Pandolfo III Malatesta

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Signoria di Rimini (1334-1528)
Malatesta
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Ferrantino(1334-1335)
Malatesta II (1335-1364)
Ungaro (1364-1372)

Galeotto I (1372-1385)

Carlo I (1385-1429)

Galeotto Roberto (1429-1432)

Sigismondo Pandolfo (1432-1468)

Sallustio (1468-1469)

Roberto (1469-1482)

Pandolfaccio (1482-1528)

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Pandolfo III Malatesta detto il Grande (2 gennaio 1370Fano, 3 ottobre 1427) è stato un condottiero italiano, esponente della famiglia dei Malatesta.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Galeotto I Malatesta, Pandolfo ebbe da quest'ultimo la signoria di Fano.

Servì Gian Galeazzo Visconti quale condottiero e alla morte di costui fu nominato consigliere della reggenza per i due eredi viscontei. Di questa circostanza Pandolfo approfittò per procacciarsi un grande stato.

Inviato con Facino Cane contro Brescia, con raggiri si impadronì della città nel 1404, e se ne fece confermare il possesso da Caterina Visconti, in pegno di servigi resi alla duchessa che quest'ultima non era in condizione di saldare.

Nel 1407 acquistò Bergamo da Giovanni Ruggero Suardi e conquistò Lecco; dovette poi lottare con Facino Cane, e quindi con il Carmagnola, mandato a recuperare le terre che Pandolfo aveva occupate. Lottò strenuamente ma il Carmagnola ad uno ad uno gli tolse tutti i castelli e nel 1421 Pandolfo fu costretto ad abbandonare Brescia, che per altro non ebbe da lagnarsi della signoria malatestiana.

Ritiratosi a Fano, si consolò del perduto dominio, raccogliendo antichi codici e mantenendo buone amicizie con dotti del suo tempo, e più specialmente con Francesco Filelfo e Angela Nogarola.

Nel 1424 partecipò alla Battaglia di Zagonara (28 luglio 1424) dove guidò l'attacco alla fortezza, difesa dai Visconti di Milano. L'esito fu avverso ma Pandolfo riuscì a fuggire a Ravenna.

Nel 1425, secondo il racconto di Giovanni di Mastro Pedrino, raggiunse Forlì, da dove si imbarcò, lungo il fiume Montone, in direzione di Russi (13 marzo)[1]. Lo scopo era di raggiungere Milano, per ottenere aiuti dai Visconti e tentare di recuperare le sue terre. Ma la missione non ebbe successo.

Morì a Fano il 3 ottobre 1427.

Successione[modifica | modifica sorgente]

Dall'amante Antonia da Barignano ebbe:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cf. P. Moressa, L'aquila e il capricorno, Foschi editore, Forlì, 2007, p. 30.
  2. ^ il Rimino

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • P. Farulli. Cronologia della nobile famiglia dei Malatesta. Siena, 1724;
  • Aldo Francesco Massera. Note Malatestiane. Galileiana, Firenze, 1911;
  • Lea Nissim Rossi. I Malatesta. Novissima Enciclopedia Monografica Illustrata. Firenze. 1933-1934, Francesco Novati;
  • Cesare Selvelli. Pandolfo Malatesta, Signore di Bergamo. Bergamo, 1932.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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