Buitoni

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Buitoni
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Stato Italia Italia
Fondazione 1827 a Sansepolcro (Arezzo)
Sede principale Milano, già Sansepolcro
Gruppo Italia Newlat

Svizzera Nestlé

Persone chiave Giovanni Battista Buitoni
Settore alimentare
Prodotti pasta, fette biscottate, buitost, crostino
Slogan da qui in tutto il mondo; star bene a tavola; Buitoni, c'è più gusto
Sito web www.buitoni.it

La Buitoni è un'azienda alimentare italiana produttrice di pasta secca, prodotti da forno (fette biscottate, buitost, crostino) il cui marchio è attualmente di proprietà della multinazionale svizzera Nestlé per quanto riguarda i prodotti surgelati e le salse, mentre per quanto riguarda la pasta secca, pasta all'uovo e prodotti da forno, il marchio è stato acquisito dall'italiana Newlat dal settembre 2008.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Monumento a Giovanni Buitoni (1822-1901) a Sansepolcro.

L'attività inizia nel 1827 ad opera di Giovanni Battista Buitoni, che avvia con la moglie Giulia Boninsegni un piccolo negozio di pasta a Sansepolcro, nell'allora Granducato di Toscana. Nel 1856 i figli Giuseppe e Giovanni Buitoni aprono un laboratorio a Città di Castello aumentando la produzione, che riguarda in maniera particolare pastina glutinata per bambini e ammalati[1].

Dalla Perugina alla IBP[modifica | modifica sorgente]

La produzione di pasta si affianca a quella di cioccolato e dolciumi quando, insieme ad altri soci, il 30 novembre 1907 Francesco Buitoni, figlio di Giovanni, costituisce a Perugia, con un capitale sociale di 70.000 lire

, la "Società Perugina per la Fabbricazione dei Confetti"[2], che diventerà poi "La Perugina - Cioccolato e Confetture".

Nel corso degli anni venti il ramo perugino della famiglia, costituito dai cinque figli di Francesco Buitoni, tra i quali si pone in particolare evidenza il terzogenito Giovanni Buitoni, si assicura il controllo delle attività, attraverso un processo di acquisizione di pacchetti azionari che si conclude nel 1927[3].

Negli anni che seguono la storia della Buitoni si intreccia con quella della Perugina, non costituendo un organismo polisettoriale integrato, ma dando luogo ad un'alleanza informale legata alla comune proprietà[4].

Nel 1934 viene creata la prima filiale all'estero, in Francia, mentre nel 1939 Giovanni Buitoni si trasferisce negli Stati Uniti[5], dove apre un negozio Perugina a New York e poi la Buitoni Foods Corporation[6].

Ciminiera nella precedente sede dello stabilimento Buitoni di Sansepolcro.

Nel 1953 da un incontro fra i cinque fratelli Buitoni nasce la Ibo - International Buitoni Organization, per raccordare le attività della Perugina e della Buitoni in Italia, e queste con le filiali di Francia e Stati Uniti. La struttura però non decolla e la questione del coordinamento rimane aperta fino al 1969, quando per delibera dei consigli di amministrazione delle società Buitoni e Perugina avviene la fusione per incorporazione della Buitoni nella Perugina. Nasce così la IBP - Industrie Buitoni Perugina, che tre anni più tardi verrà quotata in borsa[7].

Difficoltà finanziarie e cessione[modifica | modifica sorgente]

Dopo la fase di crescita vissuta negli anni sessanta, durante i quali le imprese Buitoni si erano configurate come una realtà duttile e si erano notevolmente espanse all'estero, dal 1974 si mettono in evidenza criticità finanziarie ed organizzative. L'azienda tornerà a produrre utili solo nel 1980, ma continuerà a soffrire la crescente aggressività di concorrenti italiani e stranieri[8].

Negli anni ottanta, sotto la guida di Bruno Buitoni[9], inizia dunque la ricerca di un partner, che porta a contatti infruttuosi con le francesi Midy e Suchard. Nel 1984 si profila la cessione alla Danone, ma a fronte dell'offerta da parte di Carlo De Benedetti di una cifra superiore del 20%, la IBP passa sotto il controllo della CIR. Il fallimento del progetto di De Benedetti porterà tuttavia in breve tempo a un nuovo passaggio di mano, e nel 1988 la Buitoni viene acquisita da Nestlé[10].

La TMT oggi Newlat Group[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 2008 la multinazionale svizzera decide di uscire dalla produzione diretta della pasta secca, della pasta all'uovo e delle fette biscottate marchiate Buitoni, affidando la vendita dello stabilimento di Sansepolcro a Mediobanca[11]. L'operazione si completa nel giugno 2008, quando viene ufficializzata la cessione dello stabilimento al gruppo italo-svizzero TMT oggi Newlat Group SA di proprietà dell'imprenditore Angelo Mastrolia (che aveva già rilevato da Nestlé lo stabilimento Pezzullo di Eboli nel 2005). L'accordo prevede la concessione in affitto per 10 anni del marchio Buitoni a TMT[12]. Al momento della vendita dello storico stabilimento di origine del marchio Buitoni la quota di mercato italiano dei prodotti si aggira sull'1% per la pasta di semola, il 4% per la pasta all'uovo e il 13% per le fette biscottate.

Con la cessione dello stabilimento di Sansepolcro (circa 500 addetti), Nestlé non abbandona il marchio Buitoni, che rimane di sua proprietà, e mantiene gli stabilimenti italiani di Benevento (150 addetti), dedicati al surgelato, e di Moretta, in provincia di Cuneo (250 addetti), dove sono preparate le paste ripiene e le salse[13]. Nel 2010 la nuova proprietà, Newlat Spa, azienda proprietaria anche di storici marchi come Polenghi Lombardo, Giglio, Optimus, Ala, Matese, Pezzullo e Corticella, sotto la guida di Angelo Mastrolia, avvia il rilancio dello stabilimento di Sansepolcro con la costruzione di un nuovo reparto spedizioni e l'ammodernamento di alcune linee produttive. Gli investimenti effettuati per oltre 12 milioni di euro hanno consentito di raggiungere elevati standard qualitativi e produttivi, qualità che ha ottenuto importanti riconoscimenti sia a livello nazionale (Altroconsumo) che internazionale (Stiftung Warentest).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Francesca Chieli, BUITONI. Sansepolcro, in Luoghi e immagini dell'industria toscana. Storia e permanenze, a cura di C. Cresti, M. Lungonelli, L. Rombai, I- Tognarini, Giunta regionale toscana Marsilio, Vicenza, 1993, p. 163, ISBN 88-317-5870-5
  • Milton Destro Chieli, Un'antica industria... nella terra di Piero, a cura dell'Ufficio P.R. della S.p.A. Gio. & F.lli Buitoni, Sansepolcro, 1963
  • Francesco Chiapparino, Renato Covino, Consumi e industria alimentare in Italia dall'Unità a oggi, Perugia, Giada, 2002.
  • Claudio Repek, Spaghetti al bacio, Montepulciano, Le Balze, 2006.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Storia, in Buitoni.it. URL consultato il 07-07-2009.
  2. ^ Elisa Bastianelli, Tiziana Battistacci, La Perugina, in Sulle orme del cambiamento tra storia e memoria, mostra foto-grafico-documentaria, Perugia, Palazzo dei Priori, 18-26 ottobre 1997; Archivio di Stato di Perugia, Chiostro di S. Domenico, 30 ottobre - 15 novembre 1997.
  3. ^ Francesco Chiapparino, Renato Covino, Consumi e industria alimentare in Italia dall'Unità a oggi, Perugia, Giada, 2002, pag. 124.
  4. ^ Chiapparino, Covino, op. cit., pag. 88.
  5. ^ Sulla decisione influiscono le difficoltà seguite alla soppressione del concorso legato alla trasmissione radiofonica I Quattro Moschettieri, che aveva garantito negli anni precedenti il raddoppio del fatturato alle due aziende, e gli screzi, legati in particolare a questo episodio, con il Regime fascista, che pure Giovanni Buitoni aveva sostenuto. Cfr. Chiapparino, Covino, op. cit., pag. 88-89.
  6. ^ Chiapparino, Covino, op. cit., pag. 88-89.
  7. ^ Claudio Repek, Spaghetti al bacio, Montepulciano, Le Balze, 2006, pag. 23-37.
  8. ^ Chiapparino, Covino, op. cit., pag. 129-132.
  9. ^ Morto a Perugia Bruno Buitoni, 11/03/13.
  10. ^ Chiapparino, Covino, op. cit., pag. 132-133.
  11. ^ Paolo Bricco, Nestlè vende pasta Buitoni in Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2008. URL consultato l'08-07-2009.
  12. ^ Piero Scortecci, Buitoni a Mastrolia: l'annuncio Nestlé in La Nazione, 13 giugno 2008. URL consultato l'08-07-2009.
  13. ^ Bricco, cit..

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]