Evita Perón
Maria Eva Duarte de Perón, conosciuta con il nome di Evita Perón (Los Toldos, 7 maggio 1919 – Buenos Aires, 26 luglio 1952), è stata una politica argentina. Fu la moglie di Juan Domingo Perón, militare e presidente dell'Argentina dal 1946 al 1955 e dal 1973 al 1974.
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[modifica] Biografia
Di origini benestanti, Evita era l'ultima di cinque figli naturali (la precedevano Blanca, Elisa, Juan ed Erminda) di un piccolo proprietario terriero, Juan Duarte, e della sua cuoca Juana Ibarguren. Nel 1926, alla morte del padre, per la famiglia iniziò un periodo di ristrettezze economiche che migliorò solo quando Evita conobbe un esponente del partito radicale argentino. La famiglia si trasferì nella cittadina di Junín. All'età di quindici anni Evita se ne andò dalla provincia e si stabilì nella vicina Buenos Aires, dove divenne attrice di radio e cinema, anche grazie all'aiuto del cantante di tango Agustín Magaldi.
Eva Duarte de Perón divenne una celebrità dopo il matrimonio con il futuro presidente argentino Perón, sposalizio celebrato il 9 dicembre 1945. Ella lo aveva conosciuto mentre lavorava a Radio El Mundo nel 1944, probabilmente durante una raccolta fondi per le vittime di un terremoto. Juan Domingo Perón era allora agli inizi della sua carriera, ed era rientrato in Argentina dopo un soggiorno di due anni in Italia, dal 1938 al 1940, dove aveva seguito un programma di aggiornamento militare presso il comando delle truppe di montagna a Trento. In questo periodo si dichiarò ammiratore del fascismo e del suo leader, Benito Mussolini, ma non ottenne mai il permesso di trasferirsi a Roma, decidendo anche per questo di ritornare in patria. La loro relazione sentimentale divenne poi anche politica quando Evita, il 17 ottobre 1945 guidò la manifestazione per la liberazione del generale Perón, arrestato per le sue attività contrarie agli interessi militari.
[modifica] Figura politica
Il 17 ottobre 1945 è considerata la data di nascita del peronismo. Fu coniato il termine descamisados (scamiciati) per descrivere i lavoratori che, accampati davanti al palazzo presidenziale in attesa del rientro dal confino del loro leader, Peròn, per il troppo caldo si erano tolti giacca e camicia, contravvenendo alla norma di indossare sempre la giacca in strada.
Evita, paladina dei descamisados anche a causa delle proprie umili origini, aiutò e difese sempre il marito facendogli ottenere l'appoggio dei lavoratori e delle donne nelle elezioni del 1946 ed assicurandogli la rielezione nel 1951. Anche se il suo matrimonio non fu sempre sereno, la sua collaborazione al potere presidenziale fu evidente per il suo impegno e alla sua influenza nel programma del governo; la sua attenzione ai problemi sociali si rese manifesta grazie alla Fondazione Eva Perón che era attiva nella promozione della costruzione di strutture come scuole od ospedali. La donna organizzò poi il ramo femminile del Partito Giustizialista che la condusse ad ottenere il suffragio universale nel 1951, entrando nella storia del paese sudamericano come fondatrice dell'Argentina moderna.
Gli oppositori di Peron sostennero che Eva avesse incontrato in Svizzera alcuni banchieri per discutere dei propri conti bancari aperti in quel Paese e, in Germania, dei gerarchi nazisti. Non mancarono contestazioni anche dure: in Svizzera, l'automobile scoperta sulla quale Eva Peron viaggiava fu bersagliata da un lancio di pomodori. Il viaggio di ritorno in Argentina si svolse in nave, annullando all'ultimo momento il volo aereo per timore di attentati. Al ritorno in patria, nonostante le ombre proiettate sul viaggio in Europa, fu accolta trionfalmente come la paladina della nuova Argentina nel mondo.
Eva Peron tentò di accedere alla vicepresidenza nel secondo mandato del marito con l'aiuto del sindacato Confederación General del Trabajo, ma l'opposizione militare la fece desistere e le fece pronunciare il celebre renunciamiento davanti alla folla: Renuncio a los honores pero no a la lucha.
In numerosi paesi europei la sua figura venne presa dall'area antagonista definita "destra radicale" come modello di lotta sociale per i diritti delle classi più deboli (in Italia Terza Posizione).
[modifica] Morte
Evita Perón morì il 26 luglio 1952, ad appena trentatré anni, dopo una lunga battaglia contro un cancro al collo dell'utero.
Le trasmissioni alla radio vennero interrotte con un comunicato: "La Segreteria di Stampa della Presidenza della Nazione compie il penosissimo dovere di informare il popolo della Repubblica che alle ore 20:25 è deceduta la signora Eva Perón, Leader Spirituale della Nazione. I resti della Signora Eva Perón saranno portati domani al Ministero del Lavoro, dove verrà allestita la camera ardente..."
Al suo funerale partecipò una moltitudine di persone[1], ed il suo corpo imbalsamato fu esposto fino al 1955, quando un golpe militare fece espellere il marito dal potere.
Il corpo, dopo alterne vicende e segreti passaggi di mano, fu trasportato e interrato in incognito nel 1957 al cimitero monumentale di Milano col nome fittizio di Maria Maggi de Magistris per poi, nel 1971, essere traslato in Spagna, sede dell'esilio di Perón, che intanto si era risposato con Isabel Martinez Cuartas. Qui, dopo averne verificato le non eccelse condizioni (frutto del degrado, della cattiva conservazione e del rocambolesco recente passato), le spoglie furono accuratamente restaurate. Con la reintegrazione del Generale alla presidenza argentina anche il corpo della defunta moglie fu ritrasportato in Sudamerica ed esposto nuovamente. Evita fu sepolta definitivamente nella cappella della famiglia Duarte nel cimitero della Recoleta a Buenos Aires.
[modifica] Influenza culturale
La figura di Evita Peron e la sua vicenda umana - che hanno commosso la fantasia popolare di tutto il mondo nell'immediato dopoguerra - ha ispirato, oltre che numerosi scrittori, anche il mondo della musica e del cinema. La sua immagine divenne di culto nel suo paese tanto che le furono dedicate città, una provincia e la sua autobiografia La razón de mi vida (La ragione della mia vita) divenne testo obbligatorio nel sistema educativo argentino. Evita fa parte anche dell'immaginario politico come emblema della sinistra peronista argentina, invisa alle classi elevate anglofile.
È famoso il musical Evita del compositore inglese Andrew Lloyd Webber, portato anche sullo schermo in un film dal titolo omonimo con Madonna e Antonio Banderas (in una parodia di questo musical, in un episodio della serie animata I Simpson Lisa diviene presidentessa degli studenti).
In Italia, invece, il Quartetto Cetra le dedicò, quando era ancora in vita, il motivetto A pranzo con Evita. Anche il cantautore Skoll, di musica alternativa, ha scritto tre canzoni su di lei (Palabras de vida, Le strade di Buenos Aires, Evita) raccolte nell'album Evita.
[modifica] Onorificenze
| Dama di Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) | |
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Approfondimenti
- Eva Perón - una biografia politica di Loris Zanatta (2009, Rubbettino editore)
- Evita regina della comunicazione di Carola Vai, con il contributo di Giulio Andreotti (2009, Centro di Documentazione Giornalistica)
- Evita Peròn. Il cuore dell'Argentina di Domenico Vecchioni(2011, EdizioniAnordest, Villorba) ISBN 9788896742358
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni