Diocesi di Sansepolcro

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Diocesi di Sansepolcro
Dioecesis Biturgensis seu Burgi Sancti Sepulcri
Chiesa latina
Duomo di sansepolcro, esterno.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Firenze
Sacerdoti 63 di cui 53 secolari e 10 regolari
460 battezzati per sacerdote
Religiosi 11 uomini, 53 donne
Abitanti 29.400
Battezzati 29.000 (98,6% del totale)
Parrocchie 95
Erezione 18 settembre 1520
Soppressa ...
il 30 settembre 1986 è confluita nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro
Rito romano
Cattedrale San Giovanni Evangelista
Santi patroni San Giovanni Apostolo ed Evangelista
Romualdo abate
Dati dall'Annuario Pontificio 1980 *
Chiesa cattolica in Italia
Vista della cattedrale e dell'annesso palazzo vescovile.
Facciata della chiesa dell'abbazia di Sant'Ellero a Galeata, abbazia nullius diocesis unita a Sansepolcro nel XVIII secolo.
La pieve di San Pancrazio a Sestino, che fu arcipretura nullius diocesis aggregata alla diocesi di Sansepolcro nel 1779.

La diocesi di Sansepolcro (in latino: Dioecesis Biturgensis seu Burgi Sancti Sepulchri) è una sede della Chiesa cattolica, istituita da papa Leone X il 18 settembre 1520.

Nell'ambito della generale riforma delle circoscrizioni diocesane in Italia, avviata dopo il Concilio Vaticano II, il 30 settembre 1986 la diocesi di Sansepolcro è stata unita alle diocesi di Cortona e di Arezzo a formare la nuova diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

All’origine la diocesi includeva le parrocchie comprese negli attuali comuni di Sansepolcro, Badia Tedalda, Caprese Michelangelo, Monterchi e Pieve Santo Stefano e alcune parrocchie nei comuni di Anghiari e di Chiusi della Verna in Toscana e le parrocchie del comune di Bagno di Romagna, tranne quelle della Valle del Bidente, e altre nel comune di Verghereto in Romagna. Nel 1779, su iniziativa del granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, vennero annesse alla diocesi le parrocchie dell’ex nullius di Sestino; nel 1785 lo stesso granduca ottenne dal papa l’annessione alla diocesi di Sansepolcro delle parrocchie dell’ex nullius di Galeata. In tal modo la diocesi assunse una superficie di 2.600 chilometri quadrati comprendendo gli attuali comuni di Sansepolcro (tranne che per due piccole parrocchie nella zona di là dal Tevere, verso Montedoglio), Monterchi, Caprese Michelangelo, Pieve Santo Stefano, Badia Tedalda e Sestino in Toscana e quelli di Bagno di Romagna, Santa Sofia e Galeata in Romagna;inoltre, varie parrocchie erano comprese nei comuni di Anghiari e Chiusi della Verna nella zona toscana, di Verghereto nella zona romagnola e di Borgo Pace nelle Marche. In questo modo la diocesi di Sansepolcro divenne, per superficie territoriale, la terza della Toscana, dopo quelle di Arezzo e di Firenze[1].

Le parrocchie romagnole vennero smembrate dalla diocesi di Sansepolcro il 7 ottobre 1975 e aggregate alle diocesi di Cesena, quelle della Valle del Savio, e di Forlì, quelle della valle del Bidente.

Sede vescovile è la città di Sansepolcro, dove si trova la cattedrale di San Giovanni Evangelista, elevata a Basilica Minore nel 1962 da papa Giovanni XXIII e dal 1986 concattedrale della nuova diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.

Dal 1785 il vescovo di Sansepolcro ha ottenuto anche il titolo di abate perpetuo delle abbazie di Sant'Ellero in Galeata e di Santa Maria in Cosmedin all'Isola.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L’organizzazione ecclesiastica prima della nascita della diocesi[modifica | modifica sorgente]

Nata in diocesi di Città di Castello attorno all’omonimo monastero (1012; camaldolese dal XII sec.), Sansepolcro nel corso del XIII secolo assume caratteristiche di tipo urbano. Nel 1203 i canonici della cattedrale e il comune, con il beneplacito del vescovo, decidono di costruire una pieve entro le mura; da ciò prende avvio una vertenza giurisdizionale tra l’abate, che nei due secoli precedenti aveva ottenuto diritti signorili ed ecclesiastici, e i canonici della cattedrale. Inoltre, in questo secolo si insediano nell'antico borgo abbaziale tre Ordini mendicanti, cioè i Francescani, gli Agostiniani e i Servi di Maria, la cui presenza contribuisce ad articolare la vita religiosa, ma anche a frammentare il potere dell'abate. Sorgono inoltre numerose confraternite laicali, la maggiore delle quali la Fraternita di San Bartolomeo[2]. Nel corso del XIV secolo la lite tra istituzioni ecclesiastiche si estende e coinvolge anche il comune e il vescovo diocesano. A partire dal 1441, quando Sansepolcro è ceduta alla repubblica fiorentina da papa Eugenio IV, si sviluppa la coscienza della autonomia definitiva da Città di Castello, da estendere anche a livello ecclesiastico: nel 1441 il comune chiede al papa l’elevazione di Sansepolcro al rango di città e diocesi; nel 1515 chiede a Lorenzo dei Medici l’accorpamento alla diocesi di Sarsina[3]. Il 23 settembre 1515 papa Leone X erige la diocesi di Sansepolcro, scorporando da quella di Città di Castello tutte le parrocchie nello Stato fiorentino, ma il provvedimento non viene eseguito ed è ripetuto cinque anni dopo (18 settembre 1520). Il primo vescovo, Galeotto Graziani, già abate dell’abbazia, prende possesso della diocesi l’8 aprile 1521.

Il primo secolo[modifica | modifica sorgente]

Il vescovo Leonardo Tornabuoni (1522-1539), con il quale si apre la “dinastia episcopale” di questa famiglia fiorentina, dota la nuova diocesi delle necessarie strutture: nel 1523 celebra il sinodo, nel 1525 compie la visita pastorale, nel 1538 organizza una predicazione per la pacificazione delle fazioni cittadine. Maggiore l’opera di riforma condotta da Niccolò Tornabuoni (1560-1598), che inizia l’applicazione dei decreti del Concilio di Trento: nel 1566 disciplina il servizio liturgico nella cattedrale; nel 1568 riorganizza la confraternite cittadine; nel 1569 erige la collegiata di Pieve Santo Stefano; nel 1591 promulga nuove costituzioni del capitolo cattedrale; presiede quattro sinodi (1574, ’78, ’83, ’90); compie dieci visite pastorali (1563-93).

A questo secolorisalgono l’istituzione della pratica delle Quarantore in cattedrale (1538) e la nascita di nuove confraternite. Negli anni ’30 i Frati Minori Cappuccini si insediano nell’eremo di Montecasale; nel 1555, a motivo dell'abbattimento dei borghetti esterni alle mura per esigenze militari, viene riorganizzata la vita religiosa femminile: il monastero clariano di S. Maria della Strada è trasferito in città, per assumere poi il titolo di S. Chiara; quello delle Camaldolesi di S. Margherita, già nella zona del borghetto di S. Niccolò (Porta Romana), è trasferito presso la chiesa di S. Bartolomeo e quello delle Benedettine è collocato presso la chiesa di S. Lorenzo, nei locali già appartenenti alla Compagnia di S. Croce.

Largamente diffusa, nel XVI secolo, la devozione mariana. Dal secondo decennio del secolo a Sansepolcro si sviluppa la devozione alla Madonna delle Grazie (alla quale già nel '400 era dedicata una cappella nella chiesa dei Servi di Maria), la cui chiesa diventa il santuario mariano cittadino; a Pieve Santo Stefano, dopo il 1589, nasce la devozione alla Madonna dei Lumi, che si affianca a quella della Madonna del Faggio, santuario rurale costruito a partire dal 1516[4].

Nel 1583 Angelo Peruzzi, vescovo di Sarsina, compie la visita apostolica[5].

In questo secolo, inoltre, la città fu visitata da papa Clemente VII nel 1532[6].

Nei secoli XVII-XIX[modifica | modifica sorgente]

All’inizio del XVII secolo il vescovo Girolamo Incontri (1605-1615) emana provvedimenti sulla residenza dei parroci, la liturgia, la dottrina cristiana e il rispetto del riposo domenicale. Successivamente, i vescovi Filippo Salviati (1619-1634), Dionisio Bussotti (1638-1654) e Lodovico Malaspina (1672-1695) si interessano della riforma dei monasteri femminili e della riorganizzazione delle confraternite laicali. Dalla fine del XVII secolo, con il Bussotti e Gregorio Compagni (1696-1703), si fa frequente la predicazione al popolo da parte del vescovo. Nella prima metà del XVII sec. è significativo l’apporto di nuovi ordini e congregazioni: a Sansepolcro sono fondati il convento dei Cappuccini (1605), il monastero delle Cappuccine (1622) e il collegio dei Gesuiti (1638); a Pieve Santo Stefano è fondato un convento di Cappuccini (1625). La fondazione del santuario della Madonna della Selva presso Caprese (1634) e del piccolo oratorio suburbano della Madonna della Legna (1638) è segno della diffusione della pietà mariana. Nel 1710 il vescovo Giovanni Lorenzo Tilli (1704-1724) erige il seminario, dopo precedenti tentativi nel 1610 e nel 1658. Nel 1752 è fondata la scuola delle Maestre Pie, primo istituto religioso femminile di vita attiva. Sul finire del XVIII secolo la diocesi è interessata da un processo di ampliamento territoriale, favorito dal granduca Pietro Leopoldo: nel 1779 è aggregata alla diocesi il l’arcipretura nullius diocesis di Sestino; nello stesso anno è soppressa l’abbazia di Bagno di Romagna, la cui giurisdizione è unita a quella del vescovo di Sansepolcro (ponendo fine alla vertenza giurisdizionale tra vescovi e abati); lo stesso avviene nel 1785 con le due abbazie nullius diocesis di Galeata e di Isola. In questo periodo i conventi degli ordini mendicanti sono scorporati dalle province umbra o romana e aggregati a quella toscana. Il vescovo che governa la fase di ampliamento e ristrutturazione della diocesi è Roberto Costaguti (1778-1818), celebre predicatore, che si impegna in una profonda azione di riforma delle strutture istituzionali e pastorali diocesane, ottenendo anche l’approvazione del culto prestato ai beati Ranieri e Andrea da Sansepolcro. Negli anni dell’occupazione francese si verifica (1799) anche a Sansepolcro il moto controrivoluzionario del “Viva Maria”. Durante il periodo napoleonico sono soppressi monasteri e conventi (1808) e il vescovo rifiuta il giuramento di fedeltà a Napoleone (1810).

Tra Concilio Vaticano I e Concilio Vaticano II[modifica | modifica sorgente]

Molti monasteri e conventi vengono riaperti tra 1815 e 1816, ma sono nuovamente soppressi nel 1866. Nel 1838 san Romualdo abate è riconosciuto compatrono della diocesi. Successivamente all’unità nazionale si ha un momento di sede vacante, e la diocesi è retta dal vescovo di Città di Castello in qualità di amministratore apostolico (1867-1872). Negli ultimi decenni del XIX secolo si verifica un periodo di crisi, caratterizzato da un calo delle ordinazioni sacerdotali e dalla scarsa rilevanza del movimento cattolico. La tensione tra la Chiesa e i gruppi politici di area socialista e massonica è evidenziata dai tafferugli seguiti, nel 1893, alla processione del Corpus Domini. Per ridare vigore alla vita diocesana è eletto vescovo, nel 1911, il milanese Pompeo Ghezzi che entra in diocesi nel 1912 e vi rimarrà in carica fino al 1953: egli rilancia la pastorale diocesana attraverso le organizzazioni laicali (Unione Popolare, Azione Cattolica, confraternite e, successivamente, ACLI) e il potenziamento delle strutture diocesane. Nel corso del secondo decennio del XX secolo il movimento cattolico conosce un momento di grande vigore, dando vita anche a organizzazioni politiche e cooperative sia in città che in altri centri. Durante il ventennio fascista si verificano alcune tensioni tra la diocesi e il regime, specialmente a motivo del controllo esercitato sulle associazioni, senza però giungere a scontri aperti. In questi anni sono aperte numerose case religiose femminili di vita attiva sia in città che in molti centri del territorio. Tra Pompeo Ghezzi e la città di Sansepolcro si viene a creare, nel corso del suo lungo episcopato, un rapporto assai stretto, soprattutto grazie all'azione promossa dal vescovo nel 1927 a difesa della sede del capoluogo di mandamento, minacciata dal trasferimento in provincia di Perugia[7], e a vantaggio della popolazione rimasta in città durante l'estate del 1944, quando l'intera diocesi venne attraversata dal fronte bellico[8]. In questi drammatici momenti perdono la vita anche alcuni sacerdoti, tra cui don Giuseppe Rocco e don Francesco Babini. In città il vescovo Ghezzi diventa la figura di riferimento per tutti coloro che sono rimasti; è lui a coordinare le operazioni di assistenza alla popolazione, accoglienza ai profughi e ai peseguitati e soccorso a malati e feriti, coadiuvato dal dott. Carlo Vigo, dal dott. Raffaello Alessandri, direttore dell'ospedale, e da don Duilio Mengozzi. In particolare, Alessandri e Mengozzi mettono a repentaglio le loro stesse vite per salvare alcuni ebrei: il primo ospitando clandestinamente nell'ospedale il prof. Attilio Momigliano e il secondo accogliendo nella casa canonica della sua parrocchia una donna ebrea triestina spacciandola per la propria madre (fatto per cui è stato riconosciuto Giusto fra le Nazioni nel 2013).

Nel secondo dopoguerra, il vescovo Domenico Bornigia (1954-1963) aggiorna la pastorale (settimanale diocesano, cinema cattolico, casa di esercizi spirituali, rilancio dell’Azione Cattolica, pastorale del lavoro) e riorganizza l’assetto territoriale. Nel 1962 papa Giovanni XXIII conferisce alla cattedrale il titolo di basilica minore.

Dal Concilio Vaticano II alla riforma del 1986[modifica | modifica sorgente]

Negli anni del Concilio Vaticano II il vescovo Abele Conigli (1963-1967) promuove una rapida applicazione delle decisioni conciliari, attraverso l’istituzione dei consigli presbiterale e pastorale, il coinvolgimento di laici nella pastorale diocesana, l’organizzazione di convegni, la promozione di comunità presbiterali, la riforma del seminario, l’apertura alla missione ad gentes.

Tra gli anni '60 e '70 sviluppano Gioventù Studentesca (poi Comunione e Liberazione) e l’AGESCI; negli anni ’80 il vescovo Giovanni D’Ascenzi (1983-1986) rilancia l’Azione Cattolica. A partire dagli anni ’70 si verifica una riduzione delle ordinazioni sacerdotali e della presenza degli istituti religiosi, sia maschili che femminili.

Il 31 marzo 1967 il vescovo Abele Conigli lascia la diocesi perché trasferito alle sedi di Teramo e Atri, in Abruzzo. Dopo pochi mesi la diocesi di Sansepolcro è affidata al vescovo di Arezzo come amministratore apostolico, e cioè preclude la soppressione della diocesi, nell'ambito del più vasto piano di ristrutturazione delle circoscrizioni diocesane in Italia. Alla partenza del vescovo prende avvio un dibattito sul futuro della diocesi, che non esclude la possibilità di una fusione con quella confinante di Città di Castello. Un'ultima posizione ufficiale è presa dal Consiglio Presbiterale il 12 giugno 1974; il documento finale della redazione riporta: motivazione[9]:

« 1. Si riconosce l'opportunità, per motivi pastorali e in conformità ai criteri stabiliti per la revisione dei confini delle diocesi italiane, che i territori dei comuni di S. Piero in Bagno, Verghereto e S. Sofia vengano annessi alla regione romagnola. Tuttavia si rileva l'attaccamento dei sacerdoti alla diocesi di provenienza e si richiama un'attenzione particolare dei vescovi nel considerare le difficoltà (pastorali, ambientali, economiche) di inserimento in altra comunità diocesana. 2. Si propone che le zone suddette passino unitamente alla diocesi di Forlì (non una parte a Cesena ed un'altra a Forlì), poiché la affinità politica, sociale, psicologica, geografica e soprattutto la comunanza dei problemi pastorali che si è accebtuata in questi ultimi tempi, fa ritenere più facile il riconoscimento e l'inserimento nella diocesi di Forlì. 3. Si chiede che Sansepolcro rimanga diocesi, sia pure suffraganea di Arezzo, con vescovo residente munito di podestà ordinaria, e che tale posizione sia definita insieme alla sistemazione della zona romagnola. Infatti l'alta valle del Tevere costituisce una unità geografica-etnica-sociale-religiosa omogenea, con prospettive di carattere demografico. Inoltre la diocesi ha una sua tradizione di quattro secoli e mezzo alla quale è ancora legata la religiosità dei fedeli. 4. Si conviene sull'opportunità di unificare i seminari di Sansepolcro e di Arezzo e di dare alle due diocesi un unico indirizzo pastorale »

.

Tuttavia, le richieste del clero di Sansepolcro vengono accolte solamente in parte dagli organismi preposti al riordino delle diocesi italiane e nel 1975 il territorio romagnolo è smembrato e accorpato alle diocesi di Cesena (la valle del Savio) e di Forlì (la valle del Bidente) e il vescovo di Arezzo diviene anche vescovo di Sansepolcro; nel 1978 il vescovo di Arezzo e Sansepolcro diviene anche vescovo di Cortona. Il 30 settembre 1986 le tre sedi sono unificate nella nuova Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, il cui territorio, caratterizzato da un'estrema eterogeneità geografica e socio-culturale, si collocherà, per dimensioni, al decimo posto tra le diocesi italiane.

Liturgia[modifica | modifica sorgente]

Nei 466 anni di esistenza, la diocesi di Sansepolcro ha sviluppato una propria tradizione liturgica, attingendo in particolare alle tradizioni medievali.

Calendari liturgici[modifica | modifica sorgente]

Nel 1964 era in vigore il seguente calendario liturgico:

  • 7 febbraio, san Romualdo abate, contitolare della Basilica Cattedrale Cattedrale: primi vespri; messa propria, gloria, credo (bianco).

Diocesi: messa propria, gloria (bianco).

  • 15 maggio, nella regione Toscana: Beata Vergine Maria di Montenegro, patrona della Toscana: primi vespri; messa propria, gloria, credo, prefazio della B. V. Maria (bianco);
  • 15 maggio, nella regione Romagna: sant’Ellero abate. Nelle chiese di Sant’Ellero di Galeata e di Santa Maria in Cosmedin dell’Isola: primi vespri; messa, gloria, senza credo, seconda orazione di san Giovanni.
  • 9 luglio, santi Nicola Pichi e compagni martiri (rosso).
  • 11 agosto, sant’Emidio vescovo e martire (rosso).
  • 1 settembre, dedicazione della Basilica Cattedrale. Cattedrale: primi vespri; messa dal comune della dedicazione di una chiesa, gloria, credo (bianco).
  • 4 settembre, beato Andrea Dotti da Sansepolcro (bianco).
  • 11 settembre, beata Giovanna da Bagno (bianco).
  • Seconda domenica di settembre, Santo Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo (bianco).
  • 1 ottobre, beato Angelo Scarpetti da Sansepolcro. Commemorazione alle Lodi mattutine (verde).
  • 5 novembre, reliquie conservate nelle chiese della Diocesi.
  • 6 novembre, beato Ranieri Rasina da Sansepolcro (bianco).
  • 27 dicembre, san Giovanni Apostolo ed Evangelista, titolare della chiesa Cattedrale e patrono della città e della diocesi. Primi vespri; messa propria, gloria, credo (bianco).

Nel 1981 la Congregazione del Culto Divino ha approvato il seguente calendario, riformulato dopo la riforma liturgica e dopo le modifiche territoriali subite dalla diocesi nel 1975:

  • 15 maggio, beata Vergine Maria delle Grazie (Madonna di Montenero) – festa.
  • 19 giugno, san Romualdo ab. – festa nella Basilica Cattedrale, memoria in diocesi.
  • 9 luglio, san Nicola Pichi e compagni mm. – memoria.
  • 11 agosto, sant'Emidio v. m. – memoria.
  • 1 settembre, dedicazione della Basilica Cattedrale di Sansepolcro (1049) – solennità nella Cattedrale, festa in diocesi.
  • 3 settembre, beato Andrea Dotti – memoria.
  • 1 ottobre, beato Angelo Scarpetti – memoria.
  • 31 ottobre, beato Ranieri – memoria.
  • 5 novembre, tutti i santi di cui si conservano le reliquie in diocesi – memoria.
  • 27 dicembre, san Giovanni, ap. ev., titolare della Basilica Cattedrale, patrono della città di Sansepolcro e della diocesi – solennità in Sansepolcro, festa in diocesi.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1905  ? 60.500  ? 216 190 26  ?  ?  ?  ? 135
1950 79.500 80.000 99,4 108 90 18 736 21 36 136
1970 45.000 45.000 100,0 136 117 19 330 23 114 136
1980 29.000 29.400 98,6 63 53 10 460 11 53 95

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Regioni, Diocesi e Parrocchie
  2. ^ Andrea Czortek, La vita religiosa a Sansepolcro tra 1203 e 1399, in La nostra storia. Lezioni sulla storia di Sansepolcro, I. Antichità e Medioevo, a cura di A. Czortek, Sansepolcro 2010, pp. 203-259
  3. ^ Su questo tema, fondamentale per comprendere una parte delle motivazioni che furono all'origine della diocesi, cfr. Gian Paolo G. Scharf, La diocesi prima della diocesi: la coscienza urbana di Borgo San Sepolcro nel Quattrocento, in "Pagine altotiberine", 6, 1998, pp. 95-104
  4. ^ Ivano Ricci, Il culto mariano nella diocesi di Sansepolcro, Stab. Tipografico Boncompagni, Sansepolcro 1955
  5. ^ Il manoscritto con la relazione della visita si conserva presso l'Archivio Vescovile di Sansepolcro; se ne veda il commento in Ercole Agnoletti, Viaggio per le valli altotiberine toscane, AC Grafiche, Città di Castello 1980e l'edizione in Silvano Pieri e Carlo Volpi (a cura), Visita apostolica alle diocesi di Cortona e Sansepolcro 1583 e decreti generali, Archivi Diocesani, Arezzo 2012.
  6. ^ Ercole Agnoletti, I papi al Bogo, Stabilimento Arti Grafiche, Sansepolcro 1992, pp. 16-18. Il papa visitò il monastero delle Clarisse di Santa Maria delle Strada, poco fuori Porta Romana; la lapide che ricorda il fatto è stata collocata nel 2012 al piano terra dal Palazzo Vescovile
  7. ^ Andrea Czortek, Sansepolcro, 6-11 gennaio 1927, in "Pagine altotiberine", 31, 2007, pp. 7-28.
  8. ^ Giuliana Maggini, Pompeo Ghezzi, vescovo della diocesi di Sansepolcro (1912-1953), in La nostra storia. Lezioni sulla storia di Sansepolcro, IV. Età Contemporanea, a cura di Andrea Czortek, Gruppo Graficonsul, Sansepolcro, 2013, pp. 61-144 e Libero Alberti, La Resistenza a Sansepolcro e le vittime civili, ivi, pp. 251-319
  9. ^ "Bollettino Diocesi di Sansepolcro", 1974, pp. 9-10
  10. ^ Durante la vacanza della sede, furono amministratori apostolici Paolo Micallef (1867 - 1871) e Giuseppe Moreschi (1871 - 1872), vescovi di Città di Castello.
  11. ^ Dal 1949 al 1953 è amministratore apostolico sede plena mons. Emilio Bianchieri, vescovo di Sarsina
  12. ^ Durante la vacanza della sede, fu amministratore apostolico Telesforo Giovanni Cioli, vescovo di Arezzo.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Dati riportati su www.catholic-hierarchy.org alla pagina Diocese of Sansepolcro (Borgo San Sepolcro)
  • Giuseppe Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, vol. XVII, Venezia 1862, pp. 249–273
  • (LA) Pius Bonifacius Gams, Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Leipzig 1931, pp. 751–752
  • (LA) Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 3, p. 143; vol. 4, p. 124; vol. 5, p. 131; vol. 6, p. 135
  • Amintore Fanfani, La popolazione della diocesi di Borgo Sansepolcro dal 1681 ad oggi, in Contributi del Laboratorio di Statistica, Vita e Pensiero, Milano 1932, pp. 5–16
  • Ivano Ricci, Il culto mariano nella diocesi di Sansepolcro, Stab. Tipografico Boncompagni, Sansepolcro 1955
  • Ercole Agnoletti, I Vescovi di Sansepolcro, I-IV, Tipografia Boncompagni, Sansepolcro 1972-1975
  • Ercole Agnoletti, Viaggio per le valli altotiberine toscane, AC Grafiche, Città di Castello 1980
  • Ercole Agnoletti, 102 figure di preti, Stabilimento Arti Grafiche, Sansepolcro 1987
  • Ercole Agnoletti, I papi al Borgo, Stabilimento Arti Grafiche, Sansepolcro 1992
  • Gian Paolo G. Scharf, La diocesi prima della diocesi: la coscienza urbana di Borgo San Sepolcro nel Quattrocento, in "Pagine altotiberine", 6, 1998, pp. 95–104
  • Silvano Pieri e Carlo Volpi (a cura), Visita apostolica alle diocesi di Cortona e Sansepolcro 1583 e decreti generali, Archivi Diocesani, Arezzo 2012
  • Gaetano Greco, Sansepolcro diventa città (1515/1520), in La nostra storia. Lezioni sulla storia di Sansepolcro, II. Età moderna, a cura di Andrea Czortek, Sansepolcro 2011, pp. 89–133

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]