Lyda Borelli
Lyda Borelli (Genova, 22 marzo 1887 – Roma, 2 giugno 1959) è stata un'attrice teatrale, attrice cinematografica e diva del cinema muto italiana.
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La carriera artistica [modifica]
Nata a Genova 22 marzo 1887[1] e morta a Roma il 2 giugno 1959[2] in una famiglia di artisti (il padre Napoleone, la madre Cesira Banti e la sorella Alda erano attori), Lyda Borelli cominciò la sua carriera in teatro, dove debuttò bambina ne I due derelitti in coppia prima con Paola Pezzaglia, poi con Mercedes Brignone. Nel 1904 fece parte della compagnia di Virgilio Talli con Emma Gramatica e recitò nella prima rappresentazione de La figlia di Jorio di Gabriele D'Annunzio, nel ruolo di Favetta. In breve tempo diventò una delle prime donne più apprezzate e celebri del teatro italiano, considerata l'erede della grande Eleonora Duse, accanto alla quale recitò nel 1905.
Nel 1913, mentre era alla compagnia Piperno-Borelli-Gandusio (diretta da Flavio Andò), partecipò al suo primo film, Ma l'amor mio non muore diretto da Mario Caserini. La pellicola ebbe un grandissimo successo e Lyda Borelli diventò subito una divina amata e ammirata dal pubblico. Nacquero neologismi come "borellismo" e "borelleggiare" per descrivere il fenomeno di imitazione che aveva scatenato nel pubblico femminile. La sua fama era eguagliata solo dall'altra divina Francesca Bertini.
Lyda Borelli era un'attrice capace di grande espressività fisica, dalla gestualità ampia ed enfatica, che incontrava perfettamente i gusti della critica e degli spettatori dell'epoca. In assenza del sonoro, che in Italia arrivò verso la fine degli anni venti, nei film anche l'espressione di sensazioni e sentimenti poteva avvenire solo attraverso i gesti del corpo. Antonio Gramsci sull'Avanti scrisse di lei: "La Borelli è l'artista per eccellenza del film in cui la lingua è il corpo umano nella sua plasticità sempre rinnovantesi".
La carriera cinematografica di Lyda Borelli fu intensa ma molto breve. Durò appena cinque anni, in cui girò 13 film. Tra i suoi più grandi successi, Fior di male, Rapsodia satanica con le musiche di Pietro Mascagni e Malombra, parte dei quali facenti parte al genere del melodramma strappalacrime (che solo vent'anni dopo sarebbe diventato un genere in voga nel cinema italiano). Nel 1918 lasciò il cinema in seguito al matrimonio con il Conte Vittorio Cini. A Bologna è stata intitolata a lei la "Casa di riposo per artisti drammatici" che si trova in Via Saragozza 236, di fianco al Teatro delle Celebrazioni (di proprietà della casa di riposo), in Zona Stadio, nei pressi dell'Arco del Meloncello sotto al Colle di San Luca. È sepolta, assieme al marito, nel cimitero monumentale della Certosa di Ferrara.
Filmografia [modifica]
- Ma l'amor mio non muore (1913)
- La memoria dell'altro (1913)
- La donna nuda (1914)
- Fior di male (1915)
- Rapsodia satanica (1915)
- La marcia nuziale (1915)
- La falena (1916)
- Madame Tallien, regia di Mario Caserini e Enrico Guazzoni (1916)
- Malombra (1917)
- Carnevalesca (1917)
- Il dramma di una notte, intitolato anche Una notte a Calcutta, (1917)
- La storia dei tredici (1917)
- La leggenda di Santa Barbara (1918)
Altri progetti [modifica]
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Note [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- http://www.casalydaborelli.it/
- (EN) Scheda su Lyda Borelli dell'Internet Movie Database
- Archivi di Teatro Napoli. Foto di Lyda Borelli. URL consultato in data 04-09-2008.
Controllo di autorità VIAF: 76157195 LCCN: nr00038040