Papa Giovanni Paolo I
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| Giovanni Paolo I Papa della Chiesa cattolica |
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|---|---|
| Humilitas | |
| Al secolo: | Albino Luciani |
| Nato | Canale d'Agordo, |
| Elezione al pontificato |
26 agosto 1978 |
| Consacrazione: | 3 settembre 1978 |
| Fine del pontificato: |
28 settembre 1978 |
| Deceduto | |
| Segretario personale: |
Don Diego Lorenzi |
| Predecessore: | papa Paolo VI |
| Successore: | papa Giovanni Paolo II |
| Cardinali creati: | vedi categoria |
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| « Ieri mattina, sono andato alla Sistina a votare, tranquillamente: mai avrei immaginato quello che stava per succedere! Appena è cominciato il pericolo per me, i due colleghi che mi erano vicini mi hanno sussurrato parole di coraggio. Uno ha detto: Coraggio, se il Signore dà un peso, darà anche l'aiuto per portarlo. E l'altro collega: Non abbia paura, in tutto il mondo c'è tanta gente che prega per il papa nuovo. Venuto il momento, ho accettato. ...io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, e neanche la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto. Devo cercare di servire la Chiesa; spero che mi aiuterete con le vostre preghiere. » |
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(dal primo Angelus di Papa Giovanni Paolo I, svoltosi il giorno successivo alla sua elezione)
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Papa Giovanni Paolo I, nato Albino Luciani (in latino: Iohannes Paulus I; Forno di Canale, 17 ottobre 1912 – Città del Vaticano, 28 settembre 1978), è stato il 263° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica a partire dal 26 agosto 1978.
Il suo pontificato fu tra i più brevi della storia: la morte avvenne dopo soli 33 giorni dalla sua elezione al soglio di Pietro.
Viene ricordato con gli affettuosi appellativi di "Il Papa del Sorriso" e "Il Sorriso di Dio".
A lui è stato dedicato un piccolo museo, situato nella sua città natale.
[modifica] Gli anni di Belluno
Nato da Giovanni Luciani e Bortola Tancon, ebbe una sorella di nome Nina e un fratello, Edoardo, morto l'11 marzo 2008. Il padre, di idee socialiste, emigrò in seguito in Svizzera per lavoro.
Nell'ottobre del 1923, entrò nel seminario minore di Feltre e in seguito, nel 1928, nel seminario maggiore di Belluno. Fu ordinato diacono il 2 febbraio 1935 e sacerdote il 7 luglio dello stesso anno nella chiesa rettoriale di San Pietro apostolo in Belluno (contigua al Seminario Gregoriano della città); venne subito nominato vicario cooperatore di Canale d'Agordo, ma già a dicembre venne trasferito ad Agordo dove insegnò anche religione all'istituto minerario. Presso il seminario gregoriano di Belluno fu insegnante (1937 - 1958) e vice-rettore (1937 - 1947).
Il 27 febbraio 1947 si laureò in sacra teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma con una tesi su L'origine dell'anima umana secondo Antonio Rosmini: una scelta di certo audace quella di Luciani e dei suoi relatori, in quanto si trattava di un autore con due libri all'Indice dei libri proibiti, all'epoca non ancora del tutto riabilitato dalla Chiesa.
A novembre fu nominato da monsignor Girolamo Bortignon procancelliere vescovile della diocesi di Belluno; il mese successivo venne nominato anche cameriere segreto soprannumerario e segretario del sinodo diocesano.
A queste nomine il 2 febbraio 1948 si aggiunsero anche quelle di provicario generale della diocesi di Belluno e di direttore dell'ufficio catechistico diocesano.
Durante le elezioni politiche italiane post-belliche, del 1947 si schierò apertamente con la Democrazia Cristiana e contro i partiti di sinistra, descrivendo le idee marxiste come un "male terribile", anche se ebbe sempre una pietà paterna per gli uomini dalle idee marxiste, "nostri fratelli erranti".
Nel 1954 diventò vicario generale della diocesi; nel frattempo (1949) aveva pubblicato il volume Catechetica in briciole. Del libro verranno pubblicate sei edizioni in Italia ed una pure in Colombia.
Il 30 giugno 1956 fu nominato Canonico della Cattedrale.
In questi anni gli fu erroneamente diagnosticata una tubercolosi incurabile, e per questo fu costretto a lasciare la parrocchia e recarsi in sanatorio, a Sondalo in Valtellina, dove i medici si accorsero dell'errore dei colleghi diagnosticando e curando la vera malattia, una polmonite.
Luciani fu diverse volte proposto per la nomina a vescovo, ma venne respinto per due volte a causa delle sue condizioni di salute, della sua voce flebile, della sua bassa statura e del suo aspetto dimesso.[1] Dopo l'ascesa al soglio di Pietro di papa Giovanni XXIII, il 15 dicembre 1958 fu finalmente promosso vescovo di Vittorio Veneto. A tal proposito si narra che papa Roncalli, respingendo le varie perplessità riguardo ai motivi per cui fino ad allora non fosse stato promosso, legate principalmente alle sue cagionevoli condizioni di salute, sentenziò bonariamente:[2]
| « ...vorrà dire che morirà Vescovo. » |
L'ordinazione episcopale avviene nella basilica di San Pietro in Vaticano il 27 dicembre. Insieme a lui fu nominato vescovo anche monsignor Charles Msaklia,[3] originario della Tanzania: i due rimarranno amici, e sarà grazie a questo prelato africano che Luciani inizierà a conoscere la realtà della chiesa cattolica africana.[4]
[modifica] Luciani vescovo di Vittorio Veneto
Luciani prese possesso della diocesi l'11 gennaio 1959. Il «periodo vittoriese» sarà decisivo per la sua formazione. Iniziò subito le visite pastorali nelle parrocchie.
Luciani, che mai in vita pensò alla carriera ecclesiastica, lasciò Belluno a malincuore, prendendo le redini di una diocesi con i bilanci in grave passivo: erano quelli gli anni, infatti, in cui l'Istituto per le Opere di Religione, meglio conosciuto con la sigla IOR o Banca Vaticana, era entrato in crisi.
Luciani non nascose di sopportare a fatica la gestione economica della Chiesa, specie negli anni in cui lo IOR fu diretto dall'arcivescovo americano Paul Marcinkus, sostenendo che la Chiesa avrebbe dovuto avere una condotta economica il più trasparente possibile e coerente agli insegnamenti del Vangelo.
Negli anni di episcopato a Vittorio Veneto mostrò innanzitutto insuperabili doti di catechista, per la sua capacità di farsi comprendere da tutti, anche dai bambini e dalle persone con poca cultura, per la sua chiarezza nell'esporre, la sua capacità di sintesi e la sua tendenza ad evitare discorsi e letture difficili, nonostante la profonda cultura che aveva. Lo stesso raccomandò sempre ai suoi sacerdoti.
Avvertì in anticipo i nuovi venti della "contestazione", ribadendo l'importanza dell'Azione Cattolica che cominciava a sentire il peso degli anni. Ebbe grande attenzione per la formazione dei giovani e sollecitò la partecipazione dei laici alla vita attiva della Chiesa, all'epoca ancora piuttosto risicata.[5]
La sua indole bonaria non era però piegata alle idee correnti della moda e ad esempio si batté apertamente contro l'istituzione del divorzio durante il referendum del 1974, opponendosi apertamente come Vescovo ad alcune associazioni cattoliche che si rifacevano alla FUCI veneta, che invece si schieravano a favore del divorzio.
Si dimostrò insofferente al dovere di risiedere nel Castello di San Martino, residenza storica dei vescovi vittoriesi posta in posizione arroccata e distaccata rispetto all'abitato di Vittorio Veneto, quando avrebbe preferito una dimora più vicina alla sua gente.
[modifica] Luciani e la chiesa africana
Nel marzo 1962 ricevette la visita di monsignor Andrè Makarakiza,[6] tutsi membro di una famiglia nobile del Burundi convertito al cattolicesimo ed in seguito diventato sacerdote e poi vescovo di Ngozi. Era venuto per chiedere a Luciani dei sacerdoti per la propria diocesi, e quest'ultimo acconsentì, conscio delle necessità delle popolazioni locali.
La scelta cadde sul giovane don Vittore De Rosso,[7] di Farra di Soligo, che partì a dicembre, destinazione diocesi di Kuntega, Burundi, praticamente senza un soldo in tasca, a causa della grave situazione economica della diocesi. Si trattava del primo sacerdote missionario Fidei donum di quella diocesi; se ne aggiungeranno altri due l'anno successivo.
Qualche anno dopo i tre missionari chiesero e ottennero dal loro vescovo di celebrare la messa non in lingua latina, ma nell'idioma locale, e di comunicare i fedeli per mano e non per bocca per motivi igienici. Tutto questo in anticipo rispetto alle disposizioni del concilio Vaticano secondo.
Dal 16 agosto al 2 settembre 1966, Luciani compì una storica visita pastorale nelle missioni africane della sua diocesi, durante la quale conobbe usi e costumi delle popolazioni locali; celebrò Messa in chiese affollatissime; imparò un po' di lingua kirundi; sopportò a fatica il clima e le zanzare; subì tutta una serie di imprevisti tra cui una zecca sotto un'unghia e l'impantamento della jeep su cui viaggiava: in quell'occasione Luciani non si fece problemi a scendere dal mezzo e spingere la vettura insieme agli altri.[8]
Questa serie di incontri ravvicinati con le realtà africane, così come i successivi in Sudamerica, non fece altro che aumentare la sensibilità del futuro papa riguardo ai problemi delle popolazioni del terzo mondo.
[modifica] Lo scisma di Montaner
| Per approfondire, vedi la voce Scisma di Montaner. |
Nel 1966-1967 il vescovo Luciani si trovò ad affrontare una spinosa questione riguardante la parrocchia di Montaner, frazione del comune di Sarmede, alle pendici del Cansiglio. Il 13 dicembre 1966 morì l'anziano parroco don Giuseppe Faè, amatissimo dalla popolazione. Nei giorni seguenti maturò fra la gente l'idea che il cappellano Antonio Botteon, che si occupava da tre anni del vecchio parroco, potesse essere perfetto per il paese. Il vescovo Luciani prima ricordò che i parroci non sono eletti dal popolo, e poi nominò nuovo parroco di Montaner don Giovanni Gava, il cui insediamento sarebbe dovuto avvenire il 22 gennaio 1967.
In paese, rifiutando la scelta del vescovo, si costituì allora un comitato che proponeva di far rimanere il cappellano Botteon o come nuovo parroco, o come viceparroco. La risposta del vescovo Luciani fu negativa: non solo, come già detto, per il codice di diritto canonico non è contemplata l'elezione del parroco da parte dei parrocchiani, ma il cappellano Botteon era troppo giovane per amministrare da solo una parrocchia. Inoltre non si riteneva necessario un viceparroco per un paese così piccolo.
La scelta di Luciani provocò una durissima reazione della popolazione, che arrivò a murare porte e finestre della chiesa e della canonica per impedire al cappellano Botteon di andare via.
Montaner si divise allora fra i sostenitori del cappellano Botteon come nuovo parroco ed una minoranza che non riteneva giusto ribellarsi al vescovo. Tra le due fazioni scoppiò un vero e proprio odio sfociato anche in atti di violenza. Nei giorni seguenti la protesta si inasprì ed il paese venne presidiato stabilmente dai carabinieri, anche per la notizia che a Montaner fossero state trovate delle armi; la cosa non fu smentita dalla popolazione visto che molti in casa avevano pistole e fucili dal tempo della seconda guerra mondiale.
Il 9 febbraio 1967 una delegazione di montaneresi partì per Roma con la speranza, rimasta vana, di un colloquio con Paolo VI. La data più cruenta fu il 12 settembre 1967: dopo varie mediazioni fallite nei mesi precedenti, nel pomeriggio arrivò a Montaner Albino Luciani in persona, preceduto dal vicequestore di Treviso, alcuni commissari, poliziotti ed un autobus di carabinieri.
Per punire la disobbedienza di quei parrocchiani Luciani entrò in chiesa, prelevò le ostie consacrate dal tabernacolo e andò via, lanciando l'interdetto contro la parrocchia: da quel momento nessun sacerdote avrebbe più potuto celebrare funzioni o amministrare i sacramenti [9]. I parrocchiani dissidenti, allora, compirono un vero e proprio scisma costituendo in paese una comunità ortodossa che resiste ancora al giorno d'oggi.
[modifica] Concilio Vaticano II
Luciani partecipò attivamente a tutte le quattro sessioni del concilio Vaticano II (1962-1965), intervenendo e facendosi così conoscere tra i ranghi della Chiesa cattolica.
Il 15 dicembre 1969 papa Paolo VI nominò Luciani Patriarca di Venezia. Neanche cinquanta giorni dopo, il 1° febbraio 1970, Luciani ricevette la cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto.
[modifica] Luciani Patriarca e cardinale
Patriarca nei difficili anni della contestazione, non fece mancare il suo appoggio e il dialogo diretto con gli operai di Marghera, spesso in agitazione. Anche per questo maturò la consapevolezza del bisogno da parte della Chiesa di adeguarsi ai nuovi tempi e riavvicinarsi alla gente; questo gli consentì di guadagnarsi le simpatie dei veneziani.
Anche a Venezia si trovò a dover fare i conti con la crisi economica. Poco amante degli sfarzi, era anche per questo favorevole alla vendita di oggetti sacri e preziosi di proprietà della Chiesa.
Tra il 12 e il 14 giugno 1971 compì un viaggio pastorale in Svizzera. Tre giorni dopo venne nominato vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, carica che manterrà fino al 2 giugno 1975.
Sempre nel 1971 propose alle chiese ricche dell'Occidente di donare l'uno per cento delle loro rendite alle chiese povere del terzo mondo.
Il 16 settembre del 1972 il Patriarca Luciani ricevette Paolo VI in visita pastorale. Al termine della Santa messa in piazza San Marco il Pontefice si tolse la stola papale, la mostrò alla folla e la mise sulle spalle del Patriarca Luciani davanti a ventimila persone, facendolo arrossire per l'imbarazzo. Dell'episodio, assai significativo considerati gli eventi successivi, esiste un documento fotografico, ma non fu ripreso dalle telecamere, che avevano già chiuso il collegamento. La stampa disse che Paolo VI aveva scelto il suo successore: a conferma di ciò, pochi mesi dopo Paolo VI annuncia un concistoro e Luciani è il primo della lista. Il 5 marzo 1973 venne infatti creato cardinale titolare della Chiesa di San Marco a Roma dallo stesso papa Paolo VI.
L'anno successivo, in occasione della campagna elettorale per il referendum sul divorzio, sciolse la sezione veneziana della FUCI, la Federazione degli universitari cattolici, perché si era mostrata favorevole al no contrariamente alle indicazioni della Curia. Dimostrando in tal modo che la sua bonarietà non si piegava alle idee dominanti del tempo. [10]
Tra il 27 settembre e il 26 ottobre dello stesso anno partecipò Roma alla terza Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema "L'evangelizzazione nel mondo moderno".
Il 1975 lo vide due volte all'estero per altrettanti viaggi pastorali, il 18 maggio in Germania e dal 6 al 21 novembre in Brasile, dove l'università statale di S. Maria a Rio Grande do Sul lo insignì di una laurea honoris causa. Fu in Brasile che impressionò moltissimi prelati per la sua profonda umiltà e devozione. A gennaio 1976 pubblicò Illustrissimi, una raccolta di lettere immaginarie scritte negli anni precedenti a personaggi storici o della letteratura; il libro fu un grande successo editoriale e venne tradotto in numerose lingue.
Sin dal suo insediamento a Venezia, portò sempre il classico abito scuro da sacerdote, indossando sempre poco la fascia paonazza da vescovo e poi rossa da cardinale, attirandosi molte critiche dai fedeli zelanti veneziani. Era un'altra prova del suo ricercare la semplicità.
[modifica] L'incontro con suor Lucia
Il 10 luglio 1977, l'allora cardinale Luciani, molto devoto alla Madonna di Fatima, accogliendo l'invito di Suor Lucia, vi si recò in pellegrinaggio (esattamente a Cova da Iria) incontrando al Carmelo di Coimbra la famosa mistica, con la quale si trattenne due ore in conversazione. Suor Lucia gli avrebbe rivelato il contenuto del Terzo Segreto (o, più correttamente, la III parte del Segreto o Messaggio) di Fatima. Egli ne fu sensibilmente impressionato e, una volta rientrato in Italia, descrisse così quell'incontro: "La suora è piccolina, è vispa, e abbastanza chiacchierona... parlando, rivela grande sensibilità per tutto quel che riguarda la Chiesa d'oggi con i suoi problemi acuti...; la piccola monaca insisteva con me sulla necessità di avere oggi cristiani e specialmente seminaristi, novizi e novizie, decisi sul serio ad essere di Dio senza riserve. Con tanta energia e convinzione m'ha parlato di suore, preti e cristiani dalla testa ferma. Radicale come i santi: ou todo ou nada: o tutto o niente, se si vuol essere di Dio sul serio".[11]
Si dice anche che suor Lucia abbia predetto a Luciani la sua elezione e il breve pontificato. A tale proposito nel 2006 il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone ha definito questa storia "tesi vecchia e priva di fondamento"[10].
In tal proposito il fratello Edoardo vide il fratello Card. Albino tornare molto scosso dal viaggio a Fatima. Il Card. Luciani diventò silenzioso e spesso assorto nei pensieri. quando il fratello Edoardo chiese ad Albino cosa potesse avere egli rispose: "Penso sempre a quello che ha detto Suor Lucia". Un altro segno della sua personale via crucis può essere una macchiolina rossa su un occhio riscontrata dopo il viaggio in Brasile diagnosticata come un embolo. Molto probabilmente un'embolia è stata la vera causa della sua morte.
[modifica] L'addio a Venezia
Il cardinale Luciani lasciò per l'ultima volta Venezia il 10 agosto 1978 per il conclave dal quale sarebbe uscito papa il 26 agosto, al secondo giorno di votazione. È il terzo Patriarca di Venezia del novecento, dopo Giuseppe Sarto (divenuto Papa San Pio X) e Angelo Giuseppe Roncalli (Beato Giovanni XXIII) ad essere chiamato al soglio di Pietro.
[modifica] L'elezione
La sua elezione sarebbe stata frutto di una mediazione tra diverse posizioni, tra le quali quelle più conservative della Curia, che sostenevano l'Arcivescovo di Genova, cardinale Giuseppe Siri, e la parte sostenitrice delle riforme del Concilio Vaticano Secondo, che sostenevano l'Arcivescovo di Firenze, cardinale Giovanni Benelli. Ricevette alcuni voti anche il cardinale Karol Wojtyła, poi papa Giovanni Paolo II, la cui candidatura fu presentata da quei cardinali che auspicavano un'apertura internazionalista del Vaticano. Luciani, tuttavia, chiese sempre di non essere preso in considerazione e anzi, fu proprio lui a parlare per primo di un papa straniero. Egli infatti aveva sempre votato per il cardinale Aloisio Lorscheider, un francescano che aveva conosciuto in Brasile, e che invece fu tra i più accesi sostenitori di Luciani, soprattutto perché non dimenticò mai quella visita in Brasile.
Ad ogni modo, il conclave fu rapidissimo e si concluse dopo solo quattro votazioni avvenute nella stessa giornata: il 26 agosto 1978 fu eletto quale 263° successore di San Pietro con una amplissima maggioranza (101 voti tra i 111 cardinali, il quorum più alto nei conclavi del Novecento). Lo stupore della folla in piazza fu grandissimo poiché la fumata, probabilmente per un errore del cardinale fuochista, fu inizialmente grigio chiara per poi diventare nera. La situazione di incertezza durò fino all'annuncio di Radio Vaticana e alla contemporanea apertura della loggia (solo nel conclave del 2005 verranno introdotte, dopo la fumata, le campane a festa). Appena eletto avrebbe voluto parlare alla folla ma il cerimoniere glielo impedì, obiettando che non era nella tradizione. Giovanni Paolo II, pochi giorni dopo, avrebbe invece infranto il cerimoniale e rivolto un saluto alla folla, oltre alla tradizionale benedizione Urbi et Orbi. Fu questo il primo segnale di cambiamento che Luciani, seppur per breve tempo, avrebbe cominciato nella Chiesa.
Si disse che Luciani fu eletto più per "ciò che non era" che per "ciò che era": non era un professionista della Curia che avrebbe potuto assumere un comando autocratico accentrato, nonostante la sua profonda cultura non era un altero intellettuale potenzialmente capace di mettere in difficoltà i porporati, non era nemmeno uno straniero, ciò che per i cardinali italiani era un indubbio valore di continuità.
[modifica] La scelta del nome
Luciani scelse un doppio nome papale per la prima volta nella storia dei papi, in ossequio ai due che lo avevano preceduto (papa Giovanni XXIII, che lo aveva nominato vescovo, e papa Paolo VI, che lo aveva nominato cardinale). Il suo successore avrebbe poi scelto di riprendere questo nome chiamandosi Giovanni Paolo II.
Dopo la sua elezione, avrebbe avuto modo di confidare al fratello Edoardo, che il suo primo pensiero, era stato di assumere il nome di Pio XIII ma poi aveva desistito, pensando ai settori della Chiesa che avrebbero strumentalizzato questa scelta»[12].
È da notare come Luciani volle aggiungere al suo inedito nome papale anche il numerale ordinale primo: non era mai accaduto prima. Secondo la consuetudine, ad un papa che sceglie un nome mai adottato in precedenza viene aggiunto il numerale "primo" soltanto dopo la sua morte, nell'eventualità che un altro pontefice scelga lo stesso nome, diventando secondo.
[modifica] Il pontificato
| « Nessuno è venuto a dirmi: «Tu diventerai Papa». Oh! se me lo avessero detto! Se me lo avessero detto, avrei studiato di più! » | |
Il regno sulla cattedra di Pietro fu per papa Luciani brevissimo, durò appena 33 giorni. Ciò malgrado, non mancarono episodi importanti e passaggi fondamentali della storia del papato.
[modifica] Le novità portate da Luciani
Fu il primo a richiedere di poter parlare alla folla dopo l'elezione ma, poiché non era consuetudine, dovette rinunciare: pochi giorni dopo, invece, Giovanni Paolo II, chiese ed ottenne di poter parlare, rendendo subito omaggio a Luciani dopo la benedizione. Fu il primo ad abbandonare il plurale maiestatis, rivolgendosi in prima persona al pubblico (anche se zelanti custodi della formalità prontamente riconvertivano i suoi discorsi per la pubblicazione su L'Osservatore Romano e su altri documenti).
Il suo ministero ufficiale iniziò il 3 settembre successivo con una Messa celebrata nella Piazza antistante la Basilica. Per la prima volta nella storia un Papa non sarebbe più stato incoronato: Luciani si impose anche per il cambiamento del nome intronizzazione che da allora mutò in solenne cerimonia per l'inizio del ministero petrino. Rifiutò inoltre la tiara, e fu anche il primo papa a rifiutare la sedia gestatoria, che poi però riprese, per esigenze pratiche, nel corso delle udienze generali, poiché la gran folla dei fedeli non riusciva a vederlo [13]. Rifiutò anche il trono al momento della Messa, detta di "intronizzazione".
Fu il primo papa a parlare di sé in termini umani: tenendo da un canto i consolidati effetti del dogma che vuole il papa "Vicario di Cristo in terra", non ebbe remore nel presentarsi con il complesso della sua personalità, ammettendo, ad esempio, di essere diventato completamente rosso dalla vergogna quando Paolo VI a Venezia quando era Patriarca gli mise sulle spalle la stola papale. E fu il primo ad ammettere la paura che lo colse quando si rese conto di essere stato eletto papa: "Tempestas magna est super me". Così come non altri prima, espresse umilmente una sensazione d’inadeguatezza al ruolo.
[modifica] Il suo pensiero, il suo stile
Colto teologo era considerato per certi versi un conservatore, pubblico difensore della Humanae Vitae, che si apprestava a ratificare con una sua enciclica che però mai vide la luce. Una certa morbidezza nei confronti della questione degli anticoncezionali e della contraccezione, anzi una qualche apertura per l'argomento dopo un convegno delle Nazioni Unite sul tema della sovrappopolazione, furono oggetto di una censura da parte dell'Osservatore Romano, che non pubblicò i commenti papali. .[14]
[modifica] "Dio è padre e madre"
Durante l'Angelus della settimana successiva, il 10 settembre 1978, Giovanni Paolo I pronunciò: "Dio è papà, più ancora è madre"[15]. Questa frase, citazione di un passo dell'Antico Testamento, nonché semplice interpretazione di alcuni passi del Vangelo[16], provocò un certo imbarazzo nei vertici della curia[citazione necessaria] ed interesse nei mass media, che da allora in avanti non mancheranno di dare risalto ad ogni affermazione su questo tema da parte dei successivi pontefici[17].
| Per approfondire, vedi la voce Maternità di Dio (cattolicesimo). |
[modifica] La morte
Morì tra le ore 21.30 del 28 settembre e le ore 4.45 del giorno successivo del 1978 nei suoi appartamenti, ufficialmente di infarto miocardico.
Secondo un comunicato ufficiale del Vaticano, poco prima di morire, il Papa era sbiancato in volto, quando aveva saputo del giovane Ivo Zini assassinato a Roma.[18]
Per ore ed ore, il giorno dopo la sua morte, una gran folla di fedeli continua a sfilare davanti alla sua salma, sotto gli affreschi della sala Clementina.
Nei giorni immediatamente successivi alla morte, venne chiesto invano da una parte della stampa di effettuare l'autopsia sul corpo del papa, che non fu fatta per il diniego dei familiari.
Papa Luciani è sepolto nelle Grotte Vaticane.
[modifica] Ipotesi sulla morte
| Per approfondire, vedi la voce Ipotesi sulla morte di Giovanni Paolo I. |
La morte improvvisa del papa e le circostanze in cui avvenne diedero vita ad alcune ipotesi complottiste sulla sua scomparsa. A fare scalpore fu soprattutto quella teorizzata dal giornalista britannico David Yallop sei anni dopo, contenuta nel best seller In nome di Dio.
Alla luce di queste teorie fu interpretato un episodio datato 5 settembre 1978, quando durante l'udienza privata concessa dal Papa al vescovo metropolita russo di Leningrado, Nikodim, questi si accasciò in terra e spirò improvvisamente. Si ipotizzò che la morte di Nikodim, che si vociferava fosse al servizio del KGB, fosse avvenuta a causa dell'incauta ingestione di un caffè alterato, destinato a Papa Luciani.[citazione necessaria]
Il Papa in realtà può essere morto per embolia. L' embolia non lascia tracce, cosa che invece lascia l'infarto al miocardio con dei segni molto acuti di dolore. Embolia come nel viaggio in Brasile.
Nuove rivelazioni emergono dalla pubblicazione di un memoriale di Vincenzo Calcara, pentito di Cosa Nostra, che sulla vicenda riferì le sue esperienze dirette a Paolo Borsellino e ad altri magistrati successivamente alla morte di Borsellino. Le dichiarazioni ora rese pubbliche riguardano la progettazione e l'attuazione dell'attentato a Giovanni Paolo II e indirettamente una versione sulle motivazioni che portarono all'assassinio, a detta di Calcara, di Giovanni Paolo I. Secondo Calcara, l'assassinio precedette la rimozione di alcuni cardinali e vescovi chiave nella gestione dello I.O.R. (fra essi Marcinkus, ma anche Jean-Marie Villot [19]), e si prefiggeva di evitare una politica di redistribuzione dei beni e degli averi della Chiesa Cattolica Italiana progettata da Giovanni Paolo I e da alcuni cardinali in segreto [20]
[modifica] L'eredità di papa Luciani
Nonostante i trentatré giorni passati al soglio pontificio, Luciani è senza dubbio riuscito a lasciare un'impronta profonda nella storia della Chiesa e del papato. C'è chi ha scritto che nei suoi brevi giorni di pontificato, "la Chiesa ha fatto storia".[21]
Il mondo cattolico si chiede che peso può avere avuto il suo pontificato. Ciò che è inconfutabile è che questo Papa ha lasciato dietro di sé parole semplici, discorsi ricchi di umanità, dialoghi improvvisati pieni di speranza. In definitiva, l'immagine di un Papa buono che ha sollevato un'ondata di grande popolarità per la Chiesa.
Di certo senza alcune delle sue aperture nei gesti, nei modi di fare, la Chiesa sarebbe ancora ricca di riti formali e lontani dalla gente. Tanti piccoli gesti che il suo successore Karol Wojtyła fece suoi e che oggi sono visti come normali o scontati.
[modifica] Il processo di beatificazione e canonizzazione
Poco dopo la sua morte da più parti del mondo cattolico vennero le richieste per l'apertura del processo di beatificazione. La richiesta si formalizzò nel 1990 con la firma di 226 vescovi brasiliani tra cui quattro cardinali.
Il vescovo Vincenzo Savio lunedì 26 agosto 2002 a Canale d'Agordo, al termine del 24° Anniversario dell'elezione a papa di Albino luciani, annunciava l'avvio della fase preliminare di raccolta dei documenti e delle testimonianze necessarie per avviare il processo di Canonizzazione. L'8 giugno 2003 al termine dell'assemblea sinodale svoltasi in Cattedrale a Belluno. "La congregazione delle cause dei Santi, dopo il parere positivo espresso dalla diocesi di Roma, ha dato il suo assenso alla richiesta della diocesi di Belluno-Feltre".
Così nella Basilica Cattedrale di Belluno domenica 23 novembre 2003 alle ore 15, iniziò il processo di Canonizzazione, presieduto da il Vescovo mons. Vincenzo Savio e con la partecipazione del Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi card. José Saraiva Martins.
L'11 novembre 2006 si è chiusa a Belluno, con i vespri solenni di San Martino di Tours e la sessione di chiusura dell'inchiesta diocesana, il processo di Beatificazione e Canonizzazione.
Il 27 giugno 2008 la Congregazione per le Cause dei Santi ha firmato il decreto di validità sugli atti dell’inchiesta diocesana sulla beatificazione.
Nel luglio 2008, la santa sede ha annunciato la futura beatificazione e santificazione di papa Luciani. Ciò è stato annunciato, a causa di un miracolo avvenuto ad un malato grave, a rischio di morte, che pregava ed era devoto a papa Giovanni Paolo I[citazione necessaria]
[modifica] Il Museo
Esiste a Canale d'Agordo dal 1978 (appena dopo la sua morte) un museo provvisorio di foto e ricordi appartenuti ad Albino Luciani ubicato nella casa-canonica dell'arciprete. La mostra-museo è rimasta uguale per circa 30 anni, ora è stata rinnovata e sono stati aggiunti oggetti mai visti appartenuti alla sua figura. Per il museo definitivo bisognerà attendere altri anni e verrà spostato nell'attuale vecchio municipio in disuso. I lavori dovrebbero iniziare a settembre 2008
[modifica] Genealogia episcopale e successione apostolica
- Cardinale Scipione Rebiba
- Cardinale Giulio Antonio Santorio
- Cardinale Girolamo Bernerio, O.P.
- Arcivescovo Galeazzo Sanvitale
- Cardinale Ludovico Ludovisi
- Cardinale Luigi Caetani
- Cardinale Ulderico Carpegna
- Cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni
- Papa Benedetto XIII, O.P.
- Papa Papa Benedetto XIV
- Papa Papa Clemente XIII
- Cardinale Bernardino Giraud
- Cardinale Alessandro Mattei
- Cardinale Pietro Francesco Galeffi
- Cardinale Filippo de Angelis
- Cardinale Amilcare Malagola
- Cardinale Giovanni Tacci Porcelli
- Papa Giovanni XXIII
- Papa Giovanni Paolo I
[modifica] Special televisivi in Italia
Nel 1988 Mixer, storico programma televisivo di Giovanni Minoli, mandò in onda la puntata-inchiesta La strana morte di Papa Luciani, riproposta nel 2006 da un altro programma di Minoli, La storia siamo noi.
Nel settembre 2005, in occasione della ricorrenza della scomparsa di papa Luciani, la testata documentaristica La grande storia di RaiTre, ha realizzato un film-documento inedito sulla vita ed il pontificato di Giovanni Paolo I, Il Papa del sorriso.
[modifica] La fiction televisiva
RaiUno ha presentato nelle serate del 23 e 24 ottobre 2006 la fiction Papa Luciani. Il sorriso di Dio, seguita da oltre 10 milioni di telespettatori. Il ruolo di Giovanni Paolo I è interpretato dall'attore Neri Marcorè.
Il film è stato criticato per i ritratti non corrispondenti alla realtà di alcuni personaggi (in particolar modo dei Cardinali del Concilio) e perché sposa, seppur non apertamente, la tesi del complotto, che secondo il film sarebbe emersa già il giorno dopo della morte.
In particolare ancora il cardinale Tarcisio Bertone[10] ha anche criticato l'etichetta di buonista che è stata affibbiata al protagonista. Albino Luciani era uomo mite, ma estremamente preparato e fermo nelle proprie decisioni: sono assenti, ad esempio, episodi quali la chiusura della FUCI del 1974.
Critiche sono inoltre giunte a causa dell'ambientazione della fiction che nulla aveva a che vedere con le Dolomiti agordine.
[modifica] Bibliografia
- Catechetica in briciole, 1949
- Illustrissimi, 1977
[modifica] Antipapi
Durante il suo pur breve pontificato, tre persone si dichiararono "il vero papa" (detti papi sedevacantisti):
- Gaston Tremblay (Canada)
- Gino Frediani, alias Antipapa Emanuele I (Italia)
- Clemente Domínguez y Gómez, alias Antipapa Gregorio XVII (Spagna)
[modifica] Note
- ^ Mario Sgarbossa, Giovanni XXIII - La saggezza del cuore
- ^ Mario Sgarbossa, Giovanni XXIII - La saggezza del cuore
- ^ Scheda su catholic-hierarchy.org
- ^ Ido Da Ros, L'Africa di Albino Luciani e dei missionari vittoriesi, De Bastiani, 1996, pag. 9-10
- ^ Autori vari, Storia religiosa del Veneto – Diocesi di Vittorio Veneto, Giunta regionale del Veneto – GregorianaLibreriaEditrice.
- ^ Scheda su catholic-hierarchy.org
- ^ Scheda del sito diocesano
- ^ Ido Da Ros, L'Africa di Albino Luciani e dei missionari vittoriesi, De Bastiani, 1996, pag. 13-14, 137-168. Si veda anche http://www.papaluciani.com/ita/fioretti/fioretti21.htm.
- ^ Lo scisma di Montaner
- ^ a b c Intervista a Mons. Tarcisio Bertone, pubblicata su Avvenire il 26 ottobre 2006
- ^ Don Diego Lorenzi, Maria, Trieste febbraio 1980
- ^ Stefania Falasca, La Speranza è aspettare qualcosa di bello dal Signore, articolo pubblicato su 30Giorni, agosto 2002.
- ^ Il ripristino della sedia gestatoria
- ^ Tra altre dichiarazioni: atti della commissione 4 del "Conciglio Ecumenico Vaticano II" in cui Albino Luciani collaborò.
- ^ http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_i/angelus/documents/hf_jp-i_ang_10091978_it.html
- ^ Per esempio Vangelo di Matteo 23,37
- ^ Il concetto fu ribadito più volte anche dal suo successore Giovanni Paolo II, per esempio nell'udienza di mercoledì 20 gennaio 1999 (vedi); sembra diversa invece l'opinione personale di Joseph Ratzinger che, che nel suo libro "Gesù di Nazaret" (2007), afferma invece che "Dio è solo padre".
- ^ Almanacco di Storia Illustrata n.254 del 1978 - Arnoldo Mondadori editore pag.118
- ^ Lettere e Memoriali di Vincenzo Calcara (parte 5)
- ^ Lettere e Memoriali di Vincenzo Calcara (parte 2)
- ^ Almanacco di Storia illustrata n.254 del 1978, Arnoldo Mondadori editore pag.118
[modifica] Bibliografia
- Ido Da Ros, L'Africa di Albino Luciani e dei missionari vittoriesi, De Bastiani Editore, 1996
- Stefania Falasca, Mio fratello Albino. Ricordi e memorie della sorella di Papa Luciani, ed.30Giorni, 2003
- Luigi Incitti, Da Papa Luciani a Papa Wojtyla, L'Airone, 2000, ISBN 8879444425
- Luigi Incitti, Papa Luciani, una morte sospetta, L'Airone, 2001, ISBN 8879444980
- Jesús López Sáez, Se pedirá cuenta. Muerte y figura de Juan Pablo I, Editorial Orígenes, 1991, ISBN 8478250476
- Jesús López Sáez, El día de la cuenta. Juan Pablo II a examen, Ediciones Meral, 2005, ISBN 849339792X
- Jesús López Sáez: libros sobre Juan Pablo I en www.comayala.es
- Luis Miguel Rocha, La morte del Papa, Cavallo di ferro, 2006, ISBN 8879070142
- Scopelliti-Taffarel, Lo stupore di Dio. La vita di Papa Luciani, Ares, 2006, ISBN 8881553481
- Tornielli-Zangrando, Papa Luciani. Il sorriso del Santo, Piemme, 2003, ISBN 8838465878
- David Yallop, In nome di Dio. La morte di Papa Luciani, Tullio Pironti Editore, 1997, ISBN 8879370561
[modifica] Voci correlate
- Ipotesi sulla morte di Giovanni Paolo I
- Diocesi di Belluno-Feltre
- Diocesi di Vittorio Veneto
- Patriarcato di Venezia
- I 10 pontificati più corti
- Fumata nera e fumata bianca
- Cattolicesimo
[modifica] Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Giovanni Paolo I
[modifica] Collegamenti esterni
- Sito della Parrocchia di Canale d'Agordo di San Giovanni Battista con molte pagine su Albino Luciani
- Resoconto di una morte misteriosa Puntata della trasmissione La Storia Siamo Noi - RAI Educational
- Scheda del Servo di Dio Giovanni Paolo I dal sito Santiebeati.it.
- Giovanni Paolo I sul sito del Vaticano* *
- Brano audio del primo Angelus del papa
- La "prematura" morte di Papa Luciani
- Ioannes Paulus PP I
| Predecessore: | Vescovo di Vittorio Veneto | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Giuseppe Carraro | 27 dicembre 1958 - 15 dicembre 1969 | Antonio Cunial |
| Predecessore: | Patriarca di Venezia | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Giovanni Urbani | 15 dicembre 1969 - 26 agosto 1978 | Marco Cé |
| Predecessore: | Cardinale presbitero di San Marco | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Giovanni Urbani | 5 marzo 1973 - 26 agosto 1978 | Marco Cé |
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| Preceduto da: | Papa | Succeduto da: |
| Papa Paolo VI | Papa Giovanni Paolo II |