Jorge Rafael Videla
| Jorge Rafael Videla | |
|---|---|
|
|
|
| Presidente dell'Argentina | |
| Durata mandato | 29 marzo 1976 – 28 marzo 1981 |
| Predecessore | Isabel Martínez de Perón |
| Successore | Roberto Eduardo Viola |
|
|
|
| Dati generali | |
| Partito politico | Militare |
Jorge Rafael Videla Redondo (Mercedes, 2 agosto 1925) è un ex militare argentino, che fu dittatore e presidente del suo paese tra il 1976 e 1981.
Arrivò al potere con un colpo di stato ai danni di Isabelita Perón. Il suo governo fu contrassegnato dalle violazioni dei diritti umani e da contrasti frontalieri con il Cile che per poco non sfociarono in una guerra.
Indice |
[modifica] Il colpo di Stato
| Per approfondire, vedi la voce Guerra sporca. |
Il tenente generale Videla fu nominato Comandante in capo dell'esercito dalla presidente Isabelita Perón.
Videla capeggiò il colpo di stato del 24 marzo 1976 con cui Isabelita fu sostituita da una giunta militare, formata da Leopoldo Galtieri in rappresentanza dell'esercito, dall'ammiraglio Emilio Eduardo Massera per la marina e dal generale Orlando Ramón Agosti per l'aviazione, dando inizio a quello che essi chiamarono Processo di Riorganizzazione Nazionale. il 29 marzo assunse la carica di Presidente. Collaboratori erano anche Acosta e Alfredo Astiz.
[modifica] I diritti umani
| Per approfondire, vedi le voci Desaparecidos e Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas. |
L'insediamento della Giunta militare, e con essa della dittatura, portò alla sospensione delle libertà civili e sindacali; decine di migliaia di persone, sospettate di appartenere ad organizzazioni studentesche, sindacali, politiche o che si ritenesse potessero svolgere una qualsiasi attività che interferisse con la politica marziale della Giunta furono arrestate, torturate e segretamente uccise, creando il fenomeno dei desaparecidos, letteralmente "persone fatte scomparire", ossia coloro che, una volta sequestrati, non risultavano nei registri dei commissariati di polizia o delle autorità militari e di cui era impossibile ricevere notizie, anche in merito ad un eventuale decesso; queste persone subirono, in centri di detenzione clandestina, abusi, violenze e torture e di circa 30.000 di loro non si seppe più nulla[1].
[modifica] I contrasti con il Cile
Uno degli ultimi motivi di contrasto non risolti tra Argentina e Cile era costituito dal possesso di tre isole nel Canale di Beagle (Picton, Lennox e Nueva). Nel 1977, l'Argentina rifiutò il lodo arbitrale ad essa sfavorevole del Regno Unito e, sul finire del 1978, i due paesi sudamericani furono molto vicini ad un conflitto armato che fu evitato solo grazie all'intervento di Papa Giovanni Paolo II, che iniziò un nuovo processo di mediazione, nominando come suo rappresentante personale il cardinale Antonio Samoré. I contrasti però non cessarono fino al 1984 quando fu firmato il Trattato di pace e amicizia.[2]
[modifica] La politica economica
José Alfredo Martínez de Hoz guidò l'economia durante tutta la presidenza di Videla. Sebbene poi cercherà di dissociarsi dagli aspetti repressivi del regime, questi furono necessari per evitare ogni possibile resistenza alle sue misure economiche, basate sull'apertura al mercato e sullo smantellamento della previgente legislazione in materia di lavoro.
Uno dei risultati di tali politiche fu che il valore nominale del debito estero aumentò di quattro volte.
[modifica] La battaglia dell'immagine
Il processo di riorganizzazione nazionale incontrò gli ostacoli maggiori nel cercare di costruire una sua immagine all'estero. Vari gruppi di oppositori esiliati e alcuni governi denunciarono ripetutamente la situazione dei diritti umani in Argentina. Il governo sudamericano rispose con slogan e attribuendo le critiche ad una "campagna antiargentina".
Già il 19 maggio 1976 Videla fu protagonista di un pranzo molto discusso con un gruppo di intellettuali argentini, Ernesto Sábato, Jorge Luis Borges, Horacio Esteban Ratti (presidente dell'Associazione argentina degli scrittori) e padre Leonardo Castellani, in cui alcuni dei presenti manifestarono la loro preoccupazione riguardo agli scrittori detenuti o scomparsi.
Il campionato mondiale di calcio 1978 fu lo scenario ideale con cui la dittatura tentò di guadagnare l'appoggio popolare. Nonostante il più famoso giocatore al mondo di allora, l'olandese Johan Cruijff, insieme al tedesco Paul Breitner, si rifiutassero di partecipare alla fase finale del mondiale per protestare contro il regime di Videla, il trionfo della nazionale argentina gli permise, nel momento della consegna della coppa, di ricevere l'applauso della folla radunata allo stadio di Buenos Aires.
Tra il 6 e il 20 settembre 1979, la Commissione Interamericana dei Diritti Umani visitò il paese e ricevette denunce dai parenti degli scomparsi e dalle vittime di altri abusi ed ebbe colloqui con membri del governo e dell'opposizione.
Nel 1980, il dirigente dell'organizzazione SERPAJ (Servicio Paz y Justicia) Adolfo Pérez Esquivel ricevette il Premio Nobel per la pace, denunciando con forza ancora maggiore le violazioni dei diritti umani in Argentina.
[modifica] I suoi rapporti con la giustizia
Come risultato della tensioni tra le tre forze armate per la ripartizione del potere, Videla fu allontanato dal suo incarico e la presidenza fu assunta dal Capo di stato maggiore dell'esercito, Roberto Eduardo Viola.
Due anni dopo il ritorno della democrazia in Argentina nel 1983, fu processato e dichiarato colpevole per l'omicidio e la sparizione di migliaia di cittadini avvenuta durante la sua presidenza e condannato all'ergastolo. Tuttavia, nel 1990 il Presidente Carlos Saúl Menem, su pressione degli apparati militari, gli concesse l'indulto insieme ad altri membri delle giunte militari e capi della polizia della Provincia di Buenos Aires (decreto 2741/90), e al dirigente montonero Mario Eduardo Firmenich (decreto 2742/90).
Attualmente è detenuto - agli arresti domiciliari per motivi di età - perché indagato per il sequestro di minori durante la Guerra sporca.
Il 25 aprile 2007 la Corte penale federale ha giudicato incostituzionale la grazia concessa nel 1990 dal presidente Carlos Menem, a Jorge Rafael Videla e ad Emilio Eduardo Massera. La sentenza rende quindi valide le condanne all'ergastolo emesse nel processo del 1985, che ora dovranno essere scontate.
Il 22 dicembre 2010 è stato nuovamente condannato, insieme ad altri 29 imputati, all'ergastolo in un carcere non militare per la morte di 31 detenuti.
[modifica] Onorificenze
| Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín | |
| Gran Maestro dell'Ordine di Maggio | |
[modifica] Voci correlate
- Guerra sporca
- Operazione Condor
- Nunca más
- Notte delle matite spezzate
- Processo di Riorganizzazione Nazionale
- Voli della morte
- Emilio Eduardo Massera
- Roberto Eduardo Viola
- Desaparecidos
- Dittatura militare
- Golpe cileno del 1973
- Christian von Wernich
- Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas
- Legge del Punto Finale
- Legge dell'Obbedienza Dovuta
- Madri di Plaza de Mayo
[modifica] Note
- ^ Delle circa 30.000 persone scomparse in Argentina durante la dittatura oltre 3.000 vennero fatte precipitare nell'oceano Atlantico o nel Río de la Plata utilizzando i famigerati voli della morte (vuelos de la muerte).
- ^ «Un modello di diplomazia. Nel 1978 l'avvio di una mediazione della Santa Sede tra Cile e Argentina». L'Osservatore Romano, 24 10 2008. URL consultato in data 12-01-2009.
[modifica] Collegamenti esterni
- reportage di Stefano Jossa sul processo Videla
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Jorge Rafael Videla
| Predecessore: | Presidente dell'Argentina | Successore: | |
|---|---|---|---|
| María Isabel Martínez | 24 marzo 1976 - 29 marzo 1981 | Roberto Eduardo Viola |