Papa. Nel frattempo anche il cardinale Sforza era fuggito da Roma e unitosi ai Colonna, richiedeva anch'esso la deposizione del pontefice. Nonostante queste preoccupazioni, Alessandro VI si lamentò molto di non ricevere notizie dalla figlia, come nell'occasione in cui a Roma giunsero false voci che davano Lucrezia morta o malata in modo gravissimo, le quali gettarono il Papa nell'angoscia. Successivamente la rimproverò aspramente per la sua incostanza nello scrivergli. (Bradford, 2005, op. cit., pp. 42-44).
  36. ^ Bradford, 2005, op. cit., pp. 42-44.
  37. ^ Per esempio si congratulò con il padre per i risultati che si sarebbero potuti ottenere dall'incontro tra Alessandro e Alfonso II di Napoli avvenuto a luglio a Vicovaro e per la possibilità di un accordo tra i Borgia e i Colonna, come infatti avvenne (Bradford, 2005, op. cit., p. 46).
  38. ^ Bradford, 2005, op. cit., pp. 49-52.
  39. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 53.
  40. ^ Questa frase è stata da molti considerata un'allusione all'incesto fra Lucrezia e il padre, tuttavia nulla di questo è presente nella corrispondenza fra Ascanio Sforza e il legato di Milano Stefano Taverna che, essendo intimo di Giovanni, avrebbe potuto avere delle confidenze da parte di quest'ultimo (Bradford, 2005, op. cit., p. 54).
  41. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 55.
  42. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 56.
  43. ^ La cronaca pesarese di Bernardo Monaldi narra che Lucrezia fece nascondere in camera un certo Giacomino, familiare dello Sforza, in modo che assistesse ad un suo colloquio con il fratello Cesare, dal quale sarebbe risultato che i Borgia volessero uccidere Giovanni Sforza. Andato via il Valentino, Lucrezia avrebbe intimato a Giacomino di informare subito il suo padrone. Un altro cronista pesarese, il Monaldi, scrisse che il Papa aveva intenzione di togliere la sposa al duca di Pesaro, o ammazzarlo: «ma esso, ciò risaputo dalla moglie, sopra un cavallo tornò qui [a Pesaro]» (Bellonci, 2011, op. cit., pp. 121-122).
    Altri invece non credono che tutto ciò sia avvenuto: uccidere Giovanni sarebbe probabilmente stato un errore politico per i Borgia, vista la sua parentela con Ludovico il Moro e con il cardinale Ascanio, e inoltre se avessero voluto farlo non ne avrebbero messo al corrente Lucrezia (Gervaso, 1977, op. cit., pp. 202-203).
  44. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 57.
  45. ^ La domanda di dissoluzione del matrimonio che Lucrezia firmò affermava che esso non era mai stato consumato (Bellonci, 2011, op. cit., p. 124).
  46. ^ a b Da Milano il ferrarese Antonio Costabili scrisse al duca Ercole d'Este, che Giovanni Sforza si era recato dal Moro per cercare di convincere il Papa a far tornare la moglie da lui, ma che il pontefice aveva rifiutato, adducendo come motivo la non consumazione delle nozze. Alle domande del Moro Giovanni aveva respinto l'accusa: «Et che havendolo Sua Sublimità recercato se lo è vero [riguardo l'impotenza] li ha resposto de no. Anzi, haverla conosciuta infinite vlte. Ma ch'el papa no gel'ha tolta er altro si non per usare con lei» (Bradford, 2005, op. cit., p. 59).
  47. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 139-140.
  48. ^ Un inviato ferrarese disse che ella aveva litigato con il padre, probabilmente per le procedure d'annullamento, altri dissero che volesse farsi monaca, mentre altri dissero che il papa avesse mandato il conestabile della polizia a riprenderla, ma lei si fosse rifiutata di partire (Bradford, 2005, op. cit., p. 58).
  49. ^ Giovanni provò a rendere meno dura la sconfitta rifiutandosi di restituire la dote di Lucrezia, ma gli fu permesso di riavere indietro solo i gioielli e gli altri oggetti che aveva donato alla moglie. (Melotti, 2008, op. cit., p. 55).
  50. ^ Le parole sono di Stefano Taverna, ambasciatore di Milano (Chastenet, 1996, op. cit., p. 116).
  51. ^ a b c d e f Bradford, 2005, op. cit., p. 67.
  52. ^ L'ambasciatore veneziano aveva scritto che Cesare aveva inseguito e ferito Perotto davanti al pontefice, che aveva tentato invano di proteggere il suo messo, tanto che «il sangue saltò in faccia al papa». Il bolognese Cristoforo Poggio scrisse il 2 marzo 1498 che «Perotto, primo cameriere di Nostro Signore, non si ritrovava più, essendo in prigione per aver ingravidato la figliola di S. S.tà M.na Lucrezia» (Bellonci, 2011, op. cit., p. 146-147).
  53. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 69.
  54. ^ Come ringraziamento al papa per aver acconsentito all'annullamento del proprio matrimonio con Giovanna di Valois permettendogli così di sposare Anna di Bretagna, Luigi XII aveva offerto a Cesare la mano di Charlotte d'Albret e il ducato di Valentinois (Melotti, 2008, op. cit., pp. 67-69).
  55. ^ Bellonci, 2011, op. cit., p. 151.
  56. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 70.
  57. ^ Chastenet, 1996, op. cit., p. 123.
  58. ^ In questo periodo Lucrezia tentò di aiutare gli alleati degli Aragona, cioè gli spagnoli e i milanesi, entrambi nemici della Francia (Bellonci, 2011, op. cit., p. 157).
  59. ^ Scrive l'ambasciatore Cattaneo, «la notte alle nove perse il bambino o la bambina, non si sa»: era infatti incinta di tre mesi (Cloulas, 1989, op. cit., pp. 221-222).
  60. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 222.
  61. ^ a b Bradford, 2005, op. cit., p. 77.
  62. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 223.
  63. ^ a b Cloulas, 1989, op. cit., pp. 224-226.
  64. ^ Cloulas, 1989, op. cit., pp. 239-340.
  65. ^ Cloulas, 1989, op. cit., pp. 239-340.
  66. ^ Il giorno dopo, Vincenzo Calmeta, segretario papale, scrisse alla sua ex protettrice, la duchessa d'Urbino, che secondo l'opinione comune il mandante del tentato omicidio era Cesare Borgia (Bradford, 2005, op. cit., p. 85).
  67. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 241.
  68. ^ È possibile che Cesare si fosse effettivamente affidato agli Orsini per compiere il delitto e che in seguito, dal momento che Alfonso sopravvisse alle ferite, avesse elaborato una nuova azione contro di lui. (Bradford, 2005, op. cit., p. 87).
  69. ^ Bradford, 2005, op. cit., pp. 87-88.
  70. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 199-200.
  71. ^ Sempre triste firmava le lettere: «La più infelice delle donne» (Cloulas, 1989, op. cit., p. 242).
  72. ^ Secondo Sarah Bradford, Lucrezia doveva dare grande importanza a quelle lettere e al suo ritorno a Roma le recuperò ed in seguito le portò con sé a Ferrara. Sono state ritrovate tra altre sue carte nell'archivio estense di Modena (Bradford, 2005, op. cit., pp. 91-94).
  73. ^ a b c Bellonci, 2011, op. cit., p. 208.
  74. ^ Melotti, 2008, op. cit., p. 88.
  75. ^ a b Bellonci, 2011, op. cit., p. 209.
  76. ^ a b Bradford, 2005, op. cit., p. 96.
  77. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 213-216.
  78. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 264.
  79. ^ a b Bradford, 2005, op. cit., p. 103.
  80. ^ a b Cloulas, 1989, op. cit., p. 262.
  81. ^ Chastenet, 1996, op. cit., p. 173.
  82. ^ Bellonci, 2011, op. cit., p. 219.
  83. ^ Bellonci, 2011, op. cit., p. 239 e p. 243.
  84. ^ La sera stessa i ferraresi spedirono i loro rapporti alle autorità a Ferrara. Gian Luca Castellini concludeva la sua missiva al duca d'Este affermando che su Lucrezia «non si debba né possa suspicare alcuna cosa sinistra»: questa conclusione dimostra quanta fosse l'apprensione che gli Este provavano per la Borgia (Chastenet, 1996, op. cit., pp. 186-187).
  85. ^ Il cardinale Ippolito donò alla sposa, oltre all'anello nuziale, anche uno scrigno con splendidi gioielli. In caso di scioglimento del matrimonio i gioielli sarebbero però tornati alla famiglia Este, mentre l'anello era un dono personale (Cloulas, 1989, op. cit., pp. 271-272).
  86. ^ a b In Vaticano lasciava il figlio Rodrigo, di due anni, affidato alle cure di uno zio cardinale e sotto la protezione papale (Bellonci, 2011, op. cit., p. 254-255).
  87. ^ Chastenet, 1996, op. cit., p. 192.
  88. ^ Il 18 gennaio, Lucrezia e il suo immenso seguito erano giunti a Urbino, dove il duca Guidobaldo da Montefeltro e la moglie Elisabetta Gonzaga avevano messo a disposizione il loro palazzo per lei. La duchessa accompagnò Lucrezia a Pesaro, poi, nei giorni successivi, il corteo passò per Rimini, Cesena, Forlì, Faenza, Imola. Il 28 gennaio, Lucrezia giunse a Bologna, accolta da Giovanni II Bentivoglio e dalla moglie Ginevra Sforza, zia di Giovanni Sforza, primo marito di Lucrezia.
  89. ^ Bellonci, 20011, op. cit., p. 296.
  90. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 296-297.
  91. ^ Bellonci, 2011, op. cit., p. 299.
  92. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 145.
  93. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 330-331.
  94. ^ Lucrezia affermava che avrebbe volentieri pagato 25.000 ducati per non aver mai conosciuto la duchessa d'Urbino, Elisabetta Gonzaga, per non arrossire di vergogna adesso che Cesare aveva conquistato la città (Bellonci, 2011, op. cit., pp. 338-339).
  95. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 158.
  96. ^ Le condizioni stabili avevano permesso in un primo tempo al Valentino, giunto a Ferrara a trovare la sorella, di partire per la corte francese assieme al cognato Alfonso, seppur in un primo momento egli avesse deciso di restare accanto alla moglie (Cloulas, 1989, op. cit., p. 362).
    Quando la situazione peggiorò Alfonso fu avvertito dal padre di tornare e sia lui che Cesare tornarono da Lucrezia. Cesare ad esempio si rese utile tenendole il piede durante un salasso e cercando di divertirla e di distrarla, mentre Alfonso fu probabilmente consigliato da Ercole di restare al fianco della moglie e di farsi vedere spesso insieme a lei(Bellonci, 2011, op. cit., p. 343).
  97. ^ Bellonci, 2011, op. cit., p. 348.
  98. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 167.
  99. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 169.
  100. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 333-334.
  101. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 335-336.
  102. ^ In una delle loro missive Lucrezia suggerì al Bembo di celare le loro libertà amorose non riferendosi a lei direttamente ma chiamandola con le iniziali FF. Non è chiaro il significato di tale abbreviazione. Secondo alcuni storici si potrebbe rifare alla parola fiat che i pontefici ponevano in fondo alle suppliche accettate, mentre secondo Maria Bellonci la sua origine andrebbe ricercata nella cosiddetta medaglia dell'amorino bendato, che mostra su un lato il profilo di Lucrezia e sull'altro la presenza della siglia FPHFF. Tale sigla, da alcuni interpretata come il nome dell'incisore della medaglia, potrebbe essere il codice di un'impresa nella quale le ultime due lettere si riferiscono alla stessa Lucrezia. «Che cosa volessero dire» afferma la Bellonci «lo sapevano in due: ed è rimasto un loro segreto» (Bellonci, 2011, op. cit., p. 358 e p. 362).
  103. ^ a b Restano nove lettere della loro corrispondenza, fra cui due in spagnolo, conservate nella Biblioteca Ambrosiana di Milano (Cloulas, 1989, op. cit., pp. 366-367). All'Ambrosiana, in una teca, è conservato anche un biondo ciuffo di capelli di Lucrezia. (La ciocca di capelli di Lucrezia Borgia)
  104. ^ Melotti, 2008, op. cit., p. 128.
  105. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 372.
  106. ^ Bradford, 2005, op. cit., pp. 183-185.
  107. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 373.
  108. ^ Cloulas, 1989, op. cit., pp. 373-374.
  109. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 388-389 e pp. 393-394.
  110. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 378.
  111. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 371.
  112. ^ Gregorovius, 1990, op. cit., p. 280.
  113. ^ Bellonci, 2011, op. cit., p. 394 e pp. 417-418.
  114. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 379.
  115. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 427-430.
  116. ^ Ferrante morì in prigione nel 1540 dopo 34 anni di carcere. Giulio invece, dopo 53 anni di prigionia, fu liberato dal pronipote Alfonso II d'Este all'età di 81 anni (Bellonci, 2011, op. cit., pp. 435-438).
  117. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 443-444.
  118. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 444-445.
  119. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 240.
  120. ^ a b Bellonci, 2011, op. cit., p. 449.
  121. ^ Cloulas, 1989, op. cit., pp. 382-383.
  122. ^ Dopo la morte del Valentino, Lucrezia si rivolse ad Alfonso e probabilmente anche a Francesco. Scrisse tutti i giorni al marito, congratulandosi del favore concessogli dal re di Francia, mentre lui cercò di consolarla del lutto. Con ciò che ci è pervenuto, Lucrezia non scrisse a nessun altro nel periodo successivo alla morte di Cesare e se anche si fosse confidata al Gonzaga, le lettere sono andate perdute (Bradford, 2005, op. cit., p. 242).
  123. ^ Bellonci, 2011, op. cit., p. 464.
  124. ^ Le lettere contengono tutti pseudonimi: Zilio è Ercole Strozzi, Guido è il marchese Francesco, Barbara è Lucrezia, Camillo è il duca Alfonso, Tigrino è Ippolito e Lena è Isabella d'Este (Bellonci, 2011, op. cit., pp. 455-456).
  125. ^ Chastenet, 1996, op. cit., pp. 282-283.
  126. ^ Bellonci, 2011, op. cit., p. 457.
  127. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 385.
  128. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 250.
  129. ^ Probabilmente sarebbe stato Ercole Bentivoglio, primo marito di Barbara Torelli (moglie dello Strozzi) a far uccidere il poeta, per vendicarsi di aver perso l'enorme dote della moglie, che lo aveva lasciato a causa della sua brutalità. L'autore dell'omicidio sarebbe stato Masino dal Forno, la spia che aveva cercato di far cadere in trappola il Francesco Gonzaga: incolpando Masino, si sarebbe dovuto incolpare anche Alfonso d'Este, che avrebbe dato il suo consenso all'omicidio per liberarsi dell'intermediario tra Francesco e Lucrezia (Cloulas, 1989, op. cit., pp. 386-387).
  130. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 388.
  131. ^ a b Bellonci, 20011, op. cit., p. 489.
  132. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 492-498.
  133. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 389.
  134. ^ Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
  135. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 272.
  136. ^ (EN) NGV SOLVES RENAISSANCE PORTRAIT MYSTERY, NGV, 25 novembre 2008. URL consultato il 13 maggio 2013.
  137. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 274.
  138. ^ Bradford, 2005, op. cit., pp. 277-278.
  139. ^ Riuscì a divenire l'erede del figlio ma il processo per recuperarne l'eredità fu molto lungo e si concluse nel 1518.
  140. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 391.
  141. ^ a b Cloulas, 1989, op. cit., p. 392.
  142. ^ Ariosto scrive nell'Orlando Furioso nel 1515: «di singular beltà, di gran prudenza,/ e d'ogni altra lodevole eccelenza» (Cloulas, 1989, op. cit., p. 392).
  143. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 309 e p.316.
  144. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 322.
  145. ^ Chastenet, 1996, op. cit., p. 319.
  146. ^ Chastenet, 1996, op. cit., p. 320.
  147. ^ a b I due poeti, devoti agli Aragona, ripresero le insinuazioni dell'incesto con il padre e i fratelli, pubblicando mordaci epigrammi. Alessandro e Cesare in particolare erano considerati la causa, dai due poeti napoletani, della caduta degli Aragonesi (Gregorovius, 1990, op. cit., p. 160).
  148. ^ a b Gervaso, 1977, op. cit., pp. 203-205.
  149. ^ a b c d Bellonci, 2011, op. cit., p. 141.
  150. ^ Il vescovo di Modena, Gian Andrea Boccacci, lo definì «il più carnale homo», in uno scritto datato 4 maggio 1493 (Chastenet, 1996, op. cit., p. 351).
  151. ^ Melotti, 2008, op. cit., p. 54.
  152. ^ a b Bellonci, 2011, op. cit., p. 150.
  153. ^ Anche il fatto che Lucrezia abbia partorito un bambino nel convento di San Sisto, afferma Ferdinand Gregorovius, può essere messo in dubbio, poiché la notizia proviene da un solo cronista: «una voce solitaria, che non trova riscontro di sorta». (Gregorovius, 1990, op. cit., p. 164).
  154. ^ a b Bellonci, 2011, op. cit., p. 585.
  155. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 89.
  156. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 48-49 e p. 235.
  157. ^ Bellonci, 2011, op. cit., pp. 235.
  158. ^ Per il finale, Cesare aveva organizzato una gara con in premi vesti e scarpe per chi si fosse congiunto con più cortigiane (Bellonci, 2011, op. cit., pp. 233-234).
  159. ^ Bellonci, 2011, op. cit., p. 235.
  160. ^ In seguito durante le feste nuziali a Ferrara anche Ercole d'Este aveva ordinato «una commedia sporcissima fra le altre che non erano pulite» per augurare un matrimonio fecondo al figlio e alla sua sposa.(Bellonci, 2011, op. cit., p. 236).
  161. ^ Chastenet, 1996, op. cit., p. 178.
  162. ^ Gregorovius, 1990, op. cit., p. 87.
  163. ^ Gervaso, 1977, op. cit., p. 379.
  164. ^ Secondo alcuni storici come il Guicciardini, Seadeddin , il cronista Marin Sanudo o lo storico Paolo Giovio, i Borgia avrebbero usato la cantarella in occasione dell'uccisione del principe Cem. Secondo questi storici il veleno sarebbe stato l'arma preferita dai Borgia, ma all'epoca il suo uso era comunque entrato nella consuetudine(Chastenet, 1996, op. cit., pp. 93-94).
  165. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 448.
  166. ^ Università di Ferrara. Iconografia di Lucrezia Borgia, comune.fe.it. URL consultato il 9 gennaio 2012..
  167. ^ a b Gregorovius, 1990, op. cit., p. 329.
  168. ^ a b Chastenet, 1996, op. cit., p. 326.
  169. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 442.
  170. ^ Cloulas, 1989, op. cit., pp. 442-444.
  171. ^ Cloulas, 1989, op. cit., p. 444.
  172. ^ Cloulas, 1989, op. cit., pp. 446-447.
  173. ^ Bradford 2005, op. cit., p. 5.
  174. ^ Dumas, 2007, op. cit., p. 52.
  175. ^ a b Cloulas, 1989, op. cit., pp. 448-449.
  176. ^ Gregorovius, 1990, op. cit., p. 93.
  177. ^ Cloulas, 1989, op. cit., pp. 451-452.
  178. ^ Bellonci, 2003, op. cit., p. 524.
  179. ^ La professoressa Gabriella Zarri, nell'articolo Il Rinascimento di Lucrezia Borgia, fa significativamente osservare che «tutte le biografie di Lucrezia pubblicate dopo il libro della Bellonci sono state prodotte, sino a tempi recentissimi, da studiosi stranieri». La professoressa afferma che «Il silenzio unanime [...] della recente storiografia italiana sulla duchessa di Ferrara non sembra tanto imputabile al modello autoritrattivo del romanzo storico della Bellonci quanto piuttosto ascrivibile al perdurante peso ideologico della condanna della famiglia come responsabile della "ruina d'Italia"».
  180. ^ La Repubblica - Quando Lucrezia Borgia è intervistata da Vancini

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Diane Ghirardo, Le duchesse, le bufale e l'imprenditoria femminile nella Ferrara rinascimentale di Scaranari, 2009. ISBN 978-88-904423-0-8
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  • Marcello Vannucci, Le grandi donne del Rinascimento italiano. Da Simonetta Cattaneo a Isabelle d'Este; da Lucrezia Borgia ad Artemisia Gentileschi; un'affascinante storia tutta al femminile, Newton & Compton Editori, collana "I big Newton", 2004. ISBN 88-541-0151-6
  • Gabriella Zarri, Il Rinascimento di Lucrezia Borgia, in «Scienza & Politica», 37, 2007, pp. 63–75.

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Eleonora d'Aragona 25 gennaio 1505 - 24 giugno 1519 Renata di Francia

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