Duilio Mengozzi

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Duilio Mengozzi (San Zeno di Galeata, 6 novembre 1915Sansepolcro, 17 marzo 2005) è stato un presbitero e insegnante italiano, del clero diocesano di Sansepolcro, che ha ricevuto la medaglia d'oro al valor civile ed il titolo di giusto tra le nazioni per aver salvato una famiglia ebrea. Parroco e insegnante di religione cattolica nell’Istituto Magistrale della città; nel periodo della Resistenza si è attivamente impegnato per la salvezza di molti perseguitati per motivi razziali o politici e per la difesa della città, minacciata di distruzione dai nazisti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato il 6 novembre 1915 a Galeata (nella frazione di San Zeno), Duilio Mengozzi è stato parroco di San Giovanni Battista al Trebbio (parrocchia nella campagna a sud-ovest di Sansepolcro) dal 1938 fino alla morte. Ha compiuto la formazione al sacerdozio nei seminari di Sansepolcro, di Firenze e nel Collegio Capranica di Roma, di cui è stato alunno dal 1934 al 1938[1]. In questi quattro anni ha completato gli studi superiori presso la Pontificia Università Gregoriana. A Roma però non discusse mai la sua tesi di laurea, preso dalle preoccupazioni per la guerra, e preferì aiutare le famiglie della parrocchia di Santa Lucia alla Circonvallazione Clodia occupandosi specialmente dei ragazzi (tra i quali il futuro giornalista Mario Pastore). Fu ordinato sacerdote a Sansepolcro il 17 luglio 1938 dal vescovo Pompeo Ghezzi.

Nella sua lunga carriera ecclesiastica ha ricoperto gli uffici di vicecancelliere vescovile, esaminatore sinodale, commissario dei legati pii, censore dei libri, segretario della commissione per la soluzione dei casi, membro dell'ufficio catechistico. In occasione del XVII Sinodo Diocesano di Sansepolcro (29-31 luglio 1944) ha ricoperto l'incarico di notaio sinodale e maestro delle cerimonie. Dal 1942 al 1970è stato insegnante di religione cattolica presso l’Istituto Magistrale di Sansepolcro. In ambito culturale fu inoltre attivamente impegnato per lo sviluppo degli studi sul pittore Raffaellino del Colle, collaborando alle celebrazioni per il quinto centenario della nascita nel 1986 e pubblicando una monografia nel 1998.

Insignito del titolo di monsignore, morì a Sansepolcro il 17 marzo 2005. Il corpo è stato tumulato nel cimitero del Trebbio dove, il 6 novembre 2005, è stato inaugurato un busto in bronzo, finanziato con una sottoscrizione popolare, alla memoria di questo «indimenticabile protagonista della storia civile e religiosa della città»[2]. La ricca biblioteca personale di monsignor Mengozzi è stata donata alla Biblioteca Vescovile di Sansepolcro e messa a disposizione degli studiosi.

Nel periodo della Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Durante il periodo della Resistenza svolse una notevole attività a favore degli sfollati, rimanendo, assieme al vescovo Pompeo Ghezzi, vicino alla popolazione sia nelle drammatiche ore seguite all'8 settembre 1943 sia in quelle dell'estate 1944 quando il territorio di Sansepolcro si trovò sul fronte bellico e, in piena crisi istituzionale, i due sacerdoti s'impegnarono nell'organizzazione di servizi d'assistenza essenziali per i civili[3]. Don Mengozzi ospitò nella canonica del Trebbio alcuni ebrei ricercati a motivo delle leggi razziali e si adoperò per assistere malati e feriti nell'ospedale di Sansepolcro (di cui era cappellano e dove venivano nascosti soldati inglesi, prigionieri slavi ed ebrei in fuga, tra cui anche il filologo Attilio Momigliano e sua moglie[4]) e per la tumulazione delle salme. Fu assessore all'igiene nella giunta municipale nominata alla partenza degli inglesi dalla città. Nel 1992 ha scritto il volume Dalla prima all'ultima guerra mondiale, 1918-1945, dedicato al sorgere delle dittature in Italia, Germania e URSS e al secondo conflitto mondiale, con un riferimento specifico alla situazione di Sansepolcro nel 1944. Così, nel settimanale regionale Toscana oggi del 26 gennaio 2007, venne ricordato uno dei vari episodi che videro don Mengozzi impegnato a favore degli ebrei perseguitati:

« Alvaro Lucernesi era uno studente diciassettenne che viveva con la famiglia nella casa assegnata al padre Pietro, responsabile tecnico di una distilleria a quel tempo posta di fronte al collegio «Regina Elena». La distilleria si chiamava Uva (Utilizzazione Vinacce Alcoliche). Proprietà della famiglia Marzani di Arezzo, nel 1939 la ditta fu ceduta agli Stock di Trieste, imprenditori ebrei già famosi per la loro produzione di brandy. Durante la guerra, perciò, gli Stock approfittarono anche della loro filiale di Sansepolcro per nascondervi i propri congiunti. È in questo modo che in casa Lucernesi arriva la famiglia di Emma Stock. Tuttavia la signora, già settantacinquenne, viene sistemata presso la parrocchia del Trebbio in casa di don Duilio Mengozzi e spacciata per sua madre (don Duilio aveva perso la mamma all’età di due anni). Si tratta di una donna con un discreto spessore culturale, che conosce alcune lingue e, soprattutto, è in grado di capire il tedesco. I militari che hanno insediato al Trebbio il proprio comando non se ne avvedono, neanche quando reca una bottiglia di vino ad un soldato ubriaco venuto a cercarlo in canonica »
(Andrea Bertocci[5])

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Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

A motivo delle benemerenze acquisite in ambito pastorale e scolastico e dell'impegno profuso per difendere i perseguitati per motivi politici o razziali nel 1944, monsignor Mengozzi fu insignito dell'onorificenza di Cappellano di Sua Santità il 20 ottobre del 1995 da parte di papa Giovanni Paolo II[6].

Il 3 settembre 2013 lo Yad Vashem di Gerusalemme ha comunicato l'iscrizione del nome di don Duilio Mengozzi nell'elenco dei Giusti fra le Nazioni [7].

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • Duilio Mengozzi, Dalla prima all’ultima guerra mondiale, 1918-1945. Fatti, misfatti e cronaca (presentazione di Giulio Andreotti, appendice su "Mussolini, Hitler, Stalin, Sansepolcro 1944"), Città di Castello, Tibergraph, 1992.
  • Duilio Mengozzi, Raffellino dal Collo (1485-1566). Catalogo completo dei dipinti, Sansepolcro, Grafiche Borgo, 1998.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Capranicensi dal 1930 al 1939. URL consultato in data 27 settembre 2013.
  2. ^ Sansepolcro, ricordo di don Duilio Mengozzi, ArezzoNotizie, 17 marzo 2006.
  3. ^ Mirco Giubilei, Una memoria completa e condivisa sulla Resistenza, su Il difensore civico, n. 16, del 29 aprile 2006, p. 5.
  4. ^ Franco Polcri, "Poesia e guerra: ricordo di Attilio Momigliano a Sansepolcro nel 1944", in Pagine altotiberine, 4, 1998, pp. 113-118. Lo stesso Momigliano, poi nascosto nella canonica di don Mengozzi per raggiungere le linee inglesi (Luigi Andreini di Arezzo, "Schindler cattolici", lettera pubblicata su Avvenire del 19 febbraio 1998, p. 26), descriverà quei sei mesi da finto ammalato di tifo nella premessa al suo commento alla Gerusalemme liberata del Tasso (La Nuova Italia, 1946), quasi per collegare idealmente Sansepolcro con il Santo Sepolcro.
  5. ^ Andrea Bertocci, I sacerdoti "eroi" che misero in salvo gli ebrei in Toscana Oggi, 26 gennaio 2007. URL consultato il 4 settembre 2010.
  6. ^ Acta Apostolicae Sedis, 88 (2 gennaio 1996), p. 367. Consultabile negli Atti ufficiali della Santa Sede.
  7. ^ Salvò gli ebrei in canonica: Don Duilio Mengozzi sarà "giusto fra le nazioni" / TSD / Video / TV & Media / Home - Toscana Oggi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ercole Agnoletti, Le memorie di Sansepolcro, Sansepolcro, Arti Grafiche, 1986.
  • Arduino Brizzi, La piazza. Cronache di un ventennio a Sansepolcro, Sansepolcro, Edizioni Amatoriali Tiberine, 1981.
  • Omaggio a don Duilio Mengozzi (Convegno ex alunni Istituto Magistrale di Sansepolcro, 27-29 agosto 1988), Anghiari, ITEA Editrice, 1988.
  • Alvaro Lucernesi, Andrea Bertocci, La Via del Trebbio. 1940-1944, una piccola Gerusalemme sulle sponde del Tevere. ViaMaior, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • "Un anno dalla morte di don Duilio Mengozzi", su Il difensore civico, n. 11, del 20 marzo 2006.