Villa medicea di Cerreto Guidi

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Coordinate: 43°45′31.14″N 10°52′45.34″E / 43.75865°N 10.879261°E43.75865; 10.879261

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Ville e Giardini medicei in Toscana
(EN) Medici Villas and Gardens in Tuscany
Cerreto guidi.jpg
Tipo culturale
Criterio C (ii) (iv) (vi)
Pericolo No
Riconosciuto dal 2013
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Villa medicea di Cerreto Guidi
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Cerreto Guidi
Indirizzo via dei Ponti Medicei 7
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1564 - 1567
Inaugurazione 1575
Stile Rinascimentale
Uso Museo della caccia e del Territorio
Piani 2
Realizzazione
Architetto Bernardo Buontalenti
Davide Fortini
Alfonso Parigi il Vecchio
Proprietario Stato Italiano
Proprietario storico Famiglia Medici
 
Giuseppe Zocchi, La Real Villa di Cerreto (1744)
Cerreto Guidi, lunetta novecentesca nella Villa di Artimino

La Villa medicea di Cerreto Guidi è una residenza nobiliare situata nel centro di Cerreto Guidi, in provincia di Firenze, in via dei Ponti Medicei 7. È tra le poche ville medicee ad essere stabilmente aperte come museo, ospitando dal 2002 il Museo storico della caccia e del territorio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Situata su un colle confinante con le regione di interesse strategico del Padule di Fucecchio, la villa fu costruita su un precedente castello dei conti Guidi, che lasciarono il loro nome alla località. L'edificazione si deve a Cosimo I, che fece creare una residenza di caccia piuttosto semplice verso il 1555, subito dopo l'inclusione della cittadina nei possedimenti del ducato di Toscana.

L'architetto incaricato della progettazione non è conosciuto con certezza. Per attribuzione si indica Bernardo Buontalenti, per confronto con altre opere dell'artista. La sua mano sarebbe particolarmente evidente nella realizzazione delle due enormi rampe di scale simmetriche a zig-zag, che si ritrovano anche in altri suoi progetti, e che danno alla villa un imponente aspetto di fortezza. Studi recenti hanno però riconosciuto le rampe come eseguite in un secondo momento rispetto al corpo della villa, che verrebbero a inquadrarsi dopo l'elaborazione di Pratolino (1569-1575) e del Forte di Belvedere (1590-1595).

La costruzione in loco venne seguita dall'architetto Davide Fortini, già assistente del Tribolo, che nel 1575 passava il testimone al Alfonso Parigi il Vecchio, che presumibilmente completò l'edificio. Una nota dello stesso Alfonso fa pensare al Buontalenti che "passa il testimone" al nuovo architetto, quindi l'ipotesi di un progetto buontalentiano è ancora di più suffragata. La distribuzione originaria degli spazi interni della villa sottintendeva la possibile funzione militare, con stanze con i soffitti bassi e ambienti per ospitare cavalli e altri animali.

La villa venne usata spesso in tutte le stagioni, sia per le battute di caccia, sia come punto di sosta nei frequenti spostamento tra Firenze e Pisa o Livorno. Il 15 luglio 1576 avvenne nella villa il brutale assassinio di Isabella de' Medici ad opera del marito Paolo Giordano I Orsini, aiutato forse da uno o più sicari. La donna venne uccisa per strangolamento in punizione della sua infedeltà. All'epoca la villa apparteneva a Don Giovanni de' Medici, fratello di Isabella, il quale alla sua morte (1621) lasciò le sue proprietà al nipote Don Lorenzo de' Medici. Dopo la scomparsa di Don Lorenzo, che non ebbe figli, la villa passò a suo fratello il Granduca Cosimo II, che la donò a suo figlio, il cardinale Leopoldo de' Medici (1671).

Quando la villa passò al cardinale, si procedette a una ristrutturazione interna per dare un assetto più residenziale e signorile all'edificio. Con la morte di Leopoldo (1675) la villa passò al Granduca Cosimo III e poco tempo dopo vennero stesi due inventari (1705 e 1728), preziosi documenti che ci informano come la villa fosse arredata con dipinti di pregio (di Alessandro Allori, Matteo Rosselli, Andrea del Sarto...) e arazzi, alcuni dei quali sono stati forse identificati come eseguiti su disegno di Giovanni Stradano.

Passata ai Lorena dopo l'estinzione della casata dei Medici (1738) fu alienata con un atto datato 29 maggio 1780 alla famiglia pistoiese dei Tonini. In seguito fu ceduta ai Maggi di Livorno nel 1821, i quali realizzarono il passaggio verso l'attigua pieve di San Leonardo, tramite un massiccio porticato. Fu acquistata poi da Maddalena Dotti ved. da Filicaja nel 1885 che la regalò al genero Giovanni Geddes[1], che ne curò il riarredo e la decorazione pittorica di una sala al pian terreno del pittore Ruggero Focardi illustrante i beni delle famiglie Dotti e da Filicaja. Nel 1966 l'allora proprietario, Rodolfo Geddes, la vendette a Galliano Boldrini, che tre anni più tardi la donò allo Stato Italiano a condizione di farne un museo nazionale.

Interni[modifica | modifica sorgente]

La loggia a meridione
Interno

In alcune sale soprattutto al pian terreno sono sopravvissuti degli affreschi decorativi risalenti soprattutto al periodo neoclassico, così come la veduta con rovine che si trova nella loggia settentrionale.

La villa ha al suo interno oggi collezioni eterogenee, di varia provenienza, che spaziano da un lapidario romano, uno romanico-gotico, dipinti dal Medioevo al Settecento (tra cui opere pregevoli di Guercino, Lavinia Fontana, ecc.), arredi e oggetti d'arte italiani e islamici.

L'arredo attuale della villa è stato ricostituito seguendo per quanto possibile le descrizioni presenti negli inventari storici. Una parte degli arredi antichi (risalenti al Sei, Sette e Ottocento) proviene dai depositi della Soprintendenza fiorentina, mente un'altra parte fa parte di un lascito del 1844 dell'antiquario Antonio Conti, o di quello di Stefano Bardini (acquisto dello Stato del 1996). Sono stati esposti quattro arazzi con le Stagioni, che sebbene non originariamente a Cerreto, possono dare un'idea delle tappezzerie che un tempo decoravano la villa.

Il ritratto a figura intera di Isabella de' Medici ricorda il luogo dove presumibilmente essa venne assassinata e fino al saccheggio compiuto durante la seconda guerra mondiale si conservava anche quello che era ritenuto il cappio usato per l'assassinio.

Altri ritratti medicei sono quello di Cosimo I nell'abito dell'incoronazione, avvenuta il 5 marzo 1570 e quello di Don Francesco de' Medici in corsaletto (1615 circa).

Il Museo storico della caccia e del territorio[modifica | modifica sorgente]

Il Museo storico della caccia e del territorio fu inaugurato il 28 settembre 2002 ed è dedicato alle armi soprattutto da caccia e da tiro, in parte provenienti dall'eredità Bardini, in parte dalle armi dismesse dalle autorità di polizia, in parte provenienti da depositi, donazioni e prestiti temporanei.

Le armi sono esposte in vetrine antiche che un tempo si trovavano nel Museo degli argenti di Palazzo Pitti a Firenze, nelle sale al primo piano, mentre i coltelli e le armi bianche si trovano in una sala al piano terreno. Tra gli esemplari più pregiati si conservano alcune armi appartenute al Granduca Pietro Leopoldo e a Ferdinando III di Toscana.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nel 1920 avrebbe poi cambiato il proprio cognome in Geddes da Filicaja a seguito di una intricatissima vicenda giudiziaria

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Isabella Lapi Bini, Le ville medicee. Guida Completa, Giunti, Firenze 2003.
  • Daniela Mignani, Le Ville Medicee di Giusto Utens, Arnaud, 1993.

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