Nestlé

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Nestlé S.A.
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Stato Svizzera Svizzera
Tipo Società anonima
Borse valori Borsa di ZurigoNESN
Fondazione 1866
Sede principale Vevey
Filiali Alcon
Persone chiave
Settore alimentare
Prodotti
Fatturato Green Arrow Up.svg 83,6 miliardi CHF[1] (2011)
Risultato operativo Green Arrow Up.svg 12,5 miliardi CHF[2] (2011)
Utile netto Green Arrow Up.svg 9,5 miliardi CHF[1] (2011)
Dipendenti 278.000 (2009)
Slogan GoodFood, GoodLife
Sito web nestle.com

La Nestlé S.A. o Société des Produits Nestlé S.A. (pronuncia: nɛsle), con sede a Vevey, in Svizzera, è la più grande azienda mondiale nel settore alimentare.

Produce e distribuisce una grandissima varietà di prodotti alimentari, dall'acqua minerale agli omogeneizzati, dai surgelati ai latticini.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il presidente brasiliano, Lula da Silva, mentre inaugura un'impresa a Feira de Santana.

Intorno al 1860, il farmacista Henri Nestlé sviluppò un alimento per i neonati che non potevano essere nutriti al seno a causa di particolari intolleranze. Il prodotto salvò la vita di un bambino, e la Farine Lactée Henri Nestlé fu presto venduta in tutta Europa. Nel 1866 fu formalmente fondata la Nestlé.

Nel 1905, la Nestlé si fuse con la Anglo-Swiss Condensed Milk Company. Rapidamente l'azienda crebbe fino a possedere fabbriche negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania e in Spagna. Durante la Prima guerra mondiale crebbe la richiesta di prodotti caseari, e la produzione della Nestlé raddoppiò prima della fine del conflitto.

Dopo la fine del conflitto il mercato caseario tornò a normalizzarsi e gran parte dei consumatori tornarono a latte fresco. La Nestlé rispose a questo mutamento di contesto modificando la propria linea aziendale, riducendo il proprio debito e iniziando a espandersi nel settore della produzione del cioccolato, che rappresenta a tutt'oggi la seconda attività più importante dell'azienda.

Il quartier generale della Nestlé a Vevey

All'inizio della Seconda guerra mondiale, i profitti dell'azienda scesero bruscamente (dai 20 milioni di dollari del 1938 ai 6 milioni del 1939). Furono realizzate nuove fabbriche in molti paesi in via di sviluppo, specialmente America latina. Proprio la guerra, paradossalmente, portò all'invenzione di un nuovo prodotto di enorme successo, il Nescafé, che venne inizialmente utilizzato dall'esercito degli Stati Uniti. Anche grazie a questo prodotto, i profitti dell'azienda tornarono a salire durante il conflitto.

La fine della Seconda Guerra Mondiale fu l'inizio di una fase molto dinamica. La crescita dell'azienda fu accelerata e furono portate a termine numerose acquisizioni. Nel 1947 la Nestlé si fuse con la Maggi (produttrice di condimenti e zuppe). Seguirono Crosse & Blackwell nel 1950, Findus (1963), Libby's (1971) e Stouffer's (1973). Fu inoltre realizzata una shareholding con L'Oréal (1974), con ulteriore diversificazione della produzione. Nel 1977 la Nestlé continuò a espandersi al di fuori del settore alimentare acquisendo gli Alcon Laboratories. Nel 1984 venne acquisito un gigante dell'industria alimentare statunitense, la Carnation.

Nella prima metà degli anni novanta, la caduta delle barriere commerciali e la nascita del mercato globale fornirono alla Nestlé nuovi importanti mercati nei quali espandersi. Negli anni successivi avvennero nuove importanti acquisizioni: Sanpellegrino (1997), Spillers Petfoods (1998), Ralston Purina (2002), Dreyer's (2002) e Chef America (2002). Nel 2005 Nestlé perde posizioni nel mercato degli alimenti per l'infanzia dopo il ritiro di alcuni tipi di latte in polvere, e procede all'acquisizione di Gerber Products Company nel 2007[3] e la divisione alimentare della multinazionale Pfizer nel 2012[4] con l'intento di riconquistare una posizione di leader nei mercati emergenti.

Principali marchi[modifica | modifica sorgente]

Cereali[modifica | modifica sorgente]

  • Cheerios (eccetto USA)
  • Chocapic
  • Chokella
  • Cini Minis
  • Cinnamon Grahams
  • Clusters
  • Cookie Crisp
  • Crunch
  • Fibre1
  • Fitness
  • Force Flakes
  • Golden Grahams
  • Golden Nuggets
  • Honey Nut Cheerios (eccetto USA)
  • Honey Stars
  • Koko Krunch
  • Nesquik
  • Nestlé Corn Flakes
  • Oat Cheerios
  • Shredded Wheat
  • Shreddies
  • Trix

Caffè e altre bevande solubili[modifica | modifica sorgente]

  • Bonka
  • Coffee-Mate
  • International Roast
  • Klim
  • Loumidis
  • Nescafé
  • Nespray
  • Nespresso
  • Orzoro
  • Ricoffy
  • Ricoré
  • Taster’s Choice
  • Zoégas

Acqua[modifica | modifica sorgente]

  • Aberfoyle
  • Acqua Panna
  • Acqua Vera
  • Al Manhal
  • Arrowhead
  • Contrex
  • Deer Park
  • Hépar
  • Ice Mountain
  • Levissima
  • Nałęczowianka
  • Nestlé Aquarel
  • Nestlé Pure Life
  • Ozarka
  • Pejo
  • Perrier
  • Poland Spring
  • Recoaro
  • Quézac
  • S. Pellegrino
  • San Bernardo
  • Viladrau
  • Vittel
  • Zephyrhills

Altre bevande[modifica | modifica sorgente]

  • BBThè
  • Beltè
  • Nestea
  • Carnation
  • Caro
  • Chinò
  • Five5
  • Gingerino
  • Gloria
  • Libby’s
  • Milo
  • Nescau
  • Nestlé Omega Plus
  • Nesquik
  • Sanbitter
  • Svelty

Prodotti freschi[modifica | modifica sorgente]

  • Buitoni
  • Chiquitin
  • Herta
  • La Laitière
  • La Lechera
  • LC1
  • Molico
  • Nestlé
  • Ski
  • Sveltesse
  • Svelty
  • Toll House
  • Yoco

Gelati[modifica | modifica sorgente]

Alimenti per neonati[modifica | modifica sorgente]

  • Alfare
  • Beba
  • Cérélac
  • FM 85
  • Fruttolo
  • Good Start
  • Guigoz
  • Lactogen
  • Mio
  • Nan
  • NAN HA
  • NanSoy
  • Neslac
  • Nestlé
  • Nestogen
  • Nestum
  • Nido
  • Nidina
  • Ninho
  • PreNan

Alimenti per sportivi[modifica | modifica sorgente]

  • Neston
  • Nesvita
  • PowerBar

Alimenti per la salute[modifica | modifica sorgente]

  • Modulen
  • Nutren
  • Nutren Junior
  • Peptamen
  • Peptamen UTI
  • Nestlé Nutrition (alimenti per disfagici)

Condimenti[modifica | modifica sorgente]

  • Buitoni
  • Maggi
  • Thomy
  • Winiary

Cibi surgelati[modifica | modifica sorgente]

  • Buitoni
  • Hot Pockets
  • Lean Cuisine
  • Maggi
  • Mare fresco
  • Stouffer’s

Cioccolato, dolci e biscotti[modifica | modifica sorgente]

Prodotti per la cucina[modifica | modifica sorgente]

  • Davigel
  • Milkmaid
  • Minor's
  • Moça
  • Santa Rica

Cibo per animali[modifica | modifica sorgente]

  • Alpo
  • Beneful
  • Dog Chow
  • Fancy Feast
  • Felix
  • Friskies
  • Gourmet
  • Mighty Dog
  • Mon Petit
  • ONE
  • Pro Plan
  • Purina
  • Tidy Cats

Critiche alla politica commerciale di Nestlé[modifica | modifica sorgente]

Fin dai tardi anni settanta, la Nestlé è stata oggetto di numerose critiche circa la sua politica commerciale. Movimenti di opposizione a questa azienda, iniziati su vari fronti e in diversi paesi, sono approdati all'istituzione di un International Nestlé Boycott Committee ("comitato internazionale per il boicottaggio della Nestlé") di cui fanno parte, formalmente o informalmente, numerose associazioni analoghe in diversi paesi del mondo. Tra i maggiori esponenti nelle critiche contro questa azienda spicca lo svizzero Jean Ziegler.

Latte per neonati[modifica | modifica sorgente]

Nestlé, alimenti per bambini. Un manifesto pubblicitario di Alfons Mucha del 1897.

La Nestlé viene accusata di una politica commerciale aggressiva e irresponsabile per quanto riguarda la promozione di latte per neonati nei paesi in via di sviluppo, soprattutto attraverso forniture gratuite a strutture ospedaliere[5].

Secondo l'UNICEF, la sostituzione dell'allattamento materno con il latte in polvere, porterebbe nei paesi del Terzo Mondo alla morte di circa un milione e mezzo di bambini ogni anno[6], a causa di problematiche legate alla difficoltà di sterilizzazione dell'acqua e dei biberon utilizzati. Vi è evidenza che anche in paesi sviluppati l'utilizzo del latte in polvere per neonati comporta un aumento dei rischi di mortalità post-neonatale rispetto all'allattamento materno[7].

Per queste ragioni l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) adottò il 22 maggio del 1981, l'International Code of Marketing of Breast-milk Substitutes, un regolamento internazionale sulla promozione di surrogati del latte materno, linea guida non legalmente vincolante al quale la Nestlé aderì nel 1982[8].

I controlli eseguiti nel 1988 dalla International Baby Food Action Network[9] riscontrarono però infrazioni da parte della Nestlé e di altre compagnie produttrici di latte per neonati e provocarono la ripresa del boicottaggio dell'azienda nato nel 1977 e successivamente interrotto con la sua adesione al Codice dell'OMS[10].

Diverse indagini hanno mostrato come la Nestlé e altre compagnie produttrici di latte in polvere per neonati negli ultimi anni abbiano ripetutamente infranto, soprattutto in regioni sottosviluppate, il Codice internazionale dell'OMS al quale hanno ufficialmente aderito[11][12][13].

Azione legale contro il governo dell'Etiopia[modifica | modifica sorgente]

Nel 2002, l'agenzia Oxfam rivelò che la Nestlé aveva fatto causa all'Etiopia per 6 milioni di dollari. L'Etiopia, uno dei paesi più poveri del mondo, si trovava in un periodo di carestia che metteva in pericolo la vita di oltre 11 milioni di persone. La Nestlé chiedeva un risarcimento per un'azienda del settore agricolo di sua proprietà, nazionalizzata nel 1975 dal regime marxista di Mengistu.

Nel dicembre del 2002 Nestlé ha accettato di accordarsi con le autorità etiopi per ricevere 1,6 milioni di dollari che devolverà interamente per la lotta alla fame[14].

Nestlé Purina nel Venezuela[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005, la Nestlé Purina commercializzò tonnellate di cibo per animali contaminato nel Venezuela. I marchi incriminati includevano Dog Chow, Cat Chow, Puppy Chow, Fiel, Friskies, Gatsy, K-Nina, Nutriperro, Perrarina e Pajarina. Morirono oltre 400 fra cani, gatti, uccelli e animali da allevamento. Il problema fu attribuito a un errore di un produttore locale che aveva immagazzinato in modo scorretto il mais contenuto in tali cibi, portando alla diffusione di un fungo tossico nelle riserve[15].

Nel marzo del 2005, l'Assemblea Nazionale del Venezuela stabilì che la Nestlé Purina era responsabile a causa di insufficienti controlli di qualità, e condannò l'azienda a risarcire i proprietari degli animali intossicati[16].

Cibo transgenico[modifica | modifica sorgente]

Nell'agosto 2004 un test di Greenpeace riscontrò la presenza di organismi geneticamente modificati in una confezione di Nesquik. Una donna cinese denunciò Nestlé, poiché l'uso di OGM nei prodotti per l'infanzia era proibito dalle leggi locali. Un secondo test condotto in dicembre diede risultati negativi.[17]
Nel novembre 2005 Nestlé si oppose alla decisione svizzera di bandire gli OGM.[18]

Uso di HEK293[modifica | modifica sorgente]

La Nestlé viene indicata come una delle compagnie (alimentari, cosmetiche o medicinali) che fanno uso di cellule HEK293 (una linea cellulare derivata da cellule embrionali renali umane), nella ricerca di nuovi esaltatori di sapore. [19][20][21][22]

Schiavitù e manodopera minorile[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005 l'ONG International Labor Rights Fund, seguita da Global Exchange, denunciarono Nestlé e le aziende fornitrici di commodity, Archer Daniels Midland e Cargill per l'uso di manodopera ridotta in schiavitù, testimoniata da un caso di minori, trafficati dal Mali alla Costa d'Avorio e lì costretti a lavorare in piantagioni di cacao gratuitamente dalle 12 alle 14 ore al giorno, con poco cibo, sonno e frequenti percosse[23][24][25]. Organizzazione Internazionale del Lavoro, infatti, stima che 284.000 minori lavorino nelle coltivazioni di cacao nell'Africa Occidentale, soprattutto in Costa d'Avorio[26], dove Nestlé è la terza compratrice mondiale[27]. L'esportazione di cacao, oltretutto, sarebbe stata la principale fonte finanziaria per le forze militari della guerra civile[28]
Nel 2001 Nestlé e altri grandi produttori di cioccolato hanno firmato un accordo, il protocollo Harkin-Engel (o Protocollo sul cacao), per affermare che avrebbe certificato, da luglio 2005, che il suo cioccolato non era stato prodotto attraverso manodopera minorile, debitoria, forzata o proveniente da traffico di esseri umani. Il protocollo, secondo il più recente report dell'International Labor Rights Fund pubblicato nel 2008, sarebbe stato disatteso[29].

Finanziamenti a Partiti Politici[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcune fonti[30], Nestlé finanzia i maggiori partiti statunitensi: l'azienda avrebbe investito nel 2002 153.000 dollari, destinati per il 77% al Partito Repubblicano e per il restante 23% al Partito Democratico. La pratica del finanziamento ai partiti è comunque uno strumento legalmente riconosciuto negli Stati Uniti d'America.

Latte inquinato in Italia[modifica | modifica sorgente]

Nel 2009, la Nestlé italiana è stata condannata, insieme alla Tetrapak, al pagamento dei danni, per l'inquinamento del latte Nidina con Itx, un tipo di inchiostro[31].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Utili in aumento per Nestlè. Segni di ripresa dal mercato Usa in repubblica.it, 16º febbraio 2012. URL consultato il 21º febbraio 2012.
  2. ^ Risultati 2011: Crescita Organica (OG) del 7,5%, miglioramento del margine +60 punti base in nestle.it, 16º febbraio 2012. URL consultato il 21º febbraio 2012.
  3. ^ Francesco Mimmo, Nestlè conquista gli omogeneizzati Gerber in La Repubblica, 13/07/2007. URL consultato l'8 maggio 2012.
  4. ^ Nestlè compra il latte Pfizer per 11,85 miliardi di dollari in La Repubblica, 23/04/2012. URL consultato l'8 maggio 2012.
  5. ^ (EN) Promotion methods, ibfan.org. URL consultato il 22 agosto 2009.
  6. ^ (EN) Optimal breastfeeding, UNICEF. URL consultato il 22 agosto 2009.
  7. ^ (EN) Breastfeeding and the risk of postneonatal death in the United States., Pediatrics, maggio 2004. URL consultato il 22 agosto 2009.
  8. ^ (EN) WHO Code of Marketing of breast-milk substitutes, Nestlé. URL consultato il 22 agosto 2009.
  9. ^ (EN) IBFAN campaign history, ibfan.org. URL consultato il 22 agosto 2009.
  10. ^ (EN) Milking it, The Guardian, 15 maggio 2007. URL consultato il 22 agosto 2009.
  11. ^ (EN) Baby milk marketing "breaks rules", BBC News, 17 gennaio 2003. URL consultato il 22 agosto 2009.
  12. ^ (EN) Breaking the Rules, Stretching the Rules 2004, ibfan.org. URL consultato il 22 agosto 2009.
  13. ^ (EN) 21 May 2006: Companies violate the 25-year-old marketing code, ibfan.org. URL consultato il 22 agosto 2009.
  14. ^ Nestlé-Etiopia: contenzioso risolto in Swissinfo.ch, 23 dicembre 2002. URL consultato il 12 dicembre 2008.
  15. ^ (EN) News from Venezuela, iufost.org & ift.org. URL consultato il 13 marzo 2012.
  16. ^ (ES) Purina corteja a los consumidores, veneconomia.com. URL consultato il 13 marzo 2012.
  17. ^ Nestle Urged to 'Tell Truth' About GMOs in China Daily, 8 gennaio 2004. URL consultato il 22 febbraio 2007.
  18. ^ Tom Armitage, Swiss Adopt Five-Year GMO Farming Ban in Planet Ark, 28 novembre 2005. URL consultato il 22 febbraio 2007.
  19. ^ PRODUCTS THAT CONTAIN “HEK CELL” (human embryonic kidney cells) « Kipnews | Knowledge is power
  20. ^ http://www.cogforlife.org/fetalproductsall.pdf
  21. ^ The use of aborted fetus cells as flavor enhancers, “Cannibal Generation, Next” - Atlanta Christianity | Examiner.com
  22. ^ The History of HEK293 and Its Use in Vaccines and Food Testing - untamedgod.net
  23. ^ Human Rights watchdog sues Nestlé, ADM, Cargill for using forced child labor in Global Exchange, 7 ottobre 2008. URL consultato il 12 dicembre 2008.
  24. ^ Lindsey Partos, Nestlé, ADM and Cargill go to court over cocoa child labour in Food And Drink Europe, 26 agosto 2005. URL consultato il 22 febbraio 2007.
  25. ^ Nestle, Archer Daniels Midland, and Cargill in International Rights Advocate. URL consultato il 27 luglio 2008.
  26. ^ Deborah Orr, Slave Chocolate?, 24 aprile 2006. URL consultato il 9 gennaio 2008.
  27. ^ Kate McMahon, The Dark Side of Chocolate in Global Exchange, 28 ottobre 2005. URL consultato il 12 dicembre 2008.
  28. ^ William Wallis e Dino Mahtani, IVORY COAST: Cocoa exports 'fund' Ivory Coast Conflict, 7 giugno 2007. URL consultato il 3 luglio 2008.
  29. ^ The Cocoa Protocol: Success or Failure?, 30 giugno 2008
  30. ^ Vedi per esempio: Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al consumo critico, 2003 Editrice Missionaria Italiana
  31. ^ Latte 'inquinato', giudice condanna Nestle' e Tetra Pack a risarcimento in Repubblica, 1º marzo 2008. URL consultato il 2 marzo 2009.

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