Assunta Spina (film 1915)

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Assunta Spina
Paese di produzione Italia
Anno 1915
Durata 63 min (1690 metri)
73 min (versione estesa)
50 min (versione ridotta)
Colore B/N
Audio muto
Rapporto 1,33 : 1
Genere drammatico
Regia Francesca Bertini, Gustavo Serena
Soggetto Salvatore Di Giacomo
Sceneggiatura Gustavo Serena
Produttore Giuseppe Barattolo
Casa di produzione Caesar Film
Fotografia Alberto G. Carta
Scenografia Alfredo Manzi
Interpreti e personaggi

Assunta Spina è un film del 1915 ed è considerato uno dei film di maggiore successo del cinema muto italiano. Fuori dall'Italia è conosciuto anche con il titolo di Sangue Napolitano.

Francesca Bertini che aveva già recitato in teatro nel dramma di Salvatore Di Giacomo in una parte secondaria, indossa i panni della protagonista e interviene con una certa frequenza nella messa in scena sì da essere considerata co-regista della pellicola. A testimoniarne il ruolo è lo stesso Gustavo Serena:

« E chi poteva fermarla? La Bertini era così esaltata dal fatto di interpretare la parte di Assunta Spina, che era diventata un vulcano di idee, di iniziative, di suggerimenti. In perfetto dialetto napoletano, organizzava, comandava, spostava le comparse, il punto di vista, l'angolazione della macchina da presa; e se non era convinta di una certa scena, pretendeva di rifarla secondo le sue vedute.[1] »

Trama[modifica | modifica sorgente]

Assunta Spina è fidanzata con un macellaio di nome Michele Boccadifuoco ma è anche corteggiata da Raffaele, il quale Assunta rifiuta senza remore. Per vendicarsi Raffaele invia una lettera anonima a Michele dicendo che la sua fidanzata quando lui lavora si consola con qualcun altro. Allora Michele decide di portare Assunta Spina a Napoli trovandole un lavoro in una lavanderia vicino alla sua macelleria. Il giorno del compleanno di Assunta il fidanzato Michele la porta a Posillipo ma lui non le presta molte attenzioni, finché arriva anche Raffaele. Per ripicca, decide allora di ballare con Raffaele, e il dramma va in scena: Michele, accecato dall'ira, sfregia Assunta e viene successivamente arrestato. Durante il processo lei testimonia per salvarlo, affermando che Michele non l'aveva mai colpita, ma la giuria non le crede. Michele viene così condannato per due anni. Assunta allora decide di accettare la proposta del vice-cancelliere Federigo Funelli, per far sì che Michele stia nella più vicina prigione di Napoli, ovvero diventare sua amante. Dal carcere Michele continua a scrivere delle lettere ad Assunta ma lei non gli risponderà mai. Assunta capisce infatti di non essere più innamorata di Michele. Dopo un anno e mezzo Boccadifuoco viene messo in libertà e va subito a trovare la sua fidanzata alla lavanderia, ma capendo che Assunta non prova più dei sentimenti per lui ma per un altro, esce ed uccide Federigo, del quale Assunta, diventata sua amante da tempo, si è innamorata. Lei a quel punto si dichiara colpevole del delitto che non ha commesso davanti alla polizia.

Importanza[modifica | modifica sorgente]

Uno degli scopi della realizzazione di questo film era di mostrare il sottile potere dell'espressività del cinema, in confronto alla recitazione teatrale. Francesca Bertini mostra pienamente il suo talento per la prima volta, creando un nuovo standard per la recitazione sul grande schermo. La sua interpretazione è giudicata straordinaria, e diametralmente opposta al lavoro dello scrittore e drammaturgo Gabriele D'Annunzio, che all'epoca era reduce dalla collaborazione con Giovanni Pastrone per il kolossal Cabiria (1914). Per esempio, quest'ultimo film —uno dei primi film in cui la camera si muove tra le scene durante la ripresa— era considerato un capolavoro anche perché Gabriele D'Annunzio ne scrisse le didascalie, ma ai moderni spettatori queste sembrerebbero eccessivamente enfatiche e ridondanti. Lo stesso potrebbe essere detto sulle movenze accentuate di alcuni attori e attrici dell'era del cinema muto. Bertini volle concludere questo effetto commovente, così lei si focalizzò sul realismo. La sua interpretazione diede alla luce una più vicina somiglianza alla realtà in molti elementi di recitazione: nuovi sguardi alla camera, uso di gesti quotidiani, e così via. La scena del pranzo in Assunta Spina, per esempio, ebbe maggiore impatto per questi elementi. Il tentativo di riflettere la realtà ridusse anche il bisogno della didascalia per spiegare le azioni. Nonostante fosse passato solo un anno dall'uscita di Cabiria e di Assunta Spina, sembrò essere passato un intero decennio a causa delle differenze artistiche in finezza e sfumatura.

Altre versioni[modifica | modifica sorgente]

Nel 1929 la trama di Assunta Spina fu ispirata al nuovo film di Roberto Roberti. Un altro era in produzione nel 1948, diretto da Mario Mattoli, con Anna Magnani e Eduardo De Filippo come protagonisti.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vittorio Martinelli, Il cinema muto italiano. I film della Grande Guerra. 1915, vol. I, Nuova ERI, Torino, 1992.
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