Basilica di Santa Maria sopra Minerva

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Coordinate: 41°53′53″N 12°28′42″E / 41.898056°N 12.478333°E41.898056; 12.478333

Basilica di Santa Maria sopra Minerva
Basilica di Santa Maria sopra Minerva
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Località Roma-Stemma.pngRoma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Diocesi di Roma
Stile architettonico Gotico, Barocco, Neogotico
Inizio costruzione XIII secolo
Completamento XIX secolo
Sito web Sito ufficiale

La basilica di Santa Maria sopra Minerva (latino: basilica Sanctae Mariae supra Minervam) è una basilica di Roma situata nel rione Pigna, in piazza della Minerva, nelle vicinanze del Pantheon.

La basilica ospita inoltre le spoglie di Caterina da Siena, proclamata dottore della Chiesa nel 1970, e del pittore mistico Beato Angelico, proclamato «Patrono universale degli artisti» nel 1984, nonché un pregevole affresco di Melozzo da Forlì.

Fu nel convento adiacente alla chiesa che, il 22 giugno 1633, il padre dell'astronomia moderna Galileo Galilei, sospettato di eresia, abiurò le sue tesi scientifiche.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La chiesa (contrassegnata con il numero 844) nella pianta di Roma di Giambattista Nolli del 1748

Nell'VIII secolo esisteva un oratorio dedicato alla Vergine con il toponimo di Minervum[1]. L'oratorio fu prima dato alle monache basiliane provenienti da Costantinopoli, poi, nel 1266, passò ai frati predicatori, ma il possesso definitivo della chiesa fu dato loro soltanto nel 1275[2] ed entrò a far parte di un complesso conventuale domenicano noto anche come insula sapientiae[3].

Nel 1280 fu iniziata la costruzione della grande chiesa gotica a tre navate da parte dei Domenicani, grazie ai finanziamenti donati da Bonifacio VIII e da molti fedeli. Gli architetti si ispirarono alla basilica di Santa Maria Novella di Firenze, tuttavia semplificando molto gli elementi dell'esempio fiorentino[4]. I lavori continuarono fino al 1453, quando la navata maggiore fu coperta a volta, mentre quelle laterali lo erano fin dal Trecento. Sempre nel 1453, il conte Francesco Orsini ordinò la costruzione a spese proprie della facciata. Tuttavia essa rimase incompiuta fino al 1725, quando la sua costruzione fu terminata per volere di papa Benedetto XIII. La chiesa è titolo cardinalizio dal 1557. Il primo cardinale titolare fu Michele Ghislieri, che poi divenne papa con il nome di Pio V nel 1566, anno in cui elevò il suo vecchio titolo a basilica minore. Tra il 1848 e il 1855 Girolamo Bianchedi diresse degli importanti lavori di restauro con cui fu demolita la maggior parte delle aggiunte barocche, mentre le spoglie pareti furono arricchite di affreschi neogotici. Nel 1909 fu realizzato il grande organo a trasmissione pneumatica dalla ditta di Carlo Vegezzi Bossi, restaurato nel 1999.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Facciata[modifica | modifica sorgente]

La facciata e l'obelisco.

Di stile prevalentemente abruzzese (con elementi romanici e rinascimentali), la facciata non tradisce minimamente lo stile architettonico usato per l'interno, che è invece il gotico. Le sue decorazioni rinascimentali sono opera del Raguzzini e risalgono all'intervento settecentesco di Benedetto XIII. Il grande portale maggiore, invece è ottocentesco ed ha un fregio decorato con ghirlande.

Nel piazzale antistante la facciata si trova un obelisco egizio issato su di un basamento, opera di Ercole Ferrata su progetto del Bernini, raffigurante curiosamente un grazioso elefantino.

Sulla parte destra della facciata si possono confrontare alcuni indicatori del livello del fiume Tevere, posti nei secoli in occasione di alluvioni. Il più antico risale al 1422, durante il pontificato di Martino V, mentre quello indicante il livello più alto raggiunto risale al gennaio 1548; il più recente è del dicembre 1870.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Navata

L'interno della basilica è a tre navate scandite da possenti pilastri con transetto e profonda abside. Lungo le pareti e la volta della chiesa si estende una fitta decorazione ad affresco in stile neogotico, risalente ai lavori di restauro ottocenteschi. Sulle due navate laterali si aprono varie cappelle laterali che hanno mantenuto il loro aspetto barocco. Fra queste:

Al suo interno l'edificio conserva pregevoli opere del Quattrocento e del Cinquecento anche di Raffaellino del Garbo, del Beato Angelico e la statua del Cristo portacroce, opera di Michelangelo.

L'altar maggiore con il sepolcro di Santa Caterina da Siena

Al di sotto della mensa dell'altar maggiore, in stile neogotico, vi sono, racchiusi in un sarcofago quattrocentesco, i resti del corpo di Santa Caterina da Siena, mancanti del teschio e di un dito, che si trovano nella basilica di San Domenico in Siena. Il sarcofago, restaurato fra il 1999 e il 2000, raffigura sul coperchio, ricavato da una statua, la santa giacente.

Nell'abside, illuminata da tre grandi bifore, conserva le sepolture e i monumenti di vari papi e cardinali, fra cui Leone X, Clemente VII, Paolo IV, Urbano VII e Benedetto XIII. Fra le lastre tombali del pavimento vi è quella che segnala la tomba del cardinale e umanista Pietro Bembo, morto nel 1547.

Sepolcri[modifica | modifica sorgente]

In questa chiesa si conservano i sepolcri di alcuni personaggi illustri:

Organi[modifica | modifica sorgente]

L'organo Vegezzi Bossi

Nel 1628, l'organaro Ennio Bonifazi costruì due organi quasi identici per la basilica, collocandoli nei due transetti sopra delle cantorie. Mentre quello di destra fu saccheggiato di tutte le sue canne interne e poi incendiato, tutte le canne dell'organo di sinistra furono utilizzate per l'organo del Duomo di Sutri. Agli inizi del Novecento la ditta d'organi di Carlo Vegezzi Bossi costruì nel corpo dell'organo di sinistra un nuovo strumento a trasmissione pneumatica, dotato di tre tastiere e pedaliera. Le casse di entrambi gli organi sono quelle originarie del Seicento e sono opera dell'architetto romano Pietro Maruscelli. Nel 1965 la chiesa fu dotata di un terzo organo, opera della ditta Mascioni di Cuvio, collocato in una cassa dietro l'altar maggiore.

Disposizione fonica dell'organo Vegezzi Bossi[modifica | modifica sorgente]

Prima tastiera - Grand'Organo
Pieno grave 4 file
Pieno acuto 5 file
Decimaquinta 2'
Duodecima 2.2/3'
Quinta 5.1/3'
Principale 16'
Ottava I 4'
Ottava II 4'
Bordone 8'
Salicionale 8'
Dulciana 8'
Principale 8'
Tuba Mirabilis 8'
Tromba 8'
Seconda tastiera - Positivo Aperto
Oboe 8'
Bordone 8'
Viola da Gamba 8'
Voce Celeste 8'
Concerto viole 8'
Principale dulcian 8'
Voci corali 8'
Ottava Eolina 4'
Flauto Ottaviante 4'
Pienino 3 file
Voce Umana 4'
Tremolo
Terza tastiera - Espressivo
Clarino 8'
Flauto 8'
Gamba 8'
Principalino 8'
Unda Maris 8'
Bordone 8'
Flauto Armonico 4'
Viola Armonica 4'
Pedale
Bombarda 16'
Contrabbasso 16'
Violon Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Ottava 8'
Bordone 8'
Violone 8'

Disposizione fonica dell'Organo Mascioni Opus 871[modifica | modifica sorgente]

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 8'
Flauto a stoppo 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 4 file 1.1/3'
Seconda tastiera - Espressivo
Bordone 8'
Salicionale 8'
Flauto 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Decimino 1.3/5'
Voce celeste 8'
Pedale
Subbasso 16'
Principale 8'
Bordone 8'
Dolce 8'
Ottava 4'
Superottava 2'
Ripieno 4 file 1.1/3'

Convento[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa della Minerva fu unita ad uno dei più importanti conventi dell'ordine domenicano. Sviluppatosi progressivamente nel corso del XIV secolo, il convento divenne, nel corso dell'età moderna, la sede delle alte gerarchie dell'ordine (maestro generale, procuratore). Dal punto di vista architettonico esso si venne articolando su due chiostri: il chiostro Guidetti, adiacente alla chiesa, che fu completamente riedificato alla fine del Cinquecento, ed il chiostro della Cisterna, costruito alla fine del Quattrocento utilizzando colonne romane di spoglio.

Alla fine del Cinquecento, per impulso del maestro generale Vincenzo Giustiniani, il convento fu ampliato ed abbellito. Intorno al chiostro della Cisterna furono creati, attraverso un processo di sopraelevazione, l'appartamento del maestro generale, una grande sala destinata a biblioteca ed una serie di appartamenti di rappresentanza, attualmente noti come "Sale Galileo" ed appartenenti alla biblioteca della Camera dei deputati. Queste ultime furono adornate da un ciclo di affreschi celebrativi dei meriti dell'ordine domenicano nella lotta contro l'eresia, attribuiti a Francesco Allegrini e realizzati verso il 1660.

All'inizio del Settecento nell'area del convento fu collocata la Biblioteca Casanatense, di cui i domenicani ebbero la gestione, ma non la proprietà. Utilizzato come caserma durante l'occupazione napoleonica di Roma (1808-1814), il convento fu definitivamente espropriato dallo Stato italiano dopo il 1870 e destinato a sede del Ministero delle Poste e del Ministero della Pubblica Istruzione.

Attualmente l'area è occupata dalla biblioteca della Camera dei deputati, dalla biblioteca del Senato e da una comunità di frati domenicani, che hanno riottenuto una parte degli ambienti cenobitici.

Opere già in Santa Maria Sopra Minerva[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Si credeva che la chiesa fosse sorta sopra il tempio di "Minerva Chalcidica", noto dalle fonti per essere stato costruito da Domiziano nel Campo Marzio. Il tempio è stato tuttavia in seguito collocato in corrispondenza dell'odierna chiesa di Santa Marta, in piazza del Collegio Romano, probabilmente legato al Divorum: Francesca De Caprariis, "Minerva Chalcidica, Templum" in Eva Margareta Steinby, Lexicon Topographicum Urbis Romae, III, Roma 1996, p.255.
  2. ^ in quell'anno la chiesa divenne una parrocchia autonoma, poiché fino a quel momento era parte della parrocchia di San Marco.
  3. ^ Dopo aver ospitato, durante l'antichità, diversi edifici di culto, quali il tempio di Iside e Serapide, nel 1266 divenne sede dell'ordine domenicano e ospitò, tra l'altro, la Congregazione del Sant'Uffizio. Vi ebbero luogo due conclavi e l'elezione dei papi Eugenio IV (1431) e Niccolò V (1447), e l'abiura di Galileo. Oggi ospita, oltre alla basilica , la biblioteca della Camera (con la sala del Refettorio, le Sale dell'Inquisizione, le sale Galileo e la sala delle Capriate), la biblioteca del Senato, il convento dei Domenicani (con la sala dei Papi) ed il salone monumentale della Biblioteca Casanatense.
  4. ^ Richard Krautheimer, Roma. Profilo di una città, 312-1308 Roma, Edizioni dell'Elefante, 1980. Pagg. 265-266.
  5. ^ Cappella di San Domenico. URL consultato il 19 luglio 2013.
  6. ^ Silvia Catitti, L'architettura della cappella Carafa in Santa Maria sopra Minerva a Roma in: "Annali d'architettura" n.16, 2004

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giancarlo Palmerio, Gabriella Villetti, Storia edilizia di S. Maria sopra Minerva in Roma, 1275-1870 Roma, Viella, 1989.
  • Giovanni Battistelli, Oscar Mischiati, Arnaldo Morelli, Claudio M. Strinati, Organi e cantorie nelle chiese di Roma Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]