Bartolomé Mitre

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Bartolomé Mitre

Bartolomé Mitre Martínez (Buenos Aires, 26 giugno 1821Buenos Aires, 19 gennaio 1906) è stato un politico e traduttore argentino, Presidente dell'Argentina dal 12 aprile 1862 al 12 ottobre 1868.

Ha tradotto la Divina Commedia di Dante Alighieri in lingua spagnola.[1] Ha tradotto anche l'Eneide di Virgilio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Membro del Partito unitario, passò la giovinezza in esilio in Uruguay, Bolivia, Cile e Perù, finché nel 1852 tornò in Argentina, unendosi al movimento di opposizione al dittatore argentino Juan Manuel de Rosas e partecipando contro le forze a lui fedeli nella battaglia di Caseros del 3 marzo dello stesso anno. Legato da quel momento agli interessi di Buenos Aires, Mitre divenne uno dei capi del movimento secessionista della città durante la guerra tra la provincia e la Confederazione argentina, subendo però una grave sconfitta nella battaglia di Cepeda, il 23 ottobre 1859, ad opera di Justo José de Urquiza, che lo costrinse ad accettare, l'11 novembre dello stesso anno, il patto di San José de Flores, con il quale la sua città natia dovette rientrare nella Confederazione, mantenendo però alcuni privilegi.

Tuttavia il governo di Buenos Aires non rispettò l'accordo, rafforzando il proprio esercito e alleandosi con altre province dell'interno grazie alla cospicua disponibilità economica, mettendo in seria difficoltà il presidente Santiago Derqui. Si giunse così alla battaglia di Pavón del 17 settembre 1861, dove l'esercito di Buenos Aires, guidato ancora una volta da Mitre, riuscì a sconfiggere le forze confederate, grazie anche alla defezione di Urquiza, che lasciò il campo di battaglia con i suoi uomini. La battaglia fu dunque decisiva per il consolidamento dell'unità territoriale dell'Argentina sotto l'egemonia di Buenos Aires, divenuta con il tempo il polo politico ed economico dello Stato. Per i meriti in battaglia, Bartolomé Mitre fu eletto, il 12 aprile 1862, Presidente dell'Argentina dal Congresso; durante il suo mandato, durato sei anni, riuscì a riportare l'ordine, a creare un'amministrazione pubblica, a incrementare l'istruzione e l'immigrazione.

In politica estera, il presidente argentino impegnò il Paese, insieme con il Brasile e l'Uruguay, nella guerra contro il Paraguay del dittatore Francisco Solano López, durata dal 1865 al 1870. Scaduto il suo mandato il 12 ottobre 1868, Mitre si dedicò al giornalismo, fondando il quotidiano La Nación. Ricandidatosi alla presidenza alle elezioni del 1874, venne sconfitto da Nicolás Avellaneda in elezioni irregolari; pertanto capeggiò un'insurrezione contro di lui, ma venne rapidamente sconfitto. Si schierò poi con l'opposizione, finché nel 1890 si unì al movimento che fece cadere il presidente Miguel Juárez Celmán. Scrisse inoltre importanti opere storiche, tra cui si ricordano: Historia de Belgrano y de la indipendencia argentina (1876 - 1877, 3 volumi) e Historia de San Martín y de la emancipación sudamericana (1887 - 1888, 3 volumi). Ritiratosi a vita privata, morì il 19 gennaio 1906, a 74 anni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Divina Comedia traducida por Mitre

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Predecessore Presidente dell'Argentina Successore Coat of arms of Argentina.svg
Juan Esteban Pedernera 12 aprile 1862 - 12 ottobre 1868 Domingo Faustino Sarmiento

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