Partito Giustizialista

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Partito Giustizialista
Partido Justicialista
Leader Daniel Scioli
Stato Argentina Argentina
Fondazione 1947
Sede Matheu 130, Buenos Aires
Ideologia Peronismo
Populismo[1]
Grande tenda[2]
Collocazione Centro
Affiliazione internazionale Internazionale Democratica Centrista[3] (OCDA)
Seggi Camera
128 / 257
(inclusi FvP e PF)
Seggi Senato
42 / 72
(inclusi FvP e PF)
Colori Azzurro e bianco
Sito web Sito ufficiale

Il Partito Giustizialista (Partido Justicialista, PJ), noto anche come Partito Peronista, è un partito politico populista dell'Argentina, fondato nel 1947 da Juan Domingo Perón. Il principale obiettivo del partito è la difesa dei lavoratori ed è in forte sintonia con i sindacati e con la classe operaia.

Per gran parte del XX secolo è stato assieme all'Unione Civica Radicale uno dei principali partiti politici argentini creando una sorta di bipartitismo. L'ideologia del partito è il Justicialismo, letteralmente "Giustizia" e "Socialismo". I governi giustizialisti vennero travolti per ben due volte dal golpe di militari e il partito venne messo al bando per ben due volte dai militari. Il Justicialismo vinse la Presidenza della Nazione Argentina: Juan Domingo Perón (1946 e 1952), Héctor José Cámpora (1973), Juan Domingo Perón (nuovamente nel 1973), Carlos Menem (1989 e 1995), Néstor Carlos Kirchner (2003) e Cristina Fernández de Kirchner (2007 e 2011).

Nel 2003 il partito subisce una scissione della sua sinistra riunitasi assieme ad altri movimenti socialisti e socialdemocratici nel Frente para la Victoria di Néstor Kirchner e di sua moglie Cristina Fernández, altri esponenti più moderati hanno dato vita a Proposta Repubblicana e Fronte Giustizialista.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Grupo de Oficiales Unidos[modifica | modifica wikitesto]

Precedente storico del PJ può essere considerato il GOU (Grupo de Oficiales Unidos), fondato nel 1943. Tra i fondatori del GOU vi furono Miguel A. Montes, Urbano de la Vega e lo stesso Perón. Gli obiettivi di questo gruppo di militari era:

  • Finanziare l'organizzazione e l'unità interna, obiettivo sorto dalle preoccupazioni professionali della società militare;
  • Prevenire rivolte comuniste;
  • Opporsi alla partecipazione dell'Argentina alla Seconda guerra mondiale;
  • Opporsi alle ingerenze politiche nella organizzazione e nell'unità professionale dell'Esercito;
  • Lavorare per il benessere generale della Patria e dell'Esercito;
  • Evitare che Robustiano Patrón Costas, politico conservatore saltese, ottenesse la presidenza dell'Argentina.

Il GOU ebbe parte attiva nell'organizzazione del colpo di Stato militare del 1943.

Le due presidenze Perón[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Peronismo.

Perón venne eletto presidente dell'Argentina nel 1946, con il sostegno dei sindacati e della Chiesa cattolica. Perón era sostenuto dal Partito Laburista, da Luis Gayguidato dell'Unione Sindacale Argentina, dall'Unione Civica Radicale Giunta Rinnovatrice - composta da esponenti dell'UCR vicini a Perón - e dal Partito Indipendente, conservatori.

Il Partito Laburista e il Partito Indipendente entreranno, nel 1947, a far parte del Partito Giustizialista. Nel 1952 Perón ottenne la rielezione, ma venne criticato, sia dai sindacati che dalla Chiesa, per le limitazioni alla libertà di espressione, in particolare degli intellettuali che criticavano la difficile situazione economica. Nel 1955 Perón fu costretto da un colpo di stato militare autodefinitosi "Revolucion Libertadora" ad abbandonare l'Argentina e il P. J. venne bandito dalla vita politica argentina.

Solo nelle presidenziali del 1973 furono riammessi i peronisti, ma non Peron. Il 13 marzo fu così eletto Héctor José Cámpora che revocò il bando per il generalisimo e si dimise convocando nuove elezioni. Peron ritornò dall'esilio in Spagna e in giugno venne rieletto presidente. L'anno successivo, però, morì e venne sostituito dalla moglie Isabel, che era stata eletta vicepresidente. Nel 1976, Isabel venne deposta da un colpo di Stato militare. I militari governarono il paese fino al 1983, quando si ritornò alla democrazia.

Il dopo-dittatura[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni del 1983 il PJ venne battuto dall'Unione Civica Radicale, un partito liberale di sinistra, e Raúl Alfonsín divenne il nuovo Presidente. Nel 1989 Carlos Menem, leader giustizialista, venne eletto presidente. Dopo una modifica della costituzione, che impediva la rielezione, Menem ottenne un secondo mandato. Menem guidò l'Argentina fino al 1999, si fece portatore di una politica neo-liberista, che allontanò il PJ dalle tradizionali posizioni di centro populista e solidarista.

Alle politiche del 1999 il PJ fu battuto dall' "Alleanza per il Lavoro, la Giustizia e l'Educazione", composta dall'UCR e dal Frepaso, composto a sua volta da socialdemocratici, democristiani e peronisti di sinistra, che avevano abbandonato il PJ in polemica con la linea liberista di Menem. L'Alleanza ottenne anche la vittoria del proprio candidato alle presidenziali, Fernando de la Rúa. De la Rua, però, fu costretto a dimettersi nel 2001, a causa delle manifestazioni popolari per la difficile situazione economica. Alle elezioni parlamentari del 2001 il PJ tornò, così, alla guida del paese, ma non fu in grado di assicurare al paese un presidente stabile, se ne alternarono 4 in 4 anni (Ramon Puerta, Alfonso Rodriguez Saa, Camano, Eduardo Duhalde), tutti di nomina parlamentare.

La fine dell'unità peronista[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni presidenziali del 2003, il PJ non presentò alcun candidato ufficiale alla presidenza della Nazione. Vi furono, però, ben tre peronisti a contendersi la presidenza: Menem, Rodriguez Saa, Néstor Kirchner, peronista di sinistra, sostenuto dal Fronte per la Vittoria. Menem e Kirchner andarono al secondo turno e quest'ultimo risultò vincitore, dopo il ritiro di Menem al ballottaggio. Alle legislative del 2005, il PJ ottenne alla Camera appena il 6,75 dei voti ed elesse 9 deputati. Il deludente risultato fu dovuto alla presenza di altre due formazioni politiche entrambe "giustizialiste": il Fronte per la Vittoria, giustizialisti di sinistra, di Kirchner (29,9%) e il Fronte Giustizialista, centro-destra, di Duhalde e Saa (3,9%).

Situazione attuale[modifica | modifica wikitesto]

L'ex presidente Néstor Carlos Kirchner è stato presidente del partito fino al 2010. Tra le prime proposte di Kirchner come presidente del PJ è la fuoriuscita del partito dall'Internazionale Democratica Centrista e l'ingresso nell'Internazionale Socialista che ha come scopo di integrare il PJ all'interno del Socialismo dell'America Latina. Il progetto è in fase di trattativa ed è stato accolto favorevolmente da numerosi peronisti e dai dirigenti di numerosi partiti socialisti latino-americani. A seguito della sconfitta nel distretto della Provincia di Buenos Aires alle elezioni parlamentari del 2009 Kirchner lascia la presidenza del partito ed è sostituito dal suo braccio destro Daniel Scioli. La Morte di Kirhner nel 2010 ha indbeolito la sua corrente (Kirknherismo o peronismo "K") a favore delle altre tendenze.

In vista delle elezioni presidenziali del 2011, le fratture all'interno del partito indicano una definitiva divisione con il peronismo "K" (nel "Fronte della Vittoria" che candideranno la presidentessa uscente, Cristina Kirknher che è stata rieletta, e il "Peronismo federal", all'opposizione, che negli anni ha raccolto le principali forze dissidenti, da Eduardo Duhalde ai fratelli Adolfo e Alberto Rodríguez Saá, oltre a Juan Carlos Romero, Felipe Solá e Francisco de Narvaez. A questa fazione è anche molto vicino Carlos Reutemann che, lasciato il partito, ha fondato nel 2009 un movimento locale Santa Fé Federal col quale è stato eletto nuovamente senatore.

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

È alquanto difficile definire la posizione ideologica del PJ, nonostante l'affiliazione all'Internazionale Democratica Centrista. [senza fonte] Il PJ è il tipico partito nato per sostenere le politiche di un leader e, quindi, molto legato alle sorti dello stesso. Col tempo il PJ è finito per essere un contenitore riempito di contenuti diversi a seconda del leader di riferimento. Il PJ può, pertanto, essere definito un partito populista. Oggi è un partito di centro-sinistra con tendenze socialiste e socialdemocratiche ed è molto vicino alle posizioni del Partito Socialista Cileno, al Partito Socialista Unito di Venezuela di Hugo Chávez, al Partito dei Lavoratori di Lula.

Ciò emerge anche dal modo in cui si definisce il PJ stesso:

« il partito politico trasformatore dell'Argentina moderna. La forza politica del lavoro, della produzione e della giustizia sociale. Siamo la rappresentazione sociale degli umili, di coloro che soffrono e degli svantaggiati . Però non siamo settari. Con un cuore aperto lottiamo per una patria grande ed un cuore felice. »

Lo straordinario "eclettismo" del movimento peronista[modifica | modifica wikitesto]

Il PJ dalla propria fondazione al 1983 si caratterizzò per un partito populista, legato molto alla figura del proprio leader fondatore. Il PJ raccoglieva forze politiche molto diverse, basti pensare al Movimento Peronista Montonero, un gruppo para-militare di giovani estremisti di sinistra, cacciati poi da Perón nel 1974, e all'Alleanza Anticomunista Argentina (la Tripla A), movimento paramilitare di destra, vicini ai movimenti neofascisti italiani e ai gruppi franchisti spagnoli[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The death of Néstor Kirchner - Stabroek News - Georgetown, Guyana
  2. ^ In front for the Victory - SpeedyLook encyclopedia
  3. ^ cdi-idc.com - cdi-idc Resources and Information. This website is for sale!
  4. ^ Almiron

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]