Cilicio

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Cilicio

Il cilicio era una veste intessuta di peli di capra, ruvida e scomoda, che era in uso ai soldati dell'esercito Romano. Il termine proviene dal greco κιλίκιον (kilíkion), ovvero della regione della Cilicia[1], l'odierno Sud della Turchia. Dai soldati romani il cilicio passò agli anacoreti cristiani, che erano soliti indossarlo sulla nuda pelle per fare penitenza e mortificare la carne. Restò in uso ai penitenti, ad alcuni pellegrini e come strumento di santificazione e purificazione in alcuni ordini o confraternite religiose.

Indica, per estensione, una cinghia uncinata o formata da una corda ruvida costellata di nodi, che viene stretta attorno alla vita o alla coscia in modo da provocare un dolore non estremo ma costante.

Uso del cilicio[modifica | modifica wikitesto]

Molti santi ne fecero uso nel corso dei secoli (ai suoi tempi anche da Ignazio di Loyola, poi da Josemaria Escrivà), ma essendo una pratica personale e nascosta è difficile dire quanto sia in uso, oggi come ieri. Secondo l'Opus Dei, anche «... un Papa modernissimo e innovatore, qual era Paolo VI, portava in talune occasioni il cilicio, come ha rivelato dopo la sua morte il segretario, monsignor Pasquale Macchi»[2].

I membri Numerari dell'Opus Dei, laici in "celibato apostolico", inseriti nell'organizzazione della prelatura personale della Chiesa cattolica, insieme ai sacerdoti specifici, a volte lo usano - per mortificare il proprio corpo e con esso il proprio spirito per "avvicinarsi al sacrificio di Cristo" -. Recentemente anche la senatrice Paola Binetti ha confermato l'uso di questa pratica di mortificazione.[3]

L'uso del cilicio come strumento di pura mortificazione della carne non è contemplato dalla Chiesa cattolica in quanto «... il corpo dell'uomo partecipa alla dignità di "immagine di Dio"» e quindi non deve essere maltrattato, ma considerato «...buono e degno di onore» (cf n. 364 Catechismo e Gaudium et spes, 14): tormentare il proprio corpo è «...contrario al giusto amore di sé ...all'amore del Dio vivente» (cf Catechismo, n. 2281 - suicidio -). L'uso di sacrifici personali e di privazioni volontarie è però concesso per recuperare la piena salute spirituale, per essere più vivo nello spirito e per irrobustire le proprie relazioni con Dio e con il prossimo. I Padri della Chiesa ne propongono in particolare tre: preghiera, elemosina, digiuno.

Possiamo citare san Francesco di Sales:

« La mancanza di misura nei digiuni, nelle flagellazioni, nell'uso del cilicio, nelle asprezze rende molte persone incapaci di consacrare gli anni migliori della vita ai servizi della carità; questo avvenne anche a San Bernardo che si pentì in seguito di aver abusato di penitenze troppo dure. [...] Anche noi siamo molto fragili di fronte alle tentazioni sia quando il nostro corpo è troppo pasciuto, come quando è troppo debole; nel primo caso è presuntuoso nel suo benessere, nell'altro è disperato nel suo malessere. (...) C'è chi fa fatica a digiunare, chi invece a servire gli ammalati, un altro a visitare i prigionieri, a confessare, a predicare, a consolare gli afflitti, a pregare ed altri esercizi simili: queste ultime fatiche valgono di più di quella del digiuno, perché, oltre a darci ugualmente il dominio sulla carne, in più ci offrono frutti molto più apprezzabili. »
« Se presa con moderazione, la disciplina dà meravigliosi risultati nel risvegliare il desiderio della devozione. Il cilicio domina potentemente il corpo, ma il suo uso abitualmente non è consigliabile agli sposati, alle persone di costituzione delicata, o a quelli che devono sopportare altre grosse fatiche. Tuttavia si può impiegare, volendo, nei giorni forti di penitenza, sempre che il confessore sia d'accordo. »
(Filotea, Introduzione alla vita devota)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gian Guido Vecchi, I cattolici e il «ritorno» del cilicio, Corriere della Sera, 8 marzo 2007. URL consultato l'11 dicembre 2007.
  2. ^ Il colpevole? Ovviamente l'Opus Dei.
  3. ^ Gian Guido Vecchi. I cattolici e il «ritorno» del cilicio. Corriere della Sera, 8 marzo 2007. URL consultato il 11 dicembre 2007.

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