Diana Karenne

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Diana Karenne nel 1916, ai tempi del suo soggiorno a Torino

Diana Karenne, nome d'arte di Leucadia Konstanti (Danzica, 1888Aquisgrana, 14 ottobre 1940), è stata un'attrice, regista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica polacca, importante figura del cinema muto europeo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nata a Danzica nell'allora Prussia Occidentale (oggi Polonia) nel 1888, si trasferì in Italia nel 1914. Personaggio in bilico tra lo stile italiano e quello, nascente, tedesco, volle legare la propria immagine a un'invenzione di donna snob, aristocratica nell'ingegno e nella sensibilità, venata di una qualche tragicità espressionista.

Nel 1916 debuttò come attrice in Passione tzigana di Ernesto Maria Pasquali e divenne subito una star. Nel 1917 a Torino, fondò, insieme al fratello David, la casa di produzione David-Karenne Film, che in pochi mesi diventò la Karenne Film. La casa produsse il film Pierrot, da lei diretto ed interpretato e di cui disegnò i disegni pubblicitari che furono pubblicati dalla rivista In Penombra. Fra il 1916 e il 1922 recitò in molti film di successo come Sofia di Kravonia (1916) di Pasquali, in cui sfoggia l'uniforme militare e guida un gruppo di patrioti; La contessa Arsenia (1916) di Pasquali; Catena (1916), Justice de femme! (1917) da lei diretto, in cui espone la sua tesi sulla maternità illegittima, Maria di Madgala (Redenzione) (1919) di Carmine Gallone, La fiamma e la cenere (1919) in cui è una libertina che si traveste da mendicante per farsi accogliere nella casa dell'organista di cui si è incapricciata, Zoya (1920), Miss Dorothy (1920) in cui assume le sembianze di un'istitutrice per vigilare sulla felicità della figlia, abbandonata a causa di un amore clandestino, Smarrita (1921), tutti di Giulio Antamoro, Ave Maria (1920), da lei diretto, in cui mostra come i pregiudizi di classe rendano infelici le donne e predica unioni interclassiste e Dante nella vita e nei tempi suoi (1922) di Domenico Gaido. I suoi personaggi di donna, che non cedevano al perbenismo, affascinavano il pubblico.

Lavorò molto anche fuori dall'Italia. In Germania girò Das Spiel mit dem Feuer (1921) di Georg Kroll e Robert Wiene, Marie Antoinette, das Leben einer Königin (1922) di Rudolf Meinert, Frühlingsfluten (1924) di Nikolai Malikoff, Die Frau von vierzig Jahren (1925) di Richard Oswald, Raspoutine (1928) di Martin Berger.

Seguì poi la Francia, dove fu protagonista di Le Sens de la mort (1921) di Yakov Protazanov, L'Ombre du péché (1922) sempre di Protazanov e L'Affaire du collier de la reine (1929) di Gaston Ravel e Tony Lekain. Tornò in Italia nel 1929 per La vena d'oro di Guglielmo Zorzi.

Negli anni venti fu una delle dive più richieste, amate e pagate del cinema internazionale; dotata di grande talento e versatilità, ottenne presto di scriversi i film e fu una delle prime registe donna della storia del cinema firmando dieci film di cui fu anche protagonista.

Con l'avvento del sonoro si ritirò dagli schermi e fece un'ultima apparizione in Manon Lescaut (1939) di Carmine Gallone.

Gravemente ferita in un bombardamento nel luglio 1940 ad Aquisgrana, muore qualche mese più tardi in un ospedale della città tedesca.

La sua figura è stata ricordata nel documentario Le pioniere della macchina da presa (1993) di Paola Faloja.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Attrice[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • M. Dall'Asta - Non solo dive: pioniere del cinema italiano - Bologna, ed. Cineteca di Bologna, 2008, ISBN 8895862139.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]