Papa Leone X

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

(Reindirizzamento da Leone X)
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri omonimi, vedi Giovanni de' Medici.
Leone X
Papa della Chiesa cattolica
Immagine di papa Leone X
'
Stemma pontificio di Leone X
Al secolo: Giovanni di Lorenzo de' Medici
Nato Firenze, 11 dicembre 1475
Elezione
al pontificato
11 marzo 1513
Consacrazione: 11 aprile 1513
Fine del
pontificato:
1 dicembre 1521
Deceduto
Segretario
personale:
{{{segretario}}}
Predecessore: papa Giulio II
Successore: papa Adriano VI
Cardinali creati: vedi categoria
{{{note}}}
Antipapi: {{{antipapi}}}
-

Papa Leone X, nato Giovanni di Lorenzo de' Medici (in latino: Leo X; Firenze, 11 dicembre 1475Roma, 1 dicembre 1521), fu il 217° papa della Chiesa cattolica dal 1513 alla sua morte.

Giovanni era il secondogenito di Lorenzo de' Medici e Clarice Orsini portò alla corte pontificia lo splendore e i fasti tipici della cultura delle corti rinascimentali.

Indice

[modifica] Infanzia e giovinezza

Venne destinato fin dall'inizio alla carriera ecclesiastica; ricevette la tonsura a sette anni con la nomina a Protonotaio Apostolico, ad otto reggeva dei benefici quale abate di Montecassino e Morimondo, e prima dei tredici erano in corso negoziati per la sua elevazione a cardinale. Innocenzo VIII, il Papa regnante, era legato a Lorenzo de' Medici da ottime relazioni e da una comunanza di interessi e politiche; nell'ottobre 1488 Giovanni venne nominato cardinale alla condizione che non venisse riconosciuto pubblicamente come tale per altri tre anni. In questo intervallo di tempo tra il 1489 e il 1491 venne inviato a Pisa a studiare teologia e diritto canonico, e qui era anche Rodrigo Borgia il futuro papa Alessandro VI. Gli impegni di studio di tipo ecclesiastico sembrano che siano stati meno congeniali al giovane principe della chiesa, rispetto all'elegante letteratura per la quale aveva ereditato il gusto del padre, e nella quale aveva fatto grandi progressi sotto la tutela di Poliziano e Bibbiena.

Il 9 marzo 1492 vestì le insegne cardinalizie presso la Badia di Fiesole, e il 22 marzo entrò in Roma, mentre il giorno dopo fu accolto in udienza dal papa. In tale circostanza ricevette dal padre una lettera di consigli [1], che a tutt'oggi figura tra le più sagge e di valore nelle composizioni del suo genere. Dopo poco più di un mese dovette tornare a Firenze perché suo padre morì; e dopo poche settimane di nuovo a Roma perché in luglio entrava in conclave dopo la morte di papa Innocenzo VIII. Nel giro di pochi mesi quindi le sue prospettive vennero completamente sovvertite, un doppio lutto che anche per l'Italia chiudeva un'era di pace che la politica prudente di Lorenzo aveva procurato, e si inaugurava un periodo di invasioni straniere e lotte interne. Nel breve conclave dell'agosto 1492 fu eletto Rodrigo Borgia al quale egli non era molto legato, e decise di tornare a Firenze.

[modifica] Pre-pontificato

Una delle prime conseguenze della fine dei delicati equilibri politici fu l'irruzione francese in Italia, che ebbe come conseguenza, l'espulsione della famiglia Medici da Firenze nel novembre 1494. La caduta dei Medici a Firenze fu favorita anche dal predicatore domenicano Girolamo Savonarola che approssimandosi a Firenze Carlo VIII, tuonò energicamente contro la remissività mostrata da Piero de' Medici il suo fratello primogenito; sembra che il cardinale Medici dovette lasciare la città in incognito vestito da frate minore. A Firenze si instaurò una repubblica, mentre il cardinale con suo fratello maggiore e il loro cugino Giulio, futuro Papa Clemente VII trovarono ospitalità presso la corte di Urbino. Poi il cardinale si rifugiò a Bologna, e vedendosi ormai privato almeno per il momento di importanza politica, oltre ad essere malvisto dal successore di Innocenzo VIII, Alessandro VI Borgia, decise di intraprendere un viaggio con alcuni fidati amici in Germania, Paesi Bassi e Francia; conobbe molti uomini illustri ed ebbe anche problemi come quando a Rouen nei Paesi Bassi fu anche arrestato ed espulso. Tornò in Italia nel 1500 e decise di restare a Roma, nel suo palazzo: l'attuale e famoso Palazzo Madama, sottraendosi per quanto possibile all'attenzione, disarmando le gelosie di papa Alessandro VI con la sua completa devozione per gli studi letterari, e quindi raccogliendo intorno a se molti letterati e poeti.

Nel 1503 moriva il fratello maggiore Piero dei Medici e quindi egli diveniva capostipite della prestigiosa famiglia; contemporaneamente essendo morto Alessandro VI, e dopo il breve pontificato del 1503 di papa Pio III, fu eletto papa Giulio II, uomo dalle grandi doti politico-militari. Anche i rapporti con questo pontefice, sebbene non fossero contrastati, non furono neanche particolarmente amichevoli. Quando nell'agosto 1511 Giulio II si ammalò gravemente, Giovanni fu visto muoversi più di tutti gli altri cardinali in vista del possibile conclave. Quando poi Giulio II si riprese, egli fu inviato come legato pontificio a Bologna nell'ottobre 1511. Tale incarico fu svolto senza particolare impegno, almeno a giudizio di Giulio II.

Nel frattempo gli eserciti preparavano lo scontro. Giulio II per contrastare i francesi di Luigi XII in Italia costituì la Lega Santa alla quale nel 1511 aderirono l'Inghilterra, il Sacro Romano Impero, la Spagna e la repubblica di Venezia. Lo scontro avvenne l'11 aprile 1512 nella sanguinosa battaglia di Ravenna dove Giovanni de' Medici che assistette allo scontro, fu fatto prigioniero; i francesi nonostante le numerose perdite ebbero la meglio, e si diressero verso Milano, ma sapendo che un esercito imperiale stava scendendo dalla Svizzera, furono costretti ad abbandonare la Lombardia; i francesi decisero di portare il cardinale de' Medici in Francia come ostaggio, ma il cardinale durante l'attraversamento del fiume Po riuscì a fuggire, riparando a Ravenna.

Giulio II si rese conto che per ostacolare i francesi in Italia doveva ostacolare uno dei loro principali alleati in Italia cioè la repubblica di Firenze, e quindi favorire l'ascesa dei Medici che erano stati costretti a fuggire dalla città dopo la morte di Lorenzo il Magnifico. Da qui la consegna di alcune truppe al comando del Cardona al cardinale de' Medici. Entrarono in Toscana ed assediarono la città di Prato. Alla sua capitolazione seguì una tragica devastazione durata 21 giorni. Il 14 settembre 1512 poté rientrare in Firenze senza spargimento di sangue poiché la fazione medicea aveva ripreso il controllo del governo. Egli e il fratello Giuliano si prodigarono per sedare le tensioni e gli odi e tentare di rappacificare le fazioni. Ma in città lo spirito repubblicano era ancora molto forte, e fu scoperto un complotto contro i Medici proprio nel momento in cui giungeva la notizia da Roma della morte di papa Giulio II del 23 febbraio 1513. Il cardinale che non aveva grandi rivali, si portò subito a Roma per il conclave che iniziò il 9 marzo. Grazie all'abile segretario Bernardo Dovizi da Bibbiena che riuscì a convincere molti cardinali elettori sulla opportunità di un papa mediceo dallo spirito conciliante e che probabilmente non avendo buona salute sarebbe durato poco, l'11 marzo veniva eletto papa. Non essendo che diacono, fu prima ordinato sacerdote e vescovo il 13 marzo 1513 e poi incoronato in modo solenne come mai s'era visto a Roma il 19 marzo.

[modifica] Pontificato

Questo papa, raffinato e colto umanista in un'Europa che si stava avviando al fanatismo religioso e alle guerre teologiche, inaugurate dalla contrapposizione alla Riforma protestante, è stato spesso criticato per le caratteristiche mondane del suo pontificato e per la mancanza di zelo riformista. Erasmo da Rotterdam gli dedicò la sua edizione critica del Nuovo Testamento greco.

In Deputazione toscana di storia patria (1859) si dice che il filosofo Marsilio Ficino (1433-1499), che praticava l'astrologia, gli abbia predetto il Papato quando lui era solo un giovinetto.

Di lui gli avversari raccontano che quando divenne papa, a soli trentasette anni, l'11 marzo 1513, abbia detto a suo cugino Giuliano: "Poiché Dio ci ha dato il Papato, godiamocelo". Si racconta viaggiasse attraverso Roma alla testa di una stravagante parata, in cui sarebbero apparsi pantere, giullari ed un elefante bianco. Avrebbe fatto servire cene con sessantacinque portate, nelle quali dei ragazzini saltavano fuori dai budini.

Fondamentalmente i suoi obiettivi che emersero già all'inizio del suo pontificato erano tre: raggiungere la pace con gli Stati stranieri evitando guerre, modernizzare lo Stato Pontificio e difendere gli interessi della sua famiglia medicea a Firenze.

Tra i primi atti vi fu la riapertura del concilio lateranense iniziato dal suo predecessore, risanando i contrasti che avrebbero portato ad uno scisma. Inoltre richiese con un libello la liturgia in volgare, e la traduzione della Bibbia; abrogato poi dal Concilio di Trento che reintrodusse il latino.

Nell'aprile 1513 aveva rinnovato la Lega Santa antifrancese, stipulata da Giulio II e nel giugno 1513 a Novara gli Svizzeri guidati da Sforza, portarono una pesante sconfitta ai francesi, conquistando il ducato di Milano. Questo favorì il ritorno di molti cardinali filofrancesi all'obbedienza pontificia. I cardinali Carvajal e Sanseverino fecero atto di sottomissione e dopo di loro quasi tutti i cardinali dissidenti.

La sua tendenza alla conciliazione emerse subito appena eletto. Concesse il perdono ai cardinali che avevano aderito al "conciliabolo di Pisa" dove si era tentato di eleggere un antipapa; perdonò Pompeo Colonna che aveva tentato di provocare una insurrezione popolare per stabilire una repubblica a Roma; perdonò i congiurati Boscoli e Capponi che avevano complottato contro di lui a Firenze, salvando la vita a Machiavelli. In campo politico non ebbe una posizione ferma poiché in base all'opportunità si schierò dapprima contro la Francia, divenendone successivamente alleato, per poi passare apertamente contro l'Impero. All'interno riprese le abitudini nepotiste, creò cardinale il cugino Giuliano che in futuro sarà papa Clemente VII ed il nipote Innocenzo Cybo.

Nel gennaio 1515 moriva il re francese Luigi XII sostituito da Francesco I uomo molto ambizioso che avendo antenati tra la nobile famiglia dei Visconti avanzava ancora più energicamente pretese di possesso del ducato milanese. Già a febbraio il papa si attivò per stipulare un'altra Lega Santa anti-francese che comprendeva: l'Imperatore, Milano, Genova e gli Svizzeri, mentre Venezia era alleata con la Francia. Tale patto però non fu ratificato perché non tutti erano d'accordo sul fatto che Parma e Piacenza dovessero passare allo Stato Pontificio. Francesco I marciò verso Milano nel settembre 1515 e non trovò grande resistenza. Il 13 e 14 settembre nella battaglia di Marignano i francesi vinsero definitivamente le difese della Lega. Leone X nonostante i suoi alleati fossero contrari intraprese subito delle trattative che ebbero luogo a Bologna nel dicembre dello stesso anno. Si stipulò un concordato storico perché portò al riconoscimento della chiesa gallicana nella chiesa cattolica e che durerà praticamente fino alla soppressione della chiesa durante la Rivoluzione Francese.

Finita malamente la battaglia di Marignano, Leone X decise di punire il mancato appoggio promesso alla città di Urbino governata da Francesco Maria I Della Rovere, il quale aveva ospitato la sua famiglia alla cacciata da Firenze. Questo non attenuò la decisione di spodestare Della Rovere da Urbino e mettervi un membro della famiglia Medici, cioè Lorenzo suo nipote, già Signore di Firenze.

Raffaello, Ritratto di papa Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi, 1518-1519, Firenze, Galleria degli Uffizi

A corto di fondi per le guerre contro la Francia e i grandi lavori edilizi in corso a Roma, Leone fece un accordo con l'arcivescovo Alberto di Hohenzollern in Germania, che avrebbe aiutato a proseguire l’opera di completamento della basilica di S.Pietro a Roma. Egli accettò da Alberto la somma di 10.000 ducati in cambio dell’arcivescovado di Magonza. Affinché Alberto potesse restituire la somma alla casa finanziaria di Jakob Fugger, da cui aveva ottenuto il prestito, il 31 marzo 1515 il papa con la bolla Sacrosancti Salvatoris et Redemptoris gli diede il privilegio di dispensare un’indulgenza nei suoi territori per un periodo di otto anni. Metà del denaro ricevuto sarebbe stato versato al papa e l’altra metà a Fugger come restituzione del prestito.

Martin Lutero criticò Leone X per la vendita di indulgenze e la predicazione grossolana del frate domenicano Johann Tetzel sottocommissario per la predicazione delle indulgenze dell'arcivescovado di Magonza. Il 31 ottobre 1517, Lutero affisse le sue "95 tesi sulle Indulgenze" sul portone della chiesa di Wittenberg, e la riforma protestante, con il suo furore religioso, fu il peggior colpo allo splendore umanistico della corte papale del rinascimento, di cui Leone fu uno dei maggiori esponenti.

Il 15 giugno 1520 Leone pubblicò la bolla Exsurge Domine con la quale vennero condannate alcune delle tesi di Lutero e con la quale minacciò di scomunica Lutero se non avesse ritrattato entro 60 giorni le sue posizioni. Lutero ignorò la bolla e successivamente la bruciò nella piazza di Wittenberg. Il 3 gennaio 1521 Papa Leone X scomunicò Martin Lutero con la bolla Decet Romanum Pontificem, il 1 dicembre dello stesso anno Leone moriva e fu seppellito nella basilica di Santa Maria sopra Minerva.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Predecessore: Abate Commendatario di Montecassino Successore:
Giovanni d'Aragona 1483 - 1513 Eusebio Fontana I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Giovanni d'Aragona {{{data}}} Eusebio Fontana
Predecessore: Abate Commendatario di Morimondo Successore:
Branda Castiglioni 1483 - 1501 Federico Sanseverino I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Branda Castiglioni {{{data}}} Federico Sanseverino
Predecessore: Cardinale diacono di Santa Maria in Domnica Successore:
Giovanni Battista Orsini 1492-1513 Giulio de’ Medici I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Giovanni Battista Orsini {{{data}}} Giulio de’ Medici
Predecessore: Signore di Firenze Successore: [[Immagine:|30x30px]]
Pier Soderini
Gonfaloniere a vita
1512-1513 Giuliano Duca di Nemours I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Pier Soderini
Gonfaloniere a vita
{{{data}}} Giuliano Duca di Nemours
Strumenti personali