Buitoni
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La Buitoni è un'industria alimentare italiana, il cui marchio è attualmente di proprietà della multinazionale svizzera Nestlè.
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[modifica] Origini
L'attività inizia nel 1827 ad opera di Gio. Batta Buitoni, che avvia con la moglie Giulia Boninsegni un piccolo negozio di pasta a Sansepolcro. Nel 1856 i figli Giuseppe e Giovanni Buitoni aprono un laboratorio a Città di Castello aumentando la produzione, che riguarda in maniera particolare pastina glutinata per bambini e ammalati[1].
[modifica] Dalla Perugina alla IBP
La produzione di pasta si affianca a quella di cioccolato e dolciumi quando, insieme ad altri soci, il 30 novembre 1907 Francesco Buitoni, figlio di Giovanni, costituisce a Perugia, con un capitale sociale di 70.000 lire, la "Società Perugina per la Fabbricazione dei Confetti"[2], che diventerà poi "La Perugina - Cioccolato e Confetture".
Nel corso degli anni '20 il ramo perugino della famiglia, costituito dai cinque figli di Francesco Buitoni, tra i quali si pone in particolare evidenza il terzogenito Giovanni, si assicura il controllo delle attività, attraverso un processo di acquisizione di pacchetti azionari che si conclude nel 1927[3].
Negli anni che seguono la storia della Buitoni si intreccia con quella della Perugina, non costituendo un organismo polisettoriale integrato, ma dando luogo ad un'alleanza informale legata alla comune proprietà[4].
Nel 1934 viene creata la prima filiale all'estero, in Francia, mentre nel 1939 Giovanni Buitoni si trasferisce negli Stati Uniti[5], dove apre un negozio Perugina a New York e poi la Buitoni Foods Corporation[6].
Nel 1953 da un incontro fra i cinque fratelli Buitoni nasce la Ibo - International Buitoni Organization, per raccordare le attività della Perugina e della Buitoni in Italia, e queste con le filiali di Francia e Stati Uniti. La struttura però non decolla e la questione del coordinamento rimane aperta fino al 1969, quando per delibera dei consigli di amministrazione delle società Buitoni e Perugina avviene la fusione per incorporazione della Buitoni nella Perugina. Nasce così la IBP - Industrie Buitoni Perugina, che tre anni più tardi verrà quotata in borsa[7].
[modifica] Difficoltà finanziarie e cessione
Dopo la fase di crescita vissuta negli anni '60, durante i quali le imprese Buitoni si erano configurate come una realtà duttile e si erano notevolmente espanse all'estero, dal 1974 si mettono in evidenza criticità finanziarie ed organizzative. L'azienda tornerà a produrre utili solo nel 1980, ma continuerà a soffrire la crescente aggressività di concorrenti italiani e stranieri[8].
Negli anni '80 inizia dunque la ricerca di un partner, che porta a contatti infruttuosi con le francesi Midy e Souchard. Nel 1984 si profila la cessione alla Danone, ma a fronte dell'offerta da parte di Carlo De Benedetti di una cifra superiore del 20%, la IBP passa sotto il controllo della CIR. Il fallimento del progetto di De Benedetti porterà tuttavia in breve tempo a un nuovo passaggio di mano, e nel 1988 la Buitoni viene acquisita da Nestlè[9].
[modifica] La TMT
Nel gennaio 2008 la multinazionale svizzera decide di uscire dalla produzione diretta della pasta secca, della pasta all'uovo e delle fette biscottate marchiate Buitoni, affidando la vendita dello stabilimento di Sansepolcro a Mediobanca[10]. L'operazione si completa nel giugno 2008, quando viene ufficializzata la cessione dello stabilimento al gruppo italo-svizzero TMT di Angelo Mastrolia (che aveva già rilevato da Nestlè lo stabilimento Buitoni di Eboli). L'accordo prevede la concessione in affitto per 10 anni del marchio Buitoni a TMT[11]
Con la cessione di Sansepolcro (circa 500 addetti), Nestlé non abbandona il marchio Buitoni, che rimane di sua proprietà, e mantiene gli stabilimenti di Benevento (150 addetti), dedicati al surgelato, e di Moretta, in provincia di Cuneo (250 addetti), dove sono preparate le paste ripiene e le salse[12].
[modifica] Note
- ^ Storia, in Buitoni.it. URL consultato il 07-07-2009.
- ^ Elisa Bastianelli, Tiziana Battistacci, La Perugina, in Sulle orme del cambiamento tra storia e memoria, mostra foto-grafico-documentaria, Perugia, Palazzo dei Priori, 18-26 ottobre 1997; Archivio di Stato di Perugia, Chiostro di S. Domenico, 30 ottobre - 15 novembre 1997.
- ^ Francesco Chiapparino; Renato Covino, Consumi e industria alimentare in Italia dall'Unità a oggi, Perugia, Giada, 2002. pag. 124.
- ^ Chiapparino, Covino, op. cit., pag. 88.
- ^ Sulla decisione influiscono le difficoltà seguite alla soppressione del concorso legato alla trasmissione radiofonica I Quattro Moschettieri, che aveva garantito negli anni precedenti il raddoppio del fatturato alle due aziende, e gli screzi, legati in particolare a questo episodio, con il Regime fascista, che pure Giovanni Buitoni aveva sostenuto. Cfr. Chiapparino, Covino, op. cit., pag. 88-89.
- ^ Chiapparino, Covino, op. cit., pag. 88-89.
- ^ Claudio Repek, Spaghetti al bacio, Montepulciano, Le Balze, 2006. pag. 23-37.
- ^ Chiapparino, Covino, op. cit., pag. 129-132.
- ^ Chiapparino, Covino, op. cit., pag. 132-133.
- ^ Paolo Bricco. «Nestlè vende pasta Buitoni». Il Sole 24 Ore, 23-01-2008. URL consultato in data 08-07-2009.
- ^ Piero Scortecci. «Buitoni a Mastrolia: l'annuncio Nestlé». La Nazione, 13-06-2008. URL consultato in data 08-07-2009.
- ^ Bricco, cit..
[modifica] Bibliografia
- Francesco Chiapparino; Renato Covino, Consumi e industria alimentare in Italia dall'Unità a oggi, Perugia, Giada, 2002.
- Claudio Repek, Spaghetti al bacio, Montepulciano, Le Balze, 2006.


