Jacopo Sannazaro

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Jacopo Sannazaro (Napoli, 28 luglio 1457 circa – Napoli, 6 agosto 1530[1]) è stato un poeta e umanista italiano.

Jacopo Sannazaro (talvolta trascritto Iacobo Sannazzaro) compose opere in lingua latina e in volgare. È noto soprattutto come autore dell'Arcadia, prosimetro pastorale in prosa e versi, da cui successivamente ha preso il nome l'omonima accademia costituitasi a Roma alla fine del Seicento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Manoscritto (1501–1503) di Sannazaro

Nacque a Napoli da una nobile famiglia della Lomellina (i Sannazzaro), che si diceva derivasse il nome da una villa a San Nazaro, nei pressi di Pavia. Le storie letterarie riferiscono una data di nascita oscillante fra il 1456 e il 1458; l'epigrafe sepolcrale riporta tuttavia la data del 1457[2]. Suo padre morì durante gli anni dell'adolescenza di Jacopo, che fu cresciuto a Napoli, Nocera de' Pagani e San Cipriano Picentino, luoghi la cui atmosfera avrebbe ispirato, secondo le dichiarazioni del poeta[3], la prima elaborazione dell'Arcadia. A Napoli fu discepolo, nella seconda metà degli anni settanta del Quattrocento, di Giuniano Maio e Lucio Crasso, docenti di poetica e di retorica. Aderì all' Accademia Pontaniana, raccolta attorno all'umanista Giovanni Pontano, assumendo lo pseudonimo classicizzante di Actius Syncerus. Il suo prematuro ritiro in campagna da Napoli, da taluni considerato come un dato biografico, è invece un evidente tropo. Fu a lungo ospite dei conti Cavaniglia, nel palazzo di corte di Montella, ove, sembra, scrisse la sua Arcadia, ispirato dai monti Picentini. Ottenne rapidamente la fama di poeta e quindi un posto come uomo di corte, ottenendo in dono come residenza di campagna Villa Mergellina, nei pressi di Napoli, da Federico d'Aragona. Quando il suo patrono Federico fu costretto a rifugiarsi in Francia nel 1501 fu accompagnato da Sannazaro, che non ritornò in Italia prima della morte del re (1504). Sembra che il poeta abbia trascorso gli anni successivi a Napoli. Il benedettino don Bernard de Montfaucon (1655-1741), nel suo Voyage en Italie, descrisse la tomba del poeta Sannazaro nella Chiesa degli Olivetani, a Napoli (ora nota come Santa Maria del Parto a Mergellina), decorata con le statue di Apollo e Minerva dell'Ammannati, e con un rilievo con satiri attribuito a Silvio Cosini. Nel XVIII secolo le autorità ecclesiastiche provarono a dare un aspetto meno profano alla composizione, incidendo il nome di David alla base della statua di Apollo, e di Giuditta sotto la statua di Minerva. [4]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di Sannazaro di Girolamo Santacroce

Arcadia (1480-1504)[modifica | modifica wikitesto]

Arcadia è un prosimetro (componimento misto di prosa e di poesia), di ambientazione pastorale. Il poeta aveva fin dal 1480 delle ecloghe in versi di ispirazione classica (Virgilio, Teocrito), e col tempo attorno a queste aggregò le altre ecloghe e le parti in prosa; il testo è oggi costituito da 12 ecloghe e 12 prose, più un congedo intitolato Alla sampogna. L'opera circolò lungamente manoscritta, ebbe una edizione scorretta e parziale finché non fu stampata a Napoli nel 1504. Nell'opera si narrano le vicende del pastore Sincero, sotto le cui vesti si nasconde il poeta, nella terra greca dell'Arcadia tra i pastori che trascorrono le loro giornate tra riti e tenzoni di canto (secondo quanto tramandato dalla tradizione classica). L'opera, ricca di riferimenti classici e di complessità metriche, tuttavia, è continuamente pervasa da un ricorrente malinconia (tipica del poeta anche nelle Rime) e da presagi di morte, nel segno dei quali si conclude il testo, con la visione dell'arancio abbattuto (la discesa di Carlo VIII di Francia a Napoli) e la morte della donna amata e il doloroso ritorno alla realtà. L'opera, che sostanzialmente inventava nel mondo moderno il mito di questa terra edenica del mondo classico, ebbe un profondo impatto sulla letteratura di tutta Europa fino alla metà del XVII secolo (Accademia dell'Arcadia) tanto da divenire un vero luogo comune.

De partu virginis (1526)[modifica | modifica wikitesto]

Il poema latino in 3 libri di esametri virgiliani De partu Virginis, in 3 libri, del 1526, fu pubblicato nel 1526; esso narra la nascita del Cristo, e fu un poema ardito nella sua commistione di classico e di pagano, e fu anche molto contestato dai contemporanei tra i quali Erasmo da Rotterdam. Assieme al coevo Christias di Marco Gerolamo Vida, il De Partu costituì il modello del poema religioso latino rinascimentale.

Rime (1530)[modifica | modifica wikitesto]

Le Rime (Sonetti et canzoni di M. Jacopo Sannazaro, Napoli e Roma, 1530), in toscano trecentesco e chiaramente ispirate a Francesco Petrarca, costituiscono un punto fermo nella storia della lirica italiana, ed assieme alle Rime di Pietro Bembo, pubblicate quello stesso anno, costituiranno in testo base per il vasto fenomeno del petrarchismo europeo.

Restante produzione in latino e dialetto[modifica | modifica wikitesto]

  • 5 Eglogae piscatoriae, su argomenti connessi alla Baia di Napoli
  • 3 libri di Elegìe latine
  • Scrisse anche epigrammi caustici e aggressivi;
  • Gliommeri,
  • Farsa.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Tomba Sannazaro a Napoli

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E. Carrara nella Enciclopedia Italiana, 1936, (vedi Collegamenti esterni) indica il 24 aprile come giorno di morte del Sannazaro.
  2. ^ Maria Corti, Sannazaro, Iacobo, in Vittore Branca, Dizionario critico della letteratura italiana, Torino: UTET, 1973, vol. 3, p. 299-305.
  3. ^ Elegiae, III, 2.
  4. ^ Rodolfo Lanciani, Roma pagana e Cristiana 1896, ch. 1

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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