Opus Dei

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Opus Dei
Sigillo dell'Opus Dei
Pertinenza Chiesa cattolica
Ambito Prelatura personale
Chiesa prelatizia Santa Maria della Pace (Roma)
Numero di fedeli 90.502 (2013)[1]
Numero di sacerdoti 2.073 (2013)[1]
Prelato Javier Echevarría Rodríguez
Data di configurazione come Prelatura personale 28 novembre 1982
Fondatore Josemaría Escrivá de Balaguer
Data di fondazione 2 ottobre 1928
Sito web http://www.opusdei.it

La Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, più conosciuta nella forma abbreviata Opus Dei (letteralmente, "Opera di Dio"), è una prelatura personale[2] della Chiesa cattolica, l'unica esistente nell'ordinamento canonico.

Fu fondata nel 1928 dal sacerdote spagnolo Josemaría Escrivá de Balaguer per «diffondere il messaggio che il lavoro e le circostanze ordinarie sono occasione di incontro con Dio e di servizio nei confronti degli altri, per il miglioramento della società»[3].

Ha ottenuto lo status di prelatura personale in forza della costituzione apostolica Ut sit del 1982[4]; è retta dagli Statuti emanati da Giovanni Paolo II nel 1982[5].

Status, finalità e organizzazione[modifica | modifica sorgente]

Il Codice di Diritto Canonico del 1983 (canoni 294-297) indica le caratteristiche fondamentali delle prelature personali. Il canone 294 prevede che la prelatura personale sia composta da presbiteri e da diaconi del clero secolare, con la possibilità (canone 296) dell'inserimento di laici, per il solo espletamento delle opere apostoliche.

Secondo le parole del suo fondatore, "l'Opus Dei si propone di promuovere fra le persone di tutti i ceti della società la ricerca della santità cristiana in mezzo al mondo. Vale a dire, l'Opus Dei intende aiutare ogni persona che vive nel mondo - l'uomo comune, l'uomo della strada - a condurre una vita pienamente cristiana, senza dover cambiare il suo modo di vita quotidiana, né il suo lavoro abituale, né i propri ideali o aspirazioni."[6]

L'origine del nome dell'istituzione è legato alla volontà di contribuire al disegno di Dio in Terra (opus dei). In latino, infatti, la frase opus dei significa "opera di Dio". Il nome venne scelto da Escrivà de Balaguer al termine di un colloquio con il suo confessore del 1930 (padre Sánchez) che gli chiese: “Come va quest’opera di Dio?” Per strada pensò: “opera di Dio, Opus Dei!...lavoro di Dio. È il nome che cercavo!”[7]

I fedeli della Prelatura, sia uomini che donne, si chiamano “numerari”, “aggregati” e “soprannumerari” in base alla disponibilità abituale di ciascuno a dedicarsi ai compiti di formazione e ad altre specifiche attività apostoliche dell'Opus Dei; non costituiscono classi diverse, tutti hanno la medesima vocazione divina. La differenza di disponibilità è in rapporto alle diverse circostanze permanenti personali, familiari, professionali e simili nelle quali ciascuno si può trovare. [8]

Si chiamano numerari quei fedeli (sacerdoti e laici) che vivono nel celibato apostolico e hanno la massima disponibilità personale per le attività apostoliche che sono proprie della Prelatura; possono abitare nella sede dei centri della Prelatura, dove si occupano delle relative attività apostoliche e della formazione degli altri membri dell'Opus Dei [9]

Si chiamano aggregati i fedeli che vivono nel celibato apostolico e hanno delle responsabilità determinate (di tipo personale, familiare o professionale) che li impegnano in permanenza ad abitare presso la propria famiglia di origine e a limitare la disponibilità pratica per i compiti apostolici o di formazione dell'Opus Dei. [10]

Si chiamano soprannumerari quei fedeli, coniugati o no (in quest'ultimo caso senza l'impegno del celibato), che - condividendo la medesima vocazione divina di tutti gli altri - partecipano in pieno all'apostolato dell'Opus Dei ma adattano la loro disponibilità in rapporto alle attività apostoliche, alle concrete esigenze derivanti dagli impegni familiari, professionali e sociali. [11]

I cooperatori non sono invece fedeli della Prelatura, ma collaborano al suo apostolato con la preghiera, le elemosine e in certi casi con il lavoro, partecipando così dei beni spirituali della Prelatura. Possono essere cooperatori anche i non cattolici e i non cristiani [12].

Secondo dati dichiarati nel 2013 i fedeli laici della prelatura dell'Opus Dei sono circa 90.000 in tutto il mondo: la maggior parte di essi è rappresentata dai soprannumerari; vi sono poi i numerari e gli aggregati. Dai numerari e dagli aggregati provengono i sacerdoti della Prelatura, che nel 2013 erano 2.051.[1]

L'Opus Dei non è un ordine religioso: i suoi sacerdoti diaconi che appartengono al clero secolare mentre gli altri fedeli sono laici.

Alla guida della Prelatura vi è un Prelato, scelto da un congresso generale elettivo e successivamente confermato dal Papa (dal 1994 è mons. Javier Echevarría, succeduto a mons. Álvaro del Portillo, morto in quell'anno, e primo successore del fondatore).

La finalità dell'Opus Dei è "promuovere fra le persone di tutti i ceti della società la ricerca della santità cristiana in mezzo al mondo. Vale a dire, l'Opus Dei intende aiutare ogni persona che vive nel mondo - l'uomo comune, l'uomo della strada - a condurre una vita pienamente cristiana, senza dover cambiare il suo modo di vita quotidiana, né il suo lavoro abituale, né i propri ideali o aspirazioni”.[13] L'ambito della santificazione è quindi la vita stessa: l'attività lavorativa, la famiglia, le amicizie, gli hobby...[14] L'attività principale dell'Opus Dei consiste nel dare ai suoi fedeli, e a tutte le persone che lo desiderano, i mezzi spirituali necessari per vivere da buoni cristiani in mezzo al mondo.[15]

Accanto alla formazione spirituale, svolta per lo più dai numerari, l'Opus Dei incoraggia i fedeli della Prelatura a dar vita ad iniziative assistenziali, formative e sociali. In Italia, ad esempio, sin dal 1964 esiste un centro di formazione professionale riconosciuto e finanziato dalla Regione Lazio: la Scuola di Formazione ELIS a Roma[16]. Sono molti i centri formativi, professionali, scolastici e di livello universitario creati in tutto il mondo con l'aiuto dei fedeli della Prelatura.[17]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fondazione[modifica | modifica sorgente]

Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1975), sacerdote cattolico spagnolo, è il fondatore dell’Opus Dei. Secondo quanto da lui stesso raccontato[18], il 2 ottobre 1928 durante un ritiro avrebbe avuto una ispirazione mistica e avrebbe compreso il compito della sua vita che Dio gli avrebbe affidato: far sì che i “cristiani inseriti nel tessuto connettivo della società civile - con la loro famiglia, gli amici, il lavoro professionale e le loro nobili aspirazioni - comprendano che la loro vita, così come è, può essere l'occasione di un incontro con Cristo, ed è pertanto una strada di santità e di apostolato”.[19] Questa ispirazione contrastava con l’idea, all’epoca molto diffusa nel mondo cattolico, che per diventare santi bisognasse dedicarsi interamente a Dio, tramite l’appartenenza all'ordine sacro o allo stato religioso[20]. Il nome “Opus Dei” (Opera di Dio) fu scelto dal fondatore perché sintetizzava il concetto di santificazione del lavoro e al contempo chiariva che il lavoro dovesse essere offerto “a maggior gloria di Dio”.[21] Genesi 2,5 afferma che l'essere umano è fatto per lavorare e perciò Escrivá, respingendo il concetto della teologia medioevale secondo il quale il lavoro è conseguenza del peccato originale, riteneva che fosse una via primaria per incontrare Dio[22]. Questo principio è stato fatto proprio dal Concilio Vaticano II e sintetizzato con l’espressione: «vocazione universale alla santità»).[23] Fu chiaro a Escrivá fin dall’inizio, che i membri dell'Opus Dei “non agiscono in gruppo ma individualmente, con libertà e responsabilità personali. L'Opus Dei non è quindi un'organizzazione chiusa”. I fedeli, proprio perché devono santificarsi nel mondo, collaborano sempre con tutte le persone con cui sono in contatto attraverso il lavoro e la partecipazione alla vita civica”[24]. Il 14 febbraio 1930 segna l’inizio del ramo femminile dell’Opera.

I primi centri[modifica | modifica sorgente]

Nel 1933 si aprì a Madrid il primo centro dell’Opus Dei. Si trattava dell’Accademia DYA (Derecho y Arquitectura - Diritto e Architettura) dove si svolgevano corsi integrativi per studenti universitari; per chi lo desiderava era possibile assistere a lezioni di formazione cristiana. Nei colloqui con i ragazzi Josemarìa “parlava di santificazione del lavoro e delle occupazioni ordinarie: lo studio, svolto con cura e amore e l’impegno per la propria formazione umana e cristiana, erano la strada maestra che indicava loro per amare Dio”[25]. Durante la guerra civile spagnola (1936-1939), nel pieno della persecuzione religiosa attuata dalle milizie repubblicane, l’accademia DYA venne evacuata, i suoi membri dispersi e Josemarìa dovette nascondersi cambiando spesso rifugio. Nel 1937 Escrivá ed altri membri dell’Opera riuscirono a raggiungere Andorra varcando i Pirenei; in questa zona controllata dalle truppe nazionaliste era stata mantenuta la libertà di culto e Josemarìa, trasferitosi a Burgos, continuò tramite lettere e a mantenere i contatti con gli altri membri dell’Opera fino alla fine della guerra civile. Ritornato a Madrid, Escrivá riprese i contatti con i giovani che lo avevano seguito prima del conflitto (una decina in tutto) ma l’inizio della seconda guerra mondiale, se non rallentò lo sviluppo dell’Opera in Spagna, pospose l’espansione oltre i confini nazionali. Nel 1939 Escrivá pubblicò “Cammino” una collezione di 999 massime di spiritualità; su richiesta di numerose diocesi spagnole predicò durante gli esercizi spirituali del clero ed iniziaronono anche le prime critiche contro l’Opera. Nel 1941 una corte civile istituita da Franco, il tribunale civile per la repressione della massoneria aprì una formale inchiesta contro l’Opus Dei[26]. L’anno seguente il Superiore Generale dei Gesuiti Wladimir Ledochowski inviava una lettera al Vaticano con la quale indicava l’Opus Dei come pericolosa per la Chiesa in Spagna a causa del suo carattere segreto, una forma di massoneria cristiana[27]. In queste occasioni come in passato, Escrivá fu sostenuto dal vescovo di Madrid Leopoldo Eijo y Garay che approvò nel 1941 l’Opus Dei come Pia Unione di diritto diocesano, una forma che se ancora non confacente allo spirito dell’opera, gli dava una consistenza costituzionale almeno nel territorio spagnolo. Lo stesso vescovo ordinò il 25 giugno 1944 i primi tre sacerdoti dell’Opus Dei. Escrivá aveva concepito l’Opera come una unione organica di laici e sacerdoti in cooperazione per la missione dell’Opera. I sacerdoti vennero inquadrati in una struttura giuridica apposita: la Società Sacerdotale della Santa Croce.

Un murale nelle Filippine: Magpakabanal sa gawain ("Diventare santo attraverso il lavoro")

La sede a Roma[modifica | modifica sorgente]

Intenzionato a favorirne l'internazionale e per meglio sostenerne il riconoscimento da parte della Santa Sede, Josemaría Escrivá sbarcò per la prima volta in Italia al porto di Genova la notte del 22 giugno del 1946, raggiungendo poi Roma e trasferendo quindi lì la sede principale dell’Opus Dei. Il 16 giugno 1950 con il decreto Primus inter la Santa Sede concesse l’approvazione dell’Opera come istituto secolare di diritto canonico. In questo modo l’Opus Dei veniva riconosciuta come una unità organica, costituita da laici e sacerdoti iscritti alla Società Sacerdotale della Santa Croce; era consentito l’inserimento anche delle persone sposate e dei sacerdoti diocesani che continuavano a riferire al proprio vescovo, ma ricevano dall’Opus Dei l'aiuto spirituale per cercare la santità nell'esercizio del loro ministero. L’Opus Dei continuava ad essere posta alle dipendenze della sacra Congregazione degli ordini religiosi, nonostante fosse chiaro che i laici non erano tenuti a formulare i 3 voti pubblici di religione[28].

Espansione apostolica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1946 era iniziata la presenza dell’Opus Dei in Portogallo, Italia, Inghilterra, Irlanda e Francia. Nel ’49 negli Stati Uniti, ’50 in Cile e Argentina. Nel ’51 in Venezuela e Colombia. Nel 52’ in Germania; nel 1953 fu la volta del Perù e del Guatemala; nel ’54 in Ecuador e nel 56 in Svezia e Uruguay; nel ’57 i primi passi in Austria, Brasile e Canada. In parallelo iniziano a svilupparsi diverse opere sociali (iniziative a carattere civile, con finalità educative o di servizio, promosse da fedeli dell’Opus Dei che godono della garanzia morale della Prelatura). Nel 1952 iniziano le attività nello Studio Generale di Navarra a Pamplona che successivamente si trasformo' in Università di Navarra, che “si sarebbe espansa tanto da diventare la pietra angolare delle opere apostoliche dell’Opus Dei”[29]

Papa Giovanni XXIII affidò a Escrivá il compito di erigere il Centro Internazionale per la Gioventù Lavoratrice, con l'annessa parrocchia di San Giovanni Battista al Collatino in Roma, come fu ricordato dallo stesso Paolo VI all'inizio della sua omelia del 21 novembre 1965 in occasione dell'inaugurazione del Centro ELIS.[30].

Nel 1967 mons Giovanni Benelli, sostituto alla segreteria di Stato del Vaticano, preoccupato per le difficoltà nel pervenire a una pacifica transizione della Spagna verso una stabile democrazia dopo la morte di Francisco Franco, interpellò Escrivá perché l’Opus Dei si facesse parte attiva nel costituire una democrazia cristiana in Spagna sul modello italiano. “Escrivá rifiutò l’adesione dell’Opus Dei al progetto sottolineando di non poter imporre scelte politiche ai suoi membri. Per un certo tempo “non ci fu nessun progresso nel mutamento dello status giuridico dell’organizzazione ”[31].

Il 7 luglio de 1975 fu inaugurato a Huesca (Spagna) il Santuario di Torreciudad, un antico progetto del fondatore in onore alla Vergine Maria.

Il 26 giugno 1975 Escrivá moriva a Roma. In quel momento facevano parte dell’Opus Dei più di 60.000 persone di 80 nazionalità[32]

Dopo la morte di San Josemaría[modifica | modifica sorgente]

Alvaro del Portillo[modifica | modifica sorgente]

Alvaro del Portillo

Alvaro del Portillo (Madrid 1914-Roma 1994), il principale collaboratore di san Josemarìa Escrivà, diventa il suo primo successore alla guida dell’Opus Dei il 15 settembre del 1975. Durante il Concilio Vaticano II era stato segretario della commissione conciliare che elaborò il Decreto Presbyterorum Ordinis e contribuì a mettere in evidenza il ruolo dei laici. Fu nominato anche consultore nella Pontificia Commissione per la revisione del codice di diritto canonico. È stato ordinato vescovo da Giovanni Paolo II il 6 gennaio 1991 ed è in corso un processo di beatificazione.

Alvaro del Portillo nel periodo in cui è stato Prelato dell’Opus Dei, si è preoccupato di portare a termine quanto era stato già avviato dal fondatore, promuovere l’espansione dell'Opera e diffonderne la conoscenza. Venne curata la pubblicazione di due volumi di omelie di Escrivà: “E’Gesù che passa “ e “Amici di Dio” e il seguito degli aforismi di “Cammino”: “Solco” e “Forgia” Nel 28 novembre del 1982 con la costituzione apostolica Ut Sit si completa l’iter giuridico dell’Opus Dei con la sua erezione, da parte di Giovanni Paolo II, a Prelatura Personale. Álvaro del Portillo viene nominato primo Prelato.

La Prelatura Personale è una figura giuridica già prevista nel Concilio Vaticano II nel decreto Presbyterorum Ordinis e configurata in documenti pontifici successivi che si caratterizza come struttura idonea a svolgere una particolare opera pastorale, ha un carattere nettamente secolare, dispone di un clero proprio e può incorporare fedeli laici celibi o sposati.[33].

In questo modo veniva riconosciuta l’unità organica di sacerdoti e laici dell’Opus Dei per assecondare la vocazione universale di tutti i cristiani, già sancita nel Concilio Vaticano II. Il fatto che la Prelatura Opus Dei, come qualsiasi futura Prelatura, dipenda direttamente dalla Sacra Congregazione per i vescovi e che ai suoi aderenti non vengano richiesti vincoli sacri, differenziano l’Opus Dei da qualsiasi istituto di vita consacrata ma anche dalle pie unioni e da altre associazioni di fedeli.[34].

In effetti altre associazioni di laici cattolici previsti nel decreto Apostolicam Actuositatem riferiscono al Pontificio Consiglio per i Laici e non prevedono sacerdoti dedicati a prendersi cura spiritualmente dei membri dell’associazione. Bisogna considerare inoltre che “Le prelature personali presentano la peculiarità che i loro fedeli continuano a far parte anche delle chiese locali o delle diocesi dove hanno il loro domicilio. Pertanto le prelature non si sovrappongono né si sostituiscono alla potestà dei vescovi diocesani ma danno un supporto aggiuntivo alle loro attività pastorali. Nel caso della prelatura dell'Opus Dei ad esempio le sue attività pastorali vengono sempre svolte previo l'accordo e il consenso dei vescovi locali. La potestà del prelato si estende solo a ciò che concerne la peculiare missione della prelatura”.[35]

Nel 1984, Álvaro del Portillo portò a compimento uno specifico desiderio di San Josemaría inaugurando il Centro Accademico Romano che si trasformò successivamente in Pontificia Università della Santa Croce con le facoltà di Teologia, Diritto Canonico, Filosofia e Comunicazione. Il 17 maggio 1992 Giovanni Paolo II beatificava Josemaría Escrivá in piazza San Pietro a Roma, alla presenza di 300.000 persone. In quell’occasione furono sollevate critiche in merito alla rapidità con cui arrivò a tale canonizzazione. “Tutte le polemiche suscitate dalla decisione vaticana sono forse soltanto dovute all’ignoranza della semplificazione dei processi di canonizzazione operata da Paolo VI e delle moderne risorse dell’informatica che hanno consentito di accelerare i tempi”.[36]

Nel 1994 muore Alvaro del Portillo, tre giorni dopo esser ritornato da un pellegrinaggio in Terra Santa. Javier Echevarría viene nominato suo successore, attuale Prelato dell’Opus Dei.

Javier Echevarría[modifica | modifica sorgente]

Laureato in Legge e in Diritto Canonico, ordinato sacerdote il 7 agosto 1955, fu stretto collaboratore di san Josemaría Escrivá, e dal 1953 fino alla sua morte, avvenuta nel 1975, fu il suo segretario. Nel 1982, con l'erezione dell'Opus Dei in prelatura personale, divenne vicario generale della Prelatura. È stato nominato Prelato del’Opus Dei da Giovanni Paolo II il 20 aprile 1994, e vescovo il 6 gennaio 1995. Il 6 ottobre del 2002 in piazza San Pietro Josemaría Escrivá veniva proclamato santo da Giovanni Paolo II. In quell’occasione, con il contributo dei partecipanti all’evento, fu costituita Harambee Africa International,[37], una onlus che ha lo scopo di avviare progetti di istruzione e sviluppo nell’Africa sub sahariana. Nei suoi primi dieci anni di vita sono stati avviati progetti in Benin, Camerun, Kenya e Mozambico.

La spiritualità[modifica | modifica sorgente]

  • La vocazione universale alla santità

Vittorio Messori[38] ha cercato di spiegare questa espressione con parole semplici osservando che per molti battezzati sembra che “santità e apostolato non possono essere per tutti perché la stragrande maggioranza dei cristiani ha un lavoro, una famiglia, un complesso di impegni che lo distraggono; non si ha tempo per dedicarsi alle opere di pietà. Per una vita pienamente cristiana, per una ricerca vera della santità occorrerebbe uscire dalla propria vita consueta ed entrare in quelli che sono chiamati “istituti di perfezione”, diventare insomma cristiani di serie A (monaci, frati, sacerdoti,..). Escrivà ribadiva invece che si può, anzi ci si deve, santificare nella vita ordinaria, senza cambiare lavoro né lasciare la famiglia. Facendo cioè come le prime generazioni cristiane che, all'esterno non si distinguevano in nulla dai loro contemporanei pagani". L'allora cardinale Joseph Ratzinger[39] approfondì il concetto: «sapendo che nei processi di canonizzazione si cerca la virtù eroica, siamo portati a pensare che è un ideale troppo alto per noi. La santità diventa qualcosa riservata ad alcuni grandi di cui vediamo le immagini sugli altari. Questo concetto sbagliato è stato corretto e mi sembra il punto centrale di Josemarìa Escivà. Virtù eroica non significa che uno ha fatto grandi cose da se, ma che nella sua vita appaiono realtà che non ha fatto lui perché egli è stato trasparente e disponibile per l’Opera di Dio. In altre parole essere santo è parlare con Dio come un amico parla a un amico».

  • La filiazione divina

Secondo Escrivá de Balaguer «La filiazione divina è il fondamento dello spirito dell’Opus Dei». Tutti i cristiani, quando vengono battezzati, diventano figli di Dio. La formazione impartita dalla Prelatura dell'Opus Dei ha l'obiettivo di suscitare una viva consapevolezza di tale condizione e aiutare i fedeli ad assumere un comportamento coerente con tale realtà. Il vescovo Alvaro del Portillo, successore di Escrivá come Prelato dell'Opus Dei,[40] ha evidenziato che “il senso della filiazione divina si traduceva in S. Escrivà in un desiderio ardente e sincero, tenero e profondo insieme, di imitare Gesù Cristo quale fratello suo, figlio di Dio Padre. Lo spirito di filiazione lo portava a mantenersi sempre alla presenza di Dio. A vivere con una fede assoluta nella provvidenza, a corrispondere serenamente e gioiosamente alla Volontà divina”.

  • Esser contemplativi in mezzo al mondo

Giorgio Faro[41] ha così sintetizzato questo aspetto: “ Il lavoro, inteso non solo come attività professionale ma come l’insieme delle attività ordinarie che caratterizzano la vita di ciascuno, è il principale mezzo attraverso cui incontrarsi con Dio, stare con Lui, fare la Sua volontà. Il lavoro quindi, come ogni attività del cristiano (sociale, familiare, sportiva, ecc.), deve trasformarsi in orazione, cioè in dialogo con Dio. Escrivá scrisse: “l’arma dell’Opus Dei non è il lavoro: è l’orazione. Per questo trasformiamo il lavoro in orazione ed abbiamo anima contemplativa”. Invitava quindi a svolgere il lavoro di Marta, ma con il cuore di Maria, ad essere “contemplativi in mezzo al mondo”. Egli equiparava il tavolo di lavoro o la scrivania del laico, all'altare su cui il sacerdote celebra ogni giorno la santa Messa".

  • Unità di vita

Javier Echevarría - attuale Prelato dell'Opus Dei[42] così si esprime: “Con l’espressione unità di vita nel linguaggio della teologia spirituale si suole designare l’ideale, già presente in tanti Padri, dell’incontro fra Marta e Maria. La fusione di azione e contemplazione, di preghiera e lavoro. L’unità di vita scaturisce dall’azione dello Spirito Santo nell’anima: non è quindi un traguardo meramente umano. Il risultato di un ordine mentale, di un efficientismo organizzato o dello sforzo personale per giungere a una sorta di quiete dell’animo. Rappresenta in un certo modo un sinonimo della santità e quindi una meta per tutti i cristiani.”

  • Mentalità laicale

La teologia della «vocazione universale alla santità», disse l'allora cardinal Albino Luciani, poi Giovanni Paolo I[43]:"era presente, oltre trecento anni prima, anche in S. Francesco di Sales". Anche questi propugna la santità per tutti, ma sembra insegnare solo una «spiritualità dei laici», mentre Escrivá vuole una «spiritualità laicale». Mentre Francesco di Sales suggerisce quasi sempre ai laici gli stessi mezzi praticati dai religiosi con opportuni adattamenti, Escrivá è più radicale: parla addirittura di "materializzare" la santificazione. Per Escrivá è lo stesso lavoro materiale che deve trasformarsi in "preghiera e santità".

  • Amore per la libertà personale

Il cardinale Sergio Pignedoli[44] sottolinea che il cristiano deve difendere tutti i beni che la dignità della persona porta con sé e ricorda su questo punto le parole di S. Escrivà: “Ritengo che un cristiano debba unire la passione umana per il progresso civile e sociale alla consapevolezza dei limiti delle proprie opinioni, rispettando quindi le opinioni altrui e amando il legittimo pluralismo su temi opinabili. Chi non sa vivere così non ha capito fino in fondo il messaggio cristiano. Dio, creandoci, ha accettato il rischio e l’avventura della nostra libertà. Nell’Opus Dei il pluralismo è voluto e amato e non semplicemente tollerato”.

S. Escrivà ha mostrato in altre occasioni una posizione decisa al riguardo:[45] “Qualora un socio dell’Opus Dei cercasse di imporre (direttamente o indirettamente) una scelta temporale agli altri soci, oppure tentasse di servirsi di loro per conseguire interessi umani, verrebbe espulso senza indugi; tale infatti sarebbe la reazione giusta, santa, degli altri soci”.

  • Il lavoro deve essere fatto con perfezione umana

Il cardinale Albino Luciani[43] ricordando una frase di S. Escrivà: “come può essere lavoro di Dio se è fatto male, in fretta e senza competenze? Un muratore, un architetto, un medico, un insegnante come può essere un santo se non è anche, per quanto dipende da lui, un bravo muratore, un bravo architetto, un bravo medico, un bravo insegnante?” osservava che in linea con lui scriveva Gilson nel 1949: “Ci dicono che è stata la fede a costruire le cattedrali nel medioevo; d’accordo ..ma anche la geometria. Fede e geometria, fede e lavoro eseguito con competenza per Escrìvà vanno a braccetto, sono le due ali della santità”.

  • Apostolato nel proprio ambiente familiare e di lavoro

Mons Carlo Colombo[46] sottolinea che l'apostolato laico è fatto non tanto di parole quanto di vita: “ è la propria vita concreta, il lavoro quotidiano che deve divenire prova, testimonianza. L’apostolato è la conseguenza necessaria di un amore vero a Gesù Cristo: chi lo ama non può non amare la Sua missione e quelli per i quali Egli ha donato la propria vita, ossia tutti gli uomini e innanzitutto i familiari e i colleghi di lavoro”.

Durante un'udienza a Castel Gandolfo nell'agosto del 1979, papa Giovanni Paolo II disse ai membri dell'Opus Dei: «Grande ideale, veramente, il vostro, che fin dagli inizi ha anticipato quella teologia del laicato, che caratterizzò poi la Chiesa del Concilio e del post-Concilio. Tale infatti è il messaggio e la spiritualità dell'Opus Dei: vivere uniti a Dio, nel mondo, in qualunque situazione, cercando di migliorare se stessi con l'aiuto della grazia, e facendo conoscere Gesù Cristo con la testimonianza della vita».

Nell'articolo Lasciare operare Dio[47], l'allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (e futuro papa Benedetto XVI), scrisse, a proposito di san Josemaría Escrivá e l'Opus Dei: «un concetto sbagliato della santità», quello in cui «la santità diventa una cosa riservata ad alcuni grandi, e che sono tutt'altro rispetto a noi normali peccatori. Ma questo è un concetto sbagliato di santità, una percezione errata che è stata corretta proprio da Josemaría Escrivá. Essere santo è nient'altro che parlare con Dio come un amico parla con l'amico».

Alcuni autori[48] hanno confrontato la concezione dell'etica del lavoro promossa dall'Opus Dei in ambito cattolico con quella sostenuta dal calvinismo in ambiente protestante, analizzata da Max Weber nel suo classico di sociologia della religione (L'etica protestante e lo spirito del capitalismo): la specifica novità dell'Opus Dei sarebbe rappresentata, secondo tale interpretazione, dall'affermarsi di un pensiero cattolico originale in tema di teologia del lavoro, differente dalla dottrina sociale della Chiesa nata a fine Ottocento. Il prof. Giorgio Faro al contrario ricorda[41], facendo riferimento alle encicliche Centesimus Annus di san Giovanni Paolo II e Caritas in veritate di Benedetto XVI, che “Il lavoro non è solo segno di predestinazione né –nella versione secolarizzata del calvinismo– fonte di benessere, ma la dimensione “quotidiana” in cui il cristiano è chiamato a vivere la giustizia e la carità”. Nello stesso testo Faro prosegue: “In quest’ottica il lavoro non è più concepibile come un’etica del risultato o un’etica del successo, come lo stesso S. Escrivà ha chiarito: “potete pure ottenere i successi più spettacolari in campo sociale, nella vita pubblica, nella professione, ma se trascurate la vostra vita interiore e vi allontanate dal Signore, avrete fallito clamorosamente. Al cospetto di Dio è vittorioso colui che lotta per comportarsi da cristiano autentico: non ci può essere una soluzione intermedia”.

Fini e configurazione[modifica | modifica sorgente]

L'attuale configurazione giuridica caratterizza l'Opus Dei come una realtà ecclesiale del tutto diversa sia dai fenomeni associativi sia dalle congregazioni e dagli ordini religiosi: prevista dal Concilio Vaticano II (decreto Presbyterorum Ordinis e motu proprio Ecclesiae Sanctae), la prelatura personale si configura come una struttura istituzionale e gerarchica della Chiesa, che raccoglie, sotto la giurisdizione di un Prelato nominato dal Papa, sacerdoti e laici al fine di perseguire specifici compiti pastorali e apostolici. Il compito specifico dell’Opus Dei – come previsto dalla Costituzione Apostolica “Ut sit” che il 28 novembre 1982 eresse l’Opus Dei come Prelatura personale – consiste nel diffondere l'ideale della santità in mezzo al mondo, nel lavoro professionale e nelle circostanze ordinarie di ciascuno. Gli aderenti all'Opus Dei dipendono, quindi, dal Prelato per tutto ciò che riguarda direttamente la loro vita spirituale e sociale.

L'Opera si propone di offrire a uomini e donne, celibi o sposati, la formazione necessaria per vivere la propria testimonianza cristiana nel lavoro e nella vita familiare e sociale.

Ordinario della prelatura è il prelato, che gode di potestà ordinaria propria, di giurisdizione sui sacerdoti "incardinati" nella prelatura e sui laici a essa incorporati (dunque la prelatura personale ha diversi tratti in comune con una diocesi; non è però legata ad un determinato territorio). L'incorporazione dei laici avviene in risposta a una specifica vocazione.

I sacerdoti nell'Opus Dei[modifica | modifica sorgente]

Sede dell'Opus Dei a Roma

L'Opus Dei ha un clero proprio, formato esclusivamente da chierici scelti tra i suoi fedeli numerari e aggregati. Possono quindi essere incardinati nella Prelatura solo sacerdoti e diaconi provenienti dal laicato della Prelatura stessa. All'Opus Dei è intrinsecamente unita la Società Sacerdotale della Santa Croce, associazione alla quale possono aderire sacerdoti diocesani.

Fedeli[modifica | modifica sorgente]

I fedeli laici che collaborano con l'Opus Dei si dedicano ai fini della prelatura, di ordine esclusivamente spirituale; i loro impegni, peraltro, non ne mutano la condizione canonica e teologica di comuni fedeli cristiani (non formulano alcun tipo di voto e si limitano solo, in taluni casi, ad un lascito testamentario a favore di istituzioni promosse da fedeli della prelatura); essi si trovano sotto la giurisdizione del prelato per quanto attiene agli impegni ascetici, formativi, apostolici e di penitenza del corpo conseguenti all'incorporazione nella prelatura. Restano, invece, sotto la giurisdizione dell'ordinario diocesano per tutti gli aspetti determinati dal diritto comune nei confronti dei fedeli cattolici nelle varie diocesi in cui vivono.

Secondo quanto affermato dall'Opus Dei, essi sono tenuti a svolgere il loro apostolato nell'esercizio del quotidiano lavoro professionale, negli ambienti e nelle strutture della società civile.

Tra i membri si distinguono[49]:

  • i "numerari"[50]: persone che vivono il celibato apostolico, dedicandosi (oltre al proprio lavoro professionale) alle necessità spirituali degli altri fedeli della Prelatura e di tutti coloro che frequentano le attività formative dell'Opus Dei. Il loro ruolo di formazione e direzione richiede che siano laureati. Abitualmente vivono nei centri dell'Opus Dei e danno la loro disponibilità a spostarsi per le necessità del lavoro apostolico.

Tra le donne vi sono le "numerarie ausiliari", che dedicano la propria attività professionale alla cura dei centri dell'Opus Dei;

  • gli "aggregati": vivono il celibato apostolico, ma a differenza dei numerari solitamente vivono con le loro famiglie d'origine e possono anche non essere laureati;
  • i "soprannumerari": persone coniugate o celibi che vivono la stessa vocazione divina di Numerari e Aggregati, partecipano allo stesso lavoro apostolico ma nelle circostanze di una vita dedita alla propria famiglia.

Ai soprannumerari non è richiesto di fare testamento a favore dell'Opus Dei, mentre lo si suggerisce a numerari e aggregati (a questi ultimi compatibilmente con le esigenze della propria famiglia di nascita).

Alla Società Sacerdotale della Santa Croce (della quale è presidente generale il prelato dell'Opus Dei) possono associarsi sacerdoti appartenenti alle rispettive diocesi, che, secondo quanto asserito dall'Opus Dei, "desiderano cercare la santità nell'esercizio del loro ministero, secondo lo spirito e l'ascetica dell'Opus Dei". Tale ascrizione non ne altera la dipendenza dal vescovo diocesano, che ne resta l'unico superiore.

Il clero della prelatura proviene dai fedeli laici dell'Opus Dei: sono numerari e aggregati i quali, liberamente disponibili a essere sacerdoti, dopo diversi anni di incorporazione alla prelatura e dopo aver completato la formazione e gli studi di preparazione al sacerdozio, sono invitati dal prelato a ricevere gli ordini sacri.

I fedeli dell'Opera che per qualsiasi motivo siano stati dimessi possono chiedere la riammissione canonica, che viene concessa previa verifica del permanere delle condizioni richieste.

L'Opus Dei conta anche suoi cooperatori, anche non cattolici o non cristiani; essi, senza far parte della prelatura, collaborano alle iniziative apostoliche.

Probabilmente i termini "numerari" e "soprannumerari" sono stati scelti da Escrivà in riferimento ai palafrenieri vaticani del '500. In particolare i Camerieri di Spada e Cappa, Segreti e d'Onore, perlopiù patrizi. Sono qualificati come "commensali", ovvero cubicularii ab ense et lacerna, nominati dal papa con un biglietto della Segreteria di Stato, distinti da quelli "di numero", ossia eletti a vita, e "soprannumerari", che decadono dal servizio alla morte del papa.[senza fonte]

Attività[modifica | modifica sorgente]

« Lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo. È in mezzo alle cose più materiali della terra che ci dobbiamo santificare, servendo Dio e tutti gli uomini. Il cielo e la terra, figli miei,sembra che si uniscano laggiù, sulla linea dell'orizzonte. E invece no, è nei nostri cuori che si fondano davvero, quando vivete santamente la vita ordinaria..." »
(Josemaría Escrivá, dall'omelia "Amare il mondo appassionatamente", 8 dicembre 1967)

Benché l'apostolato dei membri sia principalmente esercitato a livello e a titolo personale, in alcune occasioni l'Opus Dei si incarica di assicurare la cura spirituale e dottrinale di determinate istituzioni educative, assistenziali e di promozione umana, per esempio tra le favelas delle città sudamericane, nelle isole indonesiane, ecc., o con programmi di cooperazione tecnica nei Paesi in via di sviluppo (Filippine, Ecuador, Perù, ecc.)[51].

In Italia esistono centri dell'Opus Dei, istituiti sempre con l'approvazione dei rispettivi vescovi, per esempio nelle diocesi di Roma, Milano, Brescia, Torino, Genova, Verona, Trieste, Bologna, Firenze, Perugia, Napoli, Cagliari, Bari, Catania, Palermo, Sassari e in varie altre. A Cagliari in particolare opera da diversi anni il centro culturale Accademia del Castello, che ospita varie attività formative tenute da fedeli laici, sacerdoti e cooperatori dell'Opus Dei rivolte soprattutto ai giovani dai 10 anni in su.

Di seguito, vengono descritte in sintesi alcune attività sociali nel mondo. In tutte queste iniziative l'Opus Dei si occupa dell'aspetto spirituale e dottrinale, mentre le responsabilità civile ed economica sono assunte dalle persone che vi lavorano.

Italia[modifica | modifica sorgente]

In campo medico e assistenziale, a Roma dal 1993 è attiva l'Università Campus Bio-Medico, che si articola in due facoltà, un centro di ricerca e un Policlinico.

In campo educativo, 9 città italiane ospitano 19 collegi universitari (dal 1959). Essi sono gestiti da Fondazione Rui, Ipe e Arces e offrono ospitalità e servizi allo studio per universitari fuori sede. La Pontificia Università della Santa Croce, nata a Roma dal 1984, è un centro superiore di studi ecclesiastici articolato nelle facoltà di Teologia, Filosofia, Diritto canonico, Comunicazione istituzionale. Gli studenti provengono da tutto il mondo.

Nel campo della formazione professionale, dal 1964 il Centro ELIS conduce a Roma, nel quartiere Casal Bruciato, corsi per la formazione di operai specializzati, l'istituto professionale nel campo dell'enogastronomia e dell'ospitalità alberghiera SAFI ELIS, corsi di formazione specialistica per laureandi e neolaureati, e due scuole sportive.

Europa[modifica | modifica sorgente]

La Spagna è per ragioni storiche il paese in cui sono presenti in maggior numero attività sociali dell'Opus Dei. Le principali sono: l'Università di Navarra (a Pamplona dal 1952) con clinica universitaria (dal 1962) e 15 facoltà; l'Ospedale Laguna (a Madrid dal 2002) per malati terminali, dedicato esclusivamente alle cure palliative (in Spagna ne esistono soltanto due); l'Universidad Internacional de Cataluña (UiC)] a Barcellona; lo IESE Business School (a Barcellona dal 1958). Al nono posto nel ranking mondiale 2012 delle business schools[52]; Braval (a Barcellona dal 2002) svolge programmi socio-educativi per la coesione sociale.

Sono presenti collegi universitari in molti altri paesi europei: Inghilterra, Germania, Francia, Austria, Svizzera, Portogallo, Irlanda.

In Gran Bretagna si segnalano anche la People First Society (a Londra, dal 2000) un'associazione studentesca di volontariato, e ReachOut! (2002) Programma di formazione della gioventù urbana nel quartiere periferico Moss Side, a Manchester.

Africa[modifica | modifica sorgente]

Il primo centro interrazziale dell’Africa è lo Strathmore College di Nairobi, capitale del Kenya, che nacque nel 1961 con l’impulso del fondatore dell’Opus Dei. Si tratta di un Centro educativo per ragazzi dalle medie all'università. Sempre nel Kenya, ma nel distretto di Kiambù, c’è Kimlea, centro di formazione contadina per la donna. Nel Congo, a Kingshasa, l’Ospedale di Monkole, nato nel 1991 come ambulatorio, è a servizio di una popolazione di 220.000 abitanti. Sono annessi un Istituto superiore di scienze infermieristiche e un Centro di formazione postuniversitario. Harambee è una onlus che promuove dal 2002 progetti di sviluppo che abbiano come protagonisti gli africani. I progetti sono una trentina in 14 Paesi del continente e spaziano dalla formazione per contadini e artigiani a corsi per la preparazione professionale della donna, fino a percorsi educativi per il reinserimento sociale di ex detenuti.

Asia[modifica | modifica sorgente]

In Giappone, ad Ashiya, il Seido Language Institute svolge dal 1960 un'attività educativa. Da questa esperienza di insegnamento è stato elaborato un sistema didattico – il Seido System – per l'insegnamento delle lingue straniere. A Manila, capitale delle Filippine, c’è Punlaan, scuola professionale specializzata nel campo alberghiero. Sempre nelle Filippine, a Calamba City, la Anihan Technical School conferisce il diploma in servizi dell'alimentazione, con una specializzazione in panetteria.

Oceania[modifica | modifica sorgente]

Due residenze universitarie in Australia: il Warrane College di Sidney, attivo dal 1970, e il Creston College di Randwick.

Americhe[modifica | modifica sorgente]

Nel quartiere newyorchese del Bronx, il Crotona Center svolge attività sociali per adolescenti. A Chicago il Midtown Sports and Cultural Center offre programmi di formazione, culturale e sportiva. Hang Ah Hillside, a San Francisco, è invece un centro che svolge programmi educativi per ragazze. Nel Messico le attività dell’Opus Dei sono iniziate nel 1959, con la costituzione della Scuola agraria Montefalco, nello stato di Morelos. Oggi Montefalco è un Liceo e scuola normale per educatrici. Nella capitale Città del Messico l’Università Panamericana, fondata nel 1967, offre corsi di laurea in materie umanistiche, in scienze della salute, economia di impresa ed ingegneria. A Guadalajara il Centro tecnologico e sportivo Jarales organizza corsi di specializzazione in Apparecchi a combustione interna, Manutenzione industriale ed elettronica. Sempre in Messico, a Tiapa de Comonfort, è attivo un presidio medico per popolazioni povere, chiamato Medicina y Asistencia Social. A Soyapango, El Salvador, il Centro Siramá-Prusia promuove corsi di formazione professionale per la donna; a Città del Guatemala dal 1961 c’è Kinal, scuola tecnica per operai, mentre a Santa Catarina Bodadilla – sempre Guatemala – opera Las Gravileas, un Centro di qualificazione per la donna artigiana. Tra le attività che si svolgono in Brasile spicca la Pedreira, Centro educativo ed assistenziale in una zona ad alto disagio sociale. In America Latina sono diverse le università promosse da persone dell’Opus Dei: a Buenos Aires c’è l’Università Austral, con annesso ospedale universitario, nel Perù l’Università di Piura, a Santiago del Cile l’Università delle Ande, a Caracas l’Università Monteávila.

Le scuole[modifica | modifica sorgente]

In tutto il mondo sono nate, su una spinta iniziale del fondatore, scuole gestite dai genitori degli alunni, che a volte hanno anche la proprietà degli edifici. Questi genitori, riuniti generalmente in associazioni (come il FAES), chiedono alla Prelatura dell'Opus Dei di assegnare un sacerdote per curare la formazione spirituale dei loro alunni. Questo tipo di attività viene classificato dalla Prelatura con il termine spagnolo "labor personal", equivalente ad "attività personale" per distinguerle dalle "obras corporativas" (iniziative apostoliche) per le quali la Prelatura è impegnata in prima persona a garantire che l'insegnamento sia conforme alla dottrina cattolica, in piena adesione al Magistero della Chiesa. Tuttavia anche per le "obras corporativas" (come ad esempio la Scuola professionale ELIS o l'Istituto Professionale Paritario Servizi per l'Enogastronomia e l'Ospitalità Alberghiera SAFI ELIS), la Prelatura non ne possiede gli edifici, né governa gli enti ad essi preposti.

Una caratteristica delle scuole che si ispirano agli insegnamenti del fondatore dell'Opus Dei è l'educazione differenziata, per scelta pedagogica. Esistono quindi scuole maschili e scuole femminili. A livello universitario, invece le attività didattiche sono miste. In tutte queste attività scolastiche, i fedeli della Prelatura svolgono il proprio apostolato e proselitismo.

Cronotassi dei prelati[modifica | modifica sorgente]

Critiche e controversie[modifica | modifica sorgente]

Werner Billing e Michael Saurer hanno definito l'Opus Dei come un'organizzazione che, per determinati aspetti del suo modus operandi, è qualificabile come setta[enciclopedicità?][53]. Valutazioni critiche in questo senso sono state espresse anche da Michael Walsh[enciclopedicità?][54]. Rispondendo ad una interpellanza parlamentare nel 1986, il ministro dell'Interno Oscar Luigi Scalfaro affermò tra l'altro che "L'Opus Dei è senza dubbio una istituzione ecclesiastica, le cui norme attengono all'ordinamento canonico" e che "in nessun modo l'Opus Dei può qualificarsi come associazione segreta”[55]. Ad analoghe conclusioni è arrivato nel 2007 un altro ministro dell'Interno, Giuliano Amato, che rispondendo ad una interrogazione parlamentare, disse che "l'Opus Dei è un'istituzione della Chiesa cattolica, alla quale è stata riconosciuta personalità giuridica come ente ecclesiastico civilmente riconosciuto"[56]. Ad esempio vengono criticate, anche nel mondo cattolico (vedi infra), le sue tecniche di proselitismo, che prevedono la fondazione di club giovanili e centri di aiuto allo studio non operanti apertamente con il suo nome (ad esempio in Italia sotto le insegne del Faes, del centro ELIS e della Fondazione Rui)[57], dove operano nelle vesti di "tutor" numerari dell'Opus Dei, che poi propongono ai ragazzi di frequentare gli ambienti dell'Opera.[senza fonte]

L'Opus Dei è stata anche criticata per il fatto di promuovere una visione della fede cattolica conservatrice ed ostile alle novità introdotte dal Concilio Vaticano II[senza fonte], anche se è stato rilevato come il pensiero di Josemaría Escrivá abbia anticipato di diversi anni le conclusioni raggiunte dal Concilio Vaticano II in materia di ruolo dei laici nella Chiesa e di chiamata universale alla santità, come riconosciuto dal card. Albino Luciani (poi Papa Giovanni Paolo I)[58]. Julian Herranz[59], oggi cardinale, e soprattutto Álvaro del Portillo[60] parteciparono ai lavori del Concilio Vaticano II, e quest’ultimo fu uno dei protagonisti che diedero vita al decreto “Presbyterorum Ordinis”. Nel 2011 Fernando Ocariz, Vicario Generale dell’Opus Dei, ha scritto sull’Osservatore Romano[61] un articolo intitolato “Sull’adesione al Concilio Vaticano II” nel quale ribadiva la necessità che ogni fedele aderisca al magistero del Concilio.

Altre critiche riguardano alcune pratiche di vita ritenute antigieniche, come la mortificazione corporale praticata dai membri numerari (pratica che consiste nell'applicazione sulla coscia, del "cilicio", una cintura di metallo con degli uncini interni, che penetrano nelle carni senza produrre ferite o sangue[non chiaro], allo scopo di ricordare il dolore provato da Gesù durante la crocifissione)[62], il presunto ostracismo verso chi fuoriesce dall'Opus Dei[non chiaro] e alcuni casi di patologie mentali sviluppatesi tra i numerari e le numerarie che vivono per molti anni nelle case dell'Opus Dei[senza fonte]. L’uso della mortificazione corporale è una pratica usuale nella storia della Chiesa, e se ne parla in molte biografie di santi, come ad esempio Francesco di Sales, Giovanni Maria Vianney, Teresa di Lisieux e don Bosco[63]. La testimonianza delle suore che accudivano l’appartamento pontificio parla dei colpi di flagello cui si sottoponeva Giovanni Paolo II[64], che pure faceva uso del cilicio, così come Paolo VI[65], Padre Pio e Madre Teresa di Calcutta[66].

Tra le critiche formulate da ex membri vi sono manipolazione, segretezza parossistica, affari illegali, plagio, violenze[67]. Queste accuse provengono in particolare da Maria del Carmen Tapia, che qualche anno dopo, in prossimità della canonizzazione di Josemaría Escrivá, ebbe a dire: « La canonizzazione di monsignore Escrivá è stata per me motivo di gioia, poiché parecchie volte dopo la sua morte, ho chiesto a lui dei favori che, in verità posso dire, tante volte mi ha concesso… sarebbe un altro errore, e grave errore, servirsi dell'informazione contenuta nel mio libro per mettere in dubbio la santità del fondatore dell'Opus Dei»[68].

L'Opus Dei, secondo dati fatti filtrare dalla stessa organizzazione[enciclopedicità?], avrebbe "influenza"[non chiaro] in 179 università, 630 quotidiani e riviste, 52 catene televisive[senza fonte].

Secondo un'inchiesta condotta dal giornalista[enciclopedicità?] Attilio Giordano la svolta del potere dell'Opus Dei è nell'avvento di Papa Giovanni Paolo II. «Si dice che Giovanni XXIII dell'Opus Dei avesse timore e che Paolo VI li avversasse apertamente. Certo, Montini non riceveva neppure Escrivá de Balaguer»[senza fonte]

Secondo il giornalista italiano Italo Moretti, l'Opus Dei in Sudamerica si fece carico di smantellare la teologia della liberazione: «la Chiesa deve gestire la vergogna degli appoggi vaticani ai dittatori sanguinari in Cile e Argentina di un nunzio (Pio Laghi) che giocava a tennis con il capo dei torturatori di Videla, il comandante della Marina ammiraglio Massera[69][enciclopedicità?].

Il giornalista italiano Sandro Magister ha scritto un articolo relativo ai contrasti tra l'Opus Dei e il resto della chiesa cilena[70][enciclopedicità?].

Critiche dal mondo cattolico[modifica | modifica sorgente]

In base ad alcuni rapporti provenienti dalla Spagna, il superiore generale dei Gesuiti, p. Włodzimierz Ledóchowski (18661942), scrisse alla Santa Sede che considerava l'Opus Dei «molto nocivo per la Chiesa in Spagna». Egli ne descrisse le caratteristiche di "segretezza" e ne vide dei «segni di una inclinazione mascherata a dominare il mondo con una forma particolare di massoneria cristiana»[71]. La critica dei Gesuiti fu definita da Escrivá «l'opposizione dei Buoni»: secondo lui, la grande ostilità dei Gesuiti era «illogica».[72]

La critica dei Gesuiti è considerata la radice delle critiche recenti provenienti dalle fonti più disparate. Questa, almeno, è la conclusione di molti autori, incluso John L. Allen, Jr., un giornalista americano della CNN cattolico ed esperto vaticanista[73].

Nel 1963 un autorevole teologo cattolico, lo svizzero Hans Urs von Balthasar, criticò aspramente l'Opus Dei in un articolo che ebbe vasta eco in tutto il mondo. In Integralismus[74], Balthasar accusò l'Opus Dei di essere una delle espressioni più importanti, se non addirittura la maggiore, dell'integralismo cattolico. Secondo von Balthasar il vero intento dell'Opus Dei non è tanto predicare la parola di Cristo, quanto rafforzare il potere economico della Chiesa ponendo propri uomini ai vertici delle istituzioni secolari della società. Von Balthasar concluse affermando che l'Opus Dei è segnata dal franchismo e che continuando a lavorare nell'ombra finirà per compromettere e screditare anche le altre organizzazioni cattoliche. Successivamente la posizione di Von Balthasar cambiò. Pochi mesi dopo alleggeriva le sue affermazioni sull'Opus Dei parlando di "sospetta grossolanità"[75], mentre nella sua opera uscita postuma "Integralismo oggi”[76] non citò affatto l'Opus Dei. Infine, in un'intervista per una rivista tedesca[77] Von Balhasar espresse parole di apprezzamento per l'Opus Dei. Riferendosi alla situazione delle diverse istituzioni della Chiesa, affermò che «...tra gli aspetti positivi, segnalo anche l'Opus Dei e la sua audace sintesi tra una vita evangelica totale e una totale secolarità»

Nel 1981 il cardinale Basil Hume, arcivescovo di Westminster, dopo un'accurata indagine, scrisse alcune "Raccomandazioni per la futura attività dei membri dell'Opus Dei nella diocesi di Westminster" in cui redarguiva l'Opera in relazione alle sue attività di reclutamento tra i più giovani e le poneva forti limiti e regole a cui attenersi nel reclutamento di nuovi membri[non chiaro].[78] In realtà, il Cardinale specificava che le istruzioni non dovevano essere viste come una critica sull'integrità dei membri dell'Opus Dei o sul loro zelo nel promuovere l'apostolato[79]. In concreto si tratta di quattro indicazioni concrete, pensate "per adattare il lavoro apostolico dell'Opus Dei alla tradizione spirituale e ai sentimenti del nostro popolo”: 18 anni compiuti per aderire all’Opus Dei, conoscenza da parte dei genitori, libertà per uscirne e per scegliere il proprio direttore spirituale, e che le iniziative dell'Opus Dei recassero chiare indicazione sul legame con l'istituzione[80] I rapporti tra Hume e l'Opus Dei sono stati costanti, e nel 1998 il cardinale celebrò a Londra una messa di ringraziamento per i settant'anni della Fondazione dell'Opus Dei, in cui tra l’altro disse: «70 anni fa l'Opus Dei è stata fondata, 50 anni fa è arrivata in Inghilterra. Ci sono ragioni sufficienti per pregare e ringraziare Dio per il lavoro che è stato fatto»[81].

Per taluni critici, tra cui numerosi ex membri riuniti nell'Opus Dei Awareness Network e Opuslibros.org[enciclopedicita'?], l'Opus Dei ha tutte le caratteristiche e il modus operandi di una setta[82]. Nel 1997 il Parlamento belga ha sollecitato un rapporto sulle sette, che in realtà mette sotto accusa buona parte delle religioni storiche (Buddismo, Ebraismo, Islamismo, Protestantesimo, Cattolicesimo). L’esperto in sette Massimo Introvigne ha definito questo rapporto “una iniziativa di stampo giacobino”[83]: l'Opus Dei è rientrata nell'elenco dei gruppi (alla pari della Comunità di Sant'Egidio e del Rinnovamento nello Spirito) che la Commissione parlamentare d'inchiesta ritenne pericolosi per l'azione di reclutamento effettuata nei confronti degli adolescenti e per gli episodi di manipolazione psicologica segnalati da molte famiglie belghe[84]. Dal 1997 in poi non c’è stato, da parte delle autorità del Belgio, alcun provvedimento contro nessuna delle istituzioni cattoliche citate nel rapporto.

Giuseppe Dossetti contestò all'Opus Dei il fatto che possa agire nelle diocesi senza presentare i propri statuti ai vescovi ma solo un estratto, che l´Opus Dei preveda non solo dei sacerdoti deputati a fini particolari ma addirittura un suo "popolo", la mancanza di democrazia, la segretezza che rende l'associazione indistinguibile dalla massoneria[85]. Contro tutto questo Dossetti affermò il dovere di opporsi e resistere[86].

Altre critiche[modifica | modifica sorgente]

Ufficio principale dell'Opus Dei a New York

Dopo il Concilio Vaticano II vi furono molte critiche all'Opus Dei riguardo al suo carattere ultraconservatore e reazionario[87].

L'accusa all'Opus Dei di avere la forma di una setta massonica ("massoneria bianca") è stata ripresa per contestare l'appoggio alle dittature in Sudamerica ed in Spagna e l'influenza di idee di stampo fascista. Tale accusa, nata in ambienti politici, non tiene conto del fatto che molti membri dell'Opus Dei hanno spesso militato politicamente in opposizione alla destra. Per esempio, tra i casi più recenti in Italia, al Senato nell'aprile 2006 (XV legislatura) è stata eletta nella lista La Margherita, di centrosinistra, abbandonato il 14 febbraio 2010, Paola Binetti, numeraria dell'Opus Dei. In passato Alberto Michelini, soprannumerario, è stato parlamentare nel centro-destra ma nel 2006 si è presentato nelle liste del centrosinistra al Comune di Roma.

La risposta di Introvigne[modifica | modifica sorgente]

Il sociologo Massimo Introvigne, che fa parte di Alleanza Cattolica, ha risposto ad alcune critiche all'Opus Dei. Sull'accusa di settarismo, Introvigne ha scritto: «la ricetta per pubblicare un libro di successo dove un movimento o una realtà cattolica viene additata al pubblico ludibrio come "setta" è semplice: si prendono uno o più "ex" del movimento in questione, a cui si offre una splendida occasione per regolare vecchi conti; si traducono i loro resoconti - avendo cura di impiegare termini come "setta distruttiva", "lavaggio del cervello", "violazione dei diritti della persona" - nel gergo dei movimenti anti-sette, e si chiede aiuto a questi ultimi per lanciare i volumi che ne risultano». Ciò è, secondo Introvigne, alla base della pubblicazione dei testi di "ex" focolarini come Urquhart e di "ex" Opus Dei come María del Carmen Tapia, e di gruppi come l'ODAN (Opus Dei Awareness Network)[88].

Secondo Introvigne, date le dimensioni dell'Opus Dei l'accusa è ovvia: «Mentre il movimento "contro" le sette, nato in ambiente religioso — particolarmente protestante-evangelico, negli Stati Uniti d'America — critica le "sette" da un punto di vista "qualitativo", mettendo in luce quanto nelle loro dottrine si oppone all'ortodossia cristiana, il movimento anti-sette che nasce in ambienti laicisti, dichiara di volersi occupare esclusivamente di comportamenti, deeds ("atti"), e non di dottrine, creeds ("credenze"), e attacca come "settaria" ogni forma di esperienza religiosa che da un punto di vista "quantitativo" appaia più intensa di quanto il secolarismo moderno sia disponibile a tollerare»[89].

Introvigne critica l'applicazione di categorie politiche alle realtà religiose, come un trascurare una «necessità ovvia, lapalissiana: e che, cioè, l'esperienza religiosa va affrontata secondo categorie religiose»[90].

Opus Dei e finanza[modifica | modifica sorgente]

L'atto costitutivo dell'Opus Dei[91] non prevede in alcun punto, tra le finalità associative, l'esercizio di attività aventi per oggetto l'intermediazione mobiliare, l'investimento in imprese o altre attività connesse in qualche modo con la finanza. Tuttavia l'Opus Dei intrattiene relazioni economiche di ampio raggio, essendo detentrice di un vastissimo patrimonio immobiliare e finanziario.[senza fonte] Tale patrimonio proviene essenzialmente dalle donazioni, dai lasciti testamentari, dal reddito dei numerari e degli aggregati. Inoltre l'Opus Dei svolge un ruolo come potente attore economico sul mercato finanziario e bancario, attraverso società distaccate ed holding.[senza fonte]

Un contratto stipulato tra l'Opus Dei e il fedele che intende aderirvi stabilisce i reciproci impegni in relazione agli ambiti formativi propri della Prelatura. A un contratto verbale può anche seguirne uno scritto relativo ai lasciti testamentari. Il testamento è praticamente obbligatorio per i membri numerari e aggregati[92]. Tale aspetto è stato sovente messo criticamente in relazione con una certa predilezione dell'Opus per il reclutamento di persone nelle classi benestanti.

Mortificazione corporale[modifica | modifica sorgente]

Una Disciplina in canapa (XVIII° sec.). Le tracce rosse tra i fili sono probabilmente di natura ematica

Con la pubblicazione del libro "Il codice da Vinci" nel 2003, romanzo di fantasia a sfondo storico, e l'uscita dell'omonimo film nel 2006, uno degli espedienti per creare interesse nel lettore è la descrizione delle mortificazioni corporali che alcuni membri dell'Opus dei praticherebbero[93]

« Tanto progredirai quanto farai violenza a te stesso »
(Codex Iuris Particularis Operis Dei)

I membri numerari dell'Opus Dei (membri numerari e membri aggregati, che promettono anche di essere fedeli al celibato), sono infatti chiamati, ai fini della mortificazione corporale (esaltata in più punti delle sue opere dal Escrivá de Balaguer[94], ed esplicitamente prescritta nel Codex Iuris Particularis Operis Dei al Titolo 3, articolo 83[95]), ad utilizzare una cinghia di metallo con punte, chiamata cilicio, sulla coscia fino a due ore al giorno, e a frustarsi le terga ogni settimana con una frusta di corda intrecciata chiamata "disciplina". Entrambe le prescrizioni sono definite nel documento "De Spiritu et de piis servandis consuetudinibus" del 1990 al punto 64 e nello statuto del 1950 al punto 260. Le pratiche di mortificazione corporale possono essere commutate in altre forme di mortificazione qualora insorgano problemi di salute.

Un esemplare di cilicio

Il cilicio di metallo viene allacciato da alcuni numerari e aggregati intorno alla coscia due ore al giorno.
La frusta, chiamata "disciplina", al contrario del cilicio non viene utilizzata ogni giorno, ma il sabato. L'uso del cilicio e della disciplina è comune e regolare tra alcuni membri numerari dell'Opera (la scelta della mortificazione è stabilita da ciascun membro; l'eventuale frequenza è stabilita dal proprio direttore spirituale, a cui i numerari sono legati dal vincolo di obbedienza[96]), ma vi sono anche altre pratiche saltuarie di mortificazione (per esempio docce fredde o dormire per terra). Per l'Opus Dei gli istinti del corpo sono da "ordinare", non un nemico da combattere, e il loro contrario - il dolore, anzitutto spirituale - è considerato benedetto perché corredentore. È proprio il fondatore a chiarire il concetto in molti aforismi, tra cui: «Benedetto sia il dolore. Amato sia il dolore. Santificato sia il dolore... Glorificato sia il dolore!»[97] «Se sai che il tuo corpo è tuo nemico, e nemico della gloria di Dio, poiché lo è della tua santificazione, per quale motivo lo tratti con tante blandizie?»[98]. Recentemente è stato pubblicato e tradotto anche in Italia il romanzo del canadese M. O'Brein "Il nemico" che rappresenta una risposta del mondo cattolico al "Codice da Vinci".

Oltre la soglia[modifica | modifica sorgente]

Le mortificazioni corporali come l'uso del cilicio e della "disciplina", la pratica della doccia ghiacciata in qualsiasi stagione dell'anno e il dormire su panche di legno, sono descritte da Maria del Carmen Tapia, che fu membro dell'Opus Dei per 18 anni a partire dal 1948, divenendo una segretaria di Escriva de Balaguer e successivamente direttrice di un gruppo di donne in una sede del Venezuela. Nel suo libro "Oltre la soglia" ('"Beyond the Threshold") pubblicato nel 1992 e causa di controversie riguardo alla beatificazione di Josemaría Escriva avvenuta lo stesso anno, Tapia riassume la sua esperienza all'interno della prelatura, definita "Viaggio nel fanatismo". Secondo l'autrice, l'Opus Dei è una congregazione in cui gli adepti, sono separati dalla realtà esterna, sono obbligati a costrizioni economiche in un ambiente permeato del culto del fondatore, e controllato con la tecnica della delazione, subendo un lavaggio del cervello, divenendo di conseguenza pupazzi manovrati dai superiori, persuasi a rinunciare alle loro migliori capacita' al fine dell'"unità" e del "buono spirito"[99]. La Tapia dichiarò successivamente, a pochi mesi dalla canonizzazione di Josemaría Escrivá: « Conobbi personalmente monsignor Josemaria Escrivá de Balaguer e ho anche lavorato accanto a lui per molti anni, durante i quali mi sono resa conto che il suo impegno e la sua meta erano il bene della Chiesa e quello delle Sue anime. Ebbi chiarissima l'idea che lui era senz'altro uno strumento nelle mani di Dio per diffondere l'Opus Dei nel mondo»[100].

Proselitismo e lobbismo[modifica | modifica sorgente]

L'Opus Dei è stato criticato per un atteggiamento di forte proselitismo rivolto soprattutto ai giovani[101].

L'Opus Dei è anche molto criticata in Italia per la presunta attività di lobbismo con la quale è accusata di proteggere e favorire la carriera di esponenti cattolici nei campi della politica e dell'economia (un esempio sono alcune affermazioni del portavoce dell'Opus Dei a favore del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio nel 2005) e di indirizzare l'orientamento politico italiano attraverso l'appoggio dei partiti cattolici verso posizioni vicine al Vaticano. [senza fonte] Malgrado questo alle elezioni politiche del 2006 una numeraria Paola Binetti e un soprannumerario Alberto Michelini si sono candidati rispettivamente con la Margherita e con Forza Italia. L'Opus Dei sostiene infatti di non avere posizioni né azioni che afferiscano a tali settori, che non hanno a che fare con i fini della prelatura, nei quali sono attivi piuttosto i suoi singoli membri in virtù della loro responsabilità personale. Le legislazioni sulla privacy introdotte in tempi recenti in diversi paesi (tra cui l'Italia) impediscono di fatto la diffusione di liste ufficiali di membri dell'Opus Dei, in quanto le convinzioni religiose sono considerate un'informazione sensibile, ed in quanto, essendo la prelatura personale sotto molti aspetti assimilata ad una diocesi non avrebbe senso richiedere l'elenco dei battezzati delle singole diocesi.[senza fonte] Nel 1986 Oscar Luigi Scalfaro, in qualità di Ministro dell'Interno rispose ad un'interrogazione parlamentare su questo tema con un ampio dossier[102] concludendo che «l'Opus Dei non è segreta né in linea di diritto né in linea di fatto».

L'Opus Dei non rende pubblico chi è o chi smette di esser suo membro, in quanto l'appartenenza è strettamente legata alla fede e alla vocazione personale. Questo in accordo, per quanto riguarda l’Italia, con la legge sulla privacy[103] che inserisce la riservatezza tra i diritti inviolabili dell'uomo e tutela dalla diffusione di dati sensibili quali ad esempio l'origine razziale ed etnica... l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale. L'articolo 191 della costituzione originale (che per molti anni fu solo ad uso interno dei membri) recitava: "I membri sappiano bene che dovranno osservare sempre un prudente silenzio a proposito dei nomi degli altri associati e non dovranno mai rivelare a nessuno che essi stessi appartengono all'Opus". Questo invito alla discrezione ha in seguito alimentato il sospetto che l'Opus Dei funzioni come una società segreta [senza fonte]. Tuttavia l'articolo è stato modificato negli anni ottanta e ora ciascuno è libero di rivelare la propria appartenenza come una normale confidenza personale.

Nel libro di Ferruccio Pinotti sull'Opus Dei viene riportata la testimonianza di Amina Mazzali, ex numeraria dell'Opus Dei, indotta ad aderire all'organizzazione cattolica ancora quindicenne all'insaputa dei genitori e dalla quale emerge il ruolo della Binetti come reclutatrice dell'Opus Dei nelle vesti di tutor.

Amina racconta che un cugino le segnalò un istituto appartenente, ma questo dettaglio lo scoprì molto dopo, alla galassia delle scuole create dall'Opus Dei attraverso il Faes: "Prima di essere ammessi all'istituto, era necessario sostenere un colloquio per stabilire le attitudini e le propensioni alla scelta del liceo e fu così che incontrai una numeraria dell'Opus Dei, tale Paola Binetti, psichiatra. [...] Aveva una capacità di persuasione e di influenza psicologica davvero incredibili. Alla fine mi convinse e mi iscrissi al liceo classico"[enciclopedicità?].

Opus Dei e la politica[modifica | modifica sorgente]

Antonio Fontan primo Presidente del Senato della democrazia di Spagna

Otto membri dell'Opus Dei furono nominati ministri nei governi del dittatore Francisco Franco tra il 1939 ed il 1975[104], mentre negli ultimi anni si è avuta una stretta relazione con i governi di José María Aznar. D'altra parte, durante il governo franchista spagnolo alcuni membri dell'Opus Dei furono perseguitati e incarcerati, e in qualche caso costretti all'esilio, perché non seguivano la politica governativa o la criticavano esplicitamente (per esempio nel 1953 Rafael Calvo Serer fu espulso dall'equivalente spagnolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche perché aveva pubblicato a Parigi un articolo contrario al governo franchista)[105].

Durante un incontro personale tra Francisco Franco e il fondatore, il caudillo aveva definito i membri celibi dell'Opus Dei degli "scapoloni". Benché l'Opus Dei abbia sempre sostenuto di avere finalità esclusivamente spirituali, alcuni sostengono che l'Opus Dei «recluti» studenti eccellenti di università prestigiose per poter così influire maggiormente nel mondo degli affari e della politica.[senza fonte]

Altri si oppongono al carattere proselitista [senza fonte] che viene impresso alle missioni di aiuto umanitario, come per esempio nelle montagne di Yauyos (Perù), dove nel 1957 la Santa Sede incaricò l'Opus Dei della cura pastorale di una zona impervia e povera delle Ande. Tuttavia, molte persone presenti in quei territori ritengono che tali aiuti siano fondamentali per la loro sussistenza, crescita umana e dignità[106].

L'opinione del Fondatore dell'Opus Dei sul rapporto dell'istituzione da lui fondata con la politica può essere dedotta da alcuni articoli apparsi sul quotidiano ABC[107] tra il 1969 e il 1970. Ecco un estratto tradotto in italiano:

« Non è mio compito parlare di politica. Non è neppure il compito dell'Opus Dei, dato che la sua unica finalità è spirituale. L'Opus Dei non è entrato e non entrerà mai nella politica di gruppi o partiti, né è vincolato a nessuna persona o ideologia. Questo modo di agire non è una tattica apostolica, né una condotta meramente encomiabile. È una necessità intrinseca per l'Opus Dei procedere in questo modo, giacché lo esige la sua stessa natura e ha una conferma evidente: l'amore alla libertà, la fiducia nella condizione propria del cristiano in mezzo al mondo, che agisce con completa indipendenza e responsabilità personale. »

Opus Dei e le donne[modifica | modifica sorgente]

Alcuni critici accusano l'organizzazione di sfruttamento della donna, sostenendo che le donne dell'Opus Dei sono relegate ai lavori domestici come la cucina e la pulizia, mansioni che effettivamente nell'Opus Dei sono svolte nei centri dell'Opus Dei esclusivamente dalle numerarie ausiliari (le cd. domestiche dell'Opus, che possono essere solo donne)[108] sono retribuite secondo le leggi vigenti nei diversi Paesi. In Italia sono regolarmente assunte da enti come la Fondazione Rui, la Cedel - cooperativa sociale educativa ELIS, l'IPE e altri. Tutte le donne dell'Opus Dei nel mondo seguono corsi di studi interni per la propria formazione spirituale e teologica, e ci sono molte laureate, soprattutto tra le numerarie, le aggregate e le soprannumerie. Negli ultimi anni in Italia anche alcune numerarie ausiliari si sono laureate in corsi come dietistica o scienze dell'alimentazione.

Alcune donne, non numerarie ausiliari, hanno anche rilievo pubblico come la deputata dell'Unione di Centro, la numeraria Paola Binetti.

Un passo molto citato dai critici, tratto dall'opera "Cammino" di Escrivà, è il seguente:

(ES)
« Si queréis entregaros a Dios en el mundo, antes que sabios - ellas no hace falta que sean sabias: basta que sean discretas - habéis de ser espirituales, muy unidos al Señor por la oración: habéis de llevar un manto invisible que cubra todos y cada uno de vuestros sentidos y potencias: orar, orar y orar; expiar, expiar y expiar. »
(IT)
« Se volete darvi a Dio nel mondo, prima ancora che sapienti - le donne non è necessario che siano sapienti, basta che siano sagge - dovete essere spirituali, molto uniti al Signore per mezzo dell'orazione. Dovete portare un manto invisibile che copra ciascuno dei vostri sensi e delle vostre facoltà: pregare, pregare, pregare; espiare, espiare, espiare. »
([109])

L'aggettivo "discreto", che ha in spagnolo esattamente lo stesso significato che in italiano, è stato liberamente tradotto in "saggio", forse nell'intento, da parte del traduttore, di limare un'affermazione piuttosto forte del fondatore: all'epoca della stesura di questo libro, in Spagna le donne laureate erano un'eccezione[110], anche se già da allora l'autore incoraggiava molte giovani che conosceva a dedicarsi agli studi universitari, qualora vi si sentissero portate[111]. Nel 1947 promosse l'apertura di una residenza universitaria femminile a Madrid quando ancora meno del 14% degli studenti universitari in Spagna erano donne[112].

Tratto dal n. 87 del libro "Colloqui" il seguente brano frutto di un'intervista a San Josemaría:[113]

« La donna è chiamata ad apportare alla famiglia, alla società civile, alla Chiesa, qualche cosa di caratteristico che le è proprio e che solo lei può dare: la sua delicata tenerezza, la sua instancabile generosità, il suo amore per la concretezza, il suo estro, la sua capacità di intuizione, la sua pietà profonda e semplice, la sua tenacia... La femminilità non è autentica se non sa cogliere la bellezza di questo insostituibile apporto e non ne fa vita della propria vita. »

Secondo una recensione del Telegraph[114] la francese Véronique Duborgel - ex soprannumeraria - racconta il proprio travagliato percorso di 13 anni passati nell'organizzazione che definisce rigida, insensibile, settaria e misogina. Per esempio veniva rimproverata di incrociare le gambe in quanto era cosa irrispettosa e immodesta, di vestire dei pantaloni ritenuti un indumento sessualmente provocante. La donna ricorda di essere stata redarguita per aver confidato ad alcuni appartenenti, inclusi dei sacerdoti, delle frequenti e ripetute violenze subite dal marito (che determinarono infine il divorzio), che vennero definite "una croce da portare".

Opus Dei, film e libri[modifica | modifica sorgente]

Nonostante l'abolizione dell'Indice dei libri proibiti, avvenuta nel 1966 sotto papa Paolo VI dopo il Concilio Vaticano II, l'Opus Dei decise di mantenere una guida bibliografica contenente suggerimenti sulla valutazione morale (positiva o negativa)[senza fonte] Per ogni opera viene attribuito un giudizio che va da 1, per i testi che possono essere letti con profitto spirituale, a 6, punteggio che connota la forte "pericolosità" di libri che sono giudicati conflittuali verso l'insegnamento impartito dall'Opus Dei e che possono essere consultati solo con l'esplicito consenso della Prelatura, vale a dire il vertice dell'organizzazione.

L'Opus Dei afferma[115] che la guida bibliografica sarebbe una sorta di elenco di letture consigliate e sconsigliate, e che la libertà di decisione ricadrebbe sempre e comunque sull'individuo. Tuttavia omette di dire che, se un fedele perseverasse nell'ignorare il prudente giudizio dei superiori, sarebbe ripreso, talvolta anche severamente. A tal proposito esiste un passo esplicito in lingua spagnola tratto dal Vademecum del governo locale dell'Opus Dei:

(ES)
« Si un fiel de la Prelatura leyera publicaciones erróneas o confusas sin haber pedido consejo y orientación a los Directores, fácilmente se expondría a un grave peligro para su alma. Por eso, si alguien lo hiciera de modo habitual, habría que informar inmediatamente a la Comisión Regional, pues desatender la disposición de pedir consejo sería motivo para que una persona no fuese admitida en la Obra, o en su caso para aconsejarle que pida la salida. »
(IT)
« Se un fedele della prelatura leggesse pubblicazioni erronee o fuorvianti senza aver richiesto consiglio e orientamento ai Direttori, si esporrebbe facilmente ad un pericolo per la sua anima. Per questo, se qualcuno dovesse farlo abitualmente, si informerà immediatamente la Commissione Regionale; non rispettare la disposizione di chiedere consiglio è motivo di non ammissione all'Opera, o per chi è già incorporato, per consigliare l'uscita dalla prelatura. »
([116])

Anche la visione dei film necessita di esplicita autorizzazione da parte dei superiori; l'Opus Dei infatti mantiene una lista di film la cui visione è permessa nei centri. Qualora un film non fosse presente nella lista, un superiore dovrà revisionarlo, ed eventualmente censurare le parti a suo avviso non rispettose della sensibilità cattolica (scene di nudo parziale o integrale, scene eccessivamente violente).[senza fonte]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Le primissime informazioni sull'Opus Dei in Italia si devono a Eugenio Morreale, corrispondente dalla Spagna del pomeridiano "Corriere d'Informazione" (4-5 giugno 1954): cfr. http://www.insulaeuropea.eu/letture/donazione_morreale.html.
  • Nel 1997 don Giussani ha affermato, utilizzando una metafora, che i ciellini sarebbero i «balilla, gli irregolari che tirano le pietre», mentre quelli dell'Opus Dei «hanno i panzer: vanno avanti ben corazzati, con i cingoli, anche se li hanno rivestiti di gomma. Il rumore non si sente, ma ci sono, eccome. E ce ne renderemo conto sempre di più»[117].
  • il 22 maggio 1978 Indro Montanelli scrisse la seguente lettera all'allora papa Paolo VI: "Beatissimo Padre, ritengo che sia opportuno e utile per la Chiesa Cattolica e per la nostra società, bisognosa di modelli di vita esemplare, iniziare la causa di beatificazione di monsignor Josemarìa Escrivà de Balaguer. Conosco e stimo l'Opus Dei, da lui fondata e ritengo che la fama di santità che circonda la sua persona sia pienamente giustificata"[118].
  • Le indagini sulla P4 hanno portato alla scoperta che la rete di Bisignani coinvolgeva anche l'Opus Dei[119][120]. Pippo Corigliano, direttore dell'Ufficio informazioni della Prelatura dell'Opus Dei in Italia, ha smentito il coinvolgimento dell'Opus Dei.[121]
  • Il 7 maggio 2007 l'allora ministro dell'interno Giuliano Amato rispose a un'interrogazione parlamentare sostenendo che l'Opus Dei è un'istituzione della Chiesa cattolica, alla quale è stata riconosciuta personalità giuridica come ente ecclesiastico civilmente riconosciuto. Le pratiche di "mortificazione corporale" e le indicazioni di lettura sono liberamente assunte dagli aderenti, nel rispetto della Costituzione della Repubblica Italiana e del Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica e le attività svolte dai numerari come volontariato non sono assimilabili ad un rapporto di lavoro subordinato, come è stato accertato dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Le "residenze universitarie" sono collegi universitari legalmente riconosciuti, non gestiti dall'Opus Dei, e rientrano nei benefici previsti dalla legislazione vigente[122].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Dati 2013
  2. ^ Can. 294-297, CIC (1983).
  3. ^ Cos'è l'Opus Dei, Opus Dei.
  4. ^ Costituzione Apostolica “Ut sit”, Opus Dei.
  5. ^ Statuti, Opus Dei.
  6. ^ Colloqui con Monsignor Escrivà. Edizioni Ares punto 24
  7. ^ Andrés Vásquez de Prada "Il fondatore dell'Opus Dei" Leonardo International Vol I pag 362
  8. ^ Statuti n 7. § 1.
  9. ^ Statuti n 8. § 1.
  10. ^ Statuti n 10. § 1.
  11. ^ Statuti n 11. § 1.
  12. ^ Statuti nn 7. § 2; 16
  13. ^ Josemaría Escrivá, Colloqui, n.24
  14. ^ «Grande ideale, veramente, il vostro, che fin dagli inizi ha anticipato quella teologia del laicato che caratterizzò poi la Chiesa del Concilio e del post-Concilio. Tale infatti è il messaggio e la spiritualità dell'Opus Dei: vivere uniti a Dio, nel mondo, in qualunque situazione, cercando di migliorare se stessi con l'aiuto della grazia, e facendo conoscere Gesù Cristo con la testimonianza della vita. E che cosa c'è di più bello e di più entusiasmante di questo ideale? Voi, inseriti e amalgamati in questa umanità gioiosa e dolorosa, volete amarla, illuminarla, salvarla: siate benedetti e sempre incoraggiati in questo vostro intento!» (Omelia della Santa Messa per trecento professori e studenti dell'Opus Dei, Castel Gandolfo, 19-VIII-1979, Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II,2, 142-147)
  15. ^ Cfr. il capitolo IX "Un'agenzia per lo spirito” in Opus Dei. Un'indagine, Vittorio Messori, Oscar Mondadori, Milano 1994, pag. 140-148
  16. ^ Scuola di Formazione ELIS di Roma
  17. ^ Opus Dei - Documenti - Statuti
  18. ^ ANDRÉS VÀZQUEZ DE PRADA – Il Fondatore dell’Opus Dei- Vol 1, 1999 Leonardo Periodici pag.310
  19. ^ JOSEMARÍA ESCRIVÁ , Colloqui pag. 60
  20. ^ GIUSEPPE ROMANO-JOSÉ LUIS OLAIZOLA, Il Vangelo nel lavoro- Josemaría Escrivá, pag. 33
  21. ^ ANDRÉS VÁZQUEZ DE PRADA – Il Fondatore dell’Opus Dei- Vol 1, 1999 Leonardo Periodici, pag. 362
  22. ^ JOHN L. ALLEN JR – Opus Dei – La vera storia, Newton Compton Editori 2005, pag. 74
  23. ^ Costituzione Apostolica LUMEN GENTIUM, n.40
  24. ^ JOSEMARÍA ESCRIVÁ, Colloqui pag. 60
  25. ^ BRUNO MASTROIANNI a cura di – San Josemarìa Escrivà – Una biografia per immagini del fondatore dell’Opus Dei, pag. 41
  26. ^ JOHN L. ALLEN JR – Opus Dei – La vera storia, Newton Compton Editori 2005, pag 125.
  27. ^ JOHN L. ALLEN JR – Opus Dei – La vera storia, Newton Compton Editori 2005, pag 125
  28. ^ A. de FUENMAYOR, V. GOMEZ-IGLESIAS, J.L. ILLANES, : L’itinerario giuridico dell’Opus Dei, pag. 259
  29. ^ JOHN L. ALLEN JR – Opus Dei – La vera storia, Newton Compton Editori 2005, pag 47
  30. ^ Il testo dell'omelia dal sito del Vaticano
  31. ^ [JOHN L. ALLEN JR – Opus Dei – La vera storia, Newton Compton Editori 2005 pag. 60]
  32. ^ www.opusdei.it
  33. ^ A. de FUENMAYOR, V. GOMEZ-IGLESIAS, J.L. ILLANES,: L’itinerario giuridico dell’Opus Dei, pag 601
  34. ^ A. de FUENMAYOR, V. GOMEZ-IGLESIAS, J.L. ILLANES, : L’itinerario giuridico dell’Opus Dei, pag 601
  35. ^ Opus Dei - UFFICIO STAMPA - Che cosa è una prelatura personale
  36. ^ HUGO DE AZEVEDO – Missione compiuta, Edizioni Ares 2010,pag 251
  37. ^ Harambee - All Together for Africa
  38. ^ da Opus “Dei – un’indagine” - Edizioni Arnoldo Mondadori 1994
  39. ^ “lasciar operare Dio” - Osservatore Romano 6-10-2002
  40. ^ Intervista sul fondatore dell’Opus Dei-Edizioni ARES, Milano 1992,pag 36
  41. ^ a b da un articolo presente su www.caravella.eu
  42. ^ Osservatore Romano-supplemento 6-10-2002
  43. ^ a b Osservatore Romano – supplemento , 16-10-2002
  44. ^ il Veltro, rivista della civiltà italiana 3-4 1975
  45. ^ Colloqui con Monsignor Escrivà, n. 39. Edizioni Ares
  46. ^ Avvenire, 26 giugno 90
  47. ^ Joseph Ratzinger, Lasciare operare Dio in «L'Osservatore Romano», 6 ottobre 2002.
  48. ^ Paolo Zanotto, Cattolicesimo, protestantesimo e capitalismo. Dottrina cristiana ed etica del lavoro, Soveria Mannelli (CZ) e Treviglio (BG), Rubbettino/Leonardo Facco, 2005.
  49. ^ vedi gli Statuti, nn. 7-13
  50. ^ Il termine "numerario" è una traslitterazione dal gergo spagnolo utilizzato dai primi nuclei dell'Opus Dei (mutuato dalla terminologia scolastica-universitaria), non è una traduzione o un termine scelto di proposito.
  51. ^ "Le opere apostoliche dell'Opus Dei", capitolo IV del libro di Giuseppe Romano, Opus Dei. Il messaggio, le parole, le opere, San Paolo, 2002. «In quelle zone di miseria che sono le Filippine, l'Opus Dei è tra le realtà cattoliche che non si limitano ad "aiutare" i poveri: fanno molto di più, li hanno tra loro, come membri a pieno titolo» (Vittorio Messori, Opus Dei. Un'indagine, Milano, Mondadori, 1999, p. 150).
  52. ^ Ranking mondiale delle business schools, a cura del Financial Times
  53. ^ In Opus Dei und Scientology, Leske-Budrich Verlag, Opladen, 2000
  54. ^ In Opus Dei: an investigation into the Secret Society struggling for power within the Roman Catholic Church, San Francisco, Harper & Collins, 2004 (edizione originale: Grafton Books, London, 1989)
  55. ^ Risposta dell'onorevole Oscar Luigi Scalfaro ad interrogazione parlamentare, 24/11/1986.
  56. ^ Atti parlamentari - Camera dei Deputati - XV Legislatura — Allegato B ai resoconti - Seduta del 7 maggio 2007. Testo integrale della seduta
  57. ^ Sezione opere apostoliche sul sito dell'Opus Dei http://www.opusdei.it/it-it/article/iniziative-apostoliche/
  58. ^ Card. Albino Luciani, Un ritratto del fondatore dell'Opus Dei, Gazzettino di Venezia, 25 luglio 1978
  59. ^ “Nei dintorni di Gerico”, Ares 2006
  60. ^ “Álvaro del Portillo. Un hombre fiel”, Rialp, 2012
  61. ^ numero del 2 dicembre 2011 http://www.opusdei.it/art.php?p=46341
  62. ^ (Vittorio Messori, Opus Dei. Un'indagine, Milano, Mondadori, 1999, pp. 199-200).
  63. ^ Antonino D’Anna, Dalla Bibbia ad oggi, storia dello strumento di penitenza più famoso e sconosciuto, Affari italiani, 6 marzo 2007 http://www.affaritaliani.it/politica/cilicio0603_pg_2.html
  64. ^ A. Tornielli, Santo subito, Piemme 2009
  65. ^ Corriere della Sera, 7 maggio 1993
  66. ^ V. Salvoldi, Madre Teresa, emblema di pace, Elledici 2003
  67. ^ Maria Del Carmen Tapia, ex membro dell'Opus dei, in Oltre la soglia, Baldini & Castoldi, 1996, pp. 380
  68. ^ Ansa, 24 dicembre 2001, Documento: 20011224 00643
  69. ^ Italo Moretti, In Sudamerica, Sperling&Kupfer, 2000, pp. 256
  70. ^ Watergate a Lima. Il cardinale dell´Opus Dei accusa vescovi e curia vaticana
  71. ^ Andres Vasquez de Prada, The Founder of Opus Dei. The Life of Josemaria Escrivá. Vol II: God and Daring, Scepter Publishers 1997, p. 387.
  72. ^ «Nell'aprile del 1967, in un'intervista al Time a proposito della "segretezza" e del "mistero" dell'Opus Dei, Escrivá rispondeva: «Lei parla di accusa di segreto. È una storia ormai molto vecchia. Potrei narrarle, punto per punto, l'origine storica di questa accusa calunniosa. Per molti anni, una potente organizzazione, di cui preferisco non fare il nome - l'amiamo e l'abbiamo sempre amata - si è dedicata a falsificare quello che non conosceva». Vittorio Messori riporta questa citazione commentando: «Si tratta, non è un mistero, di alcuni membri spagnoli della Compagnia di Gesù» (Vittorio Messori, Opus Dei. Un'indagine, Milano, Mondadori, 1999, p. 238).
  73. ^ John L. Allen, Jr., Opus Dei: an Objective Look Behind the Myths and Reality of the Most Controversial Force in the Catholic Church, National Catholic Reporter, 2005.
  74. ^ Hans Urs von Balthasar, Integralismus, in Wort und Wahrheit, dicembre 1963
  75. ^ H.U. Von Balthasar, Friedliche Fragen an das Opus Dei, in "Der christliche Sonntag” (Freiburg) 12-4-1964, pp. 117-118
  76. ^ Integralismus heute, in "Diakonia” (Mainz/Freiburg) 4 (1988) 221-229
  77. ^ Intervista a Michael Albus dal titolo "Geist und Feuer" pubblicata su "Herder Korrespondenz ” 2 (1976) 80 e poi anche in Von Balhasar, Zu seinem Werk, Einsiedeln 2000
  78. ^ Statement by Basil cardinal Hume, Guidelines for Opus Dei in the Westminster Diocese, 2 dicembre 1981, in Cultic Studies Journal, vol. 2, n. 2, autunno-inverno 1985, pp. 284-285.
  79. ^ «These recommendations must not be seen as a criticism of the integrity of the members of Opus Dei, or of their zeal in promoting their apostolate» William O'Connor, "Opus Dei. An Open Book", Cork, Mercier Press, 1991, pp. 67 e 69.
  80. ^ William O'Connor, "Opus Dei. An Open Book", Cork, Mercier Press, 1991, pp. 67-68.
  81. ^ Cfr. video su YouTube
  82. ^ Catholic Sects: Opus Dei
  83. ^ Rapporto Cesnur, Center for Studies on New Religions [1]
  84. ^ (FR) Duquesne e Willems De Crem, Enquete parlementaire visant à élaborer une politique en vue de lutter contre les pratiques illégales des sectes et le danger qu'elles représentent pour la société et pour les personnes, particulièrement les mineurs d'âge, Chambre des Représentants de Belgique, 28 aprile 1997. URL consultato il 18 dicembre 2012 (archiviato il 18 dicembre 2012).
  85. ^ «Ma come si determina questo popolo? Non è determinato per territorio, non è determinato per rito, non è determinato per altre condizioni generali, ma per un contratto, con criteri associativi. È chiaro che i vescovi hanno reagito molto. E poi ci sono dei procedimenti nel segreto. Dove si distingue questa cosa dalla massoneria? Hanno dei poteri speciali per l´ordinazione dei sacerdoti», A colloquio con Dossetti e Lazzati. Intervista di Leopoldo Elia e Pietro Scoppola, pp. 99.109-112, il Mulino, Bologna, 2003, pagine 164
  86. ^ «o torno a dire che questo non è solo il risultato di certe manovre, ma anche una scelta personale, un'opzione del Vaticano. E dato che c'è questa opzione, il resistere, l´opporsi diviene molto relativo. Però bisogna farlo ugualmente», A colloquio con Dossetti e Lazzati. Intervista di Leopoldo Elia e Pietro Scoppola, pp. 99.109-112, il Mulino, Bologna, 2003, pagine 164
  87. ^ Gordon Urquhart, Conservative Catholic Influence in Europe, Report for Catholics for a Free Choice, 1997 (nonostante il nome non sono cattolici: cfr. Andrea Morigi su Libero, 23 marzo 2006).
  88. ^ "Sette cattoliche": l'equivoco continua.
  89. ^ L’Opus Dei e il movimento anti-sette, in Cristianità, numero 229, 1994.
  90. ^ L’Opus Dei e il movimento anti-sette
  91. ^ Atto costitutivo Opus Dei
  92. ^ Testimonianza di Emanuela Provera, ex numeraria dell'Opus Dei, dal libro di Ferruccio Pinotti, Opus Dei segreta, Milano, BUR, 2006
  93. ^ Sul fatto che il romanzo presenti in cattiva luce l'Opus Dei, per motivi di lucro, cfr. Massimo Introvigne, "Il Codice Da Vinci": ma la storia è un’altra cosa, in Cristianità n. 322 (2004).
  94. ^ Riferimenti al "cilicio" nelle opere di Balaguer
  95. ^ Codex Iuris Particularis Operis Dei
  96. ^ «Molti uomini di oggi si stupiscono, quando non si scandalizzano, che - nell'Opus Dei - alcuni membri includano tra le mortificazioni corporali l'uso del cilicio. Alcuni, dico: non la maggioranza; e anche costoro per un tempo limitato» (Vittorio Messori, Opus Dei. Un'indagine, Milano, Mondadori, 1999, pp. 199-200).
  97. ^ Cammino, p. 208.
  98. ^ Cammino, p. 227.
  99. ^ Oltre la soglia. Una vita nell'Opus Dei. Un viaggio nel fanatismo di María Del Carmen Tapia, libreriauniversitaria.it. URL consultato il 2 maggio 2014.
  100. ^ Ansa, 24 dicembre 2001, Documento: 20011224 00643
  101. ^ L'accusa di forte proselitismo non tiene però conto del fatto che da molti anni il numero dei membri dell'Opus Dei cresce molto lentamente: cfr. John L. Allen, Jr., Opus Dei: an Objective Look Behind the Myths and Reality of the Most Controversial Force in the Catholic Church (2005).
  102. ^ Risposta dell'onorevole Oscar Luigi Scalfaro ad interrogazione parlamentare, 24/11/1986.
  103. ^ D.Leg. 30 giugno 2003, n. 196 – Codice in materia di protezione dei dati personali
  104. ^ I primi due sono stati, nel febbraio 1957, Alberto Ullastres, docente di storia dell'economia dell'Università di Madrid, nominato ministro del Commercio, e Mariano Navarro Rubio, direttore amministrativo del Banco Popular, nominato ministro delle Finanze; successivamente anche Gregorio López Bravo, ministro dell'Industria e Laureano López Ródo, ministro senza portafogli e commissario generale del piano di sviluppo economico. Questi ultimi due furono anche ministri degli esteri. Cfr. Vittorio Messori, Opus Dei. Un'indagine, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1999, p. 254. «Su 116 ministri nominati da Franco, in undici governi, dal 1939 al 1975, soltanto otto erano membri dell'Opera, di diverse tendenze politiche» (ibid., pag. 258). L'ingresso nei governi franchisti di membri dell'Opus Dei fu «a titolo personale, cooptati per la stima che si erano guadagnati nell'esercizio delle rispettive professioni» (Giuseppe Romano, Opus Dei. Il messaggio, le opere, le persone, Torino, editrice San Paolo, 2002, p. 259).
  105. ^ Vittorio Messori, Opus Dei. Un'indagine, Milano, Mondadori, 1999, p. 258; il quotidiano Madrid, di cui Calvo Serer era divenuto direttore nel 1966, fu chiuso dalla censura del regime nel 1971.
  106. ^ S. Valero, Yauyos. Sacerdoti pionieri sulle Ande, Milano, Ares, 1995.
  107. ^ Las riquezas de la fe, opusdei.es, 1º ottobre 2002. URL consultato il 2 maggio 2014.
  108. ^ Intervista a Pina Cannas, numeraria ausiliare
  109. ^ Cammino, p. 946.
  110. ^ Nel 1935-36 in Spagna meno del 9% degli studenti universitari erano donne come riportato in Barbera Peña - López Peña, Sociología de la mujer en la universidad: análisis histórico-comparativo. Galicia España 1900-1981, Universidad de Santiago de Compostela, 1983
  111. ^ Dal sito Opere del fondatore dell'Opus Dei
  112. ^ Barbera Peña - López Peña, Sociología de la mujer en la universidad: análisis histórico-comparativo. Galicia España 1900-1981, Universidad de Santiago de Compostela, 1983
  113. ^ La donna nella vita sociale e nella Chiesa
  114. ^ Book lifts cowl on 'misogynist' Opus Dei - Telegraph Book lifts cowl on 'misogynist' Opus Dei
  115. ^ Bruno Mastroianni, A proposito di un libro sull'Opus Dei, 27 dicembre 2006. (Punto E)
  116. ^ Vademecum del gobierno local Roma, 19-III-2002 Apud Collegii Romani Sanctae Crucis.
  117. ^ Intervista di Michele Brambilla pubblicata su Tracce, 2/1997, e riportata su Romana.
  118. ^ da PIPPO CORIGLIANO -Un lavoro soprannaturale, pag 58
  119. ^ P4, Letta: "Bisignani amico di tutti". Indagato Moretti (Fs) - Tg24 - Sky.it
  120. ^ Inchiesta p4 - La “rete” di Bisignani| italia| Il SecoloXIX
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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