Galeata
| Galeata comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Elisa Deo (lista civica di centro-sinistra) dal 08/06/2009 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 44°0′0″N 11°55′0″E / 44°N 11.91667°ECoordinate: 44°0′0″N 11°55′0″E / 44°N 11.91667°E | ||||
| Altitudine | 237 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 63 km² | ||||
| Abitanti | 2 532[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 40,19 ab./km² | ||||
| Frazioni | Buggiana, Pianetto, Sant'Ellero, San Zeno, Strada San Zeno | ||||
| Comuni confinanti | Civitella di Romagna, Predappio, Premilcuore, Rocca San Casciano, Santa Sofia | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 47010 | ||||
| Prefisso | 0543 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 040014 | ||||
| Cod. catastale | D867 | ||||
| Targa | FC | ||||
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) | ||||
| Nome abitanti | galeatesi | ||||
| Patrono | sant'Ellero di Galeata | ||||
| Giorno festivo | 15 maggio | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Galeata nella provincia di Forlì-Cesena |
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| Sito istituzionale | |||||
Galeata (Gagliêda in dialetto romagnolo) è un comune italiano di 2.505 abitanti[2] della provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna. Galeata appartiene alla porzione che fino al 1923 ha fatto parte della regione Toscana, denominata appunto oggi Romagna toscana.
Indice |
[modifica] Storia
Tre sono i periodi principali nella storia di Galeata:
- il periodo che va dal VI al IV secolo a.C., in cui gli umbri, presenti nel territorio da tempo, si ritirarono sulle colline per fuggire ai tentativi di invasione dei Galli Boi. Spostamento che, con tutta probabilità, segna la nascita di Mevanìola, romana dal 266 a.C., così chiamata in onore della florida città umbra Mevania (oggi Bevagna, gemellata con Galeata). Dopo il crollo dell'Impero Romano d'Occidente il centro abitato si spostò più a valle, dove sorge l'odierna Galeata.
- la fine del V secolo d.C., in cui si colloca tradizionalmente l'insediamento di due opposte comunità, quella del giovane eremita Hilarius (ormai italianizzato in Sant'Ellero) e quella del re Teodorico. È in questo periodo che nasce la potentissima abbazia fondata dal Santo, che per secoli dominò e amministrò i territori circostanti, arrivando ad avere un vero e proprio sistema difensivo dotato di truppe e di tre rocche (di Santa Sofia, di Civitella e di Pianetto).
- gli inizi del 1400, che vedono il comune di Galeata entrare a far parte del Granducato di Toscana, al quale appartenne fino al 1860, come attesta la lapide murata sotto i portici del Palazzo del Podestà (di cui una foto è visibile sul progetto di wikipedia Commons), con l'annessione del Granducato al regno d'Italia. Dal 1860 al 1923 il Comune di Galeata ha fatto parte della provincia di Firenze; nel 1923 venne assegnato alla provincia di Forlì (attualmente provincia di Forlì-Cesena).
[modifica] Monumenti e luoghi di interesse
Galeata è un piccolo paese ricco di storia. Caratteristico è il borgo antico, in architetture tipicamente toscane, che copre le attuali vie IV novembre e Ferdinando Zanetti, percorse in tutta la loro lunghezza da palazzi porticati. Inoltre emergenze architettoniche importanti sono il Palazzo del Podestà, l'Abbazia di Sant'Ellero, la pieve di Santa Maria in Pantano e, nella frazione Pianetto, la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, con il relativo Monastero recentemente riportato agli antichi fasti da un accurato restauro.
La chiesa principale del paese è San Pietro, neogotica ma con una lapide murata in facciata che ne attesta la fondazione medievale e la chiesa della Madonna dell'Umiltà, che, in un altare barocco appena restaurato, accoglie il dipinto della Madonna copatrona di Galeata assieme a Sant'Ellero.
Prima dell'abitato di Pianetto, una deviazione conduce all'area archeologica di Mevaniola. Di essa vanno ricordati i resti di un edificio a pilastri, le terme (con ambiente absidato e canalizzazioni), un piccolo teatro ispirato a modelli ellenistici, con orchestra circolare e cavea poggiante su un terrapieno, preceduto da un lastricato in arenaria e per ultima una cisterna che fungeva da acquedotto urbano.
[modifica] Architetture religiose
[modifica] Abbazia di Sant'Ellero
A 3 km dal paese si erge la sobria ma maestosa Abbazia romanica di Sant'Ellero, dove sono tuttora conservate le spoglie mortali del santo. Si trova sulla sommità del colle che domina Galeata ed è raggiungibile tramite due vie: la prima e più semplice è la moderna strada asfaltata (Via Sant'Ellero) che inizia al termine di Via Togliatti; la seconda, un po' più faticosa ma molto più suggestiva, è attraverso l'antichissima mulattiera che si arrampica dai piedi alla cima del colle, lungo la quale sono poste le cappelline della Via Crucis, erette a cura delle famiglie principali di Galeata a metà '800, e restaurate pochi anni or sono. Da notare anche, quasi al termine della mulattiera, l'altra colonnina galeatese, bizantina, posta nel luogo del leggendario incontro tra il Santo e l'imperatore Teodorico.
I lavori per la costruzione dell'abbazia iniziarono nel 497. L'abbazia crebbe di influenza e di potere, tanto da diventare un nullius, una "quasi diocesi" a capo di circa quaranta parrocchie, estese in un territorio compreso tra Romagna e Toscana. Il monastero fu esente dalla giurisdizione vescovile fino al 1785, quando il Granduca Pietro Leopoldo la annesse alla Diocesi di Sansepolcro, il cui vescovo assunse il titolo di Abate di Sant'Ellero[3]. In tempi recenti il suo territorio è confluito nella Diocesi di Forlì-Bertinoro.
Il complesso monastico è stato più volte ricostruito e restaurato: di esso rimane la chiesa romanica con la facciata in blocchi di arenaria. L'osservazione dell'esterno rivela che appartiene al romanico la facciata a salienti, in pietra dalle tonalità calde, nel cui timpano spicca l'oculo cilindrico. La parte più importante e affascinante dell'esterno è comunque il portale, restaurato di recente, strombato verso l'interno, il cui arco a tutto sesto si regge su antichi capitelli scolpiti che recano i segni del tempo, ma ancora perfettamente leggibili:
- sulla destra due donne in forma di sirena bicaudata, simboleggianti la tentazione e il peccato;
- sulla sinistra due monaci cavalieri, dalle braccia incrociate reggenti una spada, a simboleggiare la preghiera e la lotta della chiesa a protezione della cristianità.
In facciata sono inoltre murati frammenti erratici di lastre, scolpiti con motivi geometrici tipicamente bizantini. Degni di nota, sempre all'esterno, sul fianco destro, i due piccoli portali in pietra, medievali, uno dei quali in corrispondenza della base del campanile.
L'interno è la parte che ha subito più rimaneggiamenti, soprattutto la navata centrale vera e propria, che intorno al 1600 ha subito una restrizione, dovuta alla costruzione di alcune cappelle laterali. Originale è invece quasi tutto l'intero presbiterio:
- l'arco absidale, a sesto leggermente ribassato, che si regge su capitelli a mensola decorati da motivi piuttosto arcaici a palmette, pervenuti a noi danneggiati dall'opera di scalpellamento barocca, volta a ricoprire le colonne e la muratura con stucchi policromi (di cui abbiamo tracce sulle stesse mensole). Alla destra dell'arco absidale si nota l'attacco dell'arco a tutto sesto di una finestra, coperta anche in questo caso dalle superfetazioni secentesche;
- l'abside, dalla forma insolitamente squadrata, in cui si vedono ancora chiaramente i resti del finestrone centrale (oggi tamponato) a tutto sesto poggiante su mensole. Da notare la differenza nella muratura, dove troviamo pietra lavorata e intagliata nell'arco della finestra, e pietra più grezza, di dimensioni inferiori, frammista a ciottoli di fiume. Ciò non è da imputare a due fasi costruttive differenti, ma semplicemente a un "risparmio" da parte dei costruttori per gli elementi di minor impatto quali appunto la muratura interna, a vantaggio degli elementi principali, di spicco, quali facciata, archi e finestre;
- lo stesso rialzo presbiteriale[4], dovuto allo sviluppo della cripta paleocristiana sottostante.
La cripta è la parte che riserva le maggiori sorprese. Questa si suppone essere il primitivo sacello del Santo, il luogo da cui poi si sviluppò la costruzione dell'intera Abbazia. Vi troviamo ora il sarcofago di Sant'Ellero, dell'VIII secolo, in marmo greco, scolpito a croci, foglie e fiori dal gusto bizantino ravennate. Dietro ad esso si apre appunto la cella, dove si pensa il Santo si ritirasse a pregare, larga circa un metro e alta poco più, ricoperta da una volta con un foro di 25 cm di diametro. Secondo un'antica tradizione, il fedele pone il capo nel buco intagliato nella roccia e si mette a sedere in un sedile di pietra per prevenire mal di schiena e mal di testa. A fianco dell'ingresso di destra della cella si trova un vano in cui è visibile un sedile in pietra, luogo di preghiera del Santo, dove i fedeli tradizionalmente si siedono per scongiurare il mal di schiena.
Al Metropolitan Museum of Art di New York è conservata una colonnina proveniente dall'abbazia di Sant'Ellero, probabilmente appartenente al chiostro, oggi scomparso. [1]
[modifica] Chiesa di Santa Maria del Pantano
Partendo da Galeata in direzione nord verso la località Saetta, si raggiunge in pochi minuti la pieve della Madonna del Pantano. Consacrata il 23 dicembre 1295 ai tempi di Bonifacio VIII, come risulta da un antico documento, si suppone che la sua fondazione sia di gran lunga precedente, dato che gli anziani di Galeata nel 1654 levarono un coro di proteste in seguito alla minaccia di soppressione del convento, affermando che contava ben 800 anni di antichità. La chiesa, appartenuta a un convento di Agostiniani, si presenta oggi con un aspetto che non dev'essere molto differente da quello delle origini, a navata unica con una sobria facciata divisa in due parti da un cornicione posto subito sotto l'unica finestra (più tarda). La vera attrazione di questa chiesa è il portale, dalla ghiera semicircolare in forte rilievo e caratterizzato da quattro capitelli a foglie d'acanto stilizzate perfettamente conservati. La chiesa reca altri segni delle antiche vestigia romaniche, per esempio all'esterno, sul fianco destro, dove troviamo una finestra, arbitrariamente aperta in periodo più tardo al posto di quello che i resti dei grandi blocchi in pietra della muratura originale fanno pensare fosse un portale laterale, inoltre una finestra tamponata presumibilmente originale (visibile anche all'interno), così come la lesena in pietra dai bei conci squadrati che si vede tra queste due finestre. Traccia meno visibile al pubblico, se non nella festività del 15 agosto (unico giorno in cui la chiesa è aperta, in occasione della processione dell'Assunzione) è il piccolo sistema di volte che sorreggeva il primo piano dell'oramai scomparso campanile della pieve, un piccolo ambiente in cui però si riconoscono gli archi a tutto sesto e la tipica muratura romanica. Un curioso aneddoto riguarda la visita effettuata il 4 luglio 1705 da Monsignor Giovanni Battista Missiroli, vescovo di Bertinoro (diocesi a cui la chiesa era soggetta) e marchese di Valdoppio, alla chiesa, o meglio, all'allora Convento degli Agostiniani. Egli scoprì infatti in questa occasione che i quattro monaci non osservavano la clausura; infatti due vivevano presso la chiesetta della Madonna dell'Umiltà, mentre il priore Padre Francesco Ostili di Galeata, "spesso va fuori monastero, vagando di qua e di là senza abito religioso, ma con una piccola toga che gli arriva al ginocchio, suscitando meraviglia" (Agnoletti, 1989, pag. 15). Da questa stessa visita si rileva che il monastero era in rovina, fatto che portò alla sua soppressione alla fine del secolo. Reperti degni di attenzione provenienti dalla chiesa sono tre affreschi, uno del XIV secolo, raffigurante una Vergine allattante il Bambino, di lontani influssi giotteschi, e gli altri, dallo stesso soggetto, presumibilmente risalenti al XV secolo, riconducibili alla scuola del Ghirlandaio. Per migliore conservazione sono stati staccati e sono ora visibili al museo civico e archeologico Mambrini, che ha ora sede nel rinascimentale convento dei Frati Minori di Pianetto.
[modifica] Architetture civili
In via IV novembre si trova il palazzo che fu sede della curia abbaziale di Sant'Ellero fino al 1787, nel quale si trova murato lo stemma di Pietro Aldobrandini, Cardinale Abate Commendatario di Sant'Ellero e Arcivescovo di Ravenna, che nel 1602 si rifiutò di abbandonare l'antica fabbrica ilariana per ricostruirla in città. Ma i palazzi maggiormente degni di nota a livello artistico si trovano in via Zanetti. Degni di nota sono quello dell'Opera Madonnina del Grappa dalla facciata dipinta; palazzo Cenni con una lapide attestante la visita del Granduca Pietro Leopoldo II nel 1834; Palazzo Zanetti che invece reca una lapide che ricorda la sosta in esso dello stesso Granduca, ma del 1777; palazzo Bardi, palazzo Angeloni, palazzo Versai, tutti recanti gli stemmi delle rispettive famiglie. Ma il più importante di tutti è senza dubbio il Palazzo del Podestà.
Il Palazzo del Podestà fu costruito dalle fondamenta nel 1636, essendo stato abbattuto il precedente, fatiscente. La facciata mostra chiari influssi toscani, ed è articolata su due piani, tripartita secondo la verticale e conclusa da un cornicione ligneo sporgente, alla toscana appunto. La parte inferiore è adibita a portico, suddivisa da una triplice archeggiatura a tutto sesto con pilastri in pietra smussati agli angoli, ai quali venivano fermati i cavalli dei visitatori, ma anche coloro che venivano esposti al pubblico ludibrio tramite la gogna. In corrispondenza del terzo pilastro, tra il primo e il secondo piano, nel 1642 venne inserito il Marzocco Fiorentino, il grande leone di pietra che regge lo stemma del comune e che indica chiaramente l'influenza del Granducato di Toscana sul territorio galeatese. La parte superiore è caratterizzata dalla presenza di tre finestroni con ghiera e piedritti in bugnato gentile, realizzati nel 1890 (in tale occasione la parte inferiore della facciata venne decorata con un disegno a finto bugnato, fortunatamente eliminato dopo il 1938 e sostituito dalla sobria tinteggiatura chiara che lo caratterizza tutt'oggi). Dei numerosi stemmi podestarili che decoravano la facciata attualmente ne rimangono solo quattro (ancora in testimonianze e fotografie del 1934 se ne contavano ben sette). Accanto al palazzo sorge la massiccia torre civica, poggiante su di un arco analogo a quelli del palazzo; si eleva severa e maestosa, con struttura a vista in conci di pietra serena, e culmina col grande orologio, citato sin dal 1613 (e riacquistato in seguito nel 1778 e 1844), coperto da una cupola a bulbo retta da quattro grandi aperture.
Davanti alla torre sorge un'antichissima colonnina in marmo, che porta, su di un capitello in pietra scura a foglie d'acanto stilizzate, una raffinatissima croce bizantina in marmo candido, scolpita su ambo i lati (sul fronte un agnello e un pastorale, sul retro una mano benedicente). È posta simbolicamente come benvenuto davanti a quello che un tempo era l'ingresso della città, ossia l'antica via Gallica, tuttora esistente, dal fascino antico dovuto anche alla pavimentazione ciottolata e ad una leggera trascuratezza, ma da tempo immemore inutilizzata a tale scopo, e la cui funzione, a tutt'oggi, è semplicemente quella di condurre al fiume Bidente sottostante.
[modifica] Borgo di Pianetto
A due chilometri da Galeata, proseguendo lungo la provinciale 310, si può deviare a destra verso Pianetto, antico e piccolo borgo medievale raccolto attorno alla chiesa di Santa Maria dei Miracoli, piccolo gioiello del rinascimento toscano (fu fondata nel 1497) e al suo convento, nei cui locali, recentemente riportati all'antico splendore, è ora ospitato il museo civico e archeologico Mambrini. Passandovi si può percepire la incantevole quiete del borgo, sormontato dalla possente rocca medievale, posseduta dagli abati di Sant'Ellero.
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Etnie e Minoranze Straniere
Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 508 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:
Marocco 157 6,26%
Romania 65 2,59%
Senegal 65 2,59%
Albania 62 2,47%
Macedonia 27 1,08%
Cina 25 1,00%
[modifica] Cultura
[modifica] Personalità legate a Galeata
- Ercole Agnoletti
- Sant'Ellero, santo
- Giulio Facibeni, (29 luglio 1884 – Firenze-Rifredi, 2 giugno 1958), presbitero , fondatore dell'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, annoverato tra i giusti tra le nazioni per la sua opera a favore degli ebrei a Firenze durante l'Olocausto.
[modifica] Infrastrutture e trasporti
- Venendo da Bologna: dall'Autostrada A14 direzione Ancona, uscire al casello di Forlì, prendere la strada provinciale n. 310 "Bidentina" in direzione Meldola, poi proseguire fino al Comune di Galeata.
- Venendo da Rimini: dall'Autostrada A14 direzione Bologna, uscire al Casello di Forlì, prendere la S.P. n. 310 "Bidentina" in direzione Meldola, poi proseguire fino al Comune di Galeata.
- Venendo da Roma prendere la Strada Europea E45, proseguire in direzione nord, fino ad arrivare a San Piero in Bagno, fare il Passo del Carnaio, seguire la strada per Santa Sofia, e arrivati al paese, proseguire seguendo le indicazioni per il Comune di Galeata.
Galeata si trova nella Valle del Bidente, lungo la S.P. 310 "Bidentina" che collega la Romagna con la Toscana, e dista 34 km da Forlì e 35 km da Cesena.
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Elisa Deo (lista civica di centro-sinistra) dal 08/06/2009
[modifica] Risultati delle elezioni amministrative del 2009
Deo Elisa (Pd-centrosinistra) 50.24 % Naldini Marcello (Ln-centrodestra) 49.76 %
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
- ^ Dato Istat all'1/1/2009.
- ^ Il titolo è stato soppresso attorno al 1980.
- ^ Da non confondere con presbiterale, in quanto derivante da presbiterio, una parte della struttura delle chiese, e non da presbitero, sinonimo di prete
[modifica] Bibliografia
- Ellero Leoncini, L'abbazia di Sant'Ellero nel XIV centenario della morte del suo fondatore, 15 maggio 1958., Società Poligrafica Editoriale, Città di Castello, 1958.
- Ellero Leoncini, con prefazione di Piero Bargellini, L'abbazia di Sant'Ellero., Tip. Moderna F.lli Zauli, Castrocaro Terme, 1981.
- Società di studi romagnoli. A cura di, Galeata: i monumenti, il museo, gli scavi di Mevaniola., La Fotocromo Emiliana, Bologna, giugno 1983.
- Paolo Bolzani, Idea di Galeata, ambiente archeologia architettura., nuova tipografia snc, Forlimpopoli, 1997.