Francesca Bertini

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Sul set di Assunta Spina nel 1915

Francesca Bertini, pseudonimo di Elena Seracini Vitiello (Firenze, 5 gennaio 1892Roma, 13 ottobre 1985), è stata un'attrice cinematografica italiana dell'epoca del cinema muto.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia adottiva[1] del trovarobe napoletano Arturo Vitiello e dell'attrice di prosa fiorentina Adelaide Frataglioni, (secondo alcune autorevoli fonti Francesca Bertini nacque a Prato), trascorse l'infanzia a Napoli. Iniziò giovanissima a calcare il palcoscenico interpretando commedie napoletane, e successivamente comparve in un gran numero di film muti recitando parti secondarie.

Il suo primo film fu del 1910 e si intitolò Il Trovatore. La giovane aveva una sgradevole voce gutturale, ma la sua decisione d'arrivare, unita all'insofferenza per la vita grama da commediante, le diede il coraggio di fare il salto nella capitale.

A 21 anni si trasferì a Roma e, ribattezzatasi Francesca Bertini, interpretò il primo ruolo da protagonista in Histoire d'un Pierrot (1913) sotto la regia di Baldassarre Negroni per la Film d'Arte, succursale italiana della francese Pathé.

Successivamente passò alla Caesar Film, che inizialmente l'aveva chiesta solo in prestito. In soli due anni Francesca Bertini raggiunse la notorietà. Il successo più eclatante arrivò nel 1915 con il ruolo della napoletanissima Assunta Spina, nell'omonimo film tratto dal dramma di Salvatore Di Giacomo, per la regia di Gustavo Serena. Ma la Bertini non si limitò a recitare la parte di protagonista. Volle avere un ruolo primario anche nella realizzazione del film. Lo confermò lo stesso Gustavo Serena:

« E chi poteva fermarla? La Bertini era così esaltata dal fatto di interpretare la parte di Assunta Spina, che era diventata un vulcano di idee, di iniziative, di suggerimenti. In perfetto dialetto napoletano, organizzava, comandava, spostava le comparse, il punto di vista, l'angolazione della macchina da presa; e se non era convinta di una certa scena, pretendeva di rifarla secondo le sue vedute.[2] »
In Assunta Spina, 1915

Il fascino che emanava la sua figura, gracile, dai capelli corvini e con uno sguardo acceso e intenso, le fecero presto varcare i confini come tipo d'una bellezza meridionale e popolaresca.

In seguito interpretò sullo schermo grandi personaggi letterari e teatrali, come Fedora, Tosca e la Signora delle Camelie.

La sua notevole bellezza e la capacità di imporre la propria presenza in scena, soprattutto in parti tragiche, fecero di lei il primo esempio di diva cinematografica.

Francesca Bertini inaugurò uno stile che, solo molto tempo dopo è stato ascritto al genere del divismo. Alcuni esempi:

  • Per ogni scena pretendeva di indossare un abito nuovo. Il vestito, fatto su misura dalla sarta, doveva inevitabilmente essere inaugurato il giorno successivo.
  • Qualsiasi film stesse girando, in qualsiasi luogo si trovasse, la Bertini alle cinque del pomeriggio si fermava e si recava in un grande albergo per prendere il tè in compagnia di alcune dame.

Francesca Bertini, assieme all'altra grande diva dell'epoca Lyda Borelli, incarnava il personaggio di donna passionale, assoluta, straziante e fatale, allora di moda. Il suo produttore ebbe l'idea di farle realizzare una serie di sette film ispirati al romanzo d'appendice I sette peccati capitali di Eugène Sue (1804-1857), ciascuno per un peccato capitale: la diva si sarebbe espressa in tutta la gamma delle passioni. Già dopo l'annuncio si ebbe un'altissima richiesta d'acquisto; la serie di film, uscita nel 1919, non ebbe però il successo commerciale sperato.

La Bertini entrò in crisi e decise di riposarsi per un po' di tempo in una clinica. Un giorno, durante questo periodo, vide in un teatro di posa della Caesar i nuovi metodi di lavorazione venuti da Torino. Decise di essere diretta da un regista torinese per il suo nuovo film. Si girò Anima allegra dei fratelli Quintero. Il film ottenne un buon successo di pubblico.

La Bertini era ancora all'apice del successo quando l'americana Fox avanzò un'allettante offerta (un contratto di un milione di dollari dell'epoca) per recitare in alcuni film, ma la diva rifiutò: aveva appena conosciuto il banchiere svizzero Alfred Cartier che da lì a poco sarebbe diventato suo marito.

Nell'agosto 1921 sostenne il suo ultimo ruolo notevole, nel film La fanciulla di Amalfi, poi in settembre si sposò. Nella sua pur breve carriera aveva girato un centinaio di film e guadagnato quattro milioni di lire dell'epoca.

Francesca Bertini nel 1974

In seguito al matrimonio le sue apparizioni si fecero molto più rare; ma è verosimile che con l'avvento del cinema sonoro, come molti altri attori del muto, anche lei non avrebbe saputo adeguarsi alle nuove tecniche di recitazione, penalizzata inoltre dal suo timbro di voce non proprio gradevole ed infatti in Odette il suo primo ed unico film sonoro, girato nel 1934 prima del suo ritiro definitivo, venne doppiata da Giovanna Scotto.

Negli anni sessanta e settanta prese parte a qualche trasmissione televisiva: fu intervistata da Lelio Luttazzi a Ieri e oggi, Mike Bongiorno, Enzo Biagi e Maurizio Costanzo, sempre rievocando con una punta di nostalgia la sua leggendaria ma ormai lontana stagione di trionfi cinematografici.

Nel 1969 fece uscire la sua autobiografia dal titolo Il resto non conta per la casa editrice Giardini, di Pisa.

Nel 1976 Bernardo Bertolucci la convinse a uscire dall'isolamento e a comparire in un breve cameo, in abiti da suora, nel suo kolossal Novecento. Prima di questo era comunque già tornata in un set cinematografico nel 1957, sempre con un piccolo ruolo, nella pellicola A sud niente di nuovo diretta da Giorgio Simonelli.

Nel 1982 il regista Gianfranco Mingozzi diresse per la televisione un documentario a lei dedicato, L'ultima diva.

L'attrice morì a Roma il 13 ottobre 1985 all'età di 93 anni.

È sepolta al cimitero di Prima Porta.

Filmografia parziale[modifica | modifica sorgente]

Tra gli oltre 90 film da lei interpretati:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francesca Bertini
  2. ^ Aldo Bernardini, Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano. I film della Grande Guerra, 1915, vol. I, Nuova ERI, Torino, 1992.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Cristina Jandelli, Le dive italiane del cinema muto. Società editrice L'Epos, Palermo, 2006. Pagg. 31, 85, 86, 87.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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