Franchismo

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Stemma del regime franchista.
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Categoria: Storia della Spagna

Il franchismo fu il regime politico dittatoriale instaurato in Spagna nel 1939 dal generale Francisco Franco e durato fino alla sua morte, avvenuta il 20 novembre 1975. Fu un regime di ispirazione nazionalista, reazionaria e fascista.[1]

La Guerra civile spagnola terminò ufficialmente il 1º aprile 1939, giorno in cui Franco annunciò la fine delle ostilità, con la sconfitta della Repubblica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Governo nazionalista nella guerra civile (1936 - 1939)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile spagnola.

I capi della sollevazione armata furono i generali Francisco Franco, Emilio Mola, Gonzalo Queipo de Llano e José Sanjurjo, i noti cuatro generales. Sanjurjo fu il leader incontestato del sollevamento militare, ma rimase ucciso tre giorni dopo l'inizio della rivolta in un incidente aereo che molti ritengono provocato da un attentato dinamitardo (20 luglio 1936), mentre si recava in Spagna per prendere il controllo delle forze rivoltose. Franco, al comando delle truppe ammutinate di stanza in Africa e dei legionari del Tercio, prese la guida delle forze nazionaliste del sud della Spagna, Mola di quelle del Nord. Dopo la morte nel 1937 di quest'ultimo, Franco rimase il comandante indiscusso di tutti i nazionalisti: gli fu assegnato il grado di Generalísimo, comandante in capo, e successivamente divenne capo dello stato.

La bandiera spagnola adottata tra il 1936 ed il 1938 dalla fazione franchista.

Il governo provvisorio governava sui territori controllati dai nazionalisti durante la durissima guerra civile spagnola: la sua azione politica principale in questo periodo fu il consolidamento delle forze politiche eterogenee di destra, tradizionaliste (Carlismo) e fasciste (Falange Española y de las JONS), che nel 1937 Franco unificò di forza nella Falange Española Tradicionalista y de las JONS.

La successiva bandiera spagnola adottata durante il franchismo.

Al termine della guerra civile ebbero luogo le indagini sui crimini di guerra commessi sotto il governo repubblicano, durante un processo chiamato Causa General: per questi crimini vennero giustiziati, imprigionati o condannati ai lavori forzati migliaia di repubblicani (la stima non ufficiale è di 1.345.700 condannati)[senza fonte], diverse migliaia dei quali emigrarono in Francia ed America Latina. Alcuni di coloro che scelsero la Francia si unirono ai Maquis francesi durante la seconda guerra mondiale; altri, come Lluís Companys (presidente del governo repubblicano della Catalogna) furono catturati dal Governo di Vichy ed estradati in Spagna per essere processati.

Anche la Falange spagnola fu sciolta per essere incorporata in un partito unico (Movimiento Nacional) ed il suo capo Manuel Hedilla, insediatosi dopo la morte di José Antonio Primo de Rivera, fu condannato a morte (condanna commutata poi a 10 anni di carcere).

Gli anni della seconda guerra mondiale (1939-1945)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Spagna nella seconda guerra mondiale.

Nel settembre del 1939, la seconda guerra mondiale scoppiò in Europa, ed anche se Adolf Hitler incontrò Franco a Hendaye, Francia (23 ottobre, 1940) per discutere dell'entrata in guerra della Spagna a fianco dell'Asse, le richieste di Franco (cibo, equipaggiamento militare, Gibilterra, Africa del nord francese) apparvero eccessive e non venne raggiunto l'accordo. A contribuire al mancato raggiungimento dell'accordo fu la questione pendente dei diritti minerari tedeschi in Spagna. A spingere per l'alleanza con l'Asse era il ministro degli esteri Ramón Serrano Suñer, cognato di Franco. Alcuni storici ipotizzano che Franco avanzò richieste che sapeva Hitler avrebbe respinto per rimanere al di fuori della guerra[senza fonte]. Altri storici ipotizzano che semplicemente non avesse nulla da offrire a Hitler.

Dopo la sconfitta della Francia nel giugno 1940, la Spagna adottò una non-belligeranza a favore della Germania (offrendo per esempio l'utilizzo di basi navali alle navi tedesche) fino al ritorno alla completa neutralità nel 1943, quando le sorti della guerra apparvero decisamente sfavorevoli alla Germania. Franco inviò truppe della División Azul (o Divisione Blu, dal nome del colore del partito della Falange, i cui membri erano chiamati 'camicie blu') per combattere sul fronte orientale contro l'Unione Sovietica. Erano tutti volontari. Allo stesso tempo, diplomatici spagnoli nei paesi dell'Asse protessero gli ebrei, e la Spagna stessa divenne un rifugio sicuro per i profughi ebrei, poiché Franco, avendo lontane ascendenze ebraiche, si rifiutò di promulgare leggi antisemite, come domandato dall'Asse.

L'isolamento (1945-1953)[modifica | modifica sorgente]

Dopo la guerra, gli Alleati usarono le simpatie franchiste per Mussolini e Hitler per tenere la Spagna fuori dalle Nazioni Unite. Franco venne visto, in particolare dalle nazioni comuniste, ma anche dal Regno Unito, come un rimasuglio dei regimi fascisti dell'Europa Occidentale. In tali circostanze una risoluzione che condannasse il governo di Franco era inevitabile. Essa incoraggiava le nazioni a rimuovere i loro ambasciatori dalla Spagna, e stabilì le basi per misure contro la Spagna se il governo fosse rimasto autoritario. Solo il Portogallo e alcuni paesi latino-americani si rifiutarono di seguire la risoluzione.

Conseguenza di tutto ciò fu l'istituzione di un embargo contro il regime franchista nel 1946 - compresa la chiusura del confine con la Francia - che ebbe scarso successo e aumentò il sostegno al regime. L'ostracismo venne presentato come una versione moderna della Leggenda Nera, una macchinazione massonica contro la Spagna cattolica, ed aiutò a coagulare un massiccio supporto popolare al regime, manifestato dalle enormi dimostrazioni del 1946. Dal canto suo, il regime franchista cercò di riavvicinarsi alla democrazia, istituendo la democrazia organica, un sistema rigorosamente gerarchico, fondato sul corporativismo. Franco voleva promuovere un'immagine dalla Spagna che si accordasse con quella dei vincitori, eliminando i segni più vistosi del periodo "fascisteggiante". Questo maquillage portava il regime a sottolineare piuttosto la continuità con la tradizione cattolica, cemento culturale del franchismo, esaltando la neutralità durante la Seconda guerra mondiale.

Nel 1947, Juan Perón ignorò l'embargo dell'ONU e mandò sua moglie Eva Duarte de Perón in Spagna, con aiuti alimentari di cui la nazione aveva molto bisogno. Gli spagnoli, e lo stesso Franco, accolsero di cuore Evita.

Dopo la II guerra mondiale, l'economia spagnola era ancora in disordine. La Spagna attraversava un periodo di profonda miseria dovuto alla politica economica franchista, basata sul "fascismo agrario" e sull'autarchia. Le tessere annonarie erano ancora in uso alla fine del 1952. I punti fermi dell'economia erano: riduzione delle importazioni, autosufficienza, produzione controllata dallo stato e commercializzazione di beni di primo ordine, industria sovvenzionata dallo stato e costruzione delle infrastrutture - pesantemente danneggiate durante la guerra civile - tramite l'uso di mezzi precari.

La fine dell'isolamento (1953-1957)[modifica | modifica sorgente]

Dwight Eisenhower e Franco in Spagna nel 1959

Le crescenti tensioni tra USA e URSS negli anni 1950, costrinsero il governo statunitense a cercare nuovi alleati in Europa. Franco era un anti-comunista dichiarato, il che lo rese un alleato chiave molto affidabile durante la Guerra Fredda.

L'isolamento venne infine spezzato nel 1953 quando il presidente Dwight Eisenhower visitò la Spagna, abbracciato calorosamente da Franco, e quando il governo spagnolo firmò il Concordato con il Vaticano. Diversi trattati che permettevano l'apertura di basi militari statunitensi in Spagna vennero firmati nel 1953. Il governo statunitense in cambio diede aiuti economici alla Spagna, in parte come donazione e in parte come prestito. Questa serie di accordi tra USA e Spagna divenne nota come Patto di Madrid.

Nel 1955 la ricchezza spagnola si avvicinò ai livelli del 1935, precedenti la guerra civile, lasciando alle spalle i disastri della guerra e la lotta contro l'isolamento. Nello stesso 1955 la Spagna entrò nelle Nazioni Unite. Altre nazioni dell'Europa Occidentale, compresa l'Italia, furono da quel momento ansiose di ripristinare buoni contatti con la Spagna franchista.

Il Desarrollo, il miracolo spagnolo (1957-1973)[modifica | modifica sorgente]

Il Miracolo Spagnolo (Desarrollo) fu il nome dato al boom economico spagnolo tra il 1959 ed il 1973. È il fenomeno più rimarcabile ed importante lasciato ai posteri dai franchisti spagnoli, poiché grazie ad esso la Spagna sorpassò largamente la soglia di introiti che distingue i paesi sviluppati da quelli sottosviluppati e permise l'avvento e lo sviluppo di una borghesia dominante, base e strumento per la creazione e l'assestamento della democrazia che da lì a breve si sarebbe instaurata.

Il boom economico venne favorito da riforme economiche promosse dai cosiddetti tecnocrati nominati da Franco, che misero in atto le politiche di sviluppo neo-liberali del Fondo Monetario Internazionale. I "tecnocrati" erano una nuova specie di economisti, legati all'Opus Dei, che rimpiazzarono la vecchia guardia falangista, propensa all'isolazionismo.

L'implementazione di queste politiche prese la forma di piani di sviluppo (planes de desarrollo) ed ebbe ampio successo: la Spagna godette del secondo più alto tasso di crescita del mondo, subito dopo il Giappone, e divenne la nona economia del mondo, subito dopo il Canada.[senza fonte] La Spagna entrò nel mondo industrializzato, lasciandosi alle spalle la povertà e il sottosviluppo endemico che aveva sperimentato fin dalla perdita del suo impero all'inizio del XIX secolo. Anche il turismo ebbe un notevole impulso per merito dell'allora ministro Fraga Iribarne, che creò la rete dei "paradores" finanziati dallo Stato.[2] e lanciò la campagna "España es diferente".

Anche se la crescita economica produsse notevoli miglioramenti nella qualità della vita degli spagnoli, e lo sviluppo di una classe media, la Spagna rimase meno avanzata dal punto di vista economico rispetto al resto dell'Europa Occidentale (ad eccezione di Portogallo, Grecia e Irlanda). All'apice del "Miracolo", nel 1974, il reddito pro capite spagnolo giunse al 79% della media dell'Europa Occidentale, che sarebbe stata raggiunta 25 anni dopo, nel 1999.

Il boom portò a un aumento (spesso non pianificato) nel numero di edifici nelle periferie delle principali città spagnole, per accomodare la nuova classe di lavoratori portata dall'esodo rurale, molto simile alle banlieue francesi.

L'icona del Desarrollo fu la SEAT 600, la prima automobile per molte famiglie della classe operaia spagnola, prodotta dalla SEAT su licenza della FIAT.

Gli ultimi anni di Franco (1973-1975)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operación Ogro.

La crisi energetica del 1973 colpì molto la Spagna dipendente dal petrolio, e portò ad un arresto della crescita economica nel 1975. Ciò provocò una nuova ondata di scioperi (che all'epoca erano illegali). Il perdurare delle repressioni, le documentate torture, le esecuzioni di prigionieri politici, con anche l'uso della medievale garrota, e in ultimo la fucilazione dei tre studenti detenuti nel settembre 1975, acuirono l'isolamento politico nella scena internazionale.

La salute in declino di Franco diede maggior potere all'ammiraglio Luis Carrero Blanco, candidandolo alla successione. L'alto ufficiale fu ucciso in un attentato dinamitardo eseguito dall'ETA il 20 dicembre 1973 a Madrid.

Carlos Arias Navarro ne prese il posto come presidente del governo e cercò di introdurre alcune riforme nel regime decadente, trovandosi a lottare tra le sue due fazioni: il bunker (l'estrema destra) e gli aperturisti che promuovevano la transizione alla democrazia.

Ma oramai non era più possibile tornare al vecchio regime: la Spagna non era più la stessa del periodo del dopo guerra civile e il modello a cui gli spagnoli, ora benestanti, miravano era l'Europa occidentale, non l'impoverita Spagna falangista del dopoguerra. La ricca Germania Ovest divenne un modello con il quale identificarsi, dato che un numero sempre maggiore di tedeschi si recava in vacanza sulle spiagge spagnole. Oltre a ciò, molti spagnoli avevano lavorato in altri paesi dell'Europa occidentale negli anni precedenti, come forza lavoro a basso costo, venendo a contatto con livelli superiori di benessere e soprattutto con l'esperienza del pluralismo e della democrazia.

Le dimensioni dell'esercito spagnolo e della polizia erano significativamente ridotte rispetto al periodo pre-bellico e l'importante clero cattolico era stato all'epoca profondamente trasformato, e talvolta profondamente preoccupato, dalle riforme del Concilio Vaticano II.

Nel 1974 Franco si ammalò e Juan Carlos di Spagna prese il suo posto come capo di stato. Franco recuperò presto, ma un anno dopo si ammalò nuovamente, e dopo una lunga agonia, morì il 20 novembre 1975, all'età di 82 anni, nella stessa data di José Antonio Primo de Rivera, fondatore della Falange. Si sospetta che ai medici fu ordinato di tenerlo in vita con mezzi artificiali fino a quella data simbolica. Lo storico Ricardo de la Cierva sostiene che il 19, attorno alle 6 di sera, gli venne detto che Franco era già morto.

Dopo la morte di Franco, il governo ad interim prese la decisione di seppellirlo a Santa Cruz del Valle de los Caídos, un colossale memoriale di tutte le vittime della guerra civile spagnola, che era stato concepito da Franco con un tono distintamente nazionalista.

Tentativi di colpi di stato[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Franco, vi furono due tentativi ufficiali di golpe, la Operacion Galaxia del 1976 - dal nome del lussuoso bar madrileno dove fu pianificata da alti ufficiali delle forze armate - e la plateale irruzione del colonnello Tejero nel Parlamento nel 1981, mentre le formazioni politiche di destra si ispirarono più al falangismo che al franchismo. Blas Piñar, fondò all'indomani della morte del dittatore il movimento Fuerza Nueva, che nel 1979 fu eletto al Parlamento.

Nel 1983 nacque Juntas Españolas e nel 1986 Frente Nacional che si fusero nel 1992. Nel 1995 nasce Democracia Nacional presieduta da Manuel Canduela. Nel 1999 è la volta di Frente Español-La Falange.

Caratteristiche del regime franchista[modifica | modifica sorgente]

Privo di una forte ideologia, Franco inizialmente cercò il sostegno del sindacalismo nazionale (nacionalsindicalismo) e della Chiesa cattolica (nacionalcatolicismo), trasformando il Movimiento Nacional in un movimento così eterogeneo da non poter esser classificato come un partito vero e proprio, non era dotato di una dottrina né di forze popolari, artistiche o culturali come i fascismi europei.

Francisco Franco, caudillo di Spagna dal 1939 al 1975

Franco viene spesso definito fascista, ed ebbe certamente un consistente appoggio dei fascisti in Spagna ed all'estero, anche se si può definirlo più come un reazionario che non seppe elaborare un'ideologia originale rispetto al comunismo, al socialismo o all'anarchia, ciascuna delle quali presente in Spagna e fortemente sostenuta dall'estero. Il suo regime è stato anche definito conservatore, tradizionalista e di destra e si fondava sui tipici riferimenti della secolare cultura autoritaria spagnola costituiti dalla triade "trono, spada e altare" (vale a dire monarchia, esercito e chiesa). L'enfasi veniva posta sull'ordine e la stabilità, piuttosto che su una precisa visione politica come nel fascismo. La base giuridico-costituzionale fu data dalle otto Leggi fondamentali del Regno (Leyes Fundamentales del Reino), la prima emanata nel 1938, l'ultima nel 1967 e che verranno abrogate solo nel 1977.

Nel 1940 venne creato il Sindicato Vertical: seguendo le idee di José Antonio Primo de Rivera, questo sindacato voleva porre fine alla lotta di classe, raggruppando lavoratori e proprietari secondo le idee dello stato corporativo. Era l'unico sindacato legale, ed era sotto il controllo del governo, mentre gli altri sindacati e partiti politici furono vietati e repressi. Nel 1943 furono istituite le Cortes Españolas, ispirate alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni italiana. Per quanto si dichiarasse monarchico, Franco non aveva particolare desiderio di un re, a causa dei rapporti tesi con l'erede al trono, Giovanni di Borbone. Quindi lasciò il trono vacante, ponendosi come reggente de facto.

Nel 1947 Franco proclamò la Spagna una monarchia, attraverso la Ley de Sucesión en la Jefatura del Estado, ma non designò un monarca, ponendo invece le basi per la sua successione. Questo gesto fu fatto per compiacere i monarchici del Movimento.

Tutte le attività culturali erano soggette a censura, e molte vennero completamente vietate in vari campi (politico e morale). In accordo con i principi nazionalisti di Franco, solo il castigliano (lo Spagnolo) venne riconosciuto come lingua ufficiale. Anche se milioni di cittadini del Paese avevano una propria lingua parlata (catalano, basco, galiziano essendo le lingue più parlate dalle minoranze) e lo stesso Franco fosse galiziano, l'uso di queste lingue venne scoraggiato, e la maggior parte degli usi pubblici venne vietata. Questa politica culturale era inizialmente molto rigida, ma si rilassò con il tempo, con maggiore evidenza dopo il 1960. Nonostante ciò, anche dopo il 1960, tutti i documenti del governo, notarili, legali e commerciali venivano redatti in spagnolo, e venivano considerati nulli quelli scritti in altra lingua.

Tenendo in conto che il regime controllò l'educazione per ben 40 anni, che la transizione verso la democrazia fu graduale, e che tutti i membri e fiancheggiatori del regime franchista beneficiarono di un'amnistia generale, c'è chi argomenta[senza fonte] che il franchismo come fatto sociale perdurò in Spagna molto più a lungo del 1975 (è quello che prende il nome di franchismo sociologico). È per questo che, in questa accezione, da parte di taluni, il termine franchista non manca d'essere tuttora usato nel corso degli abituali dibattiti politici.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Walter Montenegro, Introducción a las doctrinas político-económicas(1990), Buenos Aires: Fondo de Cultura Económica. ISBN 9505571011.
  2. ^ Luigi Coccia, Architettura e Turismo, pagina 157

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