Parisina Malatesta

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Giuseppe Bertini: Parisina

Parisina Malatesta, nome con cui era conosciuta Laura Malatesta[1] (1404Ferrara, 21 maggio 1425), era figlia di Andrea Malatesta, signore di Cesena[2], e della seconda moglie Lucrezia Ordelaffi[3].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Parisina aveva pochi giorni quando sua madre venne avvelenata dal padre Cecco Ordelaffi[3] e crebbe alla corte dello zio Carlo Malatesta a Rimini[2].

Ad appena quattordici anni sposò a Ravenna il marchese di Ferrara Niccolò III d'Este, vedovo anni prima di Gigliola da Carrara, ed entrò in una Ferrara funestata dalla peste[4]. Prese alloggio nella torre dei Rigobelli nelle stanze sotto la biblioteca e riorganizzò la sua nuova dimora[4]. Dimora di Parisina fu anche la Delizia di Consandolo, fatta costruire da Niccolò.

Parisina è ricordata in particolare per la tragica vicenda che la portò alla decapitazione. Segue una delle versioni, ma la tradizione ha restituito la storia con sfumature diverse (cfr. paragrafo sottostante).

In occasione di un viaggio, nel 1424[5] diretto a far visita ai suoi famigliari, Parisina fu accompagnata per volere del marito anche da Ugo d'Este, figlio di Niccolò e di una sua amante, Stella de' Tolomei. I due giovani ebbero modo di conoscersi meglio e già a Ravenna divennero amanti. La relazione proseguì di nascosto anche di ritorno a Ferrara: i due amanti si incontravano nelle delizie di Belfiore, Fossadalbero e Quartesana[4].

Altre fonti riportano che per sfuggire alla peste nel 1423 si rifugiò nel castello di Fossadalbero scortata dal figliastro e lì nacque la relazione[3].

Messo in guardia da una ancella[3], Niccolò spiò gli amanti scoprendo la tresca. Fece allora rinchiudere nelle prigioni del castello i due dove vennero fatti decapitare nel 1425.

Le fonti storiche sulla vicenda di Parisina e Ugo[modifica | modifica wikitesto]

Ferrara, castello estense, la prigione di Parisina

La verità sulla storia dei due amanti non è mai stata pienamente chiarita, soprattutto nei suoi dettagli. Il resoconto della tragica sorte di Parisina e Ugo è fondamentalmente dovuto a quanto ne riferì Antonio Frizzi nelle Memorie per la storia di Ferrara, pubblicate per la prima volta nel 1791.[6] Secondo lo storiografo, che dice di basarsi sulle precedenti Storie manoscritte e a stampa, il rapporto tra i due sventurati era all'inizio tutt'altro che cordiale: Parisina «lo trattava poco amorevolmente», e il padre «ne provava assai rincrescimento». Tuttavia, le cose cambiarono all'improvviso: Parisina ottenne dal consorte il permesso per un viaggio, con la condizione che portasse Ugo con sé, in modo da ricucire il difficile rapporto. Durante il tragitto si sarebbero innamorati follemente.

Passò qualche tempo, durante il quale i due si davano segretamente alla passione presso la corte estense, finché a un certo Zoese, «famiglio del Marchese», una cameriera che era stata da Parisina «battuta» svelò la tresca, vendicandosi per il trattamento subito. Frizzi continua affermando che il Marchese, informato da Zoese, si accertò del tradimento «il 18 di Maggio da un pertugio fatto nella soffitta della stanza della moglie». Fuori di sé, ordinò un processo sommario con cui gli amanti furono condannati a morte. A nulla valse l'intercessione di alcune influenti personalità della corte. Il 21 maggio Ugo fu decapitato, e Parisina, mentre veniva condotta al patibolo, saputo che l'amato era morto, esclamò: «Adesso né io vorrei più vivere», e «si spogliò colle proprie mani d'ogni ornamento, e si avvolse un drappo alla testa, e si prestò al fatal colpo che compié la scena ferale».[7]

Anche il modenese Aldobrandino Rangoni, gentiluomo ai servizi della marchesa, fu giustiziato lo stesso giorno, evidentemente perché al corrente della relazione clandestina. Frizzi narra che Niccolò III ebbe a pentirsi della propria impulsività, piangendo per tutta la notte successiva e invocando il nome del figlio. In seguito, però, ordinò l'esecuzione di tutte le donne ferraresi che intrattenessero una relazione al di fuori del matrimonio.

Una nota alla seconda edizione delle Memorie (1850), curata da Camillo Laderchi, avanza l'ipotesi che i due protagonisti del dramma si fossero conosciuti prima del matrimonio di lei, a Rimini, e fossero stati addirittura promessi sposi. Niccolò III, giunto nella città, si sarebbe invaghito della fidanzata del figlio, strappandogliela e facendole credere che Ugo si fosse impegnato con un'altra donna. Tuttavia, a Ferrara i due giovani avrebbero chiarito la verità, rinfocolando la passione di un tempo. Laderchi giustifica questa versione riportando la diceria che le pagine mancanti del calendario della Biblioteca di S. Francesco riportassero la storia in questa variante meno nota.[8]

Sorprende, invece, il silenzio di Ludovico Antonio Muratori, che negli Annali d'Italia non fa parola della vicenda. Uno studio critico più recente è stato compiuto da Angelo Solerti e pubblicato su Nuova Antologia nel 1893.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Parisina ebbe due gemelle e un figlio[5]:

Le riprese letterarie e musicali[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Parisina e Ugo, che ha fonti storiche relativamente ridotte, ha potuto facilmente confondersi con il mito, dando origine a numerose riprese letterarie sin dal XV secolo, costituendo la materia della novella XLIV di Matteo Bandello[9], e confluendo anche, mutato il nome dei personaggi e il luogo dell'azione, nella quinta novella della seconda Cena del Lasca.

Nel XVII secolo Lope de Vega, ispirandosi alla novella di Bandello, fece della storia dei due sfortunati amanti il tema della tragedia El castigo sin venganza.

Con il Romanticismo la vicenda tornò ad essere un'importante fonte d'ispirazione: George Byron ne venne a conoscenza leggendo i Miscellaneous Works di Edward Gibbon, e nel 1816 stese Parisina, un poemetto in rima che ebbe numerose traduzioni italiane, tutte in versi sciolti, la più importante delle quali è sicuramente quella di Andrea Maffei.

La storia si spostò quindi in ambito teatrale, nella versione di Luigi Cicconi, rappresentata al Teatro Carignano di Torino il 30 novembre 1832. L'anno successivo, alla Pergola di Firenze, andava in scena la tragedia lirica di Donizetti su testo di Felice Romani. Nel 1835 anche Antonio Somma diede voce alle sventure dei due amanti, riscuotendo notevole successo con la sua tragedia.

Anche l'inizio del ventesimo secolo si è voluto ricordare di Parisina e Ugo: al film del 1909 fece seguito l'opera di Pietro Mascagni, ispirata al poema byroniano e con le parole di Gabriele D'Annunzio. La prima fu rappresentata nel 1913 alla Scala di Milano.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ il Castello Estense di Ferrara
  2. ^ a b scorpion73 - Articoli e post su scorpion73 trovati nei migliori blog
  3. ^ a b c d Comune di Rimini - La storia - Donne di Rimini - Amore e morte alla corte dei Malatesti
  4. ^ a b c Fatti, miracoli e leggende di Ferrara antica
  5. ^ a b c d Parisina and the Playing Cards
  6. ^ Il volume del Frizzi ha come fonte principale, per gli anni di governo di Niccolò III, il dettagliato resoconto che ne fece Giacomo Delayto di Rovigo, cancelliere del marchese
  7. ^ A. Frizzi, Memorie per la storia di Ferrara, Ferrara, Abram Servadio, 1850, pp. 450-453
  8. ^ La nota del Laderchi può leggersi, oltre che nell'edizione del 1850, in R. Barbiera (a cura di), Parisina, Milano, Treves, 1913, p. 5
  9. ^ Ugo e Parisina
  10. ^ Tutti i riferimenti puntano a R. Barbiera (a cura di), cit., pp. V-XXIV. Il volumetto presenta alcune fonti storiche, oltre alla riproduzione integrale delle opere di Bandello, Lasca, Byron (nella traduzione di Maffei), Romani e Somma.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Angelo Solerti, Ugo e Parisina. Storia e leggenda secondo nuovi documenti, in «Nuova Antologia», XII, 16 giugno 1893

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Gigliola da Carrara 1419 - 1425 Ricciarda di Saluzzo